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e troppo grosso per il mio culo ma lui lo infila

LA SCAMPAGNATA

Belli i tempi di quando si andava a pesca tutti insieme…… Si partiva alla mattina di buon ora verso le sei e arrivavamo al fiume,in mezzo alla campagna,lontano dall’afa cittadina,l’aria era fresca e pulita Ti faceva sentir bene. Salitamente eravamo una decina di persone,i mariti si preparavano e andavano a pescare noi mogli ce ne andavamo a spasso per la campagna O nella cascina vicino a trovare la famiglia di contadini che ormai conoscevamo bene,molto bene! Era una famiglia numerosa,i genitori,4 figli maschi e due femmine e a volte erano in campagna a lavorare anche la domenica presto,sotto il sole che picchiava gia’ alle otto e mezza a raccogliere verdura o altro. Ammiravamo il loro fisisco asciutto e abbronzato,eran sempre senza magliietta,e tra noi donne commentavamo su i loro arnesi nascosti,a volte siamo andati anche a casa loro e devo dire che eran molto ospitali….. Una domenica appena ci han viste ci ha chiamato invitandoci ad assaggiare il vinello nuovo,siamo entrate in salotto,ampio,con un grande camimo in bella vista,un grande tavolo e mobili rustici. Eravam tutte e cinque vestite leggere,chi con sotto il costume o biancheria estiva,io ero senza reggiseno e avevo una bella scollatura da mostrare,cosa che non e’ passata inosservata…avevano preparato gia’ del salame nostrano affettato coperto da una tovaglietta,e subito ci han fatto bere un bel bicchiere di vinello,le donne non c’erano,erano a messa,credo.. La testa ha iniziato a girare un po’ nonostante abbiam mangiato anche qualche fetta di salame con del pane,ma al secondo bicchiere eravamo belle allegre..si rideva e le mani hanno iniziato a palpare,quello dietro di me,il padre credo aveva infilato una mano nel mio vestito e mi palpava le tette pizzicandomi i turgidi capezzoli,simona si era alzata e con le mani appoggiate al tavolo si faceva palpare da dietro,aveva gia‘ giu gli slip e con due dita infilate nella passerina se la stava godendo,ale si era girata e stava sbottonando la patta al piu’ giovane,insomma stava diventando un’orgia.. Girandomi mi son trovata un bel manganello davanti,mi puntava duro,ho guardato il padre negli occhi e sorridendo ho iniziato a menare il grosso arnese,poi me lo sono imboccato iniziando a pompare,con l’altra mano infilata negli slip intenta a stuzzicarmi il grilletto,intanto cinzia era gia’ in monta sopra uno di loro seduto in poltrona,gridava e gemeva come una pazza andando su e giu’ con ritmo forsennato,a quella vista ho smesso il pompino e mi sono sraiata sul tavolone e tolti gli slip mi sono aperta la fichetta con due dita invitando l’uomo,ha avvicinato il suo cazzo,strusciandolo su e giu’ tra le labbra fradice,poi l’ha puntato giusto e mi ha penetrata fino in fondo… Si e’ gustato il momento con delizia,poi tenendosi per le mie gambe ha iniziato a stantuffarmi con foga. Dall’altra parte del salotto si sentiva adele gemere e godere come una pazza..aveva gli occhi lucidi tanto godeva,subito ho capito che aveva il grosso cazzo del maggiore in culo e se lo godeva eccome!!! Dopo qualche minuto in “capo” si e’ sfilato,mi ha abbassato le gambe sul tavolo e me l’ha rimesso dentro pompando forte,ogni tanto mi schiaffeggiava la chiappa esposta,all’inizio mi ha dato fastidio ma poi…il godimento e’ raddoppiato fino a quando con un sibillo da serpe e’ uscito sborrandomi sulle gambe.Ero sazia. Non potevamo certo tornare dai pescatori cosi’ mal messe…chi aveva il culo rotto e in fiamme..(adele) le altre erano impiastricciate di sborra..gambe..sedere..viso.. Saggia fu loa decisione di andare verso il fiume,dove l’acqua era bassa e tolti i pochi vestiti indossati,( praticamente eravamo tutte senza slip.. Ci siamo rinfrescate e poi asciugate al sole. Purtroppo la scorsa domenica ero rimasta sola,le amiche erano gia’ partite per il mare,cosi io e mio marito,per toglierci da una citta bollente e semideserta siamo ventuti al solito posto,lui a pesca,io a prendere il sole in topless,tanto non girava nessuno. Verso le undici,io ero gia bellecotta dal sole ma non volevo mollare,mio marito in mezzo al fiume pescava tranquillo,d’improvviso mi par di sentire un rumore di un’auto,mi ero appena stesa dopo una rinfrescata nell’acqua e messa a pancia in giu’ quando sento un uomo avvicinarsi fischiettando… -allora?? Abboccano??- Alzo il viso per vedere chi e’,al momento non lo riconosco,,ma siiii e’ nicola..-MA ciaooo,mi alzo dal lettino per salutarlo, dimenticandomi di avere le tette al vento,noto subito i suoi occhi brillare e abbassare lo sguardo sulle grosse tette sballottate. -Bheee!! Che ci fai qui??- -Speravo che c’era qui qualcuno,in citta’si muore..solo che non ho sentito la sveglia! -Adesso vai a pescare? Pippo e’ laggiu’- -Quasi quasi vado a fargli compagnia…anche se…- -Scemo! Pensi sempre a quella cosa li…- -Con quello che ho davanti…- -Vai vai che e’ meglio…io sto prenendo il sole.. -Me ne vado..ma ti pentirai… -si come no!! Rimasta sola son tornata ad arrostirmi! Ritornati gli uomini dalla pesca,finito il pranzo a base di pasta fredda,verdure e frutta,ci aspetta un bel riposino sotto il fresco degli alberi. Ognuno sul suo lettino con la pancia piena,il venticello che rinfrescava… Ho atteso che i due pescatori si addormentassero per bene,poi ho preso il mio ascigamano e via a prendere ancora il sole,ma stavolta sulla prismata nascosta dai cespugli,ho steso il materassino mi son tolta il due pezzi e nuda nuda mi son spalmata la crema canticchiando serena e beata. Il sole picchiava eccome,la radiolina trasmetteva canzoni,mentre rigoli di sudore scorrevano tra le chiappe,dal collo dalla schiena. Son rimasta tranquilla per una buona oretta quando poi e’ arrivato lui! Ancora Nicola,non ci ho pensato minimamente di coprirmi,ma la bozza che aveva sotto le braghette mi eccitava,e non poco,allora l’ho invitato a spalmarmi la crema sulla schiena bollente,sperando che si lanciasse in qualcosa di piu’. Infatti partendo dalle spalle e’ sceso giu piano piano,sulla schiena,sui fianchi,fino alle chiappe,insinuandosi senza il minimo pudore TRA le chiappe,strofinando le labbra,infilando due dita nella fica fradicia e facendomi eccitare ancora di piu’. Eta al mio fianco,con il bastone che puntava in alto,la mia mano e’ partita nella sua direzione inpugnando l’asta turgida,dura come l’acciaio e bella grossa,tanto che non riuscivo a toccare le dita. Ho abbassato i pantaloncini,me la son portata davanti alla bocca e con la lingua ho iniziato a picchettare sul glande,a leccarlo a mo di gelato intanto che lo menavo,lui intanto mi sditalinava infilando a fondo due,tre dita,godevo e mugolavo,lo volevo subito,ma fermandosi mi ha portato il succo piu’ su sulla rondella e prima con un dito e poi con due me l’ha sfondata.UUUHHHHHH che goduria! Grande orgasmo! Mi son ripresa in fretta e messami alla pecorina mi son fatta montare da questo improvvisato stallone,me l’ha puntato tra le labbra,due tre copli leggeri,poi l’affondo fino alle palle,Come l’ho sentito! Ha iniziato a montarmi con vigore e io per fargli sentire come mi piaceva gli andavo incontro ad ogni affondo,godooooo una due volte,spinge ancora,so che non posso urlare di piacere ma godere in silenzio si!! Si ferma,mi spinge la faccia sul materassino, sputa sulla rondella,infila un dito,grosso come un cazzetto,tra il sudore gli umori e le sputate lo sento scivolare bene,raddoppia,ora due dita,scivolano bene,sputa ancora,apetto la mazza,la punta,spinge,sento la rondella aprirsi,fa piano,non c’e’ fretta,si ferma,mi fa un po’ male,spinge ancora,lo incoraggio arretrando anch’io,soffro ma entra,lo sento,fa male sssiiiiiiii Fa male,lui spinge io da sotto infilo due dita nella fica in fiamme,parto con una goduria immensa,capisce che e’ fatta,arretra un po’ e affonda tutto,belloo!!che goduria,parto ancora. Lui mi incula da dietro,io da sotto mi strapazzo la fica con le dita e godoooooooooo,mi stantuffa da dio,alterna momenti di potenza con momenti piu’ leggeri,regge bene,ora non sento piu’ dolore,non mi masturbo con le dita,godo a essere inculata,non pensavo di godere cosi tanto di culo,ma e’ cosi!! Decisa spingo indietro il bacino,mi piace sentire l’affondo,le palle gonfie che mi sbattono sulle natiche,sono in un lago di sudore,sotto il sole cocente e mi sto facendo inculare come una troia!!!

