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Ho conosciuto Eleonora, una milf di verona che mi ha letteralmente stregato con il suo corpo

La vedevo quasi ogni giorno al bar dove ero abituato a prendere il mio caffè del pomeriggio.

Le prime volte neppure la notai, preso com’ero nei miei pensieri, ma un giorno mi accorsi della sua presenza.
Si intuiva il fatto che da ragazza fosse estremamente bella e potevo immaginare che avesse avuto uno stuolo di spasimanti.

Ora si era trasformata in una bella signora, probabilmente sui 45 anni o poco più, che teneva al suo aspetto e che anche con i segni del tempo, avrebbe potuto ancora far innamorare qualcuno.
Ogni volta che avevo l’occasione di incontrarla – e confesso che quando ciò non avveniva, ne avvertivo la mancanza- mi sorprendevo a visualizzarne il corpo cercando di fantasticare come fosse in realtà.

L’aspetto distinto evidenziava un certo distacco da una monotonia quotidiana e si capiva quanto cercasse di far trasparire tutta la sua sensualità.

Ne apprezzavo il sobrio modo di non enfatizzare in modo volgare la sua persona e, quasi senza rendermene conto, mi trovai invischiato in un interesse quasi morboso al quale non sapevo rinunciare. Ai nostri sguardi casuali, se ne aggiunsero altri cercati e poi timidi sorrisi come se fossero un tacito accordo nel trovarsi a tutti i costi.

Poi, un giorno si verificò una casualità per la quale si creò un contatto tra noi. Da una parola all’altra, ci trovammo a confidarci le nostre vite imparando a conoscerci e ad esplora una certa complicità che stava diventando un filo conduttore che univa le nostre persone.
Fu allora che le proposi di andare a cena insieme.

Eleonora –questo il suo nome- mi disse di essersi separata da non molto e seppur ancora scottata da quella storia, accettò il mio invito con un certo entusiasmo.
Complice qualche bicchiere di troppo e di certo anche una voglia repressa, trovai il modo per darle un bacio pieno di passione che Eleonora ricambiò con slancio.

Ci trovammo a camminare per Piazza delle Erbe e intorno all’Arena, fino a terminare a Via degli Amanti proprio dinnanzi la casa con il famoso balcone della Giulietta Shakesperiana, dove mi resi conto di essere così eccitato che avevo voglia di prenderla all’istante in quella notte stellata che Verona ci stava regalando.
Il profumo della sua pelle mi stava sconvolgendo i sensi. Eravamo distesi sul grande letto che troneggiava nella sua camera e che stava ospitando quella notte di sesso dove tutto pareva consentito. Avevo slacciato il suo corpetto che aveva lasciato liberi due seni ancora sodi nonostante l’età, dove mi ero tuffato ad assaporarne i capezzoli già dritti dall’eccitazione.

Le sue gambe inguainate da inevitabili autoreggenti fumè, si erano alzate e posate sopra le mie spalle per consentire il totale accoglimento del mio desiderio dentro quel vortice di voglia che stava in mezzo alle sue gambe.

milf-autoreggenti

Avevo osservato la perfezione del suo corpo, allenato da una costante passione per lo sport che ne aveva evitato il fisiologico disfacimento, e ne ero rimasto letteralmente stregato.

Coinvolti com’eravamo in quell’abbraccio di menti e di anime, i nostri corpi si stavano lentamente assaporando con tutta la voglia di saziarsi uno dell’altra, sapendo che non ci sarebbe stato nessun poi come non esisteva alcun prima.

C’era solo il presente che stavamo vivendo respirandoci e dedicando tutto all’altro per ricevere l’attesa ricompensa.
Agguantare il piacere rappresentato dall’orgasmo non declinò il termine del desiderio e, al contrario, ne alimentò l’esigenza.

Mi accorsi che stavo perdendomi sopra quella pelle così vellutata che amavo accarezzare e baciare come per suggere un indispensabile nettare che avrebbe alimentato un desiderio che pareva non aver mai fine.

Continuammo a giocare tra noi in una sorta di competizione dove ci scambiavamo ruoli e posizioni per trovare sempre dei nuovi colori a quella passione che stavamo consumando lentamente ma in modo pienamente consapevole.
Raggiunto non solo una ma più volte, l’apice della soddisfazione, ci sentimmo reciprocamente appagati e sazi di quell’incredibile notte di sesso che era proseguita anche per parte della mattina.

