Categoria: Ufficio

In treno

Salita in treno, cerco una cabina vuota, per poter stare tranquilla senza molta confusione.
Mi metto comoda, e mi infilo le cuffiette per ascoltare un po’ la musica.
È una giornata calda e per mia sfortuna l’aria condizionata non funziona. Fa caldo, mi slancio due bottoni della camicetta e cerco di farmi aria con un foglio.
Assorta nei miei pensieri, vedo il controllore passare e così mi alzo di fretta e lo fermo prima che possa andare via.
“mi scusi, potrebbe aprire il finestrino, qui si muore di caldo!”
Il ragazzo si ferma e si gira “lo vedo che ha caldo!” sul subito non capisco cosa intenda, e lascio correre, “se aspetta un secondo signorina, torno subito”.
Me ne torno al mio posto e solo in quel momento capisco a cosa alludeva, alla scollatura che i bottoni della camicetta lasciavano vedere. “che cretina” penso.
Dopo poco lo vedo tornare, gli sorrido.
“eccomi qua, purtroppo non posso aprirti il finestrino, ma se vuoi puoi venire con me” mi dice.
“in altre cabine l’aria funziona?”
“no, ma nella carrozza piloti si! Se stai pensando che non puoi venire, stai tranquilla non c’è nessuno li” mi dice con voce sexy.
Mi lascio convincere e così lo seguo nella cabina pilota opposta alla direzione del treno.
“piacere Alessandro! Ti ho vista prima in stazione!”
Solo ora, che mi ci fa pensare, mi ricordo di lui che mi fissava molto intensamente mentre aspettavo il treno.
Con l’uniforme è più sexy, è bello alto e moro proprio come piace a me.
“si, tu sei quello che mi fissava! Cosa c’è qualcosa non va in me?”
“si cazzo sei proprio bella e poi non dovresti girare con la camicetta slacciata così!”
“oh scusa, sai fa caldo e qualcuno non ha voluto aprirmi il finestrino!” gli rispondo a tono cercando di richiudere la camicetta.
“e no mia cara, ferma ferma! Qui solo io posso guardare”
“an si, e cosa vorresti da me? Quanto mi costerà questa aria condizionata?”
Lo sento ridere, è proprio un bel ragazzo, intanto mi si avvicina, mi sposta i capelli e avvicinando le sue labbra all’orecchio mi sussurra “stupiscimi!”
Non me lo faccio ripetere, con le mani sulle sue spalle lo spingo a sedersi nel sedile, mentre davanti a lui gli propongo uno spettacolino iniziando a spogliarmi.
Mi slaccio molto lentamente anche gli altri bottoni della camicetta, la tolgo e gliela lancio addosso, mi avvicino a lui e mi slaccio il reggiseno.
Mi siedo su di lui viso, contro viso, gli prendo le mani e le porto al mio seno. Gioca con i miei capezzoli, li prende in bocca e li stringe dolcemente con i denti, facendoli diventare duri e turgidi.

A cavalcioni su di lui, sento il suo membro prendere vita, lo sento più duro. Mi muovo su di lui, strusciandomi.
Scivolo su lui, fino a mettermi in ginocchio. Lo guardo negli occhi mentre vado a slacciare la cintura dei pantaloni, slaccio il bottone, abbasso la zip e poi lo faccio sollevare il necessario per abbassargli in un solo colpo pantaloni e boxer.
Il suo membro, ora libero, è bello duro, lo accarezzo prima per poi prenderlo in mano. Partendo dalla cappella scendo lentamente con una mano fino alle palle per poi soffermarcisi un po’.
Appoggio la lingua contro la pelle, ha un sapore dolce, è caldo, mi soffermo nella sua cappella dando baci e giocandoci con la lingua disegnando dei cerchi.
Percorro tutta la sua lunghezza con la punta della lingua, per poi prenderlo tutto in bocca e iniziando a succhiare a ritmo prima lento e poi sostenuto.
Glielo succhiavo avidamente con le sue mani che premevano sempre più sulla mia testa ma con dolcezza.
Il suo membro pulsa, lo sento, continuo a succhiarlo con più voglia, aggiungendo pure le mani, mentre lo sego la mia lingua è attirata principalmente dalla sua cappella e da quella vena che sembra sempre più grossa.
È alla mia mercé, mi basterebbe solo chiudere la bocca, stringere un istante i denti per farla finita.
Lo sento gemere e respirare più forte, lo sento che cerca di allontanarmi da lui ma non glielo permetto, fino a quando mi ferma perché sta per venire, lo guardo e continuo a segarlo e a stimolare i suoi testicoli fino a farmi venire in mezzo ai seni.
Raccolgo un po’ di sperma dal mio seno e me lo porto alla bocca per assaggiarlo, lo vedo che mi fissa, sorrido, mi lecco le labbra e poi mi rialzo in piedi e lo bacio.
Ci puliamo e rivestiamo, sono quasi arrivata a Verona, mi preparo per scendere quando il suo cellulare squilla, mi sposto per lasciarli un po’ di spazio ma riesco lo stesso a sentire la conversazione.
Sta parlando con il capo treno che gli fa i complimenti. Mi giro a guardarlo con una espressione confusa e stupita, e con una alzata di spalle Alessandro mi indica una telecamera sopra alla porta.
“prossima fermata Verona “
Mi dirigo alla porta, la apro ma prima di uscire mi rivolgo alla telecamera e mando un bacio al capotreno!
“ciao Alessandro alla prossima”
“contaci, la prossima tocca a me!”

