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leccami la figa

Mia moglie al lavoro


Eccomi ancora con un racconto erotico su mia moglie, spero vi piaccia e che commentiate o anche mi contattiate in privato.
Buona lettura.

Mia moglie lavora nell’ufficio di un ipermercato, quindi a volte capita che lavori fino a tardi la sera.
Un giorno di questi, ho visto che usciva con la gonna della divisa, lunga fino al ginocchio ma non la mette quasi mai. Forse per questo, decido di andare a trovarla in ufficio sul tardi.
Entro e salgo negli uffici, praticamente deserti vista l’ora e mi dirigo verso il suo ufficio, c’è la porta socchiusa e sento la sua voce provenire dall’interno, insieme ad un’altra voce maschile. Mi fermo davanti alla porta ad ascoltare e mi sembra che parlino di lavoro. Sbircio dall’apertura della porta e vedo mia moglie seduta alla sua scrivania e di fronte a lei c’è un suo collega; però la gonna di mia moglie si è alzata, lascia scoperte le cosce e si vede il bordo delle calze autoreggenti… non so perchè inizio ad eccitarmi, e decido di aspettare e vedere cosa succede. Lei chiama il collega, dicendogli che gli deve far vedere una cosa sul pc. Lui si alza e va verso di lei, nota subito la gonna e il lembo di pelle che esce da sotto e sento che dice:
– cosa stai facendo?? – 
– non ti preoccupare, voglio solo divertirmi…-

– ma sei sposata…. E ci possono sentire… non possiamo…-
E lei, tastandogli con una mano il pacco…
– lui non la pensa così! –
Lo tira a sé, gli slaccia cintura e pantaloni e glielo tira fuori dalle mutande.
– mmmhhhh hai proprio un bel cazzo, fammelo assaggiare –
e inizia a leccargli la punta…a questo punto il suo collega perde ogni remora e la incita…
– aaahhh sììììì, come lo lecchi bene cazzo, dai continua –
E con la mano accompagna il movimento della testa. Lei succhia e lo prende tutto in bocca fino alle palle, con la bocca ci sa proprio fare e lui apprezza il lavoro, tastandole le tette attraverso la camicetta quasi completamente aperta.
Io assisto allo spettacolo con un misto di rabbia ed eccitazione, ho l’uccello duro e me lo tiro fuori.
Lei si stacca dall’uccello del collega, che ormai è diventato di marmo e si siede sulla scrivania, allarga le gambe e gli dice:
– dai, adesso leccami la figa che ho voglia… – 
Lui non se lo fa ripetere, le sfila la gonna che ormai era salita fino in vita e le mutandine nere, le allarga ben bene le gambe e si tuffa a leccarle la figa pelosa, non vedo bene cosa fa ma sento mia moglie gemere e incitarlo…
– sììììì daiiiii, continuaaaaa, aahhh che bellooooooo, non ti fermareeeeeee ahhhhhhhhh –
Ha le gambe apertissime e si tocca le tette mentre lui la lecca avidamente, vedo che usa anche le mani per farla godere di più. Intanto io continuo a segarmi, la scena di mia moglie leccata me lo ha fatto diventare di marmo!
Ad un certo punto lei dice:
– adesso scopami! Scopami, voglio sentirlo dentro, dai!-
– sì troia, adesso ti scopo e vedrai come godi! – 
– sì dai, scopami come una troia, fammi godere come una vacca!-
E glielo infila dentro la figa in un colpo solo, tanto deve essere bagnata…
– ahhhhhh sììììì cazzo che bellooooo, dai scopamiiiiiii – 
– sìììììì troia, prendi il cazzo, ti piace eh… – 
– sììììì mi piace, daiiiiii daiiiiiiiii – 
La scopa forte, le dà colpi che le fanno ballonzolare le tette e le tiene le gambe apertissime.
Preso dalla foga della scena, urto la porta che si apre con un cigolio. Mi sentono e si voltano…
– cazzo, tuo marito! – 
Ed esce dalla sua figa, balbettando qualche scusa. Lei fa lo stesso, si cerca di scusare in qualche modo…
– caro, no, è che, scusami non volevo… – 
Io mi avvicino con ancora l’uccello in mano
– ah sì, non volevi? Neanche quando glielo hai succhiato? Neanche quando ti sei fatta leccare e scopare come una troia? Se è questo che vuoi, lo avrai….-
– no, non volevo, scusami….-
– non mi interessa, volevi scoparlo e adesso lo scopi. Tu, continua a scoparla!-
E lui 
– ma io….. non so –
– ti ho detto di scoparla! Lo stavi già facendo no? Continua a scoparla, questa troia! – 
Lui è un po’ titubante, non si aspettava questa mia reazione ma alla fine ricomincia a scoparle la figa.
– ti piace, eh, troia, farti scopare da lui, eh? – 
– no, non voglio….-
– non me ne frega un cazzo, adesso ti fai scopare come una troia mentre me lo succhi! Dai, succhiamelo! – 
E le metto l’uccello vicino alle labbra
– dai, succhialo ho detto! Prendilo e succhiamelo! – 
Lei, ormai succube, me lo prende in bocca e inizia a succhiarmelo.
– ahhh brava, succhialo per bene mentre ti scopa. E tu, scopala più forte, vedi come le piace? Dai! –
Inizio a scoparle la bocca mentre lui le scopa la figa, glielo infilo fino in gola e lei succhia, incavando le guance da brava pompinara.
– cazzo lo succhi meglio mentre ti scopa, bravaaaaaa ahhhhh – 
Dopo un po’ di questo lavoro, decido di farle cambiare posizione.
– adesso esci, che la mettiamo a pecora, vedrai che bello…. Dai, girati a 90! – 
La faccio scendere dalla scrivania, ha lo sguardo sconvolto dagli orgasmi, si mette in piedi a 90 gradi con le mani appoggiate alla scrivania e sporge il culo in fuori, verso il cazzo del collega.
– dai, cosa aspetti, mettiglielo dentro, non vedi come lo vuole la troia? Guarda che bello spettacolo, dai scopala! –
Lui glielo infila nella figa e inizia a pomparla, io mi rimetto davanti a lei e le offro il cazzo da succhiare.
– dai continua a succhiarmelo mentre ti scopa, che ti piace… –
– aaahhh sììì, che bello, scopamiiii mmmmmmhhhhhhh-
E riprende a succhiarmi il cazzo avidamente, io le scopo la bocca e il collega le scopa la figa tra gemiti e sospiri.
Ma voglio anch’io la mia parte di figa…
– adesso esci che la voglio scopare io, tu fattelo succhiare, vedrai com’è meglio mentre la scopo –
Lui esce e ci scambiamo le posizioni.
– cazzo come ce l’hai larga a bagnata, ti è piaciuto farti scopare eh? Adesso ti scopo per bene anch’io, ti scopo come una vacca… –
– sììì scopami, scopami forte, sono la tua vacca, daiiiiiii –
E inizia a succhiargli il cazzo mentre la scopo a pecora con foga, le faccio sbattere le palle sul culo da tanto affondo, lei è squassata dai colpi e rischia di perdere il controllo del cazzo che ha in bocca, ma da brava pompinara non se lo fa scappare.
– ahhhhh hai ragioneeee, mentre scopa lo succhia meglio, cazzo che pompaaaaaa –
Continuiamo così, lei scopata in bocca e in figa e noi ormai vicini all’orgasmo.
– cazzo sto per venireeeeee –
– anch’ioooooo –
Esco da lei e la faccio inginocchiare davanti a noi.
– adesso ti riempiamo di sborraaaaa, daiii succhiaaaaa che vengooooooo –
– ahhhhh vengo anch’ioooooo sìììììì – 
Lei è inginocchiata e mentre succhia un cazzo smanetta l’altro, si alterna tra uno e l’altro e in poco tempo veniamo tutti e due, inondandole la bocca e la faccia di sborra calda.
– cazzo che sborrata! Sei proprio una vacca…. E la prossima volta che vuoi farti scopare, non farlo senza di me, altrimenti…. –

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Festa di compleanno


Ecco un altro racconto erotico con protagonista mia moglie.
Ovviamente se volete commentare, siete liberi di dire qualsiasi cosa, in pubblico od in privato come preferite ๐Ÿ™‚
Per il compleanno di mia moglie organizzo una festa un pochino particolare. Portiamo i bimbi a dormire dai nonni e prenoto in un bel ristorante e anche in un motel per il dopocena. La cena va benissimo, si mangia bene e lei è vestita sexy, con calze velate nere, scarpe con tacco e un abitino aderente. Finita la cena, le dico che ho una sorpresa per lei e mi dirigo al motel, lei è stupita visto che abbiamo la casa libera ma le dico che così staremo più tranquilli e che ho altre sorprese per lei. In camera ho fatto portare una bottiglia di champagne che stappo subito, brindiamo e lei è già un pochino brilla anche per la cena. L’atmosfera si scalda e finiamo a letto, la spoglio e inizio a slinguarla per bene, si sta eccitando parecchio, scendo a leccarle la figa, gliela apro e lecco le labbra, le succhio il clito mentre la penetro con un dito e poi con due. È bella bagnata e geme di piacere, salgo allora a farmelo succhiare, cosa che fa subito e con foga. 