Le lenzuola che avviluppavano i nostri corpi nudi e stremati, erano stati testimoni di un momento irripetibile ma davvero unico e prezioso.

Eleonora si addormentò lasciandomi ancora sveglio ad ammirare la sua nudità che esibiva quel corpo con il quale avevo condiviso l’intimità di un godimento che non aveva tenuto conto della differenza anagrafica che esisteva tra noi: lei una donna matura ed io un giovane uomo con un futuro immenso davanti a se.
Non rividi più Eleonora neppure in quel nostro bar e vagamente venni a sapere che si era trasferita . Di lei però, conservo un indelebile ricordo che mi ricorda in che modo quel corpo voluttuoso riuscì a stregarmi.

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Racconto erotico: Dentro il bagno del ristorante

Un ristorante, un bel caldo e una donna provocante: non vi sembrerà vero, ma ho avuto una grande esperienza di tipo sessuale grazie al ristorante di un mio amico, nel quale ultimamente mi reco molto più spesso per poter riuscire ad avere un rapporto come l’ultima volta.

sesso-in-bagnoEra sera, nel mese di luglio: le donne, come si sa, sono molto provocanti d’estate, visto che indossano un tipo d’abbigliamento che ti fa venire la pelle d’oca solo a vedere la donna che lo indossa.
Io non sono un bellissimo ragazzo ma posso dire che, il mio modo di fare e soprattutto come mi presento, riesco ad attirare tantissime donne.
Mi ricordo che, il mio amico, mi fece sedere nel tavolo all’aperto, dove le donne solitamente si radunano: l’occhio mi cadde subito su una donna molto attraente, che mi fece battere fortissimo il cuore.
Era vestita in nero, con tacchi a spillo e scarpe aperte, con un vestito nero con tanto di minigonna che lasciava intravedere il suo sesso, il quale era sprovvisto di biancheria intima.
Posso subito dire che mi sentivo duro come non mai: la donna aveva anche il seno molto grande che sembrava stesse per uscire fuori dal vestito.

Rimasi per un quarto d’ora ad osservare quella donna, che mi sorrise diverse volte: io ovviamente ricambia il suddetto modo di fare, alla faccia del marito, il quale era davanti a me, con le spalle rivolte verso il mio viso.
La cosa mi faceva ridere molto: lei guardava il marito e ogni tanto spostava gli occhi verso di me.

I nostri sguardi si incrociarono diverse volte quella notte, ed il mio cuore batteva all’impazzata.

La salutai anche con la mano, per avere la conferma del fatto che lei ci stesse provando con me: la bella bionda, non appena il marito si alzò dal tavolo, mi fece un eloquente gesto di avvicinarmi.
Mi chiese il mio numero, in maniera che potesse mandarmi i messaggi in tempo reale, ovvero in maniera che potesse comunicarmi quello che pensava.
Veloce glielo diedi e mi accomodai nel mio tavolo, attendendo il suo messaggio: la prima cosa che mi disse era che si stava rompendo del marito e delle sue continue telefonate di lavoro.
Mentre lei parlava col marito, ogni tanto mi mandava dei messaggi e soprattutto mi guardava e sorrideva: le inviavo delle immagini simpatiche, giusto per farla ridere e soprattutto prendevo in giro il marito.

Improvvisamente, la bella ragazza mangiò una pasta: il mio amico è solito portare delle paste alla panna prima del pranzo o cena, per inaugurare il pasto.
Ebbene, quando con la panna fece un gioco con la lingua, l’unica cosa che riuscii a scrivere fu Wow: non mi sembrava vero che la ragazza giocasse in questo modo con la sua bocca, usando la lingua e le labbra come se non avesse mai mangiato una pasta.
La ragazza non fece altro che rispondere con una semplice domanda: Ti piacerebbe se lo facessi a te, se ti mangiassi in questo modo?
Ero troppo eccitato: da quel momento, le allusioni sessuali si susseguirono, ed ogni pietanza diveniva l’oggetto della provocazione.

