Tag: il pene di mio zio in bocca racconti erotici

il pene di mio zio in bocca racconti erotici

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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GRAZIE,ZIO

La mia prima volta non è stata precocissima: avevo vent’anni, e tutto iniziò a una di quelle riunioni di famiglia in cui ci s’incontra a casa di parenti. Tra gli altri c’era mio zio Franco, a cui fin da piccolo ero molto affezionato (era il marito di una sorella di mamma, anzi vedovo perchè la povera zia Rosa ci aveva lasciato prematuramente). Col passare degli anni, e l’avanzare della pubertà e dell’adolescenza, mi resi conto di provare per lui una vera attrazione sessuale (per lui e per altri uomini, per la verità). Il tutto rimase a livello di fantasia per qualche anno, fino a quel giorno… Io e zio Franco eravamo seduti vicini a tavola. Stavamo piuttosto stretti, niente di strano che le nostre gambe ogni tanto si toccassero. Non so bene chi cominciò, se io o lui, ma presto quel contatto smise di essere casuale e ci stringevamo l’uno all’altro con intenzione. Purtroppo lì dov’eravamo, non c’era molta possibilità di restare soli. Riuscì solo a dirmi, poco prima che ci lasciassimo, “Vienimi a trovare, uno di questi giorni”. Ma lo disse con quella sua voce profonda, e guardandomi in maniera tale, mentre mi carezzava lentamente una guancia, che credo di non essere mai arrossito così tanto in vita mia. Era un richiamo a cui non potevo resistere! Così, due giorni dopo o giù di lì, mi trovai a bussare emozionatissimo (o dovrei dire emozionatissima?) alla porta della casa di zio, che abitava solo, perchè lui e la zia Rosa non avevano avuto figli. “Ciao, zio” riuscii a dire con un filo di voce quando mi venne ad aprire la porta, mentre gli baciavo una guancia per salutarlo. “Ciao, mi fa tanto piacere che sia venuto a trovarmi. Quasi non ci speravo più!” Entrammo in casa e cominciammo a parlare del più e del meno. Lui mi guardava fisso e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. A un certo punto, con noncuranza, mi disse: “Sai che pensavo l’altra volta? Che somigli molto a tua zia Rosa”, e me lo disse carezzandomi lentamente una guancia, come l’altra volta. Beh, niente di strano, dopotutto sua moglie era sorella di mia madre e dovevo avere una certa aria di famiglia… .Questa volta ricambiai la carezza, con altrettanta lentezza e guardandolo teneramente.”La zia Rosa era fortunata ad avere un marito come te”, dissi. Lui allora mi strinse a sè con passione e mi baciò diverse volte sulla faccia, mentre le sue mani mi frugavano, anche sotto i vestiti. Poi mi baciò sulla bocca, e fu un bacio lungo e appassionato. Cominciò a togliermi i vestiti, ansimando un poco, e mentre mi toglieva i vestiti mi baciava su tutto il corpo, finchè non rimasi completamente nuda. Per l’occasione mi ero depilata con cura, anche il mio piccolo cazzetto. Poi anche io volli togliergli tutti i vestiti, cominciando dalla camicia, che copriva il suo petto molto villoso, anche la schiena era coperta di peli, ho sempre avuto un debole per gli uomini pelosi, io! Mentre lo spogliavo anch’io lo baciavo, dal petto giù giù fino all’ombelico, e poi gli slacciai la cinta e cominciai a togliergli i calzoni, mentre lui mi carezzava tra i capelli. Gli diedi un primo bacetto attraverso le mutande, dove si vedeva un rigonfiamento notevole. Poi gli tolsi anche quelle. Lui era rimasto seduto sul divano, e io ero inginocchiata tra le sue gambe, accarezzandogli i polpacci e su fino alle cosce, mentre lui sempre accarezzandomi spingeva la mia testa verso il suo sesso. A quanto pare, fin da quella prima volta sono sempre stata brava in questi lavoretti di bocca, si vede che ci avevo una predisposizione.. Abbracciandogli le ginocchia, lo prendevo tutto in bocca fino alla base, mentre lui mi teneva la testa. Dopo qualche minuto, con una specie di ruggito, venne nella mia bocca e io bevvi tutto senza lasciare cadere una goccia. Dopo un po’, quando ci riebbimo da quel primo assalto della passione, lo zio