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il pompino con le dita in culo

Con il marito e il Vicino l’ orgasmo è Più Vicino

Inizio dicendovi che questa è una storia realmente accaduta, io e mia moglie siamo sposati da quasi 20 anni In tutto questo tempo o sempre notato che quando vedeva il nostro vicino la sua mente andava chissà dove, dopo molti anni qualche sera fa mi dice che ne penseresti se ti dicessi che voglio scoparmi il nostro vicino, io subito rimasi di stucco a sentire una richiesta simile ma dopo pochi secondi realizzai cosa sarebbe potuto accadere se le avessi detto di si, cosi decisi di dirle di si ma ponendo la possibilità che pure io partecipassi al incontro cioè che ce la saremmo fatta in 2 io e lui, lei disinibita più che mai disse che era il suo sogno più recondito essere messa in mezzo alle attenzioni di 2 uomini, le dissi prova a vedere se lui ci sta alludi un po’ e se vedi che è propenso fai la proposta, e cosi fece lui dopo aver titubato un pò accettò si misero d’accordo per farlo una mattina dei giorni seguenti, mia moglie sentendosi desiderata nel frattempo si era tutta eccitata e bagnata al idea di essere posseduta da 2 uomini le misi una mano dentro alla gonna sino ad arrivare alla sua splendida e bagnatissima passerina lei come sempre in casa tranne nei giorni del ciclo non portava ne mutande ne reggiseno, nel giro di pochi secondi eravamo entrambi nudi la buttai sul tavolo della sala e affondai la mia faccia nella sua lussuriosa passera piena ormai di tutti i suoi umori leccai e succhiai tanto la sua passera e le sua splendide tette sino a quando con una serie di gridolini non iniziò a venire ebbe un orgasmo esagerato sembrava non finire mai, a quel punto finito il suo orgasmo scese dal tavolo lego i suoi capelli con un elastico e iniziò un pompino fatto bene ma tanto bene da farmi inondare tutta la sua bocca faccia e seno del mio caldo seme continuo a succhiare sino che il mio membro non diventò piccolo. Passarono i giorni che ci separavano da quel appuntamento a casa del vicino arrivo la mattina e l’ora di andare entrammo in casa sua e dopo pochi minuti di convenevoli ci ritrovammo tutti e 3 nudi nel lettone matrimoniale del vicino lui è un uomo sui 60 ma con un fisico da quarantenne muscoloso ben tenuto e con un cazzo tanto grosso e lungo che mai avrei pensato potesse avere, prese mia moglie le allargo bene le gambe e gli si butto dentro con tutta la faccia mentre io mi davo da fare con la sua splendida sesta la sentivo ansimare come non aveva mai fatto prima si vedeva sulla sua faccia un espressione di estremo godimento i suoi mugolii divennero presto grida del primo di molti orgasmi, a quel punto la sua passera era be inondata dal orgasmo dalla saliva e dai suoi umori, era pronta a prendere quei almeno 22 cm di splendido cazzo tutti dentro di se cosi si mise a missionaria e il mio vicino le dava di quei colpi che sembrava la aprisse in due nel mentre io le ero salito sul seno e le scopavo la bocca con il mio splendido arnese anche il mio non scherzava 18 cm di nerchia bella gonfia lei venne per una seconda volta e pure noi per una prima lui le venne tutto dentro e o in gola ingoio tutto, passarono 10 minuti dove lei si dilettava in ginocchio a leccare i nostri membri per far si che tornassero duri non ci volle poi cosi tanto che eravamo entrambi in tiro a quel punto era giunta l’ora di farla godere da due canali in contemporanea, le ficcai 2 dita nella figa fradicia per prendere un po di liquidi e subito dopo senza nemmeno tanta delicatezza glie le ficcai dritte nel suo culo emise un grido misto di dolore e piacere allo stesso tempo, capimmo che era pronta io mi sdraiai sul detto e lei se lo ficco dritto nella sua figa il mio vicino Sali sul letto e la prese da dietro prima con un po poi con tutti i suoi centimetri eravamo in due a martellarla cosi e lei ebbe 2 orgasmi potentissimi, non ancora soddisfatta ci chiese de potevamo farle provare una doppia penetrazione vaginale io e lui ci guardammo e alla fine acconsentimmo da subito entrarono con un po di fatica ma basto un minuto per far si che la sua figa ci facesse posto la martellammo per più di 5 minuti cosi e lei rivenne nuovamente e intensamente a quel punto pure noi avevamo voglia di venire rientrammo nella sua figa ormai slabbrata e ci sincronizzammo sino a venire entrambi quasi in contemporanea dentro, estraemmo i nostri cazzi gocciolanti di sborra e dalla sua fica vedemmo colare giù il nostro sperma mescolato ai suo orgasmi il letto era ormai inondato dalla varie venute lei si alzo colante di sborra ci fece mettere uno affianco al altro e inizio a leccare via dai nostri cazzi ormai quasi a riposo ma ancora scappellati le ultime lacrime di seme che avidamente ingoiava come se ancora non ne fosse sazia.
Sono passate quasi 2 settimane dal quel incontro e oggi chissà perché il nostro vicino ci a chiesto se possiamo andare a casa sua per un problema al pc, sarà un problema al pc o sarà che vorrebbe replicare quella splendida mattinata ce lo sapremmo dire in seguito……..

