GRAZIE,ZIO

La mia prima volta non è stata precocissima: avevo vent’anni, e tutto iniziò a una di quelle riunioni di famiglia in cui ci s’incontra a casa di parenti. Tra gli altri c’era mio zio Franco, a cui fin da piccolo ero molto affezionato (era il marito di una sorella di mamma, anzi vedovo perchè la povera zia Rosa ci aveva lasciato prematuramente). Col passare degli anni, e l’avanzare della pubertà e dell’adolescenza, mi resi conto di provare per lui una vera attrazione sessuale (per lui e per altri uomini, per la verità). Il tutto rimase a livello di fantasia per qualche anno, fino a quel giorno… Io e zio Franco eravamo seduti vicini a tavola. Stavamo piuttosto stretti, niente di strano che le nostre gambe ogni tanto si toccassero. Non so bene chi cominciò, se io o lui, ma presto quel contatto smise di essere casuale e ci stringevamo l’uno all’altro con intenzione. Purtroppo lì dov’eravamo, non c’era molta possibilità di restare soli. Riuscì solo a dirmi, poco prima che ci lasciassimo, “Vienimi a trovare, uno di questi giorni”. Ma lo disse con quella sua voce profonda, e guardandomi in maniera tale, mentre mi carezzava lentamente una guancia, che credo di non essere mai arrossito così tanto in vita mia. Era un richiamo a cui non potevo resistere! Così, due giorni dopo o giù di lì, mi trovai a bussare emozionatissimo (o dovrei dire emozionatissima?) alla porta della casa di zio, che abitava solo, perchè lui e la zia Rosa non avevano avuto figli. “Ciao, zio” riuscii a dire con un filo di voce quando mi venne ad aprire la porta, mentre gli baciavo una guancia per salutarlo. “Ciao, mi fa tanto piacere che sia venuto a trovarmi. Quasi non ci speravo più!” Entrammo in casa e cominciammo a parlare del più e del meno. Lui mi guardava fisso e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. A un certo punto, con noncuranza, mi disse: “Sai che pensavo l’altra volta? Che somigli molto a tua zia Rosa”, e me lo disse carezzandomi lentamente una guancia, come l’altra volta. Beh, niente di strano, dopotutto sua moglie era sorella di mia madre e dovevo avere una certa aria di famiglia… .Questa volta ricambiai la carezza, con altrettanta lentezza e guardandolo teneramente.”La zia Rosa era fortunata ad avere un marito come te”, dissi. Lui allora mi strinse a sè con passione e mi baciò diverse volte sulla faccia, mentre le sue mani mi frugavano, anche sotto i vestiti. Poi mi baciò sulla bocca, e fu un bacio lungo e appassionato. Cominciò a togliermi i vestiti, ansimando un poco, e mentre mi toglieva i vestiti mi baciava su tutto il corpo, finchè non rimasi completamente nuda. Per l’occasione mi ero depilata con cura, anche il mio piccolo cazzetto. Poi anche io volli togliergli tutti i vestiti, cominciando dalla camicia, che copriva il suo petto molto villoso, anche la schiena era coperta di peli, ho sempre avuto un debole per gli uomini pelosi, io! Mentre lo spogliavo anch’io lo baciavo, dal petto giù giù fino all’ombelico, e poi gli slacciai la cinta e cominciai a togliergli i calzoni, mentre lui mi carezzava tra i capelli. Gli diedi un primo bacetto attraverso le mutande, dove si vedeva un rigonfiamento notevole. Poi gli tolsi anche quelle. Lui era rimasto seduto sul divano, e io ero inginocchiata tra le sue gambe, accarezzandogli i polpacci e su fino alle cosce, mentre lui sempre accarezzandomi spingeva la mia testa verso il suo sesso. A quanto pare, fin da quella prima volta sono sempre stata brava in questi lavoretti di bocca, si vede che ci avevo una predisposizione.. Abbracciandogli le ginocchia, lo prendevo tutto in bocca fino alla base, mentre lui mi teneva la testa. Dopo qualche minuto, con una specie di ruggito, venne nella mia bocca e io bevvi tutto senza lasciare cadere una goccia. Dopo un po’, quando ci riebbimo da quel primo assalto della passione, lo zio mi disse: “Vieni di là, staremo più comodi”, e così dicendo mi prese in braccio e mi portò in camera da letto. Stretti l’uno all’altra, continuammo a scambiarci carezze e baci , finchè sentii di nuovo il suo cazzo duro contro il mio corpo. Questa volta, le sue mani insistevano particolarmente tra le mie gambe, che io tenevo larghe stando distesa sulla schiena, lasciandogli vedere il buchetto. Che per la verità, pur essendo la prima volta con un uomo, era ben pronto all’uso perchè già da qualche tempo quando avevo voglia, e ne avevo spesso, mi consolavo penetrandomi con oggetti anche di calibro notevole. “Ma che bella fichetta che hai”, mi diceva lo zio mentre, tenendomi le chiappe ben aperte, questa volta lui con la sua testa fra le mie gambe, mi leccava tutt’intorno, e anche dentro, il mio buchetto. Non mi ero mai sentita così desiderata e non avevo mai desiderato nessuno così tanto. Lo zio Franco prese qualcosa dal comodino, che evidentemente teneva lì pronto all’uso, con cui mi lubrificò per bene, prima con un dito poi con due dita, poi mi fece girare e mentre mi teneva per i fianchi sentii la sua cappella farsi strada dentro di me. “Sì, Franco! Ti voglio!”, non potei trattenermi dal gemere. “Anch’io ti voglio, bimba mia!”, disse mentre cominciava a stantuffarmi vigorosamente, finchè con un altro ruggito che era anche una specie di “ti amo”, scaricò per la seconda volta la sua sborra dentro di me ormai completamente femmina. .

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