Ho dominato 2 uomini contemporaneamente

Tenevo il mio schiavetto al guinzaglio mentre lo penetravo con lo strap-on nero, il mio preferito, quello più lungo in mio possesso, e nel frattempo gli sferzavo le chiappe col frustino mentre lo punivo per quello che aveva fatto nel corso della mattinata.
“Chi ti ha detto di parlare di me al tuo amico, eh merdina?!” e gli sganciai un’altra frustata.
“Nessuno signora” mi rispose lui, cercando di nascondere il godimento che provava nel trovarsi in quella situazione.

dominatrice“E allora perché gliene hai parlato?” gli dissi, frustandolo ancora una volta, ancora con più forza.
“Perché anche lui voleva provare a farlo con una vera dominatrice e… oooh” disse, mentre io, abbandonato il frustino, gli avevo preso il pene in mano continuando comunque a penetrarlo con il fallo di gomma legato alla mia cintola.
“E cosa, schiavo?”
“E tu sei la migliore che io conosca! Si padrona! SIIII!” concluse per poi venire copiosamente nella mia mano.
Mi sfilai da dentro il suo intestino, mi tolsi lo strap on e mentre lui si ricomponeva fu il mio turno di stendermi.

Allargai le gambe mostrandogli la mia figa pelosa oscenamente aperta e dissi: “E con questo ti sei salvato. Di al tuo amico di venire domani, e che sia pronto ad ubbidire a qualsiasi mio ordine.

E ora vieni, il tuo premio per le tue parole carine sarà il permesso di scoparmi e venirmi dentro. Vedi di non deludermi o ti giuro che non farò altro che frustarti sui coglioni per tutta la notte per punirti!”
I suoi occhi brillarono di desiderio e il suo pene si inturgidì all’istante: “Si, padrona”. Quella notte, per mia e sua fortuna, non dovetti prenderlo più a frustate.

Come si sarà capito, io sono una mistress, una dominatrice, forse perché tutti mi hanno sempre visto come il classico donnone dalle fattezze di una matrona tedesca: fisico possente dalle forme giunoniche, sguardo di ghiaccio e severo, capelli biondo platino e una volontà di ferro.

Dominare gli uomini mi riesce naturale, e spesso e volentieri anche l’uomo più orgoglioso, tra le mie mani, riesce a diventare lo schiavo devoto e sottomesso.

Il mio schiavo attuale si chiama Teo, ha un lavoro abbastanza importante in una grande azienda milanese eppure è diventato nel giro di poche settimane uno dei miei schiavi più sottomessi.

Tanto gli era piaciuta la sua esperienza con me che, quel giorno di un po’ di tempo fa, mi aveva detto di aver parlato con un suo collega e che anche lui voleva partecipare al nostro gioco e io già fremevo all’idea di avere due schiavetti contemporaneamente e disposti a fare qualsiasi cosa desiderassi, per quanto sapevo già che non quello nuovo avrei dovuto calcare un po’ la mano.

Il giorno successivo, il mio schiavetto e il suo collega, un tal Corrado, si presentarono insieme ed io già li aspettavo vestita con stivali di pelle nera lucidissimi, guepiere in latex che strizzava i seni così tanto da farli quasi schizzare fuori del tutto e l’immancabile frustino in mano.

Il mio schiavo mi presentò il suo collega e io, senza giri di parole, dissi con velato disprezzo: “Spogliatevi”
Teo si spogliò immediatamente mentre Corrado sembrò rimanere confuso da quella richiesta e così, per dargli una svegliata, gli diedi una sonora frustata dritta sul dorso della mano.
“Prima che faccia notte, verme!”
“Ehi! Un secondo! Ho capito che lei è una dominatrice ma…” ma l’ameba non ebbe il tempo di finire la sua frase perché con un manrovescio per poco non lo spedì a baciare il pavimento.
“Se non esegui immediamente i miei ordini dopo che sei stato tu espressamente a volermi incontrare, prima ti do un calcio nei coglioni talmente forte che canterai da soprano per tutta la vita, poi ti spedisco fuori di casa mia nel giro di pochi secondi.

