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confessioni proibite

Una volta le confessioni restavano un segreto a tre: il penitente, il prete confessore, e il Padreterno.
Ma nell’era della tecnologia, la privacy del Segreto Confessionale può essere violata con estrema facilità: basta un microfono wireless nascosto nella cabina del confessionale per carpire tutto ciò che viene detto.
È questa l’idea che è venuta a me – Francesco – e Rosario, un mio amico.

Abitiamo in un paesino dell’entroterra siciliano. Qui c’è ancora una cultura retrograda e tradizionalista; tutti casa & chiesa. A cominciare dai miei familiari: il babbo non fa un passo senza prima consultare la lista dei 10 comandamenti, e la mamma sta tutto il giorno a sgranare rosari, con un vestito castigatissimo che non le lascia scoperte neanche le caviglie.

Vi chiederete: come siamo messi a figa? Beh, qui col contagocce. Fra le ragazze c’è ancora la mentalità del restare illibate fino al matrimonio (e se per caso qualcuna te la smolla, ti conviene NON farlo sapere in giro: potresti ritrovarti davanti all’altare nuziale, con un parente della disonorata che ti tiene un coltello puntato alla gola).

Il prete, DON CELESTINO, è un omaccione che presiede la nostra parrocchia da almeno un milione di anni. È grande come un armadio e ha due mani che sembrano badili; non si sgarra con Don Celestino. Se io e Rosario volevamo fare ‘sta bravata del microfono nascosto nel confessionale, dovevamo stare MOLTO attenti a non farci scoprire da lui, o ci avrebbe fatto sputare i denti a bastonate.

I giorni delle confessioni sono il venerdì e il sabato, tra le 2 e le 4 di pomeriggio.
Funziona così: quando Don Celestino entra nel confessionale, all’esterno si accende una lucina che indica ai fedeli che il prete è pronto a ricevere i penitenti.

*****

Oggi è venerdì, così io e Rosario nascondiamo il microfono nel confessionale e dopo ci piazziamo fuori dalla chiesa con uno smartphone.
Puntuale, alle 2.00 Don Celestino inizia a ricevere le prime confessioni. Noi ascoltiamo tutto tramite l’audio del telefonino.
Purtroppo non sentiamo nessuna rivelazione significativa; qualche furtarello, qualche bestemmia, qualche sbronza…
L’unica confessione che attrae il nostro interesse è quando una donna dice:
– «Ho tradito mio marito.»
Ma Don Celestino si limita a replicare:
– «Male, figliola. Per penitenza, recita 30 Ave Maria e prometti di non cadere più in tentazione.»

Rosario commenta deluso:
– «Maledizione…Tutto qui? Speravamo di ascoltare qualche dettaglio piccante, e invece…»

– «Il problema è che Don Celestino non insiste sui particolari», aggiungo io, «Si limita a prendere nota del peccato per sommi capi e poi dà l’assoluzione.»

– «Già, ci vorrebbe un confessore che spinga di più sul chiedere dettagli…»

PING! Una lampadina mi si accende nella testa, formulando all’istante un piano diabolico.

– «Riascoltiamo la registrazione, Rosario.»

– «Ma l’abbiamo già sentita, non c’è nulla di interessante…»

– «Sì, ma stavolta non dobbiamo fare caso a quello che dice il PECCATORE, bensì a quello che dice il PRETE!»

– «E perché?», chiede lui confuso.

– «Cazzo, Rosario, ma sei proprio tardo! Dobbiamo imparare la formula usata dal confessore, così possiamo SOSTITUIRCI A LUI nel confessionale senza destare sospetti.»

Rosario rimane intrigato dalla mia proposta.
– «Bell’idea…Ma come facciamo a neutralizzare Don Celestino durante l’orario delle confessioni?»

Vero. Questo è il problema principale. Ma la mia mente machiavellica trova subito una soluzione.
– «Ascolta, Rosario: io ho in casa un potente lassativo. Domani basterà metterne un po’ nel vino del Don, così dopo pranzo sarà occupato per un’oretta sul cesso. Per lui ritardare un po’ non è un problema; tanto sa che finché la lucina esterna del confessionale non viene accesa, nessuno si presenterà per le confessioni.»

Rosario gongola:
– «Complimenti, France’…È un piano perfetto, degno di Wilcoyote!»

(Al che, io mi tocco le palle ricordando che i piani di Wilcoyote non funzionano MAI…)

*****

Il giorno seguente, all’ora di pranzo entriamo in azione.
Mettiamo di nascosto il lassativo nel vino di Don Celestino, e verso le 2.00 prendiamo le posizioni concordate.
Io mi piazzo all’esterno della chiesa, mentre Rosario si nasconde sul pulpito. Da quella posizione può controllare sia la porta del bagno della Canonica che l’interno della chiesa.

Poco dopo mi arriva un SMS da Rosario: “Tutto OK! Il Don si è chiuso ora nel cesso e sembra che ci starà per un bel pezzo. Via libera!”
Gli mando un messaggio di conferma ed entro in chiesa. Mi intrufolo nel confessionale, accendo la lucina esterna, e resto in attesa.

Dopo qualche minuto sento che la porta sull’altro lato si apre, e dalla grata divisoria mi giunge una voce femminile:
– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato. Ho avuto pensieri impuri su un giovane del paese, e ho fatto sesso con lui anche se non siamo sposati.»

Wow…Ho agganciato subito un pesciolino interessante! Ora devo incalzarla in modo da spremerla a fondo.
(Imitare la voce di Don Celestino non è difficile; in più la parete distorce le voci quanto basta per renderle irriconoscibili, sia da una parte che dall’altra.)

– «Capisco; hai commesso un peccato carnale senza essere maritata. Questo non è bene, figliola.»

Lei: – «Purtroppo non è tutto qui. Mi sono innamorata anche di un ALTRO giovane, e ho cominciato a frequentarli entrambi all’insaputa l’uno dell’altro.»

– «Uhm…Hai una relazione segreta con due uomini, dunque?»

Lei: – «Sì…Ma poi è successo un fattaccio: una sera a casa mia, mentre mi incontravo col primo, si è presentato anche il secondo per farmi una sorpresa. Lì hanno scoperto tutto. Mi sono messa a piangere dalla vergogna…»

– «E loro?», la incalzo io.

Lei: – «Invece di arrabbiarsi, mi si sono avvicinati per consolarmi. Hanno cominciato ad accarezzarmi, poi uno si è tirato giù la lampo dei pantaloni e…Beh, inutile dirglielo, Padre, ha già capito…»

– «No, figliola, io devo sapere OGNI MINIMO DETTAGLIO, per poter stabilire l’entità del peccato commesso. Quindi, mi raccomando: raccontami tutto senza tralasciare nulla.»

Lei: – «Io…ho preso in mano il suo…ehm…cosino…»

– «No, no, macché “cosino”, sentiti libera di usare un linguaggio schietto e spontaneo…Di’ pure “cazzo, culo, figa”, quello che vuoi…Per un prete è la sostanza che conta, non la forma.»