mi disse: “Vieni di là, staremo più comodi”, e così dicendo mi prese in braccio e mi portò in camera da letto. Stretti l’uno all’altra, continuammo a scambiarci carezze e baci , finchè sentii di nuovo il suo cazzo duro contro il mio corpo. Questa volta, le sue mani insistevano particolarmente tra le mie gambe, che io tenevo larghe stando distesa sulla schiena, lasciandogli vedere il buchetto. Che per la verità, pur essendo la prima volta con un uomo, era ben pronto all’uso perchè già da qualche tempo quando avevo voglia, e ne avevo spesso, mi consolavo penetrandomi con oggetti anche di calibro notevole. “Ma che bella fichetta che hai”, mi diceva lo zio mentre, tenendomi le chiappe ben aperte, questa volta lui con la sua testa fra le mie gambe, mi leccava tutt’intorno, e anche dentro, il mio buchetto. Non mi ero mai sentita così desiderata e non avevo mai desiderato nessuno così tanto. Lo zio Franco prese qualcosa dal comodino, che evidentemente teneva lì pronto all’uso, con cui mi lubrificò per bene, prima con un dito poi con due dita, poi mi fece girare e mentre mi teneva per i fianchi sentii la sua cappella farsi strada dentro di me. “Sì, Franco! Ti voglio!”, non potei trattenermi dal gemere. “Anch’io ti voglio, bimba mia!”, disse mentre cominciava a stantuffarmi vigorosamente, finchè con un altro ruggito che era anche una specie di “ti amo”, scaricò per la seconda volta la sua sborra dentro di me ormai completamente femmina. .

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Orgia in tenda

Nel luglio del 2015 io e Anna eravamo particolarmente esausti, entrambi per questioni lavorative. Decidemmo per una piccola fuga, partenza venerdì sera e ritorno la domenica. Avevamo comprato da poco una tenda nuova, sembrava l’occasione perfetta per inaugurarla. La scelta ricadde su un piccolo camping della Valmarecchia, vicino a Ponte Messa. Lo conoscevo per esserci stato un paio di volte, in passato, con i miei genitori. Mi era rimasta nel cuore la piscina con il triplice trampolino. Partimmo intorno alle 18, avremmo dovuto percorrere la Marecchiese per una cinquantina di chilometri.
Una volta arrivati trovammo ad attenderci una sgradita sorpresa; la piazzola che avevamo prenotato, l’ultima rimasta libera quel week end, era stata accidentalmente assegnata a un’altra coppia. Anna si infuriò, pretese una soluzione, non intendeva assolutamente tornare a Rimini. Il proprietario del camping tentò di rassicurarla, disse che avrebbe parlato con la coppia.
Ci lasciò da soli all’interno della reception. Anna mi confermò che non voleva andarsene, al limite sarebbe stata disposta a condividere la piazzola, se possibile.
Mi eccitava vederla arrabbiata, lo sguardo era lo stesso con cui mi dominava da dietro. Le dissi che non c’era problema, volevo solo rilassarmi.
Il proprietario tornò con un ragazzo, sembrava avere la mia età, forse qualche anno di più. Era molto alto, almeno 1.90, capelli rasati a zero e occhi azzurri, decisamente più glaciali di quelli della mia Anna. Il viso era molto magro, i lineamenti suggerivano un’origine nord europea. Indossava una canotta rossa, sotto aveva un fisico bello pompato. Le gambe, lisce e muscolose, erano a malapena coperte da un paio di bermuda a fantasia floreale.
Mi strinse la mano e si presentò, si chiamava Stefano.
Aveva una stretta vigorosa.
Si girò verso Anna, la guardai. Si era sistemata i capelli, osservava il vichingo dal basso, sbattendo gli occhioni. Allungò la mano, lui la prese e gliela baciò. Anna sorrise per la prima volta da quando era nell’ufficio. Non fui geloso, ero abituato alla sua spigliatezza.
Stefano ci disse che non aveva problemi a condividere la piazzola, il proprietario aggiunse che l’indomani si sarebbe liberata una delle due casette presenti nel camping. Per farsi perdonare ce l’avrebbe lasciata al prezzo della piazzola, accettammo al volo.
Uscimmo dall’ufficio, il sole era quasi scomparso dietro la linea dei monti. Anna e Stefano si incamminarono verso la piazzola, io andai a prendere la macchina e li raggiunsi.
