Fantasie erotiche femminili: quei desideri segreti…

Quei desideri segreti

  

 Secondo una ricerca, molte donne si
eccitano abitualmente pensando di essere costrette ad avere un rapporto
sessuale. Diffuse anche le fantasie legate al sesso con uno sconosciuto,
esibizionismo e rapporto a tre. Quasi sempre si tratta di qualcosa di
mai accaduto e che neppure si desidera accada. Raggiunto lo scopo per il
quale la fantasia è stata prodotta, la stessa perde il suo valore
erotico. Ne abbiamo parlato con due esperte

 

di Sara Ficocelli


La
complessità del cervello femminile si riflette nella produzione,
frenetica e sorprendente, di fantasie sessuali. Non ci sono limiti
all’immaginazione delle donne quando c’è di mezzo il desiderio.
Persino un evento aberrante come lo stupro può diventare fonte di
eccitazione, così come esser costretta ad avere un rapporto orale, anale
o ricevere avances da parte di un’altra donna. Niente di cui stupirsi:
secondo gran parte della letteratura scientifica, la coercizione
sessuale è una fantasia diffusa perché dona un senso di liberazione,
sciogliendo la donna dall’ansia che un ruolo più attivo comporta e dalla
responsabilità rispetto a qualunque tipo di desiderio, proprio o
altrui.

“Le fantasie erotiche – spiega Flavia Coffari,
psicoterapeuta e sessuologa e presidente del Centro Italiano di
promozione alla salute (CIPSal) di Roma – sono il modo che l’essere
umano ha di autoerotizzarsi mentalmente. L’immaginario erotico è una
sorta di zona erotica intrapsichica. Le fantasie possono presentarsi
spontaneamente o, al contrario, essere provocate dal soggetto. Possono
essere costituite da una sola immagine, come un flash mentale, o da una
serie di fotogrammi che si succedono, come in un film. I protagonisti
sono spesso persone che si conoscono o che comunque esistono ma talvolta
si tratta di personaggi completamente fittizi”. A volte la fantasia
erotica ripropone un’esperienza già vissuta, ma quasi sempre si tratta
di qualcosa di mai accaduto e che neppure si desidera accada. “Le
fantasie di stupro – precisa la sessuologa – fanno parte di quest’ultimo
gruppo. La maggior parte degli autori ritiene che si tratti di un modo
per “legittimare un piacere erotico colpevolizzato”: in questa fantasia,
cioè, non é la sofferenza subìta ad essere erotizzata (come invece
accade nel masochismo), ma il fatto di essere costrette con la forza al
coito. Il soggetto in questo modo può negare la responsabilità del
piacere, quasi si trattasse di un’espiazione prima del peccato”.

Secondo
una ricerca delle università del North Texas e di Notre Dame condotta
su 355 giovani, il 62 per cento si eccita abitualmente pensando di
essere costretta a un rapporto sessuale e il 40 ha queste fantasie di
media una volta al mese, il 20 una a settimana. Lo studio “Women’s rape
fantasies: an empirical evaluation of the major explanations” (“Fantasie
di stupro femminili: una valutazione empirica delle principali
motivazioni”), pubblicato su Archives of Sexual Behaviour, è stato
condotto da una donna, la psicologa Jenny Bivona, facendo ascoltare alle
volontarie, con delle cuffie, voci di donne urlanti e chiedendo poi
loro di chiudere gli occhi, immedesimarsi e raffigurare una scena. Il 52
per cento si è immaginata costretta a far sesso da parte di un uomo; il
32 stuprata, il 28 costretta a fare sesso orale, il 16 anale, il 24 per
cento ha immaginato di essere immobilizzata, il 17 di venire costretta a
fare sesso da una donna, il 9 stuprata da una donna e sempre il 9 per
cento costretta a far sesso orale, sempre da una donna. Circa il 62 per
cento delle intervistate ha avuto almeno una di queste fantasie.

