Tag: io e il culo di mamma

io e il culo di mamma

Ieri sono stata con due ragazzi (Raconto di una MILF)

Sono Marika, ho 50 anni, divorziata e madre di uno splendido 20enne che studia fuori sede quindi ho praticamente la casa tutta per me quando voglio.

Pur avendo 50 anni, non sono per niente da buttare, anzi!

milf-con-2-raqgazziQuinta di reggiseno, due tette che stanno ancora su nonostante un naturale appesantimento, fianch larghi e un bel culo, gambe tornite e pelle bruna, quello che si definirebbe un tipico corpo mediterraneo e, di quando in quando, mi diverto ad adescare ragazzi che potrebbero benissimo essere miei figli.
Ieri per esempio sono andata in discoteca con un paio di amiche e, avvicinatami al bancone del bar per prendere dei drink, ho notato questi due ragazzi, bellocci ma niente di più, che mi fissavano con insistenza il sedere.

Intrigata dalla situazione, e curiosa di vedere se entrambi sarebbero stati disposti a fare qualcosa di trasgressivo, nell’attesa del drink mi girai e mi appoggiai di schiena al bancone, mettendo volutamente il petto esageratamente all’infuori e quindi lasciano libere le mie tette di svettare attraverso lo scollatissimo abitino bianco che indossavo.
Inutile dire che ai due ragazzi per poco non uscivano gli occhi fuori dalle orbite e il secondo, un biondino palliduccio e all’apparenza piuttosto anonimo, sputacchiò un po’ della birra che stava bevendo.

In compenso ciò mi permise di dare un’occhiata alla sua patta, notando che il rigonfiamento che la riempiva si era fatto molto voluminoso.

Anche l’altro, un brunetto leggermente più affascinante, ebbe una reazione considervole, ma la sua dotazione non sembrava reggere il confronto con l’amico.
Feci a entrambi un sorrisetto malizioso, presi i drink che avevo ordinato e poi mi diressi al centro della pista da ballo a dimenarmi un po’, lasciando le mie curve giunoniche libere di muoversi e sballonzolare.
Non fu una gran sorpresa sentirmi subito toccata da qualcuno alle mie spalle, e non lo fu nemmeno vedere che ad avermi avvicinata era il brunetto, sicuramente il più spegiudicato dei due.

Il biondino ben dotato era invece affianco a me, decisamente più distante, ma la sua patta era ancora bella gonfia.

Sorrisi ancora una volta, stavolta solo al biondino, mentre dimenavo il culo sulla patta del brunetto alle mie spalle, poi allungai la mano verso il più dotato dei due e me lo posi proprio di fronte, attaccato al mio seno. Lo bacia abbassionatamente ficcandogli la lingua in bocca di forza e contemporaneamente gli strinsi il pacco, constatando come nelle mutande quel ragazzino avesse una vera e propria bestia. Il brunetto, geloso, mi prese i fianchi e sembrò come se mi avesse voluto inculare attraverso i vestiti che ci separavano.
A quel punto dissi: “Ragazzi, non vi dispiace dividervi le cose, vero?”
“N..no” rispose il biondino.
“Dipende però da cosa ci offri” ribattè il brunetto, più spigliato.
“Vi propongo di andare via e andare a ballare a casa mia, solo noi tre, tu davanti – dissi rivolta al superdotato – e tu dietro, e poi magari facciamo anche cambio! E ovviamente senza vestiti opprimenti!
Il biondino a quel punto sembrò trovare molto più coraggio e, baciandomi con passione, mi infilò nemmeno troppo discretamente la mano sotto il vestito, soprendendosoi di trovare la mia figa scoperta e senza mutandine, ma infilandomi convinto le dita al suo interno.
A quel punto salutai le mie amiche, che però avevano già visto tutto, e, prendendo i due ragazzi per mano, li condussi alla macchina e poi, tempo 5 minuti, eravamo a casa mia, tutti nudi, io in ginocchio di fronte alla nerchia bella grossa del brunetto e al bastone di carne lungo 25 centimetri del biondino, imboccandoli a turno.

Vennerò in fretta sotto i colpi della mia lingua e mi imbrattarono viso e tette, ma questo ovviamente non ci avrebbe fermati.

Prendendo il comando, e sconfiggendo anche un’iniziale invidia, i due mi misero a pecorina sul letto, sopra il biondino ed io, sapendo già cosa fare, mi impalai su quell’enorme pezzo di carne che, affondando fino in fondo, arrivò a toccarmi la cervice. Quando cominciò a pompare, vidi letteralmente le stelle e provai un godimento incredibile, ma nel frattempo il brunetto mi aveva leccato per bene il culetto e, senza chiedere il permesso, mi inculò con un solo colpo.

Fortuna che ero abituata perchè nemmeno lui scherzava in quanto a dimensioni!
Venni così tante volte che nemmeno seppi più distinguere quanto avevamo scopato e quando si erano scambiati cambiato posto, sfondandomi figa e culo a turno, ma alla fine ci ritrovammo all’alba stesi sul letto, loro accoccolati viino a me come due bambini che succhiano il latte dalle tette della loro mamma, io coperta invece del loro “latte” dalla testa ai piedi, e soddisfatta come poche volte in vita mia.

The post Ieri sono stata con due ragazzi (Raconto di una MILF) appeared first on .

Ultime ricerche

Uno sviluppo inaspettato

Continua il racconto erotico con protagonista Stefania…

Il giorno dopo ovviamente non la richiamo, la lascio cuocere per bene.

Dopo qualche giorno, la chiamo al telefono e lei è tutta contenta, molto mielosa e gentile. Le chiedo se le è piaciuto quello che abbiamo fatto e risponde di sì.

Le dico che voglio scoparla e lei mi dice che va bene e dove ci vediamo. Le dico che voglio farlo a casa sua e che deve trovare il modo di avere la casa libera, mi risponde che mi farà sapere al più presto. Il giorno dopo mi chiama e mi dice che sabato pomeriggio avrà la casa libera, i suoi andranno fuori e ha convinto la sorella (altra bella fighetta…) ad uscire anche lei.

Passo da lei nel pomeriggio e mi accoglie con un sorriso, la bacio sulla guancia e le palpo il culo, tanto per gradire. Chiacchieriamo un pochino e poi le dico “allora, cosa hai detto ai tuoi per farli uscire?” e lei “a mia mamma ho detto che forse saresti venuto per parlare e a mia sorella la verità, che avremmo scopato…”, le dico allora “bene, sei stata sincera, perché credo proprio che verrò… adesso saliamo, voglio scoparti sul tuo letto”. Saliamo nella sua camera che divide con la sorella, appena entrati la prendo e la faccio inginocchiare e le dico di succhiarmelo che ho voglia. Lei ubbidisce, si inginocchia ed inizia a spompinarmelo per bene, non tralasciando le palle. Dopo un po’, anche per non venire subito, la stacco e le dico di spogliarsi, quando è nuda la abbraccio da dietro e le struscio il cazzo tra le chiappe…. Lei inizia a gemere, allora la faccio sdraiare sul suo letto, punto il cazzo sulla sua fighetta e inizio a spingere, è già bagnata e le entro dentro senza difficoltà, inizio a pompare e lei a gemere, sempre più forte “sì, sì, scopami, dai più forte, sono tua sono tuaaaa!”.

La faccio girare e mettere di sopra, lei si impala sul mio cazzone e inizia a muoversi, è proprio brava e le sue tette mi ballonzolano vicino alla faccia. Gliele lecco e con un dito le massaggio il buco del culo, lei gradisce e inizia a gemere. Le metto dentro il dito e lei lancia un urlo di godimento e le dico “ti piace il dito nel culo, vero? Stai godendo, eh? Vedrai che cosa ti faccio dopo…” e lei “sì mi piace da impazzire, è bellissimo, scopami il culo dai…” a queste parole la faccio alzare “dai, mettiti a pecora che te lo sfondo, questo culetto” lei si mette a quattro zampe e inarca il culetto… “prima però ti scopo ancora un pochino la figa…” e glielo metto dentro pompandola per bene, intanto col dito ben insalivato le bagno il buchino e glielo allargo mentre la scopo. Ad un certo punto voglio passare oltre, lo tiro fuori e le dico “adesso te lo metto tutto nel culo, piccola” e le punto la cappella al buco del culo, spingo un pochino mentre lei con le mani si allarga le chiappe, geme di dolore ma non mi fermo, continuo finchè entra la cappella e lei “ahhhhhh che male!” e io “dai che adesso ti abitui e poi ti piace, vedrai che ti piace” e dicendole così continuo a spingerle il cazzo nel culo, finchè con un colpo deciso glielo infilo tutto fino alle palle. Lei urla di dolore e mi dice di smettere ma io invece inizio a scoparle il culo, prima piano ma poi sempre più forte e a fondo, dopo un po’ i suoi gemiti non sono più di dolore ma di piacere e le dico “ti piace adesso, eh? Ti piace che ti scopo il culo, vero troia?” e lei “sì, mmmmhhhh sì cazzo se è bello, dai spaccamelooooo”. A queste parole la scopo ancora più forte finchè le dico che sto per venire e che voglio venirle in faccia. Le esco dal culo e la faccio girare, me lo succhia e mi masturbo finchè le vengo sulla faccia, lo sperma la colpisce sugli occhi, in bocca e sui capelli. Lei pulisce tutto il cazzo per bene e mi guarda soddisfatta. Le dico “ti è piaciuto allora, eh?” “certo, tesoro” “e non è mica finita la giornata, sai?” le rispondo…

Siamo distesi sul letto a riprenderci dalla scopata quando sentiamo un rumore provenire dal piano di sotto, lei si alza e chiede chi è, non ottenendo risposta esce dalla camera e si affaccia sulle scale chiedendo di nuovo se c’era qualcuno. Spunta sua sorella da sotto, lei scende nuda e parlano, poi risale e mi dice che la sorella è rientrata in casa prima del previsto, pensando che avessimo finito ma poi ci ha sentiti, è salita e ci ha spiati per un pochino dalla porta socchiusa. Adesso comunque ha detto che esce di nuovo a farsi un giretto.