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Marica: una dea del sesso

Ancora oggi ripensando a quella stagione giovanile intensa e caotica della mia vita privata, rimugino con un misto di dispiacere e con un sorriso ironico, al tempo trascorso insieme a Marica: una donna veramente importante che mi ha fatto godere appieno le gioie del sesso, sia dal punto di vista passionale che carnale, non risparmiando nulla al lato fisico, mentale e sentimentale della mia persona e contribuendo a farmi diventare l’uomo che sono oggi. Come una divinità dell’amore, come Afrodite nell’antica mitologia Greca, Marica rappresentava la potenza irresistibile dell’amore e l’impulso alla sessualità che stanno alla radice della vita stessa e l’incarnazione del più lussurioso e libidinoso amplesso.

Quando la conobbi un pomeriggio d’inverno, preferendola ad una sua amica da tutti considerata bellissima e desiderata e infatuata dal sottoscritto, non ebbi alcun dubbio: il suo ipnotico sguardo, languido e sensuale, la sua figura alta, le sue mani lunghe e le sue dita affusolate come tentacoli, il suo corpo erotico e carnale, la sua intelligenza spicciola e la sua classe dovevano essere mie, dovevo assolutamente averla e possederle, con un senso nell’immediato di bisogno fisico.

L’arte amatoria e del corteggiamento e dell’adulazione, caposaldi del mio modus operandi nel campo delle conquiste femminili, su di lei ebbero l’effetto di farla uscire con me e di frequentarla; la miccia esplose quando nelle nostre prime effusioni amorose di una storia nata per gioco tra noi, mi denudai dalla cintola in giù facendole vedere e sentire la mia prestante eccitazione nei suoi confronti. Uno scambio di sguardi d’intesa al limite dello sconcio e la nostra passione sessuale e carnale non aveva ormai nessun ostacolo: eravamo perfettamente in simbiosi. La definizione usata da lei con le sue amiche nel descrivere il sottoscritto era “ben messo”, come seppi in seguito; questo fatto aumentò a dismisura il mio ego fallocentrico e la mia spavalderia sessuale.

Rimembro ancora, usando un lessico altamente pornografico per ben rendere l’idea, il primo pompino che Marica eseguì come un’opera d’arte al sottoscritto: le lunghe mani che impugnavano l’asta, la voracità della lingua sulla mia cappella che si alternava ai testicoli, la sua bocca carnosa che avidamente ingurgitava il mio turgido pene, i capezzoli del suo seno che si strusciavano oscenamente contro la mia intimità, il tonfo del mio cazzo sbattuto sulle sue labbra e sulle sue guance, il mio lungo orgasmo ingoiato dalla sua insaziabile voracità.

Un ossimoro amava definirmi tra i nostri innumerevoli amplessi, ghiaccio bollente ero per lei: ghiaccio a livello sentimentale, fuoco nella sfera sessuale. Un mare completamente piatto in amore in contrapposizione ad un oceano tempestoso a livello passionale…superficialmente non potevo chiedere di meglio: “E ‘l naufragar m’è dolce in questo mare”, mi venivano in soccorso le rime di un grande Poeta, frutto di una passione giovanile a giustificare il tutto. Sesso spinto senza alcuna complicazione sentimentale, il massimo per un maschio sano dell’allora mia età. Marica si concedeva a tutte le mie voglie, godendo appieno del suo corpo e del mio; io appagavo il suo fuoco senza nessun compromesso o promessa, in completa libertà.