Lei: – «Come vuole, Padre…Dunque, insomma gli ho preso il cazzo in mano e ho iniziato a fargli una sega. Intanto l’altro mi palpava le tette e…Oh, ma devo proprio continuare? Mi vergogno…»

– «Figliola, ricordati che Dio sa già tutto. Raccontarlo anche a me servirà solo a scaricare la tua coscienza. Quindi vai avanti senza imbarazzo.»

Lei: – «Dunque…Senza quasi rendermene conto, mi sono ritrovata un cazzo in bocca e uno in figa…Per un po’ si sono dati il cambio in questo modo, e a me piaceva moltissimo…Ma poi, mentre ne cavalcavo uno, l’altro mi si è messo dietro e me lo ha messo nel culo a tradimento…»

– «E tu hai tratto lascive sensazioni da quel rapporto contronatura? Sii sincera, non puoi mentire di fronte all’Onnipotente…»

Lei: – «All’inizio no, il sedere mi bruciava…Ma poco dopo mi sono abituata e…Sì, mi è piaciuto, ho cominciato a godere come una scrofa pregandoli di non smettere…E dopo qualche minuto ho raggiunto un orgasmo pazzesco…»

– «Male, molto male…Il diavolo entra in noi proprio attraverso i piaceri della carne. Ma vai avanti, povera donna sfortunata…»

Lei: – «Alla fine mi hanno sbor…mi hanno eiaculato in faccia. E mi vergogno a dirlo, ma mi è piaciuto molto. Infine mi hanno proposto di incontrarci di nuovo tutti e tre insieme, e che il cielo mi perdoni, gli ho risposto di sì…»

Io sto facendo una fatica tremenda per non scoppiare a ridere, comunque mi sforzo di mantenere un tono severo:
– «Figliola, quello che mi hai raccontato è molto grave. La tua penitenza sarà questa: dovrai continuare ad incontrarti coi tuoi due spasimanti, ma sempre & solo in coppia. E farti possedere nelle tue cavità impure tante di quelle volte fino a quando non ne ricaverai più piacere.»

Lei: – «Ma che strano…Non ho mai sentito di una penitenza del genere…»

– «Non dubitare di chi parla per bocca del Divino, donna sciagurata. Ora puoi andare.»

Lei: – «Ma…Padre, mi manda via senza darmi l’assoluzione?»

Ostia, mi ha colto in contropiede…Come diavolo è la formula? Devo improvvisare in fretta.
– «Ehm…Certo, certo…Ego te absolvo curriculum vitae quo vadis ora et labora lupus in fabula…AMEN!»

Uff!…Temevo di tradirmi col mio latinorum ad cazzum, ma è andata bene. Sento infatti che la tipa, chiunque sia, esce dal confessionale e si allontana.

Io mi sento gasatissimo per il successo della missione. Prendo il telefonino e mando un SMS a Rosario: “Chi era quella che è entrata?”
Mi arriva la sua replica: “Carmela, la maestrina della scuola elementare.”
Rispondo: “Wow! Sapessi cosa mi ha raccontato…Ti dirò più tardi; lì nessun segno di Don Celestino?”
Lui: “No, sta ancora al cesso.”
Io: “Ok, adesso esco. Ci vediamo fuori dalla chiesa.”

*****

Faccio per alzarmi, quando sento che l’altra porta del confessionale si apre di nuovo. Già; avevo dimenticato di spegnere la lucina all’esterno.
Beh, poco male; finché Rosario non mi avverte dell’arrivo di Don Celestino, c’è tempo per ascoltare un’altra confessione. Sperando che sia interessante come quella di poco fa…

– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato», dice una voce femminile dall’altra parte. La parete distorce il suono, ma dal timbro direi che sia una donna di mezza età.

– «Ti ascolto, figliola.»

La sua risposta è un sussurro:
– «Celestino, sono io…La tua troiona vogliosa e insaziabile!»

Trasalisco incredulo. Oh, questa poi! Il nostro parroco ha una tresca segreta con una paesana?!

– «S-sì, ho capito chi sei…Ehm…Vai avanti, figliola…»

Lei: – «Macché “figliola”, lo sai che devi chiamarmi “Scrofa, puttana, baldracca”…È quello che sono!»

– «Ehm…Certo…Dimmi tutto, lurida mignotta!», le rispondo di getto, cercando di non tradirmi.

Lei: – «Ieri sera ho pensato a te, e non ho potuto fare a meno di bagnarmi come una cagna in calore. Ho preso una zucchina e me la sono infilata nella figa, immaginando che fosse il tuo grosso cazzo. Ma non mi è bastata.»

– «Sei proprio una schifosa bagascia. E allora cosa hai fatto?»

Lei: – «Ho preso una candela e me la sono ficcata nel culo. Ma era troppo poco. Così ne ho aggiunta un’altra, e infine una terza. A quel punto ho cominciato a muoverle avanti e indietro, sempre più velocemente, pensando alla tua verga lunga e dura…»

Io sono sempre più sconcertato. E tra le sue parole e il tono di voce lascivo, il cazzo mi è diventato duro come il marmo.

– «Che porca! E poi…ehm…hai goduto, alla fine?»

Lei: – «Oh sì, come una vacca! Mi basta ripensarci per bagnarmi come una fontana. Anche adesso mi sto ficcando le dita nella figa fradicia. Apri la porticina magica, che ti faccio sentire!»

Sento bussare sulla parete in basso. Vedo così uno sportellino che prima non avevo notato, all’altezza delle ginocchia. Si può aprire solo dalla mia parte.
Tolgo il chiavistello, e subito dopo lei ci infila una mano fino al gomito, puntando indice e medio verso l’alto.
Le sue dita sono tutte bagnate, odorose di umori vaginali. Non ci penso due volte e inizio a succhiarle avidiamente.

– «Uhmmm!…Che sapore delizioso…Te la ciuccerei tutto il giorno, questa bella manina…»

Lei: – «Sai bene che quella “manina” può fare ben altro, porcello d’un parroco!»

Mi sfila la mano di bocca e la abbassa, cercando a tastoni il mio inguine. Mi sbottona i pantaloni ed estrae l’uccello in tiro.
– «Wow, Celestino…Non eri mai stato così pronto, le altre volte!», la sento dire.
Inizia a segarmi, e ovviamente la lascio fare, sconcertato da quella incredibile situazione.

Lei: – «Ohh! Ma senti che randello, oggi…»

– «Fo…forse è per causa dei succhi della tua fregna immonda…Fammene assaggiare ancora un po’…»

Lei: – «Vieni ad abbeverarti direttamente alla fonte di acqua santa, confessore!»

La sua mano mi fa un cenno di invito con l’indice prima di ritrarsi dietro l’apertura.
Non mi faccio pregare: infilo a mia volta la mano nella feritoia, e procedo a tastoni sulle sue gambe fino a raggiungerla tra le cosce.
Scosto le mutandine e le passo un dito sulla fica fradicia, poi le introduco l’indice fino in fondo. Lei spinge in avanti il bacino per offrirsi meglio alla penetrazione.
La sento gemere di piacere, e a quel punto le aggiungo anche il medio nel culo. Poi inizio a muovere le dita avanti e indietro, eccitatissimo.

