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racconti erotici con il mio amico e la madre

confessioni proibite

Una volta le confessioni restavano un segreto a tre: il penitente, il prete confessore, e il Padreterno.
Ma nell’era della tecnologia, la privacy del Segreto Confessionale può essere violata con estrema facilità: basta un microfono wireless nascosto nella cabina del confessionale per carpire tutto ciò che viene detto.
È questa l’idea che è venuta a me – Francesco – e Rosario, un mio amico.

Abitiamo in un paesino dell’entroterra siciliano. Qui c’è ancora una cultura retrograda e tradizionalista; tutti casa & chiesa. A cominciare dai miei familiari: il babbo non fa un passo senza prima consultare la lista dei 10 comandamenti, e la mamma sta tutto il giorno a sgranare rosari, con un vestito castigatissimo che non le lascia scoperte neanche le caviglie.

Vi chiederete: come siamo messi a figa? Beh, qui col contagocce. Fra le ragazze c’è ancora la mentalità del restare illibate fino al matrimonio (e se per caso qualcuna te la smolla, ti conviene NON farlo sapere in giro: potresti ritrovarti davanti all’altare nuziale, con un parente della disonorata che ti tiene un coltello puntato alla gola).

Il prete, DON CELESTINO, è un omaccione che presiede la nostra parrocchia da almeno un milione di anni. È grande come un armadio e ha due mani che sembrano badili; non si sgarra con Don Celestino. Se io e Rosario volevamo fare ‘sta bravata del microfono nascosto nel confessionale, dovevamo stare MOLTO attenti a non farci scoprire da lui, o ci avrebbe fatto sputare i denti a bastonate.

I giorni delle confessioni sono il venerdì e il sabato, tra le 2 e le 4 di pomeriggio.
Funziona così: quando Don Celestino entra nel confessionale, all’esterno si accende una lucina che indica ai fedeli che il prete è pronto a ricevere i penitenti.

*****

Oggi è venerdì, così io e Rosario nascondiamo il microfono nel confessionale e dopo ci piazziamo fuori dalla chiesa con uno smartphone.
Puntuale, alle 2.00 Don Celestino inizia a ricevere le prime confessioni. Noi ascoltiamo tutto tramite l’audio del telefonino.
Purtroppo non sentiamo nessuna rivelazione significativa; qualche furtarello, qualche bestemmia, qualche sbronza…
L’unica confessione che attrae il nostro interesse è quando una donna dice:
– «Ho tradito mio marito.»
Ma Don Celestino si limita a replicare:
– «Male, figliola. Per penitenza, recita 30 Ave Maria e prometti di non cadere più in tentazione.»

Rosario commenta deluso:
– «Maledizione…Tutto qui? Speravamo di ascoltare qualche dettaglio piccante, e invece…»

– «Il problema è che Don Celestino non insiste sui particolari», aggiungo io, «Si limita a prendere nota del peccato per sommi capi e poi dà l’assoluzione.»

– «Già, ci vorrebbe un confessore che spinga di più sul chiedere dettagli…»

PING! Una lampadina mi si accende nella testa, formulando all’istante un piano diabolico.

– «Riascoltiamo la registrazione, Rosario.»

– «Ma l’abbiamo già sentita, non c’è nulla di interessante…»

– «Sì, ma stavolta non dobbiamo fare caso a quello che dice il PECCATORE, bensì a quello che dice il PRETE!»

– «E perché?», chiede lui confuso.

– «Cazzo, Rosario, ma sei proprio tardo! Dobbiamo imparare la formula usata dal confessore, così possiamo SOSTITUIRCI A LUI nel confessionale senza destare sospetti.»

Rosario rimane intrigato dalla mia proposta.
– «Bell’idea…Ma come facciamo a neutralizzare Don Celestino durante l’orario delle confessioni?»

