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mi sono innamorata del cazzo di mio figlio e gli do il culo

confessioni proibite

Una volta le confessioni restavano un segreto a tre: il penitente, il prete confessore, e il Padreterno.
Ma nell’era della tecnologia, la privacy del Segreto Confessionale può essere violata con estrema facilità: basta un microfono wireless nascosto nella cabina del confessionale per carpire tutto ciò che viene detto.
È questa l’idea che è venuta a me – Francesco – e Rosario, un mio amico.

Abitiamo in un paesino dell’entroterra siciliano. Qui c’è ancora una cultura retrograda e tradizionalista; tutti casa & chiesa. A cominciare dai miei familiari: il babbo non fa un passo senza prima consultare la lista dei 10 comandamenti, e la mamma sta tutto il giorno a sgranare rosari, con un vestito castigatissimo che non le lascia scoperte neanche le caviglie.

Vi chiederete: come siamo messi a figa? Beh, qui col contagocce. Fra le ragazze c’è ancora la mentalità del restare illibate fino al matrimonio (e se per caso qualcuna te la smolla, ti conviene NON farlo sapere in giro: potresti ritrovarti davanti all’altare nuziale, con un parente della disonorata che ti tiene un coltello puntato alla gola).

Il prete, DON CELESTINO, è un omaccione che presiede la nostra parrocchia da almeno un milione di anni. È grande come un armadio e ha due mani che sembrano badili; non si sgarra con Don Celestino. Se io e Rosario volevamo fare ‘sta bravata del microfono nascosto nel confessionale, dovevamo stare MOLTO attenti a non farci scoprire da lui, o ci avrebbe fatto sputare i denti a bastonate.

I giorni delle confessioni sono il venerdì e il sabato, tra le 2 e le 4 di pomeriggio.
Funziona così: quando Don Celestino entra nel confessionale, all’esterno si accende una lucina che indica ai fedeli che il prete è pronto a ricevere i penitenti.

*****

Oggi è venerdì, così io e Rosario nascondiamo il microfono nel confessionale e dopo ci piazziamo fuori dalla chiesa con uno smartphone.
Puntuale, alle 2.00 Don Celestino inizia a ricevere le prime confessioni. Noi ascoltiamo tutto tramite l’audio del telefonino.
Purtroppo non sentiamo nessuna rivelazione significativa; qualche furtarello, qualche bestemmia, qualche sbronza…
L’unica confessione che attrae il nostro interesse è quando una donna dice:
– «Ho tradito mio marito.»
Ma Don Celestino si limita a replicare:
– «Male, figliola. Per penitenza, recita 30 Ave Maria e prometti di non cadere più in tentazione.»

Rosario commenta deluso:
– «Maledizione…Tutto qui? Speravamo di ascoltare qualche dettaglio piccante, e invece…»

– «Il problema è che Don Celestino non insiste sui particolari», aggiungo io, «Si limita a prendere nota del peccato per sommi capi e poi dà l’assoluzione.»

– «Già, ci vorrebbe un confessore che spinga di più sul chiedere dettagli…»

PING! Una lampadina mi si accende nella testa, formulando all’istante un piano diabolico.

– «Riascoltiamo la registrazione, Rosario.»

– «Ma l’abbiamo già sentita, non c’è nulla di interessante…»

– «Sì, ma stavolta non dobbiamo fare caso a quello che dice il PECCATORE, bensì a quello che dice il PRETE!»

– «E perché?», chiede lui confuso.

– «Cazzo, Rosario, ma sei proprio tardo! Dobbiamo imparare la formula usata dal confessore, così possiamo SOSTITUIRCI A LUI nel confessionale senza destare sospetti.»

Rosario rimane intrigato dalla mia proposta.
– «Bell’idea…Ma come facciamo a neutralizzare Don Celestino durante l’orario delle confessioni?»

Vero. Questo è il problema principale. Ma la mia mente machiavellica trova subito una soluzione.
– «Ascolta, Rosario: io ho in casa un potente lassativo. Domani basterà metterne un po’ nel vino del Don, così dopo pranzo sarà occupato per un’oretta sul cesso. Per lui ritardare un po’ non è un problema; tanto sa che finché la lucina esterna del confessionale non viene accesa, nessuno si presenterà per le confessioni.»

Rosario gongola:
– «Complimenti, France’…È un piano perfetto, degno di Wilcoyote!»

(Al che, io mi tocco le palle ricordando che i piani di Wilcoyote non funzionano MAI…)

*****

Il giorno seguente, all’ora di pranzo entriamo in azione.
Mettiamo di nascosto il lassativo nel vino di Don Celestino, e verso le 2.00 prendiamo le posizioni concordate.
Io mi piazzo all’esterno della chiesa, mentre Rosario si nasconde sul pulpito. Da quella posizione può controllare sia la porta del bagno della Canonica che l’interno della chiesa.

Poco dopo mi arriva un SMS da Rosario: “Tutto OK! Il Don si è chiuso ora nel cesso e sembra che ci starà per un bel pezzo. Via libera!”
Gli mando un messaggio di conferma ed entro in chiesa. Mi intrufolo nel confessionale, accendo la lucina esterna, e resto in attesa.

Dopo qualche minuto sento che la porta sull’altro lato si apre, e dalla grata divisoria mi giunge una voce femminile:
– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato. Ho avuto pensieri impuri su un giovane del paese, e ho fatto sesso con lui anche se non siamo sposati.»

Wow…Ho agganciato subito un pesciolino interessante! Ora devo incalzarla in modo da spremerla a fondo.
(Imitare la voce di Don Celestino non è difficile; in più la parete distorce le voci quanto basta per renderle irriconoscibili, sia da una parte che dall’altra.)

– «Capisco; hai commesso un peccato carnale senza essere maritata. Questo non è bene, figliola.»

Lei: – «Purtroppo non è tutto qui. Mi sono innamorata anche di un ALTRO giovane, e ho cominciato a frequentarli entrambi all’insaputa l’uno dell’altro.»

– «Uhm…Hai una relazione segreta con due uomini, dunque?»

Lei: – «Sì…Ma poi è successo un fattaccio: una sera a casa mia, mentre mi incontravo col primo, si è presentato anche il secondo per farmi una sorpresa. Lì hanno scoperto tutto. Mi sono messa a piangere dalla vergogna…»

– «E loro?», la incalzo io.

Lei: – «Invece di arrabbiarsi, mi si sono avvicinati per consolarmi. Hanno cominciato ad accarezzarmi, poi uno si è tirato giù la lampo dei pantaloni e…Beh, inutile dirglielo, Padre, ha già capito…»

– «No, figliola, io devo sapere OGNI MINIMO DETTAGLIO, per poter stabilire l’entità del peccato commesso. Quindi, mi raccomando: raccontami tutto senza tralasciare nulla.»

Lei: – «Io…ho preso in mano il suo…ehm…cosino…»

– «No, no, macché “cosino”, sentiti libera di usare un linguaggio schietto e spontaneo…Di’ pure “cazzo, culo, figa”, quello che vuoi…Per un prete è la sostanza che conta, non la forma.»

Lei: – «Come vuole, Padre…Dunque, insomma gli ho preso il cazzo in mano e ho iniziato a fargli una sega. Intanto l’altro mi palpava le tette e…Oh, ma devo proprio continuare? Mi vergogno…»

– «Figliola, ricordati che Dio sa già tutto. Raccontarlo anche a me servirà solo a scaricare la tua coscienza. Quindi vai avanti senza imbarazzo.»

Lei: – «Dunque…Senza quasi rendermene conto, mi sono ritrovata un cazzo in bocca e uno in figa…Per un po’ si sono dati il cambio in questo modo, e a me piaceva moltissimo…Ma poi, mentre ne cavalcavo uno, l’altro mi si è messo dietro e me lo ha messo nel culo a tradimento…»

– «E tu hai tratto lascive sensazioni da quel rapporto contronatura? Sii sincera, non puoi mentire di fronte all’Onnipotente…»

Lei: – «All’inizio no, il sedere mi bruciava…Ma poco dopo mi sono abituata e…Sì, mi è piaciuto, ho cominciato a godere come una scrofa pregandoli di non smettere…E dopo qualche minuto ho raggiunto un orgasmo pazzesco…»

– «Male, molto male…Il diavolo entra in noi proprio attraverso i piaceri della carne. Ma vai avanti, povera donna sfortunata…»

Lei: – «Alla fine mi hanno sbor…mi hanno eiaculato in faccia. E mi vergogno a dirlo, ma mi è piaciuto molto. Infine mi hanno proposto di incontrarci di nuovo tutti e tre insieme, e che il cielo mi perdoni, gli ho risposto di sì…»

Io sto facendo una fatica tremenda per non scoppiare a ridere, comunque mi sforzo di mantenere un tono severo:
– «Figliola, quello che mi hai raccontato è molto grave. La tua penitenza sarà questa: dovrai continuare ad incontrarti coi tuoi due spasimanti, ma sempre & solo in coppia. E farti possedere nelle tue cavità impure tante di quelle volte fino a quando non ne ricaverai più piacere.»

