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quella rotta in culo di mia zia

Onora Il Padre E Disonora La Madre

Papà non avrebbe mai pensato di diventare così un giorno: faccia stanca, occhi ingialliti, pochi capelli bianchi sfibrati, il sorriso trasformato in amara smorfia.
Aveva conosciuto mia madre un infuocato ferragosto nella provincia di Trapani, lui ospite di parenti presso villa Caruso, un bed and breakfast situato vicino all’incantevole tonnara di Scopello. La sua stanza si affacciava direttamente sulla scogliera, in barba a qualsiasi regolamento edilizio, il mare quando increspato, dava l’impressione che prima o poi si sarebbe ripreso i suoi spazi. L’odore di gelsomino si spandeva sui vialetti ripidi che inciampavano sulla scogliera appuntita, gli aranceti e piantagioni di limoni coloravano di tinte giallo-arancio il territorio brullo e all’imbrunire il frinire dei grilli si confondeva col frangersi delle onde.
Cosima, mia madre, era una provocante mora: carnagione bruna, un taglio d’occhi arabo, sguardo profondo, accento marcato dal suono però sensuale. Aveva un seno esplosivo della quinta misura, larga di fianchi, ma portava in giro il suo culo muovendo le anche in maniera seduttiva, senza neanche saperlo. Mio padre si innamorò nel primo istante che la vide appoggiata sulla balaustra di marmo del balcone, da quella che scoprì dopo essere una casa lager, con un padre despota, ignorante ed iperprotettivo, violento mai.
Si incrociarono fortuitamente, quel giorno che mia madre aiutando mio nonno a portare su la spesa, ruppe un sacchetto. Ho detto fortuito perché suo padre era forte e robusto, ma un acciacco alla schiena passeggero lo obbligò a chiedere aiuto. “Cosima, scinni e pigghia a spisa!” ordinò. Mia mamma obbedì, non poteva fare altrimenti.
Nino, questa il nome di mio padre, stava andando a prendere l’auto per un’escursione alla Riserva dello Zingaro, ma si fermò volentieri per darle una mano: era la prima volta che i loro sguardi si incrociavano da così vicino. Si chinarono assieme e gli occhi non poterono che finire sul seno esplosivo, le due mammelle era gonfie, allungate e un po’ sudate. Papà si paralizzò e lasciò perdere le melanzane che ruzzolavano un po’ ovunque lungo ai vialetti, mentre mamma lusingata ed eccitata dai suoi occhi penetranti, faceva di tutto per scoprire ancora di più il seno.
“Acchiana!!!” tuonò il carceriere dagli occhi gonfi a fessura, dall’ultimo piano di una palazzina bassa su 3 piani, dipinta di un rosa tenue. L’idillio tra i miei si interruppe, ma fu l’inizio di tutto. Mio padre forse decise già in quell’istante di rapirla e portarla al Nord, dove aveva una casa, un lavoro, un futuro.

Lo fece davvero, sul suo diario non c’è scritto, ma rimanendo incinta subito credo che la scopò come se non ci fosse un domani, facendole andare a fuoco la fregna per ore. Se avesse saputo quanto era cagna, scommetto che a caldo le avrebbe rotto il culo a colpi di minchia abbandonandola tutta colante di sborra in qualche prato sfiorito. Botte, botte e minchia sarebbe dovuto essere il suo motto, ma era troppo ingenuo e innamorato.
Seguirono anni di tradimenti da parte di Cosima, che usò mio padre come appiglio per scappare di casa ed avere una dignità sociale ed economica. Era una femmina focosa, casalinga e dedita alla prole, ma quando voleva sapeva trasformarsi in una insaziabile macchina del sesso, abile gola profonda che non si schiodava fino a quando l’ultimo centilitro di sborra non le era sceso giù per l’esofago. Ci mancava solo la scarpetta. Lo sapevano bene il tecnico della lavatrice chiamato ben due volte per un guasto immaginario o l’uomo che portava su le cassette dell’acqua, che usciva felice dopo averle stappato la bottiglia in culo per ore.
