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Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel

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Le primissime luci dell’alba, a cavallo della notte rivelano la facciata più realistica di quel luogo dove l’apparenza e lo sfarzo regnano sovrani per la maggior parte del tempo.

Ma a quell’ora, quell’agglomerato di finte promesse lasciava il posto ad un panorama ben diverso, scarno, silenzioso, nudo.

E’ l’ora in cui l’anima mendace e disonesta del posto, esausta ed appagata va a farsi benedire, dopo la nottata di alcool, sorrisi e pubbliche relazioni, proprio come il trucco di quella ballerina sudata del Sunrise.

Cavoli, Maverick aveva ragione.

Una serata sprecata tra insulse cagnette affamate di mance.

Un senso di profonda insoddisfazione sembra aver preso il controllo di ogni parte del mio corpo, mentre finisco il mio Negroni sbagliato, come tutto il resto, nella hall di questo hotel che pare non avere più nulla da offrirmi, prima di cedere il passo a “domani”.

Cazzo. No.

Mi volto, incuriosito dall’eco delle parole decisamente fuori luogo e dall’inequivocabile rumore che solo una donna riesce a fare quando capitola dritta sul pavimento.

Lo spettacolo che mi si prospetta davanti è dei migliori che potessi desiderare, lei è ancora per terra, di schiena, protesa in avanti e con le ginocchia divaricate contro il pavimento freddo, offrendomi proprio il lato più gradito, mentre cerca di fare leva sulla mano dell’amica visibilmente infastidita.

racconto-erotico-tradimentoNon c’è nessuno a parte noi ed il fatto che la megera che la accompagna possa accorgersi che le sto, palesemente, guardando il culo non mi preoccupa, anzi.

La osservo e penso che tacco 12, caschetto castano e la difficoltà di mantenersi in equilibrio erano tre fattori più che sufficienti per attizzarmi, per il contesto scarno della serata

. Il mio corpo è in perfetta sintonia con quel che sto pensando e la reazione non tarda a premere contro i pantaloni.

Grazie all’espressione chiaramente contrariata dell’amica, che punta lo sguardo nella mia direzione ecco che appena tornata in piedi, si volta anche lei.

Sorride.

Bene.

Ottimo.

Levati dai piedi.. – penso.

Si sistema i capelli e la gonna, ha già abbandonato il mio sguardo eppure sembra continuare a giocarci maliziosa, pur non incontrandolo.
Paola..

– Tranquilla. Ho solo bisogno di sedermi un po’, non posso rientrare in stanza così.

La voce è alta, probabilmente voleva che io ascoltassi. Probabilmente vorrebbe anche altro.

Molto probabilmente, lo avrà.

Si spostano sulle poltrone dietro l’ascensore, non passano neanche tre minuti che la profezia si avvera, quel manico di scopa si allontana sparendo sulla larga scala che porta alle camere.

E’ sola. E’ fatta.

Il ragazzo del bar sta rientrando, il mio bicchiere è vuoto ed il resto bello pieno; lei se ne accorge: del bicchiere e del resto.

Inverte la posizione delle gambe accavallate, mentre penso alla persona che l’attende in camera.

racconto-tradimentoL’idea di scivolare fra le calde gambe della donna di un altro, godendo di ogni sua fessura mentre il suo uomo l’aspetta, mi sta letteralmente facendo colare per il desiderio.

Con la scusa di un altro drink, le passo davanti raggiungendo l’angolo bar. La mia giacca nasconde l’inevitabile.

Sento i suoi occhi da gatta scrutarmi e la sorprendo in un movimento ondulatorio lento e furtivo sulla poltrona, deve essere eccitata. Probabilmente, anche in lei l’idea di farsi possedere all’improvviso da qualcuno che non ne avrebbe alcun diritto, sta avendo la meglio.

Si alza e viene verso di me. Ci guardiamo.

Mi supera con passo incalzante e sento il suo profumo mentre capisco che i nostri occhi hanno già fatto le presentazioni e si sono già detti tutto ciò che c’era da dire.

Abbandono il bar, il barista che sembra essersi imbarazzato al posto mio ed ogni pensiero negativo riguardo alla nottata, per raggiungerla in bagno.

Nella zona condivisa della toilette non c’è nessuno. E questo sembra essere il giusto epilogo a conclusione di una nottata di…

E poi esce lei. Di fronte al lavandino con un grande specchio non c’è spazio per entrambi, mi ritraggo per farle spazio ma sono eccitato come un toro e lei è splendida vista da vicino.