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STRANE COPPIE

Andammo in vacanza in affitto per un mese: io, che mi chiamo Anna con mio marito Angelo e mia figlia con il suo ragazzo. Due coppie che di “coppia” non avevano proprio niente. Mia figlia, Nancy, è una bellissima bionda ed allora aveva ventuno anni si portò dietro il suo ragazzo Mario, un palestrato di ventitré. Notai subito che tra loro qualcosa che non andava dallo sguardo libertino del fidanzato e dal disinteresse di mia figlia nei confronti del suo comportamento. Anche se apparentemente, tra i due non sembrava mancare l’affiatamento, soprattutto sessuale, notavo nei loro comportamenti sfaccettature molto strane e segni di nette crepature di coppia. Nonostante questo, non feci la guastafeste e lasciai che vivessero le loro esperienze per farli maturare, portandoli in vacanza insieme. La nostra casa era attaccata a quella di una coppia di coniugi quasi anziana, con una figlia “strana” fin troppo giovane, avuta avanti negli anni. Questa raggazza, di nome Daisy, molto bella, era sempre sola. Essendo i genitori delle persone davvero “particolari” di cui si diceva di tutto e di più lei, lasciata spesso in balia di se stessa, oziava spesso nel giardino della sua villetta e si notava palesemente che si annoiava come un cane. Nella sua noia, iniziò subito ad osservarci con curiosità. Passava il giorno ad oziare tra la casa e la spiaggia fino all’ora di nanna, non facendo altro che osservarci, mentre i genitori che non erano mai presenti si deliziavano, si diceva in giro, di nudismo e forse anche altro. Quattro giorni dopo l’arrivo, Daisy, seccata dalla stasi che regnava in casa sua, scese in confidenza con noi, venendoci a salutare ed offrendoci dolci e consigli sul posto. Prese subito di mira Mario, che essendo un donnaiolo inguaribile, la squadrava spesso dalla testa ai piedi, praticamente spogliandola con gli occhi e scherzando con mio marito sulle dicerie nudiste della famiglia. Si chiedevano se usassero farlo anche in casa. Lui gli lanciava chiari segnali di apprezzamento, incurante della gelosia della fidanzata. La strana ragazza “della porta a canto” rispose alle implicite “avance” e si mise in testa di provare a sedurlo: forse per gioco. Cercando ogni pretesto buono per venirlo ad importunare, soprattutto se io e mia figlia, per un motivo od un altro ci allontanavamo, stava sempre tra i suoi piedi. Inoltre non passò molto tempo che avemmo conferme delle pratiche della famiglia e quando i suoi genitori uscirono di casa lei si divertì a prendere il sole nuda in giardino, forse nella speranza che qualche bel maschione la notasse… ma i primi a vederla, dalla terrazza fummo io e mia figlia, non senza un po di gelosia verso quel corpo magnifico. I suoi genitori, rientrarono beccandola completamente nuda e non credendo ad i nostri occhi passarono davanti a lei come se la cosa fosse completamente normale, confermandoci le loro abitudini nudiste. Ebbi le conferme ad i miei pensieri che non fossero una coppia “seria”, quando mia figlia mi confidò in macchina, che a lasciarlo solo, con quella puttanella, che sventolava la sua micia al vento per tutto il giardino non si preoccupava più di tanto, perché comunque, mi rivelò sfacciata, se lo teneva solo perché scopava da dio, diceva, per il resto sapeva benissimo che era solo un porco e non se lo sarebbe mai sposato. A quelle parole, non ci crederete mai, tirai un sospiro di sollievo riflettendo che in quel modo non l’avrebbe potuta far soffrire più di tanto. Per il resto mi faceva solo piacere, pensare che si divertiva a dovere, con le dovute precauzioni. La mattina, mia figlia, infoiata come una maiala, se lo sbatteva in modo sfacciatamente sonoro, facendosi sentire per tutta la casa .-Oh si, ancora, sbattimelo più in fondo, si dai ancora, aprimi in due, ancora…che grosso che c’è l’hai, sbattimi più forte….- Talvolta mi trovavo ancora a letto con mio marito, che cominciavano a scopare come due porci, facendo sbattere pure le sbarre del loro letto in legno contro il muro. A sentirli così lascivi, una eccitazione “stuzzicante” si prendeva possesso di me, ma mio marito, niente… e quello che mi faceva ancora più rabbia era che in realtà piegava le sue gambe per nascondere una poderosa erezione. Preferiva andare in bagno a segarsi, straeccitato dalle urla di sua figlia che fotteva come una scimmia col suo ragazzo. Alla fine non aveva neanche la delicatezza di ripulire l’interno del water, che lasciava puntualmente tutto imbrattato del suo seme gelatinoso, che toccava ripulire a me. La sera di solito, un’ora dopo cena, mentre io e mia figlia lavavamo i piatti e Mario si trova in veranda a giocare col portatile o a guardare porcherie, Daisy si avvicinava a parlare con lui, ma volta dopo volta vedeva che per catturarlo “carnalmente” ci voleva qualcosa di più. Una di quelle sere, avendo tastato di trovare terreno fertile, andò da lui indossando un prendisole dalla trasparenza imbarazzante, trasparente al limite della nudità. Uscì accertandosi che nei dintorni non ci fossero persone indesiderate e bussò al cancello per parlare con lui, facendolo diventare completamente scemo. Era tutta depilata a malapena coperta da quel tessuto così leggero da non lasciare posto all’immaginazione. Mario gli sorrideva sornione dandogli corda, completamente rincoglionito, che poco ci mancava gli sbavasse addosso. Mentre parlavano lei non mancava di “accarezzarsi” e di far aderire il più possibile il tessuto attorno al suo corpo sensuale, mostrandosi praticamente nuda. Quando rientrò in casa credo fosse già venuto nel costume, vista la comparsa di un’inquietante umidità lì sotto… mio marito intanto li guardava dalla finestra segandosi. Sapevo bene dentro di me, che il mio, ora ex, marito in fondo in fondo era un porco depravato. E’ proprio lui fu la seconda vittima della noia di quella piccola sgualdrina, scatenando una reazione a catena che ebbe dell’incredibile. La volta dopo il porco si trovò a riceverla insieme a Mario, trattenendosi a discuere con loro per godersi lo spettacolo da vicino. La sua presenza non diede per niente fastidio alla troietta, vestita di un due pezzi con un top a triangolo decisamente più adatto ad una seconda scarsa che alla sua quarta abbondante. Le sue areole, grandi e brune spuntavano prepotenti per un terzo, dai bordi del succinto costume. Curiosa li guardavo dalla terrazza con mia figlia, mentre stendendo i vestiti guardavo fin dove avrebbero osato spingersi. Mentre una parola tirava l’altra, la puttanella si massaggiava i capezzoli, mettendoli praticamente in mostra ad i due depravati, si ritrovò coperta di lusinghieri caldi complimenti da