Julia

[dalle casse stereo del Motel] – Amato tanto così me lo ridici amato tanto…

Le lampade ribaltate, cuscini per terra, l’intimo ovunque, le lenzuola impregnate di sudori, umori e l’odore di sperma sui loro corpi scoperti. Sul comodino bustine di preservativi aperte, una confezione di gel ancora intonsa, il sacchetto dei sexy toys che non si sa mai…dallo specchio a soffitto le pale del ventilatore nascondevano e mostravano in continuazione Julia e Matteo, ansimanti ed esausti.

Si erano conosciuti col freddo nelle tonsille a dicembre, lei ragazza riccia occhi verdi, molto timida a dispetto di quanto si potesse immaginare Matteo, gli aveva fatto una sorpresa catapultandosi sotto casa sua per vedere il suo faccino, voleva proprio vedere che faccia avesse chi l’aveva incalzata con messaggi strani, particolari, ma pieni di curiosità e voglia di conoscerla. Matteo non mollava l’osso facilmente, lei lo sapeva, ma in parte le faceva piacere. Sorridente lei, sportiva, filiforme, vestita elegante da lavoro, giacchetta nera stretta che la slanciava, ma a Matteo rimase impressa la sua timidezza, il fatto che lei in quei pochi minuti non lo avesse mai guardato fisso negli occhi, quasi a vergognarsi di chissà cosa, però Matteo si era divertito a cercare di incrociare il suo sguardo anche per poco.

Per molti mesi non si sentirono più, qualche messaggio sporadico di tanto in tanto, Matteo non aveva fatto i conti col passato che aveva chiuso in parte, ma giustamente la vita andava avanti e per un certo periodo aveva cercato di accompagnare l’ex verso la sua nuova vita, fornendo vicinanza ed assistenza psicologica, dopotutto lo meritava, ma tutto questo nell’ex aveva fatto pensare altro ad un possibile ritorno. Ma non è di questo che voglio parlare.

 

Una sera di ritorno dall’aeroporto di Malpensa, considerata la vicinanza a dove aveva detto di abitare lei, Matteo provò con un messaggio senza troppe speranze, certo doveva essere connessa, doveva leggerlo, doveva avere voglia di incontrarlo, ma i rimpianti non facevano più parte del vocabolario di Matteo e per fortuna lei era lì a cazzeggiare di sera e nel giro di 1 oretta si trovarono di fronte ad un cocktail, dopo tanto tempo dal primo fuggitivo incontro.

 

Che bello quando la rivide, Julia per lui rappresentava molto, lei si faceva portatrice di questa responsabilità, per così poco diceva lei. Quando una persona ti dedica del tempo non è mai poco, il tempo che dedichiamo a noi stessi e agli altri andrebbe valorizzato di più, è la merce di scambio più preziosa che abbiamo, che ci livella tutti, che non tiene conto dei soldi, per certi versi essere nudi su un letto o incontrarsi per arrivarci a tale condizione è una delle cose più libere sulle quali possiamo esercitare il nostro potere. Che ci rende più uomini, più selvaggi, più istintivi.

 

Lei era vestita benissimo, un bel vestitino nero, gioielli che la ornavano, una cintura che le enfatizzava il vitino stretto, un culetto da sballo, truccata il giusto, gli occhi verdi le brillavano e Matteo ci vedeva il mare, poi lui andava matto per le ricce e il binomio era perfetto.

Come sorride bene Julia pensava Matteo. E quella sera a parte sorridere finalmente i loro sguardi si incrociarono più spesso, con la voglia in divenire di finire quell’aperitivo in fretta e furia e annegare in un letto. La compagnia era piacevole, rimandare il piacere era il piacere stesso, la musica nel locale era forte e spesso Matteo si avvicinava e le parlava all’orecchio, una mano sulla vita a cingerla e lei come rideva. Ogni tanto le labbra le sfioravano i lobi delle orecchie e i brividi erano reciproci, ma ancora non se lo dicevano che si piacevano e quell’atmosfera piacevole, per quello che sarebbe potuto accadere dopo, aggiungeva tante bollicine alla sera frizzante che si erano ritagliati i due giovani.

 

Finito il secondo Martini, a stomaco vuoto, la testa cominciava a girare, le parole si facevano più smorzate, effettivamente la musica era alta, pagarono il conto e si avviarono alle rispettive macchine per i saluti. Matteo era timido, sapeva che si piacevano, ma non riusciva a dirle chiaramente che voleva scoparla. Si cazzo la voleva scopare, sapeva che anche lei lo voleva, ma non riusciva a dirle andiamo in Motel perché voleva mantenere quella sensazione sdolcinata del flirt infinito, ma Julia intuendo la sua scarsa predisposizione all’essere cinico e spietato gli levò l’incombenza con un “Ce l’hai i preservativi? Ti porto io in Motel ce n’è uno carino qui con gli specchi, io adoro gli specchi”.