Vero. Questo è il problema principale. Ma la mia mente machiavellica trova subito una soluzione.
– «Ascolta, Rosario: io ho in casa un potente lassativo. Domani basterà metterne un po’ nel vino del Don, così dopo pranzo sarà occupato per un’oretta sul cesso. Per lui ritardare un po’ non è un problema; tanto sa che finché la lucina esterna del confessionale non viene accesa, nessuno si presenterà per le confessioni.»

Rosario gongola:
– «Complimenti, France’…È un piano perfetto, degno di Wilcoyote!»

(Al che, io mi tocco le palle ricordando che i piani di Wilcoyote non funzionano MAI…)

*****

Il giorno seguente, all’ora di pranzo entriamo in azione.
Mettiamo di nascosto il lassativo nel vino di Don Celestino, e verso le 2.00 prendiamo le posizioni concordate.
Io mi piazzo all’esterno della chiesa, mentre Rosario si nasconde sul pulpito. Da quella posizione può controllare sia la porta del bagno della Canonica che l’interno della chiesa.

Poco dopo mi arriva un SMS da Rosario: “Tutto OK! Il Don si è chiuso ora nel cesso e sembra che ci starà per un bel pezzo. Via libera!”
Gli mando un messaggio di conferma ed entro in chiesa. Mi intrufolo nel confessionale, accendo la lucina esterna, e resto in attesa.

Dopo qualche minuto sento che la porta sull’altro lato si apre, e dalla grata divisoria mi giunge una voce femminile:
– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato. Ho avuto pensieri impuri su un giovane del paese, e ho fatto sesso con lui anche se non siamo sposati.»

Wow…Ho agganciato subito un pesciolino interessante! Ora devo incalzarla in modo da spremerla a fondo.
(Imitare la voce di Don Celestino non è difficile; in più la parete distorce le voci quanto basta per renderle irriconoscibili, sia da una parte che dall’altra.)

– «Capisco; hai commesso un peccato carnale senza essere maritata. Questo non è bene, figliola.»

Lei: – «Purtroppo non è tutto qui. Mi sono innamorata anche di un ALTRO giovane, e ho cominciato a frequentarli entrambi all’insaputa l’uno dell’altro.»

– «Uhm…Hai una relazione segreta con due uomini, dunque?»

Lei: – «Sì…Ma poi è successo un fattaccio: una sera a casa mia, mentre mi incontravo col primo, si è presentato anche il secondo per farmi una sorpresa. Lì hanno scoperto tutto. Mi sono messa a piangere dalla vergogna…»

– «E loro?», la incalzo io.

Lei: – «Invece di arrabbiarsi, mi si sono avvicinati per consolarmi. Hanno cominciato ad accarezzarmi, poi uno si è tirato giù la lampo dei pantaloni e…Beh, inutile dirglielo, Padre, ha già capito…»

– «No, figliola, io devo sapere OGNI MINIMO DETTAGLIO, per poter stabilire l’entità del peccato commesso. Quindi, mi raccomando: raccontami tutto senza tralasciare nulla.»

Lei: – «Io…ho preso in mano il suo…ehm…cosino…»

– «No, no, macché “cosino”, sentiti libera di usare un linguaggio schietto e spontaneo…Di’ pure “cazzo, culo, figa”, quello che vuoi…Per un prete è la sostanza che conta, non la forma.»

Lei: – «Come vuole, Padre…Dunque, insomma gli ho preso il cazzo in mano e ho iniziato a fargli una sega. Intanto l’altro mi palpava le tette e…Oh, ma devo proprio continuare? Mi vergogno…»

– «Figliola, ricordati che Dio sa già tutto. Raccontarlo anche a me servirà solo a scaricare la tua coscienza. Quindi vai avanti senza imbarazzo.»

