Tag: mi scopo un cavallo

mi scopo un cavallo

Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel

tradimento-hotelt

Le primissime luci dell’alba, a cavallo della notte rivelano la facciata più realistica di quel luogo dove l’apparenza e lo sfarzo regnano sovrani per la maggior parte del tempo.

Ma a quell’ora, quell’agglomerato di finte promesse lasciava il posto ad un panorama ben diverso, scarno, silenzioso, nudo.

E’ l’ora in cui l’anima mendace e disonesta del posto, esausta ed appagata va a farsi benedire, dopo la nottata di alcool, sorrisi e pubbliche relazioni, proprio come il trucco di quella ballerina sudata del Sunrise.

Cavoli, Maverick aveva ragione.

Una serata sprecata tra insulse cagnette affamate di mance.

Un senso di profonda insoddisfazione sembra aver preso il controllo di ogni parte del mio corpo, mentre finisco il mio Negroni sbagliato, come tutto il resto, nella hall di questo hotel che pare non avere più nulla da offrirmi, prima di cedere il passo a “domani”.

Cazzo. No.

Mi volto, incuriosito dall’eco delle parole decisamente fuori luogo e dall’inequivocabile rumore che solo una donna riesce a fare quando capitola dritta sul pavimento.

Lo spettacolo che mi si prospetta davanti è dei migliori che potessi desiderare, lei è ancora per terra, di schiena, protesa in avanti e con le ginocchia divaricate contro il pavimento freddo, offrendomi proprio il lato più gradito, mentre cerca di fare leva sulla mano dell’amica visibilmente infastidita.

racconto-erotico-tradimentoNon c’è nessuno a parte noi ed il fatto che la megera che la accompagna possa accorgersi che le sto, palesemente, guardando il culo non mi preoccupa, anzi.

La osservo e penso che tacco 12, caschetto castano e la difficoltà di mantenersi in equilibrio erano tre fattori più che sufficienti per attizzarmi, per il contesto scarno della serata

. Il mio corpo è in perfetta sintonia con quel che sto pensando e la reazione non tarda a premere contro i pantaloni.

Grazie all’espressione chiaramente contrariata dell’amica, che punta lo sguardo nella mia direzione ecco che appena tornata in piedi, si volta anche lei.

Sorride.

Bene.

Ottimo.

Levati dai piedi.. – penso.

Si sistema i capelli e la gonna, ha già abbandonato il mio sguardo eppure sembra continuare a giocarci maliziosa, pur non incontrandolo.
Paola..

– Tranquilla. Ho solo bisogno di sedermi un po’, non posso rientrare in stanza così.

La voce è alta, probabilmente voleva che io ascoltassi. Probabilmente vorrebbe anche altro.

Molto probabilmente, lo avrà.

Si spostano sulle poltrone dietro l’ascensore, non passano neanche tre minuti che la profezia si avvera, quel manico di scopa si allontana sparendo sulla larga scala che porta alle camere.

E’ sola. E’ fatta.

Il ragazzo del bar sta rientrando, il mio bicchiere è vuoto ed il resto bello pieno; lei se ne accorge: del bicchiere e del resto.

Inverte la posizione delle gambe accavallate, mentre penso alla persona che l’attende in camera.

racconto-tradimentoL’idea di scivolare fra le calde gambe della donna di un altro, godendo di ogni sua fessura mentre il suo uomo l’aspetta, mi sta letteralmente facendo colare per il desiderio.

Con la scusa di un altro drink, le passo davanti raggiungendo l’angolo bar. La mia giacca nasconde l’inevitabile.

Sento i suoi occhi da gatta scrutarmi e la sorprendo in un movimento ondulatorio lento e furtivo sulla poltrona, deve essere eccitata. Probabilmente, anche in lei l’idea di farsi possedere all’improvviso da qualcuno che non ne avrebbe alcun diritto, sta avendo la meglio.

Si alza e viene verso di me. Ci guardiamo.

Mi supera con passo incalzante e sento il suo profumo mentre capisco che i nostri occhi hanno già fatto le presentazioni e si sono già detti tutto ciò che c’era da dire.