Ora stai zitto e togliti quei cazzo di vestiti, chiaro?!”
A quel punto Corrado capì l’antifona e, in silenzio, si denudò completamente, mostrando di non essere nemmeno particolarmente dotato: anche se il suo piccolo cazzo era già perfettamente eretto, probabilmente superava di poco i dieci centimetri.
Ora in ginocchio, bastardi, e leccatemi come se fosse l’unica cosa che desiderate fare!
I due eseguirono subito, ma immediatamente Corrado si accorse che se avesse cominciato a leccarmi voluttuosamente come faceva l’ormai perfettamente addestrato Teo, ben presto si sarebbe ritrovato a limonare con Teo.

Una mia sferzata fu sufficiente per fargli passare la paura e ad un certo punto mi parve che traesse gusto non solo a leccarmi ma anche a leccare la lingua dell’altro.
Dopo un po’, decisi che era l’ora di iniziare Corrado alle pratiche serie, quindi sfoderai il mio strap-on e perentoria ordinai, dopo averlo indossato: “Leccatelo e poi tu – rivolta a Corrado – ti metterai a quattro zampe come una pecorella”.
Il mio nuovo schiavetto capì subito cosa stava per accadere, ma il suo attimo di titubanza fu subito scacciato da una frustata sulle sue chiappe.
Succhiarono insieme il cazzo di gomma e, quando fu ben inumidito, Corrado si mise carponi. Ordinai a Teo: “Preparalo” e lui, senza battere ciglio, si immerse tra le chiappe dell’uomo per leccargli l’orefizio anale finchè, con un colpo deciso, non decisi di penetrarlo così, a tradimento, facendolo urlare dal dolore.
Lo colpì con una graniuola di colpi: “Zitto, pezzo di merda! Tu, tappagli la bocca e fatti fare un pompino come si deve. E tu, novellino, se lo mordi o non esegui per bene il mio ordine, preparati ad essere penetrato da due cazzi contemporaneamente, capito?!”.
Rapido, Teo mise il suo pene nella bocca del collega che, passati i primi momenti di disgusto, spompinò per bene l’altro e alla fine godette anche della mia penetrazione.

Alla fine fece anche venire Teo con la bocca e, come ultimo ordine, gli diedi quello di scoparmi col mio dildo fino a farmi venire.

Da allora, Teo e Corrado sono diventati i miei schiavetti e Corrado piano piano sta diventando una femminuccia passiva e sottomessa, pronta a soddisfare ogni mia richiesta!

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La mia amica mi ha fatto una sega

L’altro giorno ero a casa con una mia amica. Lei ha 18 anni appena compiuti ed è molto attraente, io ne ho 22.

sega-racconto-eroticoL’ho sempre guardata con ammirazione anche se, nonostante il suo seno pronunciato e la figura abbastanza provocante, il fatto che fosse ancora vergine non mi entusiasmava da un punto di vista sessuale.

D’altro canto proprio perché formosa, è spesso al centro dell’attenzione maschile e quindi si comporta di conseguenza, cercando di evitare atteggiamenti “equivoci” e ammiccanti, come invece fanno molte nostre amiche.

Ma vi voglio raccontare cosa è successo l’altra sera, mi ha lasciato senza parole e da allora non faccio che pensare a lei mentre è sola, mi chiedo se ci ripensa e se si bagna.. io penso di sì, visto che dopo avermi fatto venire ha anche assaporato.. ma andiamo con ordine! Sabato scorso ero da solo a casa, io vivo con i miei ma quel giorno non c’erano perché era l’anniversario di matrimonio di mio zio..e quindi tutta la famiglia è andata a fare baldoria.

Mi scrive in chat questa mia amica Roberta, io e lei abbiamo un rapporto abbastanza confidenziale, anche se ora mi rendo conto che è molto diversa da quel che pensavo.. in pratica era tutta ansiosa perchè il tizio che aveva conosciuto al Matiz quache giorno prima, le aveva chiesto di vedersi e lei era impazzita per la gioia. Il problema è che questo ragazzo ha 26 anni, fisico atletico, tutto tirato e si vede a distanza di km che è un porco.

Ma lei, pur di uscirci e baciarlo avrebbe fatto di tutto. Tant’è che mi ha anche girato una chat dove lui le parlava esplicitamente della forma del suo..cappellino.. e di come sarebbe calzato alla perfezione nella sua bocca.