Lei: – «Ma che strano…Non ho mai sentito di una penitenza del genere…»

– «Non dubitare di chi parla per bocca del Divino, donna sciagurata. Ora puoi andare.»

Lei: – «Ma…Padre, mi manda via senza darmi l’assoluzione?»

Ostia, mi ha colto in contropiede…Come diavolo è la formula? Devo improvvisare in fretta.
– «Ehm…Certo, certo…Ego te absolvo curriculum vitae quo vadis ora et labora lupus in fabula…AMEN!»

Uff!…Temevo di tradirmi col mio latinorum ad cazzum, ma è andata bene. Sento infatti che la tipa, chiunque sia, esce dal confessionale e si allontana.

Io mi sento gasatissimo per il successo della missione. Prendo il telefonino e mando un SMS a Rosario: “Chi era quella che è entrata?”
Mi arriva la sua replica: “Carmela, la maestrina della scuola elementare.”
Rispondo: “Wow! Sapessi cosa mi ha raccontato…Ti dirò più tardi; lì nessun segno di Don Celestino?”
Lui: “No, sta ancora al cesso.”
Io: “Ok, adesso esco. Ci vediamo fuori dalla chiesa.”

*****

Faccio per alzarmi, quando sento che l’altra porta del confessionale si apre di nuovo. Già; avevo dimenticato di spegnere la lucina all’esterno.
Beh, poco male; finché Rosario non mi avverte dell’arrivo di Don Celestino, c’è tempo per ascoltare un’altra confessione. Sperando che sia interessante come quella di poco fa…

– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato», dice una voce femminile dall’altra parte. La parete distorce il suono, ma dal timbro direi che sia una donna di mezza età.

– «Ti ascolto, figliola.»

La sua risposta è un sussurro:
– «Celestino, sono io…La tua troiona vogliosa e insaziabile!»

Trasalisco incredulo. Oh, questa poi! Il nostro parroco ha una tresca segreta con una paesana?!

– «S-sì, ho capito chi sei…Ehm…Vai avanti, figliola…»

Lei: – «Macché “figliola”, lo sai che devi chiamarmi “Scrofa, puttana, baldracca”…È quello che sono!»

– «Ehm…Certo…Dimmi tutto, lurida mignotta!», le rispondo di getto, cercando di non tradirmi.

Lei: – «Ieri sera ho pensato a te, e non ho potuto fare a meno di bagnarmi come una cagna in calore. Ho preso una zucchina e me la sono infilata nella figa, immaginando che fosse il tuo grosso cazzo. Ma non mi è bastata.»

– «Sei proprio una schifosa bagascia. E allora cosa hai fatto?»

Lei: – «Ho preso una candela e me la sono ficcata nel culo. Ma era troppo poco. Così ne ho aggiunta un’altra, e infine una terza. A quel punto ho cominciato a muoverle avanti e indietro, sempre più velocemente, pensando alla tua verga lunga e dura…»

Io sono sempre più sconcertato. E tra le sue parole e il tono di voce lascivo, il cazzo mi è diventato duro come il marmo.

– «Che porca! E poi…ehm…hai goduto, alla fine?»

Lei: – «Oh sì, come una vacca! Mi basta ripensarci per bagnarmi come una fontana. Anche adesso mi sto ficcando le dita nella figa fradicia. Apri la porticina magica, che ti faccio sentire!»

Sento bussare sulla parete in basso. Vedo così uno sportellino che prima non avevo notato, all’altezza delle ginocchia. Si può aprire solo dalla mia parte.
Tolgo il chiavistello, e subito dopo lei ci infila una mano fino al gomito, puntando indice e medio verso l’alto.
Le sue dita sono tutte bagnate, odorose di umori vaginali. Non ci penso due volte e inizio a succhiarle avidiamente.

– «Uhmmm!…Che sapore delizioso…Te la ciuccerei tutto il giorno, questa bella manina…»

Lei: – «Sai bene che quella “manina” può fare ben altro, porcello d’un parroco!»

Mi sfila la mano di bocca e la abbassa, cercando a tastoni il mio inguine. Mi sbottona i pantaloni ed estrae l’uccello in tiro.
– «Wow, Celestino…Non eri mai stato così pronto, le altre volte!», la sento dire.
Inizia a segarmi, e ovviamente la lascio fare, sconcertato da quella incredibile situazione.

Lei: – «Ohh! Ma senti che randello, oggi…»

– «Fo…forse è per causa dei succhi della tua fregna immonda…Fammene assaggiare ancora un po’…»

Lei: – «Vieni ad abbeverarti direttamente alla fonte di acqua santa, confessore!»

La sua mano mi fa un cenno di invito con l’indice prima di ritrarsi dietro l’apertura.
Non mi faccio pregare: infilo a mia volta la mano nella feritoia, e procedo a tastoni sulle sue gambe fino a raggiungerla tra le cosce.
Scosto le mutandine e le passo un dito sulla fica fradicia, poi le introduco l’indice fino in fondo. Lei spinge in avanti il bacino per offrirsi meglio alla penetrazione.
La sento gemere di piacere, e a quel punto le aggiungo anche il medio nel culo. Poi inizio a muovere le dita avanti e indietro, eccitatissimo.

Lei: – «OOOWWHH!! Sìììì…Scaccia il demonio dai miei buchi impuri, esorcista!»

Aumento il ritmo della doppia penetrazione di dita, e pochi secondi dopo la sento contorcersi mentre ansima forte. È chiaro che sta trattenendo delle urla orgasmiche.
Ritraggo la mano, compiacendomi dell’effetto ottenuto. Dall’altra parte gli ansimi calano pian piano.

– «Ti è piaciuto, vero, sporcacciona? Dillo che Don…che io non ti avevo mai fatta godere così prima d’ora!»

Lei: – «Ahhh!…Sì, oggi sei stato un vero diavolo…Meriti un premio, pretonzolo mio…»

Vedo la sua bocca apparire sul fondo della feritoia, con la lingua che rotea lascivamente attorno alle labbra rosse. Il messaggio è eloquente, ed è un’occasione che non posso lasciarmi sfuggire.
Mi inginocchio in modo da inserire l’uccello nella feritoia, e subito dopo lei inizia a spompinarmi con una abilità da mignotta scafata. La libidine mi prende la testa.

– «Ohh!…Che brava, la mia porcona…Di’ la verità, vacca: quanti ne hai presi?»

Lei: – «Mmhh…Un esercito…SLURP!…E chi li può contare? Non so nemmeno di chi siano i miei figli, con tutti i cazzi che mi hanno sborrato dentro!…SSSHUCC…»

Non posso credere a quel che sta succedendo: sono lì appiccicato alla parete divisoria del confessionale, mentre una sconosciuta mi sta facendo un pompino da favola!
L’eccitazione è incontenibile. Le vengo in bocca, e lei ingoia tutto quanto. Cristo, che sborrata!

Lei: – «Maiale d’un prete, mi hai riempito lo stomaco…Spero che te ne sia rimasta un po’ per domani, quando verrò a trovarti in sagrestia per farmi rompere il culo, come ogni domenica dopo messa…»

– «Ci puoi giurare, sudicia zoccola…Ti inonderò gli intestini fino ad affogare il demonio che ti possiede!»

