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il mio dog mi incula

Ieri sono stata con due ragazzi (Raconto di una MILF)

Sono Marika, ho 50 anni, divorziata e madre di uno splendido 20enne che studia fuori sede quindi ho praticamente la casa tutta per me quando voglio.

Pur avendo 50 anni, non sono per niente da buttare, anzi!

milf-con-2-raqgazziQuinta di reggiseno, due tette che stanno ancora su nonostante un naturale appesantimento, fianch larghi e un bel culo, gambe tornite e pelle bruna, quello che si definirebbe un tipico corpo mediterraneo e, di quando in quando, mi diverto ad adescare ragazzi che potrebbero benissimo essere miei figli.
Ieri per esempio sono andata in discoteca con un paio di amiche e, avvicinatami al bancone del bar per prendere dei drink, ho notato questi due ragazzi, bellocci ma niente di più, che mi fissavano con insistenza il sedere.

Intrigata dalla situazione, e curiosa di vedere se entrambi sarebbero stati disposti a fare qualcosa di trasgressivo, nell’attesa del drink mi girai e mi appoggiai di schiena al bancone, mettendo volutamente il petto esageratamente all’infuori e quindi lasciano libere le mie tette di svettare attraverso lo scollatissimo abitino bianco che indossavo.
Inutile dire che ai due ragazzi per poco non uscivano gli occhi fuori dalle orbite e il secondo, un biondino palliduccio e all’apparenza piuttosto anonimo, sputacchiò un po’ della birra che stava bevendo.

In compenso ciò mi permise di dare un’occhiata alla sua patta, notando che il rigonfiamento che la riempiva si era fatto molto voluminoso.

Anche l’altro, un brunetto leggermente più affascinante, ebbe una reazione considervole, ma la sua dotazione non sembrava reggere il confronto con l’amico.
Feci a entrambi un sorrisetto malizioso, presi i drink che avevo ordinato e poi mi diressi al centro della pista da ballo a dimenarmi un po’, lasciando le mie curve giunoniche libere di muoversi e sballonzolare.
Non fu una gran sorpresa sentirmi subito toccata da qualcuno alle mie spalle, e non lo fu nemmeno vedere che ad avermi avvicinata era il brunetto, sicuramente il più spegiudicato dei due.

Il biondino ben dotato era invece affianco a me, decisamente più distante, ma la sua patta era ancora bella gonfia.

Sorrisi ancora una volta, stavolta solo al biondino, mentre dimenavo il culo sulla patta del brunetto alle mie spalle, poi allungai la mano verso il più dotato dei due e me lo posi proprio di fronte, attaccato al mio seno. Lo bacia abbassionatamente ficcandogli la lingua in bocca di forza e contemporaneamente gli strinsi il pacco, constatando come nelle mutande quel ragazzino avesse una vera e propria bestia. Il brunetto, geloso, mi prese i fianchi e sembrò come se mi avesse voluto inculare attraverso i vestiti che ci separavano.
A quel punto dissi: “Ragazzi, non vi dispiace dividervi le cose, vero?”
“N..no” rispose il biondino.
“Dipende però da cosa ci offri” ribattè il brunetto, più spigliato.
“Vi propongo di andare via e andare a ballare a casa mia, solo noi tre, tu davanti – dissi rivolta al superdotato – e tu dietro, e poi magari facciamo anche cambio! E ovviamente senza vestiti opprimenti!
Il biondino a quel punto sembrò trovare molto più coraggio e, baciandomi con passione, mi infilò nemmeno troppo discretamente la mano sotto il vestito, soprendendosoi di trovare la mia figa scoperta e senza mutandine, ma infilandomi convinto le dita al suo interno.
A quel punto salutai le mie amiche, che però avevano già visto tutto, e, prendendo i due ragazzi per mano, li condussi alla macchina e poi, tempo 5 minuti, eravamo a casa mia, tutti nudi, io in ginocchio di fronte alla nerchia bella grossa del brunetto e al bastone di carne lungo 25 centimetri del biondino, imboccandoli a turno.

Vennerò in fretta sotto i colpi della mia lingua e mi imbrattarono viso e tette, ma questo ovviamente non ci avrebbe fermati.

Prendendo il comando, e sconfiggendo anche un’iniziale invidia, i due mi misero a pecorina sul letto, sopra il biondino ed io, sapendo già cosa fare, mi impalai su quell’enorme pezzo di carne che, affondando fino in fondo, arrivò a toccarmi la cervice. Quando cominciò a pompare, vidi letteralmente le stelle e provai un godimento incredibile, ma nel frattempo il brunetto mi aveva leccato per bene il culetto e, senza chiedere il permesso, mi inculò con un solo colpo.

Fortuna che ero abituata perchè nemmeno lui scherzava in quanto a dimensioni!
Venni così tante volte che nemmeno seppi più distinguere quanto avevamo scopato e quando si erano scambiati cambiato posto, sfondandomi figa e culo a turno, ma alla fine ci ritrovammo all’alba stesi sul letto, loro accoccolati viino a me come due bambini che succhiano il latte dalle tette della loro mamma, io coperta invece del loro “latte” dalla testa ai piedi, e soddisfatta come poche volte in vita mia.

