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o dato il culo a mio zio

cazz'in culo non fa figli…( arriva giulia-epilogo)

giulia era arrivata il giorno successivo. alla stazione ci trovò col calesse di tano tt bardato a festa! aveva messo perfino i pennacchi al duo di cavalli che ci trainava, ed anche il carro aveva i festoni. divertita come una bimba era salita con un gridolino di gioia, mentre la mini (che già era proprio succinta) gli era salita fino al linguine… i pochi astanti sul piazzale della stazione di Casalbore avevano gli “occhi fuori di melone” già quando scese dal treno svestita a quel modo! ma si sa che se dentro di te la femmina “traborda ” non c’è modo di fermarla…baci abbracci e un totale chiacchiericcio ci accompagnarono lemme lemme fino alla masseria nei 20 mn successivi. giulia mi faceva gli “occhioni” ad ogni sguardo alludendo a lui, come dire: però che bel tipo, ma dove l’hai trovato! lui si scherniva ai complimenti di giulia e sorridendo sornione mostrava la sua competenza con le cavalline, come a dire che poi sarebbe stato capace di guidare anche noi due…cmq una volta arrivati, tano ci avvisò che doveva finire il lavoro iniziato al mattino e noi ci offrimmo di aiutarlo. ci disse: ma veramente io…cmq ok se è questo che volete venite e mettete questi, e ci diede dei guanti in plastica lunghi fino quasi alle spalle. con giulia ci guardammo interrogate…arrivati alla stalla vedemmo il bufalo e capimmo tutto: era bloccato in una posizione da un’attrezzatura che gli impediva di muoversi. era enorme, alto quasi come noi. divertito dal ns stupore, tano ci fece vedere quale parte avremmo dovuto massaggiare x portarlo all’eccitazione: era giorno di inseminazione e c’era bisogno dello sperma! ecco queste sono le vescicole seminali, ci disse, e poi il movimento da fare è questo…e ci fece vedere come…giulia mi guardò divertita, ed io stessa quando vidi l’attrezzo del bufalo rimasi basita! era lungo come il mio braccio e grosso almeno 10-12 cm… a quel punto non ci potevamo certo tirare indietro e così ci posizionammo una x fianco dell’animale e cominciammo a fargli, credo, la più grande “sega” del secolo! avevamo paura di fargli del male e cercavamo di essere più delicate possibile, e mentre lui muggiva di goduria, noi imperterrite continuavamo il ns lavoro a 4 mani. cercavamo di andare all’unisono, in un su e giù in armonia con le mani cosparse di un unguento apposito. i minuti passavano e la “pertica” diventava sempre più grossa e dura. mai vista na roba così! mentre ci scambiavamo battute divertite sulle “misere” misure dei ns maschi, chinate in quel gesto, tano ci fotografava col cellulare. a rivedere ancora oggi quelle foto penso sempre a quanto ci siamo divertite in quei giorni così diversi, proiettate in un’altra dimensione. beh! a farla breve dopo 10-15 mn di buon lavoro e tanta fatica vista la posizione scomoda, tano portò il recipiente del caso xchè secondo lui era arrivato il momento: la povera bestia cominciò a dimenarsi e a soffiare come quando il toro carica, ci disse di non fermarci e di continuare sempre con calma anche quando “farà”, che così ne viene di più! ad un tratto ci fu l’eruzione: tano alzò il contenitore e lo mise davanti alla punta dell’enorme organo x prenderla tutta, mentre il bufalo tra sbuffi e muggiti ne sborrò almeno 3 dita nel recipiente. poi pian piano si calmò e tano vedendo che noi continuavamo a segarlo ci chiese se doveva chiamare la protezione animali…ci avete preso gusto eh? oh beh…insomma…certo che tt sta storia aveva scatenato in noi una sensazione di grande complicità… poi lo spruzzo fu veramente un cosa incredibile come quantità, ma tt la situazione era inconsueta e neanche mai pensata. mentre tano liberava il povero bufalo, ci togliemmo i guanti ed andammo in casa x lavarci. giulia aveva un corpo da favola. si muoveva come una gatta, con uno sguardo malizioso ed invitante. mi aiutò a spogliarmi: faccio io disse…era dietro me e sentivo la sua bocca sulla mia spalla. non era un vero e proprio bacio. l’aveva posata aperta sulla mia pelle e alitava, con la lingua in movimento: ricordavo quel modo particolare di leccarmi la