Le chiedo se la sorella (la chiamerà Sara) si è divertita a guardarci ma non glielo ha chiesto.

Le dico di chiederglielo ma lei è già uscita; allora le dico di chiamarla al telefono e di chiederglielo. Lei la chiama tenendo il cell vicino al mio orecchio così posso sentire anch’io

– senti Sara, lui vuole sapere se ti è piaciuto guardarci… –

– devo dire di sì, non so come mai ma mi sono eccitata, eravate fantastici –

Allora io le dico in un orecchio di convincerla a tornare a casa per divertirci tutti insieme, lei dice di no, che non vuole farlo con sua sorella, ma io le ricordo quello che mi ha detto… e lei cede…

– senti Sara, vuoi tornare a casa? Possiamo passare un po’ di tempo insieme se ti va…-

– ma Stefy, cosa stai dicendo? Ma sei matta? –

– no, sono serissima, vogliamo che torni da noi… vedrai che ci divertiamo… meglio che andare in giro da sola, no? –

Io intanto le sto toccando la figa mentre parla al telefono, si sta bagnando e le dico in un orecchio di dirle cosa le sto facendo…

– adesso mi sta toccando, è bellissimo… – e mugola di piacere

– ma Stefy…. Davvero ti sta toccando mentre parliamo? –

– sì, sì, adesso è sceso e mi sta leccando, ohhhhhh Sara che bellooooooo –

– mmmmhhhhhh sto tornando ragazzi…. –

Sara rientra in casa e sale di sopra, e trova sua sorella nuda, in piedi con me che le lecco la figa….

– bhè ragazzi, non perdete proprio tempo, eh? –

Mi alzo e dico a Stefy di spogliare Sara che io mi godo lo spettacolo sdraiato sul letto.

Inizia così a spogliarla, lentamente, prima la camicetta lasciandola in reggiseno, da cui spuntano due belle tette non troppo grosse ma belle sode, coi capezzoli dritti per l’eccitazione. Scende poi con le mani a slacciarle i jeans, si inginocchia e glieli cala, baciandola sulla pancia. Sara socchiude gli occhi, per il piacere e poi mi guarda fissa con uno sguardo da troia in calore, io intanto mi stavo gustando la scena masturbandomi lentamente il cazzo dritto e duro alla vista delle due sorelline.

Sara si slaccia il reggiseno e lo lascia cadere, mentre Stefy le abbassa le mutandine di pizzo nero, lasciandogliele attorno alle caviglie, e inizia a baciarle la pancia, accarezzarle le gambe sempre pi+ su fino ad arrivare alla sua fighetta, coperta da un pochino di pelo ben curato. Sara intanto mi guarda sempre fisso e si tocca le tette, scalcia via le mutandine e allarga un pochino le gambe.

Stefy inizia a baciarle la figa e a leccarla, al che lei inizia a mugolare.

– dai ragazze, mettetevi sul letto che siete più comode… –

E così fanno, Sara sdraiata e Stefy sempre intenta a leccarle la figa, io mi metto in piedi e mi godo lo spettacolo delle due che lesbicano, poi vedo lo sguardo di Sara quasi implorante, mi avvicino a lei e le metto il cazzo vicino alla faccia. Lei subito lo prende in mano e poi inizia a succhiarlo…. Che meraviglia un pompino mentre mi gusto lo spettacolo della leccata di figa….le tocco anche le tette mentre me lo succhia da vera assatanata. Stefy ovviamente ha visto che la sorella mi sta spompinando e forse per questo lecca e masturba Sara con ancora più foga….

– dai Stefy, vieni anche tu a gustarti il mio uccello, anche se oggi l’hai preso abbastanza dai una mano a tua sorella –

Lei lascia la figa della sorella per dedicarsi insieme a lei al mio uccello. Adesso con due ragazze che me lo succhiano non posso chiedere di meglio, sento che sto per venire e le fermo, voglio godermela fino in fondo e dopo quello che ho fatto con Stefy non so quanta resistenza ho ancora.

– dai fatemi vedere come vi leccate bene, fate un bel 69 –

Si mettono sul letto di Sara, lei sotto e Stefy sopra e iniziano a leccarsi la figa, sono proprio assatanate e godono di brutto. Io ne approfitto per riprendere fiato un attimo mentre mi godo lo show.

Poi però voglio partecipare anch’io e mi metto tra le gambe di Stefy e inizio a strusciarle l’uccello sulla figa, mentre la sorella lecca sia me che lei. Poi la penetro e lei

– ah sììììì cazzo che belloooooooo, dai scopami ti prego, scopami più forte, dai daiiiiii –

Non me lo faccio ripetere e inizio a stantuffarla con foza, sempre più forte mentre la sorella lecca figa e uccello, si vede che Sara non ce la fa più, ogni tanto riesce a leccare la figa di Stefy e le infila due dita nella figa e la masturba. Le due fighette vengono tra gemiti e urla di piacere, io lo tiro fuori e mi metto dietro a Stefy

– adesso tocca a te, non ti preoccupare che c’è n’è ancora –

E così dicendo la penetro a pecorina, anche lei geme di piacere e mi incita

– dai dai, scopami la figa che mi piace daiiiiiii, fammi godere ancora ti pregooooo –

La sorella per ricambiarla le lecca la figa mentre la scopo, una scena proprio da film.

Non posso resistere oltre…

– sto per venire, dai giratevi che voglio venirvi in faccia! –

Lo tiro fuori dalla figa di Stefy e le due troiette si mettono in ginocchio davanti a me con la bocca aperta, Sara si tocca le tette e mugola, io metto l’uccello prima vicino alla bocca di una e poi dell’altra e loro me lo leccano, in pochissimo sento la sborrata arrivare e lo punto verso di loro.

– ecco vengoooooo, prendetela tutta, troieeeeeee –

E scarico sulle loro facce un altro carico di sborra, 4-5 bei getti che le imbrattano ben bene sul viso. Quando ho finito, me lo faccio pulire a turno e poi loro si leccano tutta la sborra che hanno addosso a vicenda.

