spiaggia

Distesa su un lettino da spiaggia, avvertendo l’intensità degli sguardi dello sconosciuto individuo che da giorni mi osservava con palese insistenza, già mi immagino ciò che potrebbe anche essere se soltanto egli fosse in grado di poter conoscere la mia recondita indole, da tempo aperta alla condivisioni di giochi proibiti con i pochissimi amici già complici nel mantenere un tale segreto.

Trasportata nell’onirica dimensione dei sensi, dove anche la fantasia più surreale contribuirà a rendere tutto plausibile, ben consapevole della mia esposizione integrale, permettendo il godimento visivo di forme rese di sicuro molto ambite, osservo a mia volta, senza alcuna protervia, lo sconosciuto ammiratore altrettanto scoperto dal baluardo che, amplificando estetici pregiudizi, non indurrebbe ad ipotesi di confronto.

Dirigendosi verso di me, con la pendente protuberanza già eretta nell’esplicita conformazione di volersi fare spazio tra le mie cosce, quasi conoscesse della mia indebolita capacità di oppormi al libidinoso disegno, mi ritrovo prostrata di fronte a lui rivelandogli la mia vulnerabilità cerebrale, subito pronta ad assecondarne le trame, dapprima oralmente, e poi conducendolo io stessa all’ambitissima meta.

Esortandolo a percuotermi intensamente con il suo nodoso bastone, punendo l’arroganza con la quale a molti altri come lui avevo impedito di poter fare altrettanto, supplicando di essere sbattuta come si merita una troia quale dimostravo di essere, lo incitavo a svuotarmi nelle viscere gli umorali sfoghi della sua completa passione.

Godendo come la più insaziabile delle ninfomani, attendo di essere da lui nuovamente invasa sino all’orgasmo più estremo, impedita a connettermi con l’episodica realtà che mi circonda.

È in quell’istante preciso che lo sguardo dell’uomo va facendosi all’improvviso molto più intenso, come se, potendomi leggere nel pensiero, avesse intuito di poter divenire quell’impenitente predone capace di debellare ogni mia reticenza, mentre, muovendo nella mia direzione, ben edotto sulle mie fantasie, già ne conosce le modalità per assurgere al ruolo di arrogante protagonista.

Quando molto più tardi, completamente erosa dai raggi del sole mi rivesto, il ricordo di quell’amplesso torna prepotente nella memoria, condiviso anche dal passivo uditore che ne diviene suo malgrado compartecipe, subendo l’impotenza di non averne potuto impedire l’evoluzione, solo lasciando ad un mio ritratto il compito di illustrarne in maniera indelebile l’accaduto.

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