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LA FOTOCOPIATRICE

Quello che mi è successo quel giorno in ufficio è stampato nella mia mente e mi perseguita in tutte le mie fantasie erotiche. A Febbraio dello scorso anno stavo lavorando in ufficio quando mi sono reso conto di aver terminato la carta della mia stampante, cosi mi sono recato nella stanza dove si trova la macchina delle fotocopie con annesso stanzino dove sono stipate le risme di carta da utilizzare in seguito. Dato che lo stanzino è molto piccolo dopo essere entrato mi richiudo la porta alle spalle per poter muovermi più comodamente all’interno, ma mentre sono dentro sento delle voci provenire dalla stanza accanto e riconosco quelle di Maria e di Francesco due colleghi dello studio, e visto che era ora di pranzo e non avevo voglia di parlare con loro decido di restare nello stanzino sino a quando non avessero terminato, ma dato che la curiosità non è solo donna mi sono messo a spiare dal buco della porta quello che facevano. Maria indubbiamente è una donna molta bella, avrà circa 40 anni e quel giorno indossava un completo formato da gonna e giacca di color blu e una camicetta bianca, calze nere e scarpe con tacco alto, ed era lei che stava facendo le fotocopie mentre Francesco era lì di fianco e le parlava di lavoro, ma ad un certo punto lui si porta alle sue spalle e con la mano inizia a sfiorargli le gambe salendo lentamente verso il suo sedere, lei si volta dicendogli se è impazzito, che sono in ufficio e che non vuol rischiare di essere licenziata, ma lui la interrompe ricordandogli che sono tutti a pranzo e che sono rimasti da soli in ufficio, poi con tutte e due le mani le prende la testa e tenendola ben ferma si avvicina con la sua, e la bacia con molta passione, all’inizio lei cerca di allontanarlo poi si lascia andare e le loro lingue si muovono sempre più velocemente dentro le loro bocche. Io resto senza respiro con la paura di essere scoperto, ma anche con una grande eccitazione che mi saliva dentro, cosi continuo a guardarli mentre si baciano poi lui porta le sue mani sul sedere di lei e lo strizza con molta forza, poi le tira su la gonna e le scopre le gambe, io le vedo il perizoma nero e le autoreggenti, sento il mio cazzo diventare duro cosi porto la mano sopra i pantaloni e inizio a toccarmi mentre ormai lui le ha infilato la mano dentro il perizoma e inizia a toccarle il clito e la fica. ento i suoi gemiti di piacere intanto lui gli sfila la giacca e gli sbottona la camicetta, il suo seno e chiuso dentro un reggiseno nero che lui si appresta a slacciare, le sue tette sono sode e i suoi capezzoli duri, lui prende le sue tette in mano e inizia a stringerle e massaggiarla poi con le dita prende i capezzoli li tira e inizia a giocare con loro e infine avvicina la bocca alle tette di lei e inizia a succhiarle e leccarle poi mordicchia i suoi capezzoli. Io non resisto più mi slaccio i pantaloni prendo il io cazzo in mano e inizio a segarmi mentre li continuo a guardare. Ad un certo punto lui la fa inginocchiare, lei gli slaccia i pantaloni gli abbassa i boxer e gli prende il cazzo in mano e inizia a muoverlo lentamente, poi si avvicina con la bocca e con la lingua inizia a leccargli la cappella poi prosegue con tutto il cazzo ed infine lo infila dentro la bocca e inizia a succhiarlo tutto, lui gli prende la testa con le mani e inizia a spingerla sempre più forte fino a farlo entrare tutta nella sua bocca, lei continua a succhiare poi lo toglie dalla bocca ci sputa sopra e rincomincia a succhiare. Il più bel pompino che abbia mai visto in vita mia, si vedeva che le piaceva veramente leccare e succhiare il cazzo, il suo viso che normalmente mi dava la sensazione di professionalità ora mi faceva pensare solo che fosse una troia. Dopo aver terminato di spompinare lei si alza in piedi, lui gli sfila il perizoma la prende in braccio la appoggia contro il muro e inizia a scoparla prima lentamente poi sempre più velocemente, i suoi gemiti di piacere sono sempre più forti mentre lui continua a fotterla, poi la fa scendere e la fa mettere a 90° appoggiata alla macchina delle fotocopie, infila il suo cazzo dentro di lei e inizia a scoparla con una violenza di colpi, quasi volesse spaccarla in due mentre lei ormai era in preda ad un gemito continuo. Io non sapevo più cosa fare, ero lì che mi segavo ma avevo una gran voglia di uscire e di scoparla ovunque ma sapevo benissimo che non potevo farlo cosi non potevo far altro che continuare a guardarli. Ad un certo punto lui lascia cadere della saliva sul suo culetto e poi con il dito prima lo passa sopra la saliva e poi lo infila lentamente nel buchino, poi di colpo sfila il cazzo dalla sua fica e lo appoggia sul buchino del culo e inizia a spingere lentamente, vedo il suo cazzo sparire dentro il suo culo e sento lei godere nonostante che si sia portata una mano sulla bocca per cercare di non farsi sentire, ora è sparito tutto dentro di lei e poi riappare lentamente per poi risparire ancora, lui la stava inculando mentre lei con la mano si stava toccando la fica ancora bagnata dal piacere. A quel punto non sono riuscito a trattenermi e sono venuto contro la porta mentre lei urlava dal piacere che le dava quel cazzo dentro il culo. Alla fine lui la fa inginocchiare le mette il cazzo in bocca fino a quando non viene dentro la sua bocca, e fargli bere tutto il suo sperma. Da quel giorno fare una fotocopia non è stata più la stessa cosa..