Quando Nino lo scoprì, immagini terrificanti di femminicidio lo perseguitarono per mesi, ma un giorno decise che non sarebbe valsa la pena rovinarsi la vita per lei: l’avrebbe tradita pure lui, odiando solo se stesso, ma amandola all’infinito. Ogni tradimento fu descritto minuziosamente sul suo diario segreto, che un giorno pensò di aver perso, ma gli era caduto semplicemente a pochi metri dall’auto e per fortuna o sfortuna, questo ancora non lo so, lo raccolsi io. Come lo perse non gliel’ho mai chiesto per ovvie ragioni, penso che lo portasse dentro alla ventiquattrore, non credo lo tenesse direttamente in macchina.
In base a quanto ho letto, posso dire che mio padre se la sia spassata e che fosse sotto sotto un grande porco. Di tutti gli incontri ecco l’estrapolato che più mi colpì.
[..]Oggi è venerdì e finalmente sono riuscito a fottere figa, culo e bocca di Denise, la receptionist dell’autorimessa dove portiamo gli autobus la notte. Lei mi ha sempre guardato con occhi tristi, perché sapeva della mia infelice situazione personale, ma avevo usmato che il suo istinto da crocerossina prima o poi mi avrebbe dato grosse soddisfazioni. Lei amava scherzare sempre e mi provocava, ma quando poi si è trovata genuflessa di fronte al mio cazzo eretto pieno di venuzze pulsanti, capì bene che il tempo degli scherni era finito e avrebbe dovuto lavorare bene con la bocca, altrimenti l’avrei sputtanata con tutti i colleghi. Non puoi ironizzare sempre e fare allusioni sessuali, se non sai erogare un pompino perfetto. Cazzo se me lo fece, in silenzio senza dire niente, filamenti di sperma che le colavano dal mento e come un’idrovora sembrava volesse spurgarmi l’anima, che era ferita, ma non sporca. Sul punto di eseguire un magistrale schizzo sugli occhiali neri e squadrati, senza nessuna voglia di intrattenermi in mezzo alle sue cosce, la girai di scatto, le afferrai i seni abbondanti con areole gigantesche e cominciai a dargli dentro come un forsennato, era bagnata, ma ce l’aveva stretta e questa cosa mi faceva godere come un matto, gli occhi quasi mi si giravano all’indietro come gli squali quando divorano le prede, da quanto stavo esplodendo di piacere. Ero tutto sudato, ancora con la camicia azzurra di lavoro con due polmoni d’acqua stampati, ma visto da dietro il mio culetto sodo la stava ininterrottamente pompando da decine di minuti, sembravo un pornoattore al suo primo casting, stupito e gaudente.
In maniera suina le stavo sganciando un canader di sperma in fica, avrei fatto 8 gemelli sono sicuro, ma risparmiai al pianeta Terra il problema della sovrappopolazione e dopo aver lasciato giocare diversi minuti i miei pollici col suo buchetto più stretto, inserii lentamente prima la cappella, ma la sua avida mano lo fece precipitare dentro fino allo stomaco, facendo segno fino dove se lo sentisse, indicando l’ombelico. Forse voleva che lo trasformassi in una bella dighetta di fonte della vita, ma dopo una ventina di affondi ero così stanco e travolto dalla passione che le inondai il deretano, lasciandolo minuti poi a sgorgare come fossero le cascate del Niagara.
Ci rivestimmo in tranquillità, le telecamere a circuito chiuso avevano ripreso tutto, scaricai il filmato e lo conservai al sicuro, il bello di essere anche addetto alla sicurezza dell’hangar.
Come sarebbe stupenda la mia vita, se non amassi una grandissima troia.[..]
Mamma ci abbandonò che eravamo piccoli, disonorando l’unico uomo che l’aveva trattata come una Vera Donna. Noi figli, avremmo continuato ad onorare papà, divulgando la sua storia, amara rivalsa contemporanea di un uomo che amò una sola Donna, riversando al tempo stesso la sua misoginia, figlia di un amore mai corrisposto, nei confronti delle sue donne occasionali.