Lei: – «OOOWWHH!! Sìììì…Scaccia il demonio dai miei buchi impuri, esorcista!»

Aumento il ritmo della doppia penetrazione di dita, e pochi secondi dopo la sento contorcersi mentre ansima forte. È chiaro che sta trattenendo delle urla orgasmiche.
Ritraggo la mano, compiacendomi dell’effetto ottenuto. Dall’altra parte gli ansimi calano pian piano.

– «Ti è piaciuto, vero, sporcacciona? Dillo che Don…che io non ti avevo mai fatta godere così prima d’ora!»

Lei: – «Ahhh!…Sì, oggi sei stato un vero diavolo…Meriti un premio, pretonzolo mio…»

Vedo la sua bocca apparire sul fondo della feritoia, con la lingua che rotea lascivamente attorno alle labbra rosse. Il messaggio è eloquente, ed è un’occasione che non posso lasciarmi sfuggire.
Mi inginocchio in modo da inserire l’uccello nella feritoia, e subito dopo lei inizia a spompinarmi con una abilità da mignotta scafata. La libidine mi prende la testa.

– «Ohh!…Che brava, la mia porcona…Di’ la verità, vacca: quanti ne hai presi?»

Lei: – «Mmhh…Un esercito…SLURP!…E chi li può contare? Non so nemmeno di chi siano i miei figli, con tutti i cazzi che mi hanno sborrato dentro!…SSSHUCC…»

Non posso credere a quel che sta succedendo: sono lì appiccicato alla parete divisoria del confessionale, mentre una sconosciuta mi sta facendo un pompino da favola!
L’eccitazione è incontenibile. Le vengo in bocca, e lei ingoia tutto quanto. Cristo, che sborrata!

Lei: – «Maiale d’un prete, mi hai riempito lo stomaco…Spero che te ne sia rimasta un po’ per domani, quando verrò a trovarti in sagrestia per farmi rompere il culo, come ogni domenica dopo messa…»

– «Ci puoi giurare, sudicia zoccola…Ti inonderò gli intestini fino ad affogare il demonio che ti possiede!»

Sento che la porta dell’altro lato si apre, e il suono dei suoi tacchi che si allontanano.
Io rimango lì mezzo rincoglionito. Che esperienza! Devo proprio fare in modo di ripeterla…

Vedo che mi è arrivato un messaggio di Rosario sul telefonino, ma in questo momento sono ancora troppo stravolto per prestargli attenzione.
Rimango qualche secondo a ripensare a quel che è appena successo. E chi si immaginava che in paese ci fosse una troia del genere? Devo assolutamente scoprire chi è quella gran puttanona; fosse mai che ci scappa una scopata completa…

Improvvisamente la porta del confessionale si spalanca di colpo…e mi trovo davanti Don Celestino che fa una faccia incredula.

– «CHE CI FAI TU LÌ?», mi grida con tono ammonitorio.

Minchia…Beccato come un sorcio sul formaggio! E adesso?
Dico la prima cosa che mi viene in mente:
– «Io…Sono venuto a confessarmi, Don celestino…Ho visto che la lucina all’esterno del confessionale era accesa, e così…»

Il Don mi prende per un orecchio alzandomi di peso.
– «Imbecille! Quello è il posto del confessore; i penitenti devono accomodarsi nell’ALTRO lato del confessionale! 10 anni di parrocchia e non l’hai ancora imparato, France’?»
– «Ha ragione, Don, mi sono confuso…AHIO!…Mi lasci, vado subito al posto giusto…»
– «Bene, allora sentiamo un po’ cosa hai sulla coscienza, monellaccio!»

Uff!…Se l’è bevuta. Ora però mi tocca stare al gioco e fingere di confessarmi.
Vi risparmio i dettagli, dato che erano almeno 8 anni che non mi confessavo…Comunque sia, alla fine il Don mi lascia andare dopo avermi appioppato la penitenza di recitare 180 Pater Noster.

*****

Poco dopo esco dalla chiesa e mi incontro con Rosario.
– «Minchia, France’…Ma cosa è successo? Eppure ti avevo mandato un messaggio che stava arrivando Don Celestino; non l’hai letto?»
– «Va be’, lasciamo perdere…Piuttosto, dimmi: chi era la donna che è entrata per ultima?»
Rosario ridacchia come se fosse stupito dalla mia domanda.
– «Ma come; non ti eri accorto che si trattava di TUA MADRE?!»

!!!
Resto a bocca aperta.
CAZZO!…Non ci posso credere: mia madre ha una tresca col prete del paese…e mi ha fatto un pompino credendo che fossi lui, mentre la sditalinavo fino all’orgasmo!!
Questo è un po’ troppo, in un colpo solo. Mi accascio di botto sui gradini del sagrato.
– «O France’, ma ti senti bene?», mi chiede preoccupato.
– «Uh…Fammi un favore, Rosario…Vai al bar a prendermi un bicchiere di grappa, va’, che ho bisogno di bere qualcosa di forte!»

*****

Rimango lì da solo. Sono confuso; mi viene da ridere e da piangere allo stesso tempo.

Osservo la gente passare. Sono le stesse facce che conosco da una vita, eppure è come se le vedessi per la prima volta. E mi chiedo quali insospettabili segreti si nascondano sotto la superficie di quella monotona vita di paese.

Domani come al solito mia madre andrà a messa, e sempre come al solito dopo si intratterrà con Don Celestino per chiedergli un qualche “consiglio spirituale”. Una ricorrenza di cui non avevo mai dubitato…prima d’oggi.

Scuoto la testa ridendo da solo come un idiota. La vita è piena di sorprese. A volte belle, altre volte no…però vale sempre la pena di scoprirle. (E mentre vedo Rosario che torna col mio grappino, penso: e se provassimo a nascondere una webcam in sagrestia?…)

