STORIE FETISH : le sue fantasie..

Un spasimante, mi manda un’email scrivendomi così:

 Ciao tesoro;
scusa per la lunga assenza: a dire il vero è da quando il tempo si è stabilizzato su queste belle giornate di sole che mi torni in mente prepotentemente, ma ci si è messa di mezzo un’influenza fuori stagione a mettermi ko per un po’.
Come stai? Influenze a parte, io me la passo bene. E’ il tempo che preferisco in assoluto: sole che mette di buon umore ma senza quel caldo che stende, rende torpidi e indolenti. Vero che poi passo il mio tempo in ufficio o in casa, ma la percezione della bella giornata fuori mi fa stare comunque meglio. In realtà, il mio umore dipende più che altro da come va il lavoro, mi rendo conto. I giorni in cui sento di aver combinato molto, vado a casa contento e mi godo la serata. Quelli in cui ho cincischiato e realizzato poca roba, anche la sera diventa più irosa e meno godibile. Fortunatamente in questo periodo faccio cose abbastanza interessanti, c’è anche in previsione una breve trasferta negli Stati Uniti, forse una settimana verso fine mese. Unico, vero neo: avrei bisogno di un passaggio di consegne da un collega che se ne andrà tra un paio di mesi, ma non c’è mai tempo di metterlo in pratica e così finiremo a ridurci all’ultimo momento e a dover improvvisare. Va bè, è un piccolo prezzo da pagare, proprio non mi posso lamentare di come sta andando, almeno per ora.
Sai benissimo che però, quando ti dico che con questo sole penso a te, non è il lavoro che mi viene in mente. Sono qua che mi fermo un attimo e guardo fuori dalla finestra con un mezzo sorriso, immaginando i tuoi piedi in questo momento. Indossi delle calzine di nylon fradice di sudore profumato? Il piede è bollente nella scarpa? Stai giocherellando, facendola dondolare a destra e a sinistra dalla punta?
Cosa non darei per essere lì, sdraiato sotto la tua scrivania, a respirare a pieni polmoni il profumo del tuo sudore! Quanto mi piace guardare i piedi alle colleghe verso quest’ora del giorno: se senza pensarci si sfilano le scarpe, vedo benissimo che la giornata ha lasciato le sue tracce. Il piede è bagnato di sudore e la polvere vi si è appiccicata, creando quei piccoli grumi salati che mi piace tanto leccare via piano piano. I tuoi saranno così? Ricordo il loro profumo dalle prime calzine che mi hai inviato… sì, saranno così. La polvere e il sudore della giornata calda appena sotto lo strato di nylon.
Prima darei soddisfazione solo all’olfatto. Anzi, no, anche al tatto: il tuo piede appoggiato sulla mia faccia, con il