Mi sa che ci divertiremo ancora insieme…

Ultime ricerche

STRANE COPPIE

Andammo in vacanza in affitto per un mese: io, che mi chiamo Anna con mio marito Angelo e mia figlia con il suo ragazzo. Due coppie che di “coppia” non avevano proprio niente. Mia figlia, Nancy, è una bellissima bionda ed allora aveva ventuno anni si portò dietro il suo ragazzo Mario, un palestrato di ventitré. Notai subito che tra loro qualcosa che non andava dallo sguardo libertino del fidanzato e dal disinteresse di mia figlia nei confronti del suo comportamento. Anche se apparentemente, tra i due non sembrava mancare l’affiatamento, soprattutto sessuale, notavo nei loro comportamenti sfaccettature molto strane e segni di nette crepature di coppia. Nonostante questo, non feci la guastafeste e lasciai che vivessero le loro esperienze per farli maturare, portandoli in vacanza insieme. La nostra casa era attaccata a quella di una coppia di coniugi quasi anziana, con una figlia “strana” fin troppo giovane, avuta avanti negli anni. Questa raggazza, di nome Daisy, molto bella, era sempre sola. Essendo i genitori delle persone davvero “particolari” di cui si diceva di tutto e di più lei, lasciata spesso in balia di se stessa, oziava spesso nel giardino della sua villetta e si notava palesemente che si annoiava come un cane. Nella sua noia, iniziò subito ad osservarci con curiosità. Passava il giorno ad oziare tra la casa e la spiaggia fino all’ora di nanna, non facendo altro che osservarci, mentre i genitori che non erano mai presenti si deliziavano, si diceva in giro, di nudismo e forse anche altro. Quattro giorni dopo l’arrivo, Daisy, seccata dalla stasi che regnava in casa sua, scese in confidenza con noi, venendoci a salutare ed offrendoci dolci e consigli sul posto. Prese subito di mira Mario, che essendo un donnaiolo inguaribile, la squadrava spesso dalla testa ai piedi, praticamente spogliandola con gli occhi e scherzando con mio marito sulle dicerie nudiste della famiglia. Si chiedevano se usassero farlo anche in casa. Lui gli lanciava chiari segnali di apprezzamento, incurante della gelosia della fidanzata. La strana ragazza “della porta a canto” rispose alle implicite “avance” e si mise in testa di provare a sedurlo: forse per gioco. Cercando ogni pretesto buono per venirlo ad importunare, soprattutto se io e mia figlia, per un motivo od un altro ci allontanavamo, stava sempre tra i suoi piedi. Inoltre non passò molto tempo che avemmo conferme delle pratiche della famiglia e quando i suoi genitori uscirono di casa lei si divertì a prendere il sole nuda in giardino, forse nella speranza che qualche bel maschione la notasse… ma i primi a vederla, dalla terrazza fummo io e mia figlia, non senza un po di gelosia verso quel corpo magnifico. I suoi genitori, rientrarono beccandola completamente nuda e non credendo ad i nostri occhi passarono davanti a lei come se la cosa fosse completamente normale, confermandoci le loro abitudini nudiste. Ebbi le conferme ad i miei pensieri che non fossero una coppia “seria”, quando mia figlia mi confidò in macchina, che a lasciarlo solo, con quella puttanella, che sventolava la sua micia al vento per tutto il giardino non si preoccupava più di tanto, perché comunque, mi rivelò sfacciata, se lo teneva solo perché scopava da dio, diceva, per il resto sapeva benissimo che era solo un porco e non se lo sarebbe mai sposato. A quelle parole, non ci crederete mai, tirai un sospiro di sollievo riflettendo che in quel modo non l’avrebbe potuta far soffrire più di tanto. Per il resto mi faceva solo piacere, pensare che si divertiva a dovere, con le dovute precauzioni. La mattina, mia figlia, infoiata come una maiala, se lo sbatteva in modo sfacciatamente sonoro, facendosi sentire per tutta la casa .-Oh si, ancora, sbattimelo più in fondo, si dai ancora, aprimi in due, ancora…che grosso che c’è l’hai, sbattimi più forte….- Talvolta mi trovavo ancora a letto con mio marito, che cominciavano a scopare come due porci, facendo sbattere pure le sbarre del loro letto in legno contro il muro. A sentirli così lascivi, una eccitazione “stuzzicante” si prendeva possesso di me, ma mio marito, niente… e quello che mi faceva ancora più rabbia era che in realtà piegava le sue gambe per nascondere una poderosa erezione. Preferiva andare in bagno a segarsi, straeccitato dalle urla di sua figlia che fotteva come una scimmia col suo ragazzo. Alla fine non aveva neanche la delicatezza di ripulire l’interno del water, che lasciava puntualmente tutto imbrattato del suo seme gelatinoso, che toccava ripulire a me. La sera di solito, un’ora dopo cena, mentre io e mia figlia lavavamo i piatti e Mario si trova in veranda a giocare col portatile o a guardare porcherie, Daisy si avvicinava a parlare con lui, ma volta dopo volta vedeva che per catturarlo “carnalmente” ci voleva qualcosa di più. Una di quelle sere, avendo tastato di trovare terreno fertile, andò da lui indossando un prendisole dalla trasparenza imbarazzante, trasparente al limite della nudità. Uscì accertandosi che nei dintorni non ci fossero persone indesiderate e bussò al cancello per parlare con lui, facendolo diventare completamente scemo. Era tutta depilata a malapena coperta da quel tessuto così leggero da non lasciare posto all’immaginazione. Mario gli sorrideva sornione dandogli corda, completamente rincoglionito, che poco ci mancava gli sbavasse addosso. Mentre parlavano lei non mancava di “accarezzarsi” e di far aderire il più possibile il tessuto attorno al suo corpo sensuale, mostrandosi praticamente nuda. Quando rientrò in casa credo fosse già venuto nel costume, vista la comparsa di un’inquietante umidità lì sotto… mio marito intanto li guardava dalla finestra segandosi. Sapevo bene dentro di me, che il mio, ora ex, marito in fondo in fondo era un porco depravato. E’ proprio lui fu la seconda vittima della noia di quella piccola sgualdrina, scatenando una reazione a catena che ebbe dell’incredibile. La volta dopo il porco si trovò a riceverla insieme a Mario, trattenendosi a discuere con loro per godersi lo spettacolo da vicino. La sua presenza non diede per niente fastidio alla troietta, vestita di un due pezzi con un top a triangolo decisamente più adatto ad una seconda scarsa che alla sua quarta abbondante. Le sue areole, grandi e brune spuntavano prepotenti per un terzo, dai bordi del succinto costume. Curiosa li guardavo dalla terrazza con mia figlia, mentre stendendo i vestiti guardavo fin dove avrebbero osato spingersi. Mentre una parola tirava l’altra, la puttanella si massaggiava i capezzoli, mettendoli praticamente in mostra ad i due depravati, si ritrovò coperta di lusinghieri caldi complimenti da entrambi, eccitandosi. Accaldata come non mai si mise con la fighetta in mostra, mentre si chinava a pecorina sulla macchina, parlando, spostava il costume di lato. Quando notai che in loro il pudore, stava diventando un optional, presi a scendere dalle scale guerriera, ma Nancy, che sapeva bene che la rottura era vicina, mi prese per un braccio e mi fermò. -No, non ora mamma, tanto le cose sono ormai finite, avrai la tua vendetta- Tornai su con lei e prendendoci gusto, cominciai anzi a sperare facessero di più per avere un pretesto di lasciare quel porco il prima possibile. La ragazza stava chinata su di una macchina posteggiata nel viale, parlando con Mario di fronte a lei che chinato allo stesso modo, gli guardava le tette completamente scoperte, intanto, la mano di mio marito, messo in piedi dietro di lei, stava nettamente tra le labbra della fica della ragazza, che si godeva compiaciuta il trattamento. Nancy lasciò cadere una molletta e tutti si dileguarono velocemente. Nancy e Mario dopo un piccolo battibecco conclusero con una santa scopata riappacificante. Io ed Angelo ci ignorammo completamente. Tre mattine dopo pensarono bene di incontrarsi in un posto vicino. Un terreno a serre, in disuso, che per lei fosse facile raggiungere in bici. Si assicurarono via sms che andasse bene, così prendendo il pretesto di una corsetta, in abbigliamento sportivo i due si allontanarono per circa tre ore. Lei, dopo il ritorno dei due con dei sorrisi davvero inebetiti, passò