Marica: una dea del sesso

Ancora oggi ripensando a quella stagione giovanile intensa e caotica della mia vita privata, rimugino con un misto di dispiacere e con un sorriso ironico, al tempo trascorso insieme a Marica: una donna veramente importante che mi ha fatto godere appieno le gioie del sesso, sia dal punto di vista passionale che carnale, non risparmiando nulla al lato fisico, mentale e sentimentale della mia persona e contribuendo a farmi diventare l’uomo che sono oggi. Come una divinità dell’amore, come Afrodite nell’antica mitologia Greca, Marica rappresentava la potenza irresistibile dell’amore e l’impulso alla sessualità che stanno alla radice della vita stessa e l’incarnazione del più lussurioso e libidinoso amplesso.

Quando la conobbi un pomeriggio d’inverno, preferendola ad una sua amica da tutti considerata bellissima e desiderata e infatuata dal sottoscritto, non ebbi alcun dubbio: il suo ipnotico sguardo, languido e sensuale, la sua figura alta, le sue mani lunghe e le sue dita affusolate come tentacoli, il suo corpo erotico e carnale, la sua intelligenza spicciola e la sua classe dovevano essere mie, dovevo assolutamente averla e possederle, con un senso nell’immediato di bisogno fisico.

L’arte amatoria e del corteggiamento e dell’adulazione, caposaldi del mio modus operandi nel campo delle conquiste femminili, su di lei ebbero l’effetto di farla uscire con me e di frequentarla; la miccia esplose quando nelle nostre prime effusioni amorose di una storia nata per gioco tra noi, mi denudai dalla cintola in giù facendole vedere e sentire la mia prestante eccitazione nei suoi confronti. Uno scambio di sguardi d’intesa al limite dello sconcio e la nostra passione sessuale e carnale non aveva ormai nessun ostacolo: eravamo perfettamente in simbiosi. La definizione usata da lei con le sue amiche nel descrivere il sottoscritto era “ben messo”, come seppi in seguito; questo fatto aumentò a dismisura il mio ego fallocentrico e la mia spavalderia sessuale.

Rimembro ancora, usando un lessico altamente pornografico per ben rendere l’idea, il primo pompino che Marica eseguì come un’opera d’arte al sottoscritto: le lunghe mani che impugnavano l’asta, la voracità della lingua sulla mia cappella che si alternava ai testicoli, la sua bocca carnosa che avidamente ingurgitava il mio turgido pene, i capezzoli del suo seno che si strusciavano oscenamente contro la mia intimità, il tonfo del mio cazzo sbattuto sulle sue labbra e sulle sue guance, il mio lungo orgasmo ingoiato dalla sua insaziabile voracità.