Abbandono il bar, il barista che sembra essersi imbarazzato al posto mio ed ogni pensiero negativo riguardo alla nottata, per raggiungerla in bagno.

Nella zona condivisa della toilette non c’è nessuno. E questo sembra essere il giusto epilogo a conclusione di una nottata di…

E poi esce lei. Di fronte al lavandino con un grande specchio non c’è spazio per entrambi, mi ritraggo per farle spazio ma sono eccitato come un toro e lei è splendida vista da vicino.

Accenna un sorriso cortese mentre si sistema davanti al lavandino per sciacquarsi le mani e non sembra sorpresa del fatto che sia rimasto dietro di lei. Il nostro sguardo si incrocia ancora, nello specchio questa volta, io la sto guardando senza il minimo pudore, non c’è ombra di esitazione, voglio entrare dentro di lei e voglio che lei lo sappia, ora.

Non posso aver equivocato, quella donna sapeva perfettamente come lanciare messaggi ed io sono molto bravo a coglierli.

Ed infatti, eccolo li. L’invito. Il segnale chiarissimo ed il punto di non ritorno al tempo stesso.

Chiude il rubinetto e si asciuga le mani guardandomi ancora, attraverso lo specchio, questa volta è seria e sensuale. Poggia le mani sui bordi del lavandino e divarica leggermente le gambe.

A quel punto mi avvicino e la sto già spingendo verso di me, con le mie mani sul suo ventre, mentre i nostri occhi non si sono mai lasciati

. Posso finalmente sentire il suo profumo che si mescola con il calore della sua pelle ed affondo nel suo collo, mentre la mia mano destra penetra con forza prima sotto la gonna e poi prepotentemente dentro di lei, che geme con gli occhi socchiusi ed inarca la schiena premendo contro il mio sasso che ormai reclama ogni sua parte, tutte insieme.

La presa della mia mano sinistra sul suo seno non mi soddisfa più, ora voglio altro, ora voglio piegarla completamente al mio piacere, voglio entrare fino in fondo a quel mondo che non è mio e rubare tutto.

Preso dalla foga di un animale affamato, le allargo le gambe e tiro fuori l’affare d’oro, lei sembra avere un attimo di apparente esitazione.

Tempistiche standard penso, mentre ormai sto affondando nella sua carne morbida e la tengo per le braccia.

Ogni esitazione e accenno di preoccupazione sono scivolate via in una frazione di secondo, così come ora scivolo dentro di lei, che si piega sempre di più, offrendomi quell’isola inondata di piacere e desiderio.

Scivolo dentro e fuori, sempre più velocemente, sempre più violentemente.

Sento ogni nervo del mio corpo tendersi, tutti all’unisono verso un’unica meta.

Porto la mano destra sulla sua spalla e stringo la presa, mentre con la mano sinistra le spingo il capo costringendola a piegarsi ancora di più. Sono vicino all’esplosione mentre continuo a sbattere il mio corpo contro il suo, come a raggiungere l’unico scopo della mia vita.

Sudo e la sento mugolare, in quella posizione scomodissima ma non mi importa, sto per riempire quel corpo che non mi appartiene, sento il calore che si spande e voglio arrivare dentro di lei con tutta la forza che possiedo.

Mi spingo più dentro, le lascio la spalla e metto entrambe le mani sui suoi fianchi, lo sento, sono vicino, lo sento arrivare.

La tengo ferma, ansimante contro il mio bacino ed esplodo. Finalmente godo, con tutto me stesso, mentre lei è costretta dalla mia presa a ricevere tutto il mio succo.

The post Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel appeared first on .

