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compagna scuola xxx racconti

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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IN GITA CON LA SCUOLA

Era febbraio e la mia classe, la 5Ag con la 5Bg eravamo andati in gita in Grecia. Il viaggio era concluso e sul tardo pomeriggio ci imbarcammo per il ritorno a casa con la nave Superfast VI. Io condividevo una stanzetta con un compagno di classe, Lorenzo, e nel corridoio parallelo c’era la stanza di Sara, Chiara e Valentina, altre mie compagne. Sara era la mia migliore amica, avevamo fatto le superiori praticamente assieme. In seconda mi ero preso una bella cotta per lei, ma Sara non aveva ricambiato facendomi capire che avrebbe preferito restare solamente un’amica. Io conservavo ugualmente un debole per lei, ma diventammo grandi amici. Quella sera, gli altri compagni di classe avevano deciso di andare in giro per la nave o sul ponte a prendere aria. Avevo appena finito di farmi la doccia quando squillò il telefono della cuccetta: era lei che mi chiedeva se più tardi avessi voluto andare a farle compagnia nella sua cuccetta. Io risposi ‘ va bene, finisco di vestirmi e arrivo -. Quando arrivai da lei era seduta sul letto con le gambe incrociate che smanettava col cellulare. Sara è alta come me, 173 cm, lunghi capelli lisci e castani, occhi color nocciola, seno piccolo e corporatura robusta. Vestita di tutto punto sembra magra, ma in realtà ha un sedere largo e due gambe in carne. Ma tuttavia per me aveva un fascino irresistibile. Appena mi vide disse ‘ vieni, siediti qui vicino. Ti va di giocare a Uno’-. Io risposi di si e facemmo qualche partita. Poi lei prese la macchina fotografica digitale e mi chiese se mi andava di farmi qualche foto con lei. Ci fotografammo nelle smorfie più strane e ridevamo come matti. Sara è una tipa molto giocherellona, ama fare scherzi e istigare la gente, quando è di buon umore. Visto che lo era, per una partita persa prese a farmi il solletico per vendicarsi e io che lo soffro molto, replicai. Ci stavamo solleticando come pazzi, ridevamo a crepapelle, lei mi toccava sulla pancia e sui fianchi, io la toccavo sulla pancia e sotto le ascelle. Fu così che accidentalmente le toccai un seno in maniera non lieve. Subito imbarazzato ritrassi la mano. La guardai per una frazione di secondo e lessi sul suo viso un’espressione di rimprovero. Io tentai impacciato di scusarmi ‘ Oddio scusa! Non vole..- non feci nemmeno in tempo a finire la frase che lei mi afferrò il polso e tirò la mia mano a sé, appoggiandola al suo seno e premendocela sopra con forza. Subito dopo mi prese la testa con la mano e mi baciò infilandomi in bocca tutta la lingua che aveva. Io rimasi subito sorpreso e un po’ rintronato, ma visto che il mio sogno si stava realizzando proprio allora, non esitai a spingerla in posizione stesa sul letto, senza staccare la mano dalla sua tettina. Lei mi abbracciò e mi legò a se in una morsa di passione, e quando le strinsi con forza il seno che tenevo lei emise un sommesso mugolio di piacere. Ci baciavamo appassionatamente, presi dalla voglia di sesso, ci baciavamo fissi. Ad un certo punto mi alzai da lei, e faticai non poco a liberarmi dalla sua presa, e quando staccai le mie labbra dalle sue, tirò il fiato, come quando si esce dall’apnea. La guardai con l’espressione rapita, ed entrambi capimmo che i vestiti erano di troppo. Lei indossava una camicetta bianca ed un paio di jeans attillati, le strappai la camicia facendole saltare tutti i bottoni, afferrai il reggiseno tra le due coppe e gli diedi uno strappo violento rompendo il gancetto