entrambi, eccitandosi. Accaldata come non mai si mise con la fighetta in mostra, mentre si chinava a pecorina sulla macchina, parlando, spostava il costume di lato. Quando notai che in loro il pudore, stava diventando un optional, presi a scendere dalle scale guerriera, ma Nancy, che sapeva bene che la rottura era vicina, mi prese per un braccio e mi fermò. -No, non ora mamma, tanto le cose sono ormai finite, avrai la tua vendetta- Tornai su con lei e prendendoci gusto, cominciai anzi a sperare facessero di più per avere un pretesto di lasciare quel porco il prima possibile. La ragazza stava chinata su di una macchina posteggiata nel viale, parlando con Mario di fronte a lei che chinato allo stesso modo, gli guardava le tette completamente scoperte, intanto, la mano di mio marito, messo in piedi dietro di lei, stava nettamente tra le labbra della fica della ragazza, che si godeva compiaciuta il trattamento. Nancy lasciò cadere una molletta e tutti si dileguarono velocemente. Nancy e Mario dopo un piccolo battibecco conclusero con una santa scopata riappacificante. Io ed Angelo ci ignorammo completamente. Tre mattine dopo pensarono bene di incontrarsi in un posto vicino. Un terreno a serre, in disuso, che per lei fosse facile raggiungere in bici. Si assicurarono via sms che andasse bene, così prendendo il pretesto di una corsetta, in abbigliamento sportivo i due si allontanarono per circa tre ore. Lei, dopo il ritorno dei due con dei sorrisi davvero inebetiti, passò beata davanti alla nostra villetta con la sua bici, pedalando goffamente col pantaloncino ed il sellino tutto imbrattato di seme, che ad ogni pedalata, immaginavo, goccia dopo goccia usciva viscido dal suo ano dilatato. Non fù l’unica. La cosa si ripetette diverse volte, finchè non vennero notati da alcune persone del posto. Mi riferirono di averli visti tutti e tre in posti poco convenzionali… mi consolai ridendo con mia figlia, ma una molla scattò impazzita nella nostra testa che ci fece perdere ogni senso, rimasto, della realtà e della morale. Sapevo di essere stata palesemente tradita ma nella cieca vendetta il problema diventò la mancanza di un’obiettivo da parte mia. Qualcosa, forse un sopito orgoglio femminile ritornò a galla perché ferito, mi spinse a mostrarmi interessante come mai prima in vita mia, per far ingelosire, se ancora gliene importasse qualcosa di me, mio marito. L’obbiettivo della mia seduzione, involontariamente, diventò chi non avrebbe dovuto… Inizialmente, come è ovvio pensare non risultai naturale, rischiando di far ridere i polli, ma dopo essere scomparsa, un pomeriggio intero, insieme a mia figlia tra parrucchiere ed estetista, tornai completamente trasformata. Taglio di capelli corti fino alle orecchie, che mi tolsero almeno venti anni dalle spalle, ceretta ovunque e guardaroba estivo decisamente più audace, scelto di fretta in un negozio di abbigliamento asiatico. Non vi nascondo che per la prima volta in vita mia andai anche a uomini con lei. Mia figlia si godette la compagnia di ben due stalloni mori, decisamente ben dotati, io, non abituata alla cosa concessi solo un discreto pompino al mio “amico”, niente di più. A prima vista mio marito non credette ai suoi occhi, conciata in quel modo, gli apparivo sexy come neanche da giovane lo ero mai stata. I primi complimenti arrivarono però dal ragazzo di mia figlia che comunque era un tipo tosto che se aveva qualcosa da dirti, te la diceva in faccia. E’ proprio grazie a lui però, che riuscii a superare l’imbarazzo iniziale di certi momenti. In quei giorni, a colazione mangiavo uno yogurt bianco, per sentirmi più leggera prima di tuffarmi e mentre lo assaporavo non riuscivo a capire perché continuavo a pensare a quel pompino, concesso in quel pomeriggio di libertà. Mario, che mi notava sovrappensiero non riusciva a staccare gli occhi da me. Mi notava come mai prima, perché il rossetto rosa forte ben spalmato sottolineava la grandezza delle mie labbra già carnose e i capelli corti completavano l’opera facendo risaltare ancora di più i miei occhi e le rotondità sensuali del mio viso. Lo yogurt, bianco, nella mia bocca, gli faceva fare pensieri peccaminosi. Io lo capii e non sò spiegarmi perchè presi a mangiare in modo ancora più inopportuno lasciandone colare ogni tanto un pò sul mento… Mario era un tipo “strano” che si prendeva fin troppe confidenze, continuava a farmi complimenti in continuazione, dandomi infatti parecchia soddisfazione, specie davanti a “lui”… arrivò al punto di farmi confidenze sulla bellezza del mio sedere e a darmi perfino una bella “pacca” sul culo. Una mattina, verso la fine delle vacanze, ne approfittai per indossare qualcosa di nuovo. Così indossai un costume a fascia bianco che sottolineava le mie grandi tettone mature stringendole fino a farle scoppiare. Sotto degli shorts di cotone sottilissimo contenevano a stento un normale costume elasticizzato che a causa del mio culone corposo scompariva quasi del tutto in mezzo alle natiche. Mentre mi vestivo mio marito mi guardava inebetito ed io per ripicca gli stavo lontano. Anzichè al mare, per cambiare finimmo in piscina al lido sportivo. Mentre mio marito e mia figlia andarono a prendersi una granita, io e Mario decidemmo di restare in piscina. Mi immersi chiudendo dolcemente le palpebre e rilassandomi, non mi accorsi però di un dettaglio alquanto scottante. Il ragazzo di mia figlia, dentro l’acqua con me, rideva istericamente tutto rosso in viso, facendomi gesti per farmi capire che c’era qualcosa che non andava. Mi guardai addosso entrando nel panico: il costume bianco, fatto si in cina, ma delle peggiori delle manifatture, perse quasi tutta la sua opacità. Il tessuto sottile a contatto con l’acqua stava diventando praticamente trasparente… non sapevo che fare. Nuotai prima verso il bordo, mostrandogli le grazie del mio bel sederone, poi verso lui, che mi diede le spalle per non guardare e mi attaccai con le bocce a lui. Trasalì. Una potente erezione si prese gioco di lui. In un modo o nell’altro dovevamo andare via di lì e con lui in quello stato non era certo più facile. Nella zona piscina c’erano quattro persone oltre a noi, tutte piuttosto distratte. Iniziai a discutere dell’accaduto per sdrammatizzare, chiedendogli sarcasticamente se comunque non ero poi un brutto spettacolo. Inducendolo a farmi apprezzamenti impudici non migliorai certo la situazione. Dovevo fare qualcosa in fretta, prima del ritorno degli altri due. Gli intimai di uscire una volta e si rifiutò, la seconda e la terza anche, poi capii perchè. Infilai di prepotenza la mano nel costume del ragazzo che non oppose resistenza ma cominciò a balbettare e a dire parolacce di imbarazzo e presi a