E qui entra in gioco la prima sorpresa, ad un mio cenno entra nella stanza Rebecca che era nascosta in bagno. È una ragazza che ho conosciuto, bionda e con un corpo da urlo. Entra nella stanza senza far rumore, mia moglie non si accorge di nulla presa com’è dal succhiarmi il cazzo, Rebecca si mette tra la sue gambe ed inizia a leccarla. Mia moglie Paola. lancia un urlo di sorpresa e spaventata dice:

Paola – chi è questa? Cosa fa qui? VAI VIA!

Io la calmo, dicendole che è qui per lei, per farle piacere per la sua festa e che se non vuole la mandiamo via subito. Inizialmente mi dice di mandarla via, ma complice il vino che fa effetto, io che la coccolo e le massaggio la figa, piano piano si lascia andare. Me lo riprende in bocca e io intanto le massaggio la figa, poi Rebecca si sostituisce a me. Paola ha ancora un sussulto, è la prima volta che una donna la tocca e soprattutto è la prima volta che qualcuno partecipa alle nostre scopate, però la lascia fare. Rebecca inizia a toccarle la figa, poi la lecca piano piano e sento da come me lo succhia che le piace il servizio che le sta facendo. Rebecca ci sa proprio fare, Paola è eccitata e bagnata come non l’ho mai vista e me lo succhia da ingorda, lo prende tutto in bocca fino alle palle e intanto me le massaggia mentre geme per i colpi di lingua e di dita di Rebecca finchè ha un orgasmo potente che la scuote tutta. Poi mi chiede di scoparla, allora mi posiziono tra le sue gambe e la penetro con estrema facilità, è bella bagnata dei suoi umori e della saliva di Rebecca. che intanto si è messa di fianco a lei e inizia a palparle le tette che ballonzolano, poi scende a masturbarle il clitoride mentre io continuo a scoparla. Un cenno di intesa tra me e Rebecca e lei fa entrare il suo ragazzo Dani, nascosto anche lui in bagno prima del nostro arrivo.

Paola lo vede e protesta debolmente, Rebecca le dice di stare tranquilla che è il suo ragazzo e che si mette sul divano e che guarderà solo, se lei vorrà. Paola accetta, complice il fatto che la sto scopando di brutto e Rebecca non ha smesso un attimo di masturbarla…

Dani si siede sulla poltroncina della camera, è nudo e col cazzo bene in tiro, e si masturba mentre ci guarda, Rebecca inizia a dire a Paola:

Rebecca: – guarda che bel cazzo che ha, è proprio eccitato a vederti, lo fai arrapare di brutto! Gli piaci proprio… lo vuoi toccare? –

Paola: – no…. Non so…. Amore… –

Io: – amore, se vuoi lo puoi toccare, è qui per te… solo se vuoi…-

E continuo a scoparle la figa, ormai letteralmente un lago.

Rebecca: – dai prova a toccarlo, solo per sentire com’è bello duro… –

E invita Dani ad avvicinarsi, lui si alza e si posiziona in ginocchio vicino a mia moglie col cazzo bello dritto, Rebecca glielo prende in mano e lo masturba un pochino, poi prende la mano di Paola e gliela appoggia sul cazzo…

Rebecca: – senti com’è duro? È duro per te, lo hai fatto eccitare tantissimo, guardalo… –

E inizia a segarlo accompagnando la mano di mia moglie, che inizialmente è guidata da lei ma poi inizia a fare da sola… lo mena lentamente e lo massaggia lungo tutta l’asta, su e giù mentre Rebecca si dedica a leccarle le tette. E’ una scena arrapantissima per me, che infatti le scopo la figa ancora più forte!

Rebecca : – dai assaggialo, prova a leccarlo, è buono sai? –

Mia moglie è ancora un pochino restia, ma Rebecca le porta il cazzo di Dani vicino alla bocca e io stesso le dico…

Io: – dai amore, leccaglielo, vedi com’è duro tutto per te? Dai, succhiaglielo –

Paola lo porta alle labbra e inizia a leccargli la punta, lentamente la lecca tutta e intanto Rebecca, visto che è riuscita nel suo intento, scende a leccarle la figa mentre io continuo a scoparla.

Paola continua il pompino e lo prende bene in bocca, ormai è partita a succhiarlo e lo fa veramente bene, scossa da fremiti ad ogni mio colpo e anche Dani prende il ritmo ed inizia a scoparle la bocca.

Dani: – ahhhh come succhi bene, sei proprio brava a succhiare il cazzo, dai prendilo tutto… –

Paola lo ingoia tutto fino alle palle e lo lavora bene con la lingua, Dani è veramente eccitato

Dani:- cazzo che pompinara che sei, ti piace proprio il cazzo, eh… –

Rebecca intanto lecca la sua figa e il mio cazzo quando esce, anzi me lo tira fuori dalla figa per leccarmelo e poi rimetterglielo dentro. E’ una cosa fantastica e ormai sono al limite, non resisto più e glielo dico.

Io: – Amore vengo vengoooooooooooooooooo ahhhhhhhhhhhhhhhh –

E le riempio la figa di sborra bella calda, viene anche lei e gode col cazzo di Dani in bocca, mentre Rebecca la continua a leccare e le pulisce la figa bella piena.

Dani vuole la sua parte e me lo dice…

Dani: – posso scoparla? Voglio assaggiare la sua figa pelosa… –

Io : – se lei vuole… –

Mia moglie ormai è eccitatissima e ha perso ogni inibizione, dopo essere stata scopata da me, leccata da un’altra donna e aver fatto un pompino ad un altro uomo…

Paola: – sì, lo voglio, lo voglio dentro! Dai scopami! –

Dani: – eccotelo tutto, bella porcona! –

Dani si posiziona tra le sue gambe e glielo infila dentro in un colpo solo, la sua figa è un lago di umori, di saliva e di sborra…

Dani: – cazzo che bella figa, bella bagnata ma ancora stretta al punto giusto… lo senti il mio cazzo, eh, lo senti? –

Paola: – sììììì è belloooooo –

Io: – ti piace il suo cazzo, amore? Ti piace come ti scopa, vero? –

Paola: – è bello, è diverso dal tuo ma è belloooooooo aaaaaahhhhhhhhhhhhhh –

Dani inizia a pomparla con foga, io mi metto di fianco a lei e le metto il cazzo vicino alla bocca, lei presa dall’eccitazione inizia a leccarmelo e succhiarmelo come mai aveva fatto, Rebecca è dall’altra parte che le lecca i capezzoli che sono duri come il marmo e le masturba il clito.

Io: – cazzo amore come succhi bene mentre ti scopaaaaaaa dai Dani falla godere, scopala più forte! –

Dani: – eccotelo tutto, bella porca, prendilo tutto il mio cazzo! Ti piace come ti scopo, eh ti piace? –

Paola col mio cazzo in bocca non riesce a parlare ma i suoi gemiti spiegano tutto. Intanto il mio uccello è tornato durissimo, sia per il lavoro di bocca che per la scena di mia moglie scopata da un altro, che la sta facendo proprio godere, le scopa forte la figa e le tiene le gambe belle aperte così si vede bene il suo cazzo entrare ed uscire dalla figa.

Io: – adesso cambiamo posizione, mettiti a pecorina, vedrai che bello così –

Paola completamente infoiata si gira carponi col culo in fuori davanti al cazzo di Dani che non perde tempo e la infilza subito con la sua verga.

Paola: – aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh che bello cosììììì, lo sentoooooooo –

Dani: – come ce l’hai stretta così, è bellissimo scoparti cosìììììì –

E inizia a stantuffarle la figa, entrando in lei fino a sbattere con le palle sulle sue chiappe.

Intanto ho messo Rebecca sdraiata a gambe larghe davanti a Paola…

Io: – dai amore, leccale la figa, dai! Guarda che belle senza peli, leccagliela, deve essere buona…–

Mia moglie non l’aveva mai fatto prima, ma ormai siamo tutti eccitatissimi…

E inizia a leccare, prima piano piano sulle labbra, ma con Dani che la scopa da dietro sempre più forte (si sta eccitando anche lui alla vista), passa subito a leccargliela tutta con foga.

Rebecca: – sìììììì che belloooooooo, cazzo che brava, sììììììì leccamiiiiiii porcaaaaaaaa –

Io mi metto di fianco a Rebecca che subito mi prende l’uccello e se lo infila in bocca, eccitata anche lei dal lavoro di bocca di mia moglie.

