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Doppio orgasmo con Un ragazzo di 20 anni conosciuto l’anno scorso in nave

Non riuscivo a credere ai miei occhi quando, nel bel mezzo di una uscita serale come tante, me lo sono ritrovato davanti a salutarmi come se non fosse passato un anno dal nostro primo e fino a ieri unico incontro.
Era una crociera in giro per il mediterraneo ed io con alcune amiche ero in viaggio lì per svago e per cercare del divertimento un po’ “hot”.

Giovanni arrivò al momento giusto.

Alto, abbronzato, bello come un dio greco, cominciò a farmi la corte, prima molto dolcemente, poi in maniera sempre più spinta, lodando il mio seno abbondante, la curva sinuosa dei miei fianchi e infine, senza che me ne rendessi conto, mi tocco anche in mezzo alle gambe, massaggiandomi il pene e dicendomi che era sicuro che sarei stato ben fornito anche lì sotto.

Rimasi allibito.
Non pensavo si fosse già reso conto che fossi un trans, mi vanto molto per il fatto che senza controllarmi in mezzo alle gambe nessun potrebbe mai riuscire a capire che sono nato come uomo e già mi preparavo al momento in cui lui, disgustato, mi avrebbe lasciato perdere e ignorato per tutta la durata del viaggio.

Invece quei giorni di crociera furono veri e proprio giorni di fuoco.

Quel bel dio greco mi scopò come mai ero stata scopata prima e lasciarci fu davvero un dolore.
E poi ieri la svolta: il caso aveva voluto che per lavoro si era trasferito nella mia città solo un mese prima e in quel momento era davanti a me che, sorpresa, non sapevo come comportarmi.

Quando mi baciò però davanti a tutti seppi che non era cambiato nulla da quella crociera e in men che non si dica ci ritrovammo a casa mia, a limonare come due ragazzini arrapati alla prime esperienze.
Le nostre lingue si intrecciavano, dentro e fuori la bocca, fameliche, come se non avessero aspettato altro da un anno, e nel frattempo le nostre mani esploravano i corpi dell’altro.

Quasi ululai quando mi strizzò i capezzoli e in risposta io liberai il suo animale dai pantaloni e cominciai a masturbarlo rapidamente. Lui cominciò a fare altrettanto, creando una strana simmetria culminata nel nostro primo orgasmo, simultaneo, che imbrattò entrambi i nostri corpi seminudi.
Leccammo l’uno il seme dell’altro dalle nostre mani e dai nostri sessi, a turno, poi ci denudammo del tutto e lo feci stendere sul letto.

Come una pantera, mi posi su di lui, presi il suo cazzo tra le tette e, versandoci sopra quanta più saliva possibile, comincia a segarlo lentamente.

Lo scopo era quello di farlo diventare nuovamente duro, ma lui non si era ammosciato nemmeno per un secondo.
Mi prese e mi fece mettere a pecorina, mi afferrò con forza i fianchi mentre io gli tenevo le natiche il più aperte possibile e lui mi penetrò con forza e in un sol colpo.

Urlai di piacere come non facevo ormai da un anno e urlai ancora di più quando prese a strizzarmi ancora più forte i capezzoli e usare le mie tette come delle maniglie per mantenersi e spingere con ancora maggior forza, pompando nel mio intestino con forza immane.
Il colpo di grazia me lo diede poi quando, aumentando ancora il ritmo della galoppata, cominciò anche a masturbarmi, facendo su e giù velocemente con la sua mano destra mentre la sinistra ancora stuzzicava il seno su cui era aggrappata.

Venni di nuovo, probabilmente più copiosamente di prima, imbrattandogli tutta la mano di sborra che lui prontamente avvicinò alla mia bocca, inducendomi a leccare il mio stesso seme e aumentando ancora di più la mia foia mentre lui, imperterrito, continuava a scoparmi e, ancora una volta, tornò a masturbarmi.

Il mio cazzo era ormai ipersensibile e per il piacere ormai stavo perdendo completamente il senno.
“Oh mio dio basta! Fermati! Così uscirò fuori di testa!”
“Io voglio esattamente questo mia bella porcella!”
“Sei un bastardo! Un maledetto bastardo!”
“Vuoi che smetta?” mi disse lui, provocandomi mentre, fermatosi un attimo dal masturbami, con entrambe le mani mi aveva ancora di più dilatato il buchetto, arrivano ad infilarci anche mezzo pollice oltre al suo pene.

Impazzii definitivamente dal piacere.
“No, continua! Fammi venire! Montami come la baldracca che sono!”
Mi sculacciò forte, poi riprese a segarmi e nel giro di pochissimi minuti venni per la seconda volta di seguito, un doppio orgasmo che mi bruciò totalmente il cervello.