Gaia è una porcona e viene sfondata

Gaia aveva 18 anni e lavorava da circa tre settimane come tirocinante alla cassa di una piadineria all’interno di un grosso centro commerciale.
Questo era il suo primo impiego; dopo il diploma conseguito alle scuole superiori decise infatti di tuffarsi subito nel mondo del lavoro per cercare di mettere via un po’ di soldi preferendo questa opzione al proseguimento degli studi.
Sulla sua divisa aziendale, una polo bianca con il logo della piadineria all’altezza della spalla sinistra, spiccava una grossa spilla rossa rotonda posizionata sopra il seno destro con la dicitura: “sto imparando”, destinata a tutti i nuovi assunti durante il loro primo periodo di lavoro.
Gaia era alta circa 1 metro e 70, i suoi capelli erano biondi e lunghi fino alle spalle, gli occhi verde smeraldo erano sormontati da un paio di occhiali grossi e rotondi che le conferivano un’aria da secchiona e da maiala allo stesso tempo.
Inutile dire che la bellezza angelica della diciottenne Gaia attirava gli sguardi sia dei giovani clienti sia di quelli più avanti con l’età.
Il regolamento della catena dove lavorava imponeva di indossare, oltre alla polo bianca, dei pantaloni rigorosamente neri.
Gaia, che adorava avere sempre gli occhi di tutti addosso (e non solo gli occhi, a dirla tutta), non esitava ad indossare giornalmente i pantaloni neri più stretti che trovava nel suo guardaroba; era consuetudine scorgere in trasparenza le mutandine sotto di essi a protezione di un culetto piccolo e sodo che sembrava rimasto quello di una sedicenne, età in cui la dolce e innocente Gaia perse la verginità con un ragazzo conosciuto in una chat sul web. La verginità anale, invece, Gaia l’aveva persa già l’anno prima quando, durante la sua prima vacanza estiva senza genitori, aveva acconsentito a farsi deflorare l’ano a turno da due ragazzi due anni più grandi di lei conosciuti in un villaggio turistico godendo, ma soprattutto soffrendo, non poco.
Vi erano poi giorni in cui le mutandine Gaia non le indossava proprio, per la gioia dei clienti più avveduti.
Ma nonostante gli sguardi quotidiani di centinaia di persone addosso i pensieri sessuali di Gaia si erano concentrati fin dal suo primo giorno di lavoro su Erik, un prestante ragazzo portoricano di 27 anni che lavorava come kebabbaro proprio nel negozio a fianco della piadineria in cui lavorava lei.
Lo stesso Erik fu subito decisamente attratto da Gaia; ci aveva messo veramente poco a capire che le sue attenzioni verso la ragazza erano ricambiate e che la stessa Gaia, attraverso il suo sguardo che filtrava dai grandi occhiali neri da vista indossati solo da lei e dalle segretarie puttane nei film porno, stentava a nascondere la sua voglia matta, tra un’ordinazione di piadina e l’altra, di farsi farcire come fosse il rotolo più importante dell’intero menù.
Gaia era la prima che, nelle ore in cui il locale era meno affollato, si prodigava a pulire tutti i tavolini del locale. E non che lo facesse per particolare dedizione al lavoro, tantomeno per cercare di farsi vedere come valida tirocinante.
In realtà lo faceva principalmente per due motivi.
Il primo era che la pulizia dei tavolini le permetteva di avere il pretesto per piegarsi continuamente a pecorina sui tavoli; questo la eccitava in particolar modo se il tavolo dietro a quello che stava pulendo era popolato e ancora di più se quel qualcuno seduto al tavolo dietro era una coppia di fidanzati o ancora meglio marito e moglie. Amava il fatto che il suo culettino così desiderato da molti clienti e passanti potesse essere il presupposto per far scoppiare un litigio che potesse mettere in crisi un rapporto di coppia, ma non disdegnava nemmeno mettersi a pulire davanti a grandi tavolate di gente per carpire i volgari commenti con cui le persone si riferivano a lei parlando tra di loro e pensando di non poter essere sentite.
Il secondo motivo era l’essersi accorta che Erik era decisamente più interessato a Cenerentola che si dava alle pulizie piuttosto che ai suoi kebab, anche se più che come Cenerentola Erik nella sua testa vedeva Gaia al pari di una esibizionista senza vergogna, una lurida sguattera da bar che per guadagnare due soldi in più si sarebbe tranquillamente fatta pisciare addosso dai clienti nel cesso del locale.
Erik aveva un chiodo fisso che non era soltanto quello banale e scontato di avere un rapporto sessuale con Gaia; voleva infatti scoparla in un modo del tutto particolare ma difficilmente attuabile se non con una strategia ben congegnata.
Ma Erik non era certo tipo da restare con le mani in mano e ai pensieri ben presto fece seguire le azioni.
Decise pertanto di ingegnarsi per fare in modo che il suo desiderio potesse diventare realtà, cercando per prima cosa di attirarsi le simpatie della ragazza spendendo i suoi minuti di pausa con lei, facendole complimenti, spesso anche di carattere volgare e allusioni sessuali a cui Gaia reagiva sempre in maniera divertita. Erik aveva capito che se lo poteva permettere visto l’interesse che Gaia sembrava mostrare per lui fin dal primo giorno.
Quando dopo un paio di settimane Erik ritenne di avere Gaia in pugno, o almeno il via libera per l’accesso alle sue zone erogene, sussurrò a Gaia, con un tono tra il serio e il faceto durante una pausa dal lavoro, quello che gli sarebbe piaciuto fare con lei, ovvero sbatterla sul tavolo dove quotidianamente la ragazza prendeva le ordinazioni.
Gaia, nonostante la sua palpabile e continua voglia di cazzo, era pur sempre una donna e cercò di farsi desiderare per qualche giorno di più finché, eccitata all’idea, dovette cedere alla proposta di Erik.
Restava ora da pensare a come attuare il piano.
L’organizzazione si rivelò decisamente più semplice del previsto; Erik riuscì infatti a corrompere Gennaro, suo amico e di turno per la vigilanza notturna del centro commerciale per quella settimana.
Erik gli spiegò per filo e per segno la situazione; inizialmente la guardia fu titubante, ma quando Erik gli spiegò chi fosse la ragazza che avrebbe voluto fottersi selvaggiamente Gennaro si convinse, supportato anche dalla promessa che avrebbe avuto l’onore di assistere ad una delle scene di sesso estremo migliori di sempre e, se avesse voluto, anche il permesso di riprenderla con il proprio telefonino in modo da potersela riguardare tutte le volte che ne avesse avuto voglia. Inoltre Gennaro riuscì a strappare anche il permesso, previa volontà di Gaia, di farsi fare un pompino e di venire anch’egli addosso alla ragazza, nel punto in cui avrebbe preferito.
Di questo in realtà Erik non accennò nulla alla ragazza per evitare che lei potesse cambiare idea; Gennaro infatti non era certo un uomo da cui Gaia potesse sentirsi in qualche modo attratta sessualmente. Aveva 50 anni portati decisamente male, era semicalvo, sovrappeso, perennemente sudato e stentava a parlare un italiano di livello elementare.
Fu così che in una mite sera di inizio primavera, alle ore 22.30 il centro commerciale risultava per tutti chiuso da mezz’ora eccetto per Gaia, Erik e il vigilante Gennaro, uniche tre persone rimaste all’interno dell’edificio, in piedi davanti alla piadineria.
“Bene…adesso che si fa?”, esclamò timidamente Gaia.
“Avanti spogliati, non perdiamo tempo”, disse Erik sedendosi ad uno dei tavolini del locale. Gennaro prese posto a fianco a lui.
Gaia rimase ferma come un palo davanti a loro, decisamente imbarazzata; sapeva perché era lì, aveva accettato lei stessa la proposta del portoricano. Le era anche stato detto chiaramente che sarebbe stata scopata in maniera indecente perché era l’unico modo in cui Erik intendeva un rapporto sessuale con lei. Ma ora Gaia era imbarazzata più di quanto avesse mai immaginato, forse per la presenza di Gennaro.
“Cosa cazzo stai aspettando?”, disse Erik accendendosi spazientito una sigaretta e appoggiando i piedi sul tavolo; “spogliati cagna, non abbiamo tutta la notte, alle 2 Gennaro finisce il turno”, le disse ancora.
Gaia restò ferma.
“Forse la piccolina non si sente a suo agio…”, disse Gennaro.
“Aspetta…vediamo se questo le fa muovere il culo…”, disse Erik estraendo dalla tasca il suo telefono cellulare e cercando rapidamente su YouTube un sottofondo adatto per uno spogliarello.
“Avanti, sali”, disse quindi alla ragazza picchiando più volte il palmo della mano sul tavolo di fronte a lui.
