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moglie nuda a gambe aperte

Racconto erotico: Dentro il bagno del ristorante

Un ristorante, un bel caldo e una donna provocante: non vi sembrerà vero, ma ho avuto una grande esperienza di tipo sessuale grazie al ristorante di un mio amico, nel quale ultimamente mi reco molto più spesso per poter riuscire ad avere un rapporto come l’ultima volta.

sesso-in-bagnoEra sera, nel mese di luglio: le donne, come si sa, sono molto provocanti d’estate, visto che indossano un tipo d’abbigliamento che ti fa venire la pelle d’oca solo a vedere la donna che lo indossa.
Io non sono un bellissimo ragazzo ma posso dire che, il mio modo di fare e soprattutto come mi presento, riesco ad attirare tantissime donne.
Mi ricordo che, il mio amico, mi fece sedere nel tavolo all’aperto, dove le donne solitamente si radunano: l’occhio mi cadde subito su una donna molto attraente, che mi fece battere fortissimo il cuore.
Era vestita in nero, con tacchi a spillo e scarpe aperte, con un vestito nero con tanto di minigonna che lasciava intravedere il suo sesso, il quale era sprovvisto di biancheria intima.
Posso subito dire che mi sentivo duro come non mai: la donna aveva anche il seno molto grande che sembrava stesse per uscire fuori dal vestito.

Rimasi per un quarto d’ora ad osservare quella donna, che mi sorrise diverse volte: io ovviamente ricambia il suddetto modo di fare, alla faccia del marito, il quale era davanti a me, con le spalle rivolte verso il mio viso.
La cosa mi faceva ridere molto: lei guardava il marito e ogni tanto spostava gli occhi verso di me.

I nostri sguardi si incrociarono diverse volte quella notte, ed il mio cuore batteva all’impazzata.

La salutai anche con la mano, per avere la conferma del fatto che lei ci stesse provando con me: la bella bionda, non appena il marito si alzò dal tavolo, mi fece un eloquente gesto di avvicinarmi.
Mi chiese il mio numero, in maniera che potesse mandarmi i messaggi in tempo reale, ovvero in maniera che potesse comunicarmi quello che pensava.
Veloce glielo diedi e mi accomodai nel mio tavolo, attendendo il suo messaggio: la prima cosa che mi disse era che si stava rompendo del marito e delle sue continue telefonate di lavoro.
Mentre lei parlava col marito, ogni tanto mi mandava dei messaggi e soprattutto mi guardava e sorrideva: le inviavo delle immagini simpatiche, giusto per farla ridere e soprattutto prendevo in giro il marito.

Improvvisamente, la bella ragazza mangiò una pasta: il mio amico è solito portare delle paste alla panna prima del pranzo o cena, per inaugurare il pasto.
Ebbene, quando con la panna fece un gioco con la lingua, l’unica cosa che riuscii a scrivere fu Wow: non mi sembrava vero che la ragazza giocasse in questo modo con la sua bocca, usando la lingua e le labbra come se non avesse mai mangiato una pasta.
La ragazza non fece altro che rispondere con una semplice domanda: Ti piacerebbe se lo facessi a te, se ti mangiassi in questo modo?
Ero troppo eccitato: da quel momento, le allusioni sessuali si susseguirono, ed ogni pietanza diveniva l’oggetto della provocazione.

Banane, spaghetti, cocco, kiwi e tantissimi altri cibi vennero utilizzati per poter avere delle battute divertenti che fanno eccitare allo stesso tempo.
La ragazza decise di venirmi ad incontrare nel bagno: con una scusa, lei andò in bagno e dopo cinque minuti, decisi di raggiungerla.

Dissi al mio amico di non fare entrare nessuno nel bagno: con la moglie di quel tizio li, troppo impegnato a parlare di lavoro al telefono, passai la mezz’ora più intensa della mia vita.
La feci sedere sul piano dei lavandini, e lei si alzò il vestito: la ragazza era completamente nuda e mi chiese di assaggiarla.

Era un piacere immenso: sentivo il suo sapore e lei che gemeva dal piacere.

Cambiammo posizione diverse volte e lei mi fece godere con la bocca, applicando lo stesso gioco che fece con la pasta e la banana.
Nuovamente lei sopra i lavandini, con le gambe aperte ed il vestito alzato: facemmo sesso per quindici minuti, in maniera violenta.
Le mie mani la toccarono dappertutto e i suoi gemiti di piacere mi eccitavano veramente tantissimo anche se avevo una paura matta di essere scoperto.
Ero felice e stanco allo stesso tempo: questa bella ragazza era in grado di farmi provare il paradiso con la sua voce eccitata e col suo modo di fare.
Ci ricomponemmo e decidemmo di uscire a turno dal bagno: suo marito non si accorse di nulla.
Di tanto in tanto, io mi sento telefonicamente con la bella bionda vogliosa, cosa che mi permette di divertirmi tantissimo grazie a lei, specialmente a casa sua, quando il marito non è presente per motivi di lavoro che dice che sono importanti.