Lei: – «Dunque…Senza quasi rendermene conto, mi sono ritrovata un cazzo in bocca e uno in figa…Per un po’ si sono dati il cambio in questo modo, e a me piaceva moltissimo…Ma poi, mentre ne cavalcavo uno, l’altro mi si è messo dietro e me lo ha messo nel culo a tradimento…»

– «E tu hai tratto lascive sensazioni da quel rapporto contronatura? Sii sincera, non puoi mentire di fronte all’Onnipotente…»

Lei: – «All’inizio no, il sedere mi bruciava…Ma poco dopo mi sono abituata e…Sì, mi è piaciuto, ho cominciato a godere come una scrofa pregandoli di non smettere…E dopo qualche minuto ho raggiunto un orgasmo pazzesco…»

– «Male, molto male…Il diavolo entra in noi proprio attraverso i piaceri della carne. Ma vai avanti, povera donna sfortunata…»

Lei: – «Alla fine mi hanno sbor…mi hanno eiaculato in faccia. E mi vergogno a dirlo, ma mi è piaciuto molto. Infine mi hanno proposto di incontrarci di nuovo tutti e tre insieme, e che il cielo mi perdoni, gli ho risposto di sì…»

Io sto facendo una fatica tremenda per non scoppiare a ridere, comunque mi sforzo di mantenere un tono severo:
– «Figliola, quello che mi hai raccontato è molto grave. La tua penitenza sarà questa: dovrai continuare ad incontrarti coi tuoi due spasimanti, ma sempre & solo in coppia. E farti possedere nelle tue cavità impure tante di quelle volte fino a quando non ne ricaverai più piacere.»

Lei: – «Ma che strano…Non ho mai sentito di una penitenza del genere…»

– «Non dubitare di chi parla per bocca del Divino, donna sciagurata. Ora puoi andare.»

Lei: – «Ma…Padre, mi manda via senza darmi l’assoluzione?»

Ostia, mi ha colto in contropiede…Come diavolo è la formula? Devo improvvisare in fretta.
– «Ehm…Certo, certo…Ego te absolvo curriculum vitae quo vadis ora et labora lupus in fabula…AMEN!»

Uff!…Temevo di tradirmi col mio latinorum ad cazzum, ma è andata bene. Sento infatti che la tipa, chiunque sia, esce dal confessionale e si allontana.

Io mi sento gasatissimo per il successo della missione. Prendo il telefonino e mando un SMS a Rosario: “Chi era quella che è entrata?”
Mi arriva la sua replica: “Carmela, la maestrina della scuola elementare.”
Rispondo: “Wow! Sapessi cosa mi ha raccontato…Ti dirò più tardi; lì nessun segno di Don Celestino?”
Lui: “No, sta ancora al cesso.”
Io: “Ok, adesso esco. Ci vediamo fuori dalla chiesa.”

*****

Faccio per alzarmi, quando sento che l’altra porta del confessionale si apre di nuovo. Già; avevo dimenticato di spegnere la lucina all’esterno.
Beh, poco male; finché Rosario non mi avverte dell’arrivo di Don Celestino, c’è tempo per ascoltare un’altra confessione. Sperando che sia interessante come quella di poco fa…

– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato», dice una voce femminile dall’altra parte. La parete distorce il suono, ma dal timbro direi che sia una donna di mezza età.

– «Ti ascolto, figliola.»

La sua risposta è un sussurro:
– «Celestino, sono io…La tua troiona vogliosa e insaziabile!»

Trasalisco incredulo. Oh, questa poi! Il nostro parroco ha una tresca segreta con una paesana?!

– «S-sì, ho capito chi sei…Ehm…Vai avanti, figliola…»

Lei: – «Macché “figliola”, lo sai che devi chiamarmi “Scrofa, puttana, baldracca”…È quello che sono!»

– «Ehm…Certo…Dimmi tutto, lurida mignotta!», le rispondo di getto, cercando di non tradirmi.

Lei: – «Ieri sera ho pensato a te, e non ho potuto fare a meno di bagnarmi come una cagna in calore. Ho preso una zucchina e me la sono infilata nella figa, immaginando che fosse il tuo grosso cazzo. Ma non mi è bastata.»