beata davanti alla nostra villetta con la sua bici, pedalando goffamente col pantaloncino ed il sellino tutto imbrattato di seme, che ad ogni pedalata, immaginavo, goccia dopo goccia usciva viscido dal suo ano dilatato. Non fù l’unica. La cosa si ripetette diverse volte, finchè non vennero notati da alcune persone del posto. Mi riferirono di averli visti tutti e tre in posti poco convenzionali… mi consolai ridendo con mia figlia, ma una molla scattò impazzita nella nostra testa che ci fece perdere ogni senso, rimasto, della realtà e della morale. Sapevo di essere stata palesemente tradita ma nella cieca vendetta il problema diventò la mancanza di un’obiettivo da parte mia. Qualcosa, forse un sopito orgoglio femminile ritornò a galla perché ferito, mi spinse a mostrarmi interessante come mai prima in vita mia, per far ingelosire, se ancora gliene importasse qualcosa di me, mio marito. L’obbiettivo della mia seduzione, involontariamente, diventò chi non avrebbe dovuto… Inizialmente, come è ovvio pensare non risultai naturale, rischiando di far ridere i polli, ma dopo essere scomparsa, un pomeriggio intero, insieme a mia figlia tra parrucchiere ed estetista, tornai completamente trasformata. Taglio di capelli corti fino alle orecchie, che mi tolsero almeno venti anni dalle spalle, ceretta ovunque e guardaroba estivo decisamente più audace, scelto di fretta in un negozio di abbigliamento asiatico. Non vi nascondo che per la prima volta in vita mia andai anche a uomini con lei. Mia figlia si godette la compagnia di ben due stalloni mori, decisamente ben dotati, io, non abituata alla cosa concessi solo un discreto pompino al mio “amico”, niente di più. A prima vista mio marito non credette ai suoi occhi, conciata in quel modo, gli apparivo sexy come neanche da giovane lo ero mai stata. I primi complimenti arrivarono però dal ragazzo di mia figlia che comunque era un tipo tosto che se aveva qualcosa da dirti, te la diceva in faccia. E’ proprio grazie a lui però, che riuscii a superare l’imbarazzo iniziale di certi momenti. In quei giorni, a colazione mangiavo uno yogurt bianco, per sentirmi più leggera prima di tuffarmi e mentre lo assaporavo non riuscivo a capire perché continuavo a pensare a quel pompino, concesso in quel pomeriggio di libertà. Mario, che mi notava sovrappensiero non riusciva a staccare gli occhi da me. Mi notava come mai prima, perché il rossetto rosa forte ben spalmato sottolineava la grandezza delle mie labbra già carnose e i capelli corti completavano l’opera facendo risaltare ancora di più i miei occhi e le rotondità sensuali del mio viso. Lo yogurt, bianco, nella mia bocca, gli faceva fare pensieri peccaminosi. Io lo capii e non sò spiegarmi perchè presi a mangiare in modo ancora più inopportuno lasciandone colare ogni tanto un pò sul mento… Mario era un tipo “strano” che si prendeva fin troppe confidenze, continuava a farmi complimenti in continuazione, dandomi infatti parecchia soddisfazione, specie davanti a “lui”… arrivò al punto di farmi confidenze sulla bellezza del mio sedere e a darmi perfino una bella “pacca” sul culo. Una mattina, verso la fine delle vacanze, ne approfittai per indossare qualcosa di nuovo. Così indossai un costume a fascia bianco che sottolineava le mie grandi tettone mature stringendole fino a farle scoppiare. Sotto degli shorts di cotone sottilissimo contenevano a stento un normale costume elasticizzato che a causa del mio culone corposo scompariva quasi del tutto in mezzo alle natiche. Mentre mi vestivo mio marito mi guardava inebetito ed io per ripicca gli stavo lontano. Anzichè al mare, per cambiare finimmo in piscina al lido sportivo. Mentre mio marito e mia figlia andarono a prendersi una granita, io e Mario decidemmo di restare in piscina. Mi immersi chiudendo dolcemente le palpebre e rilassandomi, non mi accorsi però di un dettaglio alquanto scottante. Il ragazzo di mia figlia, dentro l’acqua con me, rideva istericamente tutto rosso in viso, facendomi gesti per farmi capire che c’era qualcosa che non andava. Mi guardai addosso entrando nel panico: il costume bianco, fatto si in cina, ma delle peggiori delle manifatture, perse quasi tutta la sua opacità. Il tessuto sottile a contatto con l’acqua stava diventando praticamente trasparente… non sapevo che fare. Nuotai prima verso il bordo, mostrandogli le grazie del mio bel sederone, poi verso lui, che mi diede le spalle per non guardare e mi attaccai con le bocce a lui. Trasalì. Una potente erezione si prese gioco di lui. In un modo o nell’altro dovevamo andare via di lì e con lui in quello stato non era certo più facile. Nella zona piscina c’erano quattro persone oltre a noi, tutte piuttosto distratte. Iniziai a discutere dell’accaduto per sdrammatizzare, chiedendogli sarcasticamente se comunque non ero poi un brutto spettacolo. Inducendolo a farmi apprezzamenti impudici non migliorai certo la situazione. Dovevo fare qualcosa in fretta, prima del ritorno degli altri due. Gli intimai di uscire una volta e si rifiutò, la seconda e la terza anche, poi capii perchè. Infilai di prepotenza la mano nel costume del ragazzo che non oppose resistenza ma cominciò a balbettare e a dire parolacce di imbarazzo e presi a masturbarlo con decisione, scappellandolo per bene ad ogni colpo. Mentre lo facevo un senso incredibile di piacere del proibito si impossessò di me senza che me ne accorgessi e mi portava a stringere le bocce sempre pù forte contro la sua schiena. In meno di un minuto venne copiosamente. Sgattaiolammo dal retro e salimmo dalla sabbia, al parcheggio. Sparimmo da lì in fretta e furia. Lui era senza parole per quello che avevo fatto in piscina. In macchina successe l’impensabile, tutto confusamente e molto in fretta. Correndo verso casa, all’altezza di un alto recinto di tabbia, Mario, mi pregò di fermarmi. C’è lo aveva dinuovo di marmo e con gli occhi luccicanti di eccitazione, mi pregò di accostare dietro al muro e rifare quello che avevo fatto in piscina. Non sò perchè senza dire nulla ubbidii. QUello che disse mi fece risentire piacente e desiderata come a vent’anni. Io presi zitta, ma divertita, solo a masturbarlo, con una mano. Lui mi afferrò voglioso, la fascia sul seno, tirandola giù dal centro in una mossa sola. Le mie poppone schizzarono fuori ringraziandolo e i capezzoli già duri strisciarono sul tessuto regalandomi un fremito alla patata. Mi girava forte la testa, senza che avessi bevuto, sentivo la faccia, il petto e le cosce in fiamme. Mi lasciai trascinare tanto in questo vortice assurdo di eccitazione che presi timidamente la sua mano e la portai sulla fica, gonfissima di sangue, che pulsava a ritmo dei miei battiti, lenti, ma forti come cannonate. Avevo il clitoride sensibilissimo e mentre le sue dita scivolavano dentro senza difficoltà, accompagnate dalla mia mano destra, con la sinistra raccoglievo un po di umori filanti e mi sgrillettavo veloce. Persi completamente la testa. Non scopavo da almeno sei mesi e lo volevo dentro e basta, anche fosse stato l’ultimo ed il più brutto uomo sulla terra. Scendemmo dalla macchina. Abbassai gli shorts e fatto volare via il costume di sotto mi misi alla pecorina sulla terra. Volevo finalmente infarcire la mia bella fregna desiderosa, non mi importava nulla di sporcarmi. Mario lo puntò deciso scivolando dentro quasi risucchiato dalla quantità oscena di liquido biancastro. Mi pompò con una foga animalesca la fica, fortemente avvolgente, ristretta dalla poca attività sessuale, sbattendo sonoramente ad ogni colpo, contro il mio grosso bel culo. Io lo invogliavo quasi in estasi e lui affondava sempre di più facendo versi inumani. Più spingeva, più volevo essere sfondata. Raggiunsi tre volte l’orgasmo. Dopo tanto tempo mi sentii così di nuovo “donna”. Guidai verso casa lentamente, ancora tutta sporca, forse con un pizzico di senso di colpa, ma incredibilmente appagata. Durante il tragitto mio marito telefonò per sapere dove eravamo e cosa era successo, visto che aveva sentito vociferare di comportamenti strani da parte di una signorona che era restata mezza nuda in piscina ma pensai… non erano affari suoi. La gelosia prese una direzione diversa e i giochi si ribaltarono.