dietro, poi me ne liberai tirandolo via, e scoprendo così le sue tettine a pera. Intanto lei ansimando per l’attesa cercava freneticamente di sbottonarsi i pantaloni e abbassare la cerniera. Io non resistevo più e cercavo di darle una mano per fare prima. Alla fine lei fece scivolare i jeans lungo le gambe e io li tiravo da in fondo per toglierli. Ci muovevamo con fretta e frenesia per fare il prima possibile e tolti i pantaloni le afferrai il perizoma nero e lo strappai via. Mi gettai sopra di lei e Sara mi stracciò la maglietta e non riuscendo a sbottonare i jeans fece saltare il bottone con uno strappo violento. Poi mi sfilai gli slip e scoprii così il mio cazzo che era duro e gonfio per l’eccitazione. Subito tornai a baciarla con foga, spostandomi sul collo e bagnandolo con la mia saliva. Le leccavo le orecchie e le succhiavo, le mordevo le spalle e potevo sentire Sara mugolare dal piacere. Le leccai le braccia e mi spostai sulla clavicola quindi sul seno. Cominciai a leccarle i capezzoli con la punta della lingua, poi l’aureola, poi li mordicchiai e poi cominciai a succhiare le tettine, mettevo in bocca più seno che potevo e succhiavo forte, sentendo lei emettere gridolini per il dolore e il piacere. Feci scorrere la mia lingua lungo la sua pancia e man mano che scendevo cominciavo a sentire l’odore del suo sesso. Finalmente arrivai alla sua morbida fighetta. Mi feci strada tra la sua peluria folta e scura con le dita e le allargai le labbra con delicatezza. Infilai la mia lingua nella sua figa e presi a leccarla piano. Man mano che sentivo che la sua eccitazione saliva, io la leccavo di più, finché presi a leccarla con tutta la lingua, la succhiavo e la mettevo in bocca nella sua lunghezza intera. Ormai lei stava impazzendo e voleva gridare, ma non poteva lasciarsi andare, così prese a respirare in modo affannoso e veloce, con la bocca. Mentre sospirava forte la sentii che disse con un filo di voce ‘prendimi-. Io non me lo feci ripetere due volte e mi infilai il preservativo. Lei attendeva con ansia di avermi dentro di se e appena messo il cappuccio la infilzai con violenza con tutto il mio cazzo. Sara fece un gridolino di dolore ma cominciò a godere subito dopo. Entrando capii che i miei sospetti erano veri, che Sara non era vergine, lei, che aveva cercato di farmi credere il contrario da anni. Preso da un senso di rivalsa cominciai subito a pompare forte e le si attaccò alle spalline del letto. Potevo ammirarla in tutta la sua lunghezza, rossa in viso, sudata, aveva l’aspetto di una vera e propria troia. Anche lei muoveva il largo bacino per godere di più, e io spingevo sempre più forte. Poi uscii e la feci alzare dal letto. La misi in piedi e lei si attaccò con le mani al letto di sopra piegando la schiena. Avevo la visione del suo magnifico culo, così largo e carnoso, e due fossette estremamente sexy si vedevano in fondo alla schiena. Misi le mani sul sedere e le allargai le natiche, dopodiché cercai di infilare il mio cazzo nel suo possente culo. Subito faticava ad entrare, riuscii a mettere solo la cappella, ma pian piano il suo buco si adattò alle mie dimensioni e lo sbattei dentro tutto d’un colpo e lei non potè trattenere un grido di dolore. Lei mi pregò di andare piano e io senza dir nulla cominciai il mio avanti-indietro in maniera dolce e sobria. Lei lasciava andare dei lunghissimi sospiri, e io mi ricordavo di quando alle medie sospirava in classe per stirarsi, eccitandomi da morire. Ora ero io a farla ansimare e presto glielo rinfilai nella figa aperta. Stantuffavo forte forte e lei mi pregava di continuare ancora e ancora e ancora, finché non ebbe l’orgasmo e