Un ossimoro amava definirmi tra i nostri innumerevoli amplessi, ghiaccio bollente ero per lei: ghiaccio a livello sentimentale, fuoco nella sfera sessuale. Un mare completamente piatto in amore in contrapposizione ad un oceano tempestoso a livello passionale…superficialmente non potevo chiedere di meglio: “E ‘l naufragar m’è dolce in questo mare”, mi venivano in soccorso le rime di un grande Poeta, frutto di una passione giovanile a giustificare il tutto. Sesso spinto senza alcuna complicazione sentimentale, il massimo per un maschio sano dell’allora mia età. Marica si concedeva a tutte le mie voglie, godendo appieno del suo corpo e del mio; io appagavo il suo fuoco senza nessun compromesso o promessa, in completa libertà.

Facevamo l’amore ovunque, con gioia e divertimento, come se fosse la cosa più naturale dell’universo intero: in pieno giorno in un parcheggio pubblico, venendo incontenibilmente in cinque minuti cavalcato dalle sue cosce, ricevendo e dando in qualsiasi momento sesso orale, o la notte copulando furiosamente in auto come due amanti clandestini una, due, tre volte sino allo sfinimento dei nostri giovani corpi.

Una cosa mi colpiva nel suo concedersi carnalmente: la continua ricerca della masturbazione durante qualsiasi amplesso, con una foga tale delle sue lunghe mani affusolate sul suo clitoride, che la portava ogni volta che la possedevo a soglie di piacere altissime. Io stesso cominciai a masturbarmi copiosamente mentre la penetravo, in ogni rapporto, accentuando al massimo i nostri favolosi orgasmi. La nostra confidenza relazionale e fisica aumentò in modo esponenziale, cosa che non appartiene minimamente a due innamorati: mi confessò che da ragazza sicurante aveva perso la verginità applicando quella pratica. Imparai per la prima volta nella mia vita ad ascoltare il godimento del corpo di donna, le vibrazioni e gli impulsi che emanava durante il sesso, ad accentuare e a portare al massimo i picchi del piacere comandati da quel tanto temuto da noi maschi orgasmo femminile; ad assaporare il gusto di ogni fluido e orifizio femminile e a percepirne il profumo.

Indubbiamente piacere genera piacere: spesso accade nella natura umana, inspiegabilmente, come mai paghi sino in fondo, che il semplice gioco sessuale, si trasformi e vada oltre, spingendoci al limite e la complicità diviene esasperata. Come quella volta a Venezia, in una piccola calle, presi da dietro Marica sollevandole le gonne e gustandomi il suo meraviglioso culo portandola ad un veloce orgasmo e venendole in bocca, il tutto accompagnato dal brivido di un passante sconosciuto che ci colse in fragrante.

O quella volta che facemmo l’amore io, lei e due sue amiche a me sconosciute: l’orgia giocosa dei nostri corpi nudi, l’urlo volgare dei nostri gemiti, i nostri lussuriosi baci che si alternavano ora tra uomo e donna, donna e donna, il mio pene che penetrava in successione la carne e l’insaziabile e libidinosa voglia di tre donne, il segno dei nostri liquidi orgasmi, l’estasi e lo sfinimento di banchetto carnale, l’orgasmo procurato da donna a donna.
Ormai non resistevo più alle richieste della mia Dea, come un servile adepto seguivo ogni sua richiesta e ogni sue ordine amplificando al massimo il mio e il suo piacere, ossessionato dalla mia continua voglia di lei. Non paghi ci spingemmo oltre, sino al punto che Marica mi confessò il suo sogno erotico per eccellenza: essere presa contemporaneamente da due uomini. Solamente con me si era aperta a questa intima confessione e grazie a me avrebbe coronato questo suo intimo e osceno desiderio.