Amanti che voracemente si nutrirono di quel porco cuore infranto.
A Papà.

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LA SCAMPAGNATA

Belli i tempi di quando si andava a pesca tutti insieme…… Si partiva alla mattina di buon ora verso le sei e arrivavamo al fiume,in mezzo alla campagna,lontano dall’afa cittadina,l’aria era fresca e pulita Ti faceva sentir bene. Salitamente eravamo una decina di persone,i mariti si preparavano e andavano a pescare noi mogli ce ne andavamo a spasso per la campagna O nella cascina vicino a trovare la famiglia di contadini che ormai conoscevamo bene,molto bene! Era una famiglia numerosa,i genitori,4 figli maschi e due femmine e a volte erano in campagna a lavorare anche la domenica presto,sotto il sole che picchiava gia’ alle otto e mezza a raccogliere verdura o altro. Ammiravamo il loro fisisco asciutto e abbronzato,eran sempre senza magliietta,e tra noi donne commentavamo su i loro arnesi nascosti,a volte siamo andati anche a casa loro e devo dire che eran molto ospitali….. Una domenica appena ci han viste ci ha chiamato invitandoci ad assaggiare il vinello nuovo,siamo entrate in salotto,ampio,con un grande camimo in bella vista,un grande tavolo e mobili rustici. Eravam tutte e cinque vestite leggere,chi con sotto il costume o biancheria estiva,io ero senza reggiseno e avevo una bella scollatura da mostrare,cosa che non e’ passata inosservata…avevano preparato gia’ del salame nostrano affettato coperto da una tovaglietta,e subito ci han fatto bere un bel bicchiere di vinello,le donne non c’erano,erano a messa,credo.. La testa ha iniziato a girare un po’ nonostante abbiam mangiato anche qualche fetta di salame con del pane,ma al secondo bicchiere eravamo belle allegre..si rideva e le mani hanno iniziato a palpare,quello dietro di me,il padre credo aveva infilato una mano nel mio vestito e mi palpava le tette pizzicandomi i turgidi capezzoli,simona si era alzata e con le mani appoggiate al tavolo si faceva palpare da dietro,aveva gia‘ giu gli slip e con due dita infilate nella passerina se la stava godendo,ale si era girata e stava sbottonando la patta al piu’ giovane,insomma stava diventando un’orgia.. Girandomi mi son trovata un bel manganello davanti,mi puntava duro,ho guardato il padre negli occhi e sorridendo ho iniziato a menare il grosso arnese,poi me lo sono imboccato iniziando a pompare,con l’altra mano infilata negli slip intenta a stuzzicarmi il grilletto,intanto cinzia era gia’ in monta sopra uno di loro seduto in poltrona,gridava e gemeva come una pazza andando su e giu’ con ritmo forsennato,a quella vista ho smesso il pompino e mi sono sraiata sul tavolone e tolti gli slip mi sono aperta la fichetta con due dita invitando l’uomo,ha avvicinato il suo cazzo,strusciandolo su e giu’ tra le labbra fradice,poi l’ha puntato giusto e mi ha penetrata fino in fondo… Si e’ gustato il momento con delizia,poi tenendosi per le mie gambe ha iniziato a stantuffarmi con foga. Dall’altra parte del salotto si sentiva adele gemere e godere come una pazza..aveva gli occhi lucidi tanto godeva,subito ho capito che aveva il grosso cazzo del maggiore in culo e se lo godeva eccome!!! Dopo qualche minuto in “capo” si e’ sfilato,mi ha abbassato le gambe sul tavolo e me l’ha rimesso dentro pompando forte,ogni tanto mi schiaffeggiava la chiappa esposta,all’inizio mi ha dato fastidio ma poi…il godimento e’ raddoppiato fino a quando con un sibillo da serpe e’ uscito sborrandomi sulle gambe.Ero sazia. Non potevamo certo tornare dai pescatori cosi’ mal messe…chi aveva il culo rotto e in fiamme..