Ultime ricerche

MAMMA E FIGLIA

Erano le 16:30 di un normale venerdì pomeriggio, Monica riordinò in fretta e furia la sua scrivania, si infilò il lungo piumino grigio e si diresse verso la porta d’uscita salutando tutti i presenti dopo una lunga e stressante giornata in ufficio. La sua stanchezza era ancora più accentuata dal fatto che questo era l’ultimo giorno lavorativo della settimana, ma per fortuna il suo turno era finito un po’ in anticipo e per strada non si era imbattuta nel gran traffico del fine settimana riuscendo persino a passare al supermercato e ha fare un po’ di spesa. Era provata ma contenta, in vista del weekend che l’aspettava, finalmente avrebbe potuto rilassarsi come più le piaceva. Parcheggiò distrattamente la macchina e caricatasi di buste e pacchettini si diresse verso la porta di casa. Trafficò un pò per riuscire ad aprire la porta e poi finalmente varcò l’uscio ritrovandosi tra quelle tanto amate mura casalinghe. – Katia… Katiaaa! Tesoro, sono io… sono arrivata! – Esclamò ad alta voce Monica rivolgendosi alla figlia, poi si diresse verso la cucina e poggiò le buste della spesa sul tavolo, quindi si trasferì nella sua camera da letto per mettersi un po’ in libertà. Gettò la borsetta e il piumino sul letto, poi si sedette sul bordo del materasso e sbuffando si sfilò le scarpe; Monica adorava le scarpe con il tacco alto perché mettevano in evidenza ancora di più la bellezza delle sue gambe e le donavano una linea armoniosa e snella, solo che portarle tutte quelle ore era tutt’altro che comodo ed era un vero sollievo toglierle una volta arrivata a casa. Ma non erano solo le gambe che, in Monica, i colleghi d’ufficio apprezzavano; di lei piaceva tutto. Nonostante i suoi quasi 40 anni Monica era una donna bellissima, alta, mora, con i capelli lunghi, un pò mossi e due profondi e grandi occhi color nocciola, un fisico snello, asciutto, con dei lineamenti invidiabili, costruito da un costante allenamento in palestra frequentando corsi di aerobica e a casa da autodidatta, un sedere da fare invidia ad una ventenne e un qualcosa di veramente insolito per una donna così magra, un seno abbondante e prosperoso che più volte l’aveva imbarazzata attirando troppo su di se lo sguardo degli uomini. – Allora, amore… non mi rispondi ? Ti è passata la febbre, eh? – Continuò a chiedere Monica dalla sua stanza mentre togliendosi la giacca e la camicia si infilava un morbido maglione a collo alto e delle calde e buffe pantofole a forma di leone. Non ricevendo alcuna risposta dalla figlia, Monica si diresse in camera sua, bussò alla porta ed entrò. Katia se ne stava sul letto a pancia in giù, con indosso solo dell’allegra e sbarazzina biancheria intima e con le cuffie alle orecchie, era impegnatissima nel leggere una riviste per teenagers e non si accorse minimamente dell’ingresso della madre nella sua stanza. – Katiaaa! – Urlò allora Monica e aggiunse – Ma ti sei impazzita ? – Sentendo l’urlo della madre Katia si girò di scatto, quasi impaurita, tanto che il walkman che teneva sul comodino cadde in terra. – Mammaaa…ma che sei matta! Mi vuoi far prendere un colpo? – Quasi le gridò la figlia con il cuore che le batteva a 100 all’ora – Scusami ciccia… ma tu non mi rispondevi; e sfido io con quell’affare sulle orecchie. E poi scusa Katia, stai male e ti metti così scoperta, ma dico io…! – Puntualizzò la madre – Si… ma cavolo mamma, la prossima volta avverti e poi sto benissimo, la febbre è da questa mattina che non ce l’ho più, l’unica cosa e che faccio un po’ di fatica a respirare, mi sento tutta un po’ tappata – Rispose Katia ripresasi dallo spavento – Ho capito Katia, ma anche se non hai la febbre non mi sembra il caso di stare così, dai forza infilati sotto le coperte che adesso vado a preparare la cena e dopo ti faccio un bel massaggio con la crema balsamica, ok! – Gli ordinò Monica. – Che pizza che sei mamma, e mica sono più una ragazzina, no! – Borbottò Katia mentre si rimboccava le coperte. – Ah, no! Perché secondo te a poco più di 15 anni una che cos’è, un vecchia? – Rispose con ironia la madre – No, non sono vecchia… però ormai sono grande, non mi devi trattare come una bambina! – Sottolineò Katia – O perbacco, non me ne ero accorta! Allora signora, mi dica… gradisce una minestrina questa sera? – Chiese divertita Monica – Si… si, ma mi raccomando, bella saporita – Specificò Katia sorridendo. Monica si lascio alle spalle uno squillante “OK” e sorridendo si diresse in cucina per preparare la cena. Mentre era sui fornelli squillò il telefono, Monica afferrò il cordless e rispose; era Fabio, suo marito, che l’avvertiva che il viaggio era andato bene, che stava uscendo dall’aeroporto proprio in quel momento e che il tempo non era un gran che. Poi frettolosamente la salutò mandandogli un bacio e ricordandogli che sarebbe tornato Domenica sera sul tardi. Terminata la conversazione Monica riprese a cucinare preparando poi le pietanze sul vassoio e portandole alla figlia. – Ecco qua, Katia! Ha telefonato papà, ti saluta! Mi raccomando mangia tutto che dopo vengo a portare via il vassoio e ti faccio un bel massaggio – Si raccomandò Monica – Ho una fame! Che odorino…mi fa venire ancora più fame!- Rispose Katia mentre afferrava il vassoio Monica aggiustò il vassoio sul letto della figlia, si raccomandò ancora un paio di volte e poi tornò in cucina dove, acceso il televisore, si apprestò a consumare la cena. Terminato il pasto Monica tornò nuovamente in camera della figlia, riprese il vassoio facendo i complimenti alla figlia per aver mangiato tutto e ritornò in cucina per riassettarla e lavare i piatti . Seguì distrattamente un film mentre sbrigava le sue faccende, poi si sedette un attimo per fumarsi una sigaretta e rilassarsi poi verso le dieci andò in bagno a prendere la crema e tornò nuovamente in camera della figlia. Entrò nella stanza mentre Katia era intenta a seguire un film, accese la fioca lampada del comodino e si sedette sul bordo del materasso. – Allora signorina, lo facciamo questo massaggio? – Chiese Monica La figlia si limitò a mugolare qualcosa mentre guardava la tv e fece un cenno di assenso con la testa. Monica si alzò dal materasso e tirò giù le coperte che avvolgevano la figlia arrotolandole in fondo al letto, poi aprì il vasetto di crema e con la mano destra ne prese un bel po’ raccogliendola su due dita, quindi portò la sua mano sinistra all’altezza del reggiseno di cotone grigio della figlia iniziando a sbottonare i due bottoni posti sul davanti. – Questo però lo togliamo… eh? – Sottolineò Monica Katia si limitò a rispondere nuovamente come prima. Aperto l’ultimo bottone, Monica scostò il reggipetto liberando un piccolo ma ben fatto seno, piuttosto sviluppato per una ragazzina di quella età, due rotonde e sode mammelle caratterizzate da una leggera forma a punta tipica delle adolescenti e che, viste in quella posizione, sembravano sfidare la forza di gravità. Non che Monica non sapesse come era fatta sua figlia, l’aveva visto crescere giorno per giorno e trasformare via, via il suo giovane corpo ma la vista di quel seno così sviluppato l’aveva un po’ meravigliata, anzi in verità non se lo aspettava per niente e a vederlo non sembrava proprio il seno di una futura sedicenne ma bensì quello di una ragazza ben più matura. Poi abbassò lo sguardo sul suo petto, pensò che in fondo era sua figlia e vista la prosperosa misura che era stata concessa alla madre non si preoccupò più di tanto, accostò la mano destra al centro dei seni della figlia ed iniziò a spalmare la crema. In pochi secondi la crema perse consistenza, sciogliendosi completamente a contatto della calda pelle di Katia e diventando così un vero e proprio unguento. La delicata ed esperta mano della madre le spalmava sul petto, con ritmici e precisi movimenti circolari, la crema ormai liquefatta; gli attraversava la scanalatura posta tra i suoi due seni accarezzandoli e massaggiandoli mentre risaltavano lucidi alla luce della piccola lampada posta sul comodino. Monica eseguiva il massaggio in un modo quasi automatico mentre, insieme alla figlia, cercava di seguire il film alla TV, ad un tratto però la sua attenzione fu richiamata da uno strano comportamento che l’adolescente stava assumendo. Il respiro di Katia si era fatto più profondo e affannoso, la sentiva emettere strani mugolii mentre, con soffocata circospezione, serrava nervosamente le gambe l’una contro l’altra strusciando le ginocchia. Monica fece finta di non guardare ma seguiva incuriosita, con la coda dell’occhio, quello strano atteggiamento che la figlia manifestava e che a sua volta cercava forzatamente di controllare vista la presenza della madre. Monica ebbe un’ulteriore riprova della particolarità della situazione quando, passando la mano per l’ennesima volta sul petto della figlia, si scontrò con un appendice duro ma elastico; il suo sguardo cadde immediatamente sui seni della figlia e con grande meraviglia si accorse che entrambi sfoggiavano due spiccanti e turgidi capezzoli, ben eretti al centro delle areole. Dentro di se Monica si sentiva letteralmente sconcertata, non le era mai capitata una cosa simile e i piccoli seni della figlia, poi, facevano risaltare ancora di più quei capezzoli così tesi. In realtà non era particolarmente