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il culo della mia amica racconto

La mia amica mi ha fatto una sega

L’altro giorno ero a casa con una mia amica. Lei ha 18 anni appena compiuti ed è molto attraente, io ne ho 22.

sega-racconto-eroticoL’ho sempre guardata con ammirazione anche se, nonostante il suo seno pronunciato e la figura abbastanza provocante, il fatto che fosse ancora vergine non mi entusiasmava da un punto di vista sessuale.

D’altro canto proprio perché formosa, è spesso al centro dell’attenzione maschile e quindi si comporta di conseguenza, cercando di evitare atteggiamenti “equivoci” e ammiccanti, come invece fanno molte nostre amiche.

Ma vi voglio raccontare cosa è successo l’altra sera, mi ha lasciato senza parole e da allora non faccio che pensare a lei mentre è sola, mi chiedo se ci ripensa e se si bagna.. io penso di sì, visto che dopo avermi fatto venire ha anche assaporato.. ma andiamo con ordine! Sabato scorso ero da solo a casa, io vivo con i miei ma quel giorno non c’erano perché era l’anniversario di matrimonio di mio zio..e quindi tutta la famiglia è andata a fare baldoria.

Mi scrive in chat questa mia amica Roberta, io e lei abbiamo un rapporto abbastanza confidenziale, anche se ora mi rendo conto che è molto diversa da quel che pensavo.. in pratica era tutta ansiosa perchè il tizio che aveva conosciuto al Matiz quache giorno prima, le aveva chiesto di vedersi e lei era impazzita per la gioia. Il problema è che questo ragazzo ha 26 anni, fisico atletico, tutto tirato e si vede a distanza di km che è un porco.

Ma lei, pur di uscirci e baciarlo avrebbe fatto di tutto. Tant’è che mi ha anche girato una chat dove lui le parlava esplicitamente della forma del suo..cappellino.. e di come sarebbe calzato alla perfezione nella sua bocca.

Quando ho letto la risposta di lei, non potevo credere ai miei occhi. Ma ormai, c’era poco da credere, ero nettamente ingrifato e ho preso la palla al balzo.

Lo so, sono uno … però immaginarmi lei che per me era così innocente, prenderlo in bocca e succhiarlo senza proteste me l’ha fatto venire durissimo e non potevo resistere. Le ho detto di passare da me per un caffè e che le avrei dato consigli utili su come comportarsi per farlo impazzire. Ovviamente, lei ha accettato. Beh, per farla breve.. 18.30 di pomeriggio inoltrato, arriva da me e io mi faccio trovare con i pantaloni della tuta e a torso nudo. Devo dire che a confronto del tipo che le piace non sto messo bene, non sono palestrato anche se mi tengo abbastanza in forma, però a giudicare dalla foto che mi ha fatto vedere, il mio pacco se la può giocare benone.

E infatti, già quando si è seduta sul divano accanto a me, al solo pensiero di quello che stavo per proporle, già solo per il fatto che quelle parole stessero uscendo così sfacciatamente dalla mia bocca me l’ha fatto alzare, ma lei non si è accorta di nulla.

Ha preso subito a parlare, agitando mani e telefono e starnazzando, non l’ho mai vista così eccitata per qualcosa. Lei mi aveva sempre detto che certe cose le facevano schifo e che prima di farsi anche mettere le mani addosso da un ragazzo, ci sarebbero dovuti essere prima mesi e mesi di frequentazione.

Quindi le dico:
– Ma tu hai idea delle donne che si fa il tizio? A 26 anni, con quel fisico, ne avrà di tutti i tipi e di tutte le età.
Silenzio. Lei sapeva benissimo che dicevo il vero.