sentii il mio cazzo che si scaldava nonostante indossassi il preservativo. Era venuta copiosa, e il suo umore scivolava lungo le sue grosse gambe divaricate e gocciolava sul pavimento. Questo mi eccitava da morire e mi chinai su di lei appoggiandomi alla sua schiena e palpeggiando i suoi seni. Aveva i capelli bagnati che le cadevano sul viso bagnato anch’esso, era davvero rossa e teneva la bocca aperta. Non mi pareva vero di essere proprio io a scoparla così, lei, che mi aveva sempre rifiutato come amante. Mentre la fottevo presi a leccarle la schiena madida di sudore, lo stavo bevendo proprio tutto. Le scostai i capelli dalla schiena e li lasciai cadere sul fianco, le leccai il collo e i peli che correvano lungo le parte superiore al centro della schiena. Sentivo il suo fiato vicino e il calore del suo viso vicino al mio, ero sudatissimo pure io e le leccai la guancia. Lei capì le mie intenzioni e tirò fuori la lingua per appoggiarla alla mia e leccarla. All’improvviso sentii un sussulto da dentro, estrassi il pene, buttai il preservativo e le macchiai la schiena con un violento getto di sborra. Ansimavo da morire continuavo a toccarmi da solo per fare uscire quanto più succo potevo. Poi le passai la cappella sul culo e sulle natiche e poi lungo la schiena. Lei si girò e per ringraziarmi del servizio afferrò il mio cazzo con la mano e se lo infilò in bocca, succhiandolo fino in fondo, lentamente, giocando con la lingua. Poi mi leccava la cappella rossa, la ciucciava, e poi di nuovo tutto in bocca. Mi stava facendo proprio un signor pompino. Dopo aver ripulito per bene, ci rivestimmo e decidemmo che non ci sarebbe stato seguito’eravamo solo due amici che avevano appena fatto sesso.

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LE PROFESORESSE

E’ fine giugno ed il sole splende radioso come non mai sopra la piscina. Una leggera brezza rinfresca l’aria provocando un movimento ondulatorio dell’acqua. Dagli imperiosi pini marittimi sparsi per il giardino si ode il canto delle cicale che diffonde una specie di musica ipnotica e al contempo rilassante per membra e cervello. Il gazebo lì accanto, contornato di fiori e piante, offre un fresco riparo dalla calura. Nel mezzo vi è un tavolino in ferro, rustico nella forma, sulla cui base è poggiato un contenitore colmo di ghiaccio. Dallo stesso sbuca una bottiglia di buon vino bianco e lì accanto due bicchieri quasi vuoti. A bordo piscina, su un asciugamano, a gustarsi la tranquillità del pomeriggio si trova Barbara. Ella è distesa a pancia in giù con una mano nell’acqua. Nel lettino a fianco è invece sdraiata con lo sguardo verso il cielo Federica. La villa alle loro spalle è silenziosa, i mariti rientreranno in tarda serata dal lavoro ed i figli di entrambe sono già al mare con i rispettivi nonni. Le due signore, professoresse di un liceo nella vicina città, oltre che colleghe sono amiche intime da lunga data ed hanno pertanto deciso di trascorrere un pomeriggio di relax, cazzeggio e pettegolezzi. Il loro intenso feeling, infatti, le porta a confessarsi un po’ di tutto, comprese le performance amorose con consorti e amanti (amano scopare insomma). In questo momento sono, come si suol dire, in piena libertà e sfoggiano a quasi cinquanta due topless invidiabili. Federica, prendendosi le ampie mammelle e strizzandosi i pronunciati capezzoli con un’areola marroncino scuro ben in evidenza, esclama “Beh! Insomma, eravamo a questo party organizzato dalla società cliente di mio marito. Avevano noleggiato una villa d’epoca per l’occasione con servizio catering e tutto il resto per presentare non so neppure io cosa. Ad un certo punto