Sento che la porta dell’altro lato si apre, e il suono dei suoi tacchi che si allontanano.
Io rimango lì mezzo rincoglionito. Che esperienza! Devo proprio fare in modo di ripeterla…

Vedo che mi è arrivato un messaggio di Rosario sul telefonino, ma in questo momento sono ancora troppo stravolto per prestargli attenzione.
Rimango qualche secondo a ripensare a quel che è appena successo. E chi si immaginava che in paese ci fosse una troia del genere? Devo assolutamente scoprire chi è quella gran puttanona; fosse mai che ci scappa una scopata completa…

Improvvisamente la porta del confessionale si spalanca di colpo…e mi trovo davanti Don Celestino che fa una faccia incredula.

– «CHE CI FAI TU LÌ?», mi grida con tono ammonitorio.

Minchia…Beccato come un sorcio sul formaggio! E adesso?
Dico la prima cosa che mi viene in mente:
– «Io…Sono venuto a confessarmi, Don celestino…Ho visto che la lucina all’esterno del confessionale era accesa, e così…»

Il Don mi prende per un orecchio alzandomi di peso.
– «Imbecille! Quello è il posto del confessore; i penitenti devono accomodarsi nell’ALTRO lato del confessionale! 10 anni di parrocchia e non l’hai ancora imparato, France’?»
– «Ha ragione, Don, mi sono confuso…AHIO!…Mi lasci, vado subito al posto giusto…»
– «Bene, allora sentiamo un po’ cosa hai sulla coscienza, monellaccio!»

Uff!…Se l’è bevuta. Ora però mi tocca stare al gioco e fingere di confessarmi.
Vi risparmio i dettagli, dato che erano almeno 8 anni che non mi confessavo…Comunque sia, alla fine il Don mi lascia andare dopo avermi appioppato la penitenza di recitare 180 Pater Noster.

*****

Poco dopo esco dalla chiesa e mi incontro con Rosario.
– «Minchia, France’…Ma cosa è successo? Eppure ti avevo mandato un messaggio che stava arrivando Don Celestino; non l’hai letto?»
– «Va be’, lasciamo perdere…Piuttosto, dimmi: chi era la donna che è entrata per ultima?»
Rosario ridacchia come se fosse stupito dalla mia domanda.
– «Ma come; non ti eri accorto che si trattava di TUA MADRE?!»

!!!
Resto a bocca aperta.
CAZZO!…Non ci posso credere: mia madre ha una tresca col prete del paese…e mi ha fatto un pompino credendo che fossi lui, mentre la sditalinavo fino all’orgasmo!!
Questo è un po’ troppo, in un colpo solo. Mi accascio di botto sui gradini del sagrato.
– «O France’, ma ti senti bene?», mi chiede preoccupato.
– «Uh…Fammi un favore, Rosario…Vai al bar a prendermi un bicchiere di grappa, va’, che ho bisogno di bere qualcosa di forte!»

*****

Rimango lì da solo. Sono confuso; mi viene da ridere e da piangere allo stesso tempo.

Osservo la gente passare. Sono le stesse facce che conosco da una vita, eppure è come se le vedessi per la prima volta. E mi chiedo quali insospettabili segreti si nascondano sotto la superficie di quella monotona vita di paese.

Domani come al solito mia madre andrà a messa, e sempre come al solito dopo si intratterrà con Don Celestino per chiedergli un qualche “consiglio spirituale”. Una ricorrenza di cui non avevo mai dubitato…prima d’oggi.

Scuoto la testa ridendo da solo come un idiota. La vita è piena di sorprese. A volte belle, altre volte no…però vale sempre la pena di scoprirle. (E mentre vedo Rosario che torna col mio grappino, penso: e se provassimo a nascondere una webcam in sagrestia?…)