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GRAZIE,ZIO

La mia prima volta non è stata precocissima: avevo vent’anni, e tutto iniziò a una di quelle riunioni di famiglia in cui ci s’incontra a casa di parenti. Tra gli altri c’era mio zio Franco, a cui fin da piccolo ero molto affezionato (era il marito di una sorella di mamma, anzi vedovo perchè la povera zia Rosa ci aveva lasciato prematuramente). Col passare degli anni, e l’avanzare della pubertà e dell’adolescenza, mi resi conto di provare per lui una vera attrazione sessuale (per lui e per altri uomini, per la verità). Il tutto rimase a livello di fantasia per qualche anno, fino a quel giorno… Io e zio Franco eravamo seduti vicini a tavola. Stavamo piuttosto stretti, niente di strano che le nostre gambe ogni tanto si toccassero. Non so bene chi cominciò, se io o lui, ma presto quel contatto smise di essere casuale e ci stringevamo l’uno all’altro con intenzione. Purtroppo lì dov’eravamo, non c’era molta possibilità di restare soli. Riuscì solo a dirmi, poco prima che ci lasciassimo, “Vienimi a trovare, uno di questi giorni”. Ma lo disse con quella sua voce profonda, e guardandomi in maniera tale, mentre mi carezzava lentamente una guancia, che credo di non essere mai arrossito così tanto in vita mia. Era un richiamo a cui non potevo resistere! Così, due giorni dopo o giù di lì, mi trovai a bussare emozionatissimo (o dovrei dire emozionatissima?) alla porta della casa di zio, che abitava solo, perchè lui e la zia Rosa non avevano avuto figli. “Ciao, zio” riuscii a dire con un filo di voce quando mi venne ad aprire la porta, mentre gli baciavo una guancia per salutarlo. “Ciao, mi fa tanto piacere che sia venuto a trovarmi. Quasi non ci speravo più!” Entrammo in casa e cominciammo a parlare del più e del meno. Lui mi guardava fisso e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. A un certo punto, con noncuranza, mi disse: “Sai che pensavo l’altra volta? Che somigli molto a tua zia Rosa”, e me lo disse carezzandomi lentamente una guancia, come l’altra volta. Beh, niente di strano, dopotutto sua moglie era sorella di mia madre e dovevo avere una certa aria di famiglia… .Questa volta ricambiai la carezza, con altrettanta lentezza e guardandolo teneramente.”La zia Rosa era fortunata ad avere un marito come te”, dissi. Lui allora mi strinse a sè con passione e mi baciò diverse volte sulla faccia, mentre le sue mani mi frugavano, anche sotto i vestiti. Poi mi baciò sulla bocca, e fu un bacio lungo e appassionato. Cominciò a togliermi i vestiti, ansimando un poco, e mentre mi toglieva i vestiti mi baciava su tutto il corpo, finchè non rimasi completamente nuda. Per l’occasione mi ero depilata con cura, anche il mio piccolo cazzetto. Poi anche io volli togliergli tutti i vestiti, cominciando dalla camicia, che copriva il suo petto molto villoso, anche la schiena era coperta di peli, ho sempre avuto un debole per gli uomini pelosi, io! Mentre lo spogliavo anch’io lo baciavo, dal petto giù giù fino all’ombelico, e poi gli slacciai la cinta e cominciai a togliergli i calzoni, mentre lui mi carezzava tra i capelli. Gli diedi un primo bacetto attraverso le mutande, dove si vedeva un rigonfiamento notevole. Poi gli tolsi anche quelle. Lui era rimasto seduto sul divano, e io ero inginocchiata tra le sue gambe, accarezzandogli i polpacci e su fino alle cosce, mentre lui sempre accarezzandomi spingeva la mia testa verso il suo sesso. A quanto pare, fin da quella prima volta sono sempre stata brava in questi lavoretti di bocca, si vede che ci avevo una predisposizione.. Abbracciandogli le ginocchia, lo prendevo tutto in bocca fino alla base, mentre lui mi teneva la testa. Dopo qualche minuto, con una specie di ruggito, venne nella mia bocca e io bevvi tutto senza lasciare cadere una goccia. Dopo un po’, quando ci riebbimo da quel primo assalto della passione, lo zio mi disse: “Vieni di là, staremo più comodi”, e così dicendo mi prese in braccio e mi portò in camera da letto. Stretti l’uno all’altra, continuammo a scambiarci carezze e baci , finchè sentii di nuovo il suo cazzo duro contro il mio corpo. Questa volta, le sue mani insistevano particolarmente tra le mie gambe, che io tenevo larghe stando distesa sulla schiena, lasciandogli vedere il buchetto. Che per la verità, pur essendo la prima volta con un uomo, era ben pronto all’uso perchè già da qualche tempo quando avevo voglia, e ne avevo spesso, mi consolavo penetrandomi con oggetti anche di calibro notevole. “Ma che bella fichetta che hai”, mi diceva lo zio mentre, tenendomi le chiappe ben aperte, questa volta lui con la sua testa fra le mie gambe, mi leccava tutt’intorno, e anche dentro, il mio buchetto. Non mi ero mai sentita così desiderata e non avevo mai desiderato nessuno così tanto. Lo zio Franco prese qualcosa dal comodino, che evidentemente teneva lì pronto all’uso, con cui mi lubrificò per bene, prima con un dito poi con due dita, poi mi fece girare e mentre mi teneva per i fianchi sentii la sua cappella farsi strada dentro di me. “Sì, Franco! Ti voglio!”, non potei trattenermi dal gemere. “Anch’io ti voglio, bimba mia!”, disse mentre cominciava a stantuffarmi vigorosamente, finchè con un altro ruggito che era anche una specie di “ti amo”, scaricò per la seconda volta la sua sborra dentro di me ormai completamente femmina. .

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Gaia è una porcona e viene sfondata