– «Sei proprio una schifosa bagascia. E allora cosa hai fatto?»

Lei: – «Ho preso una candela e me la sono ficcata nel culo. Ma era troppo poco. Così ne ho aggiunta un’altra, e infine una terza. A quel punto ho cominciato a muoverle avanti e indietro, sempre più velocemente, pensando alla tua verga lunga e dura…»

Io sono sempre più sconcertato. E tra le sue parole e il tono di voce lascivo, il cazzo mi è diventato duro come il marmo.

– «Che porca! E poi…ehm…hai goduto, alla fine?»

Lei: – «Oh sì, come una vacca! Mi basta ripensarci per bagnarmi come una fontana. Anche adesso mi sto ficcando le dita nella figa fradicia. Apri la porticina magica, che ti faccio sentire!»

Sento bussare sulla parete in basso. Vedo così uno sportellino che prima non avevo notato, all’altezza delle ginocchia. Si può aprire solo dalla mia parte.
Tolgo il chiavistello, e subito dopo lei ci infila una mano fino al gomito, puntando indice e medio verso l’alto.
Le sue dita sono tutte bagnate, odorose di umori vaginali. Non ci penso due volte e inizio a succhiarle avidiamente.

– «Uhmmm!…Che sapore delizioso…Te la ciuccerei tutto il giorno, questa bella manina…»

Lei: – «Sai bene che quella “manina” può fare ben altro, porcello d’un parroco!»

Mi sfila la mano di bocca e la abbassa, cercando a tastoni il mio inguine. Mi sbottona i pantaloni ed estrae l’uccello in tiro.
– «Wow, Celestino…Non eri mai stato così pronto, le altre volte!», la sento dire.
Inizia a segarmi, e ovviamente la lascio fare, sconcertato da quella incredibile situazione.

Lei: – «Ohh! Ma senti che randello, oggi…»

– «Fo…forse è per causa dei succhi della tua fregna immonda…Fammene assaggiare ancora un po’…»

Lei: – «Vieni ad abbeverarti direttamente alla fonte di acqua santa, confessore!»

La sua mano mi fa un cenno di invito con l’indice prima di ritrarsi dietro l’apertura.
Non mi faccio pregare: infilo a mia volta la mano nella feritoia, e procedo a tastoni sulle sue gambe fino a raggiungerla tra le cosce.
Scosto le mutandine e le passo un dito sulla fica fradicia, poi le introduco l’indice fino in fondo. Lei spinge in avanti il bacino per offrirsi meglio alla penetrazione.
La sento gemere di piacere, e a quel punto le aggiungo anche il medio nel culo. Poi inizio a muovere le dita avanti e indietro, eccitatissimo.

Lei: – «OOOWWHH!! Sìììì…Scaccia il demonio dai miei buchi impuri, esorcista!»

Aumento il ritmo della doppia penetrazione di dita, e pochi secondi dopo la sento contorcersi mentre ansima forte. È chiaro che sta trattenendo delle urla orgasmiche.
Ritraggo la mano, compiacendomi dell’effetto ottenuto. Dall’altra parte gli ansimi calano pian piano.

– «Ti è piaciuto, vero, sporcacciona? Dillo che Don…che io non ti avevo mai fatta godere così prima d’ora!»

Lei: – «Ahhh!…Sì, oggi sei stato un vero diavolo…Meriti un premio, pretonzolo mio…»

Vedo la sua bocca apparire sul fondo della feritoia, con la lingua che rotea lascivamente attorno alle labbra rosse. Il messaggio è eloquente, ed è un’occasione che non posso lasciarmi sfuggire.
Mi inginocchio in modo da inserire l’uccello nella feritoia, e subito dopo lei inizia a spompinarmi con una abilità da mignotta scafata. La libidine mi prende la testa.

– «Ohh!…Che brava, la mia porcona…Di’ la verità, vacca: quanti ne hai presi?»