Continuo:
– Se ti ha già scritto queste cose, non credere che vi vediate per prendere un caffè e basta. Di sicuro vorrà altro. E con le risposte che gli dài tu, di certo se lo aspetta.
– Sì però io gli ho detto anche che sono seria e che certe cose le faccio solo col mio eventuale ragazzo, cioè, ci dobbiamo conoscere, eccetera eccetera..!
E io, che nel frattempo mi stavo strusciando il telecomando sull’affare:
– E credi che questo si fidanza così, ad occhi chiusi con una che non sa nemmeno come si prende in mano?
– Vedi che l’ho già fatto un paio di volte, anche se non mi piaceva. Con Maurizio prima di lasciarci ma è roba vecchia e mi dà fastidio pure parlarne.

Poi mi ha schifata perchè io già volevo lasciarlo e non mi piaceva più fisicamente.. lui addirittura voleva fare di più ma a me già l’odore mi dava il voltastomaco, la seconda volta me lo ha messo vicino alla bocca e io stavo per vomitare, poi è venuto e mi sono schifata ancora di più.
E questo, signori, per me è stato il picco. Ho abbassato lentamente il telecomando che ormai si stava consumando a furia di fare su e giù tra scroto e cima. Lei non sembra neanche troppo sorpresa, mentre avrei scommesso sul contrario.

Lo guardiamo ed il fatto che ora il mio gingillo è al centro dell’attenzione senza camuffamenti me lo fa esplodere.
– Dobbiamo capire se con Maurizio ti ha fatto schifo perché non ti piaceva lui o se è perché non ti piace e basta. Perché nella seconda ipotesi il tizio se ne accorge, lo vede se fai qualcosa controvoglia. Fidati, un uomo queste cose le riconosce e può anche succedere che si senta ferito nell’orgoglio ..o peggio ancora deluso.. e allora addio!

Quella decina di secondi di silenzio, mentre lei aveva distolto lo sguardo e sembrava quasi incassare il colpo, con rassegnazione, mi hanno permesso di sfoderare la spada senza alcun pudore.

L’ho preso in mano, poggiando completamente la schiena sul divano, mentre lo guardavo tutto dritto e fiero, ansioso di lei.

Muovo la mano alla base, lentamente, lei guarda imbarazzata ora.

Lo lascio libero, mentre con la mia mano destra cerco la sua, molto delicatamente.

Le accarezzo il dorso della mano e mi accorgo di piacevoli zampilli che mi colano lungo tutta l’asta, mentre il respiro diventa più caldo e intenso.

Le porto pian piano la mano alla base, lei tiene la presa e le passo il comando. Sono pronto a godere. Ma lei resta ferma.

Un fremito e ancora altro accenno di succo, ormai sto per esplodere e bramo la sua partecipazione. Non riesco ad aspettare oltre, rimetto la mia mano sulla sua:
– Fai così
sussurro, mentre stiamo andando su e giù, su e giù e ancora e ancora..

sento tutto il corpo godere mentre guardiamo l’unica parte scoperta di me, che riceve tutte le attenzioni.

Finalmente la sento partecipe, muove la mano da sola sul mio flauto bagnato e ne approfitto per usare la mia nel tentativo di avvicinarle il viso al nostro amico bollente.
– Tranquilla, voglio solo farti sentire l’odore
Mi lascia fare e quando è abbastanza vicina sparo l’ultima cartuccia:
– Dopo lo dovrai leccare
godo e godo ancora, sto per venire e quello che le sto dicendo mi fa ansimare sempre più sfacciatamente
– Lo devi leccare per vedere se ti piace
Ecco che arriva, sento che sto per raggiungere il culmine e voglio sentire la sua lingua calda pulire tutto senza obiezioni, ecco.. f

inalmente la cascata del niagarache lei si appresta ad asciugare.

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Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel

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Le primissime luci dell’alba, a cavallo della notte rivelano la facciata più realistica di quel luogo dove l’apparenza e lo sfarzo regnano sovrani per la maggior parte del tempo.

Ma a quell’ora, quell’agglomerato di finte promesse lasciava il posto ad un panorama ben diverso, scarno, silenzioso, nudo.

E’ l’ora in cui l’anima mendace e disonesta del posto, esausta ed appagata va a farsi benedire, dopo la nottata di alcool, sorrisi e pubbliche relazioni, proprio come il trucco di quella ballerina sudata del Sunrise.