patata. nessun’altra mai, ho trovato che usasse quella tecnica che invece le copiai subito con grandi risultati. il calore dell’alito rende più sensibile una parte che già di suo…scese lungo la schiena fino ai glutei, poi ancora più giù fino al buchetto. leccava ed alitava in modo lento, estenuante, caldo. mi chinai appena in avanti x renderle più agevole l’azione. la lingua si insinuava e puntava…con dei piccoli colpi che cercavano di aprirsi una via x entrare nel mio buchetto. una cosa sensualissima ed interminabile. il cuore quasi si fermò quando sentii che scendeva ancora…ora era nella “terra di mezzo”, quella parte erogena da sempre era la mia preferita. ci perdo ancor oggi spesso dei minuti a succhiare proprio lì quando mi capita una compagna di giochi amante di certe sensazioni, e lei ne era una vera maestra. lenta inesorabile scese ancora qlc centimetro e sentii quel vulcano a bocca spalancata sulla patata: l’istinto mi ci fece sedere sù, come ad aumentare l’azione facendo pressione col peso del corpo. con le mani mi carezzava l’interno delle cosce, arrivava ai piedini e tornava su con dei piccoli e teneri pizzichi. sentii l’orgasmo arrivare come da lontano, irrefrenabile, un impulso partì dal cervello e dai piedi e confluì lì…una magia interminabile che durò 20-30 secondi prima di scatenarsi in un “brodino” a cui lei non si sottrasse, anzi…continuava avida la sua azione, mentre tano stavolta filmava! quando se ne accorse giulia si fece ancor più porca: si mise a pecora e reclamò la mia bocca, ed io gli resi pan x focaccia! la imitavo nel suo metodo, quasi a ventosa sui buchetti. pian piano si rilassava e con le dita partecipava e cercava la mia lingua. poi ad occhi chiusi sentii qlcs appoggiarsi alla mia guancia come x farsi strada…la cappella di tano si insinuava tra la mia bocca e la patata di giulia, quasi incerta sul da farsi xchè non gli lasciavo spazio x entrare! ero di colpo ingorda e la volevo tt x me. lui un po’ spingeva e un po’ me lo dava a mò di gelato…che buono buono buono! alla fine però cedetti: la infilò come si infilza un tordo, lento inesorabile senza fermarsi se non alle palle. gli si era messo a cavalcioni e mi restava tutto lo spettacolo del mondo davanti agli occhi. non sapevo da che parte cominciare a condividere quel momento: mangiavo un po’ il clito e mentre lui affondava mi arrivava uno schiaffo dalle palle, poi lui si fermava dentro e allora andavo all’attacco del suo buchetto sempre col solito sistema a ventosa…lo sentivo ripartire come il suo bufalo di poco prima, una carica da settimo cavalleria! finchè arrivò il momento del culetto: gli entrò come nel burro mentre a giulia scappò un urlo tra goduria e dolore, e a me rimase tutta la patata a disposizione. potete ben immaginare la mia cura di un gioiello così prezioso a cui feci di tutto finchè venne squirtandone un litro sulla mia faccia. alle sue urla tano si eccitò a tal punto che gli sborrò nel culetto tt ciò che gli era rimasto dal giorno prima. ricordo poi il caldo di quel giorno, la gran sudata tipo sauna. ricordo il bagnetto tt assieme dentro quell’enorme vasca tra gli alberi del suo giardino. ricordo un immenso sole, e noi stesi nudi ad asciugarci sul prato, liberi come bambini felici. grande giornata, frutto di un’iniziativa scaturita dalla memoria di ciò che le persone vere sanno dare e ricevere. ciao a tutti…un bacio

PENSIERI DI UNA NINFOMANE

Sono Roberta e ora sono di nuovo sola. Il mio ultimo compagno, colto dalla sottoscritta con le dita nella marmellata, o per meglio dire con il cazzo nella figa, ha ricevuto il benservito. Arturo è passato da casa mia a riprendersi la sua roba e nonostante il suo (falso) atto di contrizione, davanti all’evidenza ha ceduto e l’ ho messo alla porta come promesso; poi ho fatto cambiare la serratura. Occorre però che io faccia un esame di coscienza di ciò che mi è accaduto in quest’ultimi anni sotto il profilo sentimentale e di ciò che mi riserverà il futuro. Prima mio marito, poi Wassim infine Arturo e non conto tutti gli altri ‘Prìncipi’ che ho avuto alla mia corte; che hanno durato…quanto: Un mese? Una settimana? Oppure solo una notte? È dunque possibile