Un orgasmo al parco

Credo di possedere una calamita che attira a me uomini perversi. Lo stesso tipo di perversione che io adoro e che mi fa bagnare! Sto con un uomo di 40 anni, 15 anni più grande di me.
Un giorno di primavera, decidiamo di organizzarci per andare a passare un po’ di tempo al parco. Lui solitamente è molto impegnato a causa del lavoro, ma quel giorno sarebbe stato tutto mio.
“Alle 16 passo a prenderti. Mi raccomando puntuale! Ah, metti la gonna in pelle”
Ora, mettere la gonna per andare al parco e un po’ scomodo. Devi star sdraiata per terra e sopportare il caldo. Ogni suo desiderio, però, è un ordine per me e indossai la gonna nera in pelle e una semplice maglia bianca con spalle scoperte.
Arriviamo al parco e per fortuna il mio posto preferito era libero: sul prato, all’ombra e distante dagli altri. Volevamo stare per conto nostro, senza troppi occhi addosso.
Sarà che la nostra relazione era nata da poco, ma le sue mani in un modo o nell’altro finivano sempre sul mio corpo. Adoro il suo modo di toccarmi: dolce e violento insieme. Caldo e porco. Così fu anche quel giorno, lì al parco. Iniziò a baciarmi in maniera appassionata (un limone duro pre-sesso per intenderci). La sua mano si muoveva piano sulla mia coscia e lentamente io iniziavo già a perdere il controllo. Ero in ginocchio, vicino a lui. Mentre ci baciavamo, la sua mano continuava a salire. Ero bagnata e lui lo sapeva.
“Toglile! Togli le mutandine!” mi disse tenendo la mano ben premuta sulla mia figa. Fu impossibile per me trattenere un gemito e lui ne approfittò per sussurrarmi nell’orecchio “Ora, troia.”
Potrei quasi dire che il termine troia sia il mio punto G. Quando inizia a maltrattarmi così…vado fuori di testa. Mi guardai intorno e nonostante ci fossero gruppi di ragazzi che giocavano a pallone, alcune amiche che chiacchieravano ignare di tutto, sfilo via le mie mutandine umide, desiderosa di esser toccata. Raccolgo con la mia mano un po’ dei miei umori, porto le mie dita umide sulle sue labbra. Ci disegno il contorno per poi leccare via tutto il mio sapore. Adoro farlo, lui va fuori di testa!
“Mi fai venire il cazzo duro.” Le mie mani su di lui, vogliose di sentire tutta la sua erezione. Dopo poco, lui mi scaccia dal suo cazzo. Ci rimasi male, cosi come rimarrebbe male una bambina alla quale viene sottratto il suo gioco preferito.
“Stai buona ora” mi dice mentre le sue dita iniziavano a torturare il mio clitoride. Violentemente. Il mio viso si accese, diventai rossa. Cominciai ad ansimare e mi risultava quasi impossibile ammutolire il mio piacere.
Ci notarono ed alcuni scelsero anche di allontanarsi. Decidemmo di fermarci per calmarci un po’, ma il mio uomo quando ha il cazzo duro diventa sempre più porco. Mi fa stendere e lui accanto a me, sdraiato su un fianco. Il vantaggio di bagnare così tanto è che le sue dita possono penetrante dentro con estrema facilità. Indice e medio si insinuarono dentro di me, nella mia figa bagnatissima e si muovevano sempre più veloci. Sorrideva guardando il piacere dipinto sul mio volto, “cazzo, mi sa che rischio di sborrarmi nei pantaloni” e iniziammo a ridere come due cretini. Poggiò il pollice sul mio clitoride, facendo pressione. Si muoveva su di me con movimenti circolari. Veloci. Ci immergemmo nuovamente in quella bolla di piacere che avevamo creato in un luogo pubblico. Non ci era mai capitato prima.
Come una gattina, inizio a mugugnare e ad emettere piccole urla soffocate. Iniziavo a non resistere più. La sua mano non mi dava tregua, fottendomi quasi con rabbia.
Sentivo il clitoride ingrossato ed ero pronta a lasciarmi esplodere se solo mi avesse dato il suo permesso.
“Sei la mia troia. Lo sai, vero?”
Non ero in grado di rispondergli, e ansimamdo gli feci cenno di si.
“Voglio farti venire. Vieni per me, ora…”
A queste parole, le mie gambe iniziarono a tremare. Il mio corpo fu invaso da mille brividi.
“Ora, troia!”
“Tua!” Riuscì a rispondergli, lasciandomi andare in un potente orgasmo.
Avevamo quasi dimenticato di esser al parco ed entrambi eravamo un attimo in imbarazzo.
“Andiamo via, che ora ho voglia di scoparti!”

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