Banane, spaghetti, cocco, kiwi e tantissimi altri cibi vennero utilizzati per poter avere delle battute divertenti che fanno eccitare allo stesso tempo.
La ragazza decise di venirmi ad incontrare nel bagno: con una scusa, lei andò in bagno e dopo cinque minuti, decisi di raggiungerla.

Dissi al mio amico di non fare entrare nessuno nel bagno: con la moglie di quel tizio li, troppo impegnato a parlare di lavoro al telefono, passai la mezz’ora più intensa della mia vita.
La feci sedere sul piano dei lavandini, e lei si alzò il vestito: la ragazza era completamente nuda e mi chiese di assaggiarla.

Era un piacere immenso: sentivo il suo sapore e lei che gemeva dal piacere.

Cambiammo posizione diverse volte e lei mi fece godere con la bocca, applicando lo stesso gioco che fece con la pasta e la banana.
Nuovamente lei sopra i lavandini, con le gambe aperte ed il vestito alzato: facemmo sesso per quindici minuti, in maniera violenta.
Le mie mani la toccarono dappertutto e i suoi gemiti di piacere mi eccitavano veramente tantissimo anche se avevo una paura matta di essere scoperto.
Ero felice e stanco allo stesso tempo: questa bella ragazza era in grado di farmi provare il paradiso con la sua voce eccitata e col suo modo di fare.
Ci ricomponemmo e decidemmo di uscire a turno dal bagno: suo marito non si accorse di nulla.
Di tanto in tanto, io mi sento telefonicamente con la bella bionda vogliosa, cosa che mi permette di divertirmi tantissimo grazie a lei, specialmente a casa sua, quando il marito non è presente per motivi di lavoro che dice che sono importanti.

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Ultime ricerche

Fantasie erotiche femminili: quei desideri segreti…

Quei desideri segreti

  

 Secondo una ricerca, molte donne si
eccitano abitualmente pensando di essere costrette ad avere un rapporto
sessuale. Diffuse anche le fantasie legate al sesso con uno sconosciuto,
esibizionismo e rapporto a tre. Quasi sempre si tratta di qualcosa di
mai accaduto e che neppure si desidera accada. Raggiunto lo scopo per il
quale la fantasia è stata prodotta, la stessa perde il suo valore
erotico. Ne abbiamo parlato con due esperte

 

di Sara Ficocelli


La
complessità del cervello femminile si riflette nella produzione,
frenetica e sorprendente, di fantasie sessuali. Non ci sono limiti
all’immaginazione delle donne quando c’è di mezzo il desiderio.
Persino un evento aberrante come lo stupro può diventare fonte di
eccitazione, così come esser costretta ad avere un rapporto orale, anale
o ricevere avances da parte di un’altra donna. Niente di cui stupirsi:
secondo gran parte della letteratura scientifica, la coercizione
sessuale è una fantasia diffusa perché dona un senso di liberazione,
sciogliendo la donna dall’ansia che un ruolo più attivo comporta e dalla
responsabilità rispetto a qualunque tipo di desiderio, proprio o
altrui.

“Le fantasie erotiche – spiega Flavia Coffari,
psicoterapeuta e sessuologa e presidente del Centro Italiano di
promozione alla salute (CIPSal) di Roma – sono il modo che l’essere
umano ha di autoerotizzarsi mentalmente. L’immaginario erotico è una
sorta di zona erotica intrapsichica. Le fantasie possono presentarsi
spontaneamente o, al contrario, essere provocate dal soggetto. Possono
essere costituite da una sola immagine, come un flash mentale, o da una
serie di fotogrammi che si succedono, come in un film. I protagonisti
sono spesso persone che si conoscono o che comunque esistono ma talvolta
si tratta di personaggi completamente fittizi”. A volte la fantasia
erotica ripropone un’esperienza già vissuta, ma quasi sempre si tratta
di qualcosa di mai accaduto e che neppure si desidera accada. “Le
fantasie di stupro – precisa la sessuologa – fanno parte di quest’ultimo
gruppo. La maggior parte degli autori ritiene che si tratti di un modo
per “legittimare un piacere erotico colpevolizzato”: in questa fantasia,
cioè, non é la sofferenza subìta ad essere erotizzata (come invece
accade nel masochismo), ma il fatto di essere costrette con la forza al
coito. Il soggetto in questo modo può negare la responsabilità del
piacere, quasi si trattasse di un’espiazione prima del peccato”.

