Troia





Il ragazzo di L. la chiamava “troia”. Non lo faceva solo quando erano eccitati e stavano facendo l’amore. Lo faceva sempre, anche davanti ad estranei. L. era giovane taciturna, alta e magra, dal sedere appena un pò grosso. L. sopportava in silenzio quelle umiliazioni. Non reagiva. In realtà provava piacere nell’essere umiliata.


Una sera, ad una festa tra amici, dopo aver bevuto un pò, il ragazzo di L. le ordinò di spogliarsi. Completamente. L. avvampò di rossore ed eseguìI partecipanti alla festa restarono attoniti, in silenzio. Tutti gli occhi erano su di lei. Poi il ragazzo di L. prese un pennarello indelebile e cominciò a scrivere a grosse lettere sulla sua schiena. La parola era “Gran troia”. I ragazzi delle festa si procurarono altri pennarelli indelebili e cominciarono a scrivere anche loro sulla pelle bianca di L. Le parole erano: “Troia, Gran Troia, Puttana”. Anche le ragazze si unirono.


L. bruciava di vergogna, ma restava immobile. Sul suo monte di Venere, c’era una parola, “Troia”,  ed una freccia che indicava verso il basso, verso l’ingresso della sua vulva. Sulle sue natiche avevano scritto “Puttana”, con delle frecce, una a destra ed una a sinistra, che puntavano verso la fessura al centro.


Qunado L. tornò a casa, piangendo, non riuscì a rimuovere completamente le scritte a pennarello indelebile. Solo ad attenuarle. La scritta “Gran troia” sulla sua schiena era irraggiugibile. Non poteva certo chiedere aiuto a sua madre.


Qualche giorno dopo, L. aveva una visita medica. Una visita di routine. Non pensò ad una scusa per rimandare, e si presentò alla visita. Il medico le ordinò di spogliarsi, e lei, dopo qualche esitazione, eseguì, con il viso rosso di vergogna. Quando il medico le appoggiò lo stetoscopio sulla schiena, vide la scritta “Gran Troia”. Le chiese di slacciarsi il reggiseno per vedere meglio. Trovò le tracce, ancora visibili, delle scritte “Troia” e “puttana” sulle sue braccia. Altre scritte mal cancellate erano sui suoi seni. Il medico si eccitò visibilmnete mentre seguiva con le dita quelle scritte sulla pelle di L.


Il medico era un uomo anziano, con un viso ributtante. Disse ad L: “Si sfili gli slip e si metta piegata a 90 gradi sul lettino, troia”. L. eseguì in silenzio e si piegò sul lettino. Quell’uomo le faceva schifo, ma la sua fica era un pò umida. Il medico smaneggiò a lungo col suo cazzo per farlo diventare duro, poi lo infilò dentro L. Lei restò immobile e lo lasciò fare. Non impiegò molto a venire. Gocce di sperma colavano dalla fica di L.


Il medico disse ad L. di restare immobile, poi prese il mercurocromo e scrisse sulla vita di L., appena sopra le natiche, le parole “Gran Troia”. Sotto mise la sua sigla.


Poi il medico disse ad L:”Può andare, troia”. Ma voglio che ritorni tra un mese per una visita di controllo. L. si rivestì ed uscì in fretta dallo studio, rossa di vergogna.