Facevamo l’amore ovunque, con gioia e divertimento, come se fosse la cosa più naturale dell’universo intero: in pieno giorno in un parcheggio pubblico, venendo incontenibilmente in cinque minuti cavalcato dalle sue cosce, ricevendo e dando in qualsiasi momento sesso orale, o la notte copulando furiosamente in auto come due amanti clandestini una, due, tre volte sino allo sfinimento dei nostri giovani corpi.

Una cosa mi colpiva nel suo concedersi carnalmente: la continua ricerca della masturbazione durante qualsiasi amplesso, con una foga tale delle sue lunghe mani affusolate sul suo clitoride, che la portava ogni volta che la possedevo a soglie di piacere altissime. Io stesso cominciai a masturbarmi copiosamente mentre la penetravo, in ogni rapporto, accentuando al massimo i nostri favolosi orgasmi. La nostra confidenza relazionale e fisica aumentò in modo esponenziale, cosa che non appartiene minimamente a due innamorati: mi confessò che da ragazza sicurante aveva perso la verginità applicando quella pratica. Imparai per la prima volta nella mia vita ad ascoltare il godimento del corpo di donna, le vibrazioni e gli impulsi che emanava durante il sesso, ad accentuare e a portare al massimo i picchi del piacere comandati da quel tanto temuto da noi maschi orgasmo femminile; ad assaporare il gusto di ogni fluido e orifizio femminile e a percepirne il profumo.

Indubbiamente piacere genera piacere: spesso accade nella natura umana, inspiegabilmente, come mai paghi sino in fondo, che il semplice gioco sessuale, si trasformi e vada oltre, spingendoci al limite e la complicità diviene esasperata. Come quella volta a Venezia, in una piccola calle, presi da dietro Marica sollevandole le gonne e gustandomi il suo meraviglioso culo portandola ad un veloce orgasmo e venendole in bocca, il tutto accompagnato dal brivido di un passante sconosciuto che ci colse in fragrante.

O quella volta che facemmo l’amore io, lei e due sue amiche a me sconosciute: l’orgia giocosa dei nostri corpi nudi, l’urlo volgare dei nostri gemiti, i nostri lussuriosi baci che si alternavano ora tra uomo e donna, donna e donna, il mio pene che penetrava in successione la carne e l’insaziabile e libidinosa voglia di tre donne, il segno dei nostri liquidi orgasmi, l’estasi e lo sfinimento di banchetto carnale, l’orgasmo procurato da donna a donna.
Ormai non resistevo più alle richieste della mia Dea, come un servile adepto seguivo ogni sua richiesta e ogni sue ordine amplificando al massimo il mio e il suo piacere, ossessionato dalla mia continua voglia di lei. Non paghi ci spingemmo oltre, sino al punto che Marica mi confessò il suo sogno erotico per eccellenza: essere presa contemporaneamente da due uomini. Solamente con me si era aperta a questa intima confessione e grazie a me avrebbe coronato questo suo intimo e osceno desiderio.

Convinsi, con un finto distacco, un mio caro e fidato amico in questa nuova e folle impresa amorosa, spinto e combattuto dal desiderio di possederla senza freni ed inibizioni, nuovamente eccitato dal futuro piacere portato all’estremo. Ricordo ancora l’estasi e l’ardore con il quale la mia Dea si concesse e si deliziò contemporaneamente con due uomini. Si spogliò lentamente in una danza da odalisca, facendo ammirare e donando a noi due virili maschi una visione accecante del suo corpo in calore, ostentando e aprendo oscenamente ogni pertugio della sua carne ai nostri intimi e volgari tocchi. In modo famelico si avventò sui nostri membri terribilmente eretti di fronte a tanta sensualità; ricordo ancora l’arte con cui alternativamente ci masturbava e ci leccava uno alla volta o tutte e due assieme, portandoci a picchi di piacere inauditi, elevando i nostri peni ad oggetti sacri del suo piacere. E come ci ordinava di mangiarla e di leccarla e di masturbarla nella sua umida intimità e nel suo ano, mentre lei a turno continuava a leccare i nostri cazzi, sino a penetrarla alternativamente nella sua carne. Non c’erano regole in queste gioco di sesso di fronte al piacere carnale: io e il mio amico eravamo stupiti ed estasiati da tanta voglia e dagli orgasmi di Afrodite che si succedevano ai nostri poderosi colpi e nel vedere quello splendido corpo di donna completamente in nostro possesso, in un modo che nessuna nostra giovanile fantasia erotica aveva minimamente potuto immaginare.