Quando ho letto la risposta di lei, non potevo credere ai miei occhi. Ma ormai, c’era poco da credere, ero nettamente ingrifato e ho preso la palla al balzo.

Lo so, sono uno … però immaginarmi lei che per me era così innocente, prenderlo in bocca e succhiarlo senza proteste me l’ha fatto venire durissimo e non potevo resistere. Le ho detto di passare da me per un caffè e che le avrei dato consigli utili su come comportarsi per farlo impazzire. Ovviamente, lei ha accettato. Beh, per farla breve.. 18.30 di pomeriggio inoltrato, arriva da me e io mi faccio trovare con i pantaloni della tuta e a torso nudo. Devo dire che a confronto del tipo che le piace non sto messo bene, non sono palestrato anche se mi tengo abbastanza in forma, però a giudicare dalla foto che mi ha fatto vedere, il mio pacco se la può giocare benone.

E infatti, già quando si è seduta sul divano accanto a me, al solo pensiero di quello che stavo per proporle, già solo per il fatto che quelle parole stessero uscendo così sfacciatamente dalla mia bocca me l’ha fatto alzare, ma lei non si è accorta di nulla.

Ha preso subito a parlare, agitando mani e telefono e starnazzando, non l’ho mai vista così eccitata per qualcosa. Lei mi aveva sempre detto che certe cose le facevano schifo e che prima di farsi anche mettere le mani addosso da un ragazzo, ci sarebbero dovuti essere prima mesi e mesi di frequentazione.

Quindi le dico:
– Ma tu hai idea delle donne che si fa il tizio? A 26 anni, con quel fisico, ne avrà di tutti i tipi e di tutte le età.
Silenzio. Lei sapeva benissimo che dicevo il vero.

Continuo:
– Se ti ha già scritto queste cose, non credere che vi vediate per prendere un caffè e basta. Di sicuro vorrà altro. E con le risposte che gli dài tu, di certo se lo aspetta.
– Sì però io gli ho detto anche che sono seria e che certe cose le faccio solo col mio eventuale ragazzo, cioè, ci dobbiamo conoscere, eccetera eccetera..!
E io, che nel frattempo mi stavo strusciando il telecomando sull’affare:
– E credi che questo si fidanza così, ad occhi chiusi con una che non sa nemmeno come si prende in mano?
– Vedi che l’ho già fatto un paio di volte, anche se non mi piaceva. Con Maurizio prima di lasciarci ma è roba vecchia e mi dà fastidio pure parlarne.

Poi mi ha schifata perchè io già volevo lasciarlo e non mi piaceva più fisicamente.. lui addirittura voleva fare di più ma a me già l’odore mi dava il voltastomaco, la seconda volta me lo ha messo vicino alla bocca e io stavo per vomitare, poi è venuto e mi sono schifata ancora di più.
E questo, signori, per me è stato il picco. Ho abbassato lentamente il telecomando che ormai si stava consumando a furia di fare su e giù tra scroto e cima. Lei non sembra neanche troppo sorpresa, mentre avrei scommesso sul contrario.

Lo guardiamo ed il fatto che ora il mio gingillo è al centro dell’attenzione senza camuffamenti me lo fa esplodere.
– Dobbiamo capire se con Maurizio ti ha fatto schifo perché non ti piaceva lui o se è perché non ti piace e basta. Perché nella seconda ipotesi il tizio se ne accorge, lo vede se fai qualcosa controvoglia. Fidati, un uomo queste cose le riconosce e può anche succedere che si senta ferito nell’orgoglio ..o peggio ancora deluso.. e allora addio!

Quella decina di secondi di silenzio, mentre lei aveva distolto lo sguardo e sembrava quasi incassare il colpo, con rassegnazione, mi hanno permesso di sfoderare la spada senza alcun pudore.

L’ho preso in mano, poggiando completamente la schiena sul divano, mentre lo guardavo tutto dritto e fiero, ansioso di lei.

Muovo la mano alla base, lentamente, lei guarda imbarazzata ora.

Lo lascio libero, mentre con la mia mano destra cerco la sua, molto delicatamente.

Le accarezzo il dorso della mano e mi accorgo di piacevoli zampilli che mi colano lungo tutta l’asta, mentre il respiro diventa più caldo e intenso.

Le porto pian piano la mano alla base, lei tiene la presa e le passo il comando. Sono pronto a godere. Ma lei resta ferma.