Accenna un sorriso cortese mentre si sistema davanti al lavandino per sciacquarsi le mani e non sembra sorpresa del fatto che sia rimasto dietro di lei. Il nostro sguardo si incrocia ancora, nello specchio questa volta, io la sto guardando senza il minimo pudore, non c’è ombra di esitazione, voglio entrare dentro di lei e voglio che lei lo sappia, ora.

Non posso aver equivocato, quella donna sapeva perfettamente come lanciare messaggi ed io sono molto bravo a coglierli.

Ed infatti, eccolo li. L’invito. Il segnale chiarissimo ed il punto di non ritorno al tempo stesso.

Chiude il rubinetto e si asciuga le mani guardandomi ancora, attraverso lo specchio, questa volta è seria e sensuale. Poggia le mani sui bordi del lavandino e divarica leggermente le gambe.

A quel punto mi avvicino e la sto già spingendo verso di me, con le mie mani sul suo ventre, mentre i nostri occhi non si sono mai lasciati

. Posso finalmente sentire il suo profumo che si mescola con il calore della sua pelle ed affondo nel suo collo, mentre la mia mano destra penetra con forza prima sotto la gonna e poi prepotentemente dentro di lei, che geme con gli occhi socchiusi ed inarca la schiena premendo contro il mio sasso che ormai reclama ogni sua parte, tutte insieme.

La presa della mia mano sinistra sul suo seno non mi soddisfa più, ora voglio altro, ora voglio piegarla completamente al mio piacere, voglio entrare fino in fondo a quel mondo che non è mio e rubare tutto.

Preso dalla foga di un animale affamato, le allargo le gambe e tiro fuori l’affare d’oro, lei sembra avere un attimo di apparente esitazione.

Tempistiche standard penso, mentre ormai sto affondando nella sua carne morbida e la tengo per le braccia.

Ogni esitazione e accenno di preoccupazione sono scivolate via in una frazione di secondo, così come ora scivolo dentro di lei, che si piega sempre di più, offrendomi quell’isola inondata di piacere e desiderio.

Scivolo dentro e fuori, sempre più velocemente, sempre più violentemente.

Sento ogni nervo del mio corpo tendersi, tutti all’unisono verso un’unica meta.

Porto la mano destra sulla sua spalla e stringo la presa, mentre con la mano sinistra le spingo il capo costringendola a piegarsi ancora di più. Sono vicino all’esplosione mentre continuo a sbattere il mio corpo contro il suo, come a raggiungere l’unico scopo della mia vita.

Sudo e la sento mugolare, in quella posizione scomodissima ma non mi importa, sto per riempire quel corpo che non mi appartiene, sento il calore che si spande e voglio arrivare dentro di lei con tutta la forza che possiedo.

Mi spingo più dentro, le lascio la spalla e metto entrambe le mani sui suoi fianchi, lo sento, sono vicino, lo sento arrivare.

La tengo ferma, ansimante contro il mio bacino ed esplodo. Finalmente godo, con tutto me stesso, mentre lei è costretta dalla mia presa a ricevere tutto il mio succo.