masturbarlo con decisione, scappellandolo per bene ad ogni colpo. Mentre lo facevo un senso incredibile di piacere del proibito si impossessò di me senza che me ne accorgessi e mi portava a stringere le bocce sempre pù forte contro la sua schiena. In meno di un minuto venne copiosamente. Sgattaiolammo dal retro e salimmo dalla sabbia, al parcheggio. Sparimmo da lì in fretta e furia. Lui era senza parole per quello che avevo fatto in piscina. In macchina successe l’impensabile, tutto confusamente e molto in fretta. Correndo verso casa, all’altezza di un alto recinto di tabbia, Mario, mi pregò di fermarmi. C’è lo aveva dinuovo di marmo e con gli occhi luccicanti di eccitazione, mi pregò di accostare dietro al muro e rifare quello che avevo fatto in piscina. Non sò perchè senza dire nulla ubbidii. QUello che disse mi fece risentire piacente e desiderata come a vent’anni. Io presi zitta, ma divertita, solo a masturbarlo, con una mano. Lui mi afferrò voglioso, la fascia sul seno, tirandola giù dal centro in una mossa sola. Le mie poppone schizzarono fuori ringraziandolo e i capezzoli già duri strisciarono sul tessuto regalandomi un fremito alla patata. Mi girava forte la testa, senza che avessi bevuto, sentivo la faccia, il petto e le cosce in fiamme. Mi lasciai trascinare tanto in questo vortice assurdo di eccitazione che presi timidamente la sua mano e la portai sulla fica, gonfissima di sangue, che pulsava a ritmo dei miei battiti, lenti, ma forti come cannonate. Avevo il clitoride sensibilissimo e mentre le sue dita scivolavano dentro senza difficoltà, accompagnate dalla mia mano destra, con la sinistra raccoglievo un po di umori filanti e mi sgrillettavo veloce. Persi completamente la testa. Non scopavo da almeno sei mesi e lo volevo dentro e basta, anche fosse stato l’ultimo ed il più brutto uomo sulla terra. Scendemmo dalla macchina. Abbassai gli shorts e fatto volare via il costume di sotto mi misi alla pecorina sulla terra. Volevo finalmente infarcire la mia bella fregna desiderosa, non mi importava nulla di sporcarmi. Mario lo puntò deciso scivolando dentro quasi risucchiato dalla quantità oscena di liquido biancastro. Mi pompò con una foga animalesca la fica, fortemente avvolgente, ristretta dalla poca attività sessuale, sbattendo sonoramente ad ogni colpo, contro il mio grosso bel culo. Io lo invogliavo quasi in estasi e lui affondava sempre di più facendo versi inumani. Più spingeva, più volevo essere sfondata. Raggiunsi tre volte l’orgasmo. Dopo tanto tempo mi sentii così di nuovo “donna”. Guidai verso casa lentamente, ancora tutta sporca, forse con un pizzico di senso di colpa, ma incredibilmente appagata. Durante il tragitto mio marito telefonò per sapere dove eravamo e cosa era successo, visto che aveva sentito vociferare di comportamenti strani da parte di una signorona che era restata mezza nuda in piscina ma pensai… non erano affari suoi. La gelosia prese una direzione diversa e i giochi si ribaltarono.

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LE PROFESORESSE

E’ fine giugno ed il sole splende radioso come non mai sopra la piscina. Una leggera brezza rinfresca l’aria provocando un movimento ondulatorio dell’acqua. Dagli imperiosi pini marittimi sparsi per il giardino si ode il canto delle cicale che diffonde una specie di musica ipnotica e al contempo rilassante per membra e cervello. Il gazebo lì accanto, contornato di fiori e piante, offre un fresco riparo dalla calura. Nel mezzo vi è un tavolino in ferro, rustico nella forma, sulla cui base è poggiato un contenitore colmo di ghiaccio. Dallo stesso sbuca una bottiglia di buon vino bianco e lì accanto due bicchieri quasi vuoti. A bordo piscina, su un asciugamano, a gustarsi la tranquillità del pomeriggio si trova Barbara. Ella è distesa a pancia in giù con una mano nell’acqua. Nel lettino a fianco è invece sdraiata con lo sguardo verso il cielo Federica. La villa alle loro spalle è silenziosa, i mariti rientreranno in tarda serata dal lavoro ed i figli di entrambe sono già al mare con i rispettivi nonni. Le due signore, professoresse di un liceo nella vicina città, oltre che colleghe sono amiche intime da lunga data ed hanno pertanto deciso di trascorrere un pomeriggio di relax, cazzeggio e pettegolezzi. Il loro intenso feeling, infatti, le porta a confessarsi un po’ di tutto, comprese le performance amorose con consorti e amanti (amano scopare insomma). In questo momento sono, come si suol dire, in piena libertà e sfoggiano a quasi cinquanta due topless invidiabili. Federica, prendendosi le ampie mammelle e strizzandosi i pronunciati capezzoli con un’areola marroncino scuro ben in evidenza, esclama “Beh! Insomma, eravamo a questo party organizzato dalla società cliente di mio marito. Avevano noleggiato una villa d’epoca per l’occasione con servizio catering e tutto il resto per presentare non so neppure io cosa. Ad un certo punto adocchio questo ragazzo, subito non lo avevo riconosciuto, poi un flash, era un mio ex alunno, si chiamava Dario mi pare, suo padre aveva degli affari con l’azienda cliente di mio marito. Ora avrà ventisette anni, sbarbato, alto, biondo con fisico longilineo e scolpito. Il gessato che indossava lo faceva ancora più grande della sua età. Me lo ricordavo anche in classe, studente modello con il vizio delle ragazze però…eheheh…. Sempre a provarci, più di una volta l’ho beccato distratto intento a guardare le tette della compagna di banco. A onor del vero c’è da aggiungere che i suoi bei voti se li portava anche a casa. E poi sai che ho il vizietto pure io dei miei studenti, mi piace l’imberbe, con quel petto ancora glabro, i brufoletti, il pisello fiero…mmm… ok basta che siano maggiorenni, per carità, però dai, che scopate ci siamo fatte fino ad oggi?”. Entrambe scoppiano a ridere e si dilettano a sorseggiare del vino. Federica riprende “Quindi ci scambiamo tre o quattro occhiate furtive, le mie decisamente maliziose, lui arrossisce ma non smette di fissarmi. Si ricorda di quando mi scopava alla pecorina nella palestra della scuola. Dio, se ci penso. Allora si poteva, oggi con questi social occorre stare attenti, i telefonini non avevano ste funzioni foto o video, facebook non si conosceva. Oggi siamo costrette ad imporre di lasciare sta tecnologia fuori dalla stanza, sai che scandalo altrimenti? Genitori sconvolti, il presidio scolastico esterrefatto e via dicendo, puritani del cacchio!. Gli unici che soffrirebbero veramente secondo me sono solo i ragazzi…ehehehe… quelli di tenere a freno il coso a diciott’anni mica ci sentono. Se poi aspettano che le semiverginelle pari età aprano loro le gambe, meglio venire da due milfone come noi, o no?”