Gaia si tolse gli occhiali e li posò insieme al suo telefono cellulare; salì sul tavolo e cominciò a muovere sinuosamente i fianchi a ritmo di musica. Le piaceva ballare, le era sempre piaciuto fin da piccola.
Erik stoppò però improvvisamente la musica prima che Gaia potesse togliersi qualcosa di dosso.
“Scendi e togliti quelle fottute scarpe da ginnastica…mi fanno ammosciare il cazzo”, le disse Erik con tono di rimprovero.
Gaia scese dal tavolo e fece quanto richiesto, giustificandosi dicendo che le scarpe da ginnastica erano parte della divisa da lavoro e che non poteva indossarne altre.
Erik ribatté che i pantaloni stretti che indossava, così come i suoi occhiali, erano da baldracca ma che lei li metteva lo stesso, pertanto secondo lui poteva tranquillamente presentarsi al banco delle piadine anche in tacco 12 e nessuno le avrebbe rimproverato nulla, tanto che fosse troia se ne erano già accorti tutti.
Gaia, ferita nell’orgoglio, tornò sul tavolo dove, una volta ripartita la musica, regalò ai due spettatori uno show degno di una vera ballerina da night club. Per prima cosa si tolse di dosso le calze mandando letteralmente fuori di testa Gennaro, feticista dei piedi femminili come pochi nonché amministratore di diverse pagine Facebook a riguardo.
“Stai calmo Gennarì”, gli disse Erik poggiandogli una mano sulla spalla essendo a conoscenza di questa sua enorme passione.
Gaia si tolse poi di dosso la polo bianca, quindi abbassò i pantaloni fino a sfilarseli di dosso non smettendo mai di muoversi a tempo.
Rimanevano a difesa delle grazie di Gaia soltanto reggiseno e mutandine entrambi di colore nero.
Il seno di Gaia non era particolarmente abbondante ma aveva una forma perfetta, il classico seno definibile “a coppa di champagne”.
“Devo andare oltre?”, disse la ragazza smettendo tutto a un tratto di muoversi.
“Ci prendi per il culo, troia?”, le rispose di tutto punto Erik. “Se avevo solo voglia di vedere una puttana in mutande e reggiseno l’avrei cercata su google, non credi?”, disse ancora.
Gaia si slacciò allora timidamente il reggiseno e lo lasciò cadere ai suoi piedi, quindi si voltò, abbassò lentamente le mutandine e a colpi di bacino lasciò che anch’esse sfilassero fino ai piedi mostrando ai fortunati spettatori prima due natiche così perfette che sembravano scolpite da Dio in persona, poi voltandosi una vagina perfettamente depilata.
Si sfilò dunque le mutandine dai piedi e le lanciò addosso a Erik che sembrò apprezzare il gesto dal momento che le raccolse e se le passò sotto il naso inebriandosi dell’odore.
Erik si rivolse poi ancora a Gaia: “il mio amico è innamorato dei tuoi piedini se non l’hai capito, vuole vederli da vicino, vero Gennarì? Per cui vedi di soddisfarlo perché ricorda che è soprattutto merito suo se oggi hai la possibilità di essere protagonista della scopata più memorabile della tua vita”.
Gaia ci mise poco a capire quello che doveva fare. Si avvicinò a Gennaro che per tutta risposta abbassò la testa per perdersi nel profumo dei piedi della giovane fanciulla. Cominciò a leccarglieli istericamente come un bambino lecca un gelato ad agosto dopo un pomeriggio passato sotto il sole a giocare a pallone. Gaia alzò quindi un piede e ne poggiò la pianta delicatamente sul viso di Gennaro che continuò a leccare, poi fece lo stesso con l’altro piede alternandoli. Si fece leccare prima la pianta, poi il dorso e quindi le dita come una vera regina, come Cleopatra dinnanzi al suo schiavo più fedele, finché Erik le ordinò di scendere con voce imponente.
Gaia scese dal tavolo con i piedi completamente bagnati della saliva di Gennaro; Erik si alzò repentinamente dalla sedia e dopo essersi avvicinato a lei la prese per una ciocca di capelli avvicinando l’orecchio di Gaia alla sua bocca.
“Ti diverti a far impazzire il mio amico con i tuoi piedini da principessa, vero? Ti senti forse superiore? Beh sappi che il tuo momento di gloria è finito qui, da adesso in poi ti spettano solo degrado e umiliazione”. Erik mollò la presa dai capelli di Gaia non prima di averle sputato con decisione sul viso.
“Ora muovi il culo e preparami una piadina puttana, che mi è venuta fame”, disse sorprendentemente Erik dando a Gaia uno spintone in direzione del locale cucina prima di tornare a sedersi.
Gaia rimase per un attimo interdetta dal comportamento di Erik; nessuno infatti le aveva mai sputato in faccia prima d’ora, tantomeno era mai stata chiamata insultata con cosi tanta convinzione.
“Una per me e una per il mio amico, al prosciutto”, aggiunse Erik battendo la mano sulla spalla di Gennaro.
Gaia pensò inizialmente potesse trattarsi di uno scherzo; Erik, dal canto suo, non scherzava affatto.
La ragazza si vide così costretta a recarsi in cucina, completamente nuda, a preparare quanto richiesto.
“Ma io sto al banco degli ordini, non preparo piadine”, aveva provato a ribattere Gaia ricevendo per tutta risposta un secondo sputo sul volto e l’ordine a recarsi in cucina ancora più intimidatorio.
“E vedi di passarti ogni singola fetta sulla figa prima di metterle nella piadina…”, le urlò ancora Erik. “Voglio che prendano il sapore della tua fregna”, continuò ridendo.
Gaia recuperò tutti gli ingredienti, si mise a tagliare il prosciutto e ad eseguire l’ordine che le era stato impartito; non sapeva se Erik dicesse sul serio o meno ma per evitare di prendere altri sputi decise di fare alla lettera quanto le era stato richiesto. Nonostante si sentisse cosi stupida nel farlo passò ogni singola fetta di prosciutto avanti e indietro sulla vagina almeno 3 o 4 volte prima di metterla nelle piadine.
Gaia si ripresentò dai due circa 5 minuti dopo con le due piadine calde in mano.
I due uomini presero dalle mani di Gaia la rispettiva piadina e, senza degnarla di un ringraziamento, cominciarono a mangiare.
“Ci voleva proprio”, disse Gennaro morsicando con ingordigia la piadina.
“Ci vorrebbe anche una birra…se questa troia si degnasse di portarcela”, disse Erik dando un debole calcio alle natiche di Gaia.
“Per me niente tesoro…sono astemio”, ci tenne a precisare Gennaro.
Gaia andò a prendere una birra dal frigo delle bibite, la aprì per evitare di essere insultata ulteriormente e la portò ad Erik che gliela strappò di mano mandandone subito giù un paio di sorsi.
Gaia attese che i due uomini terminassero la piadina stando in piedi senza mai sollevare lo sguardo da terra.
“Ci voleva sì, cazzo”, esclamò felice Erik dopo aver ingoiato anche l’ultimo pezzo di piadina; si portò quindi una mano sui pantaloni e si slacciò velocemente la cintura.
“Datti da fare”, disse con strafottenza alla ragazza prima di mandare giù un altro sorso di birra.
Gaia non se lo fece ripetere due volte; si inginocchiò di fronte ad Erik, abbassò un poco con le sue candide mani i pantaloni e i boxer di Erik finché un grosso cazzo portoricano in erezione non sbucò prepotentemente sotto al suo naso.
Gaia realizzò in quel momento di non aver mai avuto a che fare con un membro di simili dimensioni, sebbene nonostante la giovane età ne avesse già succhiati a decine, bianchi e di colore. Ne baciò teneramente la cappella e, dopo averlo masturbato dolcemente, se lo infilò in bocca cominciando a succhiarlo avidamente, dimostrandosi ben più esperta dei suoi 18 anni. “Dio che puttana di merda…nemmeno nei film porno ne trovi una simile…altro che mia moglie”, esclamò Gennaro ridendo.
“Questa è proprio porca nell’anima Gennarì…l’ho capito subito dal primo giorno in cui l’ho vista” disse Erik poggiando la mano libera dalla birra sulla testa di Gaia e accompagnandone il movimento su e giù. Ogni tanto la teneva spinta verso il basso per fare in modo che Gaia lo prendesse tutto in bocca fino alle palle, azione a cui regolarmente corrispondeva un repentino farselo uscire di bocca da parte della ragazza con seguenti colpi di tosse e fuoriuscita di rivoli di saliva e sperma.
“Fattelo fare un chinotto da questa, fidati”, disse Erik a Gennaro; Gennaro replicò dicendo di avere famiglia e che mai avrebbe tradito sua moglie. “Si sente che è esperta…questa succhia i cazzi da quando aveva 13 anni, te lo dico io…è un miracolo che abbia ancora la mandibola al suo posto”, proseguì Erik facendo divertire non poco Gennaro.
“Va beh dai, se proprio devo”, disse il vigilante con un tono finto rassegnato prima di slacciarsi a sua volta la cintura.
“Avanti, sai cosa fare”, disse Erik a Gaia facendole cenno con la testa di spostarsi verso Gennaro.