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Orgia in tenda

Nel luglio del 2015 io e Anna eravamo particolarmente esausti, entrambi per questioni lavorative. Decidemmo per una piccola fuga, partenza venerdì sera e ritorno la domenica. Avevamo comprato da poco una tenda nuova, sembrava l’occasione perfetta per inaugurarla. La scelta ricadde su un piccolo camping della Valmarecchia, vicino a Ponte Messa. Lo conoscevo per esserci stato un paio di volte, in passato, con i miei genitori. Mi era rimasta nel cuore la piscina con il triplice trampolino. Partimmo intorno alle 18, avremmo dovuto percorrere la Marecchiese per una cinquantina di chilometri.
Una volta arrivati trovammo ad attenderci una sgradita sorpresa; la piazzola che avevamo prenotato, l’ultima rimasta libera quel week end, era stata accidentalmente assegnata a un’altra coppia. Anna si infuriò, pretese una soluzione, non intendeva assolutamente tornare a Rimini. Il proprietario del camping tentò di rassicurarla, disse che avrebbe parlato con la coppia.
Ci lasciò da soli all’interno della reception. Anna mi confermò che non voleva andarsene, al limite sarebbe stata disposta a condividere la piazzola, se possibile.
Mi eccitava vederla arrabbiata, lo sguardo era lo stesso con cui mi dominava da dietro. Le dissi che non c’era problema, volevo solo rilassarmi.
Il proprietario tornò con un ragazzo, sembrava avere la mia età, forse qualche anno di più. Era molto alto, almeno 1.90, capelli rasati a zero e occhi azzurri, decisamente più glaciali di quelli della mia Anna. Il viso era molto magro, i lineamenti suggerivano un’origine nord europea. Indossava una canotta rossa, sotto aveva un fisico bello pompato. Le gambe, lisce e muscolose, erano a malapena coperte da un paio di bermuda a fantasia floreale.
Mi strinse la mano e si presentò, si chiamava Stefano.
Aveva una stretta vigorosa.
Si girò verso Anna, la guardai. Si era sistemata i capelli, osservava il vichingo dal basso, sbattendo gli occhioni. Allungò la mano, lui la prese e gliela baciò. Anna sorrise per la prima volta da quando era nell’ufficio. Non fui geloso, ero abituato alla sua spigliatezza.
Stefano ci disse che non aveva problemi a condividere la piazzola, il proprietario aggiunse che l’indomani si sarebbe liberata una delle due casette presenti nel camping. Per farsi perdonare ce l’avrebbe lasciata al prezzo della piazzola, accettammo al volo.
Uscimmo dall’ufficio, il sole era quasi scomparso dietro la linea dei monti. Anna e Stefano si incamminarono verso la piazzola, io andai a prendere la macchina e li raggiunsi.
Una volta arrivato, mi venne incontro una bellissima donna con dei lunghi capelli rossi, il suo nome era Diana. Come Stefano, anche lei era particolarmente alta. I miei occhi erano all’altezza delle sue carnose labbra, dovetti alzare lo sguardo per guardare i suoi occhi verdi. Sulle guance aveva un accenno di lentiggini, le trovai davvero sexy. Un vestitino turchese copriva un fisico asciutto, le gambe erano lunghe e toniche. Sotto al tessuto si vedevano, in trasparenza, due piccoli seni. Non c’era traccia di reggiseno.
Dopo essersi presentata mi diede un bacio sulla guancia, aveva un buon odore, simile alla cannella.
Stefano mi aiutò a montare la tenda, sfruttammo l’ultima luce del sole. In pochi minuti la Quechua era sistemata, grazie alla grandezza della piazzola c’era spazio anche per una terza tenda.
Nel frattempo Anna e Diana avevano preparato una piccola cena, con i tavolini da campeggio uniti avevano creato una bella tavola. La dolcezza di Anna venne espressa dalla cura con cui illuminò la tavola, creò un’atmosfera molto intima con le candele.
Insieme a Stefano portai la macchina fuori dal camping, ne approfittammo per conoscerci meglio. Lui e Diana venivano da Arezzo, anche loro in fuga dallo stress. Insieme gestivano il frutta e verdura della famiglia di lei, non erano sposati. Stefano aveva la mia età, Diana era più grande di tre anni. Mentre tornavamo a piedi dalle nostre donne, non potei fare a meno di notare due cose; la prima fu la prestanza fisica di Stefano, mi sovrastava. La seconda fu che intorno a noi erano tutti nord europei.
Il mio nuovo amico mi disse che quel camping era particolarmente famoso in Olanda, paese che tra le altre aveva dato i natali a sua madre. Ecco spiegati i lineamenti.
Durante la cena vidi Anna persa nello sguardo sicuro di Stefano, rideva ad ogni sua battuta come una ragazzina. Mi eccitava vederla così, in più il vichingo attirava anche la mia di attenzione.
Ma non come la sua compagna.
Osservai attentamente Diana; il suo viso era molto dolce, ma quelle lentiggini erano come una spruzzata di erotismo. Vedevo un grande contrasto sul suo volto, sentii la cappella iniziare a pulsare. Inoltre parlare con lei era davvero piacevole, la sua voce era, a tratti, ipnotica.