Le ginocchia mi cedettero e caddi sfinita sul letto mentre lui ancora pompava il suo pene nel mio sedere, ma molto più lentamente fino a quando lo estrasse del tutto.

Mi ha poi fatto girare a pancia all’aria e mi ha piazzato il suo meraviglioso membro vicino alla bocca.

Fui ben felice di farlo venire dopo tutto il piacere che mi aveva provocato.

 

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A letto con la mia collega di corso. Un racconto peccaminoso

Essere iscritto all’ordine dei giornalisti mi comporta alcuni oneri fastidiosi, tra questi quello di dover frequentare obbligatoriamente alcuni corsi.

Quindi ho scelto un corso il meno fastidioso possibile, in una città vicina alla mia, e un po’ controvoglia ci sono andato.

A risollevare la situazione fu l’arrivo della mia “collega” Ida.
In realtà Ida non era una proprio una collega, lavoravamo in due giornali diversi, per di più concorrenti, ma quando una vicenda giudiziaria comune tra i nostri giornali ci aveva, per forza di cose, avvicinato, nacque tra noi una certa intesa, e lei si era rivelata molto disponibile e simpatica, al limite del civettuolo.
Questo comportamento però aveva uno scopo: il suo giornale era rimasto a corto di collaboratori e lei mi aveva proposto di lavorare per loro.

Io avrei accettato al volo ma facevo il difficile, e quindi ero costantemente oggetto delle attenzioni e delle adulazioni di Ida.

Ma essere al centro dell’attenzione di una bellissima ragazza dal viso di bambola, capelli ricchi e biondi, occhi grandi color nocciola, labbra piccole ma carnose, una terza misura bella soda e un sedere anch’esso sodo ma grande, due natiche piene e ben sostenute che non ispiravano altro se non pensieri impuri di sculacciarle e penetrarne la rosellina che nascondevano, non poteva che essere un enorme piacere.
Ci salutammo calorosamente e poi lei si sedette accanto a me, dividendo un banchetto malandato.

Il corso iniziò ma io e Ida ce ne infischiammo e parlammo del più e del meno per un po’ finchè lei, guardandomi civettuosamente, poggiò la sua mano quasi nell’interno coscia.
“Allora, ha preso una decisione sulla mia offerta?”
“Non ancora… cioè, sono molto tentato, ma forse potresti aggiungerci qualcosina…”

le dissi, e nel frattempo le misi una mano sul sedere, approfittando del fatto che eravamo seduti in ultima fila.
Lei sorrise mentre la sua mano ormai era giunta sul pacco, già notevolmente gonfio: “Qui mi sembra che ci sia qualcuno molto attizzato dalla mia offerta…

però io sono fidanzata”. Era ovvio che quel tentativo di resistere era solo di facciata.
“Siamo in un’altra città, occhio non vede e cuore non duole – e nel frattempo le strinsi una natica – Io so solo che qui c’è qualcosa di molto interessante di cui vorrei approfondire la conoscenza!”
Le strappai un mugolio di sopresa, ma di risposta lei strinse il mio pene, ormai eretto: “Anche qui c’è qualcosa che mi piacerebbe provare…anche più volte, se accetterai la mia offerta”
Cominciò a masturbarmi da sopra i pantaloni, io le ficcai la mano dentro i suoi e le strinsi meglio una chiappa liscia come il velluto, poi con un dito le raggiunsi l’ano.

Il sospiro che le strappai, improvviso ed altamente erotico, per poco non mi fece venire.
“Conosco una albergo qui vicino, firmiamo il foglio di presenza e poi andiamo” le dissi.
Dopo dieci minuti di petting furtivo, firmammo e poi scappammo nell’albergo lì vicino.

Presa una camera per la notte, ci infilammo di fretta nell’ascensore dove, chiuse le porte, finalmente cominciammo a limonare selvaggiamente, le lingue che si intrecciavano furiose.

Nel frattempo le avevo aperto la stretta camicia e le avevo letteralmente strappato il reggiseno, liberando due magnifici globi di alabastro sormontati da piccoli capezzoli rosati ben eretti che cominciai subito a stuzzicare.

Vagammo per i corridoi praticamente mezzi nudi e finalmente raggiungemmo la camera, dove gettai di forza Ida sul letto.

Mi stesi su di lei e la presi dolcemente per il collo, cominciandole a mordicchiarle i capezzoli: “Ora comando io.