Non ancora sazia si spinse oltre: mentre il mio amico continuava a prenderla prossimo ormai all’imminente orgasmo, mi donò e mi implorò di penetrarla da dietro tra i suoi splendidi e sudati glutei o come volgarmente mi gridò lei nell’oscenità del momento di prendermi il suo culo. In un turbinio di sguardi lussuriosi, di gemiti osceni, di contatti carnali, di indicibili incitamenti i nostri corpi si fusero insieme. I nostri peni, prima lentamente e poi sempre più decisi, si strusciavano internamente ed esternamente nella sua intimità, che allargandosi inaspettatamente ed oscenamente ci accolse umida ed infuocata. Sentii il mio amico raggiungere un convulso orgasmo vibrando dentro di lei e lanciandomi uno sguardo complice di riconoscenza; sentii Marica contorcersi in un folle orgasmo lanciando completamente la testa all’indietro e serrando al massimo attorno al mio sesso le sue natiche, delirando oscenità, e accentuando ed estremizzando all’eccesso lo sguardo languido e sensuale di quando l’avevo conosciuta, perdendosi completamente nel suo intimo piacere.

Abbassai gli occhi deliziandomi con la vista del mio stesso sesso completamente immerso nella carne di quella Dea soprannaturale e spingendo al massimo il mio corpo e la mia libidine, fui colto da un lunghissimo orgasmo dentro Marica, amplificando all’acceso il mio piacere e gustando ogni spasmo del mio corpo, rimanendone quasi stordito.

Proprio in quell’istante vedendo il mio amico uscire da Marica e lei completamente persa nei suoi pensieri mi resi conto di una cosa, come un fulmine a ciel sereno, come una stretta allo stomaco: per quanto potessi prenderla e possederla in ogni modo e soggiogarla alla mie voglie, lei non sarebbe stata mai completamente mia. Una gelosia assurda si impossessò di me, guardando odiosamente anche il mio incolpevole amico: la desideravo ancora, non sessualmente, ma desiderarlo farla mia, che il suo respiro fosse il mio, che il battito del suo cuore fosse mio, che il suo animo fosse mio; desideravo soggiogare il suo il suo spirito libero. Una morsa attanagliò il mio cuore: l’amavo. Il piacere estremo provato, l’apoteosi dei sensi raggiunta, fece largo simultaneamente al dispiacere e al disincanto più assurdo: stavo quasi impazzendo.

In ogni creatura vivente la dea Afrodite, se vuole, sa accendere il desiderio, che procede come un incendio, travolgendo ogni regola. Al di là delle regole, al di là della giustizia, una forza possente travolge ogni creatura e la spinge a osare ciò che non avrebbe mai osato se fosse stata in senno. Poiché quando ama, ognuno sembra perdere la ragione, e si lascia trascinare dalla passione, quella di Afrodite è considerata una follia appunto, ma di tipo particolare: “i più grandi doni vengono agli uomini da parte degli dèi attraverso la follia, quella che viene data per grazia divina” (Platone).

Confessai la mia follia d’amore a Marica e che il suo ossimoro non era più tale, ma caldo e infuocato nei sentimenti, scommettendo sul gioco d’amore di coppia. Non riuscii mai a capire esattamente, seppur scervellandomi e confrontandomi con lei, cosa Marica provasse nei miei confronti: ancora oggi il dubbio mi assale.

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Il mio amante è un cavallo

un pomeriggio d’estate eravamo al casolare di mio marito che possiede tre cavalli di qui un bello stallone che tutte le volte sfoderava il cazzo mi metteva una voglia che non vi dico.

quel giono mio marito mi chiese di andare a fare un giro a cavallo ma con una scusa cercai di rimanere alla stalla lui sello una cavalla e parti dicendomi che sarebbe tornato tardi perchè voleva andare a trovare un suo amico.

come lui parti io mi sono diretta alla stalla prendendo la spazzola per spazzolare il mio stallone e mentre lo spazzolavo vedevo che lui tendeva ad annusarmi la topa visto che avevo una mini senza calze

allora mi sono fermata nel vedere cosa sarebbe successo, e come mi si è messo ad annusare vedevo il suo cazzo sfoderarsi fino a farselo idurire, io mi ero gia bagnata sotto avevo le mutandine da strizzare da i miei umori ero eccitatissima mi affianco lo prendo con la mano e comincio a menarglielo aveva un cazzo duro e massiccio che facevo fatica a tenerlo con una mano, mi inginocchio butto via la spazzola e inizio con due mani, il cavallo vedo che si eccita semre di più mi tolgo le mutandine e inizio a stusciarmelo sulla fica e sento un calore tra le gambe pazzesco,

dopo un po avevo sempre più voglia di sentirlo dentro prendo una panca dentro la stalla ci metto una coperta mi sdraio sotto di lui divarico le gambe e afferro il suo cazzo metendomelo sopro la fica e con la saliva lo lubrifico e lo infilo piano piano dentro sento la sua cappella che mi divarica la fica ma non è del tutto in tiro cerco di farlo andare su e giu fino a quando non parte qualche suo colpo sento veramente ingrossarsi come non avevo mai provato gnente di simile stando sempre attenta con una mano a non farlo entrare piu di tanto in lunghezza perchè mi avrebbe sfondata.