Secondo
una ricerca delle università del North Texas e di Notre Dame condotta
su 355 giovani, il 62 per cento si eccita abitualmente pensando di
essere costretta a un rapporto sessuale e il 40 ha queste fantasie di
media una volta al mese, il 20 una a settimana. Lo studio “Women’s rape
fantasies: an empirical evaluation of the major explanations” (“Fantasie
di stupro femminili: una valutazione empirica delle principali
motivazioni”), pubblicato su Archives of Sexual Behaviour, è stato
condotto da una donna, la psicologa Jenny Bivona, facendo ascoltare alle
volontarie, con delle cuffie, voci di donne urlanti e chiedendo poi
loro di chiudere gli occhi, immedesimarsi e raffigurare una scena. Il 52
per cento si è immaginata costretta a far sesso da parte di un uomo; il
32 stuprata, il 28 costretta a fare sesso orale, il 16 anale, il 24 per
cento ha immaginato di essere immobilizzata, il 17 di venire costretta a
fare sesso da una donna, il 9 stuprata da una donna e sempre il 9 per
cento costretta a far sesso orale, sempre da una donna. Circa il 62 per
cento delle intervistate ha avuto almeno una di queste fantasie.

Altre
fantasie diffuse nel mondo femminile sono quelle legate
all’esibizionismo. “Le fantasie di questo tipo – spiega il sessuolgo
Gian Carlo Vicinelli – sono spesso caratterizzate dalla sensazione di
potere che la donna prova nei confronti degli uomini, ridotti a
spettatori passivi di una sorta di “apparizione” quasi divina, che li
sottomette con la bellezza e la forza della femminilità. Compaiono
solitamente quando una donna si sente più fragile o attraversa un
momento di crescita. In queste situazioni, ella ha bisogno di rientrare
in contatto con l’energia femminile che ha dentro e di consolidare la
propria identità”.

Ago della bilancia, ancora una volta, la
profonda diversità tra i sessi. Secondo Ian Kerner, sessuologo americano
autore del libro scandalo “A Billion wicked Thoughts”, “Uomini e donne
hanno entrambi fantasie, ma si tratta di pensieri un po’ diversi tra
loro. Le donne fantasticano su cosa un uomo potrebbe fare loro. In
breve, si eccitano quando si sentono desiderate”. “Una donna – spiega il
dottor Robert Birch – dal punto di vista erotico, è più cerebrale di un
uomo. L’uomo dice: “Sì ho voglia di sesso, facciamolo”. La donna,
invece, “Sì, ho voglia di parlare di sesso in modo volgare”. Questo
accade, secondo l’esperto, perchè “le donne si appassionano di più
all’aspetto teatrale, romantico e drammatico che circonda il sesso,
piuttosto che all’atto in sé”.

Le dinamiche psicologiche contano
moltissimo, ma in alcuni casi l’intensità dell’immaginazione è legata al
flusso ormonale. Secondo la ricercatrice Samantha Dawson della
University of Lethbridge di Alberta, in Canada, le donne single
sperimentano ad esempio fantasie sessuali più accese nei giorni fertili.
Lo studio, pubblicato su Archives of Sexual Behavior e condotto su 27
eterosessuali tra i 18 ei 30 anni, che non usavano né la pillola
anti-concezionale né altri sistemi di contraccezione ormonale, ha
rivelato che nei tre giorni in cui il corpo ha più possibilità di
concepire, le donne fanno in media 1,3 fantasie sessuali in più.



Quei desideri segreti
  

A questa vivacità mentale non sempre
corrisponde però una capacità di comunicazione adeguata e il sesso
femminile fa molta più fatica di quello maschile a confessare le proprie
fantasie. “Le fantasie sessuali –
spiega la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, presidente della
SIPSIeS, Società Internazionale di Psichiatria Integrativa e
Salutogenesi di Roma – hanno lo scopo di “facilitare” il funzionamento
sessuale e di risvegliare la sessualità e appagare i bisogni. Possono
essere condivise con il partner o rimanere “esclusive”, segrete,
abitando solo nella mente della donna. In ogni caso, permettono di
aprire uno spazio psichico in cui possano essere immaginate situazioni
erotiche e sentimentali, in grado di accendere aree corporee e mentali
che mettono la donna in condizione di essere più seducente e attraente,
più libera con sè stessa e col partner, più soddisfatta e sicura.
Talvolta anche più felice”.