Ultime ricerche

La prima e l'ultima volta

Un racconto di Pulcina70

Siamo seduti vicini davanti al computer. Io manovro il mouse e la tastiera, lui
siede accanto a me. Stiamo navigando su internet alla ricerca delle informazioni
che gli servono.
Sento che si avvicina sempre di più, la sua spalla sinistra
sfiora la mia spalla destra. Poi appoggia la sua mano sul mio ginocchio, una
presa leggera, per testare la mia reazione.
Io non reagisco, continuo a fare
quello che sto facendo. Lui appesantisce la mano. Con lentezza muove le dita a
salire verso la mia coscia. Ho un brivido che altera il tono con cui sto
parlando, ma non dico niente e non faccio niente per fermarlo. La sua mano sale
sempre di più e scivola nella parte interna della coscia. Io giro la testa verso
di lui, lui si gira a guardarmi: i suoi occhi sono torbidi di
desiderio.
Toglie la mano e la porta sopra la mia, quella che tiene il mouse.
La prende con delicatezza e la porta sotto la scrivania, la guida fino al
cavallo dei suoi pantaloni, la poggia sopra e la spinge. Sento la sua erezione
che cresce sotto la mia mano.
La muove piano, continuiamo a guardarci, i
respiri leggermente alterati.
“Abbiamo bisogno di un altro posto per fare
questo tipo di ricerche”, non riconosco la mia voce che dice una cosa del
genere.
Lui sorride, mi lascia la mano, che faccio riemergere sopra la
scrivania.
Usciamo, in silenzio e ci avviamo verso la sua macchina. Sale e mi
apre lo sportello, salgo anche io. Avvia il motore e parte, non oso chiedergli
dove ha intenzione di andare.
Prende la statale, “Mi accendi una sigaretta?”
lo faccio e gliela porgo, poi ne accendo una anche per me.
Superiamo il
semaforo dell’autostrada e lui continua. All’altezza della rotatoria del centro
commerciale, imbocca la strada verso il mare. Entra in un sentiero sterrato e
poi si ferma vicino a un casale abbandonato in mezzo a una grande distesa di
terra incolta. Spegne il motore e scende, lo seguo. Allunga la mano per prendere
la mia e mi porta dentro il casale.
L’interno è buio e abbandonato, i muri
sono scrostati, il pavimento, rotto in più punti, è pieno di terra, la sento
sotto le scarpe.
Si gira e mi guarda, lo stesso sguardo di prima, torbido,
gli occhi stretti, la bocca leggermente aperta come se facesse fatica a
respirare. Mi tira a sé, mi circonda la vita con le braccia, si china e mi
bacia.
Subito cerca la mia lingua, mi bacia con foga, come se dovesse finire
tutto in un attimo, come se fosse l’ultima cosa che potrà fare, l’unica
possibilità. Io lo assecondo: gli concedo la mia bocca, pronta a concedergli
tutto quello che vorrà, sono totalmente persa.
Mi toglie il cappotto, mi
sfila il maglione e poggia le mani sui miei seni sopra al reggiseno. Stringe con
forza. Con il dito fa uscire prima uno e poi l’altro dei miei seni dalle coppe
del reggiseno, si allontana di un passo per guardarmi.
Io resto immobile,
inerme, aspetto che faccia quello che vuole. Si china e tira giù la cerniera
degli stivali, piega una gamba per togliermene uno, poi l’altra. Sale con le
mani fino a trovare la chiusura dei pantaloni, li slaccia e li tira giù. Mi
muovo per toglierli, lui mi aiuta.
Sono in piedi, di fronte a lui, in
reggiseno e mutande, i seni fuori dalle coppe e lui mi guarda, i suoi occhi sono
come infuocati.
Prende le mie mani, le unisce e mi afferra i polsi con una
sola mano; mi tira e mi trascina vicino al muro. Alza le mie braccia e mi lega i
polsi a una corda che pende da un trave del soffitto. I miei piedi sono ancora
poggiati a terra. Si sposta per contemplarmi di nuovo e sul suo viso affiora un
sorriso che mai gli ho visto, un sorriso soddisfatto, cinico, sadico. Il mio
cuore comincia ad accelerare i battiti.
Si toglie la giacca, la felpa e la
maglietta, rimanendo a torso nudo. Contemplo il suo torace scolpito, dispiaciuta
di non poterlo toccare.
Si avvicina e mi bacia. “Questo non lo dimenticherai
mai.”
Con la mano aperta mi carezza il collo, scendendo verso i seni, il
ventre, il monte di Venere, le cosce, le gambe, i piedi. Mi sfila i calzini.