Io: – aaahhhhh brava, anche tu succhi bene, siete proprio due vacche pompinare! Ti piace come ti lecca, eh? –

Rebecca:- mmmmhhhh è brava, non sembra essere la prima volta ahhhhhhhhh –

La scena è fantastica, Dani che scopa mia moglie a pecorina, la quale lecca la figa di Rebecca che mi spompina! Roba da urlo!

Rebecca: – voglio anch’io il cazzo dentro, dai scopami, scopami subito! –

Mi posiziono tra le sue gambe, glielo metto dentro e inizio a scoparla con mia moglie che ci guarda arrapata.

Rebecca: – cazzo sìììììì che bellooooo dai dai scopami –

Poi rivolta a mia moglie

Rebecca: – guarda il tuo uomo come mi scopa bene, ha proprio un gran bel cazzo! –

E inizia a baciarla, Paola non oppone grande resistenza e anzi ricambia, le due vacche stanno slinguando mentre le scopiamo!

Faccio mettere anche Rebecca a pecorina e do il cambio a Dani nella figa di mia moglie, glielo infilo dentro e inizio a scoparla mentre Dani si accomoda nella figa di Rebecca e la inizia a stantuffare con forza. Le due vacche godono del trattamento, spingono tutte e due il culo indietro per prenderlo più a fondo, e noi arriviamo sempre a sbattere sui loro culetti. Rebecca non perde l’occasione per slinguare ancora mia moglie, che accetta di buon grado il trattamento. Non è mai stata così porca e io sono eccitato all’inverosimile, ho il cazzo durissimo e la scopo con forza…

Io: – sei proprio una porca, amore, cazzo come mi piace! –

Io e Dani ci scambiamo ancora di posizione mentre le due vacche non smettono di slinguare, riprendiamo subito a scoparle e io assaggio la figa rasata di Rebecca a pecorina. E’ bellissimo scoparla da dietro, col suo culetto in primo piano e lo stesso fa Dani con mia moglie.

Dani non resiste più, lui non è ancora venuto ed è davvero al limite.

Dani: – sto per venireeeeeee –

Io: – vienile sulla pancia, sulla pancia dai –

Esce da mia moglie, che si gira e Dani le viene con potenti getti sulla sua pancia e sulle tette. Esco da Rebecca che si mette subito a leccare la sborra da mia moglie e la pulisce bene, io intanto decido di scoparla ancora, mi metto tra le sue gambe e glielo infilo, è più larga per tutti colpi che ha preso ma me la godo bene ancora.

Io: – ti è piaciuto eh, amore? Hai goduto vero? –

Paola: – sììììì è bellissimo, mi state facendo impazzireeeeeee ahhhhhhhhh –

Continuo a scoparla con colpi profondi, è bella larga e bagnatissima. Rebecca intanto sta succhiando il cazzo di Dani per farlo tornare duro, e mentre lo fa si mette in ginocchio con la figa sulla bocca di mia moglie, che inizia a leccargliela ancora…. Ormai non ha più freni, io mi godo la scena di mia moglie che lecca la figa e il panorama del culo di Rebecca che si muove al ritmo delle slinguate di Paola.

Con una scena simile, Dani torna in forma in fretta…

Dani: – vieni Rebecca che adesso ti faccio il culetto! –

Rebecca: – eccomi, non chiedo altro, scopami il culo che ho proprio voglia! –

Dani si sdraia e Rebecca si mette di schiena a lui e si impala sul suo cazzo, inizia a muoversi e a godere subito, è eccitatissima e non le fa male. Io continuo a scopare Paola e le dico.

Io: – guarda che bello, come lo prende bene nel culo, guarda come gode! –

Rebecca: – è bellissimooooooo ahhhhhh aahhhhhh ahhhhhhh sto godendoooooo lo voglio anche davantiiiii scopamiiiiiii –

Mia moglie è eccitatissima dalla scena….

Paola: – dai , vai e scopala quella vacca, scopala! –

Non me lo faccio ripetere, esco da lei e mi metto davanti alla figa di Rebecca.

Rebecca: – sìììììì cazzooooo daiiiiii –

Glielo metto dentro con un pochino di difficoltà, ha la figa stretta per il cazzo di Dani nel culo, ma riesco a metterglielo tutto dentro e inizio a scoparla

Io: – ahhhh come sei stretta! Ti piace avere due cazzi dentro eh, vacca? Godi godi dai! –

Rebecca: – sìììììììì due cazzi veri non li avevo mai provatiiiiiiiii aahhhhhhhhhhhhh –

Paola intanto si è messa vicino a Rebecca, le prende i capelli e le dice.

Paola: – dai godi, godi! –

E le infila la lingua in bocca.

Io a questa vista infilo subito un dito nella figa di mia moglie, che mugola il suo gradimento, allora aggiungo un altro dito e poi due, la masturbo con 3 dita nella figa mentre sligua con Rebecca.

Dani: – cazzo che vacche che siete tutte e dueeeeeee, Rebecca sei strettaaaaaaa aahhhhhhh –

Rebecca: –  aahhhhhhhhhh  sfondatemi daiiiiiiiii –

Continuiamo a scoparla insieme e dopo che lei è venuta due volte dice…

Rebecca: – scopate lei, fatela godere ancora, è la sua festa….. –

Mi sdraio e dico a mia moglie di salirmi sopra, voglio riposarmi dopo la scopata a Rebecca e mi faccio cavalcare, lei subito se lo infila dentro e inizia a muoversi mentre le tocco le tette e il clito, Rebecca si mette dietro di lei e le lecca il culo, la figa e le mie palle mentre Dani coglie l’occasione per farselo succhiare ancora da mia moglie, cosa che lei fa subito e con maestria, è scossa da continui tremori per i colpi che le do alla figa, le slinguate di Rebecca e le leccate al cazzo di Dani.

Io e lui siamo al limite e lo diciamo, Rebecca ci dice di resistere, fa alzare Paola dal mio cazzo e la fa inginocchiare vicino a lei, io mi alzo e mi metto vicino a Dani davanti alle due vacche che aspettano un’altra razione di sborra.

Succhiano i nostri cazzi, mia moglie è davanti a Dani e Rebecca davanti a me, ce li succhiano anche insieme, due lingue sullo stesso cazzo sono fantastiche, quando sono di due brave pompinare poi è anche meglio!

Non resisto più e vengo con getti di sborra sulle facce delle due porcelle, le riempio di sborra e poi tocca a Dani venire, lo fa anche lui sulle loro facce che sono tutte sporche della nostra sborra. Rebecca si mette a leccare la faccia di mia moglie per pulirla, senza farsi mancare una slinguata… e in questo modo le passa in bocca un po’ della nostra sborra. Poi si mettono tutte e due a pulirci gli uccelli, Rebecca il mio e Paola quello di Dani… che belle porche che sono! E che bella festa di compleanno…