preoccupata per la risposta che il corpo di sua figlia aveva dato al suo massaggio ma quanto più al fatto che tale situazione la attirava e la incuriosiva morbosamente. – Allora… Katia, ti senti un po’ meglio adesso? – Chiese Monica quasi sottovoce – Si mamma, è molto piacevole… solo che adesso mi fa un po’ male lo stomaco! – Le rispose Katia – Dove, amore… qui ? – Domandò la madre spostando la mano sul ventre della ragazzina – No mamma, un po’ più giù ! – Precisò Katia La mano di Monica scivolò allora al disotto dell’ombelico e interrogò nuovamente la figlia – Dove allora… qua? – – No mamma, ancora un poco più giù – Le spiegò Katia Monica era quasi smarrita dallo strano comportamento tenuto da parte di Katia, per la prima volta in vita sua si sentiva quasi in imbarazzo nei suoi confronti ma intenta a soddisfare la richiesta della figlia aveva ulteriormente spostato la sua mano verso il basso, tanto che le sue dita si trovavano quasi all’altezza del pube di Katia. – Insomma… Katia, dov’è che ti fa male – Chiese nuovamente la madre con tono un po’ alterato – Ecco… li, mamma! Proprio li, sento come un bruciore – Puntualizzò subito Katia Ora Monica si sentiva veramente impacciata, la vicinanza tra la sua mano e l’organo genitale della figlia era praticamente irrisoria, solo la sottile stoffa degli slip che la giovane indossava separava il diretto contatto tra l’organo e la sua mano. – Katia, scusami… tesoro, ma qui non è… proprio lo stomaco – precisò Monica – Si, lo so mamma… però è li che mi da fastidio – Le rispose con voce sommessa la figlia Monica non ci pensò su molto, spinta anche dal desiderio di andarsi a coricare a letto il prima possibile vista anche l’ora, poggiò meglio il palmo della mano sul basso ventre della figlia esercitando una lieve pressione ed iniziò ad effettuare dei composti movimenti circolari. Quasi involontariamente, nel corso del movimento, le dita di Monica finirono al di sotto dello slip entrando a contatto con la morbida e rada peluria del pube di Katia, poi via, via scesero sempre più giù andando ad accarezzare le grandi labbra e la piccola fessura racchiusa tra di esse. Sentendo la mano della madre accarezzargli delicatamente il sesso, Katia allargò istintivamente le gambe lasciando più ampio spazio a quelle piacevoli attenzioni, Monica continuò per un po’ quel saffico trattamento poi ad un tratto senti i polpastrelli delle dita umidi e ne rimase scossa; interruppe bruscamente il movimento ritirando la mano, si alzò dal bordo del materasso e si rivolse alla figlia – Be… Katia, adesso basta così… ti è passato il dolore, no? – Katia si senti come buttata giù dal letto, aprì nuovamente gli occhi che sino a quel momento teneva socchiusi e a fatica rispose alla madre – Si, si mamma ora va molto meglio, grazie! – Monica si affrettò a dirigersi verso la porta – Mi raccomando ciccia, adesso dormi però…ok! – Le chiese con tono amorevole Monica, Katia annuì con la testa e gli augurò la buona notte, la madre rispose al saluto, chiuse la porta e si diresse verso la camera da letto. Monica era veramente stupita con se stessa per ciò che era successo, si fermò sulla porta d’ingresso della sua camera da letto, poggiò la sua mano destra sul petto e senti il cuore battere veloce mentre i suoi capezzoli erano diventati turgidi, ma non era tutto, si sollevò la gonna arricciandola attorno alla vita poi con dubbiosa indecisione si infilò una mano tra i neri slip di pizzo, si piegò un po’ sulle ginocchia ed allargò leggermente le grandi labbra, passò poi le dita tra la fessura ritirandole fuori completamente umide e scoprendosi, così, un utero ricca di umori. Monica non voleva crederci ma quell’approccio di rapporto saffico con sua figlia l’aveva eccitata e sicuramente dormirci sopra non l’avrebbe aiutata più di tanto. La mattina successiva Monica si alzò di buon ora, nella sua mente il pensiero di ciò che era accaduto la sera prima sembrava essersi assopito, la attendeva una mattinata ricca di impegni e sicuramente non lavorativi, bensì di classica routine casalinga; fare la spesa ed effettuare un po’ di shopping. Trascurò di riordinare la camera da letto, si preparò vestendosi come se dovesse andare in ufficio poi verso le 9:30 uscì lasciando Katia a dormire nella sua stanza. Monica rincasò vero mezzogiorno, era carica di buste come un somaro, si trascinò letteralmente esausta verso la cucina per depositare il tutto poi con passo veloce si diresse verso il bagno mentre il ticchettio dei suoi tacchi echeggiava nel corridoio. Quando si trovò davanti alla porta del bagno sganciò il piccolo bottone dell’aderente gonna che indossava e tirò giù la piccola chiusura lampo laterale, lasciando cadere l’indumento ai suoi piedi, poi afferrò con decisione la maniglia della porta che era appena socchiusa e la aprì di scatto entrando quasi con irruenza. Quasi contemporaneamente al gesto di Monica si susseguì un secco e rapido urlo; ad emetterlo fu Katia, che vedendosi aprire la porta così di soprassalto si sentì gelare il sangue pensando a chi sà cosa; in quel momento si trovava nella vasca da bagno letteralmente avvolta dalla schiuma, era in uno stato di completo relax mentre ascoltava la sua musica preferita dalle piccole cuffie del walkman e mai si sarebbe aspettata un momento simile, vedersi aprire la porta a quel modo l’aveva fatta sobbalzare con uno scatto nella vasca e provocato in lei il riflesso condizionato di emettere quell’urlo di terrore. Monica fu quasi spaventata dal quell’istintivo ma inaspettato comportamento della figlia, tanto che ritrasse di colpo la mano lasciando che la porta finisse la sua corsa battendo sulla parete. Bastarono pochi istanti per far riprendere Katia dal rapido stato di agitazione che lei stessa aveva innescato, rendendosi conto che si trattava di sua madre. – Mamma, ma sei impazzita ad entrare così di scatto nel bagno! Mi volevi far prendere un colpo? Cacchio, potevi anche bussare…no? – Monica era rimasta immobile sull’ingresso del bagno, tanto che lo spavento sembrava essere più il suo che della figlia. – Katia…ma sei scema ad urlare così ? Ma dico io…ma cosa ti passa per la testa, ma chi credevi che fossi? – La figlia nel frattempo si era tolta le piccole cuffie dalle orecchie mentre, ripresasi, si passava le mani bagnate sul volto quasi per trarne sollievo. Terminato quel gesto immerse nuovamente le braccia nell’acqua lasciando al di fuori solo la testa e poi guardò sua madre, Monica era ancora ferma sull’ingresso, in piedi davanti a lei, con le braccia incrociate sul petto e lo sguardo severo. Katia notò che sua madre non indossava la gonna e quasi istintivamente iniziò ad osservarla, indossava scarpe chiuse di pelle grigia, un modello classico leggermente a punta e con il tacco alto; le gambe e quì Katia rimase molto stupita, erano fasciate da velate calze nere sorrette da un reggicalze dello stesso colore con delicati e piccoli ricami ed in più uno slip nero semitrasparente tentava di coprire le su intimità mentre attraverso la stoffa dello slip erano ben visibili i peli del suo bupe. Un semplice ma elegante body di stoffa conteneva invece il suo prosperoso seno. – Porca vacca, mamma! Mi hai spaventata a morte…Però, ma dove sei andata così in tiro? – Monica portò le braccia sui fianchi e si rivolse alla figlia – Senti, se tu sei stupida io che colpa ne ho! E poi che cosa bussavo a fare, tanto non mi avresti risposto…con quelle cavolo di cuffie sempre appiccicate alle orecchie! Ascolta, per quanto ce n’hai…io devo andare in bagno, me la sto facendo sotto! – Katia continuava a crogiolarsi nella schiuma – Si…si, tanto la stupida sono sempre io alla fine! Veramente io sono entrata nella vasca da poco più di 5 minuti, ne avrei ancora per un po’ mamma! – Monica fece un’espressione buffa e si diresse verso il water posto alle spalle di Katia – Ho capito, va! Se aspetto che esci me la posso fare anche addosso. – Si tolse gli slip, tirò giù la tavoletta e si sedette sulla tazza del W.C. divaricando le gambe, poi quando Monica iniziò ad urinare si sentì un rumoroso scroscio accompagnato quasi da un sibilo. Katia fu sorpresa nel sentire lo strano sibilo che la madre emetteva mentre urinava, cosa che a lei non accadeva, ed anche lo scroscio del getto nell’acqua le sembrava molto più forte, possibile che il suo modo di fare pipì era così diverso da quello della madre. – Accidenti mamma, non ne potevi proprio più ! Mi sembri un idrante! – Le disse Katia con tono ilare – Ma che dici Katia! Comunque si, non ne potevo proprio più…stavo scoppiando! – In pochi attimi il getto di Monica si esaurì accompagnato da un suo sospiro di sollievo,porto la sua mano destra verso il contenitore della carta igienica ma con grande stuporelo trovò vuoto. – Katia, per la miseria ! Ma perché non la rimetti la carta igienica quando vedi che finisce? Eh! – Chiese con tono scocciato la madre – Ma che vuoi da me mamma! Io nemmeno lo sapevo che era finita! – Rispose con stupore Katia – Eh…si…certo, tu non sai mai niente! Se non le faccio io le cose in questa casa! – Monica si alzò in piedi, ma mantenne con la schiena una posizione incurvata e con il busto leggermente proteso in avanti, poi un po’ goffamente si diresse verso l’armadietto che conteneva i ricambi, mentre alcune goccioline dei