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MAMMA E FIGLIA

Erano le 16:30 di un normale venerdì pomeriggio, Monica riordinò in fretta e furia la sua scrivania, si infilò il lungo piumino grigio e si diresse verso la porta d’uscita salutando tutti i presenti dopo una lunga e stressante giornata in ufficio. La sua stanchezza era ancora più accentuata dal fatto che questo era l’ultimo giorno lavorativo della settimana, ma per fortuna il suo turno era finito un po’ in anticipo e per strada non si era imbattuta nel gran traffico del fine settimana riuscendo persino a passare al supermercato e ha fare un po’ di spesa. Era provata ma contenta, in vista del weekend che l’aspettava, finalmente avrebbe potuto rilassarsi come più le piaceva. Parcheggiò distrattamente la macchina e caricatasi di buste e pacchettini si diresse verso la porta di casa. Trafficò un pò per riuscire ad aprire la porta e poi finalmente varcò l’uscio ritrovandosi tra quelle tanto amate mura casalinghe. – Katia… Katiaaa! Tesoro, sono io… sono arrivata! – Esclamò ad alta voce Monica rivolgendosi alla figlia, poi si diresse verso la cucina e poggiò le buste della spesa sul tavolo, quindi si trasferì nella sua camera da letto per mettersi un po’ in libertà. Gettò la borsetta e il piumino sul letto, poi si sedette sul bordo del materasso e sbuffando si sfilò le scarpe; Monica adorava le scarpe con il tacco alto perché mettevano in evidenza ancora di più la bellezza delle sue gambe e le donavano una linea armoniosa e snella, solo che portarle tutte quelle ore era tutt’altro che comodo ed era un vero sollievo toglierle una volta arrivata a casa. Ma non erano solo le gambe che, in Monica, i colleghi d’ufficio apprezzavano; di lei piaceva tutto. Nonostante i suoi quasi 40 anni Monica era una donna bellissima, alta, mora, con i capelli lunghi, un pò mossi e due profondi e grandi occhi color nocciola, un fisico snello, asciutto, con dei lineamenti invidiabili, costruito da un costante allenamento in palestra frequentando corsi di aerobica e a casa da autodidatta, un sedere da fare invidia ad una ventenne e un qualcosa di veramente insolito per una donna così magra, un seno abbondante e prosperoso che più volte l’aveva imbarazzata attirando troppo su di se lo sguardo degli uomini. – Allora, amore… non mi rispondi ? Ti è passata la febbre, eh? – Continuò a chiedere Monica dalla sua stanza mentre togliendosi la giacca e la camicia si infilava un morbido maglione a collo alto e delle calde e buffe pantofole a forma di leone. Non ricevendo alcuna risposta dalla figlia, Monica si diresse in camera sua, bussò alla porta ed entrò. Katia se ne stava sul letto a pancia in giù, con indosso solo dell’allegra e sbarazzina biancheria intima e con le cuffie alle orecchie, era impegnatissima nel leggere una riviste per teenagers e non si accorse minimamente dell’ingresso della madre nella sua stanza. – Katiaaa! – Urlò allora Monica e aggiunse – Ma ti sei impazzita ? – Sentendo l’urlo della madre Katia si girò di scatto, quasi impaurita, tanto che il walkman che teneva sul comodino cadde in terra. – Mammaaa…ma che sei matta! Mi vuoi far prendere un colpo? – Quasi le gridò la figlia con il cuore che le batteva a 100 all’ora – Scusami ciccia… ma tu non mi rispondevi; e sfido io con quell’affare sulle orecchie. E poi scusa Katia, stai male e ti metti così scoperta, ma dico io…! – Puntualizzò la madre – Si… ma cavolo mamma, la prossima volta avverti e poi sto benissimo, la febbre è da questa mattina che non ce l’ho più, l’unica cosa e che faccio un po’ di fatica a respirare, mi sento tutta un po’ tappata – Rispose Katia ripresasi dallo spavento – Ho capito Katia, ma anche se non hai la febbre non mi sembra il caso di stare così, dai forza infilati sotto le coperte che adesso vado a preparare la cena e dopo ti faccio un bel massaggio con la crema balsamica, ok! – Gli ordinò Monica. – Che pizza che sei mamma, e mica sono più una ragazzina, no! – Borbottò Katia mentre si rimboccava le coperte. – Ah, no! Perché secondo te a poco più di 15 anni una che cos’è, un vecchia? – Rispose con ironia la madre – No, non sono vecchia… però ormai sono grande, non mi devi trattare come una bambina! – Sottolineò Katia – O perbacco, non me ne ero accorta! Allora signora, mi dica… gradisce una minestrina questa sera? – Chiese divertita Monica – Si… si, ma mi raccomando, bella saporita – Specificò Katia sorridendo. Monica si lascio alle spalle uno squillante “OK” e sorridendo si diresse in cucina per preparare la cena. Mentre era sui fornelli squillò il telefono, Monica afferrò il cordless e rispose; era Fabio, suo marito, che l’avvertiva che il viaggio era andato bene, che stava uscendo dall’aeroporto proprio in quel momento e che il tempo non era un gran che. Poi frettolosamente la salutò mandandogli un bacio e ricordandogli che sarebbe tornato Domenica sera sul tardi. Terminata la conversazione Monica riprese a cucinare preparando poi le pietanze sul vassoio e portandole alla figlia. – Ecco qua, Katia! Ha telefonato papà, ti saluta! Mi raccomando mangia tutto che dopo vengo a portare via il vassoio e ti faccio un bel massaggio – Si raccomandò Monica – Ho una fame! Che odorino…mi fa venire ancora più fame!- Rispose Katia mentre afferrava il vassoio Monica aggiustò il vassoio sul letto della figlia, si raccomandò ancora un paio di volte e poi tornò in cucina dove, acceso il televisore, si apprestò a consumare la cena. Terminato il pasto Monica tornò nuovamente in camera della figlia, riprese il vassoio facendo i complimenti alla figlia per aver mangiato tutto e ritornò in cucina per riassettarla e lavare i piatti . Seguì distrattamente un film mentre sbrigava le sue faccende, poi si sedette un attimo per fumarsi una sigaretta e rilassarsi poi verso le dieci andò in bagno a prendere la crema e tornò nuovamente in camera della figlia. Entrò nella stanza mentre Katia era intenta a seguire un film, accese la fioca lampada del comodino e si sedette sul bordo del materasso. – Allora signorina, lo facciamo questo massaggio? – Chiese Monica La figlia si limitò a mugolare qualcosa mentre guardava la tv e fece un cenno di assenso con la testa. Monica si alzò dal materasso e tirò giù le coperte che avvolgevano la figlia arrotolandole in fondo al letto, poi aprì il vasetto di crema e con la mano destra ne prese un bel po’ raccogliendola su due dita, quindi portò la sua mano sinistra all’altezza del reggiseno di cotone grigio della figlia iniziando a sbottonare i due bottoni posti sul davanti. – Questo però lo togliamo… eh? – Sottolineò Monica Katia si limitò a rispondere nuovamente come prima. Aperto l’ultimo bottone, Monica scostò il reggipetto liberando un piccolo ma ben fatto seno, piuttosto sviluppato per una ragazzina di quella età, due rotonde e sode mammelle caratterizzate da una leggera forma a punta tipica delle adolescenti e che, viste in quella posizione, sembravano sfidare la forza di gravità. Non che Monica non sapesse come era fatta sua figlia, l’aveva visto crescere giorno per giorno e trasformare via, via il suo giovane corpo ma la vista di quel seno così sviluppato l’aveva un po’ meravigliata, anzi in verità non se lo aspettava per niente e a vederlo non sembrava proprio il seno di una futura sedicenne ma bensì quello di una ragazza ben più matura. Poi abbassò lo sguardo sul suo petto, pensò che in fondo era sua figlia e vista la prosperosa misura che era stata concessa alla madre non si preoccupò più di tanto, accostò la mano destra al centro dei seni della figlia ed iniziò a spalmare la crema. In pochi secondi la crema perse consistenza, sciogliendosi completamente a contatto della calda pelle di Katia e diventando così un vero e proprio unguento. La delicata ed esperta mano della madre le spalmava sul petto, con ritmici e precisi movimenti circolari, la crema ormai liquefatta; gli attraversava la scanalatura posta tra i suoi due seni accarezzandoli e massaggiandoli mentre risaltavano lucidi alla luce della piccola lampada posta sul comodino. Monica eseguiva il massaggio in un modo quasi automatico mentre, insieme alla figlia, cercava di seguire il film alla TV, ad un tratto però la sua attenzione fu richiamata da uno strano comportamento che l’adolescente stava assumendo. Il respiro di Katia si era fatto più profondo e affannoso, la sentiva emettere strani mugolii mentre, con soffocata circospezione, serrava nervosamente le gambe l’una contro l’altra strusciando le ginocchia. Monica fece finta di non guardare ma seguiva incuriosita, con la coda dell’occhio, quello strano atteggiamento che la figlia manifestava e che a sua volta cercava forzatamente di controllare vista la presenza della madre. Monica ebbe un’ulteriore riprova della particolarità della situazione quando, passando la mano per l’ennesima volta sul petto della figlia, si scontrò con un appendice duro ma elastico; il suo sguardo cadde immediatamente sui seni della figlia e con grande meraviglia si accorse che entrambi sfoggiavano due spiccanti e turgidi capezzoli, ben eretti al centro delle areole. Dentro di se Monica si sentiva letteralmente sconcertata, non le era mai capitata una cosa simile e i piccoli seni della figlia, poi, facevano risaltare ancora di più quei capezzoli così tesi. In realtà