Cavoli, Maverick aveva ragione.

Una serata sprecata tra insulse cagnette affamate di mance.

Un senso di profonda insoddisfazione sembra aver preso il controllo di ogni parte del mio corpo, mentre finisco il mio Negroni sbagliato, come tutto il resto, nella hall di questo hotel che pare non avere più nulla da offrirmi, prima di cedere il passo a “domani”.

Cazzo. No.

Mi volto, incuriosito dall’eco delle parole decisamente fuori luogo e dall’inequivocabile rumore che solo una donna riesce a fare quando capitola dritta sul pavimento.

Lo spettacolo che mi si prospetta davanti è dei migliori che potessi desiderare, lei è ancora per terra, di schiena, protesa in avanti e con le ginocchia divaricate contro il pavimento freddo, offrendomi proprio il lato più gradito, mentre cerca di fare leva sulla mano dell’amica visibilmente infastidita.

racconto-erotico-tradimentoNon c’è nessuno a parte noi ed il fatto che la megera che la accompagna possa accorgersi che le sto, palesemente, guardando il culo non mi preoccupa, anzi.

La osservo e penso che tacco 12, caschetto castano e la difficoltà di mantenersi in equilibrio erano tre fattori più che sufficienti per attizzarmi, per il contesto scarno della serata

. Il mio corpo è in perfetta sintonia con quel che sto pensando e la reazione non tarda a premere contro i pantaloni.

Grazie all’espressione chiaramente contrariata dell’amica, che punta lo sguardo nella mia direzione ecco che appena tornata in piedi, si volta anche lei.

Sorride.

Bene.

Ottimo.

Levati dai piedi.. – penso.

Si sistema i capelli e la gonna, ha già abbandonato il mio sguardo eppure sembra continuare a giocarci maliziosa, pur non incontrandolo.
Paola..

– Tranquilla. Ho solo bisogno di sedermi un po’, non posso rientrare in stanza così.

La voce è alta, probabilmente voleva che io ascoltassi. Probabilmente vorrebbe anche altro.

Molto probabilmente, lo avrà.

Si spostano sulle poltrone dietro l’ascensore, non passano neanche tre minuti che la profezia si avvera, quel manico di scopa si allontana sparendo sulla larga scala che porta alle camere.

E’ sola. E’ fatta.

Il ragazzo del bar sta rientrando, il mio bicchiere è vuoto ed il resto bello pieno; lei se ne accorge: del bicchiere e del resto.

Inverte la posizione delle gambe accavallate, mentre penso alla persona che l’attende in camera.

racconto-tradimentoL’idea di scivolare fra le calde gambe della donna di un altro, godendo di ogni sua fessura mentre il suo uomo l’aspetta, mi sta letteralmente facendo colare per il desiderio.

Con la scusa di un altro drink, le passo davanti raggiungendo l’angolo bar. La mia giacca nasconde l’inevitabile.

Sento i suoi occhi da gatta scrutarmi e la sorprendo in un movimento ondulatorio lento e furtivo sulla poltrona, deve essere eccitata. Probabilmente, anche in lei l’idea di farsi possedere all’improvviso da qualcuno che non ne avrebbe alcun diritto, sta avendo la meglio.

Si alza e viene verso di me. Ci guardiamo.

Mi supera con passo incalzante e sento il suo profumo mentre capisco che i nostri occhi hanno già fatto le presentazioni e si sono già detti tutto ciò che c’era da dire.

Abbandono il bar, il barista che sembra essersi imbarazzato al posto mio ed ogni pensiero negativo riguardo alla nottata, per raggiungerla in bagno.

Nella zona condivisa della toilette non c’è nessuno. E questo sembra essere il giusto epilogo a conclusione di una nottata di…

E poi esce lei. Di fronte al lavandino con un grande specchio non c’è spazio per entrambi, mi ritraggo per farle spazio ma sono eccitato come un toro e lei è splendida vista da vicino.