Lei: – «Mmhh…Un esercito…SLURP!…E chi li può contare? Non so nemmeno di chi siano i miei figli, con tutti i cazzi che mi hanno sborrato dentro!…SSSHUCC…»

Non posso credere a quel che sta succedendo: sono lì appiccicato alla parete divisoria del confessionale, mentre una sconosciuta mi sta facendo un pompino da favola!
L’eccitazione è incontenibile. Le vengo in bocca, e lei ingoia tutto quanto. Cristo, che sborrata!

Lei: – «Maiale d’un prete, mi hai riempito lo stomaco…Spero che te ne sia rimasta un po’ per domani, quando verrò a trovarti in sagrestia per farmi rompere il culo, come ogni domenica dopo messa…»

– «Ci puoi giurare, sudicia zoccola…Ti inonderò gli intestini fino ad affogare il demonio che ti possiede!»

Sento che la porta dell’altro lato si apre, e il suono dei suoi tacchi che si allontanano.
Io rimango lì mezzo rincoglionito. Che esperienza! Devo proprio fare in modo di ripeterla…

Vedo che mi è arrivato un messaggio di Rosario sul telefonino, ma in questo momento sono ancora troppo stravolto per prestargli attenzione.
Rimango qualche secondo a ripensare a quel che è appena successo. E chi si immaginava che in paese ci fosse una troia del genere? Devo assolutamente scoprire chi è quella gran puttanona; fosse mai che ci scappa una scopata completa…

Improvvisamente la porta del confessionale si spalanca di colpo…e mi trovo davanti Don Celestino che fa una faccia incredula.

– «CHE CI FAI TU LÌ?», mi grida con tono ammonitorio.

Minchia…Beccato come un sorcio sul formaggio! E adesso?
Dico la prima cosa che mi viene in mente:
– «Io…Sono venuto a confessarmi, Don celestino…Ho visto che la lucina all’esterno del confessionale era accesa, e così…»

Il Don mi prende per un orecchio alzandomi di peso.
– «Imbecille! Quello è il posto del confessore; i penitenti devono accomodarsi nell’ALTRO lato del confessionale! 10 anni di parrocchia e non l’hai ancora imparato, France’?»
– «Ha ragione, Don, mi sono confuso…AHIO!…Mi lasci, vado subito al posto giusto…»
– «Bene, allora sentiamo un po’ cosa hai sulla coscienza, monellaccio!»

Uff!…Se l’è bevuta. Ora però mi tocca stare al gioco e fingere di confessarmi.
Vi risparmio i dettagli, dato che erano almeno 8 anni che non mi confessavo…Comunque sia, alla fine il Don mi lascia andare dopo avermi appioppato la penitenza di recitare 180 Pater Noster.

*****

Poco dopo esco dalla chiesa e mi incontro con Rosario.
– «Minchia, France’…Ma cosa è successo? Eppure ti avevo mandato un messaggio che stava arrivando Don Celestino; non l’hai letto?»
– «Va be’, lasciamo perdere…Piuttosto, dimmi: chi era la donna che è entrata per ultima?»
Rosario ridacchia come se fosse stupito dalla mia domanda.
– «Ma come; non ti eri accorto che si trattava di TUA MADRE?!»

!!!
Resto a bocca aperta.
CAZZO!…Non ci posso credere: mia madre ha una tresca col prete del paese…e mi ha fatto un pompino credendo che fossi lui, mentre la sditalinavo fino all’orgasmo!!
Questo è un po’ troppo, in un colpo solo. Mi accascio di botto sui gradini del sagrato.
– «O France’, ma ti senti bene?», mi chiede preoccupato.
– «Uh…Fammi un favore, Rosario…Vai al bar a prendermi un bicchiere di grappa, va’, che ho bisogno di bere qualcosa di forte!»

*****

Rimango lì da solo. Sono confuso; mi viene da ridere e da piangere allo stesso tempo.

Osservo la gente passare. Sono le stesse facce che conosco da una vita, eppure è come se le vedessi per la prima volta. E mi chiedo quali insospettabili segreti si nascondano sotto la superficie di quella monotona vita di paese.