non era particolarmente preoccupata per la risposta che il corpo di sua figlia aveva dato al suo massaggio ma quanto più al fatto che tale situazione la attirava e la incuriosiva morbosamente. – Allora… Katia, ti senti un po’ meglio adesso? – Chiese Monica quasi sottovoce – Si mamma, è molto piacevole… solo che adesso mi fa un po’ male lo stomaco! – Le rispose Katia – Dove, amore… qui ? – Domandò la madre spostando la mano sul ventre della ragazzina – No mamma, un po’ più giù ! – Precisò Katia La mano di Monica scivolò allora al disotto dell’ombelico e interrogò nuovamente la figlia – Dove allora… qua? – – No mamma, ancora un poco più giù – Le spiegò Katia Monica era quasi smarrita dallo strano comportamento tenuto da parte di Katia, per la prima volta in vita sua si sentiva quasi in imbarazzo nei suoi confronti ma intenta a soddisfare la richiesta della figlia aveva ulteriormente spostato la sua mano verso il basso, tanto che le sue dita si trovavano quasi all’altezza del pube di Katia. – Insomma… Katia, dov’è che ti fa male – Chiese nuovamente la madre con tono un po’ alterato – Ecco… li, mamma! Proprio li, sento come un bruciore – Puntualizzò subito Katia Ora Monica si sentiva veramente impacciata, la vicinanza tra la sua mano e l’organo genitale della figlia era praticamente irrisoria, solo la sottile stoffa degli slip che la giovane indossava separava il diretto contatto tra l’organo e la sua mano. – Katia, scusami… tesoro, ma qui non è… proprio lo stomaco – precisò Monica – Si, lo so mamma… però è li che mi da fastidio – Le rispose con voce sommessa la figlia Monica non ci pensò su molto, spinta anche dal desiderio di andarsi a coricare a letto il prima possibile vista anche l’ora, poggiò meglio il palmo della mano sul basso ventre della figlia esercitando una lieve pressione ed iniziò ad effettuare dei composti movimenti circolari. Quasi involontariamente, nel corso del movimento, le dita di Monica finirono al di sotto dello slip entrando a contatto con la morbida e rada peluria del pube di Katia, poi via, via scesero sempre più giù andando ad accarezzare le grandi labbra e la piccola fessura racchiusa tra di esse. Sentendo la mano della madre accarezzargli delicatamente il sesso, Katia allargò istintivamente le gambe lasciando più ampio spazio a quelle piacevoli attenzioni, Monica continuò per un po’ quel saffico trattamento poi ad un tratto senti i polpastrelli delle dita umidi e ne rimase scossa; interruppe bruscamente il movimento ritirando la mano, si alzò dal bordo del materasso e si rivolse alla figlia – Be… Katia, adesso basta così… ti è passato il dolore, no? – Katia si senti come buttata giù dal letto, aprì nuovamente gli occhi che sino a quel momento teneva socchiusi e a fatica rispose alla madre – Si, si mamma ora va molto meglio, grazie! – Monica si affrettò a dirigersi verso la porta – Mi raccomando ciccia, adesso dormi però…ok! – Le chiese con tono amorevole Monica, Katia annuì con la testa e gli augurò la buona notte, la madre rispose al saluto, chiuse la porta e si diresse verso la camera da letto. Monica era veramente stupita con se stessa per ciò che era successo, si fermò sulla porta d’ingresso della sua camera da letto, poggiò la sua mano destra sul petto e senti il cuore battere veloce mentre i suoi capezzoli erano diventati turgidi, ma non era tutto, si sollevò la gonna arricciandola attorno alla vita poi con dubbiosa indecisione si infilò una mano tra i neri slip di pizzo, si piegò un po’ sulle ginocchia ed allargò leggermente le grandi labbra, passò poi le dita tra la fessura ritirandole fuori completamente umide e scoprendosi, così, un utero ricca di umori. Monica non voleva crederci ma quell’approccio di rapporto saffico con sua figlia l’aveva eccitata e sicuramente dormirci sopra non l’avrebbe aiutata più di tanto. La mattina successiva Monica si alzò di buon ora, nella sua mente il pensiero di ciò che era accaduto la sera prima sembrava essersi assopito, la attendeva una mattinata ricca di impegni e sicuramente non lavorativi, bensì di classica routine casalinga; fare la spesa ed effettuare un po’ di shopping. Trascurò di riordinare la camera da letto, si preparò vestendosi come se dovesse andare in ufficio poi verso le 9:30 uscì lasciando Katia a dormire nella sua stanza. Monica rincasò vero mezzogiorno, era carica di buste come un somaro, si trascinò letteralmente esausta verso la cucina per depositare il tutto poi con passo veloce si diresse verso il bagno mentre il ticchettio dei suoi tacchi echeggiava nel corridoio. Quando si trovò davanti alla porta del bagno sganciò il piccolo bottone dell’aderente gonna che indossava e tirò giù la piccola chiusura lampo laterale, lasciando cadere l’indumento ai suoi piedi, poi afferrò con decisione la maniglia della porta che era appena socchiusa e la aprì di scatto entrando quasi con irruenza. Quasi contemporaneamente al gesto di Monica si susseguì un secco e rapido urlo; ad emetterlo fu Katia, che vedendosi aprire la porta così di soprassalto si sentì gelare il sangue pensando a chi sà cosa; in quel momento si trovava nella vasca da bagno letteralmente avvolta dalla schiuma, era in uno stato di completo relax mentre ascoltava la sua musica preferita dalle piccole cuffie del walkman e mai si sarebbe aspettata un momento simile, vedersi aprire la porta a quel modo l’aveva fatta sobbalzare con uno scatto nella vasca e provocato in lei il riflesso condizionato di emettere quell’urlo di terrore. Monica fu quasi spaventata dal quell’istintivo ma inaspettato comportamento della figlia, tanto che ritrasse di colpo la mano lasciando che la porta finisse la sua corsa battendo sulla parete. Bastarono pochi istanti per far riprendere Katia dal rapido stato di agitazione che lei stessa aveva innescato, rendendosi conto che si trattava di sua madre. – Mamma, ma sei impazzita ad entrare così di scatto nel bagno! Mi volevi far prendere un colpo? Cacchio, potevi anche bussare…no? – Monica era rimasta immobile sull’ingresso del bagno, tanto che lo spavento sembrava essere più il suo che della figlia. – Katia…ma sei scema ad urlare così ? Ma dico io…ma cosa ti passa per la testa, ma chi credevi che fossi? – La figlia nel frattempo si era tolta le piccole cuffie dalle orecchie mentre, ripresasi, si passava le mani bagnate sul volto quasi per trarne sollievo. Terminato quel gesto immerse nuovamente le braccia nell’acqua lasciando al di fuori solo la testa e poi guardò sua madre, Monica era ancora ferma sull’ingresso, in piedi davanti a lei, con le braccia incrociate sul petto e lo sguardo severo. Katia notò che sua madre non indossava la gonna e quasi istintivamente iniziò ad osservarla, indossava scarpe chiuse di pelle grigia, un modello classico leggermente a punta e con il tacco alto; le gambe e quì Katia rimase molto stupita, erano fasciate da velate calze nere sorrette da un reggicalze dello stesso colore con delicati e piccoli ricami ed in più uno slip nero semitrasparente tentava di coprire le su intimità mentre attraverso la stoffa dello slip erano ben visibili i peli del suo bupe. Un semplice ma elegante body di stoffa conteneva invece il suo prosperoso seno. – Porca vacca, mamma! Mi hai spaventata a morte…Però, ma dove sei andata così in tiro? – Monica portò le braccia sui fianchi e si rivolse alla figlia – Senti, se tu sei stupida io che colpa ne ho! E poi che cosa bussavo a fare, tanto non mi avresti risposto…con quelle cavolo di cuffie sempre appiccicate alle orecchie! Ascolta, per quanto ce n’hai…io devo andare in bagno, me la sto facendo sotto! – Katia continuava a crogiolarsi nella schiuma – Si…si, tanto la stupida sono sempre io alla fine! Veramente io sono entrata nella vasca da poco più di 5 minuti, ne avrei ancora per un po’ mamma! – Monica fece un’espressione buffa e si diresse verso il water posto alle spalle di Katia – Ho capito, va! Se aspetto che esci me la posso fare anche addosso. – Si tolse gli slip, tirò giù la tavoletta e si sedette sulla tazza del W.C. divaricando le gambe, poi quando Monica iniziò ad urinare si sentì un rumoroso scroscio accompagnato quasi da un sibilo. Katia fu sorpresa nel sentire lo strano sibilo che la madre emetteva mentre urinava, cosa che a lei non accadeva, ed anche lo scroscio del getto nell’acqua le sembrava molto più forte, possibile che il suo modo di fare pipì era così diverso da quello della madre. – Accidenti mamma, non ne potevi proprio più ! Mi sembri un idrante! – Le disse Katia con tono ilare – Ma che dici Katia! Comunque si, non ne potevo proprio più…stavo scoppiando! – In pochi attimi il getto di Monica si esaurì accompagnato da un suo sospiro di sollievo,porto la sua mano destra verso il contenitore della carta igienica ma con grande stuporelo trovò vuoto. – Katia, per la miseria ! Ma perché non la rimetti la carta igienica quando vedi che finisce? Eh! – Chiese con tono scocciato la madre – Ma che vuoi da me mamma! Io nemmeno lo sapevo che era finita! – Rispose con stupore Katia – Eh…si…certo, tu non sai mai niente! Se non le faccio io le cose in questa casa! – Monica si alzò in piedi, ma mantenne con la schiena una posizione incurvata e con il busto leggermente proteso in avanti, poi un po’ goffamente si diresse verso l’armadietto che conteneva i ricambi, mentre