Convinsi, con un finto distacco, un mio caro e fidato amico in questa nuova e folle impresa amorosa, spinto e combattuto dal desiderio di possederla senza freni ed inibizioni, nuovamente eccitato dal futuro piacere portato all’estremo. Ricordo ancora l’estasi e l’ardore con il quale la mia Dea si concesse e si deliziò contemporaneamente con due uomini. Si spogliò lentamente in una danza da odalisca, facendo ammirare e donando a noi due virili maschi una visione accecante del suo corpo in calore, ostentando e aprendo oscenamente ogni pertugio della sua carne ai nostri intimi e volgari tocchi. In modo famelico si avventò sui nostri membri terribilmente eretti di fronte a tanta sensualità; ricordo ancora l’arte con cui alternativamente ci masturbava e ci leccava uno alla volta o tutte e due assieme, portandoci a picchi di piacere inauditi, elevando i nostri peni ad oggetti sacri del suo piacere. E come ci ordinava di mangiarla e di leccarla e di masturbarla nella sua umida intimità e nel suo ano, mentre lei a turno continuava a leccare i nostri cazzi, sino a penetrarla alternativamente nella sua carne. Non c’erano regole in queste gioco di sesso di fronte al piacere carnale: io e il mio amico eravamo stupiti ed estasiati da tanta voglia e dagli orgasmi di Afrodite che si succedevano ai nostri poderosi colpi e nel vedere quello splendido corpo di donna completamente in nostro possesso, in un modo che nessuna nostra giovanile fantasia erotica aveva minimamente potuto immaginare.

Non ancora sazia si spinse oltre: mentre il mio amico continuava a prenderla prossimo ormai all’imminente orgasmo, mi donò e mi implorò di penetrarla da dietro tra i suoi splendidi e sudati glutei o come volgarmente mi gridò lei nell’oscenità del momento di prendermi il suo culo. In un turbinio di sguardi lussuriosi, di gemiti osceni, di contatti carnali, di indicibili incitamenti i nostri corpi si fusero insieme. I nostri peni, prima lentamente e poi sempre più decisi, si strusciavano internamente ed esternamente nella sua intimità, che allargandosi inaspettatamente ed oscenamente ci accolse umida ed infuocata. Sentii il mio amico raggiungere un convulso orgasmo vibrando dentro di lei e lanciandomi uno sguardo complice di riconoscenza; sentii Marica contorcersi in un folle orgasmo lanciando completamente la testa all’indietro e serrando al massimo attorno al mio sesso le sue natiche, delirando oscenità, e accentuando ed estremizzando all’eccesso lo sguardo languido e sensuale di quando l’avevo conosciuta, perdendosi completamente nel suo intimo piacere.

Abbassai gli occhi deliziandomi con la vista del mio stesso sesso completamente immerso nella carne di quella Dea soprannaturale e spingendo al massimo il mio corpo e la mia libidine, fui colto da un lunghissimo orgasmo dentro Marica, amplificando all’acceso il mio piacere e gustando ogni spasmo del mio corpo, rimanendone quasi stordito.

Proprio in quell’istante vedendo il mio amico uscire da Marica e lei completamente persa nei suoi pensieri mi resi conto di una cosa, come un fulmine a ciel sereno, come una stretta allo stomaco: per quanto potessi prenderla e possederla in ogni modo e soggiogarla alla mie voglie, lei non sarebbe stata mai completamente mia. Una gelosia assurda si impossessò di me, guardando odiosamente anche il mio incolpevole amico: la desideravo ancora, non sessualmente, ma desiderarlo farla mia, che il suo respiro fosse il mio, che il battito del suo cuore fosse mio, che il suo animo fosse mio; desideravo soggiogare il suo il suo spirito libero. Una morsa attanagliò il mio cuore: l’amavo. Il piacere estremo provato, l’apoteosi dei sensi raggiunta, fece largo simultaneamente al dispiacere e al disincanto più assurdo: stavo quasi impazzendo.

