un debito che le cambiò la vita

avere 50 anni e non sentirli.. ho sempre pensato di essere una donna normale, quasi casa e chiesa o meglio casa e lavoro!

sono la proprietaria di un piccolo bar nella periferia di una città del nord italia. Sposata da 30 anni un figlio di 24, orari di lavoro massacranti ma che non mi pesano visto che il mio lavoro mi appassiona. Mi è sempre piaciuto conoscere nuova gente, stare al contatto con il pubblico, cercare di fare al meglio il mio lavoro e accontentare i miei clienti.
Ma un giorno di qualche mese fa la mia situazione è cambiata…
Complice la crisi economica e l’apertura di alcuni nuovi locali di tendenza nella zona del mio bar, mi sono ritrovata in crisi, per la prima volta in quasi 30 anni di lavoro ero nella posizione di non riuscire a pagare i fornitori, non riuscire a pagare le tasse, non riuscire a tirarmi fuori da una situazione vertiginosa. il poco che incassavo lo usavo per comprare i prodotti per il bar e le tasse e i fornitori mi stavano con il fiato sul collo.

Così a 50 anni ero sull’orlo del fallimento. A mio marito e mio figlio non ho mai detto nulla e mai chiesto aiuto, ho sempre pensato che l’unica responsabile della mia situazione fossi io e solo io avevo l’obbligo di uscirne.

Ricordo ancora oggi il giorno preciso della mia svolta. Il 15 ottobre, i clienti scarseggiavano, la crisi incalzava e io ero davvero preoccupata, come se non bastasse quel giorno si ruppe un pezzo fondamentale per il funzionamento della macchina del caffè così fui costretta a chiamare l’assistenza.

Nella speranza che venisse il solito ragazzo giovane della ditta di assistenza con il quale avevo instaurato un rapporto di amicizia e spesso non comunicava alla ditta i lavori che faceva alla macchina del caffè, decisi di vestirmi un po provocante, nella speranza che lui non fosse indifferente al mio fascino.
Non mi sono mai considerata una bella donna, di certo abbastanza piacente, ammetto che molti miei clienti in diverse occasioni mi hanno fatto il filo, ma non mi ero mai trovata nella condizione di provocare nessun mio cliente o fornitore.
Quella volta invece decisi di mettermi una gonna a tubino piuttosto stretta, una camicetta abbastanza scollata, scarpe con un po di tacco e un intimo vedo non vedo per provocare il tecnico. Nel complesso devo dire che facevo la mia bella figura, una bella cinquantenne, mora, con le rotondità al posto giusto, specialmente come molti mi hanno sempre detto un bel sedere tondo e sodo… forse per via delle molte ore passate in piedi dietro al bancone del bar.

Sfortuna vuole che quel giorno l’amico tecnico della ditta di manutenzione era a casa per malattia e si presento Antonio, uno dei soci dell’azienda.
Antonio era un uomo brizzolato di circa 60 anni, alto, con un fisico robusto e portentoso che lasciava immaginare un passato da atleta.
Lo avevo sempre e solo visto in ufficio per parlare di contratti, fatture, forniture e quant’altro, ma mai al di fuori della sede aziendale.
Quelle sera al contrario della solita mise da perfetto gentiluomo era vestito con un paio di jeans decisamente mal conci e una felpa piena di chiazze di caffè, grasso e quant’altro… la classica tenuta da lavoro.
Fisicamente a vederlo così era tutt’altro che affascinante, molta pancia, sedere inesistente, barba incolta, sembrava di avere di fronte l’alter ego della persona distinta  e per bene che avevo sempre conosciuto… e io in perfette condizioni, pronta ad ammaliare ogni uomo.