Un iceberg si sciolse, la tensione svanì, Matteo riacquistò colore. Julia era divertita, con indole sbarazzina prendeva le chiavi dell’auto e perse immediatamente quella sua aura di timidezza e le rimase solo l’armatura della molto audace. Matteo prima di salire in macchina le rifilò un bacio repentino, lei spalancò la bocca e vorticosamente cerco la sua lingua e si baciarono per un po’. A sto punto la strada per il Motel sarebbe dovuta essere molto breve, per forza di cose e lo fu.

 

Check in veloce, i documenti gli caddero di mano due volte, la macchina parcheggiata e le chiavi che non volevano infilarsi in quella maledetta toppa, ma ad un certo punto la porta era spalancata e già chiusa e finalmente furono liberi di scambiarsi i sogni per 4 ore. L’attesa era giunta all’epilogo e quella voglia di divorarsi l’anima finalmente non era più un semplice pensiero sporadico di quei mesi, era realtà.

 

Erano molto passionali, si baciavano molto, la lingua ovunque, a mordersi le labbra, su e giù per le orecchie, sul collo, morsi sul mento e la fame cominciava a farsi sentire. Matteo era molto attratto da lei e concedeva più dolcezza, lei era più selvaggia e le sue mani gli slacciarono immediatamente la cintura per togliergli i Jeans bianchi e cominciare a sentire il piacere che si allungava. Lui le sfilò il vestitino nero, cercando di non farlo rimanere impigliato nella gioielleria e cercando di non graffiarla con l’orologio, che si tolse immediatamente, i seni gonfi e le sue mani su essi a contenerli. Le mani lentamente andavano più giù…

I vestiti in un baleno vennero via e i loro corpi rosei erano schiacciati, le sue tette bianche sul suo petto e le parti basse a diretto contatto, un continuo sfregare e la temperatura sempre più alta nella stanza. Matteo ora era insaziabile e con la lingua partendo dal seno si diresse in mezzo allo sterno, fino a farle contrarre la pancia quando si avvicinò all’ombelico. Un ventre veramente asciutto tutto da baciare e il monte di Venere che lo aspettava. Tornò velocemente su a baciarla ancora umidamente, lei sorrise e con la mano in maniera disinvolta lo rimandò verso le parti basse, come a volergli dire “Dai leccamela, fammi impazzire”.

La lingua di lui ora girava come un mulinello tra il suo clitoride che cominciava a dare segni di vita, le grandi e le piccole labbra, ogni tanto qualche pausa nell’interno coscia, ma lei lo rimetteva subito all’opera, golosa di piacere e lui un po’ si divertiva ad interrompere il suo piacere per dedicarsi ad altro, mentre le dita continuavano a fare su e giù, l’indice rivolto verso le pareti alte a spingere, poi movimenti più rilassati e colpi più assestati, poi con due dita aggiungendo il medio e lentamente il suo piacere si gonfiava dentro. Il palmo della mano sfregava sul clitoride e ogni tanto la lingua spazzolava dove poteva mentre lei cominciava a mugugnare tra rantoli e frasi dolcemente porche. La sua figa era sempre più bagnata e sempre più rilassata, caldissima e si contraeva piacevolmente sotto le sue dita, la lingua ora era diretta sul bottoncino rigonfio e pieno di pieghe e una ad una le perlustrava con avida lussuria. Lei era quasi pronta per venire, il medio e l’anulare ora sempre più velocemente facevano il loro compito e sotto i polpastrelli di Matteo le pareti interne si gonfiarono sempre di più, dopo qualche minuto lei si trasformò in un idrante allagando tutto contorcendosi dalla goduria.

 

Matteo pensò di essersela cavata con poco, Julia gradì moltissimo la sua capacità a manipolarle il fiore e condurla al totale piacere, ma seguirono altre 4 ore di sesso inteso, sfiancante e ingordo, dove lei concesse tutto quello che poteva e lui generosamente non si risparmiò nulla riuscendo a farle raggiungere ripetuti orgasmi, urlando tutto quello che sfacciatamente gli passava in testa, un dirty talk veramente spinto che non fece che aumentare a dismisura quella bellissima notte di sesso.

Le bustine dei preservativi si accumularono e quel che resta di quella notte furono la vista delle pale del ventilatore, incastonato sullo specchio, che riflesse per lunghe ore l’incontro di 2 anime vaganti, alla ricerca di affrancarsi dalle invisibili catene del pudore, che troppo spesso blindano il nostro essere selvaggi.

[dalle casse stereo del Motel] La neve tornerà come un pretesto dipinta e sempre finta, e tu la irridi, la lusinghi e la sfidi e la solleva il tuo sbuffo selvaggio.

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