che io non riesca o che non voglia tenermi un uomo. Dovrò accettare che non può essere solo colpa degli altri e che per me il principe azzurro non esiste. Che io sono fatta così e che in certe situazioni mi ci trovo bene anzi, le vado a cercare, addirittura. Più gli anni passano e più ho voglia di farmi scopare. I vent’anni sono passati come una furia. I trenta sono stati una sorpresa. A quarantaquattro anni suonati aspettare un uomo a culo all’aria e fremere ancora nell’attesa che me lo metta dentro credo sia una vera fortuna e un sommo piacere! Quando sei giovane hai dei tabù, delle remore, soprattutto aspetti lui, il principe; poi ti accorgi che il tempo è passato e hai perso tante occasioni oppure che hai sposato l’uomo sbagliato; allora ti butti e cerchi di recuperare il tempo perduto. Questa sono io oggi, eccomi qua. Per me ogni pretesto è buono per godere e finora me la sono cavata piuttosto bene. Cazzi grossi come clave, uomini che pompano come tori, uccelli arrapati per ore. Non so cosa vogliano le altre principesse ma so esattamente cosa piace a me. Ecco perché ho scelto ‘Lucciola fra le mani’ come nickname. Alcuni si avvicinano bramosi, capisci subito quello che vogliono da te; altri invece ti adulano, ti fanno sentire speciale, a volte t’incantano ma alla fine anche loro picchiano sempre lì. E a me, ve lo confesso, va bene così. Devo dire che con il passare degli anni la voglia che ho di cazzo non è diminuita, anzi è aumentata e non lo nascondo. Più chiavo è più chiaverei. Si parte di solito con la lingua in bocca e con un pompino come antipasto, seguito da una strizzata ai capezzoli; ecco che mi accarezza il culo e forse mi sculaccia. Ahi! La mia passerona è già bagnata. A volte lui ha la premura di umettarmi lo sfintere con la saliva e a volte no; ma sia come sia, il mio buco è sempre aperto e ben rodato. Comunque quando mi entra nel culo mi fa impazzire, è come se andassi in paradiso. Mentre lui mi solleva con l’avambraccio una coscia io allargo bene le chiappe con le mani in modo che il buco sia ben aperto. Ora può strofinarci contro la cappella, cerca…ecco che preme piano, io spingo a forza con le viscere per assecondare più che posso l’entrata e… Ohh Dioo, sii! Di colpo tutto il suo uccello scompare nelle mie budella. Ora è il momento in cui inizia a pompare e il cazzo va su e giù; ciò mi provoca un piacere così intenso che spesso inizio a pisciare come una vacca; è il segno che sta per arrivare il primo orgasmo. Se lui è un buongustaio si sfilerà dal culo e letteralmente si tufferà a dissetarsi alla mia fonte. Bagnato ma sorridente e sazio passerà a svangare la figa che ha appena ripulito. Io allora a cosce aperte e con le gambe all’aria beata lo accoglierò tutto, fino alla radice. Guardarlo in faccia e baciarlo mentre mi chiava mi fa impazzire; così come quando tira fuori l’uccello e poi lo rinfila e va avanti così per dieci venti volte fino al giusto epilogo. Anche qui ci sono stili diversi; Ivano, Arturo o mio marito preferivano venirmi dentro per poi spesso lapparmi la spacca grondante. Altri invece come Vittorio o Luca mi annaffiavano il viso o il corpo col loro seme. Dei veri pompieri mancati. E a proposito di annaffiature come posso non citare Daria la mia carissima amica lesbica che mi ha iniziato alla pratica del pissing e con la quale ho avuto una liaison piuttosto focosa. Mai avrei creduto che fare l’amore con un’altra donna fosse così appagante. Leccarle la fica gustando l’asprigno sapore del suo godimento e subito dopo trovarmi a bere come una cagna assetata il getto di urina bollente che sgorga dalla medesima fessura. Oppure masturbarmi osservandola mentre corre in bagno e, sollevata la ciambella del water, ancheggiando si sfila le mutandine; restando in piedi si allarga le magnifiche chiappe con ambo le mani, lasciandosi andare ad una lenta, morbida e arrapantissima cagata. E che dire dell’abbigliamento; poter indossare qualcosa di sexy quando lo desideri senza per questo incorrere nelle reprimende del compagno di turno. Ecco. È per godere di emozioni come queste che forse non riesco e di sicuro non voglio restare più di tanto in un rapporto stabile..