Fa’ quello che voglio e domani lavoreremo insieme”. La denudai completamente, mordendole via il perizoma, poi mi girai su di lei per un 69 che lei approvò senza fiatare; così mi ritrovai a gustarmi la sua dolce fichetta e il ciuffo di peli biondi che la sormontava mentre Ida, espertissima, si faceva scopare in bocca.
Urlò, venne rilasciando del dolce nettare, e a quel punto mi alzai e la feci mettere a pecorina. Impugnai saldamente il mio pene e la penetrai con un solo colpo, strappandole un urletto ma dandomi subito da fare.

A ritmo forsennato cominciai a pomparla, facendola venire un’altra volta, ma quel succo stavolta non finì nella mia bocca, ma lo raccolsi con la mano e lo usai per lubrificarle l’ano.
Senza smettere di pomparla, le dissi: “Sei pronta?”
“Si! Si! Spaccami!”
Non me lo feci ripetere due volte e, anche lì, con un solo colpo, un po’ più forte, la inculai.

Urlò per il dolore stavolta, e un po’ di sangue le fuoriuscì dall’ano, ma non mi importava, volevo solo scoparla e schiaffeggiarle quelle enormi chiappe bianche come il latte.

In quel momento era solo la mia vacca da monta e poi, alla fine, anche lei riprese a goderne, smenacciandosi violentemente la passera sempre più bagnata.

Dopo un altro quarto d’ora di monta, le venni sulle natiche ormai rosse pomodoro e, stanco, le dissi: “Ok, accetto la tua proposta”.
Lo facemmo altre tre volte quella notte. Il mattino dopo ero nella mia nuova redazione, come co-direttore proprio assieme a lei. Perchè? Beh, il motivo principale fu che così avremmo condiviso l’ufficio e, ovviamente, il comodo divanetto al suo interno!

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SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel

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Le primissime luci dell’alba, a cavallo della notte rivelano la facciata più realistica di quel luogo dove l’apparenza e lo sfarzo regnano sovrani per la maggior parte del tempo.

Ma a quell’ora, quell’agglomerato di finte promesse lasciava il posto ad un panorama ben diverso, scarno, silenzioso, nudo.

E’ l’ora in cui l’anima mendace e disonesta del posto, esausta ed appagata va a farsi benedire, dopo la nottata di alcool, sorrisi e pubbliche relazioni, proprio come il trucco di quella ballerina sudata del Sunrise.

Cavoli, Maverick aveva ragione.

Una serata sprecata tra insulse cagnette affamate di mance.

Un senso di profonda insoddisfazione sembra aver preso il controllo di ogni parte del mio corpo, mentre finisco il mio Negroni sbagliato, come tutto il resto, nella hall di questo hotel che pare non avere più nulla da offrirmi, prima di cedere il passo a “domani”.

Cazzo. No.

Mi volto, incuriosito dall’eco delle parole decisamente fuori luogo e dall’inequivocabile rumore che solo una donna riesce a fare quando capitola dritta sul pavimento.

Lo spettacolo che mi si prospetta davanti è dei migliori che potessi desiderare, lei è ancora per terra, di schiena, protesa in avanti e con le ginocchia divaricate contro il pavimento freddo, offrendomi proprio il lato più gradito, mentre cerca di fare leva sulla mano dell’amica visibilmente infastidita.

racconto-erotico-tradimentoNon c’è nessuno a parte noi ed il fatto che la megera che la accompagna possa accorgersi che le sto, palesemente, guardando il culo non mi preoccupa, anzi.

La osservo e penso che tacco 12, caschetto castano e la difficoltà di mantenersi in equilibrio erano tre fattori più che sufficienti per attizzarmi, per il contesto scarno della serata

. Il mio corpo è in perfetta sintonia con quel che sto pensando e la reazione non tarda a premere contro i pantaloni.

Grazie all’espressione chiaramente contrariata dell’amica, che punta lo sguardo nella mia direzione ecco che appena tornata in piedi, si volta anche lei.

Sorride.

Bene.

Ottimo.

Levati dai piedi.. – penso.

Si sistema i capelli e la gonna, ha già abbandonato il mio sguardo eppure sembra continuare a giocarci maliziosa, pur non incontrandolo.
Paola..

– Tranquilla. Ho solo bisogno di sedermi un po’, non posso rientrare in stanza così.

La voce è alta, probabilmente voleva che io ascoltassi. Probabilmente vorrebbe anche altro.

Molto probabilmente, lo avrà.

Si spostano sulle poltrone dietro l’ascensore, non passano neanche tre minuti che la profezia si avvera, quel manico di scopa si allontana sparendo sulla larga scala che porta alle camere.

E’ sola. E’ fatta.