(adele) le altre erano impiastricciate di sborra..gambe..sedere..viso.. Saggia fu loa decisione di andare verso il fiume,dove l’acqua era bassa e tolti i pochi vestiti indossati,( praticamente eravamo tutte senza slip.. Ci siamo rinfrescate e poi asciugate al sole. Purtroppo la scorsa domenica ero rimasta sola,le amiche erano gia’ partite per il mare,cosi io e mio marito,per toglierci da una citta bollente e semideserta siamo ventuti al solito posto,lui a pesca,io a prendere il sole in topless,tanto non girava nessuno. Verso le undici,io ero gia bellecotta dal sole ma non volevo mollare,mio marito in mezzo al fiume pescava tranquillo,d’improvviso mi par di sentire un rumore di un’auto,mi ero appena stesa dopo una rinfrescata nell’acqua e messa a pancia in giu’ quando sento un uomo avvicinarsi fischiettando… -allora?? Abboccano??- Alzo il viso per vedere chi e’,al momento non lo riconosco,,ma siiii e’ nicola..-MA ciaooo,mi alzo dal lettino per salutarlo, dimenticandomi di avere le tette al vento,noto subito i suoi occhi brillare e abbassare lo sguardo sulle grosse tette sballottate. -Bheee!! Che ci fai qui??- -Speravo che c’era qui qualcuno,in citta’si muore..solo che non ho sentito la sveglia! -Adesso vai a pescare? Pippo e’ laggiu’- -Quasi quasi vado a fargli compagnia…anche se…- -Scemo! Pensi sempre a quella cosa li…- -Con quello che ho davanti…- -Vai vai che e’ meglio…io sto prenendo il sole.. -Me ne vado..ma ti pentirai… -si come no!! Rimasta sola son tornata ad arrostirmi! Ritornati gli uomini dalla pesca,finito il pranzo a base di pasta fredda,verdure e frutta,ci aspetta un bel riposino sotto il fresco degli alberi. Ognuno sul suo lettino con la pancia piena,il venticello che rinfrescava… Ho atteso che i due pescatori si addormentassero per bene,poi ho preso il mio ascigamano e via a prendere ancora il sole,ma stavolta sulla prismata nascosta dai cespugli,ho steso il materassino mi son tolta il due pezzi e nuda nuda mi son spalmata la crema canticchiando serena e beata. Il sole picchiava eccome,la radiolina trasmetteva canzoni,mentre rigoli di sudore scorrevano tra le chiappe,dal collo dalla schiena. Son rimasta tranquilla per una buona oretta quando poi e’ arrivato lui! Ancora Nicola,non ci ho pensato minimamente di coprirmi,ma la bozza che aveva sotto le braghette mi eccitava,e non poco,allora l’ho invitato a spalmarmi la crema sulla schiena bollente,sperando che si lanciasse in qualcosa di piu’. Infatti partendo dalle spalle e’ sceso giu piano piano,sulla schiena,sui fianchi,fino alle chiappe,insinuandosi senza il minimo pudore TRA le chiappe,strofinando le labbra,infilando due dita nella fica fradicia e facendomi eccitare ancora di piu’. Eta al mio fianco,con il bastone che puntava in alto,la mia mano e’ partita nella sua direzione inpugnando l’asta turgida,dura come l’acciaio e bella grossa,tanto che non riuscivo a toccare le dita. Ho abbassato i pantaloncini,me la son portata davanti alla bocca e con la lingua ho iniziato a picchettare sul glande,a leccarlo a mo di gelato intanto che lo menavo,lui intanto mi sditalinava infilando a fondo due,tre dita,godevo e mugolavo,lo volevo subito,ma fermandosi mi ha portato il succo piu’ su sulla rondella e prima con un dito e poi con due me l’ha sfondata.UUUHHHHHH che goduria! Grande orgasmo! Mi son ripresa in fretta e messami alla pecorina mi son fatta montare da questo improvvisato stallone,me l’ha puntato tra le labbra,due tre copli leggeri,poi