In ogni creatura vivente la dea Afrodite, se vuole, sa accendere il desiderio, che procede come un incendio, travolgendo ogni regola. Al di là delle regole, al di là della giustizia, una forza possente travolge ogni creatura e la spinge a osare ciò che non avrebbe mai osato se fosse stata in senno. Poiché quando ama, ognuno sembra perdere la ragione, e si lascia trascinare dalla passione, quella di Afrodite è considerata una follia appunto, ma di tipo particolare: “i più grandi doni vengono agli uomini da parte degli dèi attraverso la follia, quella che viene data per grazia divina” (Platone).

Confessai la mia follia d’amore a Marica e che il suo ossimoro non era più tale, ma caldo e infuocato nei sentimenti, scommettendo sul gioco d’amore di coppia. Non riuscii mai a capire esattamente, seppur scervellandomi e confrontandomi con lei, cosa Marica provasse nei miei confronti: ancora oggi il dubbio mi assale.

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Reale – L'amica di mia figlia

Ho veramente perso la testa per Jessica, quella splendida ragazza che frequenta le superiori. Mia figlia la segue da un po’ di anni perché a scuola è un po’ in difficoltà. Ha alle spalle una famiglia che non la segue e mia figlia le si è affezionata. A volte , se si attarda per studiare, cena con noi. E’ molto aggraziata, ha un bel corpo ben proporzionato, direi che è una gran bella figa e mi piace da morire.

Quando cena con noi si siede accanto a me, le parlo delle scorribande e della mia giovinezza scapestrata e avventurosa. E’ una creatura incantevole con un corpo da urlo. Oggi me la trovo davanti a casa. Le dico che mia figlia tornerà tardi. Le chiedo cosa deve fare, lei mi dice di avere dei compiti da fare, ma che aveva voglia di stare un po’ sola con me per sentirmi raccontare le mie avventure di gioventù. In casa non c’è nessuno e la faccio accomodare. Indossa una gonnellina con uno spacco che lascia intravedere lo scippino bianco. Io le vado alle spalle e le stringo i seni, mi appoggio, le do un bacio sul collo, ho il cazzo duro e glielo faccio sentire tra le chiappe, mi sta parlando con voce suadente è una mia impressione o quella giovane fighetta impertinente vuole altro.

Indietreggia col culo e sente il mio bastone duro, si gira, si passa la lingua sulle labbra, mi mette le braccia al collo e mi fa sentire la consistenza dei seni, allungo la lingua e mi offre la sua mentre ci baciamo, con un dito le accarezzo la figa. La bacio a lingua in bocca apre le cosce, appoggio una mano sul suo pancino liscio non sono di sasso ed è un po’ che mi stuzzica infilo il dito medio nello slip e scendo finchè trovo l’inizio della figa: gliela sfioro tutta dall’alto in basso è calda e bagnata. Al primo lieve tocco si contrae, chiude gli occhi, si lecca le labbra, socchiude gli occhi allarga le gambe, non posso e non voglio andare oltre ma la passione ha il sopravvento.

C’inoltriamo tra gli alberi del mio giardino e quando siamo ben nascosti lascio cadere calzoni e slip: il mio membro è nella sua massima erezione, le prendo una mano e glielo faccio toccare, respira ansimando, le sue dita lo sfiorano, sente le vene turgide e si gusta le sue pulsazioni. Toglie gonnelina, slip e reggiseno, mentre la sua manina stringe la cappella dolcemente e s’inginocchia. Allunga la lingua timorosa e tocca la cappella poi la ritrae quasi spaventata, questa sua timidezza ed inesperienza mi procura un’erezione ancora più violenta, se fosse possibile, la sollevo e la stringo, i nostri corpi si gustano. Le metto un dito nella vagina e lo muovo piano senza penetrarla molto, le sussurro in un orecchio come le donne esperte muovono l’addome per farsi penetrare il dito fino in fondo e godere, con un movimento deciso si schiaccia contro il mio addome tra i nostri corpi non passa neanche l’aria, ci muoviamo insieme ed il suo viso è disteso e felice.