rinforzo della calza all’altezza del naso. Respirare quell’aria umida e dolce… che goduria! Tu muoveresti il piede senza un senso preciso, usando la mia faccia come base di massaggio, sentendo nell’aria la mia eccitazione. Solo dopo un po’ mi daresti l’ok per passare al gusto. La mia lingua passerebbe ripetutamente sulla pianta del piede, avanti e indietro, leccata e controleccata. Bagnerei completamente le calze e prenderei in bocca le dita, come per strizzare via tutto il sapore. Ciuccerei il nylon caldo, accarezzerei tutta la superficie con lamia lingua vogliosa, godrei a sentirti rabbrividire ogni tanto sotto una leccata più riuscita del solito.
Tu allora ti toglieresti le calze e mi permetteresti finalmente di passare alla pulizia profonda. Lingua tra un dito e l’altro, potrei finalmente assaporare il sudore dove è più concentrato, e dove il nylon non mi permetteva di giungere. Senza fretta, metodicamente, mangerei ogni briciola di sporco, berrei ogni goccia salata, fino a lasciarti i piedi come appena lavati. Quando ormai non ci fosse più sapore né odore nemmeno a cercarli con la pila, allora passerei alle scarpe, finora lasciate in disparte. Prima luciderei l’esterno cercando il tuo sguardo di approvazione mentre la mia lingua svolgerebbe il ruolo di lucido e spazzolino tutto assieme.
Che scarpe hai su? Non importa, nella mia fantasia sono sandali alti con tacco 12, molto molto usati, un vero piacere per i miei occhi e la mia bocca. E tu li avresti indossati nuovamente prima di farmeli leccare, col tuo piede guideresti la mia opera sulle parti che mi vuoi veder lucidare. Io, da bravo schiavo, sono contento di obbedire, un sandalo davanti alla mia bocca e l’altro appoggiato sul mio petto, il tacco che preme un po’ e mi causa un leggero e piacevolissimo dolore.
Anche le scarpe finirebbero presto pulitissime, come non mai. Io in estasi, un’erezione incontenibile e la faccia tutta sudata dal piacere che queste operazioni mi hanno regalato. Allora tu ti sfileresti le mutandine rimanendo sopra di me, facendoti guardare mentre le levi, e me le faresti penzolare a un centimetro dalla faccia. Un odore aspro e violento, un afrore che mi fa quasi venire sul pavimento, e saprei che le hai tenute su per giorni e giorni, e ci sei anche venuta dentro ripetutamente, per prepararle per me. Il succo bianco del tuo piacere è diventato giallo rimanendo lì per giorni, al caldo e all’umido delle tue cosce sudate, e nemmeno un lavaggio a 90° potrebbe rimuovere del tutto l’odore della tua fica calda e gocciolante di piacere, odore appena rinnovato per la tua eccitazione al vedermi così, ai tuoi piedi.
Mi faresti soffrire per un po’, dondolando la profumata preda appena fuori delle mia portata. Io cercherei di alzare la faccia per afferrarle con la bocca, ma tu mi terresti a bada col tacco, spingendomi a terra ogni volta. Poi mi faresti segno di tirar fuori la lingua; io obbedirei prontamente e tu allora, sempre dondolandole, ce le passeresti sopra, con leggerezza. Io non sarei soddisfatto, così infoiato, da un contatto così leggero. Lo strofinamento lieve mi dà solo un assaggio di quel sapore che sono così voglioso di gustare fino in fondo, eppure non posso fare niente che obbedire. Un po’ perché c’è sempre quel tacco a ricordarmi chi comanda, e un po’ perché so che devo stare alle tue regole, pena l’interruzione del gioco. Allora chiudo gli occhi e concentro tutto me stesso in quel po’ di sapore, in quell’odore forte. Cerco di dilatare il tempo, di far durare a lungo quella situazione. E di colpo sento che me le lasci cadere in bocca.
Dischiudo immediatamente le labbra, le divoro avido e inizio ad inondarle di saliva per poi spremerla di nuovo fuori, arricchita con il tuo brodo amaro e selvaggio. I tuoi succhi mi bruciano in gola e sulla lingua, e con gli occhi di nuovo chiusi e le guance rosse assaporo fino in fondo le tue secrezioni. Tu senti i rumori di suzione, la mia lingua che spinge il tessuto contro il palato, la mia gola che ingoia vogliosa tutta la tua panna, e ti ecciti come non mai. Ti siedi sul mio petto, la fica tutta bagnata a pochi centimetri dalla mia bocca, e inizi a toccarti. Non ti ci vuole molto: se a me piace, non è che a te dispiaccia. Forse un paio di minuti poi il tuo respiro accelera, inizi a mugolare. Ti porti avanti, sulla mia bocca, e mi fai colare in bocca il tuo miele appiccicoso e – stavolta – appena preparato. Io apro la bocca senza sputare le mutande, e il tuo piacere fresco si mischia a quello stagionato, in una miscela che mi fa partire del tutto.
Non ce la faccio più, inizio a toccarmi e dopo trenta secondi vengo anch’io, inondando la scarpa che tu hai messo in posizione strategica, rimanendo a cavalcioni del mio petto. Tu aspetti che il mio respiro torni normale , che io torni in me e mi renda conto di quello che faccio, poi porti la scarpa davanti alla mia bocca e mi ordini di bere tutto. Eh, dopo l’orgasmo, specie uno così intenso, l’eccitazione svanisce, e il compito mi appare arduo. Come dirti di no, però? E così apro di nuovo, obbediente, e facendo solo un po’ di boccacce, ingoio il malloppo biancastro che tu ci fai cadere dentro. Penso di aver finito ma non è così: tu non hai pietà e non ti sposti, mantieni lì la scarpa e mi fai cenno di leccare via tutto quello che è rimasto attaccato, fino a pulirla perfettamente. Allora io mi eccito di nuovo e torno a toccarmi mentre lecco con passione, come se fosse roba tua – e in un certo senso lo è – e non mia.
Che dici, a quel punto ti siederesti sulla mia faccia e ti faresti leccare per bene, fino in fondo e facendoti stimolare il clitoride con le labbra e la lingua, oppure ti siederesti soddisfatta in poltrona, concedendoti un po’ di semplice relax, con me a farti da poggiapiedi? ๐Ÿ˜‰

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