Verso le 21, una volta che anche l’ultimo cliente fu andato via, Antonio iniziò a lavorare sulla macchina del caffè.
Nel mentre io mi stavo occupando di pulire i pavimenti, i tavolini, la bottigliera e quant’altro
Nel mio locale ci sono degli specchi antichi e molto grandi che permettono di vedere ogni angolo del bar senza troppa fatica, un po per avere più luce nel locale un po per controllare meglio i clienti.
Mentre lavavo mi sentivo gli occhi di lui addosso, ogni volta che mi giravo però o che controllavo gli specchi lui era intendo a smontare la macchina.
Sentivo una sorta di tensione, lui una persona sempre molto loquace, forse anche troppo, e invece quella sera sempre in silenzio e si poteva sentire il suo disagio.
Ad un certo punto mi chiese “Anna per cortesia potrebbe venire qui a tenermi questo pezzo mentre cerco di smontare la scheda elettronica?”
Mi avvicinai, sentivo il suo odore forte e acre, un misto di sudore e odore di uomo.
La tensione tra di noi si sentiva sempre di più, lui, alto, massiccio e io minuta e delicata, mi sovrastava fisicamente.
Passarono alcuni minuti in cui lui era impegnato nel suo lavoro, fino a quando mi disse… “cara Anna qui è un problema grosso, dobbiamo sostituire la scheda elettronica e francamente non so se valga la pena fare questo lavoro! ”   ” mi viene a costare molto?”  “il problema non è quanto possa costare questo lavoro, il problema sono i lavori arretrati non ancora saldati, e francamente mi sono rotto di aspettare che lei saldi i debiti!” il suo modo di rivolgersi a me era mutato. Si sentiva la sua rabbia. ” ma Antonio sono anni che ci conosciamo, non potrebbe per una volta chiudere un occhi?” “ormai gli occhi li ho chiusi entrambi da troppo tempo e sono stanco di aspettare lei e i suoi comodi e rimetterci in tempo e denaro”
Sapevo di essere completamente in torto ma cosa potevo fare? mi giocai la mia ultima carta
” ma ci sarà pur un modo di trovare un accordo!”
il suo modo di parlarmi modificò radicalmente… sentivo la sua rabbia ed eccitazione montare.
“un accordo si può trovare di sicuro, ma tutto dipenda da cosa è disposta a dare in cambio… o fare in cambio!”
“non lo so, mi dica lei, potrei farle un assegno postdatato, oppure una cambiale, mi dica lei”
“io pensavo a tutt’altro a dire il vero… ma non vorrei essere troppo diretto, non vorrei offenderla!”
“Antonio siamo entrambi maggiorenni e vaccinati, non credo di potermi offendere mi dica pure”
lui mi disse una frase a brucia pelo che quasi mi gelò il sangue ma allo stesso tempo mi fece bruciare dentro…
“Una scopata, ci facciamo una scopata ora e io annullo il debito e metto a posto la macchina senza fatturare nulla!”
volevo insultarlo, mai nessuno mi aveva umiliata a tal modo… ma sentii la mia eccitazione crescere, non avevo mai tradito mio marito, forse a volte ci avevo pensato, a volte qualche sbandata per qualche cliente la avevo presa, mi piaceva sentirmi desiderata, giocare con le parole e le emozioni, ma mai e poi mai mi sarei concessa…
“Antonio non so che dirle, io non saprei proprio, sono senza parole!”
“non devi parlare, con quella bocca devi fare tutto fuorchè parlare!”
si avvicinò, mi prese, pensavo volesse abbracciarmi, invece le sue mani finirono subito sui miei glutei, sentivo le sue forti mani su di me le sue grandi dita che strizzavano i miei glutei… si appoggiò a me e sentii il suo pene spingere verso il mio ventre…
ero eccitata ma immobilizzata…
lui nel frattempo riuscì ad aprire la lampo e tirò fuori il suo membro, mi prese la mano, la porto verso il suo pene… lo strinsi, era grosso, duro, mi ritrovai a pensare che era molto più grosso di quello di mio marito… ero tutto un fremito e un bollore… ero bagnata!
“ora inginocchiati e succhiami il cazzo!”
quelle parole… non ero abituata a essere trattata così, non ero mai stata un amante delle parole forti ne tanto meno dei modi rudi…ma ero eccitatissima
mi inginocchiai, mi ritrovai di fronte al suo pene, aprii la bocca e tirai fuori la lingua, inizia a leccarlo tenendolo in mano e masturbandolo.
aveva un gusto diverso! ero abituata al sapore di mio marito ma non avrei mai immaginato di poter assaporare un gusto diverso…
lo presi in bocca a fatica, era grosso, largo e decisamente lungo…
mi ritrovai a fare ciò che mai avevo immaginato avrei potuto fare, a volte forse sognato, ma mai cercato in realtà, tradire mio marito.
La sua mano era sulla mia testa e accompagnava il movimento del mio vorticoso succhiare, faceva in modo che tutto il suo membro entrasse nella mia bocca fino quasi a soffocarmi.
La cosa mi piaceva a dismisura… ero bagnata come non mai, non so nemmeno come mi ritrovai ad avere una mia mano in mezzo alle mie gambe, e due dita che mi masturbavano… le mie dita…