Gaia aveva 18 anni e lavorava da circa tre settimane come tirocinante alla cassa di una piadineria all’interno di un grosso centro commerciale.
Questo era il suo primo impiego; dopo il diploma conseguito alle scuole superiori decise infatti di tuffarsi subito nel mondo del lavoro per cercare di mettere via un po’ di soldi preferendo questa opzione al proseguimento degli studi.
Sulla sua divisa aziendale, una polo bianca con il logo della piadineria all’altezza della spalla sinistra, spiccava una grossa spilla rossa rotonda posizionata sopra il seno destro con la dicitura: “sto imparando”, destinata a tutti i nuovi assunti durante il loro primo periodo di lavoro.
Gaia era alta circa 1 metro e 70, i suoi capelli erano biondi e lunghi fino alle spalle, gli occhi verde smeraldo erano sormontati da un paio di occhiali grossi e rotondi che le conferivano un’aria da secchiona e da maiala allo stesso tempo.
Inutile dire che la bellezza angelica della diciottenne Gaia attirava gli sguardi sia dei giovani clienti sia di quelli più avanti con l’età.
Il regolamento della catena dove lavorava imponeva di indossare, oltre alla polo bianca, dei pantaloni rigorosamente neri.
Gaia, che adorava avere sempre gli occhi di tutti addosso (e non solo gli occhi, a dirla tutta), non esitava ad indossare giornalmente i pantaloni neri più stretti che trovava nel suo guardaroba; era consuetudine scorgere in trasparenza le mutandine sotto di essi a protezione di un culetto piccolo e sodo che sembrava rimasto quello di una sedicenne, età in cui la dolce e innocente Gaia perse la verginità con un ragazzo conosciuto in una chat sul web. La verginità anale, invece, Gaia l’aveva persa già l’anno prima quando, durante la sua prima vacanza estiva senza genitori, aveva acconsentito a farsi deflorare l’ano a turno da due ragazzi due anni più grandi di lei conosciuti in un villaggio turistico godendo, ma soprattutto soffrendo, non poco.
Vi erano poi giorni in cui le mutandine Gaia non le indossava proprio, per la gioia dei clienti più avveduti.
Ma nonostante gli sguardi quotidiani di centinaia di persone addosso i pensieri sessuali di Gaia si erano concentrati fin dal suo primo giorno di lavoro su Erik, un prestante ragazzo portoricano di 27 anni che lavorava come kebabbaro proprio nel negozio a fianco della piadineria in cui lavorava lei.
Lo stesso Erik fu subito decisamente attratto da Gaia; ci aveva messo veramente poco a capire che le sue attenzioni verso la ragazza erano ricambiate e che la stessa Gaia, attraverso il suo sguardo che filtrava dai grandi occhiali neri da vista indossati solo da lei e dalle segretarie puttane nei film porno, stentava a nascondere la sua voglia matta, tra un’ordinazione di piadina e l’altra, di farsi farcire come fosse il rotolo più importante dell’intero menù.
Gaia era la prima che, nelle ore in cui il locale era meno affollato, si prodigava a pulire tutti i tavolini del locale. E non che lo facesse per particolare dedizione al lavoro, tantomeno per cercare di farsi vedere come valida tirocinante.
In realtà lo faceva principalmente per due motivi.
Il primo era che la pulizia dei tavolini le permetteva di avere il pretesto per piegarsi continuamente a pecorina sui tavoli; questo la eccitava in particolar modo se il tavolo dietro a quello che stava pulendo era popolato e ancora di più se quel qualcuno seduto al tavolo dietro era una coppia di fidanzati o ancora meglio marito e moglie. Amava il fatto che il suo culettino così desiderato da molti clienti e passanti potesse essere il presupposto per far scoppiare un litigio che potesse mettere in crisi un rapporto di coppia, ma non disdegnava nemmeno mettersi a pulire davanti a grandi tavolate di gente per carpire i volgari commenti con cui le persone si riferivano a lei parlando tra di loro e pensando di non poter essere sentite.
Il secondo motivo era l’essersi accorta che Erik era decisamente più interessato a Cenerentola che si dava alle pulizie piuttosto che ai suoi kebab, anche se più che come Cenerentola Erik nella sua testa vedeva Gaia al pari di una esibizionista senza vergogna, una lurida sguattera da bar che per guadagnare due soldi in più si sarebbe tranquillamente fatta pisciare addosso dai clienti nel cesso del locale.
Erik aveva un chiodo fisso che non era soltanto quello banale e scontato di avere un rapporto sessuale con Gaia; voleva infatti scoparla in un modo del tutto particolare ma difficilmente attuabile se non con una strategia ben congegnata.
Ma Erik non era certo tipo da restare con le mani in mano e ai pensieri ben presto fece seguire le azioni.
Decise pertanto di ingegnarsi per fare in modo che il suo desiderio potesse diventare realtà, cercando per prima cosa di attirarsi le simpatie della ragazza spendendo i suoi minuti di pausa con lei, facendole complimenti, spesso anche di carattere volgare e allusioni sessuali a cui Gaia reagiva sempre in maniera divertita. Erik aveva capito che se lo poteva permettere visto l’interesse che Gaia sembrava mostrare per lui fin dal primo giorno.
Quando dopo un paio di settimane Erik ritenne di avere Gaia in pugno, o almeno il via libera per l’accesso alle sue zone erogene, sussurrò a Gaia, con un tono tra il serio e il faceto durante una pausa dal lavoro, quello che gli sarebbe piaciuto fare con lei, ovvero sbatterla sul tavolo dove quotidianamente la ragazza prendeva le ordinazioni.
Gaia, nonostante la sua palpabile e continua voglia di cazzo, era pur sempre una donna e cercò di farsi desiderare per qualche giorno di più finché, eccitata all’idea, dovette cedere alla proposta di Erik.
Restava ora da pensare a come attuare il piano.
L’organizzazione si rivelò decisamente più semplice del previsto; Erik riuscì infatti a corrompere Gennaro, suo amico e di turno per la vigilanza notturna del centro commerciale per quella settimana.
Erik gli spiegò per filo e per segno la situazione; inizialmente la guardia fu titubante, ma quando Erik gli spiegò chi fosse la ragazza che avrebbe voluto fottersi selvaggiamente Gennaro si convinse, supportato anche dalla promessa che avrebbe avuto l’onore di assistere ad una delle scene di sesso estremo migliori di sempre e, se avesse voluto, anche il permesso di riprenderla con il proprio telefonino in modo da potersela riguardare tutte le volte che ne avesse avuto voglia. Inoltre Gennaro riuscì a strappare anche il permesso, previa volontà di Gaia, di farsi fare un pompino e di venire anch’egli addosso alla ragazza, nel punto in cui avrebbe preferito.