Accenna un sorriso cortese mentre si sistema davanti al lavandino per sciacquarsi le mani e non sembra sorpresa del fatto che sia rimasto dietro di lei. Il nostro sguardo si incrocia ancora, nello specchio questa volta, io la sto guardando senza il minimo pudore, non c’è ombra di esitazione, voglio entrare dentro di lei e voglio che lei lo sappia, ora.

Non posso aver equivocato, quella donna sapeva perfettamente come lanciare messaggi ed io sono molto bravo a coglierli.

Ed infatti, eccolo li. L’invito. Il segnale chiarissimo ed il punto di non ritorno al tempo stesso.

Chiude il rubinetto e si asciuga le mani guardandomi ancora, attraverso lo specchio, questa volta è seria e sensuale. Poggia le mani sui bordi del lavandino e divarica leggermente le gambe.

A quel punto mi avvicino e la sto già spingendo verso di me, con le mie mani sul suo ventre, mentre i nostri occhi non si sono mai lasciati

. Posso finalmente sentire il suo profumo che si mescola con il calore della sua pelle ed affondo nel suo collo, mentre la mia mano destra penetra con forza prima sotto la gonna e poi prepotentemente dentro di lei, che geme con gli occhi socchiusi ed inarca la schiena premendo contro il mio sasso che ormai reclama ogni sua parte, tutte insieme.

La presa della mia mano sinistra sul suo seno non mi soddisfa più, ora voglio altro, ora voglio piegarla completamente al mio piacere, voglio entrare fino in fondo a quel mondo che non è mio e rubare tutto.

Preso dalla foga di un animale affamato, le allargo le gambe e tiro fuori l’affare d’oro, lei sembra avere un attimo di apparente esitazione.

Tempistiche standard penso, mentre ormai sto affondando nella sua carne morbida e la tengo per le braccia.

Ogni esitazione e accenno di preoccupazione sono scivolate via in una frazione di secondo, così come ora scivolo dentro di lei, che si piega sempre di più, offrendomi quell’isola inondata di piacere e desiderio.

Scivolo dentro e fuori, sempre più velocemente, sempre più violentemente.

Sento ogni nervo del mio corpo tendersi, tutti all’unisono verso un’unica meta.

Porto la mano destra sulla sua spalla e stringo la presa, mentre con la mano sinistra le spingo il capo costringendola a piegarsi ancora di più. Sono vicino all’esplosione mentre continuo a sbattere il mio corpo contro il suo, come a raggiungere l’unico scopo della mia vita.

Sudo e la sento mugolare, in quella posizione scomodissima ma non mi importa, sto per riempire quel corpo che non mi appartiene, sento il calore che si spande e voglio arrivare dentro di lei con tutta la forza che possiedo.

Mi spingo più dentro, le lascio la spalla e metto entrambe le mani sui suoi fianchi, lo sento, sono vicino, lo sento arrivare.

La tengo ferma, ansimante contro il mio bacino ed esplodo. Finalmente godo, con tutto me stesso, mentre lei è costretta dalla mia presa a ricevere tutto il mio succo.