Risale con i polpastrelli dal piede fino a tornare al collo. Fa questo cinque,
dieci volte. Comincio ad ansimare, voglio di più e lui lo sa e farmi aspettare
gli piace.
Afferra i seni con le mani e stringe, sempre più forte, io gemo
sempre più forte fino a urlare, persa tra il dolore e il piacere.
Si stacca
da me e si allontana, vedo che è andato di lato e si è chinato a terra. Non
riesco a parlare, a chiedergli niente. Si rialza e torna verso di me. In mano ha
qualcosa che non riesco a capire. Quando è vicino mi rendo conto che ha preso
una corda, di quelle spesse, da imbarcazione.
Con un filo di voce gli chiedo
“Cosa vuoi fare?”
Non mi risponde, ma mi guarda e di nuovo mi sorride in quel
modo che mi fa paura. Alza il braccio e sferra un colpo secco sui miei seni,
imprigionati nelle coppe del reggiseno, scoperti e fermi, bersaglio facile da
colpire.
Urlo, il dolore è forte. Sferra un altro colpo. Urlo ancora. Di
nuovo mi colpisce e si ferma come ad ascoltare l’eco del mio urlo che si smorza
dentro la stanza. Poi, una serie di frustate di seguito, una dietro l’altra,
senza neanche avere il tempo di respirare. Il dolore è forte, le mie urla mi
riempiono le orecchie.
Si ferma, ansimante, l’espressione soddisfatta. I seni
mi bruciano, mi sento quasi svenire. Si avvicina e mi accarezza, coccola i miei
seni arrossati per i colpi ricevuti. Li lecca, prende in bocca i capezzoli e li
stuzzica con la lingua.
Con una mano mi carezza le cosce in circolo, poi alza
l’orlo delle mutande fino a scoprire le natiche. Si stacca di colpo e con la
corda mi frusta le natiche e le cosce. Di nuovo le mie urla riempiono la
stanza.
Si ferma e mi guarda ancora. Io sono stravolta, ho le guance striate
di lacrime, il respiro affannato, gli occhi sbarrati dalla paura.
Lui sembra
soddisfatto di quello che vede, si lecca il labbro superiore. Si avvicina, mi
prende i capelli e li tira fino a farmi piegare la testa.
Mi lecca il collo,
si avvicina all’orecchio: “Questo è solo l’inizio. Mi piace il suono della tua
voce quando ti faccio male.”
Mi leva le mutande con un movimento secco e
violento, poi prende una caviglia e la lega ad un’altra corda legata a sua volta
a un peso di piombo e così fa anche con l’altra caviglia.
Mi ritrovo appesa,
con le gambe divaricate e nuda.
Piega la corda che aveva già usato per farla
più piccola e inizia a colpire il pube davanti, cambiando poi direzione per
frustare direttamente la mia vagina, con velocità. Il dolore è tale che perdo i
sensi.
Mi sta bagnando con dell’acqua, quando rinvengo. “Perché?”
“Non c’è
un perché. E’ così e basta. Da quando ti ho conosciuta ho avuto solo voglia di
torturarti, di sentire le tue urla di dolore. Ora che sei sveglia, ti scopo.
Sono veramente arrapato.”
Senza darmi il tempo di replicare, afferra le mie
gambe e mi penetra, a fondo.
Mio malgrado sono bagnata e il suo pene eretto è
molto grande, lo sento molto dentro di me. Inizia con movimenti lenti, affondi
lunghi, poi aumenta il ritmo, sempre più veloce.
Non sento più il dolore,
anche se la vagina mi brucia per le ferite.
I suoi movimenti mi riempiono
completamente, la velocità stimola i miei sensi, lo assecondo con il bacino e
alla fine godiamo insieme.
Lui resta dentro, gli ultimi spasmi, mi accarezza
la testa, mi bacia il collo con delicatezza.
“Ora ti slego.” Esce da me e si
stacca, mi sento svuotata, il mio corpo brucia, non solo per le frustate.
Mi
slega le caviglie e poi i polsi. Io non riesco a tenermi in piedi e lui mi
sorregge, abbracciandomi, mi contiene. E’ tenero, dolce, non sembra lo stesso
uomo che poco prima mi frustava, sadico.
Mi aiuta a vestirmi, io non ho la
volontà di fare nulla, dipendo completamente da lui.
“Stai bene? Ce la fai a
tornare a casa? “
Annuisco. Non so dove è finita la mia voce.
Seduti sulla
sua macchina, sulla via del ritorno, mi dice “Immagino che questa sarà la prima
e l’ultima volta.”
Mi giro a guardarlo, mentre guida con calma, lui si gira
per qualche secondo verso di me, il tempo di vedermi annuire di nuovo.