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LA SCAMPAGNATA

Belli i tempi di quando si andava a pesca tutti insieme…… Si partiva alla mattina di buon ora verso le sei e arrivavamo al fiume,in mezzo alla campagna,lontano dall’afa cittadina,l’aria era fresca e pulita Ti faceva sentir bene. Salitamente eravamo una decina di persone,i mariti si preparavano e andavano a pescare noi mogli ce ne andavamo a spasso per la campagna O nella cascina vicino a trovare la famiglia di contadini che ormai conoscevamo bene,molto bene! Era una famiglia numerosa,i genitori,4 figli maschi e due femmine e a volte erano in campagna a lavorare anche la domenica presto,sotto il sole che picchiava gia’ alle otto e mezza a raccogliere verdura o altro. Ammiravamo il loro fisisco asciutto e abbronzato,eran sempre senza magliietta,e tra noi donne commentavamo su i loro arnesi nascosti,a volte siamo andati anche a casa loro e devo dire che eran molto ospitali….. Una domenica appena ci han viste ci ha chiamato invitandoci ad assaggiare il vinello nuovo,siamo entrate in salotto,ampio,con un grande camimo in bella vista,un grande tavolo e mobili rustici. Eravam tutte e cinque vestite leggere,chi con sotto il costume o biancheria estiva,io ero senza reggiseno e avevo una bella scollatura da mostrare,cosa che non e’ passata inosservata…avevano preparato gia’ del salame nostrano affettato coperto da una tovaglietta,e subito ci han fatto bere un bel bicchiere di vinello,le donne non c’erano,erano a messa,credo.. La testa ha iniziato a girare un po’ nonostante abbiam mangiato anche qualche fetta di salame con del pane,ma al secondo bicchiere eravamo belle allegre..si rideva e le mani hanno iniziato a palpare,quello dietro di me,il padre credo aveva infilato una mano nel mio vestito e mi palpava le tette pizzicandomi i turgidi capezzoli,simona si era alzata e con le mani appoggiate al tavolo si faceva palpare da dietro,aveva gia‘ giu gli slip e con due dita infilate nella passerina se la stava godendo,ale si era girata e stava sbottonando la patta al piu’ giovane,insomma stava diventando un’orgia.. Girandomi mi son trovata un bel manganello davanti,mi puntava duro,ho guardato il padre negli occhi e sorridendo ho iniziato a menare il grosso arnese,poi me lo sono imboccato iniziando a pompare,con l’altra mano infilata negli slip intenta a stuzzicarmi il grilletto,intanto cinzia era gia’ in monta sopra uno di loro seduto in poltrona,gridava e gemeva come una pazza andando su e giu’ con ritmo forsennato,a quella vista ho smesso il pompino e mi sono sraiata sul tavolone e tolti gli slip mi sono aperta la fichetta con due dita invitando l’uomo,ha avvicinato il suo cazzo,strusciandolo su e giu’ tra le labbra fradice,poi l’ha puntato giusto e mi ha penetrata fino in fondo… Si e’ gustato il momento con delizia,poi tenendosi per le mie gambe ha iniziato a stantuffarmi con foga. Dall’altra parte del salotto si sentiva adele gemere e godere come una pazza..aveva gli occhi lucidi tanto godeva,subito ho capito che aveva il grosso cazzo del maggiore in culo e se lo godeva eccome!!! Dopo qualche minuto in “capo” si e’ sfilato,mi ha abbassato le gambe sul tavolo e me l’ha rimesso dentro pompando forte,ogni tanto mi schiaffeggiava la chiappa esposta,all’inizio mi ha dato fastidio ma poi…il godimento e’ raddoppiato fino a quando con un sibillo da serpe e’ uscito sborrandomi sulle gambe.Ero sazia. Non potevamo certo tornare dai pescatori cosi’ mal messe…chi aveva il culo rotto e in fiamme..(adele) le altre erano impiastricciate di sborra..gambe..sedere..viso.. Saggia fu loa decisione di andare verso il fiume,dove l’acqua era bassa e tolti i pochi vestiti indossati,( praticamente eravamo tutte senza slip.. Ci siamo rinfrescate e poi asciugate al sole. Purtroppo la scorsa domenica ero rimasta sola,le amiche erano gia’ partite per il mare,cosi io e mio marito,per toglierci da una citta bollente e semideserta siamo ventuti al solito posto,lui a pesca,io a prendere il sole in topless,tanto non girava nessuno. Verso le undici,io ero gia bellecotta dal sole ma non volevo mollare,mio marito in mezzo al fiume pescava tranquillo,d’improvviso mi par di sentire un rumore di un’auto,mi ero appena stesa dopo una rinfrescata nell’acqua e messa a pancia in giu’ quando sento un uomo avvicinarsi fischiettando… -allora?? Abboccano??- Alzo il viso per vedere chi e’,al momento non lo riconosco,,ma siiii e’ nicola..-MA ciaooo,mi alzo dal lettino per salutarlo, dimenticandomi di avere le tette al vento,noto subito i suoi occhi brillare e abbassare lo sguardo sulle grosse tette sballottate. -Bheee!! Che ci fai qui??- -Speravo che c’era qui qualcuno,in citta’si muore..solo che non ho sentito la sveglia! -Adesso vai a pescare? Pippo e’ laggiu’- -Quasi quasi vado a fargli compagnia…anche se…- -Scemo! Pensi sempre a quella cosa li…- -Con quello che ho davanti…- -Vai vai che e’ meglio…io sto prenendo il sole.. -Me ne vado..ma ti pentirai… -si come no!! Rimasta sola son tornata ad arrostirmi! Ritornati gli uomini dalla pesca,finito il pranzo a base di pasta fredda,verdure e frutta,ci aspetta un bel riposino sotto il fresco degli alberi. Ognuno sul suo lettino con la pancia piena,il venticello che rinfrescava… Ho atteso che i due pescatori si addormentassero per bene,poi ho preso il mio ascigamano e via a prendere ancora il sole,ma stavolta sulla prismata nascosta dai cespugli,ho steso il materassino mi son tolta il due pezzi e nuda nuda mi son spalmata la crema canticchiando serena e beata. Il sole picchiava eccome,la radiolina trasmetteva canzoni,mentre rigoli di sudore scorrevano tra le chiappe,dal collo dalla schiena. Son rimasta tranquilla per una buona oretta quando poi e’ arrivato lui! Ancora Nicola,non ci ho pensato minimamente di coprirmi,ma la bozza che aveva sotto le braghette mi eccitava,e non poco,allora l’ho invitato a spalmarmi la crema sulla schiena bollente,sperando che si lanciasse in qualcosa di piu’. Infatti partendo dalle spalle e’ sceso giu piano piano,sulla schiena,sui fianchi,fino alle chiappe,insinuandosi senza il minimo pudore TRA le chiappe,strofinando le labbra,infilando due dita nella fica fradicia e facendomi eccitare ancora di piu’. Eta al mio fianco,con il bastone che puntava in alto,la mia mano e’ partita nella sua direzione inpugnando l’asta turgida,dura come l’acciaio e bella grossa,tanto che non riuscivo a toccare le dita. Ho abbassato i pantaloncini,me la son portata davanti alla bocca e con la lingua ho iniziato a picchettare sul glande,a leccarlo a mo di gelato intanto che lo menavo,lui intanto mi sditalinava infilando a fondo due,tre dita,godevo e mugolavo,lo volevo subito,ma fermandosi mi ha portato il succo piu’ su sulla rondella e prima con un dito e poi con due me l’ha sfondata.UUUHHHHHH che goduria! Grande orgasmo! Mi son ripresa in fretta e messami alla pecorina mi son fatta montare da questo improvvisato stallone,me l’ha puntato tra le labbra,due tre copli leggeri,poi l’affondo fino alle palle,Come l’ho sentito! Ha iniziato a montarmi con vigore e io per fargli sentire come mi piaceva gli andavo incontro ad ogni affondo,godooooo una due volte,spinge ancora,so che non posso urlare di piacere ma godere in silenzio si!! Si ferma,mi spinge la faccia sul materassino, sputa sulla rondella,infila un dito,grosso come un cazzetto,tra il sudore gli umori e le sputate lo sento scivolare bene,raddoppia,ora due dita,scivolano bene,sputa ancora,apetto la mazza,la punta,spinge,sento la rondella aprirsi,fa piano,non c’e’ fretta,si ferma,mi fa un po’ male,spinge ancora,lo incoraggio arretrando anch’io,soffro ma entra,lo sento,fa male sssiiiiiiii Fa male,lui spinge io da sotto infilo due dita nella fica in fiamme,parto con una goduria immensa,capisce che e’ fatta,arretra un po’ e affonda tutto,belloo!!che goduria,parto ancora. Lui mi incula da dietro,io da sotto mi strapazzo la fica con le dita e godoooooooooo,mi stantuffa da dio,alterna momenti di potenza con momenti piu’ leggeri,regge bene,ora non sento piu’ dolore,non mi masturbo con le dita,godo a essere inculata,non pensavo di godere cosi tanto di culo,ma e’ cosi!! Decisa spingo indietro il bacino,mi piace sentire l’affondo,le palle gonfie che mi sbattono sulle natiche,sono in un lago di sudore,sotto il sole cocente e mi sto facendo inculare come una troia!!!

