Una Nerchia Rispettabile

Era piena estate, Rebecca e Valentina abitavano nelle case prospicienti al lago di Rallo, in un borgo medievale, che lentamente andava spopolandosi. Il lavoro era calato da tempo, la crisi aveva fatto il resto, le università lontane dal Paese avevano ridotto la popolazione con ondate di studenti migratori, che una volta finiti gli studi non sprecavano anni di sacrifici, per tentare di riqualificare la terra che aveva dato loro i natali. Rallo però era stupendo, prima o poi l’Unesco se ne accorgerà.
Si divide in due parti: una bassa con uno splendido lago, dove appunto vivevano le due giovani amiche e la parte arroccata piena di vicoli granitici, budelli a strapiombo sul vuoto, feritoie ormai piene di rifiuti lasciati da barbari moderni, ma sempre incivili. Si erano moltiplicati bene si vede, per arrivare fino a Rallo. Ciò non toglieva la bellezza, soprattutto della parte alta, dove viveva Ivan.
Tutte le mattine, dalla parte alta del borgo, con un recalcitrante asino color fumo, Ivan faceva la sua comparsa sulle rive del lago di Rallo, faceva abbeverare la bestia e la lasciava libera di mangiare il fieno. In quella zona c’era tanto fieno di secondo taglio, una prelibatezza avrebbe ragliato col dono di parola il suo asino.
Ivan non era bellissimo, ma neanche da buttare via. A dirla in breve: per scopare non aveva bisogno di usare il cloroformio. Di ragazzi giovani ce n’erano pochi e questa era un’enorme arma a suo vantaggio e stando le voci pare che le armi enormi fossero due. Nelle notti d’estate, i racconti bagnati delle fanciulle intorno al fuoco parlavano di gare a chi ce l’avesse più lungo tra lui e l’asino. Tantissime risate in quelle notti non caldissime per via del lago, che portava un alto indice di umidità, a parte quello delle mutandine di studentesse in vacanza o ragazzine del posto.
Ogni volta che arrivava in riva al lago, Ivan era solito raccogliere i mozziconi, le bottiglie di vetro vuote per restituire un po’ di decoro alla sua Rallo, insomma cancellava i bagordi delle serate precedenti. Non che ne usassero molti, ma ogni tanto toglieva anche preservativi.