Una volta arrivato, mi venne incontro una bellissima donna con dei lunghi capelli rossi, il suo nome era Diana. Come Stefano, anche lei era particolarmente alta. I miei occhi erano all’altezza delle sue carnose labbra, dovetti alzare lo sguardo per guardare i suoi occhi verdi. Sulle guance aveva un accenno di lentiggini, le trovai davvero sexy. Un vestitino turchese copriva un fisico asciutto, le gambe erano lunghe e toniche. Sotto al tessuto si vedevano, in trasparenza, due piccoli seni. Non c’era traccia di reggiseno.
Dopo essersi presentata mi diede un bacio sulla guancia, aveva un buon odore, simile alla cannella.
Stefano mi aiutò a montare la tenda, sfruttammo l’ultima luce del sole. In pochi minuti la Quechua era sistemata, grazie alla grandezza della piazzola c’era spazio anche per una terza tenda.
Nel frattempo Anna e Diana avevano preparato una piccola cena, con i tavolini da campeggio uniti avevano creato una bella tavola. La dolcezza di Anna venne espressa dalla cura con cui illuminò la tavola, creò un’atmosfera molto intima con le candele.
Insieme a Stefano portai la macchina fuori dal camping, ne approfittammo per conoscerci meglio. Lui e Diana venivano da Arezzo, anche loro in fuga dallo stress. Insieme gestivano il frutta e verdura della famiglia di lei, non erano sposati. Stefano aveva la mia età, Diana era più grande di tre anni. Mentre tornavamo a piedi dalle nostre donne, non potei fare a meno di notare due cose; la prima fu la prestanza fisica di Stefano, mi sovrastava. La seconda fu che intorno a noi erano tutti nord europei.
Il mio nuovo amico mi disse che quel camping era particolarmente famoso in Olanda, paese che tra le altre aveva dato i natali a sua madre. Ecco spiegati i lineamenti.
Durante la cena vidi Anna persa nello sguardo sicuro di Stefano, rideva ad ogni sua battuta come una ragazzina. Mi eccitava vederla così, in più il vichingo attirava anche la mia di attenzione.
Ma non come la sua compagna.
Osservai attentamente Diana; il suo viso era molto dolce, ma quelle lentiggini erano come una spruzzata di erotismo. Vedevo un grande contrasto sul suo volto, sentii la cappella iniziare a pulsare. Inoltre parlare con lei era davvero piacevole, la sua voce era, a tratti, ipnotica.
Attuai uno dei trucchi più vecchi del mondo, feci cadere una posata per spiare sotto al tavolo. Trovai la sorpresa che non mi aspettavo; il piedino nudo di Anna giocava contro il membro di Stefano. Mi alzai senza guardare le gambe di Diana, motivo per cui avevo fatto il giochetto. Guardai Anna e Stefano, erano impassibili e continuavano a parlare. Mi morsi il labbro inferiore per l’eccitazione, poi tornai a parlare con Diana. Allungai il piede verso il suo, non lo spostò. Continuò a parlare fissandomi negli occhi, la sentii entrarmi nella testa. Il cazzo premeva insistentemente contro i bermuda, mi dovevo alzare ma non potevo nascondere l’erezione. Allontanai il piede da quello di Diana, dovevo raffreddarmi un pochino.
Guardare Anna che sbavava per Stefano non mi aiutava.
Diana iniziò a sparecchiare, Anna le diede una mano. Stefano si mise a preparare il caffè, io rimasi a tavola a fantasticare. Pensai a quel corpo così sottile, molto diverso dalla carne di Anna. Carne che amo. Ma Diana era davvero affascinante, poi ho sempre avuto un debole per le rosse. Restammo tutti e quattro a parlare fino a mezzanotte, poi Diana disse che sarebbe andata a fare una doccia prima di coricarsi. Prese il necessario dalla tenda e si diresse verso il bagno.
Da solo, in mezzo a Stefano e Anna, potevo sentire la tensione erotica che si era creata tra i due. Decisi di alimentarla andando via. Dissi ad Anna che sarei andato a lavarmi i denti, mi congedò senza guardarmi. Presi spazzolino e dentifricio e andai lontano dalla piazzola. Appena passato il cespuglio mi nascosi per spiare la mia compagna e il vichingo.
Non perse tempo quella cagnetta di Anna; senza nemmeno guardarsi intorno si abbassò le spalline del vestito nero, lasciando libera la sua bellissima terza. Stefano si fiondò sui capezzoli che ero solito violentare. Mi presi in mano l’uccello, era diventato duro. Anna teneva la testa indietro, lo sguardo era rivolto al cielo. Con la mano destra teneva la nuca di Stefano premuta contro i seni. Mentre mi masturbavo iniziai a gemere, Anna guardò verso il cespuglio che mi nascondeva. Mi fermai trattenendo il respiro, continuò a fissare verso di me. Stefano non si fermò, Anna tornò a guardare il cielo. Risistemai il cazzo nelle mutande e mi diressi verso il bagno. In giro non c’era nessuno, feci attenzione a non fare troppo rumore sul ghiaino del sentiero.