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Orgia in tenda

Nel luglio del 2015 io e Anna eravamo particolarmente esausti, entrambi per questioni lavorative. Decidemmo per una piccola fuga, partenza venerdì sera e ritorno la domenica. Avevamo comprato da poco una tenda nuova, sembrava l’occasione perfetta per inaugurarla. La scelta ricadde su un piccolo camping della Valmarecchia, vicino a Ponte Messa. Lo conoscevo per esserci stato un paio di volte, in passato, con i miei genitori. Mi era rimasta nel cuore la piscina con il triplice trampolino. Partimmo intorno alle 18, avremmo dovuto percorrere la Marecchiese per una cinquantina di chilometri.
Una volta arrivati trovammo ad attenderci una sgradita sorpresa; la piazzola che avevamo prenotato, l’ultima rimasta libera quel week end, era stata accidentalmente assegnata a un’altra coppia. Anna si infuriò, pretese una soluzione, non intendeva assolutamente tornare a Rimini. Il proprietario del camping tentò di rassicurarla, disse che avrebbe parlato con la coppia.
Ci lasciò da soli all’interno della reception. Anna mi confermò che non voleva andarsene, al limite sarebbe stata disposta a condividere la piazzola, se possibile.
Mi eccitava vederla arrabbiata, lo sguardo era lo stesso con cui mi dominava da dietro. Le dissi che non c’era problema, volevo solo rilassarmi.
Il proprietario tornò con un ragazzo, sembrava avere la mia età, forse qualche anno di più. Era molto alto, almeno 1.90, capelli rasati a zero e occhi azzurri, decisamente più glaciali di quelli della mia Anna. Il viso era molto magro, i lineamenti suggerivano un’origine nord europea. Indossava una canotta rossa, sotto aveva un fisico bello pompato. Le gambe, lisce e muscolose, erano a malapena coperte da un paio di bermuda a fantasia floreale.
Mi strinse la mano e si presentò, si chiamava Stefano.
Aveva una stretta vigorosa.
Si girò verso Anna, la guardai. Si era sistemata i capelli, osservava il vichingo dal basso, sbattendo gli occhioni. Allungò la mano, lui la prese e gliela baciò. Anna sorrise per la prima volta da quando era nell’ufficio. Non fui geloso, ero abituato alla sua spigliatezza.
Stefano ci disse che non aveva problemi a condividere la piazzola, il proprietario aggiunse che l’indomani si sarebbe liberata una delle due casette presenti nel camping. Per farsi perdonare ce l’avrebbe lasciata al prezzo della piazzola, accettammo al volo.
Uscimmo dall’ufficio, il sole era quasi scomparso dietro la linea dei monti. Anna e Stefano si incamminarono verso la piazzola, io andai a prendere la macchina e li raggiunsi.
Una volta arrivato, mi venne incontro una bellissima donna con dei lunghi capelli rossi, il suo nome era Diana. Come Stefano, anche lei era particolarmente alta. I miei occhi erano all’altezza delle sue carnose labbra, dovetti alzare lo sguardo per guardare i suoi occhi verdi. Sulle guance aveva un accenno di lentiggini, le trovai davvero sexy. Un vestitino turchese copriva un fisico asciutto, le gambe erano lunghe e toniche. Sotto al tessuto si vedevano, in trasparenza, due piccoli seni. Non c’era traccia di reggiseno.
Dopo essersi presentata mi diede un bacio sulla guancia, aveva un buon odore, simile alla cannella.
Stefano mi aiutò a montare la tenda, sfruttammo l’ultima luce del sole. In pochi minuti la Quechua era sistemata, grazie alla grandezza della piazzola c’era spazio anche per una terza tenda.
Nel frattempo Anna e Diana avevano preparato una piccola cena, con i tavolini da campeggio uniti avevano creato una bella tavola. La dolcezza di Anna venne espressa dalla cura con cui illuminò la tavola, creò un’atmosfera molto intima con le candele.
Insieme a Stefano portai la macchina fuori dal camping, ne approfittammo per conoscerci meglio. Lui e Diana venivano da Arezzo, anche loro in fuga dallo stress. Insieme gestivano il frutta e verdura della famiglia di lei, non erano sposati. Stefano aveva la mia età, Diana era più grande di tre anni. Mentre tornavamo a piedi dalle nostre donne, non potei fare a meno di notare due cose; la prima fu la prestanza fisica di Stefano, mi sovrastava. La seconda fu che intorno a noi erano tutti nord europei.
Il mio nuovo amico mi disse che quel camping era particolarmente famoso in Olanda, paese che tra le altre aveva dato i natali a sua madre. Ecco spiegati i lineamenti.
Durante la cena vidi Anna persa nello sguardo sicuro di Stefano, rideva ad ogni sua battuta come una ragazzina. Mi eccitava vederla così, in più il vichingo attirava anche la mia di attenzione.
Ma non come la sua compagna.
Osservai attentamente Diana; il suo viso era molto dolce, ma quelle lentiggini erano come una spruzzata di erotismo. Vedevo un grande contrasto sul suo volto, sentii la cappella iniziare a pulsare. Inoltre parlare con lei era davvero piacevole, la sua voce era, a tratti, ipnotica.
Attuai uno dei trucchi più vecchi del mondo, feci cadere una posata per spiare sotto al tavolo. Trovai la sorpresa che non mi aspettavo; il piedino nudo di Anna giocava contro il membro di Stefano. Mi alzai senza guardare le gambe di Diana, motivo per cui avevo fatto il giochetto. Guardai Anna e Stefano, erano impassibili e continuavano a parlare. Mi morsi il labbro inferiore per l’eccitazione, poi tornai a parlare con Diana. Allungai il piede verso il suo, non lo spostò. Continuò a parlare fissandomi negli occhi, la sentii entrarmi nella testa. Il cazzo premeva insistentemente contro i bermuda, mi dovevo alzare ma non potevo nascondere l’erezione. Allontanai il piede da quello di Diana, dovevo raffreddarmi un pochino.
Guardare Anna che sbavava per Stefano non mi aiutava.
Diana iniziò a sparecchiare, Anna le diede una mano. Stefano si mise a preparare il caffè, io rimasi a tavola a fantasticare. Pensai a quel corpo così sottile, molto diverso dalla carne di Anna. Carne che amo. Ma Diana era davvero affascinante, poi ho sempre avuto un debole per le rosse. Restammo tutti e quattro a parlare fino a mezzanotte, poi Diana disse che sarebbe andata a fare una doccia prima di coricarsi. Prese il necessario dalla tenda e si diresse verso il bagno.
Da solo, in mezzo a Stefano e Anna, potevo sentire la tensione erotica che si era creata tra i due. Decisi di alimentarla andando via. Dissi ad Anna che sarei andato a lavarmi i denti, mi congedò senza guardarmi. Presi spazzolino e dentifricio e andai lontano dalla piazzola. Appena passato il cespuglio mi nascosi per spiare la mia compagna e il vichingo.
Non perse tempo quella cagnetta di Anna; senza nemmeno guardarsi intorno si abbassò le spalline del vestito nero, lasciando libera la sua bellissima terza. Stefano si fiondò sui capezzoli che ero solito violentare. Mi presi in mano l’uccello, era diventato duro. Anna teneva la testa indietro, lo sguardo era rivolto al cielo. Con la mano destra teneva la nuca di Stefano premuta contro i seni. Mentre mi masturbavo iniziai a gemere, Anna guardò verso il cespuglio che mi nascondeva. Mi fermai trattenendo il respiro, continuò a fissare verso di me. Stefano non si fermò, Anna tornò a guardare il cielo. Risistemai il cazzo nelle mutande e mi diressi verso il bagno. In giro non c’era nessuno, feci attenzione a non fare troppo rumore sul ghiaino del sentiero.
La struttura che ospitava i bagni era deserta, sin dall’ingresso potevo sentire il rumore della doccia di Diana. La fila di lavandini era proprio attaccata alle cabine doccia, dalla parte opposta rispetto alla porta di entrata. Entrai lentamente, ero pensieroso; mi eccitava pensare a quello che stava accadendo nella piazzola. Mi chiedevo se Anna glielo avesse già preso in bocca. Però a venti passi da me c’era una musa, rimaneva da capire se fosse ben disposta nei miei confronti. I passi rimbombarono nello stanzone vuoto.