l’affondo fino alle palle,Come l’ho sentito! Ha iniziato a montarmi con vigore e io per fargli sentire come mi piaceva gli andavo incontro ad ogni affondo,godooooo una due volte,spinge ancora,so che non posso urlare di piacere ma godere in silenzio si!! Si ferma,mi spinge la faccia sul materassino, sputa sulla rondella,infila un dito,grosso come un cazzetto,tra il sudore gli umori e le sputate lo sento scivolare bene,raddoppia,ora due dita,scivolano bene,sputa ancora,apetto la mazza,la punta,spinge,sento la rondella aprirsi,fa piano,non c’e’ fretta,si ferma,mi fa un po’ male,spinge ancora,lo incoraggio arretrando anch’io,soffro ma entra,lo sento,fa male sssiiiiiiii Fa male,lui spinge io da sotto infilo due dita nella fica in fiamme,parto con una goduria immensa,capisce che e’ fatta,arretra un po’ e affonda tutto,belloo!!che goduria,parto ancora. Lui mi incula da dietro,io da sotto mi strapazzo la fica con le dita e godoooooooooo,mi stantuffa da dio,alterna momenti di potenza con momenti piu’ leggeri,regge bene,ora non sento piu’ dolore,non mi masturbo con le dita,godo a essere inculata,non pensavo di godere cosi tanto di culo,ma e’ cosi!! Decisa spingo indietro il bacino,mi piace sentire l’affondo,le palle gonfie che mi sbattono sulle natiche,sono in un lago di sudore,sotto il sole cocente e mi sto facendo inculare come una troia!!!

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un debito che le cambiĆ² la vita

avere 50 anni e non sentirli.. ho sempre pensato di essere una donna normale, quasi casa e chiesa o meglio casa e lavoro!

sono la proprietaria di un piccolo bar nella periferia di una città del nord italia. Sposata da 30 anni un figlio di 24, orari di lavoro massacranti ma che non mi pesano visto che il mio lavoro mi appassiona. Mi è sempre piaciuto conoscere nuova gente, stare al contatto con il pubblico, cercare di fare al meglio il mio lavoro e accontentare i miei clienti.
Ma un giorno di qualche mese fa la mia situazione è cambiata…
Complice la crisi economica e l’apertura di alcuni nuovi locali di tendenza nella zona del mio bar, mi sono ritrovata in crisi, per la prima volta in quasi 30 anni di lavoro ero nella posizione di non riuscire a pagare i fornitori, non riuscire a pagare le tasse, non riuscire a tirarmi fuori da una situazione vertiginosa. il poco che incassavo lo usavo per comprare i prodotti per il bar e le tasse e i fornitori mi stavano con il fiato sul collo.

Così a 50 anni ero sull’orlo del fallimento. A mio marito e mio figlio non ho mai detto nulla e mai chiesto aiuto, ho sempre pensato che l’unica responsabile della mia situazione fossi io e solo io avevo l’obbligo di uscirne.

Ricordo ancora oggi il giorno preciso della mia svolta. Il 15 ottobre, i clienti scarseggiavano, la crisi incalzava e io ero davvero preoccupata, come se non bastasse quel giorno si ruppe un pezzo fondamentale per il funzionamento della macchina del caffè così fui costretta a chiamare l’assistenza.

Nella speranza che venisse il solito ragazzo giovane della ditta di assistenza con il quale avevo instaurato un rapporto di amicizia e spesso non comunicava alla ditta i lavori che faceva alla macchina del caffè, decisi di vestirmi un po provocante, nella speranza che lui non fosse indifferente al mio fascino.
Non mi sono mai considerata una bella donna, di certo abbastanza piacente, ammetto che molti miei clienti in diverse occasioni mi hanno fatto il filo, ma non mi ero mai trovata nella condizione di provocare nessun mio cliente o fornitore.
