Categoria: Sesso occasionale

Con il marito e il Vicino l’ orgasmo è Più Vicino

Inizio dicendovi che questa è una storia realmente accaduta, io e mia moglie siamo sposati da quasi 20 anni In tutto questo tempo o sempre notato che quando vedeva il nostro vicino la sua mente andava chissà dove, dopo molti anni qualche sera fa mi dice che ne penseresti se ti dicessi che voglio scoparmi il nostro vicino, io subito rimasi di stucco a sentire una richiesta simile ma dopo pochi secondi realizzai cosa sarebbe potuto accadere se le avessi detto di si, cosi decisi di dirle di si ma ponendo la possibilità che pure io partecipassi al incontro cioè che ce la saremmo fatta in 2 io e lui, lei disinibita più che mai disse che era il suo sogno più recondito essere messa in mezzo alle attenzioni di 2 uomini, le dissi prova a vedere se lui ci sta alludi un po’ e se vedi che è propenso fai la proposta, e cosi fece lui dopo aver titubato un pò accettò si misero d’accordo per farlo una mattina dei giorni seguenti, mia moglie sentendosi desiderata nel frattempo si era tutta eccitata e bagnata al idea di essere posseduta da 2 uomini le misi una mano dentro alla gonna sino ad arrivare alla sua splendida e bagnatissima passerina lei come sempre in casa tranne nei giorni del ciclo non portava ne mutande ne reggiseno, nel giro di pochi secondi eravamo entrambi nudi la buttai sul tavolo della sala e affondai la mia faccia nella sua lussuriosa passera piena ormai di tutti i suoi umori leccai e succhiai tanto la sua passera e le sua splendide tette sino a quando con una serie di gridolini non iniziò a venire ebbe un orgasmo esagerato sembrava non finire mai, a quel punto finito il suo orgasmo scese dal tavolo lego i suoi capelli con un elastico e iniziò un pompino fatto bene ma tanto bene da farmi inondare tutta la sua bocca faccia e seno del mio caldo seme continuo a succhiare sino che il mio membro non diventò piccolo. Passarono i giorni che ci separavano da quel appuntamento a casa del vicino arrivo la mattina e l’ora di andare entrammo in casa sua e dopo pochi minuti di convenevoli ci ritrovammo tutti e 3 nudi nel lettone matrimoniale del vicino lui è un uomo sui 60 ma con un fisico da quarantenne muscoloso ben tenuto e con un cazzo tanto grosso e lungo che mai avrei pensato potesse avere, prese mia moglie le allargo bene le gambe e gli si butto dentro con tutta la faccia mentre io mi davo da fare con la sua splendida sesta la sentivo ansimare come non aveva mai fatto prima si vedeva sulla sua faccia un espressione di estremo godimento i suoi mugolii divennero presto grida del primo di molti orgasmi, a quel punto la sua passera era be inondata dal orgasmo dalla saliva e dai suoi umori, era pronta a prendere quei almeno 22 cm di splendido cazzo tutti dentro di se cosi si mise a missionaria e il mio vicino le dava di quei colpi che sembrava la aprisse in due nel mentre io le ero salito sul seno e le scopavo la bocca con il mio splendido arnese anche il mio non scherzava 18 cm di nerchia bella gonfia lei venne per una seconda volta e pure noi per una prima lui le venne tutto dentro e o in gola ingoio tutto, passarono 10 minuti dove lei si dilettava in ginocchio a leccare i nostri membri per far si che tornassero duri non ci volle poi cosi tanto che eravamo entrambi in tiro a quel punto era giunta l’ora di farla godere da due canali in contemporanea, le ficcai 2 dita nella figa fradicia per prendere un po di liquidi e subito dopo senza nemmeno tanta delicatezza glie le ficcai dritte nel suo culo emise un grido misto di dolore e piacere allo stesso tempo, capimmo che era pronta io mi sdraiai sul detto e lei se lo ficco dritto nella sua figa il mio vicino Sali sul letto e la prese da dietro prima con un po poi con tutti i suoi centimetri eravamo in due a martellarla cosi e lei ebbe 2 orgasmi potentissimi, non ancora soddisfatta ci chiese de potevamo farle provare una doppia penetrazione vaginale io e lui ci guardammo e alla fine acconsentimmo da subito entrarono con un po di fatica ma basto un minuto per far si che la sua figa ci facesse posto la martellammo per più di 5 minuti cosi e lei rivenne nuovamente e intensamente a quel punto pure noi avevamo voglia di venire rientrammo nella sua figa ormai slabbrata e ci sincronizzammo sino a venire entrambi quasi in contemporanea dentro, estraemmo i nostri cazzi gocciolanti di sborra e dalla sua fica vedemmo colare giù il nostro sperma mescolato ai suo orgasmi il letto era ormai inondato dalla varie venute lei si alzo colante di sborra ci fece mettere uno affianco al altro e inizio a leccare via dai nostri cazzi ormai quasi a riposo ma ancora scappellati le ultime lacrime di seme che avidamente ingoiava come se ancora non ne fosse sazia.
Sono passate quasi 2 settimane dal quel incontro e oggi chissà perché il nostro vicino ci a chiesto se possiamo andare a casa sua per un problema al pc, sarà un problema al pc o sarà che vorrebbe replicare quella splendida mattinata ce lo sapremmo dire in seguito……..