Mi fermo con il cazzo piantato nel suo corpo e ci baciamo, le palpo il culo, le succhio i capezzoli, il suo corpo è tutto un fremito. Lei s’inginocchia, mi lecca la cappella con brevi e incerti colpi di lingua, mi sembra di sognare, apre le labbra e comincia a farlo entrare, le dico di muovere la testa avanti e indietro e lei si muove abbastanza bene, mi sbaglierò ma qualche pompino l’ha già fatto. Le dico di respirare bene ed accelera le succhiate, sento i coglioni pronti a spruzzare lo sperma, il suo pompino è troppo bello per interromperlo ed il mio sperma le riempie la bocca, gli schizzi la colgono impreparata, tenta di deglutirla, ma quasi si soffoca. Se lo sfila dalla bocca e sputa per terra chiedendomi scusa. L’accarezzo dolcemente, le dico che per essere la prima volta è stata molto brava. Sono ancora super eccitato, quindi la prendo in braccio e la stendo sulla coperta.

La sua fighettina rosea è palpitante, la bacio, alza l’addome, le tengo aperte le labbra morbidissime e la bacio, la lecco, la gusto infilo la punta della lingua e mi gusto i suoi umori vaginali, la mia esperienza la fa godere con brevi fremiti, respira sempre più affannata, non controllo più la mia lingua che entra fin dove riesce, cerco e trovo il clitoride piccolo, teso e fremente so bene come far godere una figa con la sola lingua la sento gemere di piacere, la figa mi spruzza piccole gocce di piacere che mi deliziano, le sue cosce mi stringono il viso, i gridolini diventano forti , mi sembra di averla fatta godere anche troppo e sfilo la lingua. Continuo a baciarle la vagina, è ancora pulsate ed eccitata aspetto con pazienza che il suo corpo si acquieti . La porto nella mia alcova si guarda in giro e poi si butta tra le mie braccia, la bacio sulla bocca e le dico di chiamare a casa per giustificare il ritardo.

Mi spoglio, lo fa anche lei, le tendo le braccia e mi salta addosso, la sollevo, ci baciamo la depongo sul letto: lei afferra il cazzo sorride me lo tira, mi prende la mano e se l’appoggia sulla fighettina morbida, fremente, mi ferma scende tra la mie gambe, mi bacia il membro con bacetti soavi, mentre lo scappella lentamente me lo bacia e lo fa entrare nella bocca, chiude gli occhi lecca con soavi tocchi la cappella che sussulta, mi guarda e ride felice. Mi stendo, mi viene a cavallo offrendomi la vagina da baciare la bacio le faccio scorrere su e giù la lingua senza spostare la figa si gira e s’inginocchia, che spettacolo la sua fighetta fremente e pulsante davanti alla mia bocca. Abbassa il capo e la sua linguetta mi delizia il cazzo, i suoi movimenti fanno spalancare la figa, rosea, fresca come un frutto da cogliere, alzo gli occhi, vedo il foro anale pulsare seguendo i movimenti del suo corpo lo sfioro con la lingua, riprende a spompinarmi e la bacio, le lecco il foro anale. Lei dimena il culo sulle mie labbra ma sento il cazzo pronto per sborrare. Lei serra le labbra intorno alla cappella e accoglie il mio caldo liquido vizioso, lentamente si alza, si mette su di me in ginocchio, apre la bocca piena di sborra e l’ingoia tutta.