La struttura che ospitava i bagni era deserta, sin dall’ingresso potevo sentire il rumore della doccia di Diana. La fila di lavandini era proprio attaccata alle cabine doccia, dalla parte opposta rispetto alla porta di entrata. Entrai lentamente, ero pensieroso; mi eccitava pensare a quello che stava accadendo nella piazzola. Mi chiedevo se Anna glielo avesse già preso in bocca. Però a venti passi da me c’era una musa, rimaneva da capire se fosse ben disposta nei miei confronti. I passi rimbombarono nello stanzone vuoto.
Quando mi trovai di fronte al lavandino, dalla cabina una voce incantevole intonò un classico di Mina
“Caramelle non ne voglio più
La luna ed i grilli normalmente mi tengono sveglia
Mentre io voglio dormire e sognare l’uomo che a volte c’e’ in te… “
Appoggiai spazzolino e dentifricio sul bordo del lavandino, poi mi posizionai di fronte alla porta, chiusa, che nascondeva ai miei occhi il corpo nudo di Diana.
“Parole parole parole
Parole parole parole”
Cantai insieme a lei, il pensiero della piazzola era finito in un angolo buio. La porta si aprì leggermente, sentii l’acqua smettere di cadere sul piatto della doccia. Passarono alcuni secondi prima che mi decidessi ad aprire, ero emozionato. Spinsi la porta all’interno, davanti a me il paradiso. Diana mi stava guardando, teneva le braccia allungate dietro alla schiena. I lunghi capelli rossi pesavano bagnati sulle spalle, lasciando cadere un filo d’acqua in mezzo ai piccoli seni. I capezzoli erano protesi in avanti. Aveva la fica completamente rasata, proprio come piace a me, le grandi labbra era molto carnose.
Improvvisamente l’idea che forse, in quello stesso momento, il vichingo stesse sventrando la bocca di Anna con il suo uccello, mi salì lungo la schiena come una scossa.
Presi Diana, una mano dietro alla nuca e una sul culo, e le infilai la lingua in bocca. Cercai dolcemente la sua lingua, le sue labbra avvolgevano le mie. Il culetto era bello sodo, un filo di cellulite lo rendeva più vero. Potevo prendere tutto il gluteo con la mano.
Spostai i miei baci lungo il collo, Diana iniziò a gemere. Girai il piercing intorno ai capezzoli, erano grossi come una pasticca Leone. Non me la sentii di mordicchiarli, pensai che non le sarebbe piaciuto.
Era, forse, più una cosa da Anna.
Chissà cosa stava facendo la mia cagnetta.
Scesi ancora, nell’ombelico si era formata una bollicina di schiuma. Il sapore era decisamente amaro. Appoggiai entrambe le ginocchia sul piatto doccia. Per fortuna, grazie al mio lavoro, è una posizione a cui sono abituato. Aprii le grandi labbra con le dita, il clitoride mi stava chiamando. Era molto grande, più di quello che ero abituato a ciucciare. Girai delicatamente la lingua, alzai gli occhi verso il viso di Diana, mi guardò anche lei, il suo sorriso mi fece indurire l’uccello.
Ma tutta la mia attenzione era per lei, tenni il cazzo nei pantaloni.
Diedi qualche colpo con la mia pallina di acciaio contro il clitoride, Diana fece un paio di urletti. Scesi con la lingua fino alla fessura, entrai e uscii ripetutamente. Poi tornai al clitoride, penetrandola ad uncino con due dita. Capii che mi stavo muovendo bene quando mise le sue mani, fino a quel momento impegnate a stringere i capezzoli, sopra la mia testa, tenendola spinta contro la fica. I suoi gemiti si fecero più rumorosi, iniziai a pensare che qualcuno avrebbe potuto sentirci, nel silenzio del camping. A Diana non sembrava interessare per niente, o magari era proprio quello ad eccitarla. Questi pensieri non mi distrassero dal mio compito; continuai a leccargliela fino a quando non sentii un fiotto caldo sulle dita. Lentamente le tirai fuori per leccarle, avevano un buon sapore. Questa cosa probabilmente eccitò Diana che, con la mano ancora dietro alla mia nuca, strinse i capelli tirandomi su di forza. Non mi aspettavo questa aggressività da parte sua, fui ben lieto di scoprirla.