Quella volta invece decisi di mettermi una gonna a tubino piuttosto stretta, una camicetta abbastanza scollata, scarpe con un po di tacco e un intimo vedo non vedo per provocare il tecnico. Nel complesso devo dire che facevo la mia bella figura, una bella cinquantenne, mora, con le rotondità al posto giusto, specialmente come molti mi hanno sempre detto un bel sedere tondo e sodo… forse per via delle molte ore passate in piedi dietro al bancone del bar.

Sfortuna vuole che quel giorno l’amico tecnico della ditta di manutenzione era a casa per malattia e si presento Antonio, uno dei soci dell’azienda.
Antonio era un uomo brizzolato di circa 60 anni, alto, con un fisico robusto e portentoso che lasciava immaginare un passato da atleta.
Lo avevo sempre e solo visto in ufficio per parlare di contratti, fatture, forniture e quant’altro, ma mai al di fuori della sede aziendale.
Quelle sera al contrario della solita mise da perfetto gentiluomo era vestito con un paio di jeans decisamente mal conci e una felpa piena di chiazze di caffè, grasso e quant’altro… la classica tenuta da lavoro.
Fisicamente a vederlo così era tutt’altro che affascinante, molta pancia, sedere inesistente, barba incolta, sembrava di avere di fronte l’alter ego della persona distinta  e per bene che avevo sempre conosciuto… e io in perfette condizioni, pronta ad ammaliare ogni uomo.

Verso le 21, una volta che anche l’ultimo cliente fu andato via, Antonio iniziò a lavorare sulla macchina del caffè.
Nel mentre io mi stavo occupando di pulire i pavimenti, i tavolini, la bottigliera e quant’altro
Nel mio locale ci sono degli specchi antichi e molto grandi che permettono di vedere ogni angolo del bar senza troppa fatica, un po per avere più luce nel locale un po per controllare meglio i clienti.
Mentre lavavo mi sentivo gli occhi di lui addosso, ogni volta che mi giravo però o che controllavo gli specchi lui era intendo a smontare la macchina.
Sentivo una sorta di tensione, lui una persona sempre molto loquace, forse anche troppo, e invece quella sera sempre in silenzio e si poteva sentire il suo disagio.
Ad un certo punto mi chiese “Anna per cortesia potrebbe venire qui a tenermi questo pezzo mentre cerco di smontare la scheda elettronica?”
Mi avvicinai, sentivo il suo odore forte e acre, un misto di sudore e odore di uomo.
La tensione tra di noi si sentiva sempre di più, lui, alto, massiccio e io minuta e delicata, mi sovrastava fisicamente.
Passarono alcuni minuti in cui lui era impegnato nel suo lavoro, fino a quando mi disse… “cara Anna qui è un problema grosso, dobbiamo sostituire la scheda elettronica e francamente non so se valga la pena fare questo lavoro! ”   ” mi viene a costare molto?”  “il problema non è quanto possa costare questo lavoro, il problema sono i lavori arretrati non ancora saldati, e francamente mi sono rotto di aspettare che lei saldi i debiti!” il suo modo di rivolgersi a me era mutato. Si sentiva la sua rabbia. ” ma Antonio sono anni che ci conosciamo, non potrebbe per una volta chiudere un occhi?” “ormai gli occhi li ho chiusi entrambi da troppo tempo e sono stanco di aspettare lei e i suoi comodi e rimetterci in tempo e denaro”
Sapevo di essere completamente in torto ma cosa potevo fare? mi giocai la mia ultima carta
” ma ci sarà pur un modo di trovare un accordo!”
il suo modo di parlarmi modificò radicalmente… sentivo la sua rabbia ed eccitazione montare.
“un accordo si può trovare di sicuro, ma tutto dipenda da cosa è disposta a dare in cambio… o fare in cambio!”
“non lo so, mi dica lei, potrei farle un assegno postdatato, oppure una cambiale, mi dica lei”
“io pensavo a tutt’altro a dire il vero… ma non vorrei essere troppo diretto, non vorrei offenderla!”