Altre
fantasie diffuse nel mondo femminile sono quelle legate
all’esibizionismo. “Le fantasie di questo tipo – spiega il sessuolgo
Gian Carlo Vicinelli – sono spesso caratterizzate dalla sensazione di
potere che la donna prova nei confronti degli uomini, ridotti a
spettatori passivi di una sorta di “apparizione” quasi divina, che li
sottomette con la bellezza e la forza della femminilità. Compaiono
solitamente quando una donna si sente più fragile o attraversa un
momento di crescita. In queste situazioni, ella ha bisogno di rientrare
in contatto con l’energia femminile che ha dentro e di consolidare la
propria identità”.

Ago della bilancia, ancora una volta, la
profonda diversità tra i sessi. Secondo Ian Kerner, sessuologo americano
autore del libro scandalo “A Billion wicked Thoughts”, “Uomini e donne
hanno entrambi fantasie, ma si tratta di pensieri un po’ diversi tra
loro. Le donne fantasticano su cosa un uomo potrebbe fare loro. In
breve, si eccitano quando si sentono desiderate”. “Una donna – spiega il
dottor Robert Birch – dal punto di vista erotico, è più cerebrale di un
uomo. L’uomo dice: “Sì ho voglia di sesso, facciamolo”. La donna,
invece, “Sì, ho voglia di parlare di sesso in modo volgare”. Questo
accade, secondo l’esperto, perchè “le donne si appassionano di più
all’aspetto teatrale, romantico e drammatico che circonda il sesso,
piuttosto che all’atto in sé”.

Le dinamiche psicologiche contano
moltissimo, ma in alcuni casi l’intensità dell’immaginazione è legata al
flusso ormonale. Secondo la ricercatrice Samantha Dawson della
University of Lethbridge di Alberta, in Canada, le donne single
sperimentano ad esempio fantasie sessuali più accese nei giorni fertili.
Lo studio, pubblicato su Archives of Sexual Behavior e condotto su 27
eterosessuali tra i 18 ei 30 anni, che non usavano né la pillola
anti-concezionale né altri sistemi di contraccezione ormonale, ha
rivelato che nei tre giorni in cui il corpo ha più possibilità di
concepire, le donne fanno in media 1,3 fantasie sessuali in più.



Quei desideri segreti
  

A questa vivacità mentale non sempre
corrisponde però una capacità di comunicazione adeguata e il sesso
femminile fa molta più fatica di quello maschile a confessare le proprie
fantasie. “Le fantasie sessuali –
spiega la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, presidente della
SIPSIeS, Società Internazionale di Psichiatria Integrativa e
Salutogenesi di Roma – hanno lo scopo di “facilitare” il funzionamento
sessuale e di risvegliare la sessualità e appagare i bisogni. Possono
essere condivise con il partner o rimanere “esclusive”, segrete,
abitando solo nella mente della donna. In ogni caso, permettono di
aprire uno spazio psichico in cui possano essere immaginate situazioni
erotiche e sentimentali, in grado di accendere aree corporee e mentali
che mettono la donna in condizione di essere più seducente e attraente,
più libera con sè stessa e col partner, più soddisfatta e sicura.
Talvolta anche più felice”.

Secondo una ricerca del Dipartimento
di Psicologia Clinica e Psicopatologia Generale del gruppo SRM
Psicologia e del Centro Studi e Ricerche in Psicologia Emotocognitiva,
le donne generalmente sviluppano fantasie sessuali legate a situazioni
particolari (sesso nella vasca da bagno, in ascensore, nel camerino di
un negozio, ecc.); mentre gli uomini immaginano situazioni strettamente
legate alle prestazioni (sesso orale, sesso anale o posizioni
particolari).