Domani come al solito mia madre andrà a messa, e sempre come al solito dopo si intratterrà con Don Celestino per chiedergli un qualche “consiglio spirituale”. Una ricorrenza di cui non avevo mai dubitato…prima d’oggi.

Scuoto la testa ridendo da solo come un idiota. La vita è piena di sorprese. A volte belle, altre volte no…però vale sempre la pena di scoprirle. (E mentre vedo Rosario che torna col mio grappino, penso: e se provassimo a nascondere una webcam in sagrestia?…)

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Orgia in tenda

Nel luglio del 2015 io e Anna eravamo particolarmente esausti, entrambi per questioni lavorative. Decidemmo per una piccola fuga, partenza venerdì sera e ritorno la domenica. Avevamo comprato da poco una tenda nuova, sembrava l’occasione perfetta per inaugurarla. La scelta ricadde su un piccolo camping della Valmarecchia, vicino a Ponte Messa. Lo conoscevo per esserci stato un paio di volte, in passato, con i miei genitori. Mi era rimasta nel cuore la piscina con il triplice trampolino. Partimmo intorno alle 18, avremmo dovuto percorrere la Marecchiese per una cinquantina di chilometri.
Una volta arrivati trovammo ad attenderci una sgradita sorpresa; la piazzola che avevamo prenotato, l’ultima rimasta libera quel week end, era stata accidentalmente assegnata a un’altra coppia. Anna si infuriò, pretese una soluzione, non intendeva assolutamente tornare a Rimini. Il proprietario del camping tentò di rassicurarla, disse che avrebbe parlato con la coppia.
Ci lasciò da soli all’interno della reception. Anna mi confermò che non voleva andarsene, al limite sarebbe stata disposta a condividere la piazzola, se possibile.
Mi eccitava vederla arrabbiata, lo sguardo era lo stesso con cui mi dominava da dietro. Le dissi che non c’era problema, volevo solo rilassarmi.
Il proprietario tornò con un ragazzo, sembrava avere la mia età, forse qualche anno di più. Era molto alto, almeno 1.90, capelli rasati a zero e occhi azzurri, decisamente più glaciali di quelli della mia Anna. Il viso era molto magro, i lineamenti suggerivano un’origine nord europea. Indossava una canotta rossa, sotto aveva un fisico bello pompato. Le gambe, lisce e muscolose, erano a malapena coperte da un paio di bermuda a fantasia floreale.
Mi strinse la mano e si presentò, si chiamava Stefano.
Aveva una stretta vigorosa.
Si girò verso Anna, la guardai. Si era sistemata i capelli, osservava il vichingo dal basso, sbattendo gli occhioni. Allungò la mano, lui la prese e gliela baciò. Anna sorrise per la prima volta da quando era nell’ufficio. Non fui geloso, ero abituato alla sua spigliatezza.
Stefano ci disse che non aveva problemi a condividere la piazzola, il proprietario aggiunse che l’indomani si sarebbe liberata una delle due casette presenti nel camping. Per farsi perdonare ce l’avrebbe lasciata al prezzo della piazzola, accettammo al volo.
Uscimmo dall’ufficio, il sole era quasi scomparso dietro la linea dei monti. Anna e Stefano si incamminarono verso la piazzola, io andai a prendere la macchina e li raggiunsi.
Una volta arrivato, mi venne incontro una bellissima donna con dei lunghi capelli rossi, il suo nome era Diana. Come Stefano, anche lei era particolarmente alta. I miei occhi erano all’altezza delle sue carnose labbra, dovetti alzare lo sguardo per guardare i suoi occhi verdi. Sulle guance aveva un accenno di lentiggini, le trovai davvero sexy. Un vestitino turchese copriva un fisico asciutto, le gambe erano lunghe e toniche. Sotto al tessuto si vedevano, in trasparenza, due piccoli seni. Non c’era traccia di reggiseno.