Il ragazzo del bar sta rientrando, il mio bicchiere è vuoto ed il resto bello pieno; lei se ne accorge: del bicchiere e del resto.

Inverte la posizione delle gambe accavallate, mentre penso alla persona che l’attende in camera.

racconto-tradimentoL’idea di scivolare fra le calde gambe della donna di un altro, godendo di ogni sua fessura mentre il suo uomo l’aspetta, mi sta letteralmente facendo colare per il desiderio.

Con la scusa di un altro drink, le passo davanti raggiungendo l’angolo bar. La mia giacca nasconde l’inevitabile.

Sento i suoi occhi da gatta scrutarmi e la sorprendo in un movimento ondulatorio lento e furtivo sulla poltrona, deve essere eccitata. Probabilmente, anche in lei l’idea di farsi possedere all’improvviso da qualcuno che non ne avrebbe alcun diritto, sta avendo la meglio.

Si alza e viene verso di me. Ci guardiamo.

Mi supera con passo incalzante e sento il suo profumo mentre capisco che i nostri occhi hanno già fatto le presentazioni e si sono già detti tutto ciò che c’era da dire.

Abbandono il bar, il barista che sembra essersi imbarazzato al posto mio ed ogni pensiero negativo riguardo alla nottata, per raggiungerla in bagno.

Nella zona condivisa della toilette non c’è nessuno. E questo sembra essere il giusto epilogo a conclusione di una nottata di…

E poi esce lei. Di fronte al lavandino con un grande specchio non c’è spazio per entrambi, mi ritraggo per farle spazio ma sono eccitato come un toro e lei è splendida vista da vicino.

Accenna un sorriso cortese mentre si sistema davanti al lavandino per sciacquarsi le mani e non sembra sorpresa del fatto che sia rimasto dietro di lei. Il nostro sguardo si incrocia ancora, nello specchio questa volta, io la sto guardando senza il minimo pudore, non c’è ombra di esitazione, voglio entrare dentro di lei e voglio che lei lo sappia, ora.

Non posso aver equivocato, quella donna sapeva perfettamente come lanciare messaggi ed io sono molto bravo a coglierli.

Ed infatti, eccolo li. L’invito. Il segnale chiarissimo ed il punto di non ritorno al tempo stesso.

Chiude il rubinetto e si asciuga le mani guardandomi ancora, attraverso lo specchio, questa volta è seria e sensuale. Poggia le mani sui bordi del lavandino e divarica leggermente le gambe.

A quel punto mi avvicino e la sto già spingendo verso di me, con le mie mani sul suo ventre, mentre i nostri occhi non si sono mai lasciati

. Posso finalmente sentire il suo profumo che si mescola con il calore della sua pelle ed affondo nel suo collo, mentre la mia mano destra penetra con forza prima sotto la gonna e poi prepotentemente dentro di lei, che geme con gli occhi socchiusi ed inarca la schiena premendo contro il mio sasso che ormai reclama ogni sua parte, tutte insieme.

La presa della mia mano sinistra sul suo seno non mi soddisfa più, ora voglio altro, ora voglio piegarla completamente al mio piacere, voglio entrare fino in fondo a quel mondo che non è mio e rubare tutto.

Preso dalla foga di un animale affamato, le allargo le gambe e tiro fuori l’affare d’oro, lei sembra avere un attimo di apparente esitazione.

Tempistiche standard penso, mentre ormai sto affondando nella sua carne morbida e la tengo per le braccia.

Ogni esitazione e accenno di preoccupazione sono scivolate via in una frazione di secondo, così come ora scivolo dentro di lei, che si piega sempre di più, offrendomi quell’isola inondata di piacere e desiderio.

Scivolo dentro e fuori, sempre più velocemente, sempre più violentemente.

Sento ogni nervo del mio corpo tendersi, tutti all’unisono verso un’unica meta.

Porto la mano destra sulla sua spalla e stringo la presa, mentre con la mano sinistra le spingo il capo costringendola a piegarsi ancora di più. Sono vicino all’esplosione mentre continuo a sbattere il mio corpo contro il suo, come a raggiungere l’unico scopo della mia vita.

Sudo e la sento mugolare, in quella posizione scomodissima ma non mi importa, sto per riempire quel corpo che non mi appartiene, sento il calore che si spande e voglio arrivare dentro di lei con tutta la forza che possiedo.

Mi spingo più dentro, le lascio la spalla e metto entrambe le mani sui suoi fianchi, lo sento, sono vicino, lo sento arrivare.

La tengo ferma, ansimante contro il mio bacino ed esplodo. Finalmente godo, con tutto me stesso, mentre lei è costretta dalla mia presa a ricevere tutto il mio succo.

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