in equilibrio

Immagino che possa risultare alquanto difficile per chiunque da accettare a cuor leggero l’eventuale condivisione della rispettiva compagna anche con altri, pur nella voluta complicità di sperimentarne le forti sensazioni emotive che potranno derivare dall’emozionante esperienza di saperla apprezzata da chi ambirebbe possederla in modo integrale.

Ecco allora che a lenire un tal genere di confronti sarà il perfetto equilibrio instaurato con le persone divenute col tempo fidate, senza tuttavia poter reprimere del tutto la cerebrale sofferenza che non potrà mai eludere la consapevolezza che il corpo della propria compagna verrà percorso del pene che andrà a colmarne le viscere sino all’orgasmo.

Irrilevante sarà in ogni caso che ad esserne l’artefice sia un soggetto esteticamente poco attraente, la dove in ogni caso rimarrà colui che andrà beneficiando di quelle forme che si vorrebbero esclusive solo per se medesimi, pur nell’incongrua eccitazione derivante da similari frangenti.

A seguire poi l’essere edotto, in minuzioso dettaglio, di come sarà avvenuto il possesso, in quell’orgia compartecipe e sensoriale che avrà trasformato l’individuo di turno nel focoso protagonista capace di condurre allo spasimo estremo.

Ad ogni nuovo invito sarà acerrimo il sussulto di colui che dovrà rimanere in obbligata attesa del ritorno dall’ulteriore evento di cui già ben si conosce l’epilogo, nell’impotenza complice che potrà essere, in quel surreale frattempo, appagata solo con una spasmodica auto masturbazione.

Similmente è quanto accade nel mio compagno mentre si ritrova costretto ad immaginarsi del rubicondo faccione che l’amico di una mia giovanissima infanzia andrà posizionandosi tra le cosce, degustando quella medesima fessura che nell’adolescenza trascorsa già aveva esplorato con le sue tozze dita, le medesime che la dilateranno nuovamente predisponendomi a ricevere il minuto pene con il quale avevo già in quel tempo ormai lontano giocato con maliziosa curiosità.

Molto diverso accoglierlo adesso in una vagina madida di emozionanti trascorsi, osservandolo mentre si incunea trepidante ed ansioso di poterla percorrere sino alle profondità cervicali a produrre insospettabili orgasmi pur nell’assenza di giganteschi attributi.

Montando a mia volta l’adiposa figura, rivolgendo pensieri a chi aspetta che si vada compiendo un rituale a lui tragico, esortando il mio amante a sconcezze che facciano di me la più sordida delle troie, mi lascerò irrorare di seminali eruzioni, accogliendole voluttuosamente in ogni mio percorribile anfratto.

Posando nuda, a ricordo indelebile dell’avvenuto amplesso epidermico, andrò alla fine ricomponendo la mia intera essenza, certa che nessuno potrebbe mai sospettare quanto possa divenire così insospettabilmente puttana.

in equilibrio

Le faccette quando godono (elogio semiserio)