adocchio questo ragazzo, subito non lo avevo riconosciuto, poi un flash, era un mio ex alunno, si chiamava Dario mi pare, suo padre aveva degli affari con l’azienda cliente di mio marito. Ora avrà ventisette anni, sbarbato, alto, biondo con fisico longilineo e scolpito. Il gessato che indossava lo faceva ancora più grande della sua età. Me lo ricordavo anche in classe, studente modello con il vizio delle ragazze però…eheheh…. Sempre a provarci, più di una volta l’ho beccato distratto intento a guardare le tette della compagna di banco. A onor del vero c’è da aggiungere che i suoi bei voti se li portava anche a casa. E poi sai che ho il vizietto pure io dei miei studenti, mi piace l’imberbe, con quel petto ancora glabro, i brufoletti, il pisello fiero…mmm… ok basta che siano maggiorenni, per carità, però dai, che scopate ci siamo fatte fino ad oggi?”. Entrambe scoppiano a ridere e si dilettano a sorseggiare del vino. Federica riprende “Quindi ci scambiamo tre o quattro occhiate furtive, le mie decisamente maliziose, lui arrossisce ma non smette di fissarmi. Si ricorda di quando mi scopava alla pecorina nella palestra della scuola. Dio, se ci penso. Allora si poteva, oggi con questi social occorre stare attenti, i telefonini non avevano ste funzioni foto o video, facebook non si conosceva. Oggi siamo costrette ad imporre di lasciare sta tecnologia fuori dalla stanza, sai che scandalo altrimenti? Genitori sconvolti, il presidio scolastico esterrefatto e via dicendo, puritani del cacchio!. Gli unici che soffrirebbero veramente secondo me sono solo i ragazzi…ehehehe… quelli di tenere a freno il coso a diciott’anni mica ci sentono. Se poi aspettano che le semiverginelle pari età aprano loro le gambe, meglio venire da due milfone come noi, o no?”. Altra sonora risata ed altro calice di vino, il livello alcolico sale. Barbara interrompe l’amica “Hai ragione, da quando poi mi faccio sbattere da questi ragazzetti la vita con mio marito va meglio, sai che ha qualche problemino di erezione al pene e non sempre gli tira, ma questi insegnano a me certe cose che poi rifaccio con Gustavo, che insomma, gli viene dritto per forza”. Ennesima risata. Federica torna alla narrazione “Ok però non divaghiamo… dicevo, Aldo nel frattempo viene chiamato a parlare in mezzo alla sala dal titolare dell’azienda, io mi alzo e mi dirigo all’esterno, facendogli l’occhiolino. Quello mi segue. Lo attendo al riparo di alcuni alberi. Mi sfilo le mutandine e le lascio cadere appositamente in modo che le possa vedere e trovarmi. Apro la camicetta e faccio fuoriuscire le mammelle ponendo i capezzoli al di sopra del bordo della coppa del reggiseno. Mi appoggio al tronco con fare provocante, le braccia distese verso l’alto, il viso girato con i capelli biondi e mossi che ne coprono la superficie. Sento i suoi passi, si ferma per raccogliere le mutandine, si avvicina cauto. Quando mi vede in quella posizione presumo sia impazzito, mi si è avventato contro, mi ha letteralmente morsicato i capezzoli, tanto che ho gridato per il dolore, poi ha iniziato a baciarmi il collo, mi ha infilato la lingua in bocca, quindi è sceso nuovamente a leccarmi le tette. Me le stringeva come fossero due palloncini da far scoppiare. Nel mentre gli ho aperto la patta e manco a dirlo aveva già l’asta in tiro. L’ho segato un bel po’. Egli ha insinuato una mano sotto la gonna andando a stimolarmi la passera pelosa bagnata. L’ho bloccato e mi sono girata tirandomi su la gonna invitandolo a scoparmi come una volta. Mi ha infilato il cazzo turgido violentemente dentro ed ha preso a stantuffarmi come un toro. Ansimavo come una cagna in calore, le uniche