Dopo essersi presentata mi diede un bacio sulla guancia, aveva un buon odore, simile alla cannella.
Stefano mi aiutò a montare la tenda, sfruttammo l’ultima luce del sole. In pochi minuti la Quechua era sistemata, grazie alla grandezza della piazzola c’era spazio anche per una terza tenda.
Nel frattempo Anna e Diana avevano preparato una piccola cena, con i tavolini da campeggio uniti avevano creato una bella tavola. La dolcezza di Anna venne espressa dalla cura con cui illuminò la tavola, creò un’atmosfera molto intima con le candele.
Insieme a Stefano portai la macchina fuori dal camping, ne approfittammo per conoscerci meglio. Lui e Diana venivano da Arezzo, anche loro in fuga dallo stress. Insieme gestivano il frutta e verdura della famiglia di lei, non erano sposati. Stefano aveva la mia età, Diana era più grande di tre anni. Mentre tornavamo a piedi dalle nostre donne, non potei fare a meno di notare due cose; la prima fu la prestanza fisica di Stefano, mi sovrastava. La seconda fu che intorno a noi erano tutti nord europei.
Il mio nuovo amico mi disse che quel camping era particolarmente famoso in Olanda, paese che tra le altre aveva dato i natali a sua madre. Ecco spiegati i lineamenti.
Durante la cena vidi Anna persa nello sguardo sicuro di Stefano, rideva ad ogni sua battuta come una ragazzina. Mi eccitava vederla così, in più il vichingo attirava anche la mia di attenzione.
Ma non come la sua compagna.
Osservai attentamente Diana; il suo viso era molto dolce, ma quelle lentiggini erano come una spruzzata di erotismo. Vedevo un grande contrasto sul suo volto, sentii la cappella iniziare a pulsare. Inoltre parlare con lei era davvero piacevole, la sua voce era, a tratti, ipnotica.
Attuai uno dei trucchi più vecchi del mondo, feci cadere una posata per spiare sotto al tavolo. Trovai la sorpresa che non mi aspettavo; il piedino nudo di Anna giocava contro il membro di Stefano. Mi alzai senza guardare le gambe di Diana, motivo per cui avevo fatto il giochetto. Guardai Anna e Stefano, erano impassibili e continuavano a parlare. Mi morsi il labbro inferiore per l’eccitazione, poi tornai a parlare con Diana. Allungai il piede verso il suo, non lo spostò. Continuò a parlare fissandomi negli occhi, la sentii entrarmi nella testa. Il cazzo premeva insistentemente contro i bermuda, mi dovevo alzare ma non potevo nascondere l’erezione. Allontanai il piede da quello di Diana, dovevo raffreddarmi un pochino.
Guardare Anna che sbavava per Stefano non mi aiutava.
Diana iniziò a sparecchiare, Anna le diede una mano. Stefano si mise a preparare il caffè, io rimasi a tavola a fantasticare. Pensai a quel corpo così sottile, molto diverso dalla carne di Anna. Carne che amo. Ma Diana era davvero affascinante, poi ho sempre avuto un debole per le rosse. Restammo tutti e quattro a parlare fino a mezzanotte, poi Diana disse che sarebbe andata a fare una doccia prima di coricarsi. Prese il necessario dalla tenda e si diresse verso il bagno.
Da solo, in mezzo a Stefano e Anna, potevo sentire la tensione erotica che si era creata tra i due. Decisi di alimentarla andando via. Dissi ad Anna che sarei andato a lavarmi i denti, mi congedò senza guardarmi. Presi spazzolino e dentifricio e andai lontano dalla piazzola. Appena passato il cespuglio mi nascosi per spiare la mia compagna e il vichingo.