suoi liquidi raggiunsero il pavimento, ma con suo grande stupore non trovò la carta igienica. – Ma porca miseria, non c’è proprio…mi toccherà andare a vedere al bagnetto se ce n’è rimasta ancora – Esclamò stupita Monica – Mamma, scusa…per il momento usa quella. – Le disse Katia, indicando un rotolo di carta assorbente, tipo quella da cucina, appoggiato sul ripiano in marmo che circondava il lavandino. Monica, che sentiva già alcune goccioline di pipì corrergli lentamente verso le gambe, non esitò e si diresse verso il rotolo poggiato sul ripiano, posto proprio di fronte alla vasca da bagno. Bloccò il portarotolo con una mano e con l’altra ne strappò un foglio, lo distese sulla mano e istintivamente alzò leggermente la gamba destra mentre con soddisfazione iniziò a passarlo sulla sua intimità mentre la carta emetteva il tipico sfrigolio a contatto del suo pube, il tutto sotto l’attento occhio della figlia che la guardava incuriosita . Monica presa dalla fretta, si era completamente dimentica della presenza di sua figlia, si stava praticamente comportando come se nel bagno fosse sola e quando vide nello specchio l’immagine riflessa di Katia che la osservava incuriosita si trovò in un grande stato di imbarazzo; messa in quella posizione era consapevole di avere praticamente offerto, agli occhi della sua bambina, in modo sin troppo dettagliato le sue intimità ed i suoi comportamenti forzatamente naturali per nascondere il suo stato erano del tutto inutili. Fu la stessa Katia a sbloccare, con finta ingenuità, quella strana situazione. – Mamma, ma come mai la tua è così tanto diversa dalla mia? – Le chiese incuriosita. A Monica gli si gelò il sangue sentendo quella domanda, testimonianza che quello che aveva pensato corrispondeva alla realtà e cercò di far finta di non capire. – La mia, cosa? Katia – Ma sua figlia non era stupida ne tantomeno aveva peli sulla lingua e non si fece pregare per chiarire in modo più esplicito la domanda. – La tua passerina, mamma! La tua passerina è molto diversa dalla mia, perché? – Domandò nuovamente – Ma cosa dici Katia! Non dire stupidaggini, ma come fa ad essere diversa! – Rispose con imbarazzo la madre – No…no, mamma è diversa dalla mia? Anzitutto sulla tua ci sono tantissimi peli mentre sulla mia ne ho pochissimi, poi la tua era così rossa… e poi io quando faccio la pipì, non faccio quegli strani rumori che fai tu ! – La situazione era diventata piuttosto imbarazzante per Monica, era tra incudine e martello e non sapeva proprio cosa fare.. A sedici anni Cristina era una ragazza bellissima. Capelli biondo scuro lunghi, viso ovale, occhi verdi, nasino piccolo, bocca sensuale. Alta 1.75, aveva un corpo perfetto, un seno rigoglioso e sodo, fianchi stretti, un gran bel culetto. Viveva con la mamma, Graziella, il papà era andato a vivere con un’altra donna sei anni prima. Graziella si era sposata a diciotto anni e aveva avuto Cristina all’età di venti anni. Era una donna molto bella, leggermente più piccola e un po’ più in carne, anche lei bionda, portava i capelli lunghi arricciati. Aveva due tette molto grosse ma sode e un culo da favola. Più che mamma e figlia sembravano due sorelle e, da quando il papà era andato via di casa vivevano felicemente e serenamente. Per colpa del padre i litigi erano all’ordine del giorno e Cristina soffriva molto nel vedere la mamma maltrattata e spesso piangente. A volte Cristina andava a dormire nel letto della mamma, parlavano di tutto, tranne che di sesso. Una notte, Cristina aveva dormito nel suo letto, si era alzata per andare in bagno e aveva sentito dei mugolii provenienti dalla camera di sua madre. Pensando si sentisse male era entrata nella stanza senza accendere la luce. Graziella aveva appena avuto un orgasmo e stava ancora masturbandosi per godere ancora. “Mamma, ti senti male?” “No, non preoccuparti, sto benissimo.” Al buio si era infilata nel letto della mamma e si era avvicinata. Si è accorta che la mamma era nuda, come faceva sempre quando dormiva sola, e si era sfilata anche lei la camicia da notte. Sotto era anche lei nuda. Aveva preso la mano della mamma stringendola forte e l’aveva portata verso la bocca per baciarla. Profumava di sesso. Si è infilata le dita in bocca e le ha succhiate. “Mamma, ti manca molto fare l’amore con un uomo?” “Per niente, preferisco fare da sola, mi piace molto di più.” Parlava con voce roca. “Mi masturbo spesso anch’io e piace tanto anche a me.“ “Lo so” Nel dire queste parole aveva spalancato e piegato le gambe e aveva ripreso a masturbarsi con la mano sinistra. Cristina aveva avvicinato il viso a quello della mamma e si era messa a dargli dei baci sulle guance, Graziella aveva girato il suo viso e le loro bocche si sono incontrate. Con un mugolio di piacere Graziella ha infilato la lingua nella bocca di Cristina che ha risposto al bacio della mamma. La mano destra di Cristina è corsa ad accarezzare le tette della mamma e a stuzzicare i capezzoli che si erano induriti, poi è scesa con la bocca verso il seno e si è messa a leccarlo con tenerezza. La mano intanto era Adv scesa verso la figa. “Vuoi che continui io?” “Si, dai, fammi godere.” “Accendi la luce, voglio vederti.” Nel dire queste parole aveva gettato le coperte oltre il letto. Si è stesa tra le gambe della mamma ed è rimasta a guardarla per alcuni minuti. “Come sei bella, hai la figa tutta bagnata, ho voglia di leccarti, non l’ho mai fatto, è da tanto che lo desidero.” “Si dai leccami la figa, ti prego, fammi godere con la tua lingua.“ Cristina ha avvicinato il viso, ha annusato il profumo acre e pungente e, prima timidamente poi con sempre più convinzione, ha cominciato a leccare quella figa sugosa, ha raccolto e gustato tutto il sugo, poi si è dedicata al grilletto, lo succhiava, lo mordicchiava, lo titillava con la lingua. Era una sensazione inebriante, gli piaceva da matti. Intanto si sditalinava velocemente. “Mio dio che bello, mi piace, dai leccami, si così, sul grilletto, dai, ancora, mi fai godere, si, si, continua, così, godo, che bello, godo, godooo.” Graziella si agitava tutta, era percorsa da brividi su tutto il corpo, tremava e urlava il suo piacere. Anche Cristina godeva mugolando, la bocca sempre attaccata alla figa di sua mamma, continuava a leccare e a gustare i succhi che uscivano. Graziella teneva entrambe le mani sulla sua testa e la premeva contro la figa, stava per godere ancora, non aveva mai goduto così tanto in vita sua, era stupendo, meraviglioso, ecco, godeva ancora, ancora, ancora. “Ahh, godo, mio Dio, ti piscio in bocca, non riesco a trattenermi, si, si, ecco, vengo, vengo, vengooo.” Si era alzata sul busto e aveva tirato Cristina verso di se, le ha leccato il viso, bagnato dei suoi umori e ha baciato con foga sua figlia che l’aveva fatta godere così intensamente. Poi l’ha fatta stendere e ha tuffato il viso tra le gambe della ragazza leccandola con ingordigia e facendola godere tre volte di fila. Si sono abbracciate e baciate di nuovo, poi si sono stese di fianco una di fronte all’altra. Si stringevano le mani e si guardavano in silenzio. “E’ stato stupendo, non credevo fosse così bello, lo faremo ancora, vero mamma?” “Si lo faremo ancora, tutte le volte che vorrai, anche a me è piaciuto tantissimo.” Dopo un po’ si sono addormentate. Al mattino si sono svegliate ancora allacciate. Si sono baciate. “Profumi di figa, mi piace.” “Anche tu. Aspetta.” Cristina ha scoperto la mamma e con il viso è andata tra le sue gambe, Graziella si è infilata tra le gambe di Cristina e si sono scatenate in un 69 travolgente che le ha portate a godere ancora una volta. Purtroppo dovevano alzarsi, hanno fatto la doccia assieme, una rapida colazione e sono uscite di casa.Cristina per andare a scuola, Graziella al lavoro. Era stato l’inizio, da quel giorno ogni momento libero era buono per scatenare la loro libidine, magari solo un ditalino reciproco veloce, la sera poi si scatenavano e nei giorni festivi erano godimenti infiniti. Ho conosciuto Graziella alcuni anni dopo. Avevo 23 anni, mi ero laureato con lode e frequentavo un corso per un Master in Marketing. Graziella lavorava alla segretaria organizzativa. Mi è piaciuta subito, provavo nei suoi confronti una attrazione incredibile, mi era entrata nel cervello, dovevo farmela. Mi avevano detto che con lei non c’era speranza, nessun uomo nella sua vita, viveva solo per la figlia. Non mi sono arreso, non l’ho mai fatto in vita mia, e per me quella era diventata una sfida. Ho cominciato dimostrandole un interesse quasi figliare, tante premure e tante accortezze. Quando ho capito che le ero simpatico, ho cominciato a farle una corte molto discreta, sempre più spesso le mandavo dei fiori, in ufficio prima a casa poi. Mi ha rimproverato ma con il sorriso sulle labbra. Alla fine l’ho invitata a cena. Mi ha detto no alcune volte poi ha accettato. Abbiamo passato una serata molto bella, era allegra e felice. Abbiamo scherzato sul fatto che io potevo essere suo figlio. Mi ha parlato a lungo di sua figlia, sembrava più una innamorata che una mamma. Gli ho proposto di portare anche sua figlia alla prossima nostra cena. “Mah, vediamo.” La sua risposta. Ho conosciuto Cristina alla cena degli auguri di Natale organizzata dalla Scuola. Tutti gli allievi dovevano fare un breve