. Altra sonora risata ed altro calice di vino, il livello alcolico sale. Barbara interrompe l’amica “Hai ragione, da quando poi mi faccio sbattere da questi ragazzetti la vita con mio marito va meglio, sai che ha qualche problemino di erezione al pene e non sempre gli tira, ma questi insegnano a me certe cose che poi rifaccio con Gustavo, che insomma, gli viene dritto per forza”. Ennesima risata. Federica torna alla narrazione “Ok però non divaghiamo… dicevo, Aldo nel frattempo viene chiamato a parlare in mezzo alla sala dal titolare dell’azienda, io mi alzo e mi dirigo all’esterno, facendogli l’occhiolino. Quello mi segue. Lo attendo al riparo di alcuni alberi. Mi sfilo le mutandine e le lascio cadere appositamente in modo che le possa vedere e trovarmi. Apro la camicetta e faccio fuoriuscire le mammelle ponendo i capezzoli al di sopra del bordo della coppa del reggiseno. Mi appoggio al tronco con fare provocante, le braccia distese verso l’alto, il viso girato con i capelli biondi e mossi che ne coprono la superficie. Sento i suoi passi, si ferma per raccogliere le mutandine, si avvicina cauto. Quando mi vede in quella posizione presumo sia impazzito, mi si è avventato contro, mi ha letteralmente morsicato i capezzoli, tanto che ho gridato per il dolore, poi ha iniziato a baciarmi il collo, mi ha infilato la lingua in bocca, quindi è sceso nuovamente a leccarmi le tette. Me le stringeva come fossero due palloncini da far scoppiare. Nel mentre gli ho aperto la patta e manco a dirlo aveva già l’asta in tiro. L’ho segato un bel po’. Egli ha insinuato una mano sotto la gonna andando a stimolarmi la passera pelosa bagnata. L’ho bloccato e mi sono girata tirandomi su la gonna invitandolo a scoparmi come una volta. Mi ha infilato il cazzo turgido violentemente dentro ed ha preso a stantuffarmi come un toro. Ansimavo come una cagna in calore, le uniche parole che ha detto sono state del tipo – sempre troia la nostra prof, vero? – Mi sono eccitata ancora di più prendendomi a sgrillettarmi furiosamente. Eravamo talmente infoiati che sono praticamente venuta prima di lui. Quando mi ha sentito gemere per l’orgasmo si è lasciato andare, ho sentito il pisellone gonfiarsi fino ad esplodere. Un caldo liquido ha invaso le mie viscere…”. “E poi?” chiede Barbara. “E poi niente. Ci siamo baciati ancora, ho rinfilato le mutandine poiché stavo gocciolando come un rubinetto rotto e siamo rientrati”. “Mi hai fatto eccitare anche a me, guarda ho una macchiolina sul costume. Quando arrivano che ho voglia?” . “Calma mia cara, ho detto loro alle quatto, mancano ancora venti minuti. Vieni qua da me, sdraiati che intanto ti raffreddo un po’ io”, così dicendo Federica prende Barbara e la fa sedere sul lettino, poi le toglie il costume. La fica nera pelosetta dell’amica l’accende di desiderio, si china e con abili leccate inizia a saziarsi di quel fiore. La lingua lenta si muove sulle grandi labbra, poi sparisce nel mezzo, riaffiora e stimola il clitoride. I peli brillano di umori, Barbara mugugna di piacere. Quest’ultima tira i capelli della compagna e le blocca la testa tra le sue cosce, ma ecco suonare il campanello. Federica si ferma e va ad aprire. Al cancello vi sono tre ragazzi tutti con passo arrogante e sguardo da duro, hanno occhiali da sole a riflesso, magliette bianche e costumi colorati floreali tipo boxer. La padrona di casa in topless li saluta “Ciao, benvenuti ragazzi miei. Enrico, Massimo e Gabriele, i più bravi a scuola, i più bravi a letto, vero?”. Ride. I tre si tolgono gli occhiali ed ammirano la loro prof, manca solo che esca della bava dalla bocca, vorrebbero già farsela lì sul pianerottolo. Fanno un cenno con la mano, lasciano i cellulari in un sacchetto all’ingresso ed entrano in casa. Appena in giardino la prima cosa che salta all’occhio è il corpo di Barbara. Ella è seduta provocatoriamente a cosce spalancate sul lettino e si sta masturbando. “Enrico, dai vieni qui, che la lingua la sai usare a scuola, ma usala anche sulla mia fica, coraggio…mmm”. Lo studente maggiorenne da quattro mesi ed ultimo aggregato al gruppo (gli altri sono un anno più vecchi e devono affrontare la maturità) si toglie la maglietta, mettendo in bella mostra il fisico asciutto e muscoloso, prima di avventurarsi su quel ben di Dio. I tre sono compagni di squadra in una piccola società di basket locale, alti, belli e scolpiti, non presentano peli sul corpo, hanno una lieve barba, qualche piccolissimo accenno di acne, ma nel complesso sono perfetti. Risultano pure dotati al meglio e questo Federica lo sa visto che li ha già incontrati altre due volte in aperta campagna. Enrico è stato coinvolto da poco, appunto, appena compiuta la maggiore età. All’ultimo incontro agreste con la prof venne portato con l’inganno. Federica quando vide che erano un trio e non un duo, si preoccupò, ma poi intuì subito che il divertimento si sarebbe ampliato. Si posizionò tra i suoi alunni messisi a semicerchio e li spompinò fino a farli venire tutti e tre. I due più vecchi la insultavano a ripetizione come da suo desiderio di farsi chiamare puttana o troia, il terzo partecipava più compito, ma non timoroso, fu infatti il primo a sborrare centrandole la gola. Tornando al presente, Enrico è intento a gustarsi la patonza dell’altra insegnante. Leccate veloci e repentine, accompagnate da un sapiente ditalino, mandano in estasi la donna che, a sua volta, si è impossessata dell’uccellone di Gabriele, quello dalle dimensioni più grosse. Barbara se lo sta slappando alla grande, la bocca fatica a contenerlo, la cappella è un fungo spropositato e le nervature sul manico sono dei promontori in evidenza. Con la mano lo tiene fermo e con le labbra lo lavora insalivandolo e lustrandolo. Intanto sotto il gazebo seduta su una sedia Federica sta succhiando l’ultimo dei cazzi rimasti, quello di Massimo. Lui è il più alto di tutti ed il suo attrezzo rispecchia la naturalezza del corpo, lungo e sottile. Tra l’altro è l’unico depilato intimamente per cui la lunghezza si pone ancora in maggiore splendore. Egli trattiene la testa della prof scopandole la bocca ed apostrofandola con continui insulti “Succhia così… bella porca ti piace…si… succhia…mmm… dai ingoialo tutto…maiala…”. Di contro riceve dei gorgoglii di ingoio espliciti. La mazza le scompare nella gola e poi riemerge a ripetizione. Enrico si è posizionato sopra Barbara ed ora le ha infilato tutto il membro nella fregna fradicia. Contemporaneamente Gabriele si è spostato alle spalle di lei ed ora la trapana dall’alto nella cavità orale andando a sfiorare la testa del compagno di classe. L’insegnante di matematica è stritolata da due cazzi, la sua mano schiacciata dalla mole di Enrico titilla il clitoride. Giunge al culmine del piacere liberando un lungo urlo “Mmmm… godo..si vengooo..mmm…vengoo…mm,..siiii..”