ho unorgasmo ditro lalro urlo dalla goduria tanto non mi puo sentire nessuno la casa piu vicina è circa ad un chilometro, tutto qesto durò per un bel pò fino a quando il cavallo non mi riempi della sua sborra nella fica inondandomi e shizzando il suo sperma caldissimo da farmi avere di nuovo unorgasmo.

finito non credevo a qullo che avevo fatto mi semrava un sogno avevo fatto mio marito cornuto con un cavallo cosa che prima non mi era mai passata nella mente.

ripresa dal godimento mi rendo conto di essere tutta sporca dalla sborra del cavallo e vestiti di ricambio non ne avevo non sapevo come fare.

decido di dire tutto al mio marito sperando che non si incazzi e mentre ero per uscire dalla stella eccolo di ritorno non aveva trovato il suo amico e aveva fatto prima del previsto

come scende mi vede tutto il vestito sporco mi chide cosa ho fatto le dico tutto qullo che era successo e rimane qualche minuto in silenzio e mi dice si lo puoi fare ma la prossime volta in poi voglio esserci presente e da quel giorno non passa settimana che non mi faccio scopare da qul cazzone con mio marito che si spara le seghe quardandimi.

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Fare sesso con un cane

Mi chiamo Antonella e sono una bella ragazza di 24 anni e spero di vedere pubblicata la mia storia vissuta la scorsa estate con il mio cane pastore tedesco Alan.

Si tratta di una cosa che non avrei mai immaginato fare. Il mio fidanzato per 10 giorni doveva andare a lavorare fuori e pensò bene di lasciarmi il suo cane. Io ero contraria, ma non essendoci altra possibilità, accettai, anche perchè vivo con i miei genitori in una casa con un giardino.

Alan è un cane pulito e ben curato. I miei genitori lavorano tutto il giorno e perciò io restavo parecchio tenpo sola con Alan. Una mattina pensai di mettermi in costume e stendermi un pò in giardino per prendere del sole.

Appena mi svestii notai che Alan si innervosiva, vidi il suo pene in qualche modo ingrossarsi. Vedere quella scena mi eccitò parecchio e pensai di provare a toccarglielo. Alan i parve di apprezzare. Per curiosità, provai a mettermi a carponi per vedere la sua reazione. Lui subitò cercò di montarmi da dietro, ma lo faceva in modo scoordinato. Così feci per aggiustami meglio finchè lui non mi prese per i fianchi e sembrava coprirmi proprio bene, con il suo pene che mi strusciava sullo slip del costume. Lo sentivo forte e vigoroso ed era molto eccitato. Lo slip del costume era di quelli con i laccetti in vita, e mi venne la pazza idea di slacciarlo e far cadere lo slip. Così feci. Slacciai i lacci e mi ritrovai senza slip, con Alan ben aggrappato dietro di me, che cercava di montarmi con foga, con il suo pene che mi stusciava sulla figa. Ero molto eccitata da quella pazza scena. Ad un certo punto, da sotto, presi il pene di Alan e lo indirizzai meglio sulla mia fessura. Fu un attimo. Di colpo mi ritrovai con il pene di alan ben piantato dentro di me, con Alan che questa volta mi stava montanto per davvero. Lo sentivo dentro di me, con un ritmo differente rispetto a quello di un uomo. Eravamo ben lubrificati. Di colpo mi sentii riempita dal suo sperma, davvero abbontante e all’improvviso sentii un’esplosione di piacere, una cosa mai provata prima, con il suo pene che si ingrossava alla base in maniera enorme, riempendomi la figa come mai provato prima, restando attaccata a lui per oltre cinque miniti, con la figa stacolma del suo sperma e ben chiusa dal nodo, con una serie di orgasmi da parte mia come non mai provati prima! Quando il suo nodo si ridimensionò, il pene mi uscì dalla figa e con esso una cascata di sperma denso.

E’ stato così travolgente che continuai a farlo ogni giorno fino al ritorno del mio fidanzato.

Lo so che è una cosa pazza, però invito chi ha la possibilità di provare.

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