La ragazza spostò l’attenzione verso quest’ultimo e, una volta abbassatogli pantaloni e mutande come fatto con Erik, ne scoprì un membro decisamente flaccido e più piccolo della media.
Gaia sapeva di non avere scelta; chiuse gli occhi, cominciò a leccarlo e ad infilarselo per intero nella bocca.
“Dio che troia”, esclamò Gennaro inclinando la testa e portando lo sguardo verso il cielo; “leccami un po’ anche le palle dai”, chiese Gennaro alla ragazza dopo esserselo fatto succhiare per diversi minuti.
Gaia se lo fece uscire di bocca e tenendo alzato il membro di Gennaro con una mano fece quanto richiesto passando più volte la lingua sullo scroto di Gennaro.
“Avevi proprio ragione amico mio…solo una leccata di palle da questa troia vale quanto 500 scopate con mia moglie”, disse divertito Gennaro a Erik.
“Ehi troietta…non ti sarai mica dimenticata di me”, disse Erik battendo sulla spalla della ragazza.
Gaia cominciò a prendere alternativamente in bocca i cazzi di Erik e di Gennaro; non faceva in tempo a farsene uscire di bocca uno che subito era pronto ad entrare l’altro.
Andò avanti a spompinarli per diversi minuti finché Erik chiese alla ragazza di alzarsi; si tolse di dosso scarpe, calze, pantaloni e boxer, poi sollevò Gaia di peso e spostandosi la fece sedere sopra il bancone della piadineria.
Le ordinò quindi di aprire le gambe; Gaia, come una cagnolina ubbidiente, le spalancò dinnanzi a lui.
Erik abbassò la testa e comincio a leccarle la figa con la stessa voracità con cui un assetato nel deserto leccherebbe l’acqua dopo aver raggiunto la tanto sognata oasi.
A Erik venne quindi un’idea che gli parve grandiosa. Smise per un attimo di leccare la figa di Gaia e, dopo averle intimato di non chiudere le gambe, si alzò in piedi e si recò verso la cucina da cui rispuntò un minuto dopo con un barattolo di Nutella in una mano ed un coltello nell’altra.
“Che dici Gennarì, ce la facciamo una piadina dolce?”.
Detto questo svitò il tappo dal barattolo di Nutella, ci affondò il coltello e dopo averlo tirato fuori cominciò a spalmare la cioccolata sulla vagina di Gaia riempiendola in ogni spazio proprio come se stesse farcendo una saporita crepes.
Ci mise un paio di minuti a coprirla tutta; quando fu soddisfatto le chiese di cambiare posizione e di mettersi a pecorina sopra il tavolo; Erik riprese quindi l’opera riempiendole di crema alla nocciola anche la parte inferiore della vagina e il buco del culo.
Quando ebbe terminato il lavoro Erik tornò a sedersi al tavolo dove Gennaro era rimasto a godersi divertito la scena con una sigaretta in bocca.
Dopo aver appoggiato nuovamente i piedi sul tavolo come fosse uno sceriffo nel saloon, chiese a Gaia di sfilare davanti a loro come una modella in passerella.
Gaia scese dal tavolo e camminò sculettando esageratamente verso i due uomini passandosi sensualmente una mano tra i capelli fino ad arrivare davanti a loro.
“Gennarì favorisci pure”, disse Erik togliendogli la sigaretta di mano per farne lui stesso un tiro.
“Eddai…lo sai che sono sposato e fedele a quella vacca di mia moglie…ho già fatto uno sforzo prima a farmi succhiare l’uccello”, disse ridendo.
“Non fare il coglione Gennarì…guardala…quando ti ricapita una fica del genere? E poi mica posso mangiare tutta ‘sta nutella da solo…dai decidi…prendi davanti o dietro?”, gli rispose Erik.
“Potrebbe essere mia figlia”, disse Gennarino ridendo; “già…ma non lo è…se lo fosse le avrei già sborrato dentro e poi l’avrei sposata…sai quanto mi piacerebbe averti come suocero?”, replicò ironicamente Erik.
“Vabbuò lo sai che io c’ho un debole per il culo”, si convinse Gennaro.
“E culo sia!”, gli fece eco Erik mettendogli una mano sulla spalla.
“Avanti troia…appoggia il tuo corpicino qui e fatti leccare dal mio amico”, disse Erik a Gaia battendo il palmo della mano sul tavolo dinnanzi a se.
Gaia si piegò a pecorina con le braccia distese lungo il tavolo e il culo a pochi centimetri dal viso di Gennaro che, da avido porco qual’era, le mise subito entrambe le mani sulle natiche. Prima gliele palpò con decisione, poi le rifilò un paio di sonori schiaffi sopra di esse facendola gemere non poco.
“Bravo Gennarì…dalle quello che si merita a questa troia”, disse Erik divertito.
Gennaro si gettò quindi con il volto a capofitto tra le natiche di Gaia e iniziò a leccarle avidamente il buco del culo ripulendolo dalla cioccolata.
Erik prese in mano il proprio cellulare e decise di registrare un breve video per immortalare la scena; “questo lo mando a tua moglie”, disse divertito, ricevendo per tutta risposta da Gennaro un’imprecazione seguita da una bestemmia. Erik posò il cellulare e si alzò in piedi per andare dal lato opposto del tavolo; prese la mano sinistra di Gaia e la portò verso il suo uccello in modo che Gaia potesse masturbarlo mentre Gennaro continuava a leccarle l’ano. Dopo circa un minuto Erik lo sfilò dalla mano di Gaia per metterglielo in bocca.
“Ti piace spompinare mentre ti leccano il culo eh, troia?”, disse Erik continuando a spingerglielo prepotentemente in bocca come se la risposta non gli interessasse.
Quando Gennaro ebbe completamente ripulito l’ano di Gaia dalla Nutella Erik lo fece uscire dalla bocca di Gaia da cui uscirono nuovamente tracce di saliva e liquido seminale.
“Ora tocca a me”, disse Erik eccitatissimo; “Prima però pulisci per bene il mio amico”, disse ancora Erik rivolgendosi alla ragazza.
Gaia ripulì il naso e la bocca di Gennaro con baci e leccate.
“Brava cagnolina”, le disse Erik battendole sulla testa; “siediti qui”, disse ancora riprendendo posto sulla sedia e battendo nuovamente il palmo della mano sul tavolo dinnanzi a lui.
Gaia si sedette sul tavolo e spalancò nuovamente le gambe davanti ad Erik che per tutta risposta avvicinò il capo e si fiondò sulla sua vagina come se volesse sfondargliela con la testa cominciando a leccargliela senza sosta, tanto che in un paio di minuti la vagina di Gaia tornò linda quanto quella della Vergine Maria.
“Sono veramente sazio”, disse Erik soddisfatto. Chiese quindi a Gaia di ripulirgli il viso come aveva fatto precedentemente con Gennaro.
Gaia ubbidì ancora una volta.
Erik prese quindi Gaia tra le sue braccia e, dopo averla nuovamente fatta accomodare sul tavolo della piadineria a gambe aperte prese in mano il suo membro e lo spinse dentro la vagina della ragazza.
Finalmente stava accadendo quello che per settimane Erik aveva solo immaginato; stava scopando Gaia proprio sul tavolo della piadineria, come da tempo desiderava.
“Ehi troietta, sei tu che hai ordinato questo cazzo gigante?”, disse sorridente Erik a Gaia non smettendo di spingerglielo dentro sempre più forte tenendola per le cosce mentre Gaia ansimava, godeva, urlava facendo rimbombare le sue grida per tutto il centro commerciale.
Erik la fece poi scendere, le chiese di piegarsi a 90 gradi distendendosi lungo il tavolo e riprese a fotterle la fica senza darle tregua mentre Gennaro si era avvicinato per godersi la scena in prima fila.
Dopo averle scopato la figa per una quindicina di minuti venne dunque il momento di fare un’altra cosa che Erik segretamente attendeva ansiosamente di fare da giorni.
Una delle cose che più faceva eccitare il muscoloso portoricano era infatti vedere la bella Gaia intenta a svuotare i cestini del locale e a portare i sacchi della spazzatura nello stanzino apposito.
Niente glielo faceva drizzare più di Gaia con due sacchi di immondizia tra le mani. Sebbene lui stesso lo facesse per il suo negozio, vederlo fare a Gaia lo faceva impazzire di desiderio, era la sua perversione sessuale.
La dolce e innocente Gaia alle prese con i rifiuti! Che cosa degradante agli occhi di Erik e si sa, non esiste niente di più sessualmente appagante dell’immaginare la ragazza da cui tanto si è attratti alle prese con qualcosa di umiliante.
La cosa lo eccitava a tal punto da desiderare che la stessa Gaia diventasse immondizia; per essere più chiari…voleva sfondare il rotondo culetto di Gaia tenendole la testa dentro quel cestino che così tante volte quell’angioletto biondo aveva svuotato.
Prima però il portoricano chiese a Gaia di gattonare fino al frigorifero e portagli un’altra birra.
Gaia fece quanto ordinato, andò e tornò gattonando con la birra richiesta.
Erik prese in mano la birra, sollevò Gaia tirandola per i capelli e si spostò con lei verso il cestino dei rifiuti.