Attuai uno dei trucchi più vecchi del mondo, feci cadere una posata per spiare sotto al tavolo. Trovai la sorpresa che non mi aspettavo; il piedino nudo di Anna giocava contro il membro di Stefano. Mi alzai senza guardare le gambe di Diana, motivo per cui avevo fatto il giochetto. Guardai Anna e Stefano, erano impassibili e continuavano a parlare. Mi morsi il labbro inferiore per l’eccitazione, poi tornai a parlare con Diana. Allungai il piede verso il suo, non lo spostò. Continuò a parlare fissandomi negli occhi, la sentii entrarmi nella testa. Il cazzo premeva insistentemente contro i bermuda, mi dovevo alzare ma non potevo nascondere l’erezione. Allontanai il piede da quello di Diana, dovevo raffreddarmi un pochino.
Guardare Anna che sbavava per Stefano non mi aiutava.
Diana iniziò a sparecchiare, Anna le diede una mano. Stefano si mise a preparare il caffè, io rimasi a tavola a fantasticare. Pensai a quel corpo così sottile, molto diverso dalla carne di Anna. Carne che amo. Ma Diana era davvero affascinante, poi ho sempre avuto un debole per le rosse. Restammo tutti e quattro a parlare fino a mezzanotte, poi Diana disse che sarebbe andata a fare una doccia prima di coricarsi. Prese il necessario dalla tenda e si diresse verso il bagno.
Da solo, in mezzo a Stefano e Anna, potevo sentire la tensione erotica che si era creata tra i due. Decisi di alimentarla andando via. Dissi ad Anna che sarei andato a lavarmi i denti, mi congedò senza guardarmi. Presi spazzolino e dentifricio e andai lontano dalla piazzola. Appena passato il cespuglio mi nascosi per spiare la mia compagna e il vichingo.
Non perse tempo quella cagnetta di Anna; senza nemmeno guardarsi intorno si abbassò le spalline del vestito nero, lasciando libera la sua bellissima terza. Stefano si fiondò sui capezzoli che ero solito violentare. Mi presi in mano l’uccello, era diventato duro. Anna teneva la testa indietro, lo sguardo era rivolto al cielo. Con la mano destra teneva la nuca di Stefano premuta contro i seni. Mentre mi masturbavo iniziai a gemere, Anna guardò verso il cespuglio che mi nascondeva. Mi fermai trattenendo il respiro, continuò a fissare verso di me. Stefano non si fermò, Anna tornò a guardare il cielo. Risistemai il cazzo nelle mutande e mi diressi verso il bagno. In giro non c’era nessuno, feci attenzione a non fare troppo rumore sul ghiaino del sentiero.
La struttura che ospitava i bagni era deserta, sin dall’ingresso potevo sentire il rumore della doccia di Diana. La fila di lavandini era proprio attaccata alle cabine doccia, dalla parte opposta rispetto alla porta di entrata. Entrai lentamente, ero pensieroso; mi eccitava pensare a quello che stava accadendo nella piazzola. Mi chiedevo se Anna glielo avesse già preso in bocca. Però a venti passi da me c’era una musa, rimaneva da capire se fosse ben disposta nei miei confronti. I passi rimbombarono nello stanzone vuoto.
Quando mi trovai di fronte al lavandino, dalla cabina una voce incantevole intonò un classico di Mina
“Caramelle non ne voglio più
La luna ed i grilli normalmente mi tengono sveglia
Mentre io voglio dormire e sognare l’uomo che a volte c’e’ in te… “
Appoggiai spazzolino e dentifricio sul bordo del lavandino, poi mi posizionai di fronte alla porta, chiusa, che nascondeva ai miei occhi il corpo nudo di Diana.
“Parole parole parole
Parole parole parole”
Cantai insieme a lei, il pensiero della piazzola era finito in un angolo buio. La porta si aprì leggermente, sentii l’acqua smettere di cadere sul piatto della doccia. Passarono alcuni secondi prima che mi decidessi ad aprire, ero emozionato. Spinsi la porta all’interno, davanti a me il paradiso. Diana mi stava guardando, teneva le braccia allungate dietro alla schiena. I lunghi capelli rossi pesavano bagnati sulle spalle, lasciando cadere un filo d’acqua in mezzo ai piccoli seni. I capezzoli erano protesi in avanti. Aveva la fica completamente rasata, proprio come piace a me, le grandi labbra era molto carnose.
Improvvisamente l’idea che forse, in quello stesso momento, il vichingo stesse sventrando la bocca di Anna con il suo uccello, mi salì lungo la schiena come una scossa.
Presi Diana, una mano dietro alla nuca e una sul culo, e le infilai la lingua in bocca. Cercai dolcemente la sua lingua, le sue labbra avvolgevano le mie. Il culetto era bello sodo, un filo di cellulite lo rendeva più vero. Potevo prendere tutto il gluteo con la mano.
Spostai i miei baci lungo il collo, Diana iniziò a gemere. Girai il piercing intorno ai capezzoli, erano grossi come una pasticca Leone. Non me la sentii di mordicchiarli, pensai che non le sarebbe piaciuto.
Era, forse, più una cosa da Anna.
Chissà cosa stava facendo la mia cagnetta.
Scesi ancora, nell’ombelico si era formata una bollicina di schiuma. Il sapore era decisamente amaro. Appoggiai entrambe le ginocchia sul piatto doccia. Per fortuna, grazie al mio lavoro, è una posizione a cui sono abituato. Aprii le grandi labbra con le dita, il clitoride mi stava chiamando. Era molto grande, più di quello che ero abituato a ciucciare. Girai delicatamente la lingua, alzai gli occhi verso il viso di Diana, mi guardò anche lei, il suo sorriso mi fece indurire l’uccello.
Ma tutta la mia attenzione era per lei, tenni il cazzo nei pantaloni.