discorso di auguri. Credo di essermi superato, è stato un successo strepitoso e sono stato osannato da tutti. Graziella mi ha fatto i complimenti e mi ha abbracciato. Anche Cristina si è complimentata con me. Cristina era molto fredda e seria, sembrava quasi che l’entusiasmo e la felicità della mamma le desse fastidio. Dopo molte insistenze alla fine ha accettato di ballare con me. Ballando ho cercato di parlare con lei, mi rispondeva con monosillabi, alla fine le ho detto chiaramente che non avevo alcuna intenzione di portarle via la mamma. Lei mi ha guardato fisso negli occhi. “Se la fai soffrire, ti ammazzo.” In quel momento ho capito tutto. Se volevo farmi la mamma mi dovevo fare anche la figlia. Non era certo un problema visto quanto era bella. Durante la sosta, dovuta alle festività sono andato in montagna, ad Ortisei, con alcuni amici. Ero in coppia con una ragazza bella ma non sufficientemente troia per i miei gusti, comunque ho sciato, scopato e mi sono rilassato. Sono rientrato a Milano dopo l’Epifania. Ho telefonato a Graziella per invitarla a cena con Cristina, ha tergiversato un po’ ma alla fine ha accettato, io comunque non ho insistito più di tanto. Avevo la macchina nuova, una BMW 2002 e sono passato a prenderle a casa loro. Avevo deciso di essere chiaro e durante la cena ho detto chiaramente che avevo voglia di fare sesso con Graziella. Ho specificato “sesso” non l’amore. Non mi interessavano coinvolgimenti sentimentali e non volevo fare soffrire nessuno, anzi volevo dare piacere. Cristina mi fulminava con gli occhi, la mamma un po’ meno. Certo non si aspettavano la mia chiarezza. Ho anche chiarito che tenevo alla loro amicizia che desideravo continuasse in ogni caso. Dopo un po’ di freddezza, anche per merito di Graziella, abbiamo parlato di altre cose e tra noi è tornata la serenità. Dopo cena le ho accompagnate a casa. Ho rivisto Graziella alla ripresa delle lezioni. Era allegra come sempre, mi ha salutato e mi ha abbracciato. “Dobbiamo parlare, pranziamo assieme?” Mi ha detto. “Certo, ne sarò felice.” Le ho risposto. Durante l’intervallo siamo usciti, abbiamo mangiato un panino veloce in un Bar pieno di gente e abbiamo fatto una passeggiata lontano da orecchie indiscrete. “Cristina ed io abbiamo un rapporto molto particolare, anche dal punto di vista sessuale, è ancora vergine e non ne vuol sapere di avere fidanzati. Non lo trovo giusto e da tempo insisto perché si trovi un ragazzo e che faccia l’amore con un uomo. L’ho convinta a provare con te, gli piaci, ma vuole che io sia presente. Che ne dici?” Ha fatto questo discorso velocemente, quasi senza tirare il fiato e senza guardarmi. Era imbarazzata e quando ha terminato ha tirato un grosso respiro di sollievo. L‘ho guardata negli occhi. “Va bene e mi fa piacere che tu sia presente. Vedrai non ci saranno problemi, non preoccuparti.” L’appuntamento era per la sera stessa, dopo cena. Sono arrivato alle 21.00, avevo con me una bottiglia di prosecco. Indossavano solo una camicia da notte leggera, trasparente che metteva in bella evidenza le grosse tette di Graziella con i capezzoli duri e le tette di Cristina un po’ più piccole ma sode, anche lei aveva i capezzoli duri. Altrettanto bene si vedeva il pelo che copriva le loro fighe. “Abbiamo pensato che non era il caso di perdere tempo.” Ha detto Graziella. Mi ha preso per mano e mi ha condotto nella camera da letto. Assieme mi hanno aiutato a spogliarmi, bastò poco. Avevo il cazzo duro come il ferro. Rimasero stupite. “Che bello, grosso, lungo, sarà bellissimo.” “Mamma , non credi che sia troppo grosso per la mia figa?” “Non temere vedrai entrerà senza problemi.” Mi sono steso sul letto, Graziella si è inginocchiata alla mia destra e con entrambe le mani mi ha preso il cazzo. Lo menava e mi accarezzava le palle, ha invitato Cristina a farlo anche lei. Inizialmente un po’ titubante ma poi sempre più decisa. Graziella ha avvicinato la bocca e ha cominciato a leccarlo tutto comprese le palle, poi l’ha preso in bocca e ha cominciato a succhiarlo. Anche Cristina si è unita alla mamma, si dividevano con sempre più ardore il mio cazzo, ogni tanto si baciavano, poi riprendevano. Si sono divertite per un po’ poi Graziella ha preso un tubetto di crema e lo ha spalmato in abbondanza sul cazzo, ha invitato Cristina a sdraiarsi e ad aprire le gambe, prima le ha leccato la figa per un po’ poi ha spalmato abbondante crema. Ha voluto che fosse Cristina a stendersi su di me ed è stata Graziella a guidare il cazzo nella figa della figlia. L’ha invitata ad abbassarsi piano ma con decisione. Il cazzo ha trovato un po’ di resistenza e Cristina si è fermata. “Non temere, dai, spingi forte.” Il cazzo è entrato con un grugnito di Cristina. Ormai era fatta e ha continuato a impalarsi sino a quando la cappella non ha incontrato il collo dell’utero. Si è fermata, ha guardato la mamma. “Baciami mamma, ti prego.” Piano, piano ha cominciato a muoversi, prima lentamente e poi sempre più velocemente. “Lo sento, mi riempie tutta, mi brucia un po’ ma mi piace, si, mi piace, oh mio Dio come mi piace, mi fa godere, si, si, sto godendo, ecco godo, godo, godoooo.” Si è stesa su di me e mi ha baciato con voracità e intanto continuava ad impalarsi sempre più velocemente. Ora anch’io mi muovevo e seguivo i suoi movimenti, dopo poco arrivò al secondo orgasmo. “Si, godo ancora, è ancora più bello, si bello, ecco, ecco, godooooo.” Si è bloccata e ha incominciato a tremare, la sua figa era un lago e spruzzi di pipì mi hanno colpito il cazzo e sono scesi a bagnare le lenzuola. Si è sfilata il cazzo e si è stesa al mio fianco, le gambe spalancate si teneva la figa stretta tra le mani, tremava tutta. Graziella ha scostato le mani della figlia, la figa era fradicia, il poco sangue che era uscito era mescolato agli umori ed era diventato rosa pallido, Graziella ha appoggiato la sua bocca e ha cominciato a leccarla con sempre più ingordigia; dopo poco è arrivato il terzo orgasmo che ha lasciato Cristina quasi immobile, con il respiro pesante, spossata. Graziella si è girata verso di me, ha guardato il mio cazzo che svettava duro come il ferro. “Ti va di scopare anche me?” Non aspettavo altro. L’ho fatta stendere e sono salito su di lei, ha guidato con le sue mani il cazzo nella figa. “Fai piano, fammelo sentire bene tutto.” Sono entrato trovando poca resistenza, era fradicia, ho cominciato a scoparla piano piano per poi accelerare sempre di più, lei rispondeva ad ogni mio colpo venendomi incontro, siamo andati avanti per un po’ di tempo, al nostro fianco Cristina si era ripresa e ci guardava masturbandosi, Quando Graziella è arrivata all’orgasmo è come esplosa , si agitava, tremava urlava, dalla figa usciva una gran quantità di sugo, io continuavo a scoparla velocemente, anch’io avevo voglia di godere. Ho sfilato il cazzo e sono esploso il una gran sborrata. Schizzi lunghi di sborra si sono abbattuti sulla sua pancia sul seno sulla faccia i capelli oltre la testa. Lei la raccoglieva e se la portava alla bocca, cercava di raccoglierne il impossibile, le piaceva. Cristina, vedendo la mamma si è messa a leccare dal corpo la sborra, anche lei, dopo un po’ di titubanza, raccoglieva con ingordigia quanto più poteva, arrivata alla bocca di Graziella si sono scatenate in un bacio furioso. A vedere quella scena il mio cazzo che stava perdendo vigore è tornato ancora duro, mi sono messo dietro a Cristina e l’ho infilato nella sua figa. Intanto Cristina è scesa con la bocca alla figa di sua madre e si è messa a leccarla con ingordigia. Graziella si è sistemata sotto la figlia nella posizione del 69, ogni tanto sfilava il cazzo dalla figa di Cristina e lo succhiava, poi lo rimetteva al suo posto. Cristina ha avuto due orgasmi così come sua madre, io ho sborrato nella bocca di Graziella che ha diviso la sborra con Cristina che si era girata. Eravamo sfatti, ci siamo stesi sul letto, le due donne ai miei fianchi. Cristina era entusiasta, non aveva mai pensato che fosse così bello scopare con un uomo, Graziella gli ha spiegato che non tutti gli uomini erano come me e prima di sposarsi doveva provarlo bene il suo futuro marito. Dopo quel primo incontro ci siamo incontrati con regolarità diverse volte. Terminato il master ho dovuto cambiare i miei programmi, anziché il lavoro a Londra sono dovuto partire per il servizio militare. Aosta, Scuola Militare Alpina, corso Allievi Ufficiali di Complemento. Sei mesi ad Aosta, tre mesi a Brunico, sei mesi a Bolzano. Duri, intensi, sempre su e giù dalle montagne, con pochi momenti liberi ma sufficienti per vivere belle esperienze e conoscere nuove donne. Meglio se belle ma, in quel periodo non andavo tanto per il sottile, mi ricordo ancora una donna che ho incontrato in una malga nell‘alta Val Marebbe, non era bella, non era giovane, non era pulitissima ma era una gran troia. Appendice: Cristina ha sposato un medico che a letto ci sa fare, ha avuto 4 figli ed è molto felice. Graziella, rimasta vedova, ha sposato un pezzo grosso delle Ferrovie dello Stato in pensione, ha 15 anni più di lei e a letto non è un gran che ma si arrangia benissimo da sola, in compenso può soddisfare un desiderio che aveva sempre avuto: girare il Mondo, sono sempre in viaggio, anche lei è molto felice…

Ultime ricerche