Un fremito e ancora altro accenno di succo, ormai sto per esplodere e bramo la sua partecipazione. Non riesco ad aspettare oltre, rimetto la mia mano sulla sua:
– Fai così
sussurro, mentre stiamo andando su e giù, su e giù e ancora e ancora..

sento tutto il corpo godere mentre guardiamo l’unica parte scoperta di me, che riceve tutte le attenzioni.

Finalmente la sento partecipe, muove la mano da sola sul mio flauto bagnato e ne approfitto per usare la mia nel tentativo di avvicinarle il viso al nostro amico bollente.
– Tranquilla, voglio solo farti sentire l’odore
Mi lascia fare e quando è abbastanza vicina sparo l’ultima cartuccia:
– Dopo lo dovrai leccare
godo e godo ancora, sto per venire e quello che le sto dicendo mi fa ansimare sempre più sfacciatamente
– Lo devi leccare per vedere se ti piace
Ecco che arriva, sento che sto per raggiungere il culmine e voglio sentire la sua lingua calda pulire tutto senza obiezioni, ecco.. f

inalmente la cascata del niagarache lei si appresta ad asciugare.

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In pochi minuti mi è venuto in faccia!

L’unica certezza di quando arriva l’estate è la vacanza che io e il mio amico Marco non vediamo l’ora di passarle assieme.

Siamo amici fin dal liceo e ci siamo trovati subito in sintonia: ci piacciono i film dei super eroi, non ci piace molto andare a ballare ma beviamo volentieri qualche birra quando usciamo, quando si doveva studiare io gli davo una mano in matematica e lui me la dava in latino.

All’università abbiamo scelto facoltà e città diverse, ma almeno un weekend al mese ci si rivede e ci raccontiamo le nostre vite.
Quest’anno abbiamo deciso di visitare qualche isola della Grecia che non abbiamo ancora visto e ho chiesto a Marco di vederci domenica scorsa, entrambi tornati a casa dall’università, per iniziare a organizzare il viaggio e magari prenotare qualcosa.

KODAK Digital Still CameraPer essere Maggio è piuttosto caldo e lo ho accolto in pantaloncini e canotta. Lui era piuttosto vestito e infatti era leggermente sudato: pantaloni della tuta e una camicia aperta con sotto una tshirt verde.

Avevo portato il tablet e il pc sul balcone per sfruttare la leggerissima brezza e sentire meno il caldo così ci siamo seduti sulle sedie di plastica.

Dopo qualche aggiornamento sull’università gli chiesi come mai fosse così vestito essendoci 38 gradi. Mi rispose: “Non sono stato molto bene e mi è venuto uno sfogo qui sul fianco sinistro, mi prende anche un po’ della gamba.

Sta passando ma sto mettendo litri di crema e non posso espormi troppo al sole”.

Non era imbarazzato ma si vedeva che non voleva parlarne più di tanto, così cambiai discorso e iniziai a cercare qualche offerta su internet per la nostra vacanza.
Il caldo e il sole avevano la meglio sulla brezza e Marco era sempre più sudato, così spostai le ricerche in camera dove con l’aria condizionata accesa si stava decisamente meglio.

I miei genitori ci salutarono mentre stavano uscendo per raggiungere dei loro amici fuori città, così rimanemmo soli a casa.
Il fresco dell’aria condizionata invertì le parti tra me e Marco: io cercai una maglia da mettermi sopra alla canotta, Marco si tolse la camicia. Mi chiese qualcosa da bere e andai a prendere dell’acqua in frigorifero, era l’unica cosa rimasta in fresco.

Quando tornai in camera Marco si era tirato su i pantaloni fino al ginocchio, mi guardò sorridendo e mi disse: “Qui si sta meglio ma sto comunque morendo di caldo.

Ma non aumentare l’aria condizionata o ti congeli!”. Allora gli risposi: “Grazie, anche perchè non volevo tirare fuori una felpa.