Pulcina 70

Ultime ricerche

Il mio amante è un cavallo

un pomeriggio d’estate eravamo al casolare di mio marito che possiede tre cavalli di qui un bello stallone che tutte le volte sfoderava il cazzo mi metteva una voglia che non vi dico.

quel giono mio marito mi chiese di andare a fare un giro a cavallo ma con una scusa cercai di rimanere alla stalla lui sello una cavalla e parti dicendomi che sarebbe tornato tardi perchè voleva andare a trovare un suo amico.

come lui parti io mi sono diretta alla stalla prendendo la spazzola per spazzolare il mio stallone e mentre lo spazzolavo vedevo che lui tendeva ad annusarmi la topa visto che avevo una mini senza calze

allora mi sono fermata nel vedere cosa sarebbe successo, e come mi si è messo ad annusare vedevo il suo cazzo sfoderarsi fino a farselo idurire, io mi ero gia bagnata sotto avevo le mutandine da strizzare da i miei umori ero eccitatissima mi affianco lo prendo con la mano e comincio a menarglielo aveva un cazzo duro e massiccio che facevo fatica a tenerlo con una mano, mi inginocchio butto via la spazzola e inizio con due mani, il cavallo vedo che si eccita semre di più mi tolgo le mutandine e inizio a stusciarmelo sulla fica e sento un calore tra le gambe pazzesco,

dopo un po avevo sempre più voglia di sentirlo dentro prendo una panca dentro la stalla ci metto una coperta mi sdraio sotto di lui divarico le gambe e afferro il suo cazzo metendomelo sopro la fica e con la saliva lo lubrifico e lo infilo piano piano dentro sento la sua cappella che mi divarica la fica ma non è del tutto in tiro cerco di farlo andare su e giu fino a quando non parte qualche suo colpo sento veramente ingrossarsi come non avevo mai provato gnente di simile stando sempre attenta con una mano a non farlo entrare piu di tanto in lunghezza perchè mi avrebbe sfondata.

ho unorgasmo ditro lalro urlo dalla goduria tanto non mi puo sentire nessuno la casa piu vicina è circa ad un chilometro, tutto qesto durò per un bel pò fino a quando il cavallo non mi riempi della sua sborra nella fica inondandomi e shizzando il suo sperma caldissimo da farmi avere di nuovo unorgasmo.

finito non credevo a qullo che avevo fatto mi semrava un sogno avevo fatto mio marito cornuto con un cavallo cosa che prima non mi era mai passata nella mente.

ripresa dal godimento mi rendo conto di essere tutta sporca dalla sborra del cavallo e vestiti di ricambio non ne avevo non sapevo come fare.

decido di dire tutto al mio marito sperando che non si incazzi e mentre ero per uscire dalla stella eccolo di ritorno non aveva trovato il suo amico e aveva fatto prima del previsto

come scende mi vede tutto il vestito sporco mi chide cosa ho fatto le dico tutto qullo che era successo e rimane qualche minuto in silenzio e mi dice si lo puoi fare ma la prossime volta in poi voglio esserci presente e da quel giorno non passa settimana che non mi faccio scopare da qul cazzone con mio marito che si spara le seghe quardandimi.

Ultime ricerche