Nei tanti dubbi della mia esistenza, solo di una cosa sono sicuro: ne è valsa la pena essere passati dallo stato di trilobita, percorrendo tutta la catena evolutiva, fino ad arrivare a quella di Homo Sapiens, senza ovviamente scordarsi mai che siamo stati Erectus e di tanto in tanto dovremmo tornare ad esserlo, se vogliamo farle divertire.
Il primo rapporto fu consumato famelicamente sulle sdraio verdi delle spiagge di Cattolica. È un dilemma che mi perseguita fin da quel giorno, era buio, che espressione ha avuto mentre godeva? La domanda è sempre quella: la tua prima donna ha goduto veramente o la tua vita con la prima finzione è stata tutta un inganno? Fine della storia triste. Non divaghiamo.
Non ricordo esattamente il giorno, l’ora, i minuti ed i secondi esatti quando capii cosa mi sarebbe piaciuto di più nel sesso, so solo che un dato momento realizzai che le faccette che fanno mentre godono, sarebbero state la colonna portante dei miei voli pindarici tra le lenzuola, l’architrave del mio piacere, il contrappunto del quale non posso fare a meno.
L’abnegazione per il piacere femminile è tanto sbandierata, ma forse è un po’ meno professata di quanto si pensa. Comporta a volte anche dei sacrifici, che poi sono ampiamente ripagati, quando magari fai avanti e indietro come un canoista che sta per vincere con i fratelli Abbagnale la medaglia d’oro e non vedi l’esplosione di piacere, allora ti devi rimettere in gioco, ridiscutere, cambiare tecnica, dialogare, capire, starle vicino con la testa. L’orgasmo non è mai dovuto, ma pazientare e sparigliare le carte sì, è obbligatorio senza un reale perché, dovrebbe essere una cosa innata, come i salmoni che risalgono la corrente, come i delfini che dopo l’accoppiamento perdono l’orientamento e si spiaggiano assieme, come i maschi delle mantidi che si accoppiano con una femmina tre volte loro. Cazzo muoiono tutti ora che ci penso, era meglio fare altri esempi.
Il mondo contemporaneo ci viene incontro (sporcaccione il mondo), moltissimi tabù sono stati abbattuti, la religione fa sempre meno presa, il sesso orale lo si fa prima, durante, fuori e dentro i matrimoni. L’uso dell’acqua corrente e di una sufficiente dose di detergente hanno facilitato l’avventurarsi in zone altamente mortali se non trattate correttamente. Le creme depilatorie hanno spianato la voglia di esplorare ogni bellissimo centimetro di celestiale visione, senza doversi interrompere un per due a sputacchiare innocentissimi, atavici, ma a volte antipatici steli del giardino. Ovviamente un giardino curato lo trovo sempre piacevole.
E allora dovremmo sempre provarci, ci riusciremo delle volte, altre un po’ meno, ma sarà sempre uno spettacolo vederle contorcersi dal piacere, stringere le lenzuola dentro un pugno, afferrare la testata del letto, mordersi le labbra, serrare i denti, fare espressioni che le rendono anche meno belle perché no, a volte capita, ma fottutamente donne. Solo allora quei miseri 10 secondi che non so chi, ha donato a noi uomini, varranno la pena di essere inseguiti e barattati in cambio delle loro goduriose faccette, delle loro pupille dilatate, dello sguardo assente, dei graffi sulla schiena, del cielo immaginario che hanno appena toccato.
Le donne sono animali meravigliosi, complicate creature, se tenti di capirle ti fanno diventare pazzo, tendono a farsi mentalmente molte più seghe di quelle che noi ci facciamo fisicamente, ma prima di sdraiarle sarebbe opportuno sparecchiare loro la mente, se ci tenete a quelle smorfie.
Il segreto è ricominciare sempre da capo, come se fosse la prima volta, ammettere che non si è infallibili, essere disposti ad imparare e migliorarsi. L’umiltà tra le lenzuola è fondamentale, c’è sempre qualcuno che ne sa più di te, che gode diversamente da te, che si aziona in maniera differente da te.

Il dialogo nelle coppie, che siano occasionali o meno, rappresenta le fondamenta dell’intesa e già quella è cominciare a godere.
Io ci ho sempre creduto. Sempre. La conoscenza è il primo passo verso una soluzione, alzare l’asticella è l’ineluttabile strada da percorrere verso la gratificazione e quando quella si alza non possono che guadagnarci tutti. Della qualità intendevo.
Repetita iuvant direbbero i nostri antenati, poi a furia di godere la cosa gli è sfuggita di mano ed hanno sfasciato un impero, ma è un’altra storia. Nulla è perfetto, se lo fosse sai che noia, la nostra fortuna è che la ricerca del piacere è perfettibile all’infinito. Pensate a certi cavallucci marini, che si riproducono una volta sola nella vita, se sbagliano quella saranno in un mare di guai e dovranno darsi all’ippica.