Secondo una ricerca del Dipartimento
di Psicologia Clinica e Psicopatologia Generale del gruppo SRM
Psicologia e del Centro Studi e Ricerche in Psicologia Emotocognitiva,
le donne generalmente sviluppano fantasie sessuali legate a situazioni
particolari (sesso nella vasca da bagno, in ascensore, nel camerino di
un negozio, ecc.); mentre gli uomini immaginano situazioni strettamente
legate alle prestazioni (sesso orale, sesso anale o posizioni
particolari).

In particolare, dai dati del sondaggio online
condotto dal dottor Marco Baranello e dalla dottoressa Emanuela
Sabatini, è emerso che fra tutte le fantasie, le più comuni riguardano
il sesso di gruppo (ben il 36% degli intervistati), seguite da quelle
legate a situazioni specifiche (10%) e a prestazioni (10%). Tra chi
aveva espresso fantasie orgiastiche, 70% erano uomini e il 30% donne,
con percentuali quasi equamente distribuite con riferimento al “sesso a
tre” (45% donne e 55% uomini). Tra le donne eterosessuali che hanno
espresso fantasie relative a “sesso di gruppo”, ben il 75% ha dichiarato
di essere disponibile ad avere rapporti sia con uomini che con donne,
mentre solo il 25% degli uomini ha ammesso la stessa cosa. Stessa
percentuale per fantasie erotiche di tipo omosessuale in soggetti
eterosessuali (75% donne, 25% uomini).

Nella maggior parte dei
casi, spiegano gli esperti nello studio “Fantasie erotiche. Psicologia
dei comportamenti sessuali”, le fantasie erotiche non vengono realizzate
e rimangono pensieri e desideri utilizzati per eccitarsi o accompagnare
la masturbazione o il rapporto sessuale. La maggior parte degli
intervistati ha dichiarato di non aver mai realizzato concretamente le
proprie fantasie (soprattutto quelle che coinvolgono persone esterne
alla coppia) ma che desidererebbe farlo. Il desiderio di realizzazione
sembra insomma essere parte integrante della fantasia stessa. Raggiunto
lo scopo per il quale la fantasia è stata prodotta
(desiderio-eccitazione-orgasmo) la stessa perde il suo valore erotico.

“La
fantasia sessuale femminile più diffusa – continua Lucattini – è quella
di fare l’amore con uno sconosciuto. Un volto ignoto permette di
aggirare il senso morale comune e rende l’esperienza erotica assoluta,
senza condizionamenti ambientali o dettati dai rapporti interpersonali. È
eccitazione pura, allo “stato solido”, non liquida o gassosa”.

“La
seconda – continua – è fare l’amore in luoghi insoliti, all’aperto o in
pubblico. In questo caso confluiscono più elementi. L’esperienza
“strana” ovvero estranea, diversa rispetto alla quotidianità, crea uno
stato di sospensione dentro il quale prendono forma le fantasie più
nascoste che si trasformano in eccitamento fisico e mentale. A queste
“locations” è quasi sempre associata la paura di essere scoperte,
fattore aggiuntivo di sovra-eccitazione. Se esiste nella mente il
rischio di essere scoperte, la cosa che si sta immaginando è sentita
come proibita o trasgressiva”. Nel primo caso, se proibita,
l’eccitamento nasce dall’elusione di un controllo, spesso immaginato
come esercitato da qualcuno, da una o più persone che possono o stanno
per arrivare, che possono vedere o scoprire quello che sta accadendo,
anche la stessa fantasia sessuale. Nel secondo, la trasgressione,
l’eccitamento deriva dal piacere dell’eludere o infrangere una morale.

“La
terza fantasia – spiega ancora l’esperta – è quella con più partners.
La pìù frequente è “la triade” che riproduce inconsciamente la triade
edipica nelle sue molteplici forme. La competizione con la madre per il
possesso del padre, la lotta con il padre per l’amore della madre, la
competizione con una sorella o un fratello o entrambi. Nessuno ne è
immune!”.