Di questo in realtà Erik non accennò nulla alla ragazza per evitare che lei potesse cambiare idea; Gennaro infatti non era certo un uomo da cui Gaia potesse sentirsi in qualche modo attratta sessualmente. Aveva 50 anni portati decisamente male, era semicalvo, sovrappeso, perennemente sudato e stentava a parlare un italiano di livello elementare.
Fu così che in una mite sera di inizio primavera, alle ore 22.30 il centro commerciale risultava per tutti chiuso da mezz’ora eccetto per Gaia, Erik e il vigilante Gennaro, uniche tre persone rimaste all’interno dell’edificio, in piedi davanti alla piadineria.
“Bene…adesso che si fa?”, esclamò timidamente Gaia.
“Avanti spogliati, non perdiamo tempo”, disse Erik sedendosi ad uno dei tavolini del locale. Gennaro prese posto a fianco a lui.
Gaia rimase ferma come un palo davanti a loro, decisamente imbarazzata; sapeva perché era lì, aveva accettato lei stessa la proposta del portoricano. Le era anche stato detto chiaramente che sarebbe stata scopata in maniera indecente perché era l’unico modo in cui Erik intendeva un rapporto sessuale con lei. Ma ora Gaia era imbarazzata più di quanto avesse mai immaginato, forse per la presenza di Gennaro.
“Cosa cazzo stai aspettando?”, disse Erik accendendosi spazientito una sigaretta e appoggiando i piedi sul tavolo; “spogliati cagna, non abbiamo tutta la notte, alle 2 Gennaro finisce il turno”, le disse ancora.
Gaia restò ferma.
“Forse la piccolina non si sente a suo agio…”, disse Gennaro.
“Aspetta…vediamo se questo le fa muovere il culo…”, disse Erik estraendo dalla tasca il suo telefono cellulare e cercando rapidamente su YouTube un sottofondo adatto per uno spogliarello.
“Avanti, sali”, disse quindi alla ragazza picchiando più volte il palmo della mano sul tavolo di fronte a lui.
Gaia si tolse gli occhiali e li posò insieme al suo telefono cellulare; salì sul tavolo e cominciò a muovere sinuosamente i fianchi a ritmo di musica. Le piaceva ballare, le era sempre piaciuto fin da piccola.
Erik stoppò però improvvisamente la musica prima che Gaia potesse togliersi qualcosa di dosso.
“Scendi e togliti quelle fottute scarpe da ginnastica…mi fanno ammosciare il cazzo”, le disse Erik con tono di rimprovero.
Gaia scese dal tavolo e fece quanto richiesto, giustificandosi dicendo che le scarpe da ginnastica erano parte della divisa da lavoro e che non poteva indossarne altre.
Erik ribatté che i pantaloni stretti che indossava, così come i suoi occhiali, erano da baldracca ma che lei li metteva lo stesso, pertanto secondo lui poteva tranquillamente presentarsi al banco delle piadine anche in tacco 12 e nessuno le avrebbe rimproverato nulla, tanto che fosse troia se ne erano già accorti tutti.
Gaia, ferita nell’orgoglio, tornò sul tavolo dove, una volta ripartita la musica, regalò ai due spettatori uno show degno di una vera ballerina da night club. Per prima cosa si tolse di dosso le calze mandando letteralmente fuori di testa Gennaro, feticista dei piedi femminili come pochi nonché amministratore di diverse pagine Facebook a riguardo.
“Stai calmo Gennarì”, gli disse Erik poggiandogli una mano sulla spalla essendo a conoscenza di questa sua enorme passione.
Gaia si tolse poi di dosso la polo bianca, quindi abbassò i pantaloni fino a sfilarseli di dosso non smettendo mai di muoversi a tempo.
Rimanevano a difesa delle grazie di Gaia soltanto reggiseno e mutandine entrambi di colore nero.
Il seno di Gaia non era particolarmente abbondante ma aveva una forma perfetta, il classico seno definibile “a coppa di champagne”.
“Devo andare oltre?”, disse la ragazza smettendo tutto a un tratto di muoversi.
“Ci prendi per il culo, troia?”, le rispose di tutto punto Erik. “Se avevo solo voglia di vedere una puttana in mutande e reggiseno l’avrei cercata su google, non credi?”, disse ancora.
Gaia si slacciò allora timidamente il reggiseno e lo lasciò cadere ai suoi piedi, quindi si voltò, abbassò lentamente le mutandine e a colpi di bacino lasciò che anch’esse sfilassero fino ai piedi mostrando ai fortunati spettatori prima due natiche così perfette che sembravano scolpite da Dio in persona, poi voltandosi una vagina perfettamente depilata.
Si sfilò dunque le mutandine dai piedi e le lanciò addosso a Erik che sembrò apprezzare il gesto dal momento che le raccolse e se le passò sotto il naso inebriandosi dell’odore.
Erik si rivolse poi ancora a Gaia: “il mio amico è innamorato dei tuoi piedini se non l’hai capito, vuole vederli da vicino, vero Gennarì? Per cui vedi di soddisfarlo perché ricorda che è soprattutto merito suo se oggi hai la possibilità di essere protagonista della scopata più memorabile della tua vita”.
Gaia ci mise poco a capire quello che doveva fare. Si avvicinò a Gennaro che per tutta risposta abbassò la testa per perdersi nel profumo dei piedi della giovane fanciulla. Cominciò a leccarglieli istericamente come un bambino lecca un gelato ad agosto dopo un pomeriggio passato sotto il sole a giocare a pallone. Gaia alzò quindi un piede e ne poggiò la pianta delicatamente sul viso di Gennaro che continuò a leccare, poi fece lo stesso con l’altro piede alternandoli. Si fece leccare prima la pianta, poi il dorso e quindi le dita come una vera regina, come Cleopatra dinnanzi al suo schiavo più fedele, finché Erik le ordinò di scendere con voce imponente.
Gaia scese dal tavolo con i piedi completamente bagnati della saliva di Gennaro; Erik si alzò repentinamente dalla sedia e dopo essersi avvicinato a lei la prese per una ciocca di capelli avvicinando l’orecchio di Gaia alla sua bocca.
“Ti diverti a far impazzire il mio amico con i tuoi piedini da principessa, vero? Ti senti forse superiore? Beh sappi che il tuo momento di gloria è finito qui, da adesso in poi ti spettano solo degrado e umiliazione”. Erik mollò la presa dai capelli di Gaia non prima di averle sputato con decisione sul viso.
“Ora muovi il culo e preparami una piadina puttana, che mi è venuta fame”, disse sorprendentemente Erik dando a Gaia uno spintone in direzione del locale cucina prima di tornare a sedersi.
Gaia rimase per un attimo interdetta dal comportamento di Erik; nessuno infatti le aveva mai sputato in faccia prima d’ora, tantomeno era mai stata chiamata insultata con cosi tanta convinzione.
“Una per me e una per il mio amico, al prosciutto”, aggiunse Erik battendo la mano sulla spalla di Gennaro.
Gaia pensò inizialmente potesse trattarsi di uno scherzo; Erik, dal canto suo, non scherzava affatto.
La ragazza si vide così costretta a recarsi in cucina, completamente nuda, a preparare quanto richiesto.
“Ma io sto al banco degli ordini, non preparo piadine”, aveva provato a ribattere Gaia ricevendo per tutta risposta un secondo sputo sul volto e l’ordine a recarsi in cucina ancora più intimidatorio.
“E vedi di passarti ogni singola fetta sulla figa prima di metterle nella piadina…”, le urlò ancora Erik. “Voglio che prendano il sapore della tua fregna”, continuò ridendo.