Diedi qualche colpo con la mia pallina di acciaio contro il clitoride, Diana fece un paio di urletti. Scesi con la lingua fino alla fessura, entrai e uscii ripetutamente. Poi tornai al clitoride, penetrandola ad uncino con due dita. Capii che mi stavo muovendo bene quando mise le sue mani, fino a quel momento impegnate a stringere i capezzoli, sopra la mia testa, tenendola spinta contro la fica. I suoi gemiti si fecero più rumorosi, iniziai a pensare che qualcuno avrebbe potuto sentirci, nel silenzio del camping. A Diana non sembrava interessare per niente, o magari era proprio quello ad eccitarla. Questi pensieri non mi distrassero dal mio compito; continuai a leccargliela fino a quando non sentii un fiotto caldo sulle dita. Lentamente le tirai fuori per leccarle, avevano un buon sapore. Questa cosa probabilmente eccitò Diana che, con la mano ancora dietro alla mia nuca, strinse i capelli tirandomi su di forza. Non mi aspettavo questa aggressività da parte sua, fui ben lieto di scoprirla.
Ci baciammo nuovamente, anche se sarebbe più preciso dire che fu lei a baciarmi. Mi leccò avidamente le labbra, voleva il suo succo, non mi opposi.
Mi diede un bacio sulla fronte, poi mi invitò ad uscire, senza mai smettere di sorridermi. Avevo l’uccello che pulsava dalla voglia, però mi consideravo soddisfatto. Con grande dispiacere mi lavai i denti, togliendomi dalla bocca il sapore di Diana.
Tornai verso le tende, intanto l’acqua della doccia aveva ricominciato a cadere sul piatto di ceramica, dalla cabine usciva ancora quella voce così dolce
“Che cosa sei?
Che cosa sei?
Che cosa sei? Cosa sei?…
Non cambi mai
Non cambi mai
Non cambi mai, proprio mai!…”
Arrivato alla piazzola vidi che fuori non c’era nessuno, le luci erano accese sia nella nostra tenda che in quella di Stefano. Iniziai a domandarmi quanto tempo fossi rimasto al bagno. Ma d’altronde Anna aveva sicuramente avuto da fare.
La nostra tenda era composta da una zona comune al centro, alta circa due metri, e da due camere ai lati. In quella di sinistra avevamo gonfiato il materassino matrimoniale, quella di destra fungeva da armadio.
Aprii la zanzariera ed entrai nella zona comune, in quel momento Anna uscì dalla camera. Si fiondò sulle mie labbra, mi baciò intensamente. Si allontanò e iniziò a passarsi la lingua intorno alle labbra. Il sapore del dentifricio la deluse, lo vidi nei suoi occhi, di color turchese sotto alla luce della lanterna led appesa al soffitto della tenda. La guardai attentamente, notai uno schizzo bianco sul suo seno, doveva essere la sborra di Stefano. Alzai nuovamente lo sguardo, il sorriso di Anna era carico di provocazione. Leccai lo schizzo, poi ciucciai avidamente i capezzoli. Li morsi con energia, Anna mi strinse i capelli. Mi tirai su e ci baciammo, i suoi occhi erano pieni di soddisfazione.
Prese il beauty con i prodotti da bagno e mi disse di aspettarla, quindi aprì la zanzariera per uscire. Ne approfittai per seguirla fuori dalla tenda e fumarmi una sigaretta. Guardai il bel culo di Anna allontanarsi da me, è sempre una bella visione.
Spostai la mia attenzione verso la tenda di Stefano e Diana, la luce era spenta. Mi guardai intorno, tutto taceva. Sgattaiolai silenziosamente verso la camera in cui dormivano, li potevo sentire bisbigliare.
Lei gli raccontò, nei dettagli, quanto successo nella doccia. Lui apprezzò, poi le disse quanto era accogliente la bocca di Anna. Dopo non sentii più parole, ma solo gemiti di piacere. La tenda incominciò a muoversi, io tornai al nostro giaciglio.
Ero eccitato da morire. Mi infilai nella camera, nudo, pronto a riempire Anna di piacere.
Quando entrò rimasi, come accade sempre, folgorato dal suo corpo. L’altezza della tenda la costringeva in ginocchio, i capelli scendevano sui seni. Aveva uno sguardo da monella, le domandai se le era piaciuto l’uccello di Stefano. Mi rispose che si, le era piaciuto, e che aveva ingoiato ogni goccia di sborra.
Le feci notare che non era del tutto esatto.
Sorrise e si buttò sul mio cazzo, non ne aveva mai abbastanza. Leccò le palle, poi salì con la lingua fino alla cappella, sentii un brivido salire lungo la schiena. Si fermò, e fissandomi negli occhi mi chiese come fosse la bocca di Diana. Quando le dissi che non lo sapevo fece una smorfia di delusione. Però poi raccontai di quanto era dolce la sua fichetta, allora le labbra di Anna avvolsero il mio uccello. Iniziò a succhiarlo di gusto, lo mandava talmente a fondo, che potevo sentire dei piccoli conati sulla cappella. Fiumi di saliva colavano fin sotto le palle. Era davvero infoiata. Andò avanti per qualche minuto, ero in estasi.
All’improvviso mi salì sopra e si infilò il cazzo nella fichetta fradicia.
Mi si avvicinò al volto e mi disse che il membro di Stefano era largo come un pugno, poi mi infilò la lingua in bocca e cominciò a cavalcarmi. Godevo pensando alla bocca di Anna allargata fino a farle male. La presi con forza per i capelli e le tirai indietro la testa, quindi le violentai i capezzoli. Con la mano rimasta libera le schiaffeggiai il culo, che con forza batteva sulle mie anche. Leccai e morsi ripetutamente i capezzoli, uscii un liquido amarognolo. Continuammo fino a quando dissi che stavo per venire. Anna scese da cavallo e prese in bocca il mio uccello, era vicino all’eruzione. Un fiume di sborra calda scese lungo la gola di Anna, era il secondo della serata.
Ero sfinito, chiusi gli occhi pensando a Diana. La volevo