L'Ultimo Giorno Sulla Terra

Pianeta Terra, anno 2058, sotto un cielo cremisi c’è un autentico brulicare di corpi nudi.
All’Hyde Park di Londra, sul verdissimo manto erboso si consumano infuocate orge, si può nitidamente scorgere un trenino di amorevoli ragazze appena maggiorenni intente a darsi reciproco piacere, le lingue come se fossero giunti di carrozze. In fondo al convoglio, una fila di cazzi in coda che si svuotano a turno, a volte anche in coppia, negli orifizi di Carol, la fortunata ultima ruota del carro, che mugola di piacere ininterrotto da diverse ore. Un capotreno di colore, Adam, si diverte a picchiettare la sua paletta circoncisa sul volto di Kirsten, reso quasi irriconoscibile dal frutto di decine di pompini elargiti fin dalle prime luci dell’alba.
Asakusa, città a nord est del centro di Tokyo, vicino alle colonne arancioni del tempio di Senso-ji, migliaia di ragazze in kimono. Fisici molto asciutti, a cavalcioni sui turisti, se la spassano da giorni. Cristian e Nayoko, da decine di minuti, stanno tentando di abbattere un pilastro del tempio. Nayoko, faccia trasfigurata dal godimento, aggrappata alla colonna tenta vanamente di assecondare la rapidità dei colpi dello stallone italico, di cui si può scorgere la schiena muscolosa, i dorsali rocciosi e i glutei che si contraggono ad ogni affondo. Ogni tanto si interrompe e gioca con inserimenti alternati tra i due buchi, quando passa a quello superiore, gli occhi a mandorla di Nayoko si fanno più grandi.
Rasente al tempio, scorre lento il fiume Sumida, negli adiacenti argini, tra le piante selvagge si possono scorgere le estremità di ginocchia, di gambe aperte che incessantemente ricevono piacere.
Versilia, alle pendici della Alpi Apuane, nei vitigni irrorati di rugiada, Maria e Corrado stanno consumando l’unico tradimento della loro vita. Colleghi da anni, si erano sempre piaciuti, ma la condanna dei loro matrimoni, la zavorra dei figli, la paura di perdere tutto e finire sul lastrico, li avevano sempre fatti desistere dal lasciarsi andare. Quello che volevano realmente era stato sotterrato da derrate di paura. Non era più tempo di vivere dietro invisibili gabbie, il tribunale occulto del pudore li aveva condannati all’ergastolo, ma l’evasione era alle porte, dolce come un acino d’uva.
I vestiti strappati, fatti a brandelli, totalmente nudi e sporchi di terra. Corrado lascia poco tempo alla tecnica, allo stile e come una locomotiva stantuffa la sua Maria, completamente dilatata e zuppa di piacere.

Si ferma, la mette a pecora, le ginocchia affondano sul terriccio bagnato e continua l’opera. Le mani sfregano sul fondoschiena di lei, che si arrossa, forse in qualche punto le pietruzze lo graffiano pure.
Maria ha male alle ginocchia e fa riposare Corrado, a smorzacandela lentamente si infila il suo randello di marmo, prima bagnandolo nel suo fiore che sembra una diga sul punto di cedere da un momento all’altro, poi con un po’ di fatica traccia una strada per farsi invadere dietro. Molta fatica, perché il suo fu un matrimonio canonico, con limitate avventure nel suo lato B, vuoi per dolore, vuoi per mancanza di amore, ma la passione e il morire senza rimpianti presero il sopravvento.
Una volta dentro, Corrado divarica le gambe e cerca di spingere, aiutando Maria che ha il visino con la classica espressione di piacere misto a dolore. Quando vede delle difficoltà, sfila il cazzo e le massaggia l’ano per farlo rilassare e a lei piace molto, infatti con un bel gioco di dita la fedifraga per un giorno trova la sua serenità anale e la verga di Corrado sparisce. Ci prende così gusto da volere quasi anche i suoi coglioni dentro.
Un fiotto caldo sancisce la fine dei giochi, lei era venuta due volte nel frattempo, con i movimenti circolari dei polpastrelli di Corrado sul clitoride. Rimangono quasi sepolti dal fango, tra un filare e l’altro, nell’odore di terra bagnata, ad osservare il cielo che da rosso chiaro si era fatto purpureo.
Era giunto il momento, potevano mancare alcuni minuti come alcune ore, forse il tempo per concedersi ancora attimi di intrattenimento senza pensieri, senza più compromessi, spogliandosi delle paure. Un big bang all’inverso, si sarebbe chiuso tutto con un orgasmo corale. Cosa fareste se fosse il vostro ultimo giorno sulla Terra? Se lo domandarono per mesi gli abitanti del pianeta, dal giorno di quel tragico annuncio. Ci comporteremo da animali liberi, la risposta.
Cape Canaveral – Florida: una gigantesca astronave lascia il pianeta con a bordo mille uomini e mille donne, chiamate “le replicatrici”.
La fine avanzava a migliaia di chilometri all’ora, verso la Terra.