Gaia recuperò tutti gli ingredienti, si mise a tagliare il prosciutto e ad eseguire l’ordine che le era stato impartito; non sapeva se Erik dicesse sul serio o meno ma per evitare di prendere altri sputi decise di fare alla lettera quanto le era stato richiesto. Nonostante si sentisse cosi stupida nel farlo passò ogni singola fetta di prosciutto avanti e indietro sulla vagina almeno 3 o 4 volte prima di metterla nelle piadine.
Gaia si ripresentò dai due circa 5 minuti dopo con le due piadine calde in mano.
I due uomini presero dalle mani di Gaia la rispettiva piadina e, senza degnarla di un ringraziamento, cominciarono a mangiare.
“Ci voleva proprio”, disse Gennaro morsicando con ingordigia la piadina.
“Ci vorrebbe anche una birra…se questa troia si degnasse di portarcela”, disse Erik dando un debole calcio alle natiche di Gaia.
“Per me niente tesoro…sono astemio”, ci tenne a precisare Gennaro.
Gaia andò a prendere una birra dal frigo delle bibite, la aprì per evitare di essere insultata ulteriormente e la portò ad Erik che gliela strappò di mano mandandone subito giù un paio di sorsi.
Gaia attese che i due uomini terminassero la piadina stando in piedi senza mai sollevare lo sguardo da terra.
“Ci voleva sì, cazzo”, esclamò felice Erik dopo aver ingoiato anche l’ultimo pezzo di piadina; si portò quindi una mano sui pantaloni e si slacciò velocemente la cintura.
“Datti da fare”, disse con strafottenza alla ragazza prima di mandare giù un altro sorso di birra.
Gaia non se lo fece ripetere due volte; si inginocchiò di fronte ad Erik, abbassò un poco con le sue candide mani i pantaloni e i boxer di Erik finché un grosso cazzo portoricano in erezione non sbucò prepotentemente sotto al suo naso.
Gaia realizzò in quel momento di non aver mai avuto a che fare con un membro di simili dimensioni, sebbene nonostante la giovane età ne avesse già succhiati a decine, bianchi e di colore. Ne baciò teneramente la cappella e, dopo averlo masturbato dolcemente, se lo infilò in bocca cominciando a succhiarlo avidamente, dimostrandosi ben più esperta dei suoi 18 anni. “Dio che puttana di merda…nemmeno nei film porno ne trovi una simile…altro che mia moglie”, esclamò Gennaro ridendo.
“Questa è proprio porca nell’anima Gennarì…l’ho capito subito dal primo giorno in cui l’ho vista” disse Erik poggiando la mano libera dalla birra sulla testa di Gaia e accompagnandone il movimento su e giù. Ogni tanto la teneva spinta verso il basso per fare in modo che Gaia lo prendesse tutto in bocca fino alle palle, azione a cui regolarmente corrispondeva un repentino farselo uscire di bocca da parte della ragazza con seguenti colpi di tosse e fuoriuscita di rivoli di saliva e sperma.
“Fattelo fare un chinotto da questa, fidati”, disse Erik a Gennaro; Gennaro replicò dicendo di avere famiglia e che mai avrebbe tradito sua moglie. “Si sente che è esperta…questa succhia i cazzi da quando aveva 13 anni, te lo dico io…è un miracolo che abbia ancora la mandibola al suo posto”, proseguì Erik facendo divertire non poco Gennaro.
“Va beh dai, se proprio devo”, disse il vigilante con un tono finto rassegnato prima di slacciarsi a sua volta la cintura.
“Avanti, sai cosa fare”, disse Erik a Gaia facendole cenno con la testa di spostarsi verso Gennaro.
La ragazza spostò l’attenzione verso quest’ultimo e, una volta abbassatogli pantaloni e mutande come fatto con Erik, ne scoprì un membro decisamente flaccido e più piccolo della media.
Gaia sapeva di non avere scelta; chiuse gli occhi, cominciò a leccarlo e ad infilarselo per intero nella bocca.
“Dio che troia”, esclamò Gennaro inclinando la testa e portando lo sguardo verso il cielo; “leccami un po’ anche le palle dai”, chiese Gennaro alla ragazza dopo esserselo fatto succhiare per diversi minuti.
Gaia se lo fece uscire di bocca e tenendo alzato il membro di Gennaro con una mano fece quanto richiesto passando più volte la lingua sullo scroto di Gennaro.
“Avevi proprio ragione amico mio…solo una leccata di palle da questa troia vale quanto 500 scopate con mia moglie”, disse divertito Gennaro a Erik.
“Ehi troietta…non ti sarai mica dimenticata di me”, disse Erik battendo sulla spalla della ragazza.
Gaia cominciò a prendere alternativamente in bocca i cazzi di Erik e di Gennaro; non faceva in tempo a farsene uscire di bocca uno che subito era pronto ad entrare l’altro.
Andò avanti a spompinarli per diversi minuti finché Erik chiese alla ragazza di alzarsi; si tolse di dosso scarpe, calze, pantaloni e boxer, poi sollevò Gaia di peso e spostandosi la fece sedere sopra il bancone della piadineria.
Le ordinò quindi di aprire le gambe; Gaia, come una cagnolina ubbidiente, le spalancò dinnanzi a lui.
Erik abbassò la testa e comincio a leccarle la figa con la stessa voracità con cui un assetato nel deserto leccherebbe l’acqua dopo aver raggiunto la tanto sognata oasi.
A Erik venne quindi un’idea che gli parve grandiosa. Smise per un attimo di leccare la figa di Gaia e, dopo averle intimato di non chiudere le gambe, si alzò in piedi e si recò verso la cucina da cui rispuntò un minuto dopo con un barattolo di Nutella in una mano ed un coltello nell’altra.
“Che dici Gennarì, ce la facciamo una piadina dolce?”.
Detto questo svitò il tappo dal barattolo di Nutella, ci affondò il coltello e dopo averlo tirato fuori cominciò a spalmare la cioccolata sulla vagina di Gaia riempiendola in ogni spazio proprio come se stesse farcendo una saporita crepes.
Ci mise un paio di minuti a coprirla tutta; quando fu soddisfatto le chiese di cambiare posizione e di mettersi a pecorina sopra il tavolo; Erik riprese quindi l’opera riempiendole di crema alla nocciola anche la parte inferiore della vagina e il buco del culo.
Quando ebbe terminato il lavoro Erik tornò a sedersi al tavolo dove Gennaro era rimasto a godersi divertito la scena con una sigaretta in bocca.
Dopo aver appoggiato nuovamente i piedi sul tavolo come fosse uno sceriffo nel saloon, chiese a Gaia di sfilare davanti a loro come una modella in passerella.
Gaia scese dal tavolo e camminò sculettando esageratamente verso i due uomini passandosi sensualmente una mano tra i capelli fino ad arrivare davanti a loro.
“Gennarì favorisci pure”, disse Erik togliendogli la sigaretta di mano per farne lui stesso un tiro.
“Eddai…lo sai che sono sposato e fedele a quella vacca di mia moglie…ho già fatto uno sforzo prima a farmi succhiare l’uccello”, disse ridendo.
“Non fare il coglione Gennarì…guardala…quando ti ricapita una fica del genere? E poi mica posso mangiare tutta ‘sta nutella da solo…dai decidi…prendi davanti o dietro?”, gli rispose Erik.