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La MILF ha fatto tutto quello che volevo

Sono da poco separata dal mio ex marito, e non ho avuto molto tempo per realizzate quanto la vita da ‘donna libera’ potesse essere da subito così diversa ed eccitante.

Pensavo che oramai avessi un’età tale, che non avrei più attirato l’attenzione degli uomini, se non per lo meno dei disperati.

Ma i fatti mi hanno dimostrato il contrario in questi ultimi giorni, e Matteo mi ha fatto capire quanto sia ancora una donna sexy e attraente.

Matteo è un amico di mio figlio, che oramai frequenta abitualmente casa nostra. Vive da solo all’appartamento di sotto, ma alla fine è sempre qui a casa nostra dove passa la maggior pate delle sue serate, con mio figlio.

Ma non è stato così la settimana scorsa. Mio figlio stava da suo padre, quando mi sento bussare alla porta e vedo Matteo.

Era in tenuta ginnica, tutto sudato appena tornato da correre. Mi aveva spiegato che c’era un problema idraulico in casa sua e che era stato costretto a chiudere l’acqua, ma che non poteva andare a dormire sudato e ‘puzzolente’.

Quindi mi chiese il favore di potersi docciare a casa nostra. Come dirgli di no? Lo invitai ad entrare, e non lo trattenni molto negli inconvenievoli, visto che era di casa per me.

Io intanto preparavo la cena quando mi squilla il cellulare in camera, e nel dirigermi a prenderlo incappai nella visone per me più erotica. Matteo si stava docciando con la porta aperta, e non aveva chiuso nemmeno la tendina.

Vedevo quelle sue natiche così dure e marmoree, così ben formate…. non vedevo un culo così bello da una vita. E l’acqua, l’acqua che gli scendeva per quella schiena definita fino al sedere, quasi sembrava stesse leccando la sua pelle.

Mi incantai davanti alla porta, e come un’adolescente mi ‘bagnai’ tutta. Si accorse della mia presenza, e si girò, scusandosi di non aver chiuso la porta, e dicendo che a casa sua vivendo solo era abituato a farsi la doccia così, e che non ci aveva fatto caso.

Per sdrammatizzare gli dissi che non era un problema, e osai..osai a chiedergli se gli serviva una mano, se potevo aiutarlo a insaponargli la schiena.

Mi disse che me ne sarebbe stato molto grato, e mi avvicinai.