Ci baciammo nuovamente, anche se sarebbe più preciso dire che fu lei a baciarmi. Mi leccò avidamente le labbra, voleva il suo succo, non mi opposi.
Mi diede un bacio sulla fronte, poi mi invitò ad uscire, senza mai smettere di sorridermi. Avevo l’uccello che pulsava dalla voglia, però mi consideravo soddisfatto. Con grande dispiacere mi lavai i denti, togliendomi dalla bocca il sapore di Diana.
Tornai verso le tende, intanto l’acqua della doccia aveva ricominciato a cadere sul piatto di ceramica, dalla cabine usciva ancora quella voce così dolce
“Che cosa sei?
Che cosa sei?
Che cosa sei? Cosa sei?…
Non cambi mai
Non cambi mai
Non cambi mai, proprio mai!…”
Arrivato alla piazzola vidi che fuori non c’era nessuno, le luci erano accese sia nella nostra tenda che in quella di Stefano. Iniziai a domandarmi quanto tempo fossi rimasto al bagno. Ma d’altronde Anna aveva sicuramente avuto da fare.
La nostra tenda era composta da una zona comune al centro, alta circa due metri, e da due camere ai lati. In quella di sinistra avevamo gonfiato il materassino matrimoniale, quella di destra fungeva da armadio.
Aprii la zanzariera ed entrai nella zona comune, in quel momento Anna uscì dalla camera. Si fiondò sulle mie labbra, mi baciò intensamente. Si allontanò e iniziò a passarsi la lingua intorno alle labbra. Il sapore del dentifricio la deluse, lo vidi nei suoi occhi, di color turchese sotto alla luce della lanterna led appesa al soffitto della tenda. La guardai attentamente, notai uno schizzo bianco sul suo seno, doveva essere la sborra di Stefano. Alzai nuovamente lo sguardo, il sorriso di Anna era carico di provocazione. Leccai lo schizzo, poi ciucciai avidamente i capezzoli. Li morsi con energia, Anna mi strinse i capelli. Mi tirai su e ci baciammo, i suoi occhi erano pieni di soddisfazione.
Prese il beauty con i prodotti da bagno e mi disse di aspettarla, quindi aprì la zanzariera per uscire. Ne approfittai per seguirla fuori dalla tenda e fumarmi una sigaretta. Guardai il bel culo di Anna allontanarsi da me, è sempre una bella visione.
Spostai la mia attenzione verso la tenda di Stefano e Diana, la luce era spenta. Mi guardai intorno, tutto taceva. Sgattaiolai silenziosamente verso la camera in cui dormivano, li potevo sentire bisbigliare.
Lei gli raccontò, nei dettagli, quanto successo nella doccia. Lui apprezzò, poi le disse quanto era accogliente la bocca di Anna. Dopo non sentii più parole, ma solo gemiti di piacere. La tenda incominciò a muoversi, io tornai al nostro giaciglio.
Ero eccitato da morire. Mi infilai nella camera, nudo, pronto a riempire Anna di piacere.
Quando entrò rimasi, come accade sempre, folgorato dal suo corpo. L’altezza della tenda la costringeva in ginocchio, i capelli scendevano sui seni. Aveva uno sguardo da monella, le domandai se le era piaciuto l’uccello di Stefano. Mi rispose che si, le era piaciuto, e che aveva ingoiato ogni goccia di sborra.
Le feci notare che non era del tutto esatto.
Sorrise e si buttò sul mio cazzo, non ne aveva mai abbastanza. Leccò le palle, poi salì con la lingua fino alla cappella, sentii un brivido salire lungo la schiena. Si fermò, e fissandomi negli occhi mi chiese come fosse la bocca di Diana. Quando le dissi che non lo sapevo fece una smorfia di delusione. Però poi raccontai di quanto era dolce la sua fichetta, allora le labbra di Anna avvolsero il mio uccello. Iniziò a succhiarlo di gusto, lo mandava talmente a fondo, che potevo sentire dei piccoli conati sulla cappella. Fiumi di saliva colavano fin sotto le palle. Era davvero infoiata. Andò avanti per qualche minuto, ero in estasi.
All’improvviso mi salì sopra e si infilò il cazzo nella fichetta fradicia.