In particolare, dai dati del sondaggio online
condotto dal dottor Marco Baranello e dalla dottoressa Emanuela
Sabatini, è emerso che fra tutte le fantasie, le più comuni riguardano
il sesso di gruppo (ben il 36% degli intervistati), seguite da quelle
legate a situazioni specifiche (10%) e a prestazioni (10%). Tra chi
aveva espresso fantasie orgiastiche, 70% erano uomini e il 30% donne,
con percentuali quasi equamente distribuite con riferimento al “sesso a
tre” (45% donne e 55% uomini). Tra le donne eterosessuali che hanno
espresso fantasie relative a “sesso di gruppo”, ben il 75% ha dichiarato
di essere disponibile ad avere rapporti sia con uomini che con donne,
mentre solo il 25% degli uomini ha ammesso la stessa cosa. Stessa
percentuale per fantasie erotiche di tipo omosessuale in soggetti
eterosessuali (75% donne, 25% uomini).

Nella maggior parte dei
casi, spiegano gli esperti nello studio “Fantasie erotiche. Psicologia
dei comportamenti sessuali”, le fantasie erotiche non vengono realizzate
e rimangono pensieri e desideri utilizzati per eccitarsi o accompagnare
la masturbazione o il rapporto sessuale. La maggior parte degli
intervistati ha dichiarato di non aver mai realizzato concretamente le
proprie fantasie (soprattutto quelle che coinvolgono persone esterne
alla coppia) ma che desidererebbe farlo. Il desiderio di realizzazione
sembra insomma essere parte integrante della fantasia stessa. Raggiunto
lo scopo per il quale la fantasia è stata prodotta
(desiderio-eccitazione-orgasmo) la stessa perde il suo valore erotico.

“La
fantasia sessuale femminile più diffusa – continua Lucattini – è quella
di fare l’amore con uno sconosciuto. Un volto ignoto permette di
aggirare il senso morale comune e rende l’esperienza erotica assoluta,
senza condizionamenti ambientali o dettati dai rapporti interpersonali. È
eccitazione pura, allo “stato solido”, non liquida o gassosa”.

“La
seconda – continua – è fare l’amore in luoghi insoliti, all’aperto o in
pubblico. In questo caso confluiscono più elementi. L’esperienza
“strana” ovvero estranea, diversa rispetto alla quotidianità, crea uno
stato di sospensione dentro il quale prendono forma le fantasie più
nascoste che si trasformano in eccitamento fisico e mentale. A queste
“locations” è quasi sempre associata la paura di essere scoperte,
fattore aggiuntivo di sovra-eccitazione. Se esiste nella mente il
rischio di essere scoperte, la cosa che si sta immaginando è sentita
come proibita o trasgressiva”. Nel primo caso, se proibita,
l’eccitamento nasce dall’elusione di un controllo, spesso immaginato
come esercitato da qualcuno, da una o più persone che possono o stanno
per arrivare, che possono vedere o scoprire quello che sta accadendo,
anche la stessa fantasia sessuale. Nel secondo, la trasgressione,
l’eccitamento deriva dal piacere dell’eludere o infrangere una morale.

“La
terza fantasia – spiega ancora l’esperta – è quella con più partners.
La pìù frequente è “la triade” che riproduce inconsciamente la triade
edipica nelle sue molteplici forme. La competizione con la madre per il
possesso del padre, la lotta con il padre per l’amore della madre, la
competizione con una sorella o un fratello o entrambi. Nessuno ne è
immune!”.

Altra fantasia è quella della “doppia coppia”, in cui
l’immagine dell’altra coppia funziona come uno specchio, creando nella
mente allo stempo tempo la possibilità di esibirsi e di guardare,
scambiandosi ruoli e talvolta partners, come nel gioco degli specchi
riflessi del luna-park . “La quarta – conclude Lucattini – è quella di
immaginare di filmare e di essere filmati, intensificando l’eccitazione e
il piacere con l’idea di guardarsi e osservarsi”. Quasi in un’azione
autoriflessiva e autoesservativa, immaginata attraverso una sorta
“regia” della propria intimità, psichica e sessuale.
 

(10 dicembre 2012) 
Fonte: Repubblica