“Antonio siamo entrambi maggiorenni e vaccinati, non credo di potermi offendere mi dica pure”
lui mi disse una frase a brucia pelo che quasi mi gelò il sangue ma allo stesso tempo mi fece bruciare dentro…
“Una scopata, ci facciamo una scopata ora e io annullo il debito e metto a posto la macchina senza fatturare nulla!”
volevo insultarlo, mai nessuno mi aveva umiliata a tal modo… ma sentii la mia eccitazione crescere, non avevo mai tradito mio marito, forse a volte ci avevo pensato, a volte qualche sbandata per qualche cliente la avevo presa, mi piaceva sentirmi desiderata, giocare con le parole e le emozioni, ma mai e poi mai mi sarei concessa…
“Antonio non so che dirle, io non saprei proprio, sono senza parole!”
“non devi parlare, con quella bocca devi fare tutto fuorchè parlare!”
si avvicinò, mi prese, pensavo volesse abbracciarmi, invece le sue mani finirono subito sui miei glutei, sentivo le sue forti mani su di me le sue grandi dita che strizzavano i miei glutei… si appoggiò a me e sentii il suo pene spingere verso il mio ventre…
ero eccitata ma immobilizzata…
lui nel frattempo riuscì ad aprire la lampo e tirò fuori il suo membro, mi prese la mano, la porto verso il suo pene… lo strinsi, era grosso, duro, mi ritrovai a pensare che era molto più grosso di quello di mio marito… ero tutto un fremito e un bollore… ero bagnata!
“ora inginocchiati e succhiami il cazzo!”
quelle parole… non ero abituata a essere trattata così, non ero mai stata un amante delle parole forti ne tanto meno dei modi rudi…ma ero eccitatissima
mi inginocchiai, mi ritrovai di fronte al suo pene, aprii la bocca e tirai fuori la lingua, inizia a leccarlo tenendolo in mano e masturbandolo.
aveva un gusto diverso! ero abituata al sapore di mio marito ma non avrei mai immaginato di poter assaporare un gusto diverso…
lo presi in bocca a fatica, era grosso, largo e decisamente lungo…
mi ritrovai a fare ciò che mai avevo immaginato avrei potuto fare, a volte forse sognato, ma mai cercato in realtà, tradire mio marito.
La sua mano era sulla mia testa e accompagnava il movimento del mio vorticoso succhiare, faceva in modo che tutto il suo membro entrasse nella mia bocca fino quasi a soffocarmi.
La cosa mi piaceva a dismisura… ero bagnata come non mai, non so nemmeno come mi ritrovai ad avere una mia mano in mezzo alle mie gambe, e due dita che mi masturbavano… le mie dita…
“cazzo come sei brava a succhiare il cazzo, l’avessi saputo prima mi sarei offerto molti anni fa!”
Lui iniziava ad avere  un atteggiamento sempre più rude, sempre più volgare….
e io avevo voglia del suo pene dentro di me, lo volevo sentire nella sua completezza
mi alzai, alzai la gonna, mi misi con le mani sul bancone del bar… era gelido, le mani appoggiate sull’acciaio freddo mi fecero tremare.
Lui si avvicinò, appoggiò il suo pene contro la parete delle mie labbra, sentivo la sua grandezza… sentivo il suo calore!
E senza dirmi nulla, spinse tutta la sua grandezza dentro di me… sobbalzai, le sue dimensioni erano decisamente abnormi per le mie abitudini…
Si faceva sempre più largo spingendo e imprecando contro di me… “Troia come sei bagnata… sei proprio una vacca, lo sapevo che ti sarebbe piaciuto!”
Io non parlavo, non reagivo, non sapevo che dire, non sapevo che fare… ma godevo, godevo come non mai!
Il suo movimento diventava sempre più impetuoso e veloce, e io ero in balia dell’eccitazione  e della foga…
“Cazzo sto per venire…”  e uscì da dentro di me.. io ero vogliosa di sentire il suo seme dentro di me, ma lui si spostò…
“Non voglio venire subito, voglio godermi il tuo corpo..”