alcune goccioline dei suoi liquidi raggiunsero il pavimento, ma con suo grande stupore non trovò la carta igienica. – Ma porca miseria, non c’è proprio…mi toccherà andare a vedere al bagnetto se ce n’è rimasta ancora – Esclamò stupita Monica – Mamma, scusa…per il momento usa quella. – Le disse Katia, indicando un rotolo di carta assorbente, tipo quella da cucina, appoggiato sul ripiano in marmo che circondava il lavandino. Monica, che sentiva già alcune goccioline di pipì corrergli lentamente verso le gambe, non esitò e si diresse verso il rotolo poggiato sul ripiano, posto proprio di fronte alla vasca da bagno. Bloccò il portarotolo con una mano e con l’altra ne strappò un foglio, lo distese sulla mano e istintivamente alzò leggermente la gamba destra mentre con soddisfazione iniziò a passarlo sulla sua intimità mentre la carta emetteva il tipico sfrigolio a contatto del suo pube, il tutto sotto l’attento occhio della figlia che la guardava incuriosita . Monica presa dalla fretta, si era completamente dimentica della presenza di sua figlia, si stava praticamente comportando come se nel bagno fosse sola e quando vide nello specchio l’immagine riflessa di Katia che la osservava incuriosita si trovò in un grande stato di imbarazzo; messa in quella posizione era consapevole di avere praticamente offerto, agli occhi della sua bambina, in modo sin troppo dettagliato le sue intimità ed i suoi comportamenti forzatamente naturali per nascondere il suo stato erano del tutto inutili. Fu la stessa Katia a sbloccare, con finta ingenuità, quella strana situazione. – Mamma, ma come mai la tua è così tanto diversa dalla mia? – Le chiese incuriosita. A Monica gli si gelò il sangue sentendo quella domanda, testimonianza che quello che aveva pensato corrispondeva alla realtà e cercò di far finta di non capire. – La mia, cosa? Katia – Ma sua figlia non era stupida ne tantomeno aveva peli sulla lingua e non si fece pregare per chiarire in modo più esplicito la domanda. – La tua passerina, mamma! La tua passerina è molto diversa dalla mia, perché? – Domandò nuovamente – Ma cosa dici Katia! Non dire stupidaggini, ma come fa ad essere diversa! – Rispose con imbarazzo la madre – No…no, mamma è diversa dalla mia? Anzitutto sulla tua ci sono tantissimi peli mentre sulla mia ne ho pochissimi, poi la tua era così rossa… e poi io quando faccio la pipì, non faccio quegli strani rumori che fai tu ! – La situazione era diventata piuttosto imbarazzante per Monica, era tra incudine e martello e non sapeva proprio cosa fare.. A sedici anni Cristina era una ragazza bellissima. Capelli biondo scuro lunghi, viso ovale, occhi verdi, nasino piccolo, bocca sensuale. Alta 1.75, aveva un corpo perfetto, un seno rigoglioso e sodo, fianchi stretti, un gran bel culetto. Viveva con la mamma, Graziella, il papà era andato a vivere con un’altra donna sei anni prima. Graziella si era sposata a diciotto anni e aveva avuto Cristina all’età di venti anni. Era una donna molto bella, leggermente più piccola e un po’ più in carne, anche lei bionda, portava i capelli lunghi arricciati. Aveva due tette molto grosse ma sode e un culo da favola. Più che mamma e figlia sembravano due sorelle e, da quando il papà era andato via di casa vivevano felicemente e serenamente. Per colpa del padre i litigi erano all’ordine del giorno e Cristina soffriva molto nel vedere la mamma maltrattata e spesso piangente. A volte Cristina andava a dormire nel letto della mamma, parlavano di tutto, tranne che di sesso. Una notte, Cristina aveva dormito nel suo letto, si era alzata per andare in bagno e aveva sentito dei mugolii provenienti dalla camera di sua madre. Pensando si sentisse male era entrata nella stanza senza accendere la luce. Graziella aveva appena avuto un orgasmo e stava ancora masturbandosi per godere ancora. “Mamma, ti senti male?” “No, non preoccuparti, sto benissimo.” Al buio si era infilata nel letto della mamma e si era avvicinata. Si è accorta che la mamma era nuda, come faceva sempre quando dormiva sola, e si era sfilata anche lei la camicia da notte. Sotto era anche lei nuda. Aveva preso la mano della mamma stringendola forte e l’aveva portata verso la bocca per baciarla. Profumava di sesso. Si è infilata le dita in bocca e le ha succhiate. “Mamma, ti manca molto fare l’amore con un uomo?” “Per niente, preferisco fare da sola, mi piace molto di più.” Parlava con voce roca. “Mi masturbo spesso anch’io e piace tanto anche a me.“ “Lo so” Nel dire queste parole aveva spalancato e piegato le gambe e aveva ripreso a masturbarsi con la mano sinistra. Cristina aveva avvicinato il viso a quello della mamma e si era messa a dargli dei baci sulle guance, Graziella aveva girato il suo viso e le loro bocche si sono incontrate. Con un mugolio di piacere Graziella ha infilato la lingua nella bocca di Cristina che ha risposto al bacio della mamma. La mano destra di Cristina è corsa ad accarezzare le tette della mamma e a stuzzicare i capezzoli che si erano induriti, poi è scesa con la bocca verso il seno e si è messa a leccarlo con tenerezza. La mano intanto era Adv scesa verso la figa. “Vuoi che continui io?” “Si, dai, fammi godere.” “Accendi la luce, voglio vederti.” Nel dire queste parole aveva gettato le coperte oltre il letto. Si è stesa tra le gambe della mamma ed è rimasta a guardarla per alcuni minuti. “Come sei bella, hai la figa tutta bagnata, ho voglia di leccarti, non l’ho mai fatto, è da tanto che lo desidero.” “Si dai leccami la figa, ti prego, fammi godere con la tua lingua.“ Cristina ha avvicinato il viso, ha annusato il profumo acre e pungente e, prima timidamente poi con sempre più convinzione, ha cominciato a leccare quella figa sugosa, ha raccolto e gustato tutto il sugo, poi si è dedicata al grilletto, lo succhiava, lo mordicchiava, lo titillava con la lingua. Era una sensazione inebriante, gli piaceva da matti. Intanto si sditalinava velocemente. “Mio dio che bello, mi piace, dai leccami, si così, sul grilletto, dai, ancora, mi fai godere, si, si, continua, così, godo, che bello, godo, godooo.” Graziella si agitava tutta, era percorsa da brividi su tutto il corpo, tremava e urlava il suo piacere. Anche Cristina godeva mugolando, la bocca sempre attaccata alla figa di sua mamma, continuava a leccare e a gustare i succhi che uscivano. Graziella teneva entrambe le mani sulla sua testa e la premeva contro la figa, stava per godere ancora, non aveva mai goduto così tanto in vita sua, era stupendo, meraviglioso, ecco, godeva ancora, ancora, ancora. “Ahh, godo, mio Dio, ti piscio in bocca, non riesco a trattenermi, si, si, ecco, vengo, vengo, vengooo.” Si era alzata sul busto e aveva tirato Cristina verso di se, le ha leccato il viso, bagnato dei suoi umori e ha baciato con foga sua figlia che l’aveva fatta godere così intensamente. Poi l’ha fatta stendere e ha tuffato il viso tra le gambe della ragazza leccandola con ingordigia e facendola godere tre volte di fila. Si sono abbracciate e baciate di nuovo, poi si sono stese di fianco una di fronte all’altra. Si stringevano le mani e si guardavano in silenzio. “E’ stato stupendo, non credevo fosse così bello, lo faremo ancora, vero mamma?” “Si lo faremo ancora, tutte le volte che vorrai, anche a me è piaciuto tantissimo.” Dopo un po’ si sono addormentate. Al mattino si sono svegliate ancora allacciate. Si sono baciate. “Profumi di figa, mi piace.” “Anche tu. Aspetta.” Cristina ha scoperto la mamma e con il viso è andata tra le sue gambe, Graziella si è infilata tra le gambe di Cristina e si sono scatenate in un 69 travolgente che le ha portate a godere ancora una volta. Purtroppo dovevano alzarsi, hanno fatto la doccia assieme, una rapida colazione e sono uscite di casa.Cristina per andare a scuola, Graziella al lavoro. Era stato l’inizio, da quel giorno ogni momento libero era buono per scatenare la loro libidine, magari solo un ditalino reciproco veloce, la sera poi si scatenavano e nei giorni festivi erano godimenti infiniti. Ho conosciuto Graziella alcuni anni dopo. Avevo 23 anni, mi ero laureato con lode e frequentavo un corso per un Master in Marketing. Graziella lavorava alla segretaria organizzativa. Mi è piaciuta subito, provavo nei suoi confronti una attrazione incredibile, mi era entrata nel cervello, dovevo farmela. Mi avevano detto che con lei non c’era speranza, nessun uomo nella sua vita, viveva solo per la figlia. Non mi sono arreso, non l’ho mai fatto in vita mia, e per me quella era diventata una sfida. Ho cominciato dimostrandole un interesse quasi figliare, tante premure e tante accortezze. Quando ho capito che le ero simpatico, ho cominciato a farle una corte molto discreta, sempre più spesso le mandavo dei fiori, in ufficio prima a casa poi. Mi ha rimproverato ma con il sorriso sulle labbra. Alla fine l’ho invitata a cena. Mi ha detto no alcune volte poi ha accettato. Abbiamo passato una serata molto bella, era allegra e felice. Abbiamo scherzato sul fatto che io potevo essere suo figlio. Mi ha parlato a lungo di sua figlia, sembrava più una innamorata che una mamma. Gli ho proposto di portare anche sua figlia alla prossima nostra cena. “Mah, vediamo.” La sua risposta. Ho conosciuto Cristina alla cena degli auguri di Natale organizzata dalla Scuola. Tutti gli allievi