. Serra le gambe trattenendo l’uccello del giovane dentro di se, che in modo circoncentrico continua a scavare senza sosta. Barbara ora emette un costante rantolio, ha la figa che le fa male fino a quando la sente riempirsi. Ora è Enrico che grugnisce di piacere, sta scaricando le palle dentro di lei. Si odono rumori lì nelle vicinanze, il tavolino sta traballando tutto ed il vetro dei calici irradia un suono cristallino. Federica appoggiata con le mani al bordo del medesimo e con il culo all’insù si sta facendo fottere da Massimo alla pecorina. Egli tiene le sue mani sulle natiche piene e la martella con colpi decisi e duri. Arriva Gabriele che sedendosi prende di forza la padrona di casa portandosela, schiena rivolta verso di lui, a smorzacandela sulla propria nerchia. Le sue mani si avvinghiano attorno alle flosce mammelle stritolandole. Federica urla nel momento della penetrazione, troppo grosso il siluro, ma si assesta subito ed inizia a fare la cavallerizza. Massimo le viola le labbra col cazzo fottendole di nuovo la bocca. Barbara ed Enrico osservano la scena baciandosi di tanto in tanto e sfiorandosi i sessi umidi e fradici di sperma. Lui scende a leccarle le tette cadenti con dei capezzoli da urlo, ma più contenute nelle dimensioni di quelle della collega. La prof chiude gli occhi e si abbandona sul lettino lasciandosi toccare ovunque. Massimo riversa la sua fontana sulla faccia di Federica che sbattendo le palpebre velocemente accoglie il nettare sul suo volto. Lo stesso si disperde tra i capelli ed il petto, qualche goccia anche sulle cosce. Il ritmo di Gabriele ora è forsennato, la donna crolla e allungando le braccia all’indietro attorno al collo dello studente si lascia andare ad una danza sensuale dettata dall’orgasmo raggiunto. Pressoché nel medesimo istante la salsiccia dello studente spara il denso liquido bianco che sale lungo il condotto dell’utero per ridiscenderne subito dopo. Baci e carezze reciproche del trio pongono termine all’amplesso. Per un momento il tempo si ferma, i cuori battono forte, il quintetto è sudato e provato. Si alza allora Barbara che dirigendosi verso la piscina sprona i presenti a farsi un bel tuffo rinfrescante. Il salto di gruppo è da foto tra piselli penzolanti semiduri, tette flosce e passere pelose….

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la mantide

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Tutto inizio’ per colpa del mio lavoro, mi occupavo della manutenzione dei computer prodotti da una famosissima multinazionale, era l’epoca dei giganteschi “main frame” ,i PC stavano arrivando ma erano poco piu’ che giocattoli.
Avevo quaranta anni, una moglie e tre figli quasi giovanotti ma il sesso con mia moglie non aveva mai avuto i connotati della passione.
Lei non voleva che gliela leccassi e men che mai accettava di succhiarmelo, ma in compenso, fin dalle prime volte , non mi aveva mai negato il culo.
Anzi posso dire che quando la inculavo impazziva letteralmente ma la faccenda doveva sempre risultare come un sopruso da parte mia. Quando glielo infilavo nel culo sembrava stessero ammazzando un agnello,gemiti di dolore e lamenti, ma quando impietosito le chiedevo: “ Ti fa tanto male? Vuoi che lo tolga?” lei rispondeva:” Ormai me lo hai messo, lascialo dov’e’, ora datti da fare, aprimelo per bene e dammi delle “botte” belle forti”… Ma mai un “brillamento” di passione, aveva sempre preteso che mi avvicinassi a lei col cazzo gia’ duro e che la montassi a dovere sempre e ogni volta. Una donna di un egoismo eccezionale, piacere solo per se’ e recriminazioni quasi sempre.
E stavolta sei venuto troppo presto ; oggi mentre chiavavi ti si e’ ammosciato a che pensavi?; oggi sono venuta solo una volta e a stento; hai visto? mi hai inculato e ora mi brucia; oggi mi hai fatto sanguinare dalla fica e mi fa male. Oppure “ vuoi che ti faccia un pompino? che mi hai preso per una puttana?” ;non toccarmi le tette; non infilarmi un dito in fica che non lo sai fare; nel culo,se sei uomo, infilami il cazzo non le dita; ed e’ piccolo; ed e’ duro; ed e’ moscio; ed e’ grosso; insomma non le andava mai bene niente.. Ma era una tattica, questo le aveva insegnato quella troia della madre per la quale gli uomini dovevano esser trattati male e non bisognava mai far capire loro che il cazzo piaceva e tanto…cosi’ aveva fatto la madre col il mio povero suocero e questo la figlia faceva con me..
Insomma una palla megagalattica, un esame di stato ogni volta che mi veniva la voglia di farmela, ma l’amavo e mi piaceva, era ed e’ una bellissima donna , ma anche per questo suo modo di fare e di essere quasi mi son rovinato la vita.
Con queste insoddisfazioni “a bordo” riandavo spesso con la mente ad altre donne che avevo amato prima e mi chiedevo :”ma come cazzo ho fatto a sposarmela?” ; “ma come ha fatto a fregarmi ?”; “ma come cazzo ho fatto a farci tre figli?” ..
Questo era il contesto nel quale vivevo.
Un giorno vengo inviato in missione presso l’universita’ di un’altra citta’ , il computer aveva “atterrato” un set di dischi, e cosi’ avvenne che conobbi “il tecnico informatico” del centro di elaborazione.
Era questi una ragazza di non piu’ di venticinque anni, piccolina, bruna, cicciottella, con le cosce grosse ma con un culo ed un paio di zizze da favola….
Caruccia in definitiva ma di una bellezza assolutamente non paragonabile a quella maestosa di mia moglie, ma fu subito feeling.
Non so che succede a volte ma per certe persone si prova al primo sguardo una attrazione particolare e forte.
Andammo a mensa insieme e prendemmo appuntamento per la sera per una pizza.
Quella sera lei mi invito’ subito a salire da lei e appena entrati dalla porta si inginocchio’ davanti a me e tiratomi fuori il cazzo si esibi’ in un pompino quale non avevo mai provati. Alla fine con la bocca aperta aspetto’ che io menandomi il cazzo le venissi in bocca leccando e succhiando poi il cazzo fino a berla tutta.
Era una vita che desideravo qualcosa del genere, una passione travolgente , una donna che voleva me e mi desiderava!
La serata era iniziata bene e continuo’ su quel tono, abbiamo fatto tutto e per una notte intera, forse due ore di sonno e poi al lavoro.
Una gioia ed un appagamento mai provati, pensai che avrei potuto innamorarmi di lei…
Da quel giorno feci in modo , senza esagerare , di tornare spesso in quella citta’, prendevo solo per un fatto organizzativo l’albergo ma in realta’ dormivo da lei, tanto mia moglie non mi avrebbe chiamato ed il portiere di notte ,tramite opportuna mancia, era stato istruito per “gestire” una eventuale chiamata..