Si trattava di uno di quei cestini alti con l’apertura frontale che si trovano facilmente nei fast food.
Erik si mise dietro di lei e cominciò a strofinare la cappella sul buco del culo della ragazza; staccò inoltre la scritta adesiva “usami” incollata sotto l’apertura del cestino e la appiccicò proprio sopra il fondoschiena di Gaia, come fosse un chiaro invito ad abusare del suo bel culetto.
Erik le appoggiò quindi delicatamente una mano sulla testa e la invitò a piegarsi in avanti. Gaia si piegò finché la sua testa non fu all’altezza dell’apertura del cestino, quindi Erik spinse lentamente Gaia da dietro finché la sua testa non fu all’interno dello stesso.
Erik prese il cazzo e lo infilò delicatamente nel culo di Gaia, quindi iniziò a spingere a ritmo sempre più sostenuto. Le urla di piacere e dolore di Gaia rimbombavano all’interno del cestino vuoto in quanto ripulito appena prima della chiusura dell’ipermercato.
Erik smise per un attimo di spingere e, una volta tirata fuori la testa di Gaia dal cestino tirandola per una ciocca di capelli, le sputò sul viso per poi farle infilare nuovamente il capo dentro e riprendere a incularla.
Erik le fece tirare fuori la testa più volte senza mai smettere di penetrarla, riempiendole il viso di sputi e le natiche di schiaffi; decise anche di rovesciare sui capelli della ragazza mezza bottiglia della birra che teneva in mano e di passarle le mani tra i capelli arruffandoglieli come se, mentre la penetrava analmente, le stesse facendo uno shampoo.
Quando Erik si ritenne soddisfatto le tirò fuori la testa e sputò per un’ultima volta sul viso decisamente provato di Gaia.
Senza nemmeno darle tempo di riprendere fiato Erik alzò la ragazza di peso ed in braccio la condusse nel locale dedicato alla raccolta dell’immondizia per poi gettarla sopra un paio di sacconi gialli pronti per il ritiro il giorno successivo.
“Gennarì vai, comincia tu, sai quello che devi fare”, disse Erik al suo compagno di avventura; Gennaro si avvicinò quindi alla ragazza, tirò fuori il suo cazzo flaccido e dopo esserselo girato in mano per 5 minuti buoni riuscì a venire proprio dove voleva, ovvero sui candidi piedini da principessa di Gaia.
Dopo aver assistito alla scena Erik tornò al tavolino dove recuperò gli occhiali con le grosse lenti tonde della ragazza, si accovacciò di fianco a lei e glieli rimise addosso. Prese quindi la mano destra di Gaia e la portò verso il suo membro facendosi masturbare per un’ultima volta, poi lo riprese lui stesso in mano cominciando a maneggiarlo a pochi centimetri dalla ragazza per venirle copiosamente sul viso e sugli stessi occhiali, aggiungendo così il suo sperma alla saliva e alle tracce di trucco colato che già le rigavano il volto.
Erik le tolse nuovamente gli occhiali di dosso e la costrinse a ripulirli leccando via lo sperma, quindi glieli rimise.
Ma proprio quando Gaia pensava che tutto fosse finito Erik decise di riservarle un ultimo colpo di scena che avrebbe completamente distrutto anche quel briciolo di orgoglio che Gaia potesse credere ancora di avere.
Erik strappò infatti con forza uno dei sacchetti gialli che stavano nel locale, lo sollevò e ne rovesciò l’intero contenuto sulla testa della ragazza, umiliandola ulteriormente e seppellendo la sua dignità sotto un cumulo di fazzoletti sporchi e avanzi di piadine.
I due uomini tornarono poi verso il tavolino.
Erik raccolse da terra le calze di Gaia; “Vuoi un souvenir?”, disse quindi a Gennaro facendole penzolare dalle mani.
“Dio se le voglio!”, rispose quest’ultimo più contento di un bimbo la mattina di Natale. Erik le lanciò verso di lui; Gennaro le raccolse e se le portò entrambe vicino al naso.
“Io invece mi porto via queste”, disse poi Erik raccogliendo e facendo oscillare davanti a se come un pendolo le mutandine di Gaia.
Erik raccolse poi da terra i propri indumenti e rapidamente si rivestì da capo a piedi mentre Gaia, dopo essersi ripulita dai rifiuti come meglio poteva, giaceva sdraiata sui sacchetti ancora ansimante; il portoricano appallottolò poi tra le mani il reggiseno di Gaia e lo passò sul viso della stessa ripulendola solo parzialmente dal miscuglio di liquidi che aveva sul volto.
Dopo averle chiesto di aprire la bocca ci infilò una parte di reggiseno e le ordinò di tenerlo stretto tra i denti. Erik prese quindi dalla tasca il cellulare e scattò una foto a Gaia con il reggiseno che le penzolava dalla bocca; “in caso ce ne dimenticassimo…questa foto ci ricorderà per sempre quello che sei”, disse Erik mostrando la foto alla ragazza.
Scattò la stessa foto anche con il cellulare della ragazza che aveva recuperato insieme ai vestiti; “così non te ne dimenticherai mai nemmeno tu”, disse Erik sorridendo prima di restituirle il telefono appoggiandolo sul sacco dell’immondizia a fianco di Gaia.
“Non credo che lei si dimenticherà mai di questa serata, con o senza foto!”, disse divertito Gennaro.
Erik si avvicinò a Gaia e la spronò ad alzarsi appoggiandole un piede con tanto di scarpa sulla pancia e scuotendola.
“Adesso vestiti e levati dal cazzo…e vedi di muoverti che Gennarino deve chiudere la baracca…vero Gennarì?”, disse ancora Erik tornando al tavolo e raccogliendo maglietta, pantaloni e scarpe della ragazza da terra.
“Sicuro…tra un’ora massimo devo essere a casa, altrimenti la troia di mia moglie comincia a preoccuparsi”, rispose Gennaro ridendo.
Ma proprio mentre Erik stava per riportare i vestiti a Gaia gli venne un’altra idea.
“Gennarì…sai che potremmo fare per rendere la serata di questa puttana ancora più memorabile?, disse Erik. Gennaro fece spallucce.
Erik si avviò verso il cestino e vi gettò una scarpa della ragazza.
“Arrivo subito”, disse poi allontanarsi con i restanti indumenti di Gaia in mano; “non fate porcate”, scherzò.
Erik fece quindi il giro dell’ipermercato gettando la restante scarpa, la polo e i pantaloni in diversi punti lungo tutto il perimetro della struttura finché risbucò dopo qualche minuto davanti alla piadineria.
“I tuo vestiti hanno deciso di giocare a nascondino”, disse divertito a Gaia.
“Sei proprio uno stronzo!”, disse Gennaro ridendo.
“Andiamocene Gennarì, mica possiamo aspettare i porci comodi di questa latrina tutta la notte…se non se ne vuole andare, lasciamola qui”. Gennaro ed Erik si infilarono i rispettivi giubbotti mentre Gaia si alzò in piedi ed andò a recuperare la scarpa che le era stata gettata nel cestino.
“Che c’è, non ne hai avuto abbastanza di prenderlo in culo stasera?”, disse Erik divertito vedendola nuovamente con la testa nel cestino.
“Che troietta insaziabile…dovrebbero lasciarla sempre lì così col culo di fuori, a disposizione dei clienti… sai quanti soldi si farebbero, altro che vendere piadine!”, scherzò Gennaro.
“Noi ce ne andiamo…faresti meglio a farlo anche tu…il tuo ragazzo è a casa che ti aspetta, magari ha voglia di scopare”, disse ridendo Erik.
“Ti lascio aperta la porta così quando hai finito di giocare ti levi dal cazzo”, disse Gennaro.
Erik e Gennaro si avviarono verso l’uscita; prima però ritennero che Gaia meritasse un’ultima, degradante sorpresa.
Gennaro infatti prima di uscire tolse corrente all’intero edificio così che Gaia fu costretta a cercare i suoi vestiti nel buio più totale.
Dopo aver fatto il giro dell’edificio per ben due volte l’unica cosa che Gaia riuscì a recuperare fu la seconda scarpa e la polo perché riuscì con un po’ di fortuna a scorgerla nel buio come una macchia bianca nel corridoio. Sulla polo era ancora ben salda la spilla “sto imparando” e Gaia, quella sera, aveva imparato decisamente tante cose, forse troppe.
Dopo aver indossato gli unici indumenti ritrovati imboccò l’uscita sul retro e si incamminò rapida e rassegnata verso la macchina coprendosi le parti intime con le mani.
Giunta alla macchina trovò i suoi pantaloni che penzolavano dallo specchietto; l’ultima umiliazione di Erik era stata farglieli cercare inutilmente per tutto il centro commerciale per poi farglieli trovare fuori.
Gaia se li rimise rapidamente addosso scoprendo però che erano stati rovinosamente strappati sia davanti che dietro in modo da lasciarle comunque scoperti culo e vagina; la ragazza salì in macchina, mise in moto e se ne andò verso casa con la stessa velocità con la quale se ne era andata per sempre la sua dignità chiedendosi con quale coraggio avrebbe ancora potuto lavorare nel negozio a fianco di quello di Erik.