POMPINO GAY

Era da tanto tempo che l’avevo adocchiato. È Michele, giocavamo a basket insieme da quando eravamo piccoli, solo che io crescendo avevo sviluppato una morbosa attrazione per i cazzi e lo spogliatoio era un luogo dove almeno l’immaginazione poteva dare seguito alle mie più sfrenate fantasie. Lo avevo sempre ammirato: esile, occhi scuri, capelli a spazzola e molti peli sul pube e sotto le ascelle, il sedere appariva magicamente glabro ma desideravo tanto poterlo esplorare… Mi era parso ovvio che nessuno di coloro con cui giocavo avrebbe accettato un’avventura di nessun tipo con me ma non potevo lasciarmi sfuggire tutti quei bei corpi e quei bei piselloni. Ho quindi accuratamente progettato un piano per poter prendere un po’ di pesci nella mia rete e mi sono preparato minuziosamente il materiale occorrente, manco fosse un pericoloso esperimento chimico. Ho quindi acquistato: dell’intimo femminile, un rotolo di scotch, una benda e due compresse oculari. Avrete già capito di cosa si tratta ma dovete capire che un etero queste “cosucce” non le pensano nemmeno. Dovete sapere che il ragazzo era timido e non aveva mai approcciato una ragazza nemmeno per uscirci, figuriamoci per scoparla. Io, dopo un allenamento e soprattutto dopo la doccia, gli ho mandato un messaggio. Vi copio il testo (non si sono copiati gli emoticon): Io: Ciao! Come va? Hai cinque minuti? M: Certo… Io: Sei solo? M: Sì sì stai tra…tt bene? Io: Mi ha scritto una tipa che conosco e che è venuta a un nostro allenamento di recente… M: E… Io: Ha chiesto di te e se eri disponibile per un “servizietto”… (Passa mezz’ora) Io: Ci 6? M: Cosa intende? Io: Pensaci… M: Ma chi è? Com’è? Io: Gioca a pallavolo, è alta tipo 1.80, capelli scuri, occhi chiari, bel culo, tette normali ma sode…non ce ne sono tante csì.. M: Ma la conosco? Io: No M: Ma quindi è figa? Io: Direi nettamente sopra la media M: Fammici pensare, non sono tanto sicuro… Io: Sciallo…solo una cosa, Non dirlo a nessuno, lei non vuole che si sappia e io soprattutto non vorrei diventare un distributore M: Ok va bene, notte Io: ‘notte. Inutile dire che mentre scrivevo avevo il cuore a mille e l’uccello che mi scoppiava… Dopo qualche giorno, nel weekend mi pare, manda un whatsapp… M: Come si chiama la tipa? Io: Non vuole che te lo dica… M: Ma chi è? Io: Una che conosco…senti se è un no non farti problemi, tanto non vi conoscete neanche… M: Boh… Io: Se non ti fidi non preoccuparti, essendo io il tramite voleva fare da me… M: Cioè? Io: Dato che non vuole essere “scoperta” e te l’ho detto, io avreste fatto da me… M: Così é un altra cosa… Io: Cosa ne dici quindi? M: Dai lo faccio!!! Io: Bravo, è così che ti voglio! 10 minuti dopo Io: Chiede se giovedì prossimo alle 17.30 va bene… M: Non si può un po’ prima come orario? Io: Mia sorella esce a quell’ora per andare a scherma M: Ok va bene allora Io: Mi ha dato qualche indicazione… M: ??? Io: Devi essere pulito anche il sedere perché fa un giochino… M: Altro? Io: Appena lei finisce se ne andrà e non la vedrai mai in faccia… M: Ma come farò? Io: Io so questo per ora…a casa se c’è altro te lo dirò M: Ok, a domani [allenamento n.d.r] Io: Ciao e sii puntale M: Certo Sono stati i 10 giorni più lunghi della mia vita e ho dovuto prendere degli accorgimenti per non essere scoperto. Mi sono fatto la barba in modo che non si sentissero i peli, ho messo una crema idratante per averla più liscia e ho ricontrollato più volte il mio work plan. Appena è arrivato l’ho fatto scendere in taverna: “Lei è in cucina, adesso ti preparo come ha detto e poi ti raggiunge”, non risponde nulla e lo accompagno al piano di sotto. Inizio: “Spogliati”, ribatte: “Cazzo vuoi tu?”