Altra fantasia è quella della “doppia coppia”, in cui
l’immagine dell’altra coppia funziona come uno specchio, creando nella
mente allo stempo tempo la possibilità di esibirsi e di guardare,
scambiandosi ruoli e talvolta partners, come nel gioco degli specchi
riflessi del luna-park . “La quarta – conclude Lucattini – è quella di
immaginare di filmare e di essere filmati, intensificando l’eccitazione e
il piacere con l’idea di guardarsi e osservarsi”. Quasi in un’azione
autoriflessiva e autoesservativa, immaginata attraverso una sorta
“regia” della propria intimità, psichica e sessuale.
 

(10 dicembre 2012) 
Fonte: Repubblica

RACCONTI EROTICI: Padrona per una notte..

E’ venerdì sera. uscendo dal mio studiosto gia’ pensando che sono pronta a tutto, tranne che rincasare.
Stasera non mi va, stasera non torno.
Le mie figlie sono fuori e lui certamente sta già aspettando gli amici, per la solita notte di poker.
Faccio tutto con comodo; mangio qualcosa alla trattoria che hanno aperto da poco, a pochi isolati dal mio ufficio.
Il parcheggio è pieno, il locale stipato; tuttavia, io sono sola e quindi mi rifilano un posticino piccolo piccolo, nascosto dal classico frigo delle torte gelato.
Tutto è regolare, fin troppo, sino a quando la suoneria di un telefonino mi raggiunge.
Riconosco quella melodia, l’ho già sentita. Da chi, però?
Sbircio tra i tavoli e vedo mio cognato. E’ sua, quella suoneria.
Faccio per alzarmi, … mi accorgo appena in tempo che l’adorato cognatino non sta godendosi la compagnia di mia sorella.
La cosa non mi stupisce più di tanto. Nonostante sia mia sorella, sangue del mio sangue, l’ho sempre ritenuta una donna troppo mite; troppo docile, per come lui si propone. Aspetto quindi l’attimo nel quale lui si gira, per alzarmi, pagare il conto ed andarmene.
Vedere quella scena, però, non mi è assolutamente piaciuto, e, “Se mia sorella è una placida donna, io non lo sono affatto”,penso.
Ripercorrendo la via di casa, decido di chiamarlo. Con la sua voce al telefono, azzardo un “Disturbo?” e un “Dove sei?”
Lui dice “Non disturbi affatto, mia cara, sono ad una cena di lavoro”.
“Dev’essersi alzato in piedi”, penso, a giudicare dal silenzio assoluto attorno a lui.
Da bravo puttaniere, aggiunge “Sapessi che palle, ma sai com’è…”
“Certo, certo!”, gli do corda. “Non voglio trattenerti, volevo solo chiederti se domani mattina
vieni con me “alla soffitta”. Mi hanno chiesto di allestire il locale per la serata fetish e mi rompo , ad andarci da sola. Così mi son chiesta se…”
Neppure il tempo di finire il discorso, che già mi chiede quando vederci. Decidiamo per le 11, davanti al locale. Lo avviso che faremo tardi, probabilmente e che, alla soffitta, non c’è campo, e che il cellulare non prende.
“Non preoccuparti”, dice lui, “avviso Carla”.