parole che ha detto sono state del tipo – sempre troia la nostra prof, vero? – Mi sono eccitata ancora di più prendendomi a sgrillettarmi furiosamente. Eravamo talmente infoiati che sono praticamente venuta prima di lui. Quando mi ha sentito gemere per l’orgasmo si è lasciato andare, ho sentito il pisellone gonfiarsi fino ad esplodere. Un caldo liquido ha invaso le mie viscere…”. “E poi?” chiede Barbara. “E poi niente. Ci siamo baciati ancora, ho rinfilato le mutandine poiché stavo gocciolando come un rubinetto rotto e siamo rientrati”. “Mi hai fatto eccitare anche a me, guarda ho una macchiolina sul costume. Quando arrivano che ho voglia?” . “Calma mia cara, ho detto loro alle quatto, mancano ancora venti minuti. Vieni qua da me, sdraiati che intanto ti raffreddo un po’ io”, così dicendo Federica prende Barbara e la fa sedere sul lettino, poi le toglie il costume. La fica nera pelosetta dell’amica l’accende di desiderio, si china e con abili leccate inizia a saziarsi di quel fiore. La lingua lenta si muove sulle grandi labbra, poi sparisce nel mezzo, riaffiora e stimola il clitoride. I peli brillano di umori, Barbara mugugna di piacere. Quest’ultima tira i capelli della compagna e le blocca la testa tra le sue cosce, ma ecco suonare il campanello. Federica si ferma e va ad aprire. Al cancello vi sono tre ragazzi tutti con passo arrogante e sguardo da duro, hanno occhiali da sole a riflesso, magliette bianche e costumi colorati floreali tipo boxer. La padrona di casa in topless li saluta “Ciao, benvenuti ragazzi miei. Enrico, Massimo e Gabriele, i più bravi a scuola, i più bravi a letto, vero?”. Ride. I tre si tolgono gli occhiali ed ammirano la loro prof, manca solo che esca della bava dalla bocca, vorrebbero già farsela lì sul pianerottolo. Fanno un cenno con la mano, lasciano i cellulari in un sacchetto all’ingresso ed entrano in casa. Appena in giardino la prima cosa che salta all’occhio è il corpo di Barbara. Ella è seduta provocatoriamente a cosce spalancate sul lettino e si sta masturbando. “Enrico, dai vieni qui, che la lingua la sai usare a scuola, ma usala anche sulla mia fica, coraggio…mmm”. Lo studente maggiorenne da quattro mesi ed ultimo aggregato al gruppo (gli altri sono un anno più vecchi e devono affrontare la maturità) si toglie la maglietta, mettendo in bella mostra il fisico asciutto e muscoloso, prima di avventurarsi su quel ben di Dio. I tre sono compagni di squadra in una piccola società di basket locale, alti, belli e scolpiti, non presentano peli sul corpo, hanno una lieve barba, qualche piccolissimo accenno di acne, ma nel complesso sono perfetti. Risultano pure dotati al meglio e questo Federica lo sa visto che li ha già incontrati altre due volte in aperta campagna. Enrico è stato coinvolto da poco, appunto, appena compiuta la maggiore età. All’ultimo incontro agreste con la prof venne portato con l’inganno. Federica quando vide che erano un trio e non un duo, si preoccupò, ma poi intuì subito che il divertimento si sarebbe ampliato. Si posizionò tra i suoi alunni messisi a semicerchio e li spompinò fino a farli venire tutti e tre. I due più vecchi la insultavano a ripetizione come da suo desiderio di farsi chiamare puttana o troia, il terzo partecipava più compito, ma non timoroso, fu infatti il primo a sborrare centrandole la gola. Tornando al presente, Enrico è intento a gustarsi la patonza dell’altra insegnante. Leccate veloci e repentine, accompagnate da un sapiente ditalino, mandano in estasi la donna che, a sua volta, si è impossessata dell’uccellone di Gabriele, quello dalle dimensioni più grosse. Barbara se lo sta slappando alla grande, la