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Onora Il Padre E Disonora La Madre

Papà non avrebbe mai pensato di diventare così un giorno: faccia stanca, occhi ingialliti, pochi capelli bianchi sfibrati, il sorriso trasformato in amara smorfia.
Aveva conosciuto mia madre un infuocato ferragosto nella provincia di Trapani, lui ospite di parenti presso villa Caruso, un bed and breakfast situato vicino all’incantevole tonnara di Scopello. La sua stanza si affacciava direttamente sulla scogliera, in barba a qualsiasi regolamento edilizio, il mare quando increspato, dava l’impressione che prima o poi si sarebbe ripreso i suoi spazi. L’odore di gelsomino si spandeva sui vialetti ripidi che inciampavano sulla scogliera appuntita, gli aranceti e piantagioni di limoni coloravano di tinte giallo-arancio il territorio brullo e all’imbrunire il frinire dei grilli si confondeva col frangersi delle onde.
Cosima, mia madre, era una provocante mora: carnagione bruna, un taglio d’occhi arabo, sguardo profondo, accento marcato dal suono però sensuale. Aveva un seno esplosivo della quinta misura, larga di fianchi, ma portava in giro il suo culo muovendo le anche in maniera seduttiva, senza neanche saperlo. Mio padre si innamorò nel primo istante che la vide appoggiata sulla balaustra di marmo del balcone, da quella che scoprì dopo essere una casa lager, con un padre despota, ignorante ed iperprotettivo, violento mai.
Si incrociarono fortuitamente, quel giorno che mia madre aiutando mio nonno a portare su la spesa, ruppe un sacchetto. Ho detto fortuito perché suo padre era forte e robusto, ma un acciacco alla schiena passeggero lo obbligò a chiedere aiuto. “Cosima, scinni e pigghia a spisa!” ordinò. Mia mamma obbedì, non poteva fare altrimenti.
Nino, questa il nome di mio padre, stava andando a prendere l’auto per un’escursione alla Riserva dello Zingaro, ma si fermò volentieri per darle una mano: era la prima volta che i loro sguardi si incrociavano da così vicino. Si chinarono assieme e gli occhi non poterono che finire sul seno esplosivo, le due mammelle era gonfie, allungate e un po’ sudate. Papà si paralizzò e lasciò perdere le melanzane che ruzzolavano un po’ ovunque lungo ai vialetti, mentre mamma lusingata ed eccitata dai suoi occhi penetranti, faceva di tutto per scoprire ancora di più il seno.
“Acchiana!!!” tuonò il carceriere dagli occhi gonfi a fessura, dall’ultimo piano di una palazzina bassa su 3 piani, dipinta di un rosa tenue. L’idillio tra i miei si interruppe, ma fu l’inizio di tutto. Mio padre forse decise già in quell’istante di rapirla e portarla al Nord, dove aveva una casa, un lavoro, un futuro.