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MAMMA E FIGLIA

Erano le 16:30 di un normale venerdì pomeriggio, Monica riordinò in fretta e furia la sua scrivania, si infilò il lungo piumino grigio e si diresse verso la porta d’uscita salutando tutti i presenti dopo una lunga e stressante giornata in ufficio. La sua stanchezza era ancora più accentuata dal fatto che questo era l’ultimo giorno lavorativo della settimana, ma per fortuna il suo turno era finito un po’ in anticipo e per strada non si era imbattuta nel gran traffico del fine settimana riuscendo persino a passare al supermercato e ha fare un po’ di spesa. Era provata ma contenta, in vista del weekend che l’aspettava, finalmente avrebbe potuto rilassarsi come più le piaceva. Parcheggiò distrattamente la macchina e caricatasi di buste e pacchettini si diresse verso la porta di casa. Trafficò un pò per riuscire ad aprire la porta e poi finalmente varcò l’uscio ritrovandosi tra quelle tanto amate mura casalinghe. – Katia… Katiaaa! Tesoro, sono io… sono arrivata! – Esclamò ad alta voce Monica rivolgendosi alla figlia, poi si diresse verso la cucina e poggiò le buste della spesa sul tavolo, quindi si trasferì nella sua camera da letto per mettersi un po’ in libertà. Gettò la borsetta e il piumino sul letto, poi si sedette sul bordo del materasso e sbuffando si sfilò le scarpe; Monica adorava le scarpe con il tacco alto perché mettevano in evidenza ancora di più la bellezza delle sue gambe e le donavano una linea armoniosa e snella, solo che portarle tutte quelle ore era tutt’altro che comodo ed era un vero sollievo toglierle una volta arrivata a casa. Ma non erano solo le gambe che, in Monica, i colleghi d’ufficio apprezzavano; di lei piaceva tutto. Nonostante i suoi quasi 40 anni Monica era una donna bellissima, alta, mora, con i capelli lunghi, un pò mossi e due profondi e grandi occhi color nocciola, un fisico snello, asciutto, con dei lineamenti invidiabili, costruito da un costante allenamento in palestra frequentando corsi di aerobica e a casa da autodidatta, un sedere da fare invidia ad una ventenne e un qualcosa di veramente insolito per una donna così magra, un seno abbondante e prosperoso che più volte l’aveva imbarazzata attirando troppo su di se lo sguardo degli uomini. – Allora, amore… non mi rispondi ? Ti è passata la febbre, eh? – Continuò a chiedere Monica dalla sua stanza mentre togliendosi la giacca e la camicia si infilava un morbido maglione a collo alto e delle calde e buffe pantofole a forma di leone. Non ricevendo alcuna risposta dalla figlia, Monica si diresse in camera sua, bussò alla porta ed entrò. Katia se ne stava sul letto a pancia in giù, con indosso solo dell’allegra e sbarazzina biancheria intima e con le cuffie alle orecchie, era impegnatissima nel leggere una riviste per teenagers e non si accorse minimamente dell’ingresso della madre nella sua stanza. – Katiaaa! – Urlò allora Monica e aggiunse – Ma ti sei impazzita ? – Sentendo l’urlo della madre Katia si girò di scatto, quasi impaurita, tanto che il walkman che teneva sul comodino cadde in terra. – Mammaaa…ma che sei matta! Mi vuoi far prendere un colpo? – Quasi le gridò la figlia con il cuore che le batteva a 100 all’ora – Scusami ciccia… ma tu non mi rispondevi; e sfido io con quell’affare sulle orecchie. E poi scusa Katia, stai male e ti metti così scoperta, ma dico io…! – Puntualizzò la madre – Si… ma cavolo mamma, la prossima volta avverti e poi sto benissimo, la febbre è da questa mattina che non ce l’ho più, l’unica cosa e che faccio un po’ di fatica a respirare, mi sento tutta un po’ tappata – Rispose Katia ripresasi dallo spavento – Ho capito Katia, ma anche se non hai la febbre non mi sembra il caso di stare così, dai forza infilati sotto le coperte che adesso vado a preparare la cena e dopo ti faccio un bel massaggio con la crema balsamica, ok! – Gli ordinò Monica. – Che pizza che sei mamma, e mica sono più una ragazzina, no! – Borbottò Katia mentre si rimboccava le coperte. – Ah, no! Perché secondo te a poco più di 15 anni una che cos’è, un vecchia? – Rispose con ironia la madre – No, non sono vecchia… però ormai sono grande, non mi devi trattare come una bambina! – Sottolineò Katia – O perbacco, non me ne ero accorta! Allora signora, mi dica… gradisce una minestrina questa sera? – Chiese divertita Monica – Si… si, ma mi raccomando, bella saporita – Specificò Katia sorridendo. Monica si lascio alle spalle uno squillante “OK” e sorridendo si diresse in cucina per preparare la cena. Mentre era sui fornelli squillò il telefono, Monica afferrò il cordless e rispose; era Fabio, suo marito, che l’avvertiva che il viaggio era andato bene, che stava uscendo dall’aeroporto proprio in quel momento e che il tempo non era un gran che. Poi frettolosamente la salutò mandandogli un bacio e ricordandogli che sarebbe tornato Domenica sera sul tardi. Terminata la conversazione Monica riprese a cucinare preparando poi le pietanze sul vassoio e portandole alla figlia. – Ecco qua, Katia! Ha telefonato papà, ti saluta! Mi raccomando mangia tutto che dopo vengo a portare via il vassoio e ti faccio un bel massaggio – Si raccomandò Monica – Ho una fame! Che odorino…mi fa venire ancora più fame!- Rispose Katia mentre afferrava il vassoio Monica aggiustò il vassoio sul letto della figlia, si raccomandò ancora un paio di volte e poi tornò in cucina dove, acceso il televisore, si apprestò a consumare la cena. Terminato il pasto Monica tornò nuovamente in camera della figlia, riprese il vassoio facendo i complimenti alla figlia per aver mangiato tutto e ritornò in cucina per riassettarla e lavare i piatti . Seguì distrattamente un film mentre sbrigava le sue faccende, poi si sedette un attimo per fumarsi una sigaretta e rilassarsi poi verso le dieci andò in bagno a prendere la crema e tornò nuovamente in camera della figlia. Entrò nella stanza mentre Katia era intenta a seguire un film, accese la fioca lampada del comodino e si sedette sul bordo del materasso. – Allora signorina, lo facciamo questo massaggio? – Chiese Monica La figlia si limitò a mugolare qualcosa mentre guardava la tv e fece un cenno di assenso con la testa. Monica si alzò dal materasso e tirò giù le coperte che avvolgevano la figlia arrotolandole in fondo al letto, poi aprì il vasetto di crema e con la mano destra ne prese un bel po’ raccogliendola su due dita, quindi portò la sua mano sinistra all’altezza del reggiseno di cotone grigio della figlia iniziando a sbottonare i due bottoni posti sul davanti. – Questo però lo togliamo… eh? – Sottolineò Monica Katia si limitò a rispondere nuovamente come prima. Aperto l’ultimo bottone, Monica scostò il reggipetto liberando un piccolo ma ben fatto seno, piuttosto sviluppato per una ragazzina di quella età, due rotonde e sode mammelle caratterizzate da una leggera forma a punta tipica delle adolescenti e che, viste in quella posizione, sembravano sfidare la forza di gravità. Non che Monica non sapesse come era fatta sua figlia, l’aveva visto crescere giorno per giorno e trasformare via, via il suo giovane corpo ma la vista di quel seno così sviluppato l’aveva un po’ meravigliata, anzi in verità non se lo aspettava per niente e a vederlo non sembrava proprio il seno di una futura sedicenne ma bensì quello di una ragazza ben più matura. Poi abbassò lo sguardo sul suo petto, pensò che in fondo era sua figlia e vista la prosperosa misura che era stata concessa alla madre non si preoccupò più di tanto, accostò la mano destra al centro dei seni della figlia ed iniziò a spalmare la crema. In pochi secondi la crema perse consistenza, sciogliendosi completamente a contatto della calda pelle di Katia e diventando così un vero e proprio unguento. La delicata ed esperta mano della madre le spalmava sul petto, con ritmici e precisi movimenti circolari, la crema ormai liquefatta; gli attraversava la scanalatura posta tra i suoi due seni accarezzandoli e massaggiandoli mentre risaltavano lucidi alla luce della piccola lampada posta sul comodino. Monica eseguiva il massaggio in un modo quasi automatico mentre, insieme alla figlia, cercava di seguire il film alla TV, ad un tratto però la sua attenzione fu richiamata da uno strano comportamento che l’adolescente stava assumendo. Il respiro di Katia si era fatto più profondo e affannoso, la sentiva emettere strani mugolii mentre, con soffocata circospezione, serrava nervosamente le gambe l’una contro l’altra strusciando le ginocchia. Monica fece finta di non guardare ma seguiva incuriosita, con la coda dell’occhio, quello strano atteggiamento che la figlia manifestava e che a sua volta cercava forzatamente di controllare vista la presenza della madre. Monica ebbe un’ulteriore riprova della particolarità della situazione quando, passando la mano per l’ennesima volta sul petto della figlia, si scontrò con un appendice duro ma elastico; il suo sguardo cadde immediatamente sui seni della figlia e con grande meraviglia si accorse che entrambi sfoggiavano due spiccanti e turgidi capezzoli, ben eretti al centro delle areole. Dentro di se Monica si sentiva letteralmente sconcertata, non le era mai capitata una cosa simile e i piccoli seni della figlia, poi, facevano risaltare ancora di più quei capezzoli così tesi. In realtà