Una mattina però trovò due perizomi neri, con dei merletti a contorno. La cosa lo colpì di primo appunto, ma poi come tutte le mattine lasciò pascolare il suo asino e tagliò un po’ di legna sul solito ceppo.
Finito di sudare, non aveva dimenticato il recente ritrovamento, caricò la legna sull’asino e tornò a casa. Ovviamente per tutta la strada di ritorno si domandò a chi potessero appartenere e come mai il ritrovamento così vicino, fece mille fantasie lesbo a riguardo, ma davvero non riusciva a farsi una ragione e nella sua mente nessun volto familiare poteva prendere la forma di una coppia di ninfette lecca figa alle prime armi. Arrivato a casa era troppo eccitato, chiusa la bestia nella stalla, si masturbò in maniera repentina, un centinaio di sali e scendi sospirati, un mezzo urlo finale e riempì di seme il lavandino, mentre con l’altra mano odorava l’intimo delle sbadate presunte lesbiche. Ivan aveva un cazzo enorme, lui ormai forse non ci faceva più caso, ma una ragazzina del posto avrebbe dovuto usare due mani e forse non sarebbe riuscita a ingoiare la sola cappella, se non fosse morta soffocata.
Quella stessa sera, carico a molla e con livelli di testosterone altissimi, non pago della sborrata pomeridiana, si diresse verso il lago per dipanare i suoi dubbi e scoprire qualcosa di più riguardo quelle eccitatissime frequentazioni notturne. La prima sera purtroppo non notò nulla di compromettente, qualche coppietta in disparte, qualche compagnia chiassosa, canzoni a tutto spiano, insomma la tipica serata sotto la luna di agosto.
La sera dopo, con 2 teli e un piccolo stereo notò la presenza di 2 ragazze giovani, sulla ventina. Rebecca e Valentina, amiche fin dai tempi dell’asilo, cantavano le canzoni dei Coldplay e ridevano di gusto dopo essersi sussurrate all’orecchio chissà cosa. Uno sguardo complice e finirono senza costume dritte dentro al lago, a schizzarsi acqua addosso e continuare a ridere come delle sceme. Le mutandine lasciate in riva e i loro marmorei culi in acqua. Rebecca, capelli ricci castani, occhi verdi, denti bianchissimi e un naso all’insù, fisico normale a parte il culo di un altro livello e due piedini da Cenerentola. Valentina era meno appariscente, capelli biondi, occhi azzurri slavati, un sorriso con dentoni sporgenti, recuperava abbondantemente nelle parti basse con un fondoschiena palestrato e 2 caviglie affilate di cristallo.
Uscirono dall’acqua, una strizzata ai capelli e tornarono sugli asciugamani. Nude.
Non c’era nessuna lesbica, nessun segreto, nessun fatto da osservare in lontananza, solo 2 amiche complici e beatamente giovani che con infinite risate mandavano affanculo il mondo. Ivan era un po’ sconsolato, ma dato che ormai aveva percorso qualche chilometro a piedi per venire giù al lago decise di farsi un bagno pure lui, dopotutto a 19 anni se lo meritava dopo giornate faticose, spaccare la legna non era di certo una passeggiata. Si tolse i jeans, la canottiera a strisce bianche e nere che sembrava un ombrellone, le mutande e sparì nel lago. Ci rimase a lungo, anche per sbollentare i pensieri roventi di quel giorno non proprio ordinario. Rebecca e Valentina lo avevano notato e a loro non pareva vero di poter appurare le leggende metropolitane a suo riguardo, non aspettavano l’ora che tornasse a riva per asciugarsi e rivestirsi, nel frattempo le loro guance cominciavano a farsi un po’ più rosse e le orecchie più calde.
Venne il momento che l’equino Ivan uscisse, a riposo era sconcertante, fondamentalmente c’era poca differenza tra la sua mazza a pieno regime e a riposo, si trattava solo di volume, ma in lunghezza ci eravamo quasi. L’espressione delle giovani fanciulle fu quasi di terrore, erano eccitate da tale visione, ma davvero facevano fatica a capacitarsi di tale mostruosità, l’asino ne uscì mini dotato. Timidamente non fecero nulla per attirare l’attenzione e lo lasciarono rivestire, ma una volta sparito dal radar, cominciarono a masturbarsi a vicenda, in maniera davvero violenta, con praticamente l’intera mano dentro le rispettive fighe, ansimando e gemendo, quasi piangendo a singhiozzo. Ivan si era perso lo spettacolo, era venuto per quello, ma in maniera sbadata era stato troppo arrendevole…non fosse che tornò sui suoi passi per raccattare il portafogli perso togliendo i pantaloni. Fu allora che fugò tutti i suoi dubbi, le lesbiche esistevano eccome e vivevano al lago di Rallo! Le due timide succhiatrici di vagine non se ne accorsero neanche, che Ivan era davanti a loro, con il rettile nelle 2 mani al massimo della sua erezione. Avrebbe potuto farci il salto in alto.
La più ingorda di tutte era Rebecca, che vantava più esperienze dell’amica, non ci pensò un secondo di più e capì che avrebbe passato tutta la sera a curarsi dell’asta di Ivan. Valentina, fondamentalmente innamorata dell’amica, non fece che assecondare quell’improvvisato trio e attaccarsi al clitoride già fradicio della compagna di merende. La formazione era bella che formata, Ivan eretto in tutti i sensi e le due sospiranti bagnate a seguire, travolte letteralmente dalla passione improvvisa. Ivan era resistente, la sega del pomeriggio gli aveva dato un enorme vantaggio e Rebecca lavorava aiutandosi con 2 mani e ne avrebbe volute avere altre due e le avrebbe avute se non avesse avuto il clitoride che pulsava di immenso piacere. Valentina quando alternava colpi di lingua assestati al bottoncino, le grandi labbra e le piccole era inarrestabile, Rebecca la chiamava la Moulinex della micina. Ivan si godeva dall’alto lo spettacolo, vedeva quei culi a forma di pesca e non poteva che immaginarsi il resto, nel frattempo da basso il manubrio continuava ad essere lucidato con grande intensità.
Valentina era una maga, al culmine del piacere Rebecca urlò: “Sborrami in bocca, dai sborrami nello stomaco” , ma Ivan era distante dall’eruttare e Rebecca capì di averglielo detto perché ebbra di piacere e lasciò continuare l’opera alla sua amica , mentre lei ricambiò le attenzioni con le dita e nel frattempo con quel poco di saliva che le era rimasta cominciò a preparare la strada a Ivan, per trapanare il culo della Vale. Al lago non potevano concedersi molto, ma negli annoiati pomeriggi di Rallo, spesso si divertivano con strap on di dimensioni equine pure loro, ovviamente uno in carne ed ossa non se lo sarebbero mai immaginato.
Ivan, spaccava pure la legna, ma stupido non era e in perfetta sintonia con il piano sodomitico di Rebecca, sfilo il cazzò dalla bocca della Vale e molto lentamente cominciò a farsi strada dentro lei, da dietro. Lentamente, molto lentamente, perché il rischio di aprirla in due era probabilissimo. Il suo culo era di ferro, con le curve delle chiappe ben delineate e l’assenza di inestetismi vari, davvero era perfetto e sembrava quasi peccato intaccarlo in qualche modo, ma il piacere superava qualsiasi remora e la Vale non camminò proprio perfettamente per giorni. La sua unica fortuna fu che Ivan, capita l’emergenza, dopo averle già fatto ingenti danni, preferì le più tradizionali vie stantuffandola a colpi irregolari, perché lei lentamente da dentro tendeva a gonfiarsi e ridurre sempre di più il diametro di azione, per poi scaricare un getto assurdo all’apice del piacere, facendo quasi fatica a stare a gattoni. Rebecca, che conosceva perfettamente l’amica sua, avidamente si sciacquò la faccia e cercò di leccarne il più possibile.
Ivan fu capace di venire abbondantemente sulle lingue delle due porcelle, che continuarono a limonare per ore e tanta fu la voglia di non lavarsi i denti per giorni. Si rivestì e risalì nella parte medievale, come un cavaliere con l’asta smorzata dopo una lotta furiosa, epica.
Negli stanchi pomeriggi estivi, Rebecca e Valentina giacciono spesso distrutte e completamente fradice sui divani di casa, con un solo e unico pensiero in testa. Quella fu proprio una nerchia rispettabile.

Ultime ricerche