POMPINO GAY

Era da tanto tempo che l’avevo adocchiato. È Michele, giocavamo a basket insieme da quando eravamo piccoli, solo che io crescendo avevo sviluppato una morbosa attrazione per i cazzi e lo spogliatoio era un luogo dove almeno l’immaginazione poteva dare seguito alle mie più sfrenate fantasie. Lo avevo sempre ammirato: esile, occhi scuri, capelli a spazzola e molti peli sul pube e sotto le ascelle, il sedere appariva magicamente glabro ma desideravo tanto poterlo esplorare… Mi era parso ovvio che nessuno di coloro con cui giocavo avrebbe accettato un’avventura di nessun tipo con me ma non potevo lasciarmi sfuggire tutti quei bei corpi e quei bei piselloni. Ho quindi accuratamente progettato un piano per poter prendere un po’ di pesci nella mia rete e mi sono preparato minuziosamente il materiale occorrente, manco fosse un pericoloso esperimento chimico. Ho quindi acquistato: dell’intimo femminile, un rotolo di scotch, una benda e due compresse oculari. Avrete già capito di cosa si tratta ma dovete capire che un etero queste “cosucce” non le pensano nemmeno. Dovete sapere che il ragazzo era timido e non aveva mai approcciato una ragazza nemmeno per uscirci, figuriamoci per scoparla. Io, dopo un allenamento e soprattutto dopo la doccia, gli ho mandato un messaggio. Vi copio il testo (non si sono copiati gli emoticon): Io: Ciao! Come va? Hai cinque minuti? M: Certo… Io: Sei solo? M: Sì sì stai tra…tt bene? Io: Mi ha scritto una tipa che conosco e che è venuta a un nostro allenamento di recente… M: E… Io: Ha chiesto di te e se eri disponibile per un “servizietto”… (Passa mezz’ora) Io: Ci 6? M: Cosa intende? Io: Pensaci… M: Ma chi è? Com’è? Io: Gioca a pallavolo, è alta tipo 1.80, capelli scuri, occhi chiari, bel culo, tette normali ma sode…non ce ne sono tante csì.. M: Ma la conosco? Io: No M: Ma quindi è figa? Io: Direi nettamente sopra la media M: Fammici pensare, non sono tanto sicuro… Io: Sciallo…solo una cosa, Non dirlo a nessuno, lei non vuole che si sappia e io soprattutto non vorrei diventare un distributore M: Ok va bene, notte Io: ‘notte. Inutile dire che mentre scrivevo avevo il cuore a mille e l’uccello che mi scoppiava… Dopo qualche giorno, nel weekend mi pare, manda un whatsapp… M: Come si chiama la tipa? Io: Non vuole che te lo dica… M: Ma chi è? Io: Una che conosco…senti se è un no non farti problemi, tanto non vi conoscete neanche… M: Boh… Io: Se non ti fidi non preoccuparti, essendo io il tramite voleva fare da me… M: Cioè? Io: Dato che non vuole essere “scoperta” e te l’ho detto, io avreste fatto da me… M: Così é un altra cosa… Io: Cosa ne dici quindi? M: Dai lo faccio!!! Io: Bravo, è così che ti voglio! 10 minuti dopo Io: Chiede se giovedì prossimo alle 17.30 va bene… M: Non si può un po’ prima come orario? Io: Mia sorella esce a quell’ora per andare a scherma M: Ok va bene allora Io: Mi ha dato qualche indicazione… M: ??? Io: Devi essere pulito anche il sedere perché fa un giochino… M: Altro? Io: Appena lei finisce se ne andrà e non la vedrai mai in faccia… M: Ma come farò? Io: Io so questo per ora…a casa se c’è altro te lo dirò M: Ok, a domani [allenamento n.d.r] Io: Ciao e sii puntale M: Certo Sono stati i 10 giorni più lunghi della mia vita e ho dovuto prendere degli accorgimenti per non essere scoperto. Mi sono fatto la barba in modo che non si sentissero i peli, ho messo una crema idratante per averla più liscia e ho ricontrollato più volte il mio work plan. Appena è arrivato l’ho fatto scendere in taverna: “Lei è in cucina, adesso ti preparo come ha detto e poi ti raggiunge”, non risponde nulla e lo accompagno al piano di sotto. Inizio: “Spogliati”, ribatte: “Cazzo vuoi tu?”. “L’ha detto lei…ricordi che non dovete vedervi?”, “Ah sì, che sbatti però”, “Resta in mutande”, “Ok”. Una volta svestito gli applico le compresse oculari e poi lego la benda spiegandogli che è così che non la vedrà, sbuffa ma non protesta. Poi la mossa speciale: non potendo essere toccato avevo bisogno che le sue mani ed i suoi piedi stessero fermi quindi lo scotch. Così ho avvolto i suoi polsi e le caviglie con il nastro adesivo. Infine gli ho fatto le prove per la vista e per io movimento degli arti, avevo fatto proprio un bel lavoro. “Io salgo…due cosine: dille quello che vuoi e non provare a togliere quella roba sennò se ne andrà