non era particolarmente preoccupata per la risposta che il corpo di sua figlia aveva dato al suo massaggio ma quanto più al fatto che tale situazione la attirava e la incuriosiva morbosamente. – Allora… Katia, ti senti un po’ meglio adesso? – Chiese Monica quasi sottovoce – Si mamma, è molto piacevole… solo che adesso mi fa un po’ male lo stomaco! – Le rispose Katia – Dove, amore… qui ? – Domandò la madre spostando la mano sul ventre della ragazzina – No mamma, un po’ più giù ! – Precisò Katia La mano di Monica scivolò allora al disotto dell’ombelico e interrogò nuovamente la figlia – Dove allora… qua? – – No mamma, ancora un poco più giù – Le spiegò Katia Monica era quasi smarrita dallo strano comportamento tenuto da parte di Katia, per la prima volta in vita sua si sentiva quasi in imbarazzo nei suoi confronti ma intenta a soddisfare la richiesta della figlia aveva ulteriormente spostato la sua mano verso il basso, tanto che le sue dita si trovavano quasi all’altezza del pube di Katia. – Insomma… Katia, dov’è che ti fa male – Chiese nuovamente la madre con tono un po’ alterato – Ecco… li, mamma! Proprio li, sento come un bruciore – Puntualizzò subito Katia Ora Monica si sentiva veramente impacciata, la vicinanza tra la sua mano e l’organo genitale della figlia era praticamente irrisoria, solo la sottile stoffa degli slip che la giovane indossava separava il diretto contatto tra l’organo e la sua mano. – Katia, scusami… tesoro, ma qui non è… proprio lo stomaco – precisò Monica – Si, lo so mamma… però è li che mi da fastidio – Le rispose con voce sommessa la figlia Monica non ci pensò su molto, spinta anche dal desiderio di andarsi a coricare a letto il prima possibile vista anche l’ora, poggiò meglio il palmo della mano sul basso ventre della figlia esercitando una lieve pressione ed iniziò ad effettuare dei composti movimenti circolari. Quasi involontariamente, nel corso del movimento, le dita di Monica finirono al di sotto dello slip entrando a contatto con la morbida e rada peluria del pube di Katia, poi via, via scesero sempre più giù andando ad accarezzare le grandi labbra e la piccola fessura racchiusa tra di esse. Sentendo la mano della madre accarezzargli delicatamente il sesso, Katia allargò istintivamente le gambe lasciando più ampio spazio a quelle piacevoli attenzioni, Monica continuò per un po’ quel saffico trattamento poi ad un tratto senti i polpastrelli delle dita umidi e ne rimase scossa; interruppe bruscamente il movimento ritirando la mano, si alzò dal bordo del materasso e si rivolse alla figlia – Be… Katia, adesso basta così… ti è passato il dolore, no? – Katia si senti come buttata giù dal letto, aprì nuovamente gli occhi che sino a quel momento teneva socchiusi e a fatica rispose alla madre – Si, si mamma ora va molto meglio, grazie! – Monica si affrettò a dirigersi verso la porta – Mi raccomando ciccia, adesso dormi però…ok! – Le chiese con tono amorevole Monica, Katia annuì con la testa e gli augurò la buona notte, la madre rispose al saluto, chiuse la porta e si diresse verso la camera da letto. Monica era veramente stupita con se stessa per ciò che era successo, si fermò sulla porta d’ingresso della sua camera da letto, poggiò la sua mano destra sul petto e senti il cuore battere veloce mentre i suoi capezzoli erano diventati turgidi, ma non era tutto, si sollevò la gonna arricciandola attorno alla vita poi con dubbiosa indecisione si infilò una mano tra i neri slip di pizzo, si piegò un po’ sulle ginocchia ed allargò leggermente le grandi labbra, passò poi le dita tra la fessura ritirandole fuori completamente umide e scoprendosi, così, un utero ricca di umori. Monica non voleva crederci ma quell’approccio di rapporto saffico con sua figlia l’aveva eccitata e sicuramente dormirci sopra non l’avrebbe aiutata più di tanto. La mattina successiva Monica si alzò di buon ora, nella sua mente il pensiero di ciò che era accaduto la sera prima sembrava essersi assopito, la attendeva una mattinata ricca di impegni e sicuramente non lavorativi, bensì di classica routine casalinga; fare la spesa ed effettuare un po’ di shopping. Trascurò di riordinare la camera da letto, si preparò vestendosi come se dovesse andare in ufficio poi verso le 9:30 uscì lasciando Katia a dormire nella sua stanza. Monica rincasò vero mezzogiorno, era carica di buste come un somaro, si trascinò letteralmente esausta verso la cucina per depositare il tutto poi con passo veloce si diresse verso il bagno mentre il ticchettio dei suoi tacchi echeggiava nel corridoio. Quando si trovò davanti alla porta del bagno sganciò il piccolo bottone dell’aderente gonna che indossava e tirò giù la piccola chiusura lampo laterale, lasciando cadere l’indumento ai suoi piedi, poi afferrò con decisione la maniglia della porta che era appena socchiusa e la aprì di scatto entrando quasi con irruenza. Quasi contemporaneamente al gesto di Monica si susseguì un secco e rapido urlo; ad emetterlo fu Katia, che vedendosi aprire la porta così di soprassalto si sentì gelare il sangue pensando a chi sà cosa; in quel momento si trovava nella vasca da bagno letteralmente avvolta dalla schiuma, era in uno stato di completo relax mentre ascoltava la sua musica preferita dalle piccole cuffie del walkman e mai si sarebbe aspettata un momento simile, vedersi aprire la porta a quel modo l’aveva fatta sobbalzare con uno scatto nella vasca e provocato in lei il riflesso condizionato di emettere quell’urlo di terrore. Monica fu quasi spaventata dal quell’istintivo ma inaspettato comportamento della figlia, tanto che ritrasse di colpo la mano lasciando che la porta finisse la sua corsa battendo sulla parete. Bastarono pochi istanti per far riprendere Katia dal rapido stato di agitazione che lei stessa aveva innescato, rendendosi conto che si trattava di sua madre. – Mamma, ma sei impazzita ad entrare così di scatto nel bagno! Mi volevi far prendere un colpo? Cacchio, potevi anche bussare…no? – Monica era rimasta immobile sull’ingresso del bagno, tanto che lo spavento sembrava essere più il suo che della figlia. – Katia…ma sei scema ad urlare così ? Ma dico io…ma cosa ti passa per la testa, ma chi credevi che fossi? – La figlia nel frattempo si era tolta le piccole cuffie dalle orecchie mentre, ripresasi, si passava le mani bagnate sul volto quasi per trarne sollievo. Terminato quel gesto immerse nuovamente le braccia nell’acqua lasciando al di fuori solo la testa e poi guardò sua madre, Monica era ancora ferma sull’ingresso, in piedi davanti a lei, con le braccia incrociate sul petto e lo sguardo severo. Katia notò che sua madre non indossava la gonna e quasi istintivamente iniziò ad osservarla, indossava scarpe chiuse di pelle grigia, un modello classico leggermente a punta e con il tacco alto; le gambe e quì Katia rimase molto stupita, erano fasciate da velate calze nere sorrette da un reggicalze dello stesso colore con delicati e piccoli ricami ed in più uno slip nero semitrasparente tentava di coprire le su intimità mentre attraverso la stoffa dello slip erano ben visibili i peli del suo bupe. Un semplice ma elegante body di stoffa conteneva invece il suo prosperoso seno. – Porca vacca, mamma! Mi hai spaventata a morte…Però, ma dove sei andata così in tiro? – Monica portò le braccia sui fianchi e si rivolse alla figlia – Senti, se tu sei stupida io che colpa ne ho! E poi che cosa bussavo a fare, tanto non mi avresti risposto…con quelle cavolo di cuffie sempre appiccicate alle orecchie! Ascolta, per quanto ce n’hai…io devo andare in bagno, me la sto facendo sotto! – Katia continuava a crogiolarsi nella schiuma – Si…si, tanto la stupida sono sempre io alla fine! Veramente io sono entrata nella vasca da poco più di 5 minuti, ne avrei ancora per un po’ mamma! – Monica fece un’espressione buffa e si diresse verso il water posto alle spalle di Katia – Ho capito, va! Se aspetto che esci me la posso fare anche addosso. – Si tolse gli slip, tirò giù la tavoletta e si sedette sulla tazza del W.C. divaricando le gambe, poi quando Monica iniziò ad urinare si sentì un rumoroso scroscio accompagnato quasi da un sibilo. Katia fu sorpresa nel sentire lo strano sibilo che la madre emetteva mentre urinava, cosa che a lei non accadeva, ed anche lo scroscio del getto nell’acqua le sembrava molto più forte, possibile che il suo modo di fare pipì era così diverso da quello della madre. – Accidenti mamma, non ne potevi proprio più ! Mi sembri un idrante! – Le disse Katia con tono ilare – Ma che dici Katia! Comunque si, non ne potevo proprio più…stavo scoppiando! – In pochi attimi il getto di Monica si esaurì accompagnato da un suo sospiro di sollievo,porto la sua mano destra verso il contenitore della carta igienica ma con grande stuporelo trovò vuoto. – Katia, per la miseria ! Ma perché non la rimetti la carta igienica quando vedi che finisce? Eh! – Chiese con tono scocciato la madre – Ma che vuoi da me mamma! Io nemmeno lo sapevo che era finita! – Rispose con stupore Katia – Eh…si…certo, tu non sai mai niente! Se non le faccio io le cose in questa casa! – Monica si alzò in piedi, ma mantenne con la schiena una posizione incurvata e con il busto leggermente proteso in avanti, poi un po’ goffamente si diresse verso l’armadietto che conteneva i ricambi, mentre