. “L’ha detto lei…ricordi che non dovete vedervi?”, “Ah sì, che sbatti però”, “Resta in mutande”, “Ok”. Una volta svestito gli applico le compresse oculari e poi lego la benda spiegandogli che è così che non la vedrà, sbuffa ma non protesta. Poi la mossa speciale: non potendo essere toccato avevo bisogno che le sue mani ed i suoi piedi stessero fermi quindi lo scotch. Così ho avvolto i suoi polsi e le caviglie con il nastro adesivo. Infine gli ho fatto le prove per la vista e per io movimento degli arti, avevo fatto proprio un bel lavoro. “Io salgo…due cosine: dille quello che vuoi e non provare a togliere quella roba sennò se ne andrà immediatamente”, ancora una volta non risponde. Io salgo le scale con una corsetta leggera facendo però in modo che si sentissero i passi sui gradini di legno. Prendo l’intimo rosa da cui avevo appena tolto il cartellino e scendo le scale lentamente. Giro l’angolo e lo vedo annoiato e ansioso allo stesso tempo, mi sente. “Sei tu?” chiede. Mi avvicino e gli lecco la guancia, “lo prendo per un sì” replica impacciato. Gli sfioro il busto con il palmo delle mie mani per farlo eccitare, gli vado dietro, bacio le spalle e scendo con le mani fino alle chiappe. Le stringo forte e lo sculaccio, lui urla. Torno davanti e vedo il cazzo che è quasi completamente eretto ma contenuto ancora nei boxer verdi e blu della Tezenis. Gli dò un bacio a stampo e scendo con la lingua lungo tutto il collo, arrivo al petto dove stanno crescendo i primi peli da vero uomo e continuo a far vagare la mia bocca fino al capezzolo sinistro dove mi soffermo a lungo, lo lecco e lo titillo; faccio lo stesso con quello destro e nel frattempo lui geme e dice “Brava, brava, così”. Non mi infastidisce il fatto che mi dia appellativi femminili: è da troppo che aspetto questo momento. Il suo pene ora è incontenibile per le mutande, ma io lascio la “questione” in sospeso per aumentare la sua voglia. Vado alle ascelle, amo il suo odore e adoro il suo sapore di maschio che sono profusi dai suoi peli. Scendo ulteriormente continuando a leccare l’addome, mi fermo sull’ombelico ci gioco un po’ e mentre comincio a tastare il suo membro turgido attraverso il tessuto, mi chiede di levare le mutande ed io eseguo perché non ce la faccio più. Abbasso l’elastico del boxer e il suo cazzo svetta all’altezza della mia faccia, gli dò una rapida leccata e finisco di abbassare l’indumento. Intorno alla mazza c’erano una marea di peli neri e lunghi tanto da nascondere la reale lunghezza del sesso. Prendo in mano quei 16 centimetri di carne che mi sono proposti e comincio una sega lenta con una mano e gli massaggio i coglioni con l’altra, senza stringerlo troppo per non rivelare la grandezza delle mie mani. Lo scappello e resto un attimo in contemplazione: la cappella e le palle erano di notevoli proporzioni rispetto al resto, mi eccitavano tantissimo perché erano belle come le avevo sognate. È finalmente arrivato il momento di prenderlo in bocca, sono eccitatissimo e vorrei urlare ma mi devo trattenere per non essere scoperto. Gli scappello l’uccello un’altra volta ne lappo l’estremità, lo metto tutto in bocca e lui geme forte: “Ahhhh ahhhh, troiaaaa, siiiii”. Oh sì ero la sua puttana e mi piaceva anche. Faccio avanti e indietro poche volte e lui viene copiosamente con 6 schizzi di sborra calda e bianca, i primi li ho presi in faccia mentre gli altri in bocca. Lo aggiro e mi ritrovo con il suo culo sodo e glabro davanti al viso, ci affondo subito la faccia e ci sputo lo sperma che avevo appena preso. Il suo cazzo sta già tornando turgido. Mi dedico a leccare le chiappe mentre strofino il mio indice contro il suo ano pieno di sperma vorrei urlare di piacere ma non posso tradirmi. Arrivo fino al buchetto che cerco di sfondare con la punta della lingua intanto lo sego da dietro. A questo punto è umido e rilassato quindi decido di spingergli dentro l’indice, lui caccia un urlo ma dopo poco già geme per il piacere. Due dita, altro urlo. Non è semplice farmi strada dentro di lui e poi ho paura che si stanchi. Torno davanti lo spompino un po’ lui viene ancora ma stavolta ho preso preso l’intimo e lo bagnato con il suo seme. Sono tornato di sopra, mi sono lavato il viso e cambiato la maglietta che era rimasta sporca. Dopodiché sono tornato in taverna e ho tolto la benda a Michele. Era tutto sudato e ai suoi piedi era pieno di sperma. Io: ti è piaciuto? M: È stata bravissima… Io: Non mi sembri molto convinto… M: Niente tette e culo… Io: In genere usa il resto dagli appuntamenti successivi Gli accarezzo il culo e riprendo in mano l’uccello, tenta di ritrarsi ma è chiuso nella mia morsa… Io: Non ti va un’altra manche? M: Ma Vaffanculo! Che è? Sei frocio? Io: Vabbeh contento tu…sarà per la prossima volta…. A questo punto lo slego, lo accompagno in bagno dove si può lavare, si cambia e mi saluta. La troia che è in me si era animata e ora non vedevo l’ora di scatenarla di nuovo..