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I ricordi di una prostituta

Respiro.
Finalmente sono a casa, ma non so cosa mi aspetta. Anzi, so cosa mi aspetta, ma non riesco ad accettarlo perché non è giusto.
Ho deciso di estraniarmi, uscire fuori da me stessa e guardare le mani dei miei fratelli che mi picchiano a sangue. Li guardo con compassione. Qualche lamento esce dalla mia bocca, ma lo soffoco all’istante. Non servirebbe a nulla, neanche ad alleviare il dolore.
Ma che dolore poi… Io non provo più nessun dolore. Sono morta. Morta dentro. Una morta vivente che cammina, parla, respira. Sono fatta anche di sangue, vedo, visto che del sangue mi esce dal naso.
Li guardo impassibile. Sento le urla di mia madre che dice: “Basta! Lasciatela stare! È la mia bambina”.
Mio padre, invece, fuma una sigaretta in silenzio e si dondola avanti e indietro, avanti e indietro, come fosse impazzito.
Questa è la mia famiglia. Ve la presento: io, mia madre, mio padre e miei due eroi, i miei fratelli, entrambi più grandi di me.
Fin qui niente di strano, direte voi, e io sono d’accordo, ma voi non sapete chi sono io.
Vi starete chiedendo come mai mi stiano picchiando. Abbiate pazienza. Tra un po’ ve lo racconto. Ci arrivo. Adesso non riesco perché le loro cinture che sbattono sul mio corpo mi distraggono, e dovrò pur respirare. Non riesco a parlare, a respirare, a raccontare le mie disgrazie mentre vengo picchiata. Dai, non perdete questa scena! Sedetevi lì e guardatemi.
Perché rido? Perché loro mi stanno purificando. Uh, sono i miei fratelli maggiori ed è il loro compito. Mia mamma non ha voce in capitolo, mio papà è debole e non viene preso in considerazione. Non è uomo, e quindi i miei poveri fratelli devono farsi carico della mia purificazione. Che avete? Perché storcete il naso? Vi state annoiando mentre aspettate che cominci la mia storia? Ma dai, abbiate un po’ di pazienza! Vedrete che prima o poi la smetteranno.
Fanculo sto sangue che non smette di scorrere! Non riesco a vedere. Oh, la cintura mi ha preso nel viso.
Di nuovo la voce di mia madre: Smettetela!
Ma perché urla? Lasciali fare!
Adesso si intromette mio papà. “No, non nel viso, glielo distruggerete. Ci rimarrà a casa a vita!”.
Le cinture ora cambiano direzione. Abbandonano il viso ma continuano a percuotermi con forza tutto il corpo. Adesso si sono fermate! I miei purificatori, ora, sono stanchi ma soddisfatti. Hanno fatto proprio un bel lavoro! Non mi muoverò per almeno un mese, ma chi se ne frega? Dove volete che vada? Adesso vi racconto. Aspettate che respiro. Ho la gola secca, voglio bere. Qualcuno mi porta un po’ d’acqua? Non vedo… chi è che mi sta portando da bere? Oh, la mamma. Ma perché piange? Dai, dai mamma, adesso non è il caso di fare la frignona, su. Grazie dell’acqua!
Dove eravamo rimasti? Ah, vi stavo raccontando di me. Io sono…
Tanto tanto tempo fa, o, meglio ancora, 350 giorni e 6 ore fa, io ero una bella ragazza, quasi 17enne, con lunghi e folti capelli castani, mossi, due occhi grandi da cerbiatta, una bocca come una rosa appena sbocciata e pronta di essere annusata, non ancora pronta per essere colta. Avevo ancora bisogno di attenzioni, ma non importa. L’età ti fa credere che tutto sia possibile, così mi innamorai.