Quando mi trovai di fronte al lavandino, dalla cabina una voce incantevole intonò un classico di Mina
“Caramelle non ne voglio più
La luna ed i grilli normalmente mi tengono sveglia
Mentre io voglio dormire e sognare l’uomo che a volte c’e’ in te… “
Appoggiai spazzolino e dentifricio sul bordo del lavandino, poi mi posizionai di fronte alla porta, chiusa, che nascondeva ai miei occhi il corpo nudo di Diana.
“Parole parole parole
Parole parole parole”
Cantai insieme a lei, il pensiero della piazzola era finito in un angolo buio. La porta si aprì leggermente, sentii l’acqua smettere di cadere sul piatto della doccia. Passarono alcuni secondi prima che mi decidessi ad aprire, ero emozionato. Spinsi la porta all’interno, davanti a me il paradiso. Diana mi stava guardando, teneva le braccia allungate dietro alla schiena. I lunghi capelli rossi pesavano bagnati sulle spalle, lasciando cadere un filo d’acqua in mezzo ai piccoli seni. I capezzoli erano protesi in avanti. Aveva la fica completamente rasata, proprio come piace a me, le grandi labbra era molto carnose.
Improvvisamente l’idea che forse, in quello stesso momento, il vichingo stesse sventrando la bocca di Anna con il suo uccello, mi salì lungo la schiena come una scossa.
Presi Diana, una mano dietro alla nuca e una sul culo, e le infilai la lingua in bocca. Cercai dolcemente la sua lingua, le sue labbra avvolgevano le mie. Il culetto era bello sodo, un filo di cellulite lo rendeva più vero. Potevo prendere tutto il gluteo con la mano.
Spostai i miei baci lungo il collo, Diana iniziò a gemere. Girai il piercing intorno ai capezzoli, erano grossi come una pasticca Leone. Non me la sentii di mordicchiarli, pensai che non le sarebbe piaciuto.
Era, forse, più una cosa da Anna.
Chissà cosa stava facendo la mia cagnetta.
Scesi ancora, nell’ombelico si era formata una bollicina di schiuma. Il sapore era decisamente amaro. Appoggiai entrambe le ginocchia sul piatto doccia. Per fortuna, grazie al mio lavoro, è una posizione a cui sono abituato. Aprii le grandi labbra con le dita, il clitoride mi stava chiamando. Era molto grande, più di quello che ero abituato a ciucciare. Girai delicatamente la lingua, alzai gli occhi verso il viso di Diana, mi guardò anche lei, il suo sorriso mi fece indurire l’uccello.
Ma tutta la mia attenzione era per lei, tenni il cazzo nei pantaloni.
Diedi qualche colpo con la mia pallina di acciaio contro il clitoride, Diana fece un paio di urletti. Scesi con la lingua fino alla fessura, entrai e uscii ripetutamente. Poi tornai al clitoride, penetrandola ad uncino con due dita. Capii che mi stavo muovendo bene quando mise le sue mani, fino a quel momento impegnate a stringere i capezzoli, sopra la mia testa, tenendola spinta contro la fica. I suoi gemiti si fecero più rumorosi, iniziai a pensare che qualcuno avrebbe potuto sentirci, nel silenzio del camping. A Diana non sembrava interessare per niente, o magari era proprio quello ad eccitarla. Questi pensieri non mi distrassero dal mio compito; continuai a leccargliela fino a quando non sentii un fiotto caldo sulle dita. Lentamente le tirai fuori per leccarle, avevano un buon sapore. Questa cosa probabilmente eccitò Diana che, con la mano ancora dietro alla mia nuca, strinse i capelli tirandomi su di forza. Non mi aspettavo questa aggressività da parte sua, fui ben lieto di scoprirla.
Ci baciammo nuovamente, anche se sarebbe più preciso dire che fu lei a baciarmi. Mi leccò avidamente le labbra, voleva il suo succo, non mi opposi.
Mi diede un bacio sulla fronte, poi mi invitò ad uscire, senza mai smettere di sorridermi. Avevo l’uccello che pulsava dalla voglia, però mi consideravo soddisfatto. Con grande dispiacere mi lavai i denti, togliendomi dalla bocca il sapore di Diana.
Tornai verso le tende, intanto l’acqua della doccia aveva ricominciato a cadere sul piatto di ceramica, dalla cabine usciva ancora quella voce così dolce
“Che cosa sei?
Che cosa sei?
Che cosa sei? Cosa sei?…
Non cambi mai
Non cambi mai
Non cambi mai, proprio mai!…”
Arrivato alla piazzola vidi che fuori non c’era nessuno, le luci erano accese sia nella nostra tenda che in quella di Stefano. Iniziai a domandarmi quanto tempo fossi rimasto al bagno. Ma d’altronde Anna aveva sicuramente avuto da fare.
La nostra tenda era composta da una zona comune al centro, alta circa due metri, e da due camere ai lati. In quella di sinistra avevamo gonfiato il materassino matrimoniale, quella di destra fungeva da armadio.
Aprii la zanzariera ed entrai nella zona comune, in quel momento Anna uscì dalla camera. Si fiondò sulle mie labbra, mi baciò intensamente. Si allontanò e iniziò a passarsi la lingua intorno alle labbra. Il sapore del dentifricio la deluse, lo vidi nei suoi occhi, di color turchese sotto alla luce della lanterna led appesa al soffitto della tenda. La guardai attentamente, notai uno schizzo bianco sul suo seno, doveva essere la sborra di Stefano. Alzai nuovamente lo sguardo, il sorriso di Anna era carico di provocazione. Leccai lo schizzo, poi ciucciai avidamente i capezzoli. Li morsi con energia, Anna mi strinse i capelli. Mi tirai su e ci baciammo, i suoi occhi erano pieni di soddisfazione.
Prese il beauty con i prodotti da bagno e mi disse di aspettarla, quindi aprì la zanzariera per uscire. Ne approfittai per seguirla fuori dalla tenda e fumarmi una sigaretta. Guardai il bel culo di Anna allontanarsi da me, è sempre una bella visione.
Spostai la mia attenzione verso la tenda di Stefano e Diana, la luce era spenta. Mi guardai intorno, tutto taceva. Sgattaiolai silenziosamente verso la camera in cui dormivano, li potevo sentire bisbigliare.
Lei gli raccontò, nei dettagli, quanto successo nella doccia. Lui apprezzò, poi le disse quanto era accogliente la bocca di Anna. Dopo non sentii più parole, ma solo gemiti di piacere. La tenda incominciò a muoversi, io tornai al nostro giaciglio.
Ero eccitato da morire. Mi infilai nella camera, nudo, pronto a riempire Anna di piacere.
Quando entrò rimasi, come accade sempre, folgorato dal suo corpo. L’altezza della tenda la costringeva in ginocchio, i capelli scendevano sui seni. Aveva uno sguardo da monella, le domandai se le era piaciuto l’uccello di Stefano. Mi rispose che si, le era piaciuto, e che aveva ingoiato ogni goccia di sborra.
Le feci notare che non era del tutto esatto.
Sorrise e si buttò sul mio cazzo, non ne aveva mai abbastanza. Leccò le palle, poi salì con la lingua fino alla cappella, sentii un brivido salire lungo la schiena. Si fermò, e fissandomi negli occhi mi chiese come fosse la bocca di Diana. Quando le dissi che non lo sapevo fece una smorfia di delusione. Però poi raccontai di quanto era dolce la sua fichetta, allora le labbra di Anna avvolsero il mio uccello. Iniziò a succhiarlo di gusto, lo mandava talmente a fondo, che potevo sentire dei piccoli conati sulla cappella. Fiumi di saliva colavano fin sotto le palle. Era davvero infoiata. Andò avanti per qualche minuto, ero in estasi.
All’improvviso mi salì sopra e si infilò il cazzo nella fichetta fradicia.
Mi si avvicinò al volto e mi disse che il membro di Stefano era largo come un pugno, poi mi infilò la lingua in bocca e cominciò a cavalcarmi. Godevo pensando alla bocca di Anna allargata fino a farle male. La presi con forza per i capelli e le tirai indietro la testa, quindi le violentai i capezzoli. Con la mano rimasta libera le schiaffeggiai il culo, che con forza batteva sulle mie anche. Leccai e morsi ripetutamente i capezzoli, uscii un liquido amarognolo. Continuammo fino a quando dissi che stavo per venire. Anna scese da cavallo e prese in bocca il mio uccello, era vicino all’eruzione. Un fiume di sborra calda scese lungo la gola di Anna, era il secondo della serata.
Ero sfinito, chiusi gli occhi pensando a Diana. La volevo

