IN GITA CON LA SCUOLA

Era febbraio e la mia classe, la 5Ag con la 5Bg eravamo andati in gita in Grecia. Il viaggio era concluso e sul tardo pomeriggio ci imbarcammo per il ritorno a casa con la nave Superfast VI. Io condividevo una stanzetta con un compagno di classe, Lorenzo, e nel corridoio parallelo c’era la stanza di Sara, Chiara e Valentina, altre mie compagne. Sara era la mia migliore amica, avevamo fatto le superiori praticamente assieme. In seconda mi ero preso una bella cotta per lei, ma Sara non aveva ricambiato facendomi capire che avrebbe preferito restare solamente un’amica. Io conservavo ugualmente un debole per lei, ma diventammo grandi amici. Quella sera, gli altri compagni di classe avevano deciso di andare in giro per la nave o sul ponte a prendere aria. Avevo appena finito di farmi la doccia quando squillò il telefono della cuccetta: era lei che mi chiedeva se più tardi avessi voluto andare a farle compagnia nella sua cuccetta. Io risposi ‘ va bene, finisco di vestirmi e arrivo -. Quando arrivai da lei era seduta sul letto con le gambe incrociate che smanettava col cellulare. Sara è alta come me, 173 cm, lunghi capelli lisci e castani, occhi color nocciola, seno piccolo e corporatura robusta. Vestita di tutto punto sembra magra, ma in realtà ha un sedere largo e due gambe in carne. Ma tuttavia per me aveva un fascino irresistibile. Appena mi vide disse ‘ vieni, siediti qui vicino. Ti va di giocare a Uno’-. Io risposi di si e facemmo qualche partita. Poi lei prese la macchina fotografica digitale e mi chiese se mi andava di farmi qualche foto con lei. Ci fotografammo nelle smorfie più strane e ridevamo come matti. Sara è una tipa molto giocherellona, ama fare scherzi e istigare la gente, quando è di buon umore. Visto che lo era, per una partita persa prese a farmi il solletico per vendicarsi e io che lo soffro molto, replicai. Ci stavamo solleticando come pazzi, ridevamo a crepapelle, lei mi toccava sulla pancia e sui fianchi, io la toccavo sulla pancia e sotto le ascelle. Fu così che accidentalmente le toccai un seno in maniera non lieve. Subito imbarazzato ritrassi la mano. La guardai per una frazione di secondo e lessi sul suo viso un’espressione di rimprovero. Io tentai impacciato di scusarmi ‘ Oddio scusa! Non vole..- non feci nemmeno in tempo a finire la frase che lei mi afferrò il polso e tirò la mia mano a sé, appoggiandola al suo seno e premendocela sopra con forza. Subito dopo mi prese la testa con la mano e mi baciò infilandomi in bocca tutta la lingua che aveva. Io rimasi subito sorpreso e un po’ rintronato, ma visto che il mio sogno si stava realizzando proprio allora, non esitai a spingerla in posizione stesa sul letto, senza staccare la mano dalla sua tettina. Lei mi abbracciò e mi legò a se in una morsa di passione, e quando le strinsi con forza il seno che tenevo lei emise un sommesso mugolio di piacere. Ci baciavamo appassionatamente, presi dalla voglia di sesso, ci baciavamo fissi. Ad un certo punto mi alzai da lei, e faticai non poco a liberarmi dalla sua presa, e quando staccai le mie labbra dalle sue, tirò il fiato, come quando si esce dall’apnea. La guardai con l’espressione rapita, ed entrambi capimmo che i vestiti erano di troppo. Lei indossava una camicetta bianca ed un paio di jeans attillati, le strappai la camicia facendole saltare tutti i bottoni, afferrai il reggiseno tra le due coppe e gli diedi uno strappo violento rompendo il gancetto dietro, poi me ne liberai tirandolo via, e scoprendo così le sue tettine a pera. Intanto lei ansimando per l’attesa cercava freneticamente di sbottonarsi i pantaloni e abbassare la cerniera. Io non resistevo più e cercavo di darle una mano per fare prima. Alla fine lei fece scivolare i jeans lungo le gambe e io li tiravo da in fondo per toglierli. Ci muovevamo con fretta e frenesia per fare il prima possibile e tolti i pantaloni le afferrai il perizoma nero e lo strappai via. Mi gettai sopra di lei e Sara mi stracciò la maglietta e non riuscendo a sbottonare i jeans fece saltare il bottone con uno strappo violento. Poi mi sfilai gli slip e scoprii così il mio cazzo che era duro e gonfio per l’eccitazione. Subito tornai a baciarla con foga, spostandomi sul collo e bagnandolo con la mia saliva. Le leccavo le orecchie e le succhiavo, le mordevo le spalle e potevo sentire Sara mugolare dal piacere. Le leccai le braccia e mi spostai sulla clavicola quindi sul seno. Cominciai