Massaggiandogli la schiena mi accorsi di avergli provocato un erezione. Aveva un pene così bello, turgido e grosso,. La circoncisone e quel piercing gli facevano esaltare la rotondità della sua grande cappella.

Abbassai la mano, e inizia a masturbarlo, sussurrandogli all’orecchio che non avevo mai visto un pene così bello. Lui si fece masturbare per un pò, ma di tutto punto si girò e mi tirò dentro la doccia iniziandomi a spogliare. Iniziò con la maglietta e il reggiseno, leccandomi i capezzoli e toccandomi i seni avidamente, con l ‘energia e il vigore che solo un giovane ha!

Poi scese abbassandomi i pantaloni e sfilandomi le mutandine, iniziandomi a leccare giù, dal clitoride, fino all’ano, avidamente, ‘affamato’ di una donna.

Stavo per venire grazie alla sua lingua, quando si bloccò, e guardandomi negli occhi mi chiese cosa desiderassi. Gli risposi che volevo solo sentire come mi dominava un uomo che veramente avesse ancora del desiderio per me.

E qui, con queste parole che Matteo da giovane ‘affamato’ di donna, diventò un vero animale del sesso! Mi girò, e iniziò a penetrarmi, entrando delicatamente e poi sbattendolo sempre più violentemente.

Godevo come una matta, ma avevo una voglia insaziabile, quello di prendere in bocca quel bellissimo pene! Mi discostai da lui, mi girai e mi misi in ginocchio, e iniziai a leccarglielo avidamente, dai testicoli, fino alla cappella.

Lo presi poi tutto in bocca, e lui iniziò a fare su e giù, riprendendo il comando e il dominio di me! Iniziò a muoverlo nella mia bocca sempre più forte, e io lo succhiavo sempre più avidamente, finché non vidi una strana espressione nella sua faccia, un gemito e… un liquido caldo e dolcissimo iniziò a riempirmi tutta la bocca. Era venuto, e io mi stavo gustando il suo nettare, ma il suo pene era ancora duro e voglioso.

Vedendolo così ancora eccitato chiusi l’acqua della doccia, lo presi per una mano, e ancora bagnati, lo accompagnai verso il letto. Lo spinsi sul letto, con la faccia rivolta verso l’alto e mi misi a cavalcioni verso di lui.

Gli chiesi: “Vuoi essere il mio Bambolotto gonfiabile?” e lui super eccitato a sentire questa richiesta mi rispose :” fai di me ciò che vuoi!”. Presi così tra le mie mani il suo enorme membro, e me lo rimisi dentro, iniziando a fare su e giù, utilizzandolo come un vero e proprio giocattolino erotico in carne ed ossa!

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Racconto spinto: Rapporto orale in ufficio dentro il bagno

Avevo assunto Luca come assistente personale non solo perché fin da subito mi era sembrato un bellissimo ragazzo, affascinante e intelligente, ma soprattutto per via del suo curriculum, davvero brillante, ma aveva un passato abbastanza turbolento e ciò mi aveva spinto ad assegnargli solo compiti marginali e a limitare in ogni modo la sua autonomia.

Sono una manager di una azienda piuttosto grande, e Luca aveva la nomea di litigare spesso coi suoi capi, perciò dovevo stare attenta a non vedere la mia autorità minata da uno dei suoi colpi di testa.

Ma i suoi primi 3 mesi di lavoro si rivelarono impeccabili: era disponibile, accomodante ed efficiente. Inoltre, avevo notato che spesso passava molto tempo a fissarmi gambe e scollatura.

Per una ultraquarantenne come me era sempre un piacere essere osservata così da un ragazzo di vent’anni più giovane e quindi cercai di rendermi ancora più appetibile ai suoi occhi, quasi per scherzo.

Le scollature si fecero più ampie, mettendo in mostra la mia quarta misura e cominciai ad indossare praticamente solo gonne risicate e aderenti, in modo da mettere in mostra ancora di più le mie gambe e il fondoschiena.