dovevano fare un breve discorso di auguri. Credo di essermi superato, è stato un successo strepitoso e sono stato osannato da tutti. Graziella mi ha fatto i complimenti e mi ha abbracciato. Anche Cristina si è complimentata con me. Cristina era molto fredda e seria, sembrava quasi che l’entusiasmo e la felicità della mamma le desse fastidio. Dopo molte insistenze alla fine ha accettato di ballare con me. Ballando ho cercato di parlare con lei, mi rispondeva con monosillabi, alla fine le ho detto chiaramente che non avevo alcuna intenzione di portarle via la mamma. Lei mi ha guardato fisso negli occhi. “Se la fai soffrire, ti ammazzo.” In quel momento ho capito tutto. Se volevo farmi la mamma mi dovevo fare anche la figlia. Non era certo un problema visto quanto era bella. Durante la sosta, dovuta alle festività sono andato in montagna, ad Ortisei, con alcuni amici. Ero in coppia con una ragazza bella ma non sufficientemente troia per i miei gusti, comunque ho sciato, scopato e mi sono rilassato. Sono rientrato a Milano dopo l’Epifania. Ho telefonato a Graziella per invitarla a cena con Cristina, ha tergiversato un po’ ma alla fine ha accettato, io comunque non ho insistito più di tanto. Avevo la macchina nuova, una BMW 2002 e sono passato a prenderle a casa loro. Avevo deciso di essere chiaro e durante la cena ho detto chiaramente che avevo voglia di fare sesso con Graziella. Ho specificato “sesso” non l’amore. Non mi interessavano coinvolgimenti sentimentali e non volevo fare soffrire nessuno, anzi volevo dare piacere. Cristina mi fulminava con gli occhi, la mamma un po’ meno. Certo non si aspettavano la mia chiarezza. Ho anche chiarito che tenevo alla loro amicizia che desideravo continuasse in ogni caso. Dopo un po’ di freddezza, anche per merito di Graziella, abbiamo parlato di altre cose e tra noi è tornata la serenità. Dopo cena le ho accompagnate a casa. Ho rivisto Graziella alla ripresa delle lezioni. Era allegra come sempre, mi ha salutato e mi ha abbracciato. “Dobbiamo parlare, pranziamo assieme?” Mi ha detto. “Certo, ne sarò felice.” Le ho risposto. Durante l’intervallo siamo usciti, abbiamo mangiato un panino veloce in un Bar pieno di gente e abbiamo fatto una passeggiata lontano da orecchie indiscrete. “Cristina ed io abbiamo un rapporto molto particolare, anche dal punto di vista sessuale, è ancora vergine e non ne vuol sapere di avere fidanzati. Non lo trovo giusto e da tempo insisto perché si trovi un ragazzo e che faccia l’amore con un uomo. L’ho convinta a provare con te, gli piaci, ma vuole che io sia presente. Che ne dici?” Ha fatto questo discorso velocemente, quasi senza tirare il fiato e senza guardarmi. Era imbarazzata e quando ha terminato ha tirato un grosso respiro di sollievo. L‘ho guardata negli occhi. “Va bene e mi fa piacere che tu sia presente. Vedrai non ci saranno problemi, non preoccuparti.” L’appuntamento era per la sera stessa, dopo cena. Sono arrivato alle 21.00, avevo con me una bottiglia di prosecco. Indossavano solo una camicia da notte leggera, trasparente che metteva in bella evidenza le grosse tette di Graziella con i capezzoli duri e le tette di Cristina un po’ più piccole ma sode, anche lei aveva i capezzoli duri. Altrettanto bene si vedeva il pelo che copriva le loro fighe. “Abbiamo pensato che non era il caso di perdere tempo.” Ha detto Graziella. Mi ha preso per mano e mi ha condotto nella camera da letto. Assieme mi hanno aiutato a spogliarmi, bastò poco. Avevo il cazzo duro come il ferro. Rimasero stupite. “Che bello, grosso, lungo, sarà bellissimo.” “Mamma , non credi che sia troppo grosso per la mia figa?” “Non temere vedrai entrerà senza problemi.” Mi sono steso sul letto, Graziella si è inginocchiata alla mia destra e con entrambe le mani mi ha preso il cazzo. Lo menava e mi accarezzava le palle, ha invitato Cristina a farlo anche lei. Inizialmente un po’ titubante ma poi sempre più decisa. Graziella ha avvicinato la bocca e ha cominciato a leccarlo tutto comprese le palle, poi l’ha preso in bocca e ha cominciato a succhiarlo. Anche Cristina si è unita alla mamma, si dividevano con sempre più ardore il mio cazzo, ogni tanto si baciavano, poi riprendevano. Si sono divertite per un po’ poi Graziella ha preso un tubetto di crema e lo ha spalmato in abbondanza sul cazzo, ha invitato Cristina a sdraiarsi e ad aprire le gambe, prima le ha leccato la figa per un po’ poi ha spalmato abbondante crema. Ha voluto che fosse Cristina a stendersi su di me ed è stata Graziella a guidare il cazzo nella figa della figlia. L’ha invitata ad abbassarsi piano ma con decisione. Il cazzo ha trovato un po’ di resistenza e Cristina si è fermata. “Non temere, dai, spingi forte.” Il cazzo è entrato con un grugnito di Cristina. Ormai era fatta e ha continuato a impalarsi sino a quando la cappella non ha incontrato il collo dell’utero. Si è fermata, ha guardato la mamma. “Baciami mamma, ti prego.” Piano, piano ha cominciato a muoversi, prima lentamente e poi sempre più velocemente. “Lo sento, mi riempie tutta, mi brucia un po’ ma mi piace, si, mi piace, oh mio Dio come mi piace, mi fa godere, si, si, sto godendo, ecco godo, godo, godoooo.” Si è stesa su di me e mi ha baciato con voracità e intanto continuava ad impalarsi sempre più velocemente. Ora anch’io mi muovevo e seguivo i suoi movimenti, dopo poco arrivò al secondo orgasmo. “Si, godo ancora, è ancora più bello, si bello, ecco, ecco, godooooo.” Si è bloccata e ha incominciato a tremare, la sua figa era un lago e spruzzi di pipì mi hanno colpito il cazzo e sono scesi a bagnare le lenzuola. Si è sfilata il cazzo e si è stesa al mio fianco, le gambe spalancate si teneva la figa stretta tra le mani, tremava tutta. Graziella ha scostato le mani della figlia, la figa era fradicia, il poco sangue che era uscito era mescolato agli umori ed era diventato rosa pallido, Graziella ha appoggiato la sua bocca e ha cominciato a leccarla con sempre più ingordigia; dopo poco è arrivato il terzo orgasmo che ha lasciato Cristina quasi immobile, con il respiro pesante, spossata. Graziella si è girata verso di me, ha guardato il mio cazzo che svettava duro come il ferro. “Ti va di scopare anche me?” Non aspettavo altro. L’ho fatta stendere e sono salito su di lei, ha guidato con le sue mani il cazzo nella figa. “Fai piano, fammelo sentire bene tutto.” Sono entrato trovando poca resistenza, era fradicia, ho cominciato a scoparla piano piano per poi accelerare sempre di più, lei rispondeva ad ogni mio colpo venendomi incontro, siamo andati avanti per un po’ di tempo, al nostro fianco Cristina si era ripresa e ci guardava masturbandosi, Quando Graziella è arrivata all’orgasmo è come esplosa , si agitava, tremava urlava, dalla figa usciva una gran quantità di sugo, io continuavo a scoparla velocemente, anch’io avevo voglia di godere. Ho sfilato il cazzo e sono esploso il una gran sborrata. Schizzi lunghi di sborra si sono abbattuti sulla sua pancia sul seno sulla faccia i capelli oltre la testa. Lei la raccoglieva e se la portava alla bocca, cercava di raccoglierne il impossibile, le piaceva. Cristina, vedendo la mamma si è messa a leccare dal corpo la sborra, anche lei, dopo un po’ di titubanza, raccoglieva con ingordigia quanto più poteva, arrivata alla bocca di Graziella si sono scatenate in un bacio furioso. A vedere quella scena il mio cazzo che stava perdendo vigore è tornato ancora duro, mi sono messo dietro a Cristina e l’ho infilato nella sua figa. Intanto Cristina è scesa con la bocca alla figa di sua madre e si è messa a leccarla con ingordigia. Graziella si è sistemata sotto la figlia nella posizione del 69, ogni tanto sfilava il cazzo dalla figa di Cristina e lo succhiava, poi lo rimetteva al suo posto. Cristina ha avuto due orgasmi così come sua madre, io ho sborrato nella bocca di Graziella che ha diviso la sborra con Cristina che si era girata. Eravamo sfatti, ci siamo stesi sul letto, le due donne ai miei fianchi. Cristina era entusiasta, non aveva mai pensato che fosse così bello scopare con un uomo, Graziella gli ha spiegato che non tutti gli uomini erano come me e prima di sposarsi doveva provarlo bene il suo futuro marito. Dopo quel primo incontro ci siamo incontrati con regolarità diverse volte. Terminato il master ho dovuto cambiare i miei programmi, anziché il lavoro a Londra sono dovuto partire per il servizio militare. Aosta, Scuola Militare Alpina, corso Allievi Ufficiali di Complemento. Sei mesi ad Aosta, tre mesi a Brunico, sei mesi a Bolzano. Duri, intensi, sempre su e giù dalle montagne, con pochi momenti liberi ma sufficienti per vivere belle esperienze e conoscere nuove donne. Meglio se belle ma, in quel periodo non andavo tanto per il sottile, mi ricordo ancora una donna che ho incontrato in una malga nell‘alta Val Marebbe, non era bella, non era giovane, non era pulitissima ma era una gran troia. Appendice: Cristina ha sposato un medico che a letto ci sa fare, ha avuto 4 figli ed è molto felice. Graziella, rimasta vedova, ha sposato un pezzo grosso delle Ferrovie dello Stato in pensione, ha 15 anni più di lei e a letto non è un gran che ma si arrangia benissimo da sola, in compenso può soddisfare un desiderio che aveva sempre avuto: girare il Mondo, sono sempre in viaggio, anche lei è molto felice…