Il locale, in realtà, deve essere pronto per la sera di lunedì, e solo io ho le chiavi del portone, e saranno ormai tre giorni che ci sto lavorando dentro.
Arrivo prima di lui, e lo avviso con un sms, dicendogli che non lo aspetto fuori.
Mi spoglio dei miei abiti e inizio a curare ogni mio dettaglio; indosso calze in latex nere, agganciate al reggicalze di un accattivante bustino nero intrecciato sul seno.
Le scarpe, altissime, sono rigorosamente lucide e nere
Ogni cosa ha questo colore; tutto, tranne il mio umore.
Slego i miei lunghi capelli, e mi trucco alla luce della lampada in bagno; fisso i miei occhi, riflessi dallo specchio.
Puntualissimo, lui suona. Mi affretto quindi ad abbassare le luci. La porta si apre, grazie al tiro posto sotto al bancone. Spunta in cima alla scalinata.
“Lucrezia!”
Rispondo “Scendi, sono giù. Aspettami sul palco!”
Grido, e i miei occhi lo osservano. So che ama il fetish. Lo lascio quindi salire sul palco, ad armeggiare con gli attrezzi… immagino che si stia eccitando.
Aspetto un altro po’, ma risalgo la scalinata e chiedo se può farmi da cavia.
“Cosa devo fare, dimmi?”
Mi siedo in un punto buio, e chiedo di indossare le polsiere della croce di Sant’Andrea.
Lui sorride, sembra quasi imbarazzato. Ma io so che lo vuole. Insisto; e, di certo, non fatico.
Il primo polso è agganciato. “Prova a mettere anche l’altro. Ci riesci?”
Lui risponde “E’ faticoso, ma non impossibile”. Di certo, l’eccitazione di quei momenti, lo porta a impegnarsi per agganciare anche la seconda polsiera.
“E… ed ora, spalanca le gambe, e dimmi se sei comodo. Descrivimi cosa provi”
Lui blatera qualcosa. Gli chiedo se è solito fare questo tipo di cose, o se fanno parte solo dei suoi sogni irrealizzati.
 “Ma che dici?”, mi risponde ridendo.
“Perché? Vuoi forse dirmi che mia sorella non ti permette queste cose?”
“No, non è quello, ma sai…”
Io allora inizio a scendere lenta la scala. Lentissima. Non mi vede ancora; io parlo e lui mi risponde.
Mentre scendo, azzardo un “…e così, tradisci mia sorella…”
In un tono perentorio, spara un “Certo che no”.
… mi fermo; predo dalla poltrona le mie fruste e continuo a scendere la scalinata.
Da come mi guarda, deve aver capito (o quantomeno, intuito) le mie intenzioni…
Accenno ad una mezza risata, dicendo che deve star tranquillo. Salgo finalmente sul palco
e mi trovo faccia a faccia con lui. Deglutisce a fatica, mentre, con il frustino, lo accarezzo tra le gambe. “Gradisci della musica?”.
Ma nemmeno aspetto la risposta; e già una musica blues accompagna il mio gioco.
Come una pantera, giro attorno alla croce, godendomi la sua espressione di curiosità e paura.
Mi fermo dietro a lui; le mie mani tirano i capelli verso me. “Mi fai male! Sei matta? Dai, smettila!”
“Oh no, non lo sono. La matta è mia sorella, ogni volta che ti crede!”
“Scusami , ma proprio non ti capisco. Se è uno scherzo, ti dico che sta diventando di cattivo gusto!”
“Ah, si??”
Torno davanti a lui, e prendo a slacciargli la camicia. Le unghie gli solcano il collo, fino ad arrivare al petto. So che non mi importerà nulla, di ciò che mi dirà. Delle preghiere che urlerà.
Con una mano afferro decisa i suoi coglioni, chiedendogli se li ha, e vuole essere così gentile da tirarli fuori.
“Slegami, liberami!”. Io lo rassicuro, “Tranquillo, lo faro”.
Il suo sesso ormai è duro, decido così di liberarlo. Passo la frusta sulla cappella e, ogni tanto, lo schiaffeggio. Passo la mia lingua, lenta, sul collo. Mordo i bordi delle sue labbra.
“Che ne dici, vuoi essere il mio cane?”
Gli faccio indossare il collare ed il guinzaglio. Scatto qualche foto.
“Mi spieghi, perché a me?”
“Semplice. Sono la parte peggiore di mia sorella. Sono ciò che lei non avrà mai il coraggio di essere. Ricordi quante volte mi ha detto che ero il suo opposto?”
E continuo. “Ed ora dimmi: ieri dov’eri?”
Lui dice “Ad una cena di ….”
La mia mano strinse nuovamente i coglioni.
“Dove, scusa?”
“Si, devi credermi”, arrendendosi ai miei desideri.