Si inginocchiò e da dietro iniziò a leccare il mio sesso, sentivo la sua lingua e le sue dita che erano dentro di me. sentivo la sua bocca che succhiava il mio clitoride… venni, venni come non mai prima… sentivo il mio godere schizzare fuori di me.
Lui continuava a succhiarmi leccarmi masturbarmi, e la sua attenzione si trasferì verso il mio buco posteriore, intonso e sempre considerato un vero tabù fino ad allora…
Infilò un dito dentro, sobbalzai dal dolore misto al piacere… si alzò..
Dallo specchio lo vidi mettersi delle dita in bocca e poi portò della saliva sulla punta del suo pene… sapevo cosa voleva fare, volevo fermarlo, ma dalla mia bocca non uscivano parole e i miei gesti non lasciavano capire che non volevo…
Lui avvicinò il suo pene, lo appoggiò e mi disse ” Adesso con questo paghi il tuo debito!”
Volevo fermarlo, ma non riuscivo a controllare le mie passioni e le mie paure.
Lo sentivo spingere, dallo specchio vedevo la sua faccia, non saprei definirla… infuriata forse, voglioso di certo.
Le sue mani si posarono sui miei glutei, la punta del suo pene era ormai dentro di me, sentivo dolore ma volevo prenderlo tutto dentro di me, volevo trasgredire.
Piano piano la su asta entrò nelle mie viscere, godevo, gridavo dal dolore e urlavo da piacere…
I suoi movimenti diventavano sempre più veloci e decisi.
“che troia rotta in culo che sei..” mi insultava, mi scopava, mi umiliava… e io godevo
e per la prima volta nella mia vita iniziai a dire parole che non avrei mai detto
“inculami porco, inculami fammi godere come una troia!
lui continuava a spingere, il suo respiro affannoso, la sua violenza dentro di me…
“Puttana, paga il tuo debito con il culo, ti sfondo come una troia…!
Continuava ad entrare ed uscire dentro di me, e io lo accoglievo con tutta me stessa…
Godevo, pensavo a quanto diversa da pochi minuti prima ero diventata… Mi sentivo una donna di malaffare e questo mi faceva godere ancora di più.
Pensavo a mio marito, “cornuto, sei un cornuto e te lo meriti… non mi hai mai trattato da vera donna e ora il primo uomo che capita mi fa godere come non mai… che piacere farmi inculare!”
Antonio continuò ad entrare ed uscire dal mio di dietro per circa 10 minuti, lunghissimi e intensi…. poi sentii la sua cappella gonfiarsi i suoi movimenti diventare più veloci i suoi colpi più forti… “cazzo mi fai male, fermati!” ma lui continuava con il suo impeto, godevo come una cagna… mi sentivo usata e abusata e ne godevo.
Alla fine sentii un ondata di sperma caldo entrare dentro di me… a quel punto urlai dal piacere, non sono sicura di cosa urlai ma credo “siii sborrami in culo sono la tua troia!”
Lui tirò fuori il suo membro da dentro il mio ano, mi ordinò di girarmi, mi fece inginocchiare e mi ordinò di prenderlo in bocca…
Lo succhiai avidamente, sentii il gusto del suo sperma che era ancora rimasto in lui riempire i le mie papille gustative…
Si ricompose, alzò i calzoni, si sistemò la felpa e mi disse… “Lavoro  finito… se ha bisogno di altri interventi mi faccia sapere!”
Senza dire nulla prese la borsa degli attrezzi e uscì senza nemmeno un saluti, senza un bacio senza una parola d’amore…
E io? Io rimasi qualche minuto sfinita… con la gonna ancora tirata sopra i miei glutei, nella foga mi resi conto che mi aveva strappato il perizoma, sentivo il suo sperma che colava fuori da me… e feci una cosa che poi mi fede ridere… passai due dita in mezzo alle mie cosce e poi assaporai il cocktail di sperma e del mio orgasmo… buonissimo e poi mi misi a ridere e mi dissi da sola ad alta voce… “che troia che sono!”

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