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LE PROFESORESSE

E’ fine giugno ed il sole splende radioso come non mai sopra la piscina. Una leggera brezza rinfresca l’aria provocando un movimento ondulatorio dell’acqua. Dagli imperiosi pini marittimi sparsi per il giardino si ode il canto delle cicale che diffonde una specie di musica ipnotica e al contempo rilassante per membra e cervello. Il gazebo lì accanto, contornato di fiori e piante, offre un fresco riparo dalla calura. Nel mezzo vi è un tavolino in ferro, rustico nella forma, sulla cui base è poggiato un contenitore colmo di ghiaccio. Dallo stesso sbuca una bottiglia di buon vino bianco e lì accanto due bicchieri quasi vuoti. A bordo piscina, su un asciugamano, a gustarsi la tranquillità del pomeriggio si trova Barbara. Ella è distesa a pancia in giù con una mano nell’acqua. Nel lettino a fianco è invece sdraiata con lo sguardo verso il cielo Federica. La villa alle loro spalle è silenziosa, i mariti rientreranno in tarda serata dal lavoro ed i figli di entrambe sono già al mare con i rispettivi nonni. Le due signore, professoresse di un liceo nella vicina città, oltre che colleghe sono amiche intime da lunga data ed hanno pertanto deciso di trascorrere un pomeriggio di relax, cazzeggio e pettegolezzi. Il loro intenso feeling, infatti, le porta a confessarsi un po’ di tutto, comprese le performance amorose con consorti e amanti (amano scopare insomma). In questo momento sono, come si suol dire, in piena libertà e sfoggiano a quasi cinquanta due topless invidiabili. Federica, prendendosi le ampie mammelle e strizzandosi i pronunciati capezzoli con un’areola marroncino scuro ben in evidenza, esclama “Beh! Insomma, eravamo a questo party organizzato dalla società cliente di mio marito. Avevano noleggiato una villa d’epoca per l’occasione con servizio catering e tutto il resto per presentare non so neppure io cosa. Ad un certo punto adocchio questo ragazzo, subito non lo avevo riconosciuto, poi un flash, era un mio ex alunno, si chiamava Dario mi pare, suo padre aveva degli affari con l’azienda cliente di mio marito. Ora avrà ventisette anni, sbarbato, alto, biondo con fisico longilineo e scolpito. Il gessato che indossava lo faceva ancora più grande della sua età. Me lo ricordavo anche in classe, studente modello con il vizio delle ragazze però…eheheh…. Sempre a provarci, più di una volta l’ho beccato distratto intento a guardare le tette della compagna di banco. A onor del vero c’è da aggiungere che i suoi bei voti se li portava anche a casa. E poi sai che ho il vizietto pure io dei miei studenti, mi piace l’imberbe, con quel petto ancora glabro, i brufoletti, il pisello fiero…mmm… ok basta che siano maggiorenni, per carità, però dai, che scopate ci siamo fatte fino ad oggi?”. Entrambe scoppiano a ridere e si dilettano a sorseggiare del vino. Federica riprende “Quindi ci scambiamo tre o quattro occhiate furtive, le mie decisamente maliziose, lui arrossisce ma non smette di fissarmi. Si ricorda di quando mi scopava alla pecorina nella palestra della scuola. Dio, se ci penso. Allora si poteva, oggi con questi social occorre stare attenti, i telefonini non avevano ste funzioni foto o video, facebook non si conosceva. Oggi siamo costrette ad imporre di lasciare sta tecnologia fuori dalla stanza, sai che scandalo altrimenti? Genitori sconvolti, il presidio scolastico esterrefatto e via dicendo, puritani del cacchio!. Gli unici che soffrirebbero veramente secondo me sono solo i ragazzi…ehehehe… quelli di tenere a freno il coso a diciott’anni mica ci sentono. Se poi aspettano che le semiverginelle pari età aprano loro le gambe, meglio venire da due milfone come noi, o no?”