bocca fatica a contenerlo, la cappella è un fungo spropositato e le nervature sul manico sono dei promontori in evidenza. Con la mano lo tiene fermo e con le labbra lo lavora insalivandolo e lustrandolo. Intanto sotto il gazebo seduta su una sedia Federica sta succhiando l’ultimo dei cazzi rimasti, quello di Massimo. Lui è il più alto di tutti ed il suo attrezzo rispecchia la naturalezza del corpo, lungo e sottile. Tra l’altro è l’unico depilato intimamente per cui la lunghezza si pone ancora in maggiore splendore. Egli trattiene la testa della prof scopandole la bocca ed apostrofandola con continui insulti “Succhia così… bella porca ti piace…si… succhia…mmm… dai ingoialo tutto…maiala…”. Di contro riceve dei gorgoglii di ingoio espliciti. La mazza le scompare nella gola e poi riemerge a ripetizione. Enrico si è posizionato sopra Barbara ed ora le ha infilato tutto il membro nella fregna fradicia. Contemporaneamente Gabriele si è spostato alle spalle di lei ed ora la trapana dall’alto nella cavità orale andando a sfiorare la testa del compagno di classe. L’insegnante di matematica è stritolata da due cazzi, la sua mano schiacciata dalla mole di Enrico titilla il clitoride. Giunge al culmine del piacere liberando un lungo urlo “Mmmm… godo..si vengooo..mmm…vengoo…mm,..siiii..”. Serra le gambe trattenendo l’uccello del giovane dentro di se, che in modo circoncentrico continua a scavare senza sosta. Barbara ora emette un costante rantolio, ha la figa che le fa male fino a quando la sente riempirsi. Ora è Enrico che grugnisce di piacere, sta scaricando le palle dentro di lei. Si odono rumori lì nelle vicinanze, il tavolino sta traballando tutto ed il vetro dei calici irradia un suono cristallino. Federica appoggiata con le mani al bordo del medesimo e con il culo all’insù si sta facendo fottere da Massimo alla pecorina. Egli tiene le sue mani sulle natiche piene e la martella con colpi decisi e duri. Arriva Gabriele che sedendosi prende di forza la padrona di casa portandosela, schiena rivolta verso di lui, a smorzacandela sulla propria nerchia. Le sue mani si avvinghiano attorno alle flosce mammelle stritolandole. Federica urla nel momento della penetrazione, troppo grosso il siluro, ma si assesta subito ed inizia a fare la cavallerizza. Massimo le viola le labbra col cazzo fottendole di nuovo la bocca. Barbara ed Enrico osservano la scena baciandosi di tanto in tanto e sfiorandosi i sessi umidi e fradici di sperma. Lui scende a leccarle le tette cadenti con dei capezzoli da urlo, ma più contenute nelle dimensioni di quelle della collega. La prof chiude gli occhi e si abbandona sul lettino lasciandosi toccare ovunque. Massimo riversa la sua fontana sulla faccia di Federica che sbattendo le palpebre velocemente accoglie il nettare sul suo volto. Lo stesso si disperde tra i capelli ed il petto, qualche goccia anche sulle cosce. Il ritmo di Gabriele ora è forsennato, la donna crolla e allungando le braccia all’indietro attorno al collo dello studente si lascia andare ad una danza sensuale dettata dall’orgasmo raggiunto. Pressoché nel medesimo istante la salsiccia dello studente spara il denso liquido bianco che sale lungo il condotto dell’utero per ridiscenderne subito dopo. Baci e carezze reciproche del trio pongono termine all’amplesso. Per un momento il tempo si ferma, i cuori battono forte, il quintetto è sudato e provato. Si alza allora Barbara che dirigendosi verso la piscina sprona i presenti a farsi un bel tuffo rinfrescante. Il salto di gruppo è da foto tra piselli penzolanti semiduri, tette flosce e passere pelose….

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