Le cose con mia moglie cominciarono ad andar male, mi era passato completamente il desiderio di lei, ma per non destar sospetti qualche volta la dovevo pure prendere. Quando accadeva mi veniva forte la voglia di spingerla via, la chiavavo ma temevo ,all’orgasmo, che mi scappasse sempre il nome di lei..dell’altra.
Roberta, cosi’ si chiamava “l’altra”, era una donna insaziabile, era capace di succhiarmi il cazzo per ore e di farmelo tornare sempre duro, un pomeriggio ed una notte passavano in un alternarsi di chiavate ,inculate e pompini, un sogno , era come vivere in un lungo interminabile film porno. Addirittura cenavamo a letto e , spesso, le ho leccato la fica sporca di ragu’. In sincerita’ se capitavo in citta’ che lei aveva il ciclo riuscivo a leccargliela anche col sangue che le colava, e con lei , per la prima volta ho leccato il culo di una donna. Non lo avevo mai fatto a nessuna,mi avrebbe fatto schifo, ma con lei mi piaceva farlo, le infilavo la lingua nel buco dove fino a poco prima era stato il mio cazzo e le leccavo tutto quello che ne usciva. Lei si sedeva sulla mia faccia col suo culone da brasiliana ed io le infilavo la lingua nella fica, assetato di lei ed inebriato dal suo odore ferino. Ci baciavamo per ore e, ancora oggi, nonostante tutto, ho nostalgia di quei baci ardenti.
Ci vedevamo una volta ogni quindici giorni ed a volte anche dopo un mese, il computer non poteva rompersi troppo spesso altrimenti avrei destato sospetti in ditta , ma io ,innamorato pazzo ormai, cominciavo ad essere geloso. Mi chiedevo come facesse una donna cosi’ “erotica” a stare senza sesso cosi’ a lungo… Decisi allora, da imbecille , di farle una sorpresa, un pomeriggio andai a casa sua senza avvertirla, ma il palazzo aveva la portiera.. Le lasciai una buona mancia con la preghiera di non avvertire la signorina che stavo salendo, ma lei , da brava donna o ,meglio, da “buona donna” , non voleva uno scandalo e , esperta della vita , molto probabilmente citofono’ lo stesso per avvertire…aveva certamente capito che posto di fronte ad una sgradita sorpresa poteva scapparci il morto o i morti.. Oggi mi chiedo a che punto era arrivata la mia pazzia e cosa ho rischiato, certamente non ero piu’ capace di intendere e di volere.
Venne ad aprirmi una Roberta in camicia da notte , una camicia azzurrina con gli orsetti rosa, lo ricordo ancora, profumata di talco ma leggermente accaldata e con un leggero sentore acre di sudore addosso . Non trovando alcun uomo nell’appartamento ogni proposito bellicoso crollo’ di colpo e pentendomi di quello che avevo fatto e dei miei ingiusti sospetti la abbracciai e ci unimmo in un bacio appassionato. Ovviamente subito finimmo a letto e facemmo all’amore ma…
Ma quando la presi alla “pecorina” qualcosa desto’ la mia attenzione, il buco del suo culo era arrossato e lo sfintere mostrava il tipico anello che le rimaneva per un po’ quando la inculavo.
Feci finta di non capire e , forse per cancellare tracce che non volevo vedere, la inculai anche io, il mio cazzo scivolo’ dentro di lei come se ne fosse appena uscito…un altro.
Capii allora che non ero il solo visitatore abituale di quell’appartamento e che i miei sospetti erano fondati..
Ma l’amavo alla follia ormai..
Quella notte non fu una notte di sesso sfrenato, tanto che lei mi chiese cosa avessi ed io sbottai, le dissi quello che avevo visto e quello che pensavo.. Mi aggredi’ verbalmente con una violenza inaudita, mi disse che se io non ero uomo capace di mantenere le mie promesse meritavo le corna e altro ancora.. Le avevo promesso che avrei detto tutto a mia moglie e non lo avevo ancora fatto , in sincerita’ i figli che amo mi impedivano di farlo con leggerezza, la avevo promesso di andarmene di casa e di andare a vivere da lei dopo aver chiesto alla ditta un trasferimento e non lo avevo ancora fatto, di che mi lamentavo allora se lei aveva voluto prendersi un po’ di svago? Aggiunse che mi amava tanto e che avrebbe voluto vivere solo con me ma aveva conosciuto un ragazzo che aveva saputo farla sentire meno sola durante le mie lunghe assenze, piu’ sincera di cosi’ ,che potevo chiedere di piu’? Davvero ero ormai totalmente schiavo della sua personalita’, alla fine per non contrariarla assentii a tutto quello che mi diceva. La mattina andammo al lavoro insieme. A mensa mi disse che quel pomeriggio mi avrebbe fatto ingelosire per vedere quanto io l’amassi e quanto poteva fidarsi di me, dovevo aver fiducia in lei e lasciarla libera che io ero il solo suo amore… Ed infatti.. Tornati a casa trovai un ragazzo giovanissimo in salotto, lui aveva pure la chiave, capii subito che era un nord africano, lei lo presento’ come “lo stantuffo di Tangeri” (cazzo!!) , bravo ragazzo, gentilissimo, magrissimo, piccolo di statura. Ecco il “consolatore” pensai, cazzo me lo ha pure presentato! Ma io non ero uomo da temere la concorrenza di quello scricciolo! Ero un’altra cosa io..
Un uomo con la testa ancora funzionante sarebbe andato via ma io no…
Lei ando’ in camera e ne torno’ con un leggero neglige’ , lo “stantuffo” comincio’ a spogliarsi.
Quando fu nudo mi accorsi che quel piccolo ragazzo era tutto cazzo, aveva un affare grosso piu’ del doppio del mio! Lei mi chiese di spogliarmi e ci sedemmo sul divano ,lei comincio’ a succhiarci il cazzo a tutt’e due contemporaneamente, e poi, distesasi sul divano a cosce aperte lascio’ che lo “stantuffo” la penetrasse..
Ero talmente preso da quel gioco perverso che non provavo gelosia, anzi ero felice ed eccitato che lei stesse godendo con quel ragazzo, ormai la avrei accontentata in tutto.
Quando dopo un po’ il ragazzo le usci’ dalla fica lei ricomincio’ a succhiarglielo come faceva sempre prima di farsi inculare, le rilassava la pancia e la fica diceva. Mi chiese di avvicinarmi a lei perche potessi vedere meglio quello che faceva e ad un certo punto mi chiese di prendere quel cazzone in bocca. Totalmente rincoglionito obbedii , non mi rendevo conto di quello che stava succedendo , chusi gli occhi ,aprii la bocca e lasciai che lo “stantuffo” vi entrasse dentro.. Lei rimase ad accarezzargli le grosse palle mentre guardava estasiata un uomo che succhiava il cazzo ad un altro uomo e quello che succhiava ero io! Sentivo l’odore della sua fica su quel cazzo e mi eccitava, lei aveva cominciato a farsi un potente ed energico ditalino mentre mi diceva :” lo vedi come e’ bello succhiare il cazzo? Ti piace? Dai leccagli la cappella su!” Ed io facevo tutto quello che lei mi chiedeva, e davvero cominciava a piacermi avere in bocca quel pesante pezzo di carne dalla punta dura e liscia come il velluto dove mi piaceva far scorrere la lingua e quell’odore selvaggio di fica e di sperma ,tanto che quando lei volle riprenderselo io la spinsi via e continuai a godermi quel cazzone in bocca. Se mi avesse visto mia moglie! Lei si era messa a pecorina con le tette sulla spalliera del divano e mi disse che lo voleva nel culo, lo avevo fatto diventare duro al punto giusto ormai, ero bravo a succhiare, ed io tenendo quel cazzone con una mano glielo appoggiai al buco mentre lui lasciava cadere tanta saliva per lubrificarlo.