Mi si avvicinò al volto e mi disse che il membro di Stefano era largo come un pugno, poi mi infilò la lingua in bocca e cominciò a cavalcarmi. Godevo pensando alla bocca di Anna allargata fino a farle male. La presi con forza per i capelli e le tirai indietro la testa, quindi le violentai i capezzoli. Con la mano rimasta libera le schiaffeggiai il culo, che con forza batteva sulle mie anche. Leccai e morsi ripetutamente i capezzoli, uscii un liquido amarognolo. Continuammo fino a quando dissi che stavo per venire. Anna scese da cavallo e prese in bocca il mio uccello, era vicino all’eruzione. Un fiume di sborra calda scese lungo la gola di Anna, era il secondo della serata.
Ero sfinito, chiusi gli occhi pensando a Diana. La volevo

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RACCONTI EROTICI: Ho dato il culo al mio ragazzo per la prima volta

ciao sono francesca, ho 21 anni, capelli neri, ho un bel culo e le tette sode, io e lui stiamo insieme da 8 mesi, il nome non lo scrivo perché se scopre che scrivo le storie su noi due come minimo mi lascia, e poi ho già scritto una storia che non deve sapere (se non l’avete letta fatelo si chiama Il Guardone).
Come ho scritto nell’altra storia lo amo molto e anche lui mi ama però nei rapporti (sessuali e non) domina lui: se decide una cosa lo devo fare per forza, non mi da molto fastidio l’uomo che comanda mi eccita molto, così lui un giorno qualche mese fa mi chiese se mi andava di provarlo anale, stavamo al telefono quella sera, lì risposi di sì ma poco dopo me ne sono pentita, perché non l’avevo mai provato nel culo, nemmeno con un dito, così quando ci salutammo presi l’iphone e cercai consigli sul sesso anale e tutte le cose che lessi mi diedero fiducia e calma, la gente che scriveva era molto soddisfatta dall’esperienza e dicevano tutti che il trucco era usare qualcosa per lubrificare, come del sapone o dei prodotti fatti apposta, andai in bagno e presi l’olio johnson dal mobile vicino la vasca, mi misi a pecora sul tappetino, me ne spruzzai un poco su un dito e iniziai a massaggiarmi l’ano, mi piaceva, provai a penetrarlo e mi fece un poco male ma mi eccitava, mi feci un ditalino con molta calma andando piano e mi è piaciuto molto, poi andai a dormire. Il giorno dopo andai a casa del mio ragazzo, pranzammo insieme e poi andammo in camera da letto, ci spogliammo, io mi sedetti ai piedi del letto e lui in piedi mi mise il cazzo in bocca, iniziai a fargli un pompino muovendo solo la testa con le mani appoggiate sulle sue cosce, lui aveva una mano sulla mia testa per tenermela ferma mentre mi infilava il cazzo in bocca, me lo fece arrivare fino in gola, poi mi stesi lui me la leccò in profondità sditalinandomi anche, poi lui mi alzò le cosce iniziò a leccarmi l’ano, me lo leccava con forza mi piaceva molto, gli dissi di prendere del sapone lui andò un attimo in bagno e tornò con un flaconcino di shampoo, quando tornò io stavo già a pecora, pronta per farmi inculare, lui prese lo shampoo e iniziò a mettermelo sul buco del culo massaggiando con una mano, con la stessa mando iniziò a segarsi in modo da lubrificarsi anche il cazzo, intanto con l’altra mano mi penetrava il culo col pollice, poi mi avvicinò il cazzo al culo e iniziò a penetrarmi piano piano, questo mi faceva davvero un po’ male il suo cazzo è molto grosso, poi si fermò, vedeva che mi faceva male lo tolse e lo mise di nuovo dentro, stavolta più piano, avevo gli occhi chiusi la bocca spalancata, lui le mani sui fianchi e il cazzo nel mio culo, iniziò piano piano a penetrare con un ritmo lento ma costante, mi piaceva ma faceva anche male, però il piacere superava il dolore, appoggiai la testa sul cuscino ora ero la sua schiava lui mi inculava con la stessa forza con la quale mi avrebbe scopato, mi faceva ancora più male ma stavo godendo davvero tanto, poi lui mi disse di cambiare posizione, così mi misi su un fianco e lui da dietro che mi inculava con una mano su una tetta e una mano piazzata sul culo, continuava a penetrarmi a palparmi e a sculacciarmi finché non mi disse che voleva venirmi sul culo, così mi stesi lui si mise in ginocchio sopra di me iniziò a masturbarsi e venne su tutto il culo e sulla schiena ero innondata di sborra, che esperienza mi è piaciuto molto soddisfare il mio ragazzo..

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