Lui parve apprezzare, e delle volte notai con soddisfazione un certo rigonfiamento nei suoi pantaloni. Nel corso di quei mesi quasi arrivai a desiderare che quel ragazzo sfondasse la porta del mio ufficio e mi possedesse sulla scrivania.
Ma lui rimase sempre al suo posto, eseguendo tutti i compiti che gli asegnavano, per quanto poco importanti fossero, ma il suo disappunto si fece via via sempre più evidente.
La scorsa settimana infatti mi ha chiesto di parlargli in privato e quindi, nel pomeriggio, con il resto degli uffici quasi deserto, lo convocai nel mio. Avevo paura che fosse arrabbiato e che avrei dovuto punirlo, o peggio licenziarlo, ma più che arrabvbiato sembrava demoralizzato, e ben presto scoprii il perchè.
“Perchè non si fida di me?” mi disse appena prese la parola.
“Come scusa?”
“Mi ah sempre assegnato compiti da segretario perchè ha paura che io le faccia problemi, questo lo capisco, ma lei è il primo dei miei capi che sa effettivamente come gestire un’impresa, e io voglio aiutarla. Sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di dimostrarle che non ho intenzione di mandare tutto a rotoli!”
Fui un po’ stordita da quella dichiarazione così bizzarra: quello che doveva essere una testa calda, si rivelò davvero attaccato al suo lavoro e cominciai a dubitare che non fossero stati i suoi datori di lavoro ad essere pcoo professionali con un ragazzo così giovane.

Ma la situazione che mi si presentava era troppo ghiotta per non approfittarne e ormai la mia micina reclamava un po’ di piacere.
“Vieni con me” gli dissi, conducendolo nel bagno per poi appoggiarmi al lavandino “Sei stato un assistenze eccezionale, ma devi capire che il tuo passato turbolento rema a tuo sfavore”
“Mi dica cosa devo fare per dimostrarle che sono capace di aiutarla e lo farò”
“Qualsiasi cosa?” gli chiesi, allragando le gambe e sollevando la gonna, probabilmente lasciando intravedere le mutandine visto come gli occhi del ragazzo si erano spalancati di colpo.
“Qualsiasi” disse, deglutendo rumorosamente. La sua patta già dava segni di vita.
“Dimmi, ti piaccio?”
“Come scusi?”
“Guarda che lo so che passi il tuo tempo libero a fissarmi, se mi agghindo così è anche per farti piacere… quindi, ti piace quello che vedi?”
“Io… non avevo intenzione di…”
“Vorresti vedere di più?” gli dissi, stavolta sollevando interamente la gonna. Io mi stavo già bagnando, per quanto spavalda volessi sembrare, e le mutandine bianche ormai inzuppate non coprivano più il pelo scuro che ricopriva il mio monte di venere.
“Oh si!” rispose lui, quasi sbavando, alché mi sedetti sul lavandono allragnado indecentemente le gambe e gli dissi: “Vieni qui, gattonando, e leccami. Non mi frega se ti fa schifo, leccami tutta e… ommioddio!” esclamai, perchè lui aveva immediatamente eseguito e in quel momento, sulle sue ginocchia, mia aveva appena calato le mutande e mi leccava la figa e il folto pelo con gusto, leccandomi con maestria il clitoride e le grandi labbra per poi arrivare a penetrarmi con la sua linga come se fosse un piccolo cazzo.
“Si… così… continua… non sei bravo solo nel lavoro allora…”
Lui sollevo la testa, continuando però a sditalarmi con due dita: “Allora, posso finalmente smettere di occuparmi delle cazzate che mi hai assegnato fino ad ora?”
“Anche subito se mi farai go…OH…OOOODEREREEEE!”
Luca, il giovane, apparentemente innocente Lucas mi aveva prima pentrato con la sua lingua per tutta la sua lunghezza per poi attaccare la sua bocca a ventosa sulla mia figa, succhiando e mordicchiando il clitoride. Praticamente succhiò il clitoride come se fosse un pene, e nel frattempo mi penetrava con tre dite, andando a toccare un punto ipersensibile all’interno della mia vagina.
“ODDIO VENGO… VENGOOOOO!” urlai e, per la prima volta, squirtai, e tutto quel liquidò finì nella bocca famelica di Luca che, quasi in trance lui stesso, bevve tutto con ingordigia.
Mi abbandonai totalmente la lavandono, le gambe a pensoloni dopo essere state appoggiate per tutto il tempo sulle spalle del ragazzo e Luca che era in piedi tra di loro, indeciso su cosa fare.

A quel punto mi ricomposi leggermente e gli dissi: “Fammi contraccambiare!”.
Goffamente mi inginocchiai, liberai un pene di tutto rispetto, grosso e duro come la pietra, dai pantaloni e lo presi in bocca fino alla radice. Bastarono pochi ingoi per farlo venire e con piacere io bevvi tutta la sua calda sborra, lasciandolo inebetito per il piacere. Ma a lui sono bastati sette, meravigliosi, giorni per fami infarcire di sborra in ogni buco possibile!

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