. Altra sonora risata ed altro calice di vino, il livello alcolico sale. Barbara interrompe l’amica “Hai ragione, da quando poi mi faccio sbattere da questi ragazzetti la vita con mio marito va meglio, sai che ha qualche problemino di erezione al pene e non sempre gli tira, ma questi insegnano a me certe cose che poi rifaccio con Gustavo, che insomma, gli viene dritto per forza”. Ennesima risata. Federica torna alla narrazione “Ok però non divaghiamo… dicevo, Aldo nel frattempo viene chiamato a parlare in mezzo alla sala dal titolare dell’azienda, io mi alzo e mi dirigo all’esterno, facendogli l’occhiolino. Quello mi segue. Lo attendo al riparo di alcuni alberi. Mi sfilo le mutandine e le lascio cadere appositamente in modo che le possa vedere e trovarmi. Apro la camicetta e faccio fuoriuscire le mammelle ponendo i capezzoli al di sopra del bordo della coppa del reggiseno. Mi appoggio al tronco con fare provocante, le braccia distese verso l’alto, il viso girato con i capelli biondi e mossi che ne coprono la superficie. Sento i suoi passi, si ferma per raccogliere le mutandine, si avvicina cauto. Quando mi vede in quella posizione presumo sia impazzito, mi si è avventato contro, mi ha letteralmente morsicato i capezzoli, tanto che ho gridato per il dolore, poi ha iniziato a baciarmi il collo, mi ha infilato la lingua in bocca, quindi è sceso nuovamente a leccarmi le tette. Me le stringeva come fossero due palloncini da far scoppiare. Nel mentre gli ho aperto la patta e manco a dirlo aveva già l’asta in tiro. L’ho segato un bel po’. Egli ha insinuato una mano sotto la gonna andando a stimolarmi la passera pelosa bagnata. L’ho bloccato e mi sono girata tirandomi su la gonna invitandolo a scoparmi come una volta. Mi ha infilato il cazzo turgido violentemente dentro ed ha preso a stantuffarmi come un toro. Ansimavo come una cagna in calore, le uniche parole che ha detto sono state del tipo – sempre troia la nostra prof, vero? – Mi sono eccitata ancora di più prendendomi a sgrillettarmi furiosamente. Eravamo talmente infoiati che sono praticamente venuta prima di lui. Quando mi ha sentito gemere per l’orgasmo si è lasciato andare, ho sentito il pisellone gonfiarsi fino ad esplodere. Un caldo liquido ha invaso le mie viscere…”. “E poi?” chiede Barbara. “E poi niente. Ci siamo baciati ancora, ho rinfilato le mutandine poiché stavo gocciolando come un rubinetto rotto e siamo rientrati”. “Mi hai fatto eccitare anche a me, guarda ho una macchiolina sul costume. Quando arrivano che ho voglia?” . “Calma mia cara, ho detto loro alle quatto, mancano ancora venti minuti. Vieni qua da me, sdraiati che intanto ti raffreddo un po’ io”, così dicendo Federica prende Barbara e la fa sedere sul lettino, poi le toglie il costume. La fica nera pelosetta dell’amica l’accende di desiderio, si china e con abili leccate inizia a saziarsi di quel fiore. La lingua lenta si muove sulle grandi labbra, poi sparisce nel mezzo, riaffiora e stimola il clitoride. I peli brillano di umori, Barbara mugugna di piacere. Quest’ultima tira i capelli della compagna e le blocca la testa tra le sue cosce, ma ecco suonare il campanello. Federica si ferma e va ad aprire. Al cancello vi sono tre ragazzi tutti con passo arrogante e sguardo da duro, hanno occhiali da sole a riflesso, magliette bianche e costumi colorati floreali tipo boxer. La padrona di casa in topless li saluta “Ciao, benvenuti ragazzi miei. Enrico, Massimo e Gabriele, i più bravi a scuola, i più bravi a letto, vero?”. Ride. I tre si tolgono gli occhiali ed ammirano la loro prof, manca solo che esca della bava dalla bocca, vorrebbero già farsela lì sul pianerottolo. Fanno un cenno con la mano, lasciano i cellulari in un sacchetto all’ingresso ed entrano in casa. Appena in giardino la prima cosa che salta all’occhio è il corpo di Barbara. Ella è seduta provocatoriamente a cosce spalancate sul lettino e si sta masturbando. “Enrico, dai vieni qui, che la lingua la sai usare a scuola, ma usala anche sulla mia fica, coraggio…mmm”. Lo studente maggiorenne da quattro mesi ed ultimo aggregato al gruppo (gli altri sono un anno più vecchi e devono affrontare la maturità) si toglie la maglietta, mettendo in bella mostra il fisico asciutto e muscoloso, prima di avventurarsi su quel ben di Dio. I tre sono compagni di squadra in una piccola società di basket locale, alti, belli e scolpiti, non presentano peli sul corpo, hanno una lieve barba, qualche piccolissimo accenno di acne, ma nel complesso sono perfetti. Risultano pure dotati al meglio e questo Federica lo sa visto che li ha già incontrati altre due volte in aperta campagna. Enrico è stato coinvolto da poco, appunto, appena compiuta la maggiore età. All’ultimo incontro agreste con la prof venne portato con l’inganno. Federica quando vide che erano un trio e non un duo, si preoccupò, ma poi intuì subito che il divertimento