E’ stato bello il mio primo amore. Il cuore mi batteva all’impazzata, le farfalle mi svolazzavano nello stomaco, gli occhi vedevano solo splendore. La ragione non esiste nell’amore, e a 16 anni ancora meno. Aveva 4 anni più di me. A lui regalai per la prima volta il mio corpo, la mia verginità. A pensarci bene, mi ha fatto male la prima volta e anche la seconda, ma credevo fosse normale. Lui non era tenero. Si impossessò di me quasi subito, senza nessun preliminare, appena fummo soli in quella baracca abbandonata. Prima mi infilò le mani sui miei seni abbondanti, bianchi come il latte, poi cominciò a mordermeli e succhiarli con forza, il suo cazzo era già pronto a sfondarmi come un palo duro tra le cosce. Entrò subito, di colpo, a fondo. Urlai di dolore, mi morse le labbra e soffocò il mio grido nella sua gola. Poi muoveva con forza il bacino. Sembrava mi volesse lacerare le viscere. Ma poi finì. Uscì fuori di colpo e mi riversò tutto il suo piacere sul corpo. Chiusi gli occhi. Pensavo fosse un incubo. Mi avevano fatto credere che far l’amore è bellissimo! Mi avevano ingannata. L’abbiamo fatto altre volte, in posti più assurdi, in situazioni assurde, in bagno, al parco, dietro un albero, nel canale, ogni volta che il suo animale avesse voglia di mangiare la mia figa. Alla fine cominciò a piacermi questo suo modo selvaggio, e finii per godere pure io. Non so come i miei fratelli scoprirono tutto, e allora cominciarono i guai. Mi picchiarono perché dovevamo lasciarci. Non era l’uomo giusto per me. “Ma io lo amo!” dissi loro.
Cominciarono ad offendermi. Mi dicevano urlando: “Tu non sai niente! Lui è un poco di buono. Tu ragioni solo con l’utero, come tutte le donne”.
Anche all’epoca subii in silenzio tutti gli insulti, le violenze, gli schiaffi, gli sputi, ma all’epoca avevo il suo amore che mi dava forza, e quindi non ci badai.
Così come non ci pensai due volte ad andare con lui a casa sua quando me lo propose. Volevo amarlo in pace e non sopportavo quando parlavano male di lui alle sue spalle. Come si permettevano i miei fratelli di parlar male del mio amore? L’avrei difeso a vita e avrei dato per lui la mia stessa vita.
A casa sua viveva solo con la madre, che, oltre sguardi torvi e qualche parola tra i denti, non mi disse mai altro. Io cucinavo per lui, pulivo, lavavo. Facevo tutto quello che avrebbe fatto una brava mogliettina. Ed ero felice.
I miei fratelli mi cercarono, ma io non volli vederli. “Che vadano al diavolo!” mi dissi cercando di guardare avanti con l’entusiasmo e la gioia di una 17enne.
Aspettate! Stanno bussando alla porta della mia camera…
“Chi è? Aprite per favore! Non riesco a muovermi. Entra!
“Oh, sei tu! Che ci fai qui?”.
Mi state chiedendo chi è? E’ la mia amica. O meglio, era la mia amica. Sì, prima di partire e farli vergognare tutti per quello che ho fatto.
Cosa vuole sta qua?! Shshshsh… sentiamo.
Oh, mi abbraccia. Rido beffarda. Che vuoi bambina? Vai nel tuo mondo e non sporcarti nel mio schifo. Non devi toccare la merda, altrimenti puzzi. Non te l’hanno detto?
Ah, già, tu non hai fratelli che possono insegnartelo. Ok, vieni che te lo insegnano i miei.
“Piange questa. Dai, che mi entrano le lacrime sulle ferite e mi bruciano. Smettila”.
Ride. Che strana che è! Non la riconosco più.
Cosa sta dicendo? E’ proprio fuori di testa! Mi dice “che fortuna che sei andata in Italia! Si, ti hanno picchiata, ma non importa. Tu hai scoperto il mondo. Hai vissuto in pieno”.
E’ proprio bambina. Non capisce niente. Vediamo. Mi chiede se mi piace ciò che ho visto. Adesso voi state zitti. Devo parlarle. Aprirle gli occhi a questa stronza. Voglio farle sparire quello stupido sorriso dalla sua faccia ingenua.
“Ehi, ehi, piano signorina sognatrice! Va a prendermi una sigaretta”.
Me la porta. L’ accendo. Le mangio il filtro. Vorrei aspirare sigaro puro. Questa schifezza non la sento per nulla, ma mi accontento.
“Vieni a vedere il mio mondo. Guarda i segni delle sigarette spente sul mio corpo! Vedi? C’è ancora del pus che esce. Non sono ancora guarite. Non spaventarti, bambina. Non fanno più male. Sono solo un’ombra della merda del mondo nel quale ho vissuto.