immediatamente”, ancora una volta non risponde. Io salgo le scale con una corsetta leggera facendo però in modo che si sentissero i passi sui gradini di legno. Prendo l’intimo rosa da cui avevo appena tolto il cartellino e scendo le scale lentamente. Giro l’angolo e lo vedo annoiato e ansioso allo stesso tempo, mi sente. “Sei tu?” chiede. Mi avvicino e gli lecco la guancia, “lo prendo per un sì” replica impacciato. Gli sfioro il busto con il palmo delle mie mani per farlo eccitare, gli vado dietro, bacio le spalle e scendo con le mani fino alle chiappe. Le stringo forte e lo sculaccio, lui urla. Torno davanti e vedo il cazzo che è quasi completamente eretto ma contenuto ancora nei boxer verdi e blu della Tezenis. Gli dò un bacio a stampo e scendo con la lingua lungo tutto il collo, arrivo al petto dove stanno crescendo i primi peli da vero uomo e continuo a far vagare la mia bocca fino al capezzolo sinistro dove mi soffermo a lungo, lo lecco e lo titillo; faccio lo stesso con quello destro e nel frattempo lui geme e dice “Brava, brava, così”. Non mi infastidisce il fatto che mi dia appellativi femminili: è da troppo che aspetto questo momento. Il suo pene ora è incontenibile per le mutande, ma io lascio la “questione” in sospeso per aumentare la sua voglia. Vado alle ascelle, amo il suo odore e adoro il suo sapore di maschio che sono profusi dai suoi peli. Scendo ulteriormente continuando a leccare l’addome, mi fermo sull’ombelico ci gioco un po’ e mentre comincio a tastare il suo membro turgido attraverso il tessuto, mi chiede di levare le mutande ed io eseguo perché non ce la faccio più. Abbasso l’elastico del boxer e il suo cazzo svetta all’altezza della mia faccia, gli dò una rapida leccata e finisco di abbassare l’indumento. Intorno alla mazza c’erano una marea di peli neri e lunghi tanto da nascondere la reale lunghezza del sesso. Prendo in mano quei 16 centimetri di carne che mi sono proposti e comincio una sega lenta con una mano e gli massaggio i coglioni con l’altra, senza stringerlo troppo per non rivelare la grandezza delle mie mani. Lo scappello e resto un attimo in contemplazione: la cappella e le palle erano di notevoli proporzioni rispetto al resto, mi eccitavano tantissimo perché erano belle come le avevo sognate. È finalmente arrivato il momento di prenderlo in bocca, sono eccitatissimo e vorrei urlare ma mi devo trattenere per non essere scoperto. Gli scappello l’uccello un’altra volta ne lappo l’estremità, lo metto tutto in bocca e lui geme forte: “Ahhhh ahhhh, troiaaaa, siiiii”. Oh sì ero la sua puttana e mi piaceva anche. Faccio avanti e indietro poche volte e lui viene copiosamente con 6 schizzi di sborra calda e bianca, i primi li ho presi in faccia mentre gli altri in bocca. Lo aggiro e mi ritrovo con il suo culo sodo e glabro davanti al viso, ci affondo subito la faccia e ci sputo lo sperma che avevo appena preso. Il suo cazzo sta già tornando turgido. Mi dedico a leccare le chiappe mentre strofino il mio indice contro il suo ano pieno di sperma vorrei urlare di piacere ma non posso tradirmi. Arrivo fino al buchetto che cerco di sfondare con la punta della lingua intanto lo sego da dietro. A questo punto è umido e rilassato quindi decido di spingergli dentro l’indice, lui caccia un urlo ma dopo poco già geme per il piacere. Due dita, altro urlo. Non è semplice farmi strada dentro di lui e poi ho paura che si stanchi. Torno davanti lo spompino un po’ lui viene ancora ma stavolta ho preso preso l’intimo e lo bagnato con il suo seme. Sono tornato di sopra, mi sono lavato il viso e cambiato la maglietta che era rimasta sporca. Dopodiché sono tornato in taverna e ho tolto la benda a Michele. Era tutto sudato e ai suoi piedi era pieno di sperma. Io: ti è piaciuto? M: È stata bravissima… Io: Non mi sembri molto convinto… M: Niente tette e culo… Io: In genere usa il resto dagli appuntamenti successivi Gli accarezzo il culo e riprendo in mano l’uccello, tenta di ritrarsi ma è chiuso nella mia morsa… Io: Non ti va un’altra manche? M: Ma Vaffanculo! Che è? Sei frocio? Io: Vabbeh contento tu…sarà per la prossima volta…. A questo punto lo slego, lo accompagno in bagno dove si può lavare, si cambia e mi saluta. La troia che è in me si era animata e ora non vedevo l’ora di scatenarla di nuovo..

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