Ma se stai morendo di caldo, spogliati pure, tanto non c’è nessuno in casa!”.
Distolse subito lo sguardo e si mise a ridere: “Magari tra un po’ lo faccio…”. Lo interruppi bruscamente: “Non preoccuparti, non mi scandalizzo per un po’ di irritazione, fai come se fossi a casa tua”.
Nessuno dei due ha mai avuto importanti relazioni con ragazze, al massimo erano durate 4-5 mesi. Per me erano sempre state una copertura, mi piacciono i ragazzi e li frequento di nascosto. Non mi sono mai dichiarato e a Marco non ho mai detto niente per paura che si allontanasse. Non abbiamo mai parlato molto di queste cose, non so bene perchè.
Dopo una mezz’ora di chiacchiere e controllo dei voli per la Grecia, Marco è andato in bagno ed è tornato con i pantaloni in mano: “Scusami ma ho visto che si sono tutti riempiti di crema, vedi queste garze si sono spostate e ora ho i pantaloni tutti unti”

Ci misi qualche secondo per dire qualcosa perchè ero incantata da lui in mutande e tshirt nella mia stanza. Lo tranquillizzai: “Se vuoi darti una lavata non farti problemi.

Poi ti presto io qualcosa da mettere, così almeno non ungi tutto in giro”. Ok, era una scusa, anche banale. Ma funzionò, si fece una doccia veloce e si ripresentò in camera in mutande.

Moro, capelli corti corti, quasi a zero, piuttosto magro e totalmente depilato. Gli slip rossi erano piuttosto ridotti e il pacco era messo ben in evidenza.

Provai a guardarlo negli occhi ma non ci riuscii e mi cadde il cellulare dalle mani. Mi inginocchiai per raccoglierlo e vidi i suoi piedi avvicinarsi.

Alzai la testa e mi disse, guardandomi dall’alto con il tuo pacco davanti alla mia faccia: “Secondo me vuoi provarlo. Oppure sono io che ho una mente piuttosto perversa?”.
Non me lo feci dire due volte, non potevo rischiare di farmi sfuggire questa occasione e mi spinsi verso il suo pacco, sentendo sulla mia faccia quanto era eccitato.

Mi mise una mano tra i capelli e mi accarezzò mentre con la lingua stavo bagnando tutti gli slip. Non riuscivo a pensare ad altro così gli abbassai le mutande per poter passare all’azione e sentii un colpo sulla faccia dato dal suo pisello durissimo liberato dalla gabbia di cotone.

Inutile dire quanto mi piacesse e fosse bello: la cosa che si nota subito è il calibro notevole, soprattutto su un corpo così asciutto, e ho dovuto spalancare la bocca al massimo per poterlo prendere senza toccarlo con i denti.

Appena le mie labbra e la mia lingua lo hanno assaggiato lui ha iniziato a gemere e io non l’ho più lasciato andare.

Ha iniziato a muoversi avanti e indietro tenendomi ferma la testa e in poco più di un paio di minuti ho sentito pulsare il suo pene durissimo e lo ha sfilato in un colpo solo lasciandomi con le lacrime agli occhi per lo sforzo e la mandibola indolenzita.

Alzai lo sguardo per intercettare i suoi occhi che erano socchiusi mentre si stava segando.

KODAK Digital Still Camera

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Il tempo di pensare a qualcosa da dire e ho sentito un fiotto caldo arrivare sulla guancia destra e poi un altro sul naso e poi altri che sono andati tra i capelli e la fronte.

Rimasi immobile, passandomi la lingua sulle labra per assaggiare quello che stava ricoprendo il mio viso.
Marco, con il corpo ancora tutto teso e vibrante, mi guardò, mi accarezzò la testa e mi disse che ora entrambi avevamo bisogno di una doccia.

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Ho conosciuto Eleonora, una milf di verona che mi ha letteralmente stregato con il suo corpo

La vedevo quasi ogni giorno al bar dove ero abituato a prendere il mio caffè del pomeriggio.

Le prime volte neppure la notai, preso com’ero nei miei pensieri, ma un giorno mi accorsi della sua presenza.
Si intuiva il fatto che da ragazza fosse estremamente bella e potevo immaginare che avesse avuto uno stuolo di spasimanti.

Ora si era trasformata in una bella signora, probabilmente sui 45 anni o poco più, che teneva al suo aspetto e che anche con i segni del tempo, avrebbe potuto ancora far innamorare qualcuno.
Ogni volta che avevo l’occasione di incontrarla – e confesso che quando ciò non avveniva, ne avvertivo la mancanza- mi sorprendevo a visualizzarne il corpo cercando di fantasticare come fosse in realtà.