“Potrebbe essere mia figlia”, disse Gennarino ridendo; “già…ma non lo è…se lo fosse le avrei già sborrato dentro e poi l’avrei sposata…sai quanto mi piacerebbe averti come suocero?”, replicò ironicamente Erik.
“Vabbuò lo sai che io c’ho un debole per il culo”, si convinse Gennaro.
“E culo sia!”, gli fece eco Erik mettendogli una mano sulla spalla.
“Avanti troia…appoggia il tuo corpicino qui e fatti leccare dal mio amico”, disse Erik a Gaia battendo il palmo della mano sul tavolo dinnanzi a se.
Gaia si piegò a pecorina con le braccia distese lungo il tavolo e il culo a pochi centimetri dal viso di Gennaro che, da avido porco qual’era, le mise subito entrambe le mani sulle natiche. Prima gliele palpò con decisione, poi le rifilò un paio di sonori schiaffi sopra di esse facendola gemere non poco.
“Bravo Gennarì…dalle quello che si merita a questa troia”, disse Erik divertito.
Gennaro si gettò quindi con il volto a capofitto tra le natiche di Gaia e iniziò a leccarle avidamente il buco del culo ripulendolo dalla cioccolata.
Erik prese in mano il proprio cellulare e decise di registrare un breve video per immortalare la scena; “questo lo mando a tua moglie”, disse divertito, ricevendo per tutta risposta da Gennaro un’imprecazione seguita da una bestemmia. Erik posò il cellulare e si alzò in piedi per andare dal lato opposto del tavolo; prese la mano sinistra di Gaia e la portò verso il suo uccello in modo che Gaia potesse masturbarlo mentre Gennaro continuava a leccarle l’ano. Dopo circa un minuto Erik lo sfilò dalla mano di Gaia per metterglielo in bocca.
“Ti piace spompinare mentre ti leccano il culo eh, troia?”, disse Erik continuando a spingerglielo prepotentemente in bocca come se la risposta non gli interessasse.
Quando Gennaro ebbe completamente ripulito l’ano di Gaia dalla Nutella Erik lo fece uscire dalla bocca di Gaia da cui uscirono nuovamente tracce di saliva e liquido seminale.
“Ora tocca a me”, disse Erik eccitatissimo; “Prima però pulisci per bene il mio amico”, disse ancora Erik rivolgendosi alla ragazza.
Gaia ripulì il naso e la bocca di Gennaro con baci e leccate.
“Brava cagnolina”, le disse Erik battendole sulla testa; “siediti qui”, disse ancora riprendendo posto sulla sedia e battendo nuovamente il palmo della mano sul tavolo dinnanzi a lui.
Gaia si sedette sul tavolo e spalancò nuovamente le gambe davanti ad Erik che per tutta risposta avvicinò il capo e si fiondò sulla sua vagina come se volesse sfondargliela con la testa cominciando a leccargliela senza sosta, tanto che in un paio di minuti la vagina di Gaia tornò linda quanto quella della Vergine Maria.
“Sono veramente sazio”, disse Erik soddisfatto. Chiese quindi a Gaia di ripulirgli il viso come aveva fatto precedentemente con Gennaro.
Gaia ubbidì ancora una volta.
Erik prese quindi Gaia tra le sue braccia e, dopo averla nuovamente fatta accomodare sul tavolo della piadineria a gambe aperte prese in mano il suo membro e lo spinse dentro la vagina della ragazza.
Finalmente stava accadendo quello che per settimane Erik aveva solo immaginato; stava scopando Gaia proprio sul tavolo della piadineria, come da tempo desiderava.
“Ehi troietta, sei tu che hai ordinato questo cazzo gigante?”, disse sorridente Erik a Gaia non smettendo di spingerglielo dentro sempre più forte tenendola per le cosce mentre Gaia ansimava, godeva, urlava facendo rimbombare le sue grida per tutto il centro commerciale.
Erik la fece poi scendere, le chiese di piegarsi a 90 gradi distendendosi lungo il tavolo e riprese a fotterle la fica senza darle tregua mentre Gennaro si era avvicinato per godersi la scena in prima fila.
Dopo averle scopato la figa per una quindicina di minuti venne dunque il momento di fare un’altra cosa che Erik segretamente attendeva ansiosamente di fare da giorni.
Una delle cose che più faceva eccitare il muscoloso portoricano era infatti vedere la bella Gaia intenta a svuotare i cestini del locale e a portare i sacchi della spazzatura nello stanzino apposito.
Niente glielo faceva drizzare più di Gaia con due sacchi di immondizia tra le mani. Sebbene lui stesso lo facesse per il suo negozio, vederlo fare a Gaia lo faceva impazzire di desiderio, era la sua perversione sessuale.
La dolce e innocente Gaia alle prese con i rifiuti! Che cosa degradante agli occhi di Erik e si sa, non esiste niente di più sessualmente appagante dell’immaginare la ragazza da cui tanto si è attratti alle prese con qualcosa di umiliante.
La cosa lo eccitava a tal punto da desiderare che la stessa Gaia diventasse immondizia; per essere più chiari…voleva sfondare il rotondo culetto di Gaia tenendole la testa dentro quel cestino che così tante volte quell’angioletto biondo aveva svuotato.
Prima però il portoricano chiese a Gaia di gattonare fino al frigorifero e portagli un’altra birra.
Gaia fece quanto ordinato, andò e tornò gattonando con la birra richiesta.
Erik prese in mano la birra, sollevò Gaia tirandola per i capelli e si spostò con lei verso il cestino dei rifiuti.
Si trattava di uno di quei cestini alti con l’apertura frontale che si trovano facilmente nei fast food.
Erik si mise dietro di lei e cominciò a strofinare la cappella sul buco del culo della ragazza; staccò inoltre la scritta adesiva “usami” incollata sotto l’apertura del cestino e la appiccicò proprio sopra il fondoschiena di Gaia, come fosse un chiaro invito ad abusare del suo bel culetto.
Erik le appoggiò quindi delicatamente una mano sulla testa e la invitò a piegarsi in avanti. Gaia si piegò finché la sua testa non fu all’altezza dell’apertura del cestino, quindi Erik spinse lentamente Gaia da dietro finché la sua testa non fu all’interno dello stesso.
Erik prese il cazzo e lo infilò delicatamente nel culo di Gaia, quindi iniziò a spingere a ritmo sempre più sostenuto. Le urla di piacere e dolore di Gaia rimbombavano all’interno del cestino vuoto in quanto ripulito appena prima della chiusura dell’ipermercato.
Erik smise per un attimo di spingere e, una volta tirata fuori la testa di Gaia dal cestino tirandola per una ciocca di capelli, le sputò sul viso per poi farle infilare nuovamente il capo dentro e riprendere a incularla.
Erik le fece tirare fuori la testa più volte senza mai smettere di penetrarla, riempiendole il viso di sputi e le natiche di schiaffi; decise anche di rovesciare sui capelli della ragazza mezza bottiglia della birra che teneva in mano e di passarle le mani tra i capelli arruffandoglieli come se, mentre la penetrava analmente, le stesse facendo uno shampoo.
Quando Erik si ritenne soddisfatto le tirò fuori la testa e sputò per un’ultima volta sul viso decisamente provato di Gaia.
