capricciosa,viziata e….vogliosa

Mi chiamo Annalisa ed ho venticinque anni, sono l’unica figlia di un industriale molto ricco e sto per sposare il mio fidanzato, un magistrato maggiore di me di dodici anni. Siamo fidanzati da tre anni e non gli sono mai stata fedele, probabilmente non lo sarò nemmeno dopo il matrimonio, perché non riesco ad accontentarmi di un solo uomo. è così da sempre, da quando ho fatto sesso per la prima volta, dieci anni fa. Mia madre è morta quando avevo sette anni, e due anni dopo mio padre si è risposato con una delle sue amanti, Maddalena, che aveva all’epoca trent’anni contro i quarantaquattro anni di lui. Una splendida donna, che io ho sempre detestato per la sua arroganza, mi aveva spesso picchiata quando ero bambina, e per il fatto di aver sempre tradito papà. Così, appena mi è stato possibile, mi sono scopata tutti i suoi uomini, tutti quelli con i quali le ho visto fare con i miei occhi quello che ho imparato a fare così bene. Quando lei ha capito che le toglievo i suoi amanti, mi ha nuovamente schiaffeggiata con violenza, ma questa volta le ho tenuto testa; al terzo ceffone gliel’ho restituito, e ho minacciato di dire tutto a mio padre, che l’avrebbe scacciata togliendole i soldi e facendola tornare la stracciona di prima. Da quel momento ci siamo odiate ferocemente, più di prima; io la spiavo ossessivamente, e non appena la scoprivo con qualcuno non perdevo occasione di portarmelo a letto. Anche perché il sesso mi piaceva molto, ed ero anch’io piuttosto avvenente: capelli castano-biondi ed occhi nocciola, quarta di reggiseno, vita piccola e ventre piatto, anche se mi mancavano le gambe chilometriche di Maddalena. In questo periodo, alla vigilia del mio matrimonio, lei aveva una relazione con il nostro giardiniere, Mamadou, uno splendido ragazzo senegalese. Li avevo visti trastullarsi in giardino, poi erano saliti in camera di lei. Da questo a decidere di farmi lo stallone il passo fu brevissimo. Un giorno, mentre lui, a torso nudo, potava alcune piante, mi avvicinai con indosso un succinto abitino leggero. Lui mi salutò deferente, ed io mi feci più vicina, quindi lo cinsi al collo e gli infilai la lingua in bocca. Stupito, probabilmente sorpreso, lui ricambiò muovendo oscenamente la lingua nella mia, mentre la mia mano scendeva sul suo cazzo nascosto nei pantaloni. “Ti aspetto nella mia stanza”, gli sussurrai sulle labbra carnose prima di allontanarmi, certa che stesse osservando il movimento del mio culo che si allontanava.

Naturalmente, Mamadou non si fece aspettare. Salì in camera mia ed io lo accolsi completamente nuda sotto la sottoveste di seta; appena entrato, con un unico movimento del bacino mi sbattè il cazzo contro il ventre, per farmi sentire quanto fosse duro. Questo gesto mi eccitò immensamente, ed immediatamente glielo tirai fuori. Come da copione, il ragazzo era piuttosto dotato; feci scivolare la lingua su tutta la lunghezza del cazzo, poi, dopo averla girata intorno alla cappella, lo presi in bocca. Da quel momento in poi fu un crescendo di sensazioni, di umori, di esplosione di piacere. Avevo vinto ancora una volta; avevo tolto a Maddalena il suo giocattolo, ed avrei continuato a farlo sempre. Per qualche strano motivo, lei non aveva mai cercato i suoi amanti fra i miei uomini. Forse temeva in qualche modo la mia possibile vendetta. E faceva bene. Sono proprio curiosa di sapere chi sarà il prossimo…