Ultime ricerche

Quella gran vacca della mia vicina

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…lla-mia-vicina/

Non mi ero nemmeno accorto quando si trasferirono i nostri nuovi vicini di casa, e men che meno mi importava chi fossero. Pian piano feci amicizia con i figli, che erano più piccoli di me di una decina d’anni, ma che ci univa la passione per il pallone, ma ancora non mi interessavo alla madre, che era sì molto bella, ma che non si mostrava mai in atteggiamenti provocantemente eccitanti.

Passarono un paio d’anni da quando si trasferirono, ed io continuavo le mie partitelle in strada con i figli dei vicini, quando cominciai a guardare la loro mamma (Ilaria) con occhi più attenti: capelli castani, una faccia da troia bocchinara, due tette da infarto(una quarta bella soda), due cosce da percorrere con la lingua avanti e indietro per ore e ore, un culo alto e sodo, il tutto racchiuso in 170 cm. di altezza.

Non perdevo occasione per spiarla mentre stendeva o raccoglieva legna nel suo giardino, eccitandomi a guardare come il vento sollevasse, fino a mezza coscia, la gonna leggera che indossava spesso e volentieri. Ormai le seghe, con relative sborrate, con lei come unica protagonista non si contavano più. Un giorno d’inverno successe l’inaspettato.

Stavo aspettando che Ilaria uscisse per spiarla come al solito, quando si aprì il portoncino di casa sua e apparve lei con una stretta tutina di colore verde, chiusa da una cerniera che partiva da sotto al collo per fermarsi in direzione della sua figa, tutina che metteva in risalto tutte le sue forme compreso i capezzoli che spingevano impertinenti contro la leggera stoffa verde.

Il mio cazzo si alzò immediatamente sull’attenti ed io, non capendo più niente per via di quello spettacolo incredibile, mi sporsi troppo facendomi scoprire da lei con il cazzo in mano. Cominciai a preoccuparmi della sua possibile reazione negativa, quando rimasi letteralmente a bocca aperta mentre lei, avvicinatasi a me, si inginocchiò prendendosi in bocca il mio uccello incominciando un lento su e giù che partiva dalla cappella fino ad arrivare alle palle sempre più gonfie di sperma che lei, ogni tanto, mordicchiava provocandomi dei grossi brividi di piacere.

Ero talmente eccitato per quel fantastico pompino, che, senza avvisarla, le scaricai in fondo alla gola un mare di sborra calda, che lei, senza fare una piega, ingoiò tutto senza lasciarsene sfuggire una goccia. Si rialzò lentamente, strofinandosi addosso a me, ed il mio cazzo, al suo strusciarmi le tette sulla cappella, si ridestò immediatamente. Si mise in piedi, mi baciò con passione travolgente, e mi disse che non vedeva l’ora di riassaporare una buona dose di sperma, visto che il marito, da molto tempo, non la soddisfaceva sessualmente.

Io le strinsi le sue chiappe tra le mie mani, e la attirai ancor di più verso di me, facendole sentire tutto il mio cazzo che premeva sulla sua figa. Lei mi sorrise, dicendomi che finalmente aveva trovato un vero stallone al contrario di quella mezza sega del marito cornuto, e mi disse che avremmo proseguito in casa sua, visto che per un paio d’ore sarebbe stata libera.

Facemmo appena in tempo a richiuderci la porta alle spalle che subito mi e si spogliò completamente e, spingendomi spalle alla porta, si inginocchiò nuovamente davanti al mio batacchio, ma questa volta, dopo una veloce leccatina alla mia cappella, mi imprigionò il cazzo tra le sue stupende ed enormi bocce, cominciando una spagnola stupenda, finché non arrivai al limite di una nuova travolgente sborrata, ma lei, accortasi della mia prossima venuta, si staccò dal mio cazzo e, rialzatasi in piedi, si avvinghiò con le sue cosce incrociate dietro la mia schiena, e si impalò sulla mia verga andando su e giù sempre più velocemente.

Dopo dieci minuti di su e giù, venimmo contemporaneamente, e, per via della incredibile sborrata, le gambe mi cedettero, facendoci finire a terra tutti e due, con il mio cazzo ancora dentro la sua figa. Una volta ripresasi dall’orgasmo squassante, ricominciò a stuzzicarmi il cazzo, che rispose quasi subito alla sua lingua che ripuliva i miei e i suoi umori. Volli ricambiare quel suo giocare con la mia verga, girandomi e leccando le sue grandi labbra, passando poi al loro interno, mordicchiando il clitoride che sporgeva per via dell’eccitazione sempre maggiore. Quel sessantanove ci portò nuovamente ad uno stato di pura libidine, al punto che, lei, mi chiese di sfondarle anche il buco del culo.

Io non persi tempo, e, mettendola a novanta gradi, le infilai prima uno, poi due ed infine tre dita nel suo buchino, fino a che non glieli estrassi tra i suoi lamenti di goduria, e le infilai fino alle palle il mio cazzo. Inizialmente provò un dolore atroce ma, in seguito, cominciò a godere, arrivando ad avere anche tre orgasmi, uno di seguito all’altro, mentre io affondavo con colpi sempre più poderosi il mio cazzo nel suo intestino, aggrappandomi contemporaneamente alle sue pere che strizzavo con mio, e suo, gran piacere. Andammo avanti per un quarto d’ora, finché non godemmo ancora una volta insieme. Ci apprestavamo a rivestirci, quando si spalancò la porta ed entrò sua cognata Monica che, vedendoci mezzi nudi, si mise ad inveire contro la cognata svergognata, si rigirò per uscire ed aprì la porta.

Ilaria a quel punto si tuffò contro la porta, e, afferrando la cognata per la camicia, la strattonò talmente forte che la stessa si strappò, rivelando come Monica fosse senza reggiseno. Alla vista di quella lotta, ma, soprattutto, di quelle due tette di una terza abbondante che ballonzolavano libere, mi avvicinai alle due litiganti e, facendo scostare Ilaria, bloccai, con una mia mano, le mani di Monica dietro la sua schiena, cominciando a stuzzicare i suoi capezzoli, che non tardarono a mostrare tutta l’eccitazione che stava montando in lei.

Le sollevai la gonna, le strappai le mutandine e le infilai il mio cazzo nella sua figa ormai sbrodolante. Ilaria si eccitò nuovamente, e si chinò sotto di noi passando, con la sua lingua, a stuzzicare ora le mie palle, ora la figa e il culo di Monica che stava urlando tutta la sua goduria. Tra il disappunto di Monica, le estrassi il cazzo dalla figa per poi infilarglielo, piano ma inesorabilmente, nel suo culo che, nonostante la sua verginità, accolse tutta la mia verga. Continuavo ad alternare il mio cazzo, tra la sua figa ed il suo culo, per venti minuti circa, finché non venimmo contemporaneamente, lei per la quarta volta ed io per la prima con lei.

Da quel giorno io, Ilaria e Monica ci facciamo delle gran scopate appena possiamo, e Monica mi ha promesso che, prima o poi, mi farà assaporare quel gran pezzo di figa della figlia.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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