Senza nemmeno darle tempo di riprendere fiato Erik alzò la ragazza di peso ed in braccio la condusse nel locale dedicato alla raccolta dell’immondizia per poi gettarla sopra un paio di sacconi gialli pronti per il ritiro il giorno successivo.
“Gennarì vai, comincia tu, sai quello che devi fare”, disse Erik al suo compagno di avventura; Gennaro si avvicinò quindi alla ragazza, tirò fuori il suo cazzo flaccido e dopo esserselo girato in mano per 5 minuti buoni riuscì a venire proprio dove voleva, ovvero sui candidi piedini da principessa di Gaia.
Dopo aver assistito alla scena Erik tornò al tavolino dove recuperò gli occhiali con le grosse lenti tonde della ragazza, si accovacciò di fianco a lei e glieli rimise addosso. Prese quindi la mano destra di Gaia e la portò verso il suo membro facendosi masturbare per un’ultima volta, poi lo riprese lui stesso in mano cominciando a maneggiarlo a pochi centimetri dalla ragazza per venirle copiosamente sul viso e sugli stessi occhiali, aggiungendo così il suo sperma alla saliva e alle tracce di trucco colato che già le rigavano il volto.
Erik le tolse nuovamente gli occhiali di dosso e la costrinse a ripulirli leccando via lo sperma, quindi glieli rimise.
Ma proprio quando Gaia pensava che tutto fosse finito Erik decise di riservarle un ultimo colpo di scena che avrebbe completamente distrutto anche quel briciolo di orgoglio che Gaia potesse credere ancora di avere.
Erik strappò infatti con forza uno dei sacchetti gialli che stavano nel locale, lo sollevò e ne rovesciò l’intero contenuto sulla testa della ragazza, umiliandola ulteriormente e seppellendo la sua dignità sotto un cumulo di fazzoletti sporchi e avanzi di piadine.
I due uomini tornarono poi verso il tavolino.
Erik raccolse da terra le calze di Gaia; “Vuoi un souvenir?”, disse quindi a Gennaro facendole penzolare dalle mani.
“Dio se le voglio!”, rispose quest’ultimo più contento di un bimbo la mattina di Natale. Erik le lanciò verso di lui; Gennaro le raccolse e se le portò entrambe vicino al naso.
“Io invece mi porto via queste”, disse poi Erik raccogliendo e facendo oscillare davanti a se come un pendolo le mutandine di Gaia.
Erik raccolse poi da terra i propri indumenti e rapidamente si rivestì da capo a piedi mentre Gaia, dopo essersi ripulita dai rifiuti come meglio poteva, giaceva sdraiata sui sacchetti ancora ansimante; il portoricano appallottolò poi tra le mani il reggiseno di Gaia e lo passò sul viso della stessa ripulendola solo parzialmente dal miscuglio di liquidi che aveva sul volto.
Dopo averle chiesto di aprire la bocca ci infilò una parte di reggiseno e le ordinò di tenerlo stretto tra i denti. Erik prese quindi dalla tasca il cellulare e scattò una foto a Gaia con il reggiseno che le penzolava dalla bocca; “in caso ce ne dimenticassimo…questa foto ci ricorderà per sempre quello che sei”, disse Erik mostrando la foto alla ragazza.
Scattò la stessa foto anche con il cellulare della ragazza che aveva recuperato insieme ai vestiti; “così non te ne dimenticherai mai nemmeno tu”, disse Erik sorridendo prima di restituirle il telefono appoggiandolo sul sacco dell’immondizia a fianco di Gaia.
“Non credo che lei si dimenticherà mai di questa serata, con o senza foto!”, disse divertito Gennaro.
Erik si avvicinò a Gaia e la spronò ad alzarsi appoggiandole un piede con tanto di scarpa sulla pancia e scuotendola.
“Adesso vestiti e levati dal cazzo…e vedi di muoverti che Gennarino deve chiudere la baracca…vero Gennarì?”, disse ancora Erik tornando al tavolo e raccogliendo maglietta, pantaloni e scarpe della ragazza da terra.
“Sicuro…tra un’ora massimo devo essere a casa, altrimenti la troia di mia moglie comincia a preoccuparsi”, rispose Gennaro ridendo.
Ma proprio mentre Erik stava per riportare i vestiti a Gaia gli venne un’altra idea.
“Gennarì…sai che potremmo fare per rendere la serata di questa puttana ancora più memorabile?, disse Erik. Gennaro fece spallucce.
Erik si avviò verso il cestino e vi gettò una scarpa della ragazza.
“Arrivo subito”, disse poi allontanarsi con i restanti indumenti di Gaia in mano; “non fate porcate”, scherzò.
Erik fece quindi il giro dell’ipermercato gettando la restante scarpa, la polo e i pantaloni in diversi punti lungo tutto il perimetro della struttura finché risbucò dopo qualche minuto davanti alla piadineria.
“I tuo vestiti hanno deciso di giocare a nascondino”, disse divertito a Gaia.
“Sei proprio uno stronzo!”, disse Gennaro ridendo.
“Andiamocene Gennarì, mica possiamo aspettare i porci comodi di questa latrina tutta la notte…se non se ne vuole andare, lasciamola qui”. Gennaro ed Erik si infilarono i rispettivi giubbotti mentre Gaia si alzò in piedi ed andò a recuperare la scarpa che le era stata gettata nel cestino.
“Che c’è, non ne hai avuto abbastanza di prenderlo in culo stasera?”, disse Erik divertito vedendola nuovamente con la testa nel cestino.
“Che troietta insaziabile…dovrebbero lasciarla sempre lì così col culo di fuori, a disposizione dei clienti… sai quanti soldi si farebbero, altro che vendere piadine!”, scherzò Gennaro.
“Noi ce ne andiamo…faresti meglio a farlo anche tu…il tuo ragazzo è a casa che ti aspetta, magari ha voglia di scopare”, disse ridendo Erik.
“Ti lascio aperta la porta così quando hai finito di giocare ti levi dal cazzo”, disse Gennaro.
Erik e Gennaro si avviarono verso l’uscita; prima però ritennero che Gaia meritasse un’ultima, degradante sorpresa.
Gennaro infatti prima di uscire tolse corrente all’intero edificio così che Gaia fu costretta a cercare i suoi vestiti nel buio più totale.
Dopo aver fatto il giro dell’edificio per ben due volte l’unica cosa che Gaia riuscì a recuperare fu la seconda scarpa e la polo perché riuscì con un po’ di fortuna a scorgerla nel buio come una macchia bianca nel corridoio. Sulla polo era ancora ben salda la spilla “sto imparando” e Gaia, quella sera, aveva imparato decisamente tante cose, forse troppe.
Dopo aver indossato gli unici indumenti ritrovati imboccò l’uscita sul retro e si incamminò rapida e rassegnata verso la macchina coprendosi le parti intime con le mani.
Giunta alla macchina trovò i suoi pantaloni che penzolavano dallo specchietto; l’ultima umiliazione di Erik era stata farglieli cercare inutilmente per tutto il centro commerciale per poi farglieli trovare fuori.
Gaia se li rimise rapidamente addosso scoprendo però che erano stati rovinosamente strappati sia davanti che dietro in modo da lasciarle comunque scoperti culo e vagina; la ragazza salì in macchina, mise in moto e se ne andò verso casa con la stessa velocità con la quale se ne era andata per sempre la sua dignità chiedendosi con quale coraggio avrebbe ancora potuto lavorare nel negozio a fianco di quello di Erik.