alcune goccioline dei suoi liquidi raggiunsero il pavimento, ma con suo grande stupore non trovò la carta igienica. – Ma porca miseria, non c’è proprio…mi toccherà andare a vedere al bagnetto se ce n’è rimasta ancora – Esclamò stupita Monica – Mamma, scusa…per il momento usa quella. – Le disse Katia, indicando un rotolo di carta assorbente, tipo quella da cucina, appoggiato sul ripiano in marmo che circondava il lavandino. Monica, che sentiva già alcune goccioline di pipì corrergli lentamente verso le gambe, non esitò e si diresse verso il rotolo poggiato sul ripiano, posto proprio di fronte alla vasca da bagno. Bloccò il portarotolo con una mano e con l’altra ne strappò un foglio, lo distese sulla mano e istintivamente alzò leggermente la gamba destra mentre con soddisfazione iniziò a passarlo sulla sua intimità mentre la carta emetteva il tipico sfrigolio a contatto del suo pube, il tutto sotto l’attento occhio della figlia che la guardava incuriosita . Monica presa dalla fretta, si era completamente dimentica della presenza di sua figlia, si stava praticamente comportando come se nel bagno fosse sola e quando vide nello specchio l’immagine riflessa di Katia che la osservava incuriosita si trovò in un grande stato di imbarazzo; messa in quella posizione era consapevole di avere praticamente offerto, agli occhi della sua bambina, in modo sin troppo dettagliato le sue intimità ed i suoi comportamenti forzatamente naturali per nascondere il suo stato erano del tutto inutili. Fu la stessa Katia a sbloccare, con finta ingenuità, quella strana situazione. – Mamma, ma come mai la tua è così tanto diversa dalla mia? – Le chiese incuriosita. A Monica gli si gelò il sangue sentendo quella domanda, testimonianza che quello che aveva pensato corrispondeva alla realtà e cercò di far finta di non capire. – La mia, cosa? Katia – Ma sua figlia non era stupida ne tantomeno aveva peli sulla lingua e non si fece pregare per chiarire in modo più esplicito la domanda. – La tua passerina, mamma! La tua passerina è molto diversa dalla mia, perché? – Domandò nuovamente – Ma cosa dici Katia! Non dire stupidaggini, ma come fa ad essere diversa! – Rispose con imbarazzo la madre – No…no, mamma è diversa dalla mia? Anzitutto sulla tua ci sono tantissimi peli mentre sulla mia ne ho pochissimi, poi la tua era così rossa… e poi io quando faccio la pipì, non faccio quegli strani rumori che fai tu ! – La situazione era diventata piuttosto imbarazzante per Monica, era tra incudine e martello e non sapeva proprio cosa fare.. A sedici anni Cristina era una ragazza bellissima. Capelli biondo scuro lunghi, viso ovale, occhi verdi, nasino piccolo, bocca sensuale. Alta 1.75, aveva un corpo perfetto, un seno rigoglioso e sodo, fianchi stretti, un gran bel culetto. Viveva con la mamma, Graziella, il papà era andato a vivere con un’altra donna sei anni prima. Graziella si era sposata a diciotto anni e aveva avuto Cristina all’età di venti anni. Era una donna molto bella, leggermente più piccola e un po’ più in carne, anche lei bionda, portava i capelli lunghi arricciati. Aveva due tette molto grosse ma sode e un culo da favola. Più che mamma e figlia sembravano due sorelle e, da quando il papà era andato via di casa vivevano felicemente e serenamente. Per colpa del padre i litigi erano all’ordine del giorno e Cristina soffriva molto nel vedere la mamma maltrattata e spesso piangente. A volte Cristina andava a dormire nel letto della mamma, parlavano di tutto, tranne che di sesso. Una notte, Cristina aveva dormito nel suo letto, si era alzata per andare in bagno e aveva sentito dei mugolii provenienti dalla camera di sua madre. Pensando si sentisse male era entrata nella stanza senza accendere la luce. Graziella aveva appena avuto un orgasmo e stava ancora masturbandosi per godere ancora. “Mamma, ti senti male?” “No, non preoccuparti, sto benissimo.” Al buio si era infilata nel letto della mamma e si era avvicinata. Si è accorta che la mamma era nuda, come faceva sempre quando dormiva sola, e si era sfilata anche lei la camicia da notte. Sotto era anche lei nuda. Aveva preso la mano della mamma stringendola forte e l’aveva portata verso la bocca per baciarla. Profumava di sesso. Si è infilata le dita in bocca e le ha succhiate. “Mamma, ti manca molto fare l’amore con un uomo?” “Per niente, preferisco fare da sola, mi piace molto di più.” Parlava con voce roca. “Mi masturbo spesso anch’io e piace tanto anche a me.“ “Lo so” Nel dire queste parole aveva spalancato e piegato le gambe e aveva ripreso a masturbarsi con la mano sinistra. Cristina aveva avvicinato il viso a quello della mamma e si era messa a dargli dei baci sulle guance, Graziella aveva girato il suo viso e le loro bocche si sono incontrate. Con un mugolio di piacere Graziella ha infilato la lingua nella bocca di Cristina che ha risposto al bacio della mamma. La mano destra di Cristina è corsa ad accarezzare le tette della mamma e a stuzzicare i capezzoli che si erano induriti, poi è scesa con la bocca verso il seno e si è messa a leccarlo con tenerezza. La mano intanto era Adv scesa verso la figa. “Vuoi che continui io?” “Si, dai, fammi godere.” “Accendi la luce, voglio vederti.” Nel dire queste parole aveva gettato le coperte oltre il letto. Si è stesa tra le gambe della mamma ed è rimasta a guardarla per alcuni minuti. “Come sei bella, hai la figa tutta bagnata, ho voglia di leccarti, non l’ho mai fatto, è da tanto che lo desidero.” “Si dai leccami la figa, ti prego, fammi godere con la tua lingua.“ Cristina ha avvicinato il viso, ha annusato il profumo acre e pungente e, prima timidamente poi con sempre più convinzione, ha cominciato a leccare quella figa sugosa, ha raccolto e gustato tutto il sugo, poi si è dedicata al grilletto, lo succhiava, lo mordicchiava, lo titillava con la lingua. Era una sensazione inebriante, gli piaceva da matti. Intanto si sditalinava velocemente. “Mio dio che bello, mi piace, dai leccami, si così, sul grilletto, dai, ancora, mi fai godere, si, si, continua, così, godo, che bello, godo, godooo.” Graziella si agitava tutta, era percorsa da brividi su tutto il corpo, tremava e urlava il suo piacere. Anche Cristina godeva mugolando, la bocca sempre attaccata alla figa di sua mamma, continuava a leccare e a gustare i succhi che uscivano. Graziella teneva entrambe le mani sulla sua testa e la premeva contro la figa, stava per godere ancora, non aveva mai goduto così tanto in vita sua, era stupendo, meraviglioso, ecco, godeva ancora, ancora, ancora. “Ahh, godo, mio Dio, ti piscio in bocca, non riesco a trattenermi, si, si, ecco, vengo, vengo, vengooo.” Si era alzata sul busto e aveva tirato Cristina verso di se, le ha leccato il viso, bagnato dei suoi umori e ha baciato con foga sua figlia che l’aveva fatta godere così intensamente. Poi l’ha fatta stendere e ha tuffato il viso tra le gambe della ragazza leccandola con ingordigia e facendola godere tre volte di fila. Si sono abbracciate e baciate di nuovo, poi si sono stese di fianco una di fronte all’altra. Si stringevano le mani e si guardavano in silenzio. “E’ stato stupendo, non credevo fosse così bello, lo faremo ancora, vero mamma?” “Si lo faremo ancora, tutte le volte che vorrai, anche a me è piaciuto tantissimo.” Dopo un po’ si sono addormentate. Al mattino si sono svegliate ancora allacciate. Si sono baciate. “Profumi di figa, mi piace.” “Anche tu. Aspetta.” Cristina ha scoperto la mamma e con il viso è andata tra le sue gambe, Graziella si è infilata tra le gambe di Cristina e si sono scatenate in un 69 travolgente che le ha portate a godere ancora una volta. Purtroppo dovevano alzarsi, hanno fatto la doccia assieme, una rapida colazione e sono uscite di casa.Cristina per andare a scuola, Graziella al lavoro. Era stato l’inizio, da quel giorno ogni momento libero era buono per scatenare la loro libidine, magari solo un ditalino reciproco veloce, la sera poi si scatenavano e nei giorni festivi erano godimenti infiniti. Ho conosciuto Graziella alcuni anni dopo. Avevo 23 anni, mi ero laureato con lode e frequentavo un corso per un Master in Marketing. Graziella lavorava alla segretaria organizzativa. Mi è piaciuta subito, provavo nei suoi confronti una attrazione incredibile, mi era entrata nel cervello, dovevo farmela. Mi avevano detto che con lei non c’era speranza, nessun uomo nella sua vita, viveva solo per la figlia. Non mi sono arreso, non l’ho mai fatto in vita mia, e per me quella era diventata una sfida. Ho cominciato dimostrandole un interesse quasi figliare, tante premure e tante accortezze. Quando ho capito che le ero simpatico, ho cominciato a farle una corte molto discreta, sempre più spesso le mandavo dei fiori, in ufficio prima a casa poi. Mi ha rimproverato ma con il sorriso sulle labbra. Alla fine l’ho invitata a cena. Mi ha detto no alcune volte poi ha accettato. Abbiamo passato una serata molto bella, era allegra e felice. Abbiamo scherzato sul fatto che io potevo essere suo figlio. Mi ha parlato a lungo di sua figlia, sembrava più una innamorata che una mamma. Gli ho proposto di portare anche sua figlia alla prossima nostra cena. “Mah, vediamo.” La sua risposta. Ho conosciuto Cristina alla cena degli auguri di Natale organizzata dalla Scuola. Tutti gli allievi