Godeva come sempre e piu’ di sempre Roberta ed io la guardavo eccitatissimo e lei guardava me e sorrideva fra un gemito di piacere e l’altro. Ad un certo punto mi disse: “ vieni affianco a me voglio baciarti” . Salii anche io ginocchioni sul divano e la baciai, ero in paradiso, un paradiso malato pero’. Ad un certo punto lei mi sussurro’ :” Mi piacerebbe vederti mentre godi anche tu come me, provalo anche tu, vedrai e’ meraviglioso” … Lo “stantuffo” doveva essere abituato ai culi maschili, infatti, appena mi vide che gli porgevo le chiappe , senza lasciare il culo di Roberta mi bagno’ lo sfintere con la saliva e mi ci infilo’ dentro un dito e poi due.. Poi sentii che la sua cappella premeva sul mio buco… “Spingi come se dovessi andare in bagno, sentirai meno dolore e ti entrera’ subito dentro” mi disse lei con uno sguardo folle di libidine. Cosi’ feci e sentii che quella grossa cappella entrava dentro. Un dolore forte ma meno di quello che avrei pensato e man mano quella lunga asta entro’ in me. Gli uomini hanno la prostata e le donne no e quando la grossa cappella me la spinse in avanti davvero provai il dolore piu’ intenso ma presto passo’ e lascio’ il posto al piacere di sentirla penetrare nell’intestino. Poi lui comincio’ a darmi dei colpi, dapprima lentamente poi con sempre maggior forza, ogni volta che usciva o ritornava dentro sentivo la mia pancia fremere di piacere al passaggio di quella grossa asta, mi sentivo totalmente aperto dietro e davvero ho cominciato a godere. Roberta si era messa sotto di me e mi succhiava il cazzo che incredibilmente mi era diventato duro come il marmo , succhiava e con una mano me lo menava e massaggiava le palle che mi dolevano, il cazzone mi aveva spinto la prostata,le palle ed il cazzo in avanti e il tutto mi doleva ma era un dolore piacevolissimo. Quando Roberta si accorse che lui stava per venire me lo meno’ piu’ velocemente ed alla fine riusci’ a farmi sborrare quasi nel momento stesso in cui il ragazzo ,con due o tre colpi che quasi mi sfondavano la pancia, svuotava il suo cazzo in me con quello che mi sembro’ uno tsunami di sperma bollente nel mio intestino mentre io mi svuotavo nella bocca di lei.Con gli sparmi dell’orgasmo il mio culo si strinse attorno a quel cazzone e per un lungo minuto di piacere quasi ebbi paura che non ne potesse piu’ uscire ,era diventato ancora piu’ grosso e gonfio quel cazzo! Lo “stantuffo” grugniva come una bestia ed io avevo il cuore in gola ed il buco del culo in paradiso. Avevo goduto davvero, non avrei mai pensato che fosse cosi’ bello essere inculato. Non mi piacciono gli uomini, anche dopo quella piacevolissima esperienza, non li cerco, ma ogni tanto ci penso a quel piacere e risolvo tutto con una sega, quel momento magico poteva verificarsi solo perche’ c’era Roberta, non avrebbe potuto mai piu’ ripetersi. La sera rimanemmo soli , io e Roberta, il culo mi doleva e ne colavano liquidi strani striati di sangue tanto che lei mi fece mettere un assorbente, non riuscivo a capacitarmi di essermi fatto inculare da un marocchino, che avrebbero pensato i miei figli se lo avessero saputo?? Temevo di saperlo molto bene.
“Vedi “ mi disse lei “ siamo fatti della stessa pasta, cerchiamo il piacere e tu sei l’uomo adatto a me ed io la donna adatta a te, ti prego ora vieni a vivere con me, ti amo ti amo ti amo, oggi e’ stato meraviglioso” Non potevo e non riuscivo a darle torto in definitiva.. Ora il problema era liberarsi legalmente di mia moglie.. Dovevo uscirne pulito davanti agli occhi dei miei figli, non dovevo avere colpe.. E Roberta ebbe una idea… Una idea come solo a lei potevano venire.. “Supponi” disse “ che un giorno tu scoprissi che tua moglie ti fa le corna, agli occhi dei tuoi figli saresti giustificato se vai via”..Ma mi seccava far passare mia moglie per troia agli occhi dei miei figli ma se il fine giustifica i mezzi..Roberta mi aveva ammaliato.
E la cosa ando’ cosi’… Un giorno ero a casa e arriva una telefonata, era Roberta, ci scambiammo un sacco di convenevoli e sotto lo sguardo di disapprovazione di mia moglie io la invitai col fidanzato a casa mia. Mia moglie si arrabbio’ di brutto :” chi li conosce a questi e perche’ dovrei ospitarli una settimana a casa, perche’ non vanno in albergo??! “ sbotto’. Io dissi che era una cliente importante che mi aveva fatto sempre ottima pubblicita’ in ditta e che era a lei che dovevo la mia promozione, una settimana passa presto e avrei avuto solo benefici da un atto di ospitalita’ che ,in fin dei conti, non ci costava nulla.
Qualche giorno dopo arrivarono lei e lo “stantuffo”..
Io andavo al lavoro la mattina ed il quarto giorno al ritorno a casa trovo Roberta che viene ad aprirmi con un sorriso raggiante: “E’ fatta! “ mi disse ed aveva ragione in tutti i sensi..
Mi consegno’ una cassetta di videocamera dicendomi “ guardatela e vai dall’avvocato, ti aspetto” ed il giorno stesso lei ed il “consolatore” andarono via.
Durante la mia assenza lei e lo stantuffo erano riusciti a circuire mia moglie, nella cassetta mia moglie si esibiva in un grandissimo pompino a quel cazzone, cosa che a me non aveva mai voluto fare e in una scopata fantastica della quale ho ancora i gemiti nelle orecchie concludendo con una inculata da manuale. Ripensai a quello che avevo provato io… Ripensai a quello che stavo facendo e al fatto che avrei dovuto mostrare quella cassetta a tante persone..mi vergognai di me stesso, in fin dei conti amavo mia moglie e piu’ ancora i miei figli. Potevo benissimo perdonare mia moglie, del resto io avevo fatto di molto peggio, ero arrivato addirittura a fare la femmina per soddisfare le voglie perverse di quella donna. Distrussi la cassetta e pensai che come una mantide Roberta mi aveva assimilato a se’ e mi aveva quasi distrutto,mi aveva divorato la mente! Una cosa buona da tutta la faccenda pero’ rimase , forse dopo il piacere provato con lo “stantuffo” o forse per un inconfessabile complesso di colpa mia moglie era diventata piu’ femmina e finalmente una amante appassionata, da allora abbiamo fatto sesso con piacere e non le dispiacque piu’ farmi un pompino..ma solo ogni tanto pero’.

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