L'Ultimo Giorno Sulla Terra

Pianeta Terra, anno 2058, sotto un cielo cremisi c’è un autentico brulicare di corpi nudi.
All’Hyde Park di Londra, sul verdissimo manto erboso si consumano infuocate orge, si può nitidamente scorgere un trenino di amorevoli ragazze appena maggiorenni intente a darsi reciproco piacere, le lingue come se fossero giunti di carrozze. In fondo al convoglio, una fila di cazzi in coda che si svuotano a turno, a volte anche in coppia, negli orifizi di Carol, la fortunata ultima ruota del carro, che mugola di piacere ininterrotto da diverse ore. Un capotreno di colore, Adam, si diverte a picchiettare la sua paletta circoncisa sul volto di Kirsten, reso quasi irriconoscibile dal frutto di decine di pompini elargiti fin dalle prime luci dell’alba.
Asakusa, città a nord est del centro di Tokyo, vicino alle colonne arancioni del tempio di Senso-ji, migliaia di ragazze in kimono. Fisici molto asciutti, a cavalcioni sui turisti, se la spassano da giorni. Cristian e Nayoko, da decine di minuti, stanno tentando di abbattere un pilastro del tempio. Nayoko, faccia trasfigurata dal godimento, aggrappata alla colonna tenta vanamente di assecondare la rapidità dei colpi dello stallone italico, di cui si può scorgere la schiena muscolosa, i dorsali rocciosi e i glutei che si contraggono ad ogni affondo. Ogni tanto si interrompe e gioca con inserimenti alternati tra i due buchi, quando passa a quello superiore, gli occhi a mandorla di Nayoko si fanno più grandi.
Rasente al tempio, scorre lento il fiume Sumida, negli adiacenti argini, tra le piante selvagge si possono scorgere le estremità di ginocchia, di gambe aperte che incessantemente ricevono piacere.
Versilia, alle pendici della Alpi Apuane, nei vitigni irrorati di rugiada, Maria e Corrado stanno consumando l’unico tradimento della loro vita. Colleghi da anni, si erano sempre piaciuti, ma la condanna dei loro matrimoni, la zavorra dei figli, la paura di perdere tutto e finire sul lastrico, li avevano sempre fatti desistere dal lasciarsi andare. Quello che volevano realmente era stato sotterrato da derrate di paura. Non era più tempo di vivere dietro invisibili gabbie, il tribunale occulto del pudore li aveva condannati all’ergastolo, ma l’evasione era alle porte, dolce come un acino d’uva.
I vestiti strappati, fatti a brandelli, totalmente nudi e sporchi di terra. Corrado lascia poco tempo alla tecnica, allo stile e come una locomotiva stantuffa la sua Maria, completamente dilatata e zuppa di piacere.

Si ferma, la mette a pecora, le ginocchia affondano sul terriccio bagnato e continua l’opera. Le mani sfregano sul fondoschiena di lei, che si arrossa, forse in qualche punto le pietruzze lo graffiano pure.
Maria ha male alle ginocchia e fa riposare Corrado, a smorzacandela lentamente si infila il suo randello di marmo, prima bagnandolo nel suo fiore che sembra una diga sul punto di cedere da un momento all’altro, poi con un po’ di fatica traccia una strada per farsi invadere dietro. Molta fatica, perché il suo fu un matrimonio canonico, con limitate avventure nel suo lato B, vuoi per dolore, vuoi per mancanza di amore, ma la passione e il morire senza rimpianti presero il sopravvento.
Una volta dentro, Corrado divarica le gambe e cerca di spingere, aiutando Maria che ha il visino con la classica espressione di piacere misto a dolore. Quando vede delle difficoltà, sfila il cazzo e le massaggia l’ano per farlo rilassare e a lei piace molto, infatti con un bel gioco di dita la fedifraga per un giorno trova la sua serenità anale e la verga di Corrado sparisce. Ci prende così gusto da volere quasi anche i suoi coglioni dentro.
Un fiotto caldo sancisce la fine dei giochi, lei era venuta due volte nel frattempo, con i movimenti circolari dei polpastrelli di Corrado sul clitoride. Rimangono quasi sepolti dal fango, tra un filare e l’altro, nell’odore di terra bagnata, ad osservare il cielo che da rosso chiaro si era fatto purpureo.
Era giunto il momento, potevano mancare alcuni minuti come alcune ore, forse il tempo per concedersi ancora attimi di intrattenimento senza pensieri, senza più compromessi, spogliandosi delle paure. Un big bang all’inverso, si sarebbe chiuso tutto con un orgasmo corale. Cosa fareste se fosse il vostro ultimo giorno sulla Terra? Se lo domandarono per mesi gli abitanti del pianeta, dal giorno di quel tragico annuncio. Ci comporteremo da animali liberi, la risposta.
Cape Canaveral – Florida: una gigantesca astronave lascia il pianeta con a bordo mille uomini e mille donne, chiamate “le replicatrici”.
La fine avanzava a migliaia di chilometri all’ora, verso la Terra.