dovevano fare un breve discorso di auguri. Credo di essermi superato, è stato un successo strepitoso e sono stato osannato da tutti. Graziella mi ha fatto i complimenti e mi ha abbracciato. Anche Cristina si è complimentata con me. Cristina era molto fredda e seria, sembrava quasi che l’entusiasmo e la felicità della mamma le desse fastidio. Dopo molte insistenze alla fine ha accettato di ballare con me. Ballando ho cercato di parlare con lei, mi rispondeva con monosillabi, alla fine le ho detto chiaramente che non avevo alcuna intenzione di portarle via la mamma. Lei mi ha guardato fisso negli occhi. “Se la fai soffrire, ti ammazzo.” In quel momento ho capito tutto. Se volevo farmi la mamma mi dovevo fare anche la figlia. Non era certo un problema visto quanto era bella. Durante la sosta, dovuta alle festività sono andato in montagna, ad Ortisei, con alcuni amici. Ero in coppia con una ragazza bella ma non sufficientemente troia per i miei gusti, comunque ho sciato, scopato e mi sono rilassato. Sono rientrato a Milano dopo l’Epifania. Ho telefonato a Graziella per invitarla a cena con Cristina, ha tergiversato un po’ ma alla fine ha accettato, io comunque non ho insistito più di tanto. Avevo la macchina nuova, una BMW 2002 e sono passato a prenderle a casa loro. Avevo deciso di essere chiaro e durante la cena ho detto chiaramente che avevo voglia di fare sesso con Graziella. Ho specificato “sesso” non l’amore. Non mi interessavano coinvolgimenti sentimentali e non volevo fare soffrire nessuno, anzi volevo dare piacere. Cristina mi fulminava con gli occhi, la mamma un po’ meno. Certo non si aspettavano la mia chiarezza. Ho anche chiarito che tenevo alla loro amicizia che desideravo continuasse in ogni caso. Dopo un po’ di freddezza, anche per merito di Graziella, abbiamo parlato di altre cose e tra noi è tornata la serenità. Dopo cena le ho accompagnate a casa. Ho rivisto Graziella alla ripresa delle lezioni. Era allegra come sempre, mi ha salutato e mi ha abbracciato. “Dobbiamo parlare, pranziamo assieme?” Mi ha detto. “Certo, ne sarò felice.” Le ho risposto. Durante l’intervallo siamo usciti, abbiamo mangiato un panino veloce in un Bar pieno di gente e abbiamo fatto una passeggiata lontano da orecchie indiscrete. “Cristina ed io abbiamo un rapporto molto particolare, anche dal punto di vista sessuale, è ancora vergine e non ne vuol sapere di avere fidanzati. Non lo trovo giusto e da tempo insisto perché si trovi un ragazzo e che faccia l’amore con un uomo. L’ho convinta a provare con te, gli piaci, ma vuole che io sia presente. Che ne dici?” Ha fatto questo discorso velocemente, quasi senza tirare il fiato e senza guardarmi. Era imbarazzata e quando ha terminato ha tirato un grosso respiro di sollievo. L‘ho guardata negli occhi. “Va bene e mi fa piacere che tu sia presente. Vedrai non ci saranno problemi, non preoccuparti.” L’appuntamento era per la sera stessa, dopo cena. Sono arrivato alle 21.00, avevo con me una bottiglia di prosecco. Indossavano solo una camicia da notte leggera, trasparente che metteva in bella evidenza le grosse tette di Graziella con i capezzoli duri e le tette di Cristina un po’ più piccole ma sode, anche lei aveva i capezzoli duri. Altrettanto bene si vedeva il pelo che copriva le loro fighe. “Abbiamo pensato che non era il caso di perdere tempo.” Ha detto Graziella. Mi ha preso per mano e mi ha condotto nella camera da letto. Assieme mi hanno aiutato a spogliarmi, bastò poco. Avevo il cazzo duro come il ferro. Rimasero stupite. “Che bello, grosso, lungo, sarà bellissimo.” “Mamma , non credi che sia troppo grosso per la mia figa?” “Non temere vedrai entrerà senza problemi.” Mi sono steso sul letto, Graziella si è inginocchiata alla mia destra e con entrambe le mani mi ha preso il cazzo. Lo menava e mi accarezzava le palle, ha invitato Cristina a farlo anche lei. Inizialmente un po’ titubante ma poi sempre più decisa. Graziella ha avvicinato la bocca e ha cominciato a leccarlo tutto comprese le palle, poi l’ha preso in bocca e ha cominciato a succhiarlo. Anche Cristina si è unita alla mamma, si dividevano con sempre più ardore il mio cazzo, ogni tanto si baciavano, poi riprendevano. Si sono divertite per un po’ poi Graziella ha preso un tubetto di crema e lo ha spalmato in abbondanza sul cazzo, ha invitato Cristina a sdraiarsi e ad aprire le gambe, prima le ha leccato la figa per un po’ poi ha spalmato abbondante crema. Ha voluto che fosse Cristina a stendersi su di me ed è stata Graziella a guidare il cazzo nella figa della figlia. L’ha invitata ad abbassarsi piano ma con decisione. Il cazzo ha trovato un po’ di resistenza e Cristina si è fermata. “Non temere, dai, spingi forte.” Il cazzo è entrato con un grugnito di Cristina. Ormai era fatta e ha continuato a impalarsi sino a quando la cappella non ha incontrato il collo dell’utero. Si è fermata, ha guardato la mamma. “Baciami mamma, ti prego.” Piano, piano ha cominciato a muoversi, prima lentamente e poi sempre più velocemente. “Lo sento, mi riempie tutta, mi brucia un po’ ma mi piace, si, mi piace, oh mio Dio come mi piace, mi fa godere, si, si, sto godendo, ecco godo, godo, godoooo.” Si è stesa su di me e mi ha baciato con voracità e intanto continuava ad impalarsi sempre più velocemente. Ora anch’io mi muovevo e seguivo i suoi movimenti, dopo poco arrivò al secondo orgasmo. “Si, godo ancora, è ancora più bello, si bello, ecco, ecco, godooooo.” Si è bloccata e ha incominciato a tremare, la sua figa era un lago e spruzzi di pipì mi hanno colpito il cazzo e sono scesi a bagnare le lenzuola. Si è sfilata il cazzo e si è stesa al mio fianco, le gambe spalancate si teneva la figa stretta tra le mani, tremava tutta. Graziella ha scostato le mani della figlia, la figa era fradicia, il poco sangue che era uscito era mescolato agli umori ed era diventato rosa pallido, Graziella ha appoggiato la sua bocca e ha cominciato a leccarla con sempre più ingordigia; dopo poco è arrivato il terzo orgasmo che ha lasciato Cristina quasi immobile, con il respiro pesante, spossata. Graziella si è girata verso di me, ha guardato il mio cazzo che svettava duro come il ferro. “Ti va di scopare anche me?” Non aspettavo altro. L’ho fatta stendere e sono salito su di lei, ha guidato con le sue mani il cazzo nella figa. “Fai piano, fammelo sentire bene tutto.” Sono entrato trovando poca resistenza, era fradicia, ho cominciato a scoparla piano piano per poi accelerare sempre di più, lei rispondeva ad ogni mio colpo venendomi incontro, siamo andati avanti per un po’ di tempo, al nostro fianco Cristina si era ripresa e ci guardava masturbandosi, Quando Graziella è arrivata all’orgasmo è come esplosa , si agitava, tremava urlava, dalla figa usciva una gran quantità di sugo, io continuavo a scoparla velocemente, anch’io avevo voglia di godere. Ho sfilato il cazzo e sono esploso il una gran sborrata. Schizzi lunghi di sborra si sono abbattuti sulla sua pancia sul seno sulla faccia i capelli oltre la testa. Lei la raccoglieva e se la portava alla bocca, cercava di raccoglierne il impossibile, le piaceva. Cristina, vedendo la mamma si è messa a leccare dal corpo la sborra, anche lei, dopo un po’ di titubanza, raccoglieva con ingordigia quanto più poteva, arrivata alla bocca di Graziella si sono scatenate in un bacio furioso. A vedere quella scena il mio cazzo che stava perdendo vigore è tornato ancora duro, mi sono messo dietro a Cristina e l’ho infilato nella sua figa. Intanto Cristina è scesa con la bocca alla figa di sua madre e si è messa a leccarla con ingordigia. Graziella si è sistemata sotto la figlia nella posizione del 69, ogni tanto sfilava il cazzo dalla figa di Cristina e lo succhiava, poi lo rimetteva al suo posto. Cristina ha avuto due orgasmi così come sua madre, io ho sborrato nella bocca di Graziella che ha diviso la sborra con Cristina che si era girata. Eravamo sfatti, ci siamo stesi sul letto, le due donne ai miei fianchi. Cristina era entusiasta, non aveva mai pensato che fosse così bello scopare con un uomo, Graziella gli ha spiegato che non tutti gli uomini erano come me e prima di sposarsi doveva provarlo bene il suo futuro marito. Dopo quel primo incontro ci siamo incontrati con regolarità diverse volte. Terminato il master ho dovuto cambiare i miei programmi, anziché il lavoro a Londra sono dovuto partire per il servizio militare. Aosta, Scuola Militare Alpina, corso Allievi Ufficiali di Complemento. Sei mesi ad Aosta, tre mesi a Brunico, sei mesi a Bolzano. Duri, intensi, sempre su e giù dalle montagne, con pochi momenti liberi ma sufficienti per vivere belle esperienze e conoscere nuove donne. Meglio se belle ma, in quel periodo non andavo tanto per il sottile, mi ricordo ancora una donna che ho incontrato in una malga nell‘alta Val Marebbe, non era bella, non era giovane, non era pulitissima ma era una gran troia. Appendice: Cristina ha sposato un medico che a letto ci sa fare, ha avuto 4 figli ed è molto felice. Graziella, rimasta vedova, ha sposato un pezzo grosso delle Ferrovie dello Stato in pensione, ha 15 anni più di lei e a letto non è un gran che ma si arrangia benissimo da sola, in compenso può soddisfare un desiderio che aveva sempre avuto: girare il Mondo, sono sempre in viaggio, anche lei è molto felice…