“cazzo come sei brava a succhiare il cazzo, l’avessi saputo prima mi sarei offerto molti anni fa!”
Lui iniziava ad avere  un atteggiamento sempre più rude, sempre più volgare….
e io avevo voglia del suo pene dentro di me, lo volevo sentire nella sua completezza
mi alzai, alzai la gonna, mi misi con le mani sul bancone del bar… era gelido, le mani appoggiate sull’acciaio freddo mi fecero tremare.
Lui si avvicinò, appoggiò il suo pene contro la parete delle mie labbra, sentivo la sua grandezza… sentivo il suo calore!
E senza dirmi nulla, spinse tutta la sua grandezza dentro di me… sobbalzai, le sue dimensioni erano decisamente abnormi per le mie abitudini…
Si faceva sempre più largo spingendo e imprecando contro di me… “Troia come sei bagnata… sei proprio una vacca, lo sapevo che ti sarebbe piaciuto!”
Io non parlavo, non reagivo, non sapevo che dire, non sapevo che fare… ma godevo, godevo come non mai!
Il suo movimento diventava sempre più impetuoso e veloce, e io ero in balia dell’eccitazione  e della foga…
“Cazzo sto per venire…”  e uscì da dentro di me.. io ero vogliosa di sentire il suo seme dentro di me, ma lui si spostò…
“Non voglio venire subito, voglio godermi il tuo corpo..”
Si inginocchiò e da dietro iniziò a leccare il mio sesso, sentivo la sua lingua e le sue dita che erano dentro di me. sentivo la sua bocca che succhiava il mio clitoride… venni, venni come non mai prima… sentivo il mio godere schizzare fuori di me.
Lui continuava a succhiarmi leccarmi masturbarmi, e la sua attenzione si trasferì verso il mio buco posteriore, intonso e sempre considerato un vero tabù fino ad allora…
Infilò un dito dentro, sobbalzai dal dolore misto al piacere… si alzò..
Dallo specchio lo vidi mettersi delle dita in bocca e poi portò della saliva sulla punta del suo pene… sapevo cosa voleva fare, volevo fermarlo, ma dalla mia bocca non uscivano parole e i miei gesti non lasciavano capire che non volevo…
Lui avvicinò il suo pene, lo appoggiò e mi disse ” Adesso con questo paghi il tuo debito!”
Volevo fermarlo, ma non riuscivo a controllare le mie passioni e le mie paure.
Lo sentivo spingere, dallo specchio vedevo la sua faccia, non saprei definirla… infuriata forse, voglioso di certo.
Le sue mani si posarono sui miei glutei, la punta del suo pene era ormai dentro di me, sentivo dolore ma volevo prenderlo tutto dentro di me, volevo trasgredire.
Piano piano la su asta entrò nelle mie viscere, godevo, gridavo dal dolore e urlavo da piacere…
I suoi movimenti diventavano sempre più veloci e decisi.
“che troia rotta in culo che sei..” mi insultava, mi scopava, mi umiliava… e io godevo
e per la prima volta nella mia vita iniziai a dire parole che non avrei mai detto
“inculami porco, inculami fammi godere come una troia!
lui continuava a spingere, il suo respiro affannoso, la sua violenza dentro di me…
“Puttana, paga il tuo debito con il culo, ti sfondo come una troia…!
Continuava ad entrare ed uscire dentro di me, e io lo accoglievo con tutta me stessa…
Godevo, pensavo a quanto diversa da pochi minuti prima ero diventata… Mi sentivo una donna di malaffare e questo mi faceva godere ancora di più.
Pensavo a mio marito, “cornuto, sei un cornuto e te lo meriti… non mi hai mai trattato da vera donna e ora il primo uomo che capita mi fa godere come non mai… che piacere farmi inculare!”
Antonio continuò ad entrare ed uscire dal mio di dietro per circa 10 minuti, lunghissimi e intensi…. poi sentii la sua cappella gonfiarsi i suoi movimenti diventare più veloci i suoi colpi più forti… “cazzo mi fai male, fermati!” ma lui continuava con il suo impeto, godevo come una cagna… mi sentivo usata e abusata e ne godevo.
Alla fine sentii un ondata di sperma caldo entrare dentro di me… a quel punto urlai dal piacere, non sono sicura di cosa urlai ma credo “siii sborrami in culo sono la tua troia!”
Lui tirò fuori il suo membro da dentro il mio ano, mi ordinò di girarmi, mi fece inginocchiare e mi ordinò di prenderlo in bocca…
Lo succhiai avidamente, sentii il gusto del suo sperma che era ancora rimasto in lui riempire i le mie papille gustative…
Si ricompose, alzò i calzoni, si sistemò la felpa e mi disse… “Lavoro  finito… se ha bisogno di altri interventi mi faccia sapere!”
Senza dire nulla prese la borsa degli attrezzi e uscì senza nemmeno un saluti, senza un bacio senza una parola d’amore…
E io? Io rimasi qualche minuto sfinita… con la gonna ancora tirata sopra i miei glutei, nella foga mi resi conto che mi aveva strappato il perizoma, sentivo il suo sperma che colava fuori da me… e feci una cosa che poi mi fede ridere… passai due dita in mezzo alle mie cosce e poi assaporai il cocktail di sperma e del mio orgasmo… buonissimo e poi mi misi a ridere e mi dissi da sola ad alta voce… “che troia che sono!”

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