Vieni, avvicina l’orecchio. Ti racconto un segreto: il mio utero è lacerato e io non potrò mai più avere bambini. Ero incinta, mi hanno fatta abortire con un ferro caldo. Urli? Ha ha ha che spiritosa! A me hanno fatto male e tu urli di dolore. Svegliati bambina, svegliati, vai dalle braccia della tua mamma e del tuo papà, lontano dai miei film horror che ti agiteranno i tuoi sogni tranquilli.
Fanculo tu e la tua faccia candida da bebè! Sparisci!
Che fai? Mi abbracci? Vattene! Capisci? Altrimenti… altrimenti ti racconto cos’è successo molto prima, come sono stata tradita quel giorno dal mio amore, il giorno del suo compleanno.
Non vuoi andare? Ti avevo avvisata. Non hai voluto darmi retta.
Ascoltami bene. Cerca di non perdere nessuna parola del mio racconto, impara da i miei errori se ne sei capace. Ma tu sei troppo preziosa. Nessuno ti permetterebbe di sbagliare. Ti stanno addosso, col fiato sul collo, e tu, come una marionetta, segui tutto alla virgola, come se non avessi nessun desiderio. Credo, questo tuo carattere accondiscendente ti abbia salvato il culo. Odiavo il carattere che non hai mai avuto. Anzi, una volta lo odiavo, ora non più.
Dov’eravamo? Ah… avvicinati ancora. Si, va bene così.
Come dicevo, era il giorno del suo compleanno. Il mio amore voleva un regalo da me. Voleva il mio culo. Eh, ricordando il dolore che mi aveva provocato la prima volta nel prendermi la figa, mi ero rifiutata di darglielo. Lui però lo sognava, e io decisi di regalarglielo per il suo compleanno.
Sua mamma quel giorno era andata da sua sorella. Finalmente la casa era tutta per noi due! Pulii, preparai il pranzo, poi mi misi un perizoma con dietro un fiocchetto rosso e aspettai con ansia che lui arrivasse. Non vedevo l’ora di dargli il regalo, il mio regalo per lui. Ma non venne solo. Venne con certi suoi amici che non conoscevo, e alla cui sola vista mi si accapponò la pelle talmente poco mi sembrarono raccomandabili. Lo guardai interrogativa, ma non disse nulla. Il tavolo pronto. Mi sentii ridicola con il mio fiocco rosso sul culo. Andai in camera nostra. Mi chiusi a chiave delusa. Volevo piangere. Mi seguì.
“Apri la porta!” mi disse.
Ubbidii.
“Che hai?” mi chiese.
Gli raccontai con le lacrime agli occhi quello che volevo fare con lui e quanto avrei voluto fosse da solo.
Allora chiuse la porta alle nostre spalle e gli donai, anzi, prese brutalmente anche il mio culo per la prima volta. Piansi di rabbia. Non volevo farlo così. Volevo fosse tutto perfetto. Ma lui, come un animale, pensò solo ai suoi istinti. Mi mise a pecorina e poi si mise dietro di me. Mi allargò le cosce con le sue gambe, mi aprì le natiche e, una volta che ero in posizione, mi infilò il cazzo di colpo fino in fondo. Urlammo entrambi. Credo avesse fatto male anche a lui stavolta. Poi si fermò un attimo e, appena regolarizzato il respiro, si mosse come forsennato, spaccandomi in due dal dolore. Mi venne dentro, cazzo, mi venne dentro.
Mi pulii dallo sperma e dal sangue e mi vestii, lui mi diede un bacio sfuggente con un semplice grazie e mi disse di raggiungerlo dagli altri.
Piansi un po’, ma poi mi passò.
“Oggi andiamo al mare!” mi disse distaccato.
“Perché?”.
“Perché voglio festeggiare con te e i miei amici” mi rispose.
Storsi un po’ il naso, ma null’altro. In fondo, era il suo compleanno e non volevo certo rovinargli la festa.
Lunga la strada, interminabile. Arrivammo verso sera. Entrammo in un appartamento vecchio e sudicio. Mi sembrava tutto strano e mi chiedevo come mai fossimo finiti lì.