L’aspetto distinto evidenziava un certo distacco da una monotonia quotidiana e si capiva quanto cercasse di far trasparire tutta la sua sensualità.

Ne apprezzavo il sobrio modo di non enfatizzare in modo volgare la sua persona e, quasi senza rendermene conto, mi trovai invischiato in un interesse quasi morboso al quale non sapevo rinunciare. Ai nostri sguardi casuali, se ne aggiunsero altri cercati e poi timidi sorrisi come se fossero un tacito accordo nel trovarsi a tutti i costi.

Poi, un giorno si verificò una casualità per la quale si creò un contatto tra noi. Da una parola all’altra, ci trovammo a confidarci le nostre vite imparando a conoscerci e ad esplora una certa complicità che stava diventando un filo conduttore che univa le nostre persone.
Fu allora che le proposi di andare a cena insieme.

Eleonora –questo il suo nome- mi disse di essersi separata da non molto e seppur ancora scottata da quella storia, accettò il mio invito con un certo entusiasmo.
Complice qualche bicchiere di troppo e di certo anche una voglia repressa, trovai il modo per darle un bacio pieno di passione che Eleonora ricambiò con slancio.

Ci trovammo a camminare per Piazza delle Erbe e intorno all’Arena, fino a terminare a Via degli Amanti proprio dinnanzi la casa con il famoso balcone della Giulietta Shakesperiana, dove mi resi conto di essere così eccitato che avevo voglia di prenderla all’istante in quella notte stellata che Verona ci stava regalando.
Il profumo della sua pelle mi stava sconvolgendo i sensi. Eravamo distesi sul grande letto che troneggiava nella sua camera e che stava ospitando quella notte di sesso dove tutto pareva consentito. Avevo slacciato il suo corpetto che aveva lasciato liberi due seni ancora sodi nonostante l’età, dove mi ero tuffato ad assaporarne i capezzoli già dritti dall’eccitazione.

Le sue gambe inguainate da inevitabili autoreggenti fumè, si erano alzate e posate sopra le mie spalle per consentire il totale accoglimento del mio desiderio dentro quel vortice di voglia che stava in mezzo alle sue gambe.

milf-autoreggenti

Avevo osservato la perfezione del suo corpo, allenato da una costante passione per lo sport che ne aveva evitato il fisiologico disfacimento, e ne ero rimasto letteralmente stregato.

Coinvolti com’eravamo in quell’abbraccio di menti e di anime, i nostri corpi si stavano lentamente assaporando con tutta la voglia di saziarsi uno dell’altra, sapendo che non ci sarebbe stato nessun poi come non esisteva alcun prima.

C’era solo il presente che stavamo vivendo respirandoci e dedicando tutto all’altro per ricevere l’attesa ricompensa.
Agguantare il piacere rappresentato dall’orgasmo non declinò il termine del desiderio e, al contrario, ne alimentò l’esigenza.

Mi accorsi che stavo perdendomi sopra quella pelle così vellutata che amavo accarezzare e baciare come per suggere un indispensabile nettare che avrebbe alimentato un desiderio che pareva non aver mai fine.

Continuammo a giocare tra noi in una sorta di competizione dove ci scambiavamo ruoli e posizioni per trovare sempre dei nuovi colori a quella passione che stavamo consumando lentamente ma in modo pienamente consapevole.
Raggiunto non solo una ma più volte, l’apice della soddisfazione, ci sentimmo reciprocamente appagati e sazi di quell’incredibile notte di sesso che era proseguita anche per parte della mattina.

Le lenzuola che avviluppavano i nostri corpi nudi e stremati, erano stati testimoni di un momento irripetibile ma davvero unico e prezioso.

Eleonora si addormentò lasciandomi ancora sveglio ad ammirare la sua nudità che esibiva quel corpo con il quale avevo condiviso l’intimità di un godimento che non aveva tenuto conto della differenza anagrafica che esisteva tra noi: lei una donna matura ed io un giovane uomo con un futuro immenso davanti a se.
Non rividi più Eleonora neppure in quel nostro bar e vagamente venni a sapere che si era trasferita . Di lei però, conservo un indelebile ricordo che mi ricorda in che modo quel corpo voluttuoso riuscì a stregarmi.

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