Inizio a slacciare la prima manetta dal suo polso. Cerca di scagliarsi contro di me.
“Stronza, sei una stronza!”
Scoppio a ridere e gli ricordo che la padrona sono io, e che non sarebbe facile spiegare certe foto a quella perbenista di mia sorella.
e dico “se devo essere sincera, nemmeno la serata di lavoro che hai trascorso, guarda caso, con quelle due puttanelle”
Il mio gioco prosegue
“…ed ora inginocchiati!”. Lui capisce che non scherzo. “Anzi, sai che ti dico? Spogliati, ed indossa quel paio di pants nere. Spicciati!”
Lui dice “Ma… ! Posso spiegarti…”
“Ti ho detto, spogliati”
Veloce si toglie ogni cosa, e lo ritrovo come il migliore dei cagnolini ai miei piedi.
“Ed ora vieni, andiamo a fare un giro per la sala”.
Salgo e scendo sulla gradinata per quasi 5 minuti, poi lo porto verso il bancone del bar. Riempio con dell’acqua il secchiello del ghiaccio e lo faccio bere come avrebbe desiderato il mio cane.
Seduta sullo sgabello, dondolavo la gamba. “Ehi cane! Ti piace la gamba della tua Padrona?”
“Certo, moltissimo!”. Lo colpisco con il piede, ricordandogli che era un cane e perciò non poteva parlare. “Avvicinati, ora”. Faccio così; due carezze sotto al suo mento, mentre lo accarezzo tra le gambe con la scarpa.
 “Se ti piacciono le scarpe della tua Padrona, potresti dimostramelo …del resto, ti manca solo la parola, questo si sa”. Non se lo fa ripetere.Inizia a passare la sua lingua lungo il tacco a spillo.
“Bravo, bene continua … mi piace vederti così!! Ti prometto che, quando avrai finito, avrai una ricompensa”. La sua lingua consuma le mie scarpe, sino ad eccitarmi. Mi diverto, a passare sui miei capezzoli e sopra la sua schiena, il ghiaccio del frigo bar. Vedo i brividi scorrere sul suo corpo e questo mi fa impazzire. “Ora stai fermo. Da bravo, stai seduto su due zampe”.
Mi siedo così, comoda sul bancone, e appoggiando i piedi sugli sgabelli, prendo a fargli vedere cosa sapevo fare con quel frustino. Non mi toglie gli occhi di dosso, la sua bocca quasi sbava. Io inizio a far scivolare il manico del frustino sotto lo string di latex, divertendomi a far schioccare gli elastici del reggicalze, a fargli ricordare che ciò stava vivendo, non era un sogno.
“Ora riprendi da bravo, a leccare”
Riparte così dal piede, ma, preso da un raptus di voglie, si ritrova presto con il viso tra le mie cosce.
“Ehi, ma come osi! Vergognati!”. Lo frusto più volte sulle natiche, per poi dirgli che, forse, ero stata troppo cattiva e che per farmi perdonare, gli avrei permesso di tornare con il suo muso tra le mie gambe. La sua lingua allora raggiunge la mia natura. “E’ bravo”, penso stronzamente. “Persino sprecato, per quella santa donna di mia sorella”.
“Voglio alzarmi, spostati!”. Come una cagna scodinzolo il culo vicino al suo viso.
“Che aspetti? Non mi vuoi?”. Come una furia, le sue mani mi prendono sui fianchi. Mentre lo string stava scivolando a terra, mi giro, mordendo la sua bocca e il suo collo.
Voglioso, finiva di liberare i seni dal bustino, mentre la mia lingua indecente lo cercava, godendo ad ogni suo cedimento.
“Forse mi aveva sempre desiderata”, penso.
Inizio a camminare, di nuovo, portandolo a 4 zampe, verso i divanetti. Metto al centro del salottino di specchi, e lo supplico di fare quel ciò che un cane avrebbe fatto.
Con violenza mi prende. Mi gira con il viso rivolto verso lo schienale. Sento finalmente mordere la mia schiena, il mio collo. Schiaffeggiare il mio culo; sembrava ed ansimava veramente come un cane.
Montandomi come un ossesso, avrebbe voluto dirmi tanto, lo sentivo. Ma sapeva che sarebbe stato peggio. Continuava così, in quel possedermi, sino a sfilarlo, e venirmi sulla schiena.
Era stato bravo, dovevo ammetterlo. Slaccio il suo collare e riprendo a salire la scalinata.
“Vai, sei libero” gli dico, mentre divertita gioco con la frusta.
Eppure…non sono ancora soddisfatta …

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