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ho fatto la puttana…

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Sono capitata per caso su questo forum, le ore in questa piccola farmacia di paese , specialmente quelle del primo mattino passano noiose, fra un cliente e l’altro ho preso l’abitudine di navigare in rete, so muovermi col PC.
Sono una donna, una moglie, una mamma ed una professionista, solo qui posso confidare che spesso visito i siti porno, che vergogna se mio marito o i miei figli lo scoprissero, per questo, cancello sempre accuratamente la cronologia ed attivo la navigazione anonima.
In sincerita’ mi piacciono le scene di sesso ma non lo riconoscerei mai fuori dell’anonimato, mi piacciono soprattutto quelle BBC ,dove neri superdotati si fanno MILF come me. Spesso ho desiderato di essere presa ancora qualche volta da uno o due di quegli uomini potenti . Ora ,anche qui in questo paesino, stanno arrivando questi bei ragazzoni, a volte ho pensato di farne entrare uno o due , di abbassare la saracinesca e di farmi prendere davanti e di dietro e di spompinarli. Quando mi vengono questi pensieri finisce che appendo il “torno subito” alla vetrina e vado in bagno ad infilarmi in fica uno di quei vibratori che abbiamo in farmacia per quelle clienti che li comprano “ a scopo terapeutico” magari pure massaggiandomi il buco del culo con un dito per poi infilarne un po’ dentro….. Quando qualcuno di questi ragazzoni entra in farmacia non posso fare a meno di lanciare uno sguardo alla loro patta, mi immagino il bestione che potrebbe ,ma per esperienza non e’ certo, esserci dietro e mi bagno tutta. Ma la paura mi trattiene, la paura dello scandalo, la paura che mi usino violenza, la paura di un ricatto ,la paura di beccarmi qualche malattia, anche succhiare il cazzo e’ pericoloso oggi e a me non piace fare un pompino col preservativo , una malattia che non potrei nascondere e giustificare a mio marito che e’ il medico condotto qua in paese..ma se potessi , se non avessi queste paure,quei ragazzi conoscerebbero quello che questa matura farmacista sarebbe capace di fare con due o tre uomini…soprattutto se avessero un bel cazzo maestoso..
Io so che farei, ho una grande esperienza in materia..
Al liceo ero bravissima e papa’ che era il titolare della farmacia volle per me una ottima universita’ e contro il parere di mamma mi spedi’ in una famosa citta’ del nord a studiare. Per un primo periodo trovai ospitalita’ presso una famiglia del mio paese che gia’ era la’ da tanto, poi trovai posto in uno dei tanti collegi per studentesse che sono in quella citta’ ,poi ,l’ anno dopo, andai a vivere con delle amiche in un appartamento che avevamo affittato in Borgo.
Io ,nata al sud , ero diventata cittadina di quella bellissima ed ospitale citta’, l’unico fastidio erano le spaventose zanzare che la infestavano, ma d’estate io tornavo al paese appena finiti gli esami della sessione estiva e mi godevo il mare di casa mia.
Per rimpinguare l’assegno che mi passavano i miei cominciai, la sera, a fare la cameriera ai tavoli in una pizzeria del centro, i miei non ne sapevano nulla ma quei soldi che guadagnavo mi permettevano davvero di togliermi qualche sfizio. La pizzeria chiudeva tardi la sera, ma io usavo una vecchia bicicletta per muovermi in citta’ e dal centro a dove abitavo era una pedalata di cinque minuti. Un venerdi’ sera pioveva come solo la’ sa piovere, il fiume era gia’ alto da qualche giorno, tornare in bicicletta era problematico. Ad un tavolo erano otto giovani, gli ultimi clienti della sera, alcuni muratori del sud e qualche nord africano , pensai di approfittare, avevamo quasi fatto amicizia, in fin dei conti eravamo tutti meridionali al nord, spirito di corpo …e cosi’ via.. Mi feci coraggio e chiesi loro un passaggio.
Non sarebbe stato necessario lasciare la bicicletta in pizzeria mi dissero, la avrebbero caricata sul pulmino col quale si muovevano e mi avrebbero volentieri accompagnata.
Appena lasciato il centro, fecero una strada che non mi convinceva, io abitavo solo ad alcune centinaia di metri dopo il famoso ponte..
Capii che la serata stava prendendo una piega brutta e pericolosa ma non sapevo che fare , alle mie domande rispondevano solo con un brutto sorriso. Volevo chiedere aiuto ma ormai non c’ era piu’ nemmeno un cane in giro. Maledissi la mia imprudenza e la mia fiducia nel prossimo.
Mi portarono in una vecchia cascina abbandonata e capii che mi avrebbero violentata.
Io ero una bella ragazza del sud, bruna, non troppo alta, in carne , con delle grosse tette e un culo generoso, un bocconcino appetitoso.
Quella notte mi fecero provare tutto quello che gli uomini possono fare ad una donna…e l’orrore della violenza.
Mi presero davanti ,togliendomi la verginita’ che ancora avevo , e di dietro e mentre mi chiavavano o mi inculavano o tutte e due le cose insieme dovevo succhiare uno o due di loro….
Una cosa spaventosa ed atroce, e’ brutto,bruttissimo, subir violenza ma..stranamente io dopo un po’, ripeto incredibilmente, passato il dolore, cominciai a provare piacere e dopo un primo orgasmo cominciai a venire praticamente in continuazione e senza freni, e’ assurdo lo so ma si puo’ provare piacere anche in quelle terribili situazioni, e’ un fatto meccanico. Avevo otto uomini a disposizione, tutti in forma , forti e potenti, cosi’ , verso le prime ore del mattino, ero arrivata io a chiedere loro di penetrarmi dove e in quanti volevano, ero io ad afferrare con la bocca il primo cazzo che mi veniva a tiro, ho goduto come poche volte mi e’ capitato nella vita e spezzai le gambe per la stanchezza a tutti e otto. La fica non ha periodo refrattario ed una donna puo’ provare piacere in continuazione ed all’infinito , se vuole e resiste, e fino a rimanerne spossata ma pure completamente appagata.
Forse ero sempre stata una ninfomane e non lo sapevo, forse avevo potente ed espresso il gene della mignotta per vizio e non per necessita’ , lo stavo scoprendo in quelle ore.
Nelle prime ore del mattino andarono via col furgone lasciandomi la bicicletta.
Avevo giurato loro che non li avrei denunciati, avevo paura che mi facessero del male ma dissi anche che non volevo uno scandalo, non volevo che al paese sapessero..e,certamente, fu questo che li convinse ad andare via lasciandomi stare…
Inforcai la bicicletta e, sperando che nessuno mi notasse , tornai a casa dalle amiche che mai mi avrebbero sputtanata, ci “coprivamo” a vicenda anche nelle “scappatelle” …
Ero uno spettacolo orrendo,sporca, gli abiti strappati, le gambe sporche di sangue e lo sperma che mi colava abbondantemente dalla fica e dal culo e ne avevo pure la faccia e i capelli completamente imbrattati. Ora, passati l’orrore e la mia follia assurda del piacere, mi sentivo violata e avevo tanta paura, avevo paura di essere rimasta incinta, avevo paura di essermi presa qualche malattia.