a leccarle i capezzoli con la punta della lingua, poi l’aureola, poi li mordicchiai e poi cominciai a succhiare le tettine, mettevo in bocca più seno che potevo e succhiavo forte, sentendo lei emettere gridolini per il dolore e il piacere. Feci scorrere la mia lingua lungo la sua pancia e man mano che scendevo cominciavo a sentire l’odore del suo sesso. Finalmente arrivai alla sua morbida fighetta. Mi feci strada tra la sua peluria folta e scura con le dita e le allargai le labbra con delicatezza. Infilai la mia lingua nella sua figa e presi a leccarla piano. Man mano che sentivo che la sua eccitazione saliva, io la leccavo di più, finché presi a leccarla con tutta la lingua, la succhiavo e la mettevo in bocca nella sua lunghezza intera. Ormai lei stava impazzendo e voleva gridare, ma non poteva lasciarsi andare, così prese a respirare in modo affannoso e veloce, con la bocca. Mentre sospirava forte la sentii che disse con un filo di voce ‘prendimi-. Io non me lo feci ripetere due volte e mi infilai il preservativo. Lei attendeva con ansia di avermi dentro di se e appena messo il cappuccio la infilzai con violenza con tutto il mio cazzo. Sara fece un gridolino di dolore ma cominciò a godere subito dopo. Entrando capii che i miei sospetti erano veri, che Sara non era vergine, lei, che aveva cercato di farmi credere il contrario da anni. Preso da un senso di rivalsa cominciai subito a pompare forte e le si attaccò alle spalline del letto. Potevo ammirarla in tutta la sua lunghezza, rossa in viso, sudata, aveva l’aspetto di una vera e propria troia. Anche lei muoveva il largo bacino per godere di più, e io spingevo sempre più forte. Poi uscii e la feci alzare dal letto. La misi in piedi e lei si attaccò con le mani al letto di sopra piegando la schiena. Avevo la visione del suo magnifico culo, così largo e carnoso, e due fossette estremamente sexy si vedevano in fondo alla schiena. Misi le mani sul sedere e le allargai le natiche, dopodiché cercai di infilare il mio cazzo nel suo possente culo. Subito faticava ad entrare, riuscii a mettere solo la cappella, ma pian piano il suo buco si adattò alle mie dimensioni e lo sbattei dentro tutto d’un colpo e lei non potè trattenere un grido di dolore. Lei mi pregò di andare piano e io senza dir nulla cominciai il mio avanti-indietro in maniera dolce e sobria. Lei lasciava andare dei lunghissimi sospiri, e io mi ricordavo di quando alle medie sospirava in classe per stirarsi, eccitandomi da morire. Ora ero io a farla ansimare e presto glielo rinfilai nella figa aperta. Stantuffavo forte forte e lei mi pregava di continuare ancora e ancora e ancora, finché non ebbe l’orgasmo e sentii il mio cazzo che si scaldava nonostante indossassi il preservativo. Era venuta copiosa, e il suo umore scivolava lungo le sue grosse gambe divaricate e gocciolava sul pavimento. Questo mi eccitava da morire e mi chinai su di lei appoggiandomi alla sua schiena e palpeggiando i suoi seni. Aveva i capelli bagnati che le cadevano sul viso bagnato anch’esso, era davvero rossa e teneva la bocca aperta. Non mi pareva vero di essere proprio io a scoparla così, lei, che mi aveva sempre rifiutato come amante. Mentre la fottevo presi a leccarle la schiena madida di sudore, lo stavo bevendo proprio tutto. Le scostai i capelli dalla schiena e li lasciai cadere sul fianco, le leccai il collo e i peli che correvano lungo le parte superiore al centro della schiena. Sentivo il suo fiato vicino e il calore del suo viso vicino al mio, ero sudatissimo pure io e le leccai la guancia. Lei capì le mie intenzioni e tirò fuori la lingua per appoggiarla alla mia e leccarla. All’improvviso sentii un sussulto da dentro, estrassi il pene, buttai il preservativo e le macchiai la schiena con un violento getto di sborra. Ansimavo da morire continuavo a toccarmi da solo per fare uscire quanto più succo potevo. Poi le passai la cappella sul culo e sulle natiche e poi lungo la schiena. Lei si girò e per ringraziarmi del servizio afferrò il mio cazzo con la mano e se lo infilò in bocca, succhiandolo fino in fondo, lentamente, giocando con la lingua. Poi mi leccava la cappella rossa, la ciucciava, e poi di nuovo tutto in bocca. Mi stava facendo proprio un signor pompino. Dopo aver ripulito per bene, ci rivestimmo e decidemmo che non ci sarebbe stato seguito’eravamo solo due amici che avevano appena fatto sesso.

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