Cenammo, bevemmo, poi non ricordo più nulla. Quando mi svegliai, del mio amore non c’era più traccia. Ero rimasta in balia di quei quattro. Ebbi paura.
Chiesi a loro: “dov’è il mio amore?”.
Mi dissero: “ora tu sei nostra. Il tuo amore ti ha venduta a noi. Gli hai fatto proprio un bel regalo per il compleanno, bambolina. In cambio ha ricevuto una bella cifra”.
Risi forzatamente. “E’ uno scherzo, vero?”.
La mia risata si trasformò in smorfia di dolore quando capii che non lo era. Urlai terrorizzata con quanto fiato avessi in gola e corsi fuori per scappare. Mi presero, mi picchiarono, mi rasarono i capelli a zero… i miei bellissimi capelli.
Risero. “Così non puoi più scappare” mi dissero. Dalle nostre parti, le donne non possono andare per strada con la testa pelata. E’ una vergogna. Arrivò di nuovo la notte, e quella notte, senza la luna, quei quattro mi fecero salire in un gommone e partimmo per il loro paradiso.
Non sto li a raccontarvi le onde del mare, la paura che mi avvolgeva ogni volta che lo scafo andava in velocità e schivava qualche onda, quando mi sembrava di cadere in mare, o la nausea dovuta al mare mosso. Tutto questo era niente in confronto a ciò che avrei dovuto affrontare in seguito.
Una volta scesi in Italia, nel paese dei sogni di tutte le mie coetanee, ci aspettavano altri uomini. Mi vennero vicino. “Uh, ma che bella!” dissero.
“Peccato senza capelli, ma le mettiamo la parrucca e subito a lavorare”.
Mi fecero l’occhiolino. Restai muta. Loro, poi, si misero a parlare in disparte. Sentivo le loro voci, ogni tanto alzavano la voce e riuscivo a comprendere frammenti di frasi che la mia mente cercò di decifrare. “Vale molto di più… è giovane, bella… questa sarà la vostra gallina dalle uova d’oro. Abbiamo fatto anche i documenti falsi per aumentarle l’età, sono costi”.
Alla fine si accordarono e sembrarono tutti felici. I quattro ripresero la strada del ritorno e io camminavo come una sonnambula con i miei nuovi padroni.
Posso dirvi con orgoglio che non gli ho reso la vita facile. Ne combinavo di tutti i colori, e loro si vendicavano. Come quella volta che nascosi i soldi. Volevo tenerli per me, per costruirmi una vita, ma loro mi scoprirono e mi torturarono spegnendomi le sigarette sul corpo. Una volta feci per denunciare il mio protettore, ma una mia collega fece la spia, mi picchiarono e mi dissero che, se qualcuno di loro fosse finito dentro per colpa mia, gli altri mi avrebbero tagliata a pezzi e sciolta nell’acido come non fossi mai esistita. E io ci credetti. E credeteci anche voi, erano capacissimi di farlo. Ma non era solo la paura di morire. La mia paura più grande era il non sapere dove andare se fossi scappata. Tradita da tutti. Tradita dalla mia famiglia per aver tentato di impormi con la violenza il loro pensiero invece di farmi comprendere col dialogo i loro timori. Tradita dal mio amore per avermi venduta come un oggetto qualsiasi. Non riuscivo nemmeno a piangere. Dicono che le lacrime smorzino il dolore, ma io non scoprii mai questo beneficio. Ero convinta che le lacrime, il dimostrarmi debole, provare sentimenti, mi avrebbero tradita.
Poi rimasi incinta. Come vi raccontai all’inizio, mi fecero abortire con un ferro caldo, senza portarmi in nessun ospedale perché ero clandestina. Mi abbandonarono in mezzo alla strada con un pugno di soldi per tornare a casa. Svenni per strada. Un passante mi accompagnò all’ospedale. Non dissi nulla nonostante le domande insistenti. Guarii, e una volta guarita tornai a casa.
Questo è il benvenuto da parte dei miei familiari. La festa in mio onore. E si, sono io la festeggiata.

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