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Racconto spinto: Rapporto orale in ufficio dentro il bagno

Avevo assunto Luca come assistente personale non solo perché fin da subito mi era sembrato un bellissimo ragazzo, affascinante e intelligente, ma soprattutto per via del suo curriculum, davvero brillante, ma aveva un passato abbastanza turbolento e ciò mi aveva spinto ad assegnargli solo compiti marginali e a limitare in ogni modo la sua autonomia.

Sono una manager di una azienda piuttosto grande, e Luca aveva la nomea di litigare spesso coi suoi capi, perciò dovevo stare attenta a non vedere la mia autorità minata da uno dei suoi colpi di testa.

Ma i suoi primi 3 mesi di lavoro si rivelarono impeccabili: era disponibile, accomodante ed efficiente. Inoltre, avevo notato che spesso passava molto tempo a fissarmi gambe e scollatura.

Per una ultraquarantenne come me era sempre un piacere essere osservata così da un ragazzo di vent’anni più giovane e quindi cercai di rendermi ancora più appetibile ai suoi occhi, quasi per scherzo.

Le scollature si fecero più ampie, mettendo in mostra la mia quarta misura e cominciai ad indossare praticamente solo gonne risicate e aderenti, in modo da mettere in mostra ancora di più le mie gambe e il fondoschiena.

Lui parve apprezzare, e delle volte notai con soddisfazione un certo rigonfiamento nei suoi pantaloni. Nel corso di quei mesi quasi arrivai a desiderare che quel ragazzo sfondasse la porta del mio ufficio e mi possedesse sulla scrivania.
Ma lui rimase sempre al suo posto, eseguendo tutti i compiti che gli asegnavano, per quanto poco importanti fossero, ma il suo disappunto si fece via via sempre più evidente.
La scorsa settimana infatti mi ha chiesto di parlargli in privato e quindi, nel pomeriggio, con il resto degli uffici quasi deserto, lo convocai nel mio. Avevo paura che fosse arrabbiato e che avrei dovuto punirlo, o peggio licenziarlo, ma più che arrabvbiato sembrava demoralizzato, e ben presto scoprii il perchè.
“Perchè non si fida di me?” mi disse appena prese la parola.
“Come scusa?”
“Mi ah sempre assegnato compiti da segretario perchè ha paura che io le faccia problemi, questo lo capisco, ma lei è il primo dei miei capi che sa effettivamente come gestire un’impresa, e io voglio aiutarla. Sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di dimostrarle che non ho intenzione di mandare tutto a rotoli!”
Fui un po’ stordita da quella dichiarazione così bizzarra: quello che doveva essere una testa calda, si rivelò davvero attaccato al suo lavoro e cominciai a dubitare che non fossero stati i suoi datori di lavoro ad essere pcoo professionali con un ragazzo così giovane.

Ma la situazione che mi si presentava era troppo ghiotta per non approfittarne e ormai la mia micina reclamava un po’ di piacere.
“Vieni con me” gli dissi, conducendolo nel bagno per poi appoggiarmi al lavandino “Sei stato un assistenze eccezionale, ma devi capire che il tuo passato turbolento rema a tuo sfavore”
“Mi dica cosa devo fare per dimostrarle che sono capace di aiutarla e lo farò”
“Qualsiasi cosa?” gli chiesi, allragando le gambe e sollevando la gonna, probabilmente lasciando intravedere le mutandine visto come gli occhi del ragazzo si erano spalancati di colpo.
“Qualsiasi” disse, deglutendo rumorosamente. La sua patta già dava segni di vita.
“Dimmi, ti piaccio?”
“Come scusi?”
“Guarda che lo so che passi il tuo tempo libero a fissarmi, se mi agghindo così è anche per farti piacere… quindi, ti piace quello che vedi?”
“Io… non avevo intenzione di…”
“Vorresti vedere di più?” gli dissi, stavolta sollevando interamente la gonna. Io mi stavo già bagnando, per quanto spavalda volessi sembrare, e le mutandine bianche ormai inzuppate non coprivano più il pelo scuro che ricopriva il mio monte di venere.
“Oh si!” rispose lui, quasi sbavando, alché mi sedetti sul lavandono allragnado indecentemente le gambe e gli dissi: “Vieni qui, gattonando, e leccami. Non mi frega se ti fa schifo, leccami tutta e… ommioddio!” esclamai, perchè lui aveva immediatamente eseguito e in quel momento, sulle sue ginocchia, mia aveva appena calato le mutande e mi leccava la figa e il folto pelo con gusto, leccandomi con maestria il clitoride e le grandi labbra per poi arrivare a penetrarmi con la sua linga come se fosse un piccolo cazzo.
“Si… così… continua… non sei bravo solo nel lavoro allora…”
Lui sollevo la testa, continuando però a sditalarmi con due dita: “Allora, posso finalmente smettere di occuparmi delle cazzate che mi hai assegnato fino ad ora?”
“Anche subito se mi farai go…OH…OOOODEREREEEE!”
Luca, il giovane, apparentemente innocente Lucas mi aveva prima pentrato con la sua lingua per tutta la sua lunghezza per poi attaccare la sua bocca a ventosa sulla mia figa, succhiando e mordicchiando il clitoride. Praticamente succhiò il clitoride come se fosse un pene, e nel frattempo mi penetrava con tre dite, andando a toccare un punto ipersensibile all’interno della mia vagina.
“ODDIO VENGO… VENGOOOOO!” urlai e, per la prima volta, squirtai, e tutto quel liquidò finì nella bocca famelica di Luca che, quasi in trance lui stesso, bevve tutto con ingordigia.
Mi abbandonai totalmente la lavandono, le gambe a pensoloni dopo essere state appoggiate per tutto il tempo sulle spalle del ragazzo e Luca che era in piedi tra di loro, indeciso su cosa fare.

A quel punto mi ricomposi leggermente e gli dissi: “Fammi contraccambiare!”.
Goffamente mi inginocchiai, liberai un pene di tutto rispetto, grosso e duro come la pietra, dai pantaloni e lo presi in bocca fino alla radice. Bastarono pochi ingoi per farlo venire e con piacere io bevvi tutta la sua calda sborra, lasciandolo inebetito per il piacere. Ma a lui sono bastati sette, meravigliosi, giorni per fami infarcire di sborra in ogni buco possibile!

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