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La mia storia, la storia di come sono diventata Giselle

Fonte: pornoracconti.com

La storia che sto per raccontarvi parla della mia vita e di come sono diventato da piccolo bimbo timido ed introverso a splendida e focosa travesta. La mia vita è stata un cammino tortuoso fatto di mille esperienze, tante negative ma altrettante divertenti e lussuriose, e di tanta curiosità e voglia di provar nuove cose. Iniziai la mia lenta trasformazione, che mi portò ad essere Giselle, senza rendermene conto sin da piccolo…

Da bambino ad una prima occhiata potevo sembrare “normale”, ma già da allora in me qualcosa nasceva e cresceva facendomi sentire “diverso” da tutti gli altri. Il fatto che fossi figlio unico di una ragazza madre fu la prima causa del mio sentirmi differente dagli altri bimbi. Poi, il fatto di essere minuto di corporatura e molto gracile, spesso mi ammalavo e restavo settimane intere a casa, non mi aiutava a relazionarmi ed a creare amicizie con i miei compagnetti delle elementari.

La mia infanzia passò abbastanza velocemente, tra un’influenza e l’altra, rendendomi un bimbo molto solo ed introverso, pieno di complessi, ma anche insolitamente curioso verso il mio corpo, ad imitazione di madre che stava ore davanti agli specchi prima di uscire col nuovo boy friend del momento. Infatti, le molte volte che mi capitava di stare solo a casa mi piaceva togliermi il pigiama e stare completamente nudo ad ammirarmi il corpo nei vari specchi di casa, in particolar modo il sederino tondo e vellutato come una piccola pesca mi attraeva.

Ero fin da piccolo un bambino molto curioso ed oltre ad osservarmi incominciai a toccarmi il sedere, accarezzarlo e massaggiarlo come avevo visto fare a mia madre, da parte dell’amico di turno, spiandola furtivamente durante i suoi amplessi amorosi in camera sua, e la cosa mi piaceva molto. In quel periodo ricordo che quando mi coricavo per andare a dormire, nel mio lettino mi abbassavo i calzoncini del pigiama e le mutandine per sentire il contatto del fresco del lenzuolo su di me, mi strusciavo col mio cazzettino e spesso mi infilavo un dito nel culetto…

Ricordo che in quel periodo spesso venivo scambiato da fanciulla dai vari ragazzi “amici” di mia madre che si susseguivano nella nostra casa, ed effettivamente come dargli torto. All’età di 12 anni quando entrai nella mia adolescenza il mio aspetto era tutt’altro che quello che avevano i miei compagnetti delle medie. Ero piccolo di statura confronto alla media dei ragazzi della mia età, avevo un visino angelico reso ancor più femminile dal taglio degli occhi da cerbiatta e dal candore della mia pelle; per non parlare dei capelli castani chiari quasi biondi che mia madre si ostinava a tenermi lunghi, facevano risaltare il rossore delle guance e il rosa deciso delle mie labbra carnose. Visto da dietro, grazie al mio esile corpo con un vitino snello e fianchi larghi a sostenere un sederino tondo e pronunciato, non era semplice non scambiarmi per ragazzina…

E forse io già mi sentivo così, non avendo molti amici ed essendo anche una frana in tutti gli sport, mentre gli altri giocavano a calcetto o a pallacanestro io mi ritrovavo spesso nelle gradinate con le mie compagne a poter solo fare il tifo per i veri maschietti.. A 13 anni ogni volta che andavo in bagno passavo un po’ di tempo a guardarmi il cazzetto e anche il sedere, me li strofinavo spesso… poi un bel giorno dal cazzetto mi uscì un liquido bianco… forse era quella cosa che i miei compagni di scuola più maturi chiamavano “sborra”! Da quel momento ogni occasione era buona per masturbarmi. A 14 anni mi segavo anche 3 volte al giorno…

A 15 anni non avevo ancora una ragazza, per cui sentivo il bisogno di sfogarmi attraverso le riviste pornografiche. Essendo minorenne le rubavo ogni tanto da un rivenditore di fumetti e poi a casa me le visionavo con calma. In uno dei tanti giorni che rimasi solo in casa decisi che avrei cercato di avere il maggior numero di eiaculazioni possibili, in modo da vedere fino a che punto sarei potuto arrivare. Così sul letto matrimoniale di mia madre, presi tutte le riviste porno che avevo e mi spogliai completamente nudo. Mi masturbai per circa 8 ore, in effetti, riuscii a sborrare ben 7 volte, solo che le ultime 2 furono in sostanza a secco!