Passai un mese di inferno, ma grazie alle mie amiche biologhe potei fare le analisi in tutta segretezza. Fortunatamente mi avevano presa in un periodo non fertile e non avevano malattie sessuali, una fortuna nella tragedia.
Ma ormai ero una donna navigata, avevo provato tutto anche quello che le mie amiche che si portavano i fidanzati nell’appartamento non avevano mai provato e che forse non avrebbero mai provato.. tre o quattro uomini contemporaneamente e certo non si sarebbero mai fatte otto uomini di fila, insieme e per una notte intera..
Non andai piu’ a lavorare in pizzeria , non so perche’ ma non volli piu’, forse perche’ temevo mi leggessero in faccia quello che era successo o che una sera potessi incontrare di nuovo i miei aguzzini.
Ma i soldi extra mi mancavano, era un reddito sul quale mi ero abituata a contare.
Avevo delle amicizie nel capoluogo di regione e mi capitava spesso di andarci, un giorno passando per una via del centro vidi una ragazza di un paese del sud vicino al mio, avevamo fatto il liceo assieme e sapevo che era all’universita’.
Qualcosa mi trattenne dall’ avvicinarla con entusiasmo, rimasi a guardarla per un po’ non facendomi scorgere .
E scoprii che adescava gli uomini di affari che passavano per quella centralissima via!
Uno di questi si fermo’ , confabulo’ un po’ con lei e poi si allontanarono insieme, lei era una bella ragazza distinta, nessuno a prima vista avrebbe pensato che facesse la puttana, lui un signore anziano che puzzava di soldi lontano un miglio, tutti li avrebbero presi per padre e figlia…
Mi allontanai e andai a fare degli acquisti con i pochi soldi extra che mi rimanevano. Ritornando per quella strada la rividi e la avvicinai…volevo ,con molto tatto , farmi una idea di come funzionava la faccenda.
Non fu contenta di essere disturbata sul lavoro, lo capii subito, cosi’ , con un po di fatica, riuscii solo a farmi dare il telefono della signora dove abitava , le promisi di chiamarla un pomeriggio per una pizza insieme ed andai via.
Se lei guadagnava bene con quella ricca clientela forse potevo farlo anche io, questo pensiero mi frullava per la testa, cercavo di scacciarlo ma tornava piu’ insistente di prima. Ormai non avevo nulla da perdere, non avevo piu’ timore degli uomini, non avevo piu’ timore della grandezza del loro cazzo e avevo capito che ero io a dirigere il gioco quando mi stavano dentro..anche se loro pensavano il contrario, avevo spezzato le gambe a otto giovani nerboruti figurati che avrei potuto fare ad un panzone cinquantenne, sarebbe bastato solo avere un po’ di stomaco forte.. Poi sarebbe bastato che fossi discreta e prudente..
Dopo alcuni incontri ormai eravamo entrate in confidenza, lei mi presento’ ad una portiera di un palazzo su quella strada centrale..
Cosi’ iniziai a fare la puttana d’alto bordo.
La portiera aveva le chiavi di un paio di appartamentini e prendeva una percentuale sulla mia attivita’ , un’ altra parte abbastanza consistente andava al padrone degli appartamenti, che io ho sempre sospettato essere la portiera stessa e un’altra parte era per una forma di “protezione”, ma viste le tariffe e la clientela selezionata guadagnavo davvero molto bene.
Io conoscevo solo la portiera che mi inseri’ in un elenco di “professioniste” che venivano convocate telefonicamente. Io non sarei stata capace di adescare in strada come la mia compaesana che era molto piu’ autonoma nella attivita’ ma meno sicura e poi io appartenevo ad una famiglia stimata e rispettata , se al paese avessero saputo papa’ ne sarebbe morto.
Per gli altri tre anni che sono rimasta al nord venivo convocata circa un paio di volte a settimana, qualche volta anche presso abitazioni private, mi hanno chiavata ed inculata centinaia di uomini, non so quanti pompini ho fatto, ho fatto sesso in tre , in quattro e con uomini e donne. Ero molto apprezzata perche’ quasi sempre godevo davvero e non per finta, io ero nata zoccola, devo riconoscerlo.
Ho provato cazzi di tutte le forme e dimensioni, durissimi e mosci, ho leccato la fica di qualche “sciura” mentre il marito o l’amante mi penetrava o la “sciura” leccava me mentre l’autista la inculava, insomma ho conosciuto il sesso in tutte le sue forme,gioie e perversioni.
Dopo la laurea papa’ , tramite sue amicizie, volle che facessi un periodo all’estero, per la lingua e per l’esperienza professionale diceva e mi trovarono un posto in una industria farmaceutica. Papa’ pensava e sperava che diventassi una famosa farmacologa, ma il mio destino era molto piu’ modesto.
In quella grande citta’ inglese ho fatto una grande esperienza professionale davvero, pur guadagnando bene col lavoro non sapevo rinunciare piu’ ai soldi,tanti, che guadagnavo aprendo le gambe. Cosi’ ho continuato la mia attivita’ collaterale ma in modo molto piu chic e riservato, posso dire di aver frequentato l’alta finanza, una bella ragazza bruna ed italiana fa sempre successo all’estero ed in certi ambienti e ,questa volta, i cazzi son diventati internazionali ,con la mia fica e con il mio culo ne ho misurati veramente tanti, bianchi, neri, gialli, europei , americani e africani.
Un brutto giorno papa’ venne a mancare e questa fu l’occasione per tornare definitivamente al paese.
Avevo accumulato molti soldi e la’ in Inghilterra vivevo da vera signora ma cominciavo ad essere stanca e avrei voluto fermarmi. L’educazione ricevuta , nonostante la mia doppia vita, mi faceva desiderare una famiglia e anche dei figli.
Con i miei soldi ho rinnovato la farmacia , ho trovato un bravo giovanottone che era certo avrebbe preso la condotta e un anno anno dopo me lo sono sposato ed ho avuto dei figli.
Mio marito non ha mai saputo e capito nulla e mi adora per il piacere che so dargli, ma si sa, l’amore , ma soprattutto l’esperienza, fanno miracoli..
Ora qui al paese la vita e’ una palla terribile, con tutta la mia professionalita’ son finita a vendere pomate per le emorroidi ma tutto sommato ho la soddisfazione di veder i miei figli adulti. La mia ultima figlia l’anno prossimo deve andare all’universita’, vuole andare dove ero io, spero sia piu’ fortunata di me , che abbia una vita normale e non abbia preso da me l’inclinazione alla zoccolaggine ma ,in verita’ , da certi segni che non sfuggono alla esperienza , temo invece che qualcosa abbia ereditato.
Son passati piu’ di trent’anni da allora ma non vi nego che a volte ho nostalgia di quella vita e di quella gioventu’, di certo ho soddisfatto il mio corpo in ogni modo e a volte penso sorridendo che quella famosa sera che mi violentarono, se me lo avessero chiesto con gentilezza e cortesia le gambe gliele avrei spezzate lo stesso e a gratis. Aggiungo solo che questo racconto e’ frutto solo della mia personalissima esperienza e non e’ in alcun modo ispirato ad altre persone. Poiche’ ho conosciuto anche altre ragazze con doppia vita e storie simili non vorrei si sentissero chiamate in causa in alcun modo.

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