si sarebbe ampliato. Si posizionò tra i suoi alunni messisi a semicerchio e li spompinò fino a farli venire tutti e tre. I due più vecchi la insultavano a ripetizione come da suo desiderio di farsi chiamare puttana o troia, il terzo partecipava più compito, ma non timoroso, fu infatti il primo a sborrare centrandole la gola. Tornando al presente, Enrico è intento a gustarsi la patonza dell’altra insegnante. Leccate veloci e repentine, accompagnate da un sapiente ditalino, mandano in estasi la donna che, a sua volta, si è impossessata dell’uccellone di Gabriele, quello dalle dimensioni più grosse. Barbara se lo sta slappando alla grande, la bocca fatica a contenerlo, la cappella è un fungo spropositato e le nervature sul manico sono dei promontori in evidenza. Con la mano lo tiene fermo e con le labbra lo lavora insalivandolo e lustrandolo. Intanto sotto il gazebo seduta su una sedia Federica sta succhiando l’ultimo dei cazzi rimasti, quello di Massimo. Lui è il più alto di tutti ed il suo attrezzo rispecchia la naturalezza del corpo, lungo e sottile. Tra l’altro è l’unico depilato intimamente per cui la lunghezza si pone ancora in maggiore splendore. Egli trattiene la testa della prof scopandole la bocca ed apostrofandola con continui insulti “Succhia così… bella porca ti piace…si… succhia…mmm… dai ingoialo tutto…maiala…”. Di contro riceve dei gorgoglii di ingoio espliciti. La mazza le scompare nella gola e poi riemerge a ripetizione. Enrico si è posizionato sopra Barbara ed ora le ha infilato tutto il membro nella fregna fradicia. Contemporaneamente Gabriele si è spostato alle spalle di lei ed ora la trapana dall’alto nella cavità orale andando a sfiorare la testa del compagno di classe. L’insegnante di matematica è stritolata da due cazzi, la sua mano schiacciata dalla mole di Enrico titilla il clitoride. Giunge al culmine del piacere liberando un lungo urlo “Mmmm… godo..si vengooo..mmm…vengoo…mm,..siiii..”. Serra le gambe trattenendo l’uccello del giovane dentro di se, che in modo circoncentrico continua a scavare senza sosta. Barbara ora emette un costante rantolio, ha la figa che le fa male fino a quando la sente riempirsi. Ora è Enrico che grugnisce di piacere, sta scaricando le palle dentro di lei. Si odono rumori lì nelle vicinanze, il tavolino sta traballando tutto ed il vetro dei calici irradia un suono cristallino. Federica appoggiata con le mani al bordo del medesimo e con il culo all’insù si sta facendo fottere da Massimo alla pecorina. Egli tiene le sue mani sulle natiche piene e la martella con colpi decisi e duri. Arriva Gabriele che sedendosi prende di forza la padrona di casa portandosela, schiena rivolta verso di lui, a smorzacandela sulla propria nerchia. Le sue mani si avvinghiano attorno alle flosce mammelle stritolandole. Federica urla nel momento della penetrazione, troppo grosso il siluro, ma si assesta subito ed inizia a fare la cavallerizza. Massimo le viola le labbra col cazzo fottendole di nuovo la bocca. Barbara ed Enrico osservano la scena baciandosi di tanto in tanto e sfiorandosi i sessi umidi e fradici di sperma. Lui scende a leccarle le tette cadenti con dei capezzoli da urlo, ma più contenute nelle dimensioni di quelle della collega. La prof chiude gli occhi e si abbandona sul lettino lasciandosi toccare ovunque. Massimo riversa la sua fontana sulla faccia di Federica che sbattendo le palpebre velocemente accoglie il nettare sul suo volto. Lo stesso si disperde tra i capelli ed il petto, qualche goccia anche sulle cosce. Il ritmo di Gabriele ora è forsennato, la donna crolla e allungando le braccia all’indietro attorno al collo dello studente si lascia andare ad una danza sensuale dettata dall’orgasmo raggiunto. Pressoché nel medesimo istante la salsiccia dello studente spara il denso liquido bianco che sale lungo il condotto dell’utero per ridiscenderne subito dopo. Baci e carezze reciproche del trio pongono termine all’amplesso. Per un momento il tempo si ferma, i cuori battono forte, il quintetto è sudato e provato. Si alza allora Barbara che dirigendosi verso la piscina sprona i presenti a farsi un bel tuffo rinfrescante. Il salto di gruppo è da foto tra piselli penzolanti semiduri, tette flosce e passere pelose….

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