Durante quella lunga maratona mentre mi stavo masturbando appoggiai per sbaglio il mio culetto vicino al pomo del lettone il tocco di quel pezzo di legno cosi duro tra le mie natiche mi procurò un brivido lungo la schiena e provai così a strofinarmi l’ano sopra. Mi ci sedetti sopra, provai una grandissima eccitazione che mi fece fare una schizzata di sperma tremenda. Da quel momento capii che godevo di più se mi penetravo l’ano. Così le volte successive cercavo sempre di infilarmi qualche oggetto dentro il culo: pennarelli, tubetti, flaconi, i bastoni delle scope per godere di più. Nello stesso tempo sentendomi molto depravato ma anche molto incuriosito ed eccitato incominciavo a rubare dal cesto della roba sporca vari indumenti intimi di mia madre e dopo averli annusati incominciai a pendere il piacere di indossarli per masturbarmi.

Da quel momento incomincia più o meno inconsciamente a volermi sentire donna, femmina, e così nel corso di quegl’anni osservai molto le mie compagne ed amiche per poi una volta giunto a casa e indossato i vari abiti di mia madre giravo per casa cercando di imitare la loro camminata e i loro modi di fare per poi finire eccitatissimo a dovermi masturbare il cazzetto e a deflorarmi il culo, magari messo per terra a pecora inculandomi da solo col bastone della scopa in culo mentre l’altra estremità era appoggiata al muro, con mia grande goduria…

Fino all’età di 18 anni circa tutto ciò che sapevo ed avevo sperimentato del cosiddetto sesso però era stato confuso e riduttivo, visto che ero sempre solo. Le ragazze mi interessavano sempre meno ed i ragazzi, verso i quali il mio interesse cresceva di giorno in giorno, erano sempre presi dallo sport e dalle troiette che gli circolavano attorno… Ma finalmente quell’anno qualcosa cambiò… Anche se ero uno dei più bravi della scuola, avevo qualche problema a digerire la matematica. Siccome non volevo ritrovarmi un 4 sulla pagella, mia madre decise che era meglio se prendessi lezioni private. Una sua amica gli avevano suggerito di contattare Marco, un ragazzo di 27 anni che fa l’università e che essendo bravo per potersi pagare gli studi faceva ripetizioni..

Dopo aver preso accordi telefonici con mia madre, il lunedì successivo mi recai a casa sua per la prima lezione. Lui abitava ancora con i suoi ed infatti fu proprio il padre ad aprirmi la porta e a farmi accomodare nello stanza del figlio dove poco dopo entrò Marco. Quando lo vidi entrare rimasi paralizzato: era bellissimo, alto, capelli castani quasi neri, occhi verde mare e un fisico non palestrato ma ben curato. Non so perché ma dentro la mia testolina mi ero fatto l’idea di trovare un tipo alla Leopardi, brutto, curvo e topo di biblioteca, ed invece fui felicissimo di essermi sbagliato.

Dopo il primo momento di smarrimento ci presentammo e mi fecce accomodare sul tavolo dell’armadio a ponte ed iniziamo la prima lezione, che scorse velocemente, era un primo incontro conoscitivo dove lui mi chiese dove eravamo arrivati e che problemi avevo. Le ripetizioni continuarono per un po’ ed io ero sempre più felice di andare da lui, infatti io e lui eravamo molto in sintonia, e la matematica era diventata meno pesante da sopportare. L’ora passava in fretta e spesso mi fermavo di più anche per parlare, era uno dei pochi ragazzi che conoscevo che mi ascoltava interessato e che sapeva farmi sciogliere la lingua, o per giocare ai video giochi; era davvero un asso e io una schiappa, ma la cosa non i importava, volevo solo passare più tempo possibile vicino a quel bellissimo ragazzo!

Un giorno durante una lezione mi propose di fare degli esercizi per vedere a che punto ero arrivato e con la scusa mi lasciò solo nella sua camera e andò a farsi una doccia perché dopo la lezione aveva un impegno. Stavo seduto di fronte alla scrivania a fare gli esercizi, quando mi resi conto che sotto il letto di ci sono dei giornali e visto che ero quasi alla fine e di Marco non si vedeva l’ombra e vista la mia curiosità, con fare da felino cercai di vedere di cosa si trattava. Non erano di certo dei quotidiani ma delle riviste porno del genere gay e trans. Rimasi sorpreso e meravigliato, tanto che le rimisi subito sotto il letto. Ad un certo punto sento aprirsi la porta ed entrò lui, completamente nudo con l’asciugamano intorno alla vita a coprire le parti intime, mi sento in imbarazzo, lui come niente, si avvicina mi da un veloce sguardo ai compiti e poi mi disse “scusami, ma mi sono dimenticato di prendermi il cambio” e cosi frugò nell’armadio e poi preso i vestiti che doveva indossare riandò in bagno..

Io rimasi immobile e stupito, non sapevo se per la scoperta dei suoi giornaletti o se per la bellezza del suo corpo e per la naturalezza col quale quasi nudo era stato lì accanto a me per un paio di minuti… Da quel giorno non feci altro che pensare all’accaduto, pensavo e riflettevo ponendomi mille domande…

Allora Marco non era cosi etero come si presentava, forse e per questo che avevamo così tanta sintonia, lui forse mi avrebbe capito e magari mi avrebbe aiutato a realizzare i miei sogni, sentirmi una femmina tra le braccia del mio bell’uomo, forse l’uomo che cercavo senza saperlo era lui. Le settimane dopo l’accaduto furono piene di domande e di emozioni. Lo desideravo con tutto me stesso ma dall’altra parte avevo paura e timore di un rifiuto. Ormai le mie tante masturbazioni giornaliere avevano solo un desiderio, farmi passare quel gran prurito al culetto che mi veniva tutte le volte che pensavo a lui. Non potevo continuare così, stavo morendo per lui, lo desideravo e desideravo sentirmi suo, mi ero preso una cotta pazzesca. Volevo concedermi a lui ma non volevo fare la prima mossa, ero troppo timido. Dovevo fare in modo che mi notasse di più e che mi desiderasse, e quando lo avrebbe fatto io sarei entrato in pieno nella mia parte diventando la sua femmina, una femmina a sua completa disposizione che lo avrebbe fatto godere soddisfando tutte le sue voglie..

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Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:21

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