Lo fece davvero, sul suo diario non c’è scritto, ma rimanendo incinta subito credo che la scopò come se non ci fosse un domani, facendole andare a fuoco la fregna per ore. Se avesse saputo quanto era cagna, scommetto che a caldo le avrebbe rotto il culo a colpi di minchia abbandonandola tutta colante di sborra in qualche prato sfiorito. Botte, botte e minchia sarebbe dovuto essere il suo motto, ma era troppo ingenuo e innamorato.
Seguirono anni di tradimenti da parte di Cosima, che usò mio padre come appiglio per scappare di casa ed avere una dignità sociale ed economica. Era una femmina focosa, casalinga e dedita alla prole, ma quando voleva sapeva trasformarsi in una insaziabile macchina del sesso, abile gola profonda che non si schiodava fino a quando l’ultimo centilitro di sborra non le era sceso giù per l’esofago. Ci mancava solo la scarpetta. Lo sapevano bene il tecnico della lavatrice chiamato ben due volte per un guasto immaginario o l’uomo che portava su le cassette dell’acqua, che usciva felice dopo averle stappato la bottiglia in culo per ore.
Quando Nino lo scoprì, immagini terrificanti di femminicidio lo perseguitarono per mesi, ma un giorno decise che non sarebbe valsa la pena rovinarsi la vita per lei: l’avrebbe tradita pure lui, odiando solo se stesso, ma amandola all’infinito. Ogni tradimento fu descritto minuziosamente sul suo diario segreto, che un giorno pensò di aver perso, ma gli era caduto semplicemente a pochi metri dall’auto e per fortuna o sfortuna, questo ancora non lo so, lo raccolsi io. Come lo perse non gliel’ho mai chiesto per ovvie ragioni, penso che lo portasse dentro alla ventiquattrore, non credo lo tenesse direttamente in macchina.
In base a quanto ho letto, posso dire che mio padre se la sia spassata e che fosse sotto sotto un grande porco. Di tutti gli incontri ecco l’estrapolato che più mi colpì.
[..]Oggi è venerdì e finalmente sono riuscito a fottere figa, culo e bocca di Denise, la receptionist dell’autorimessa dove portiamo gli autobus la notte. Lei mi ha sempre guardato con occhi tristi, perché sapeva della mia infelice situazione personale, ma avevo usmato che il suo istinto da crocerossina prima o poi mi avrebbe dato grosse soddisfazioni. Lei amava scherzare sempre e mi provocava, ma quando poi si è trovata genuflessa di fronte al mio cazzo eretto pieno di venuzze pulsanti, capì bene che il tempo degli scherni era finito e avrebbe dovuto lavorare bene con la bocca, altrimenti l’avrei sputtanata con tutti i colleghi. Non puoi ironizzare sempre e fare allusioni sessuali, se non sai erogare un pompino perfetto. Cazzo se me lo fece, in silenzio senza dire niente, filamenti di sperma che le colavano dal mento e come un’idrovora sembrava volesse spurgarmi l’anima, che era ferita, ma non sporca. Sul punto di eseguire un magistrale schizzo sugli occhiali neri e squadrati, senza nessuna voglia di intrattenermi in mezzo alle sue cosce, la girai di scatto, le afferrai i seni abbondanti con areole gigantesche e cominciai a dargli dentro come un forsennato, era bagnata, ma ce l’aveva stretta e questa cosa mi faceva godere come un matto, gli occhi quasi mi si giravano all’indietro come gli squali quando divorano le prede, da quanto stavo esplodendo di piacere. Ero tutto sudato, ancora con la camicia azzurra di lavoro con due polmoni d’acqua stampati, ma visto da dietro il mio culetto sodo la stava ininterrottamente pompando da decine di minuti, sembravo un pornoattore al suo primo casting, stupito e gaudente.
In maniera suina le stavo sganciando un canader di sperma in fica, avrei fatto 8 gemelli sono sicuro, ma risparmiai al pianeta Terra il problema della sovrappopolazione e dopo aver lasciato giocare diversi minuti i miei pollici col suo buchetto più stretto, inserii lentamente prima la cappella, ma la sua avida mano lo fece precipitare dentro fino allo stomaco, facendo segno fino dove se lo sentisse, indicando l’ombelico. Forse voleva che lo trasformassi in una bella dighetta di fonte della vita, ma dopo una ventina di affondi ero così stanco e travolto dalla passione che le inondai il deretano, lasciandolo minuti poi a sgorgare come fossero le cascate del Niagara.
Ci rivestimmo in tranquillità, le telecamere a circuito chiuso avevano ripreso tutto, scaricai il filmato e lo conservai al sicuro, il bello di essere anche addetto alla sicurezza dell’hangar.
Come sarebbe stupenda la mia vita, se non amassi una grandissima troia.[..]
Mamma ci abbandonò che eravamo piccoli, disonorando l’unico uomo che l’aveva trattata come una Vera Donna. Noi figli, avremmo continuato ad onorare papà, divulgando la sua storia, amara rivalsa contemporanea di un uomo che amò una sola Donna, riversando al tempo stesso la sua misoginia, figlia di un amore mai corrisposto, nei confronti delle sue donne occasionali.
Amanti che voracemente si nutrirono di quel porco cuore infranto.
A Papà.

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