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LA SCAMPAGNATA

Belli i tempi di quando si andava a pesca tutti insieme…… Si partiva alla mattina di buon ora verso le sei e arrivavamo al fiume,in mezzo alla campagna,lontano dall’afa cittadina,l’aria era fresca e pulita Ti faceva sentir bene. Salitamente eravamo una decina di persone,i mariti si preparavano e andavano a pescare noi mogli ce ne andavamo a spasso per la campagna O nella cascina vicino a trovare la famiglia di contadini che ormai conoscevamo bene,molto bene! Era una famiglia numerosa,i genitori,4 figli maschi e due femmine e a volte erano in campagna a lavorare anche la domenica presto,sotto il sole che picchiava gia’ alle otto e mezza a raccogliere verdura o altro. Ammiravamo il loro fisisco asciutto e abbronzato,eran sempre senza magliietta,e tra noi donne commentavamo su i loro arnesi nascosti,a volte siamo andati anche a casa loro e devo dire che eran molto ospitali….. Una domenica appena ci han viste ci ha chiamato invitandoci ad assaggiare il vinello nuovo,siamo entrate in salotto,ampio,con un grande camimo in bella vista,un grande tavolo e mobili rustici. Eravam tutte e cinque vestite leggere,chi con sotto il costume o biancheria estiva,io ero senza reggiseno e avevo una bella scollatura da mostrare,cosa che non e’ passata inosservata…avevano preparato gia’ del salame nostrano affettato coperto da una tovaglietta,e subito ci han fatto bere un bel bicchiere di vinello,le donne non c’erano,erano a messa,credo.. La testa ha iniziato a girare un po’ nonostante abbiam mangiato anche qualche fetta di salame con del pane,ma al secondo bicchiere eravamo belle allegre..si rideva e le mani hanno iniziato a palpare,quello dietro di me,il padre credo aveva infilato una mano nel mio vestito e mi palpava le tette pizzicandomi i turgidi capezzoli,simona si era alzata e con le mani appoggiate al tavolo si faceva palpare da dietro,aveva gia‘ giu gli slip e con due dita infilate nella passerina se la stava godendo,ale si era girata e stava sbottonando la patta al piu’ giovane,insomma stava diventando un’orgia.. Girandomi mi son trovata un bel manganello davanti,mi puntava duro,ho guardato il padre negli occhi e sorridendo ho iniziato a menare il grosso arnese,poi me lo sono imboccato iniziando a pompare,con l’altra mano infilata negli slip intenta a stuzzicarmi il grilletto,intanto cinzia era gia’ in monta sopra uno di loro seduto in poltrona,gridava e gemeva come una pazza andando su e giu’ con ritmo forsennato,a quella vista ho smesso il pompino e mi sono sraiata sul tavolone e tolti gli slip mi sono aperta la fichetta con due dita invitando l’uomo,ha avvicinato il suo cazzo,strusciandolo su e giu’ tra le labbra fradice,poi l’ha puntato giusto e mi ha penetrata fino in fondo… Si e’ gustato il momento con delizia,poi tenendosi per le mie gambe ha iniziato a stantuffarmi con foga. Dall’altra parte del salotto si sentiva adele gemere e godere come una pazza..aveva gli occhi lucidi tanto godeva,subito ho capito che aveva il grosso cazzo del maggiore in culo e se lo godeva eccome!!! Dopo qualche minuto in “capo” si e’ sfilato,mi ha abbassato le gambe sul tavolo e me l’ha rimesso dentro pompando forte,ogni tanto mi schiaffeggiava la chiappa esposta,all’inizio mi ha dato fastidio ma poi…il godimento e’ raddoppiato fino a quando con un sibillo da serpe e’ uscito sborrandomi sulle gambe.Ero sazia. Non potevamo certo tornare dai pescatori cosi’ mal messe…chi aveva il culo rotto e in fiamme..(adele) le altre erano impiastricciate di sborra..gambe..sedere..viso.. Saggia fu loa decisione di andare verso il fiume,dove l’acqua era bassa e tolti i pochi vestiti indossati,( praticamente eravamo tutte senza slip.. Ci siamo rinfrescate e poi asciugate al sole. Purtroppo la scorsa domenica ero rimasta sola,le amiche erano gia’ partite per il mare,cosi io e mio marito,per toglierci da una citta bollente e semideserta siamo ventuti al solito posto,lui a pesca,io a prendere il sole in topless,tanto non girava nessuno. Verso le undici,io ero gia bellecotta dal sole ma non volevo mollare,mio marito in mezzo al fiume pescava tranquillo,d’improvviso mi par di sentire un rumore di un’auto,mi ero appena stesa dopo una rinfrescata nell’acqua e messa a pancia in giu’ quando sento un uomo avvicinarsi fischiettando… -allora?? Abboccano??- Alzo il viso per vedere chi e’,al momento non lo riconosco,,ma siiii e’ nicola..-MA ciaooo,mi alzo dal lettino per salutarlo, dimenticandomi di avere le tette al vento,noto subito i suoi occhi brillare e abbassare lo sguardo sulle grosse tette sballottate. -Bheee!! Che ci fai qui??- -Speravo che c’era qui qualcuno,in citta’si muore..solo che non ho sentito la sveglia! -Adesso vai a pescare? Pippo e’ laggiu’- -Quasi quasi vado a fargli compagnia…anche se…- -Scemo! Pensi sempre a quella cosa li…- -Con quello che ho davanti…- -Vai vai che e’ meglio…io sto prenendo il sole.. -Me ne vado..ma ti pentirai… -si come no!! Rimasta sola son tornata ad arrostirmi! Ritornati gli uomini dalla pesca,finito il pranzo a base di pasta fredda,verdure e frutta,ci aspetta un bel riposino sotto il fresco degli alberi. Ognuno sul suo lettino con la pancia piena,il venticello che rinfrescava… Ho atteso che i due pescatori si addormentassero per bene,poi ho preso il mio ascigamano e via a prendere ancora il sole,ma stavolta sulla prismata nascosta dai cespugli,ho steso il materassino mi son tolta il due pezzi e nuda nuda mi son spalmata la crema canticchiando serena e beata. Il sole picchiava eccome,la radiolina trasmetteva canzoni,mentre rigoli di sudore scorrevano tra le chiappe,dal collo dalla schiena. Son rimasta tranquilla per una buona oretta quando poi e’ arrivato lui! Ancora Nicola,non ci ho pensato minimamente di coprirmi,ma la bozza che aveva sotto le braghette mi eccitava,e non poco,allora l’ho invitato a spalmarmi la crema sulla schiena bollente,sperando che si lanciasse in qualcosa di piu’. Infatti partendo dalle spalle e’ sceso giu piano piano,sulla schiena,sui fianchi,fino alle chiappe,insinuandosi senza il minimo pudore TRA le chiappe,strofinando le labbra,infilando due dita nella fica fradicia e facendomi eccitare ancora di piu’. Eta al mio fianco,con il bastone che puntava in alto,la mia mano e’ partita nella sua direzione inpugnando l’asta turgida,dura come l’acciaio e bella grossa,tanto che non riuscivo a toccare le dita. Ho abbassato i pantaloncini,me la son portata davanti alla bocca e con la lingua ho iniziato a picchettare sul glande,a leccarlo a mo di gelato intanto che lo menavo,lui intanto mi sditalinava infilando a fondo due,tre dita,godevo e mugolavo,lo volevo subito,ma fermandosi mi ha portato il succo piu’ su sulla rondella e prima con un dito e poi con due me l’ha sfondata.UUUHHHHHH che goduria! Grande orgasmo! Mi son ripresa in fretta e messami alla pecorina mi son fatta montare da questo improvvisato stallone,me l’ha puntato tra le labbra,due tre copli leggeri,poi l’affondo fino alle palle,Come l’ho sentito! Ha iniziato a montarmi con vigore e io per fargli sentire come mi piaceva gli andavo incontro ad ogni affondo,godooooo una due volte,spinge ancora,so che non posso urlare di piacere ma godere in silenzio si!! Si ferma,mi spinge la faccia sul materassino, sputa sulla rondella,infila un dito,grosso come un cazzetto,tra il sudore gli umori e le sputate lo sento scivolare bene,raddoppia,ora due dita,scivolano bene,sputa ancora,apetto la mazza,la punta,spinge,sento la rondella aprirsi,fa piano,non c’e’ fretta,si ferma,mi fa un po’ male,spinge ancora,lo incoraggio arretrando anch’io,soffro ma entra,lo sento,fa male sssiiiiiiii Fa male,lui spinge io da sotto infilo due dita nella fica in fiamme,parto con una goduria immensa,capisce che e’ fatta,arretra un po’ e affonda tutto,belloo!!che goduria,parto ancora. Lui mi incula da dietro,io da sotto mi strapazzo la fica con le dita e godoooooooooo,mi stantuffa da dio,alterna momenti di potenza con momenti piu’ leggeri,regge bene,ora non sento piu’ dolore,non mi masturbo con le dita,godo a essere inculata,non pensavo di godere cosi tanto di culo,ma e’ cosi!! Decisa spingo indietro il bacino,mi piace sentire l’affondo,le palle gonfie che mi sbattono sulle natiche,sono in un lago di sudore,sotto il sole cocente e mi sto facendo inculare come una troia!!!

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