Non perse tempo quella cagnetta di Anna; senza nemmeno guardarsi intorno si abbassò le spalline del vestito nero, lasciando libera la sua bellissima terza. Stefano si fiondò sui capezzoli che ero solito violentare. Mi presi in mano l’uccello, era diventato duro. Anna teneva la testa indietro, lo sguardo era rivolto al cielo. Con la mano destra teneva la nuca di Stefano premuta contro i seni. Mentre mi masturbavo iniziai a gemere, Anna guardò verso il cespuglio che mi nascondeva. Mi fermai trattenendo il respiro, continuò a fissare verso di me. Stefano non si fermò, Anna tornò a guardare il cielo. Risistemai il cazzo nelle mutande e mi diressi verso il bagno. In giro non c’era nessuno, feci attenzione a non fare troppo rumore sul ghiaino del sentiero.
La struttura che ospitava i bagni era deserta, sin dall’ingresso potevo sentire il rumore della doccia di Diana. La fila di lavandini era proprio attaccata alle cabine doccia, dalla parte opposta rispetto alla porta di entrata. Entrai lentamente, ero pensieroso; mi eccitava pensare a quello che stava accadendo nella piazzola. Mi chiedevo se Anna glielo avesse già preso in bocca. Però a venti passi da me c’era una musa, rimaneva da capire se fosse ben disposta nei miei confronti. I passi rimbombarono nello stanzone vuoto.
Quando mi trovai di fronte al lavandino, dalla cabina una voce incantevole intonò un classico di Mina
“Caramelle non ne voglio più
La luna ed i grilli normalmente mi tengono sveglia
Mentre io voglio dormire e sognare l’uomo che a volte c’e’ in te… “
Appoggiai spazzolino e dentifricio sul bordo del lavandino, poi mi posizionai di fronte alla porta, chiusa, che nascondeva ai miei occhi il corpo nudo di Diana.
“Parole parole parole
Parole parole parole”
Cantai insieme a lei, il pensiero della piazzola era finito in un angolo buio. La porta si aprì leggermente, sentii l’acqua smettere di cadere sul piatto della doccia. Passarono alcuni secondi prima che mi decidessi ad aprire, ero emozionato. Spinsi la porta all’interno, davanti a me il paradiso. Diana mi stava guardando, teneva le braccia allungate dietro alla schiena. I lunghi capelli rossi pesavano bagnati sulle spalle, lasciando cadere un filo d’acqua in mezzo ai piccoli seni. I capezzoli erano protesi in avanti. Aveva la fica completamente rasata, proprio come piace a me, le grandi labbra era molto carnose.
Improvvisamente l’idea che forse, in quello stesso momento, il vichingo stesse sventrando la bocca di Anna con il suo uccello, mi salì lungo la schiena come una scossa.
Presi Diana, una mano dietro alla nuca e una sul culo, e le infilai la lingua in bocca. Cercai dolcemente la sua lingua, le sue labbra avvolgevano le mie. Il culetto era bello sodo, un filo di cellulite lo rendeva più vero. Potevo prendere tutto il gluteo con la mano.
Spostai i miei baci lungo il collo, Diana iniziò a gemere. Girai il piercing intorno ai capezzoli, erano grossi come una pasticca Leone. Non me la sentii di mordicchiarli, pensai che non le sarebbe piaciuto.
Era, forse, più una cosa da Anna.
Chissà cosa stava facendo la mia cagnetta.
Scesi ancora, nell’ombelico si era formata una bollicina di schiuma. Il sapore era decisamente amaro. Appoggiai entrambe le ginocchia sul piatto doccia. Per fortuna, grazie al mio lavoro, è una posizione a cui sono abituato. Aprii le grandi labbra con le dita, il clitoride mi stava chiamando. Era molto grande, più di quello che ero abituato a ciucciare. Girai delicatamente la lingua, alzai gli occhi verso il viso di Diana, mi guardò anche lei, il suo sorriso mi fece indurire l’uccello.
Ma tutta la mia attenzione era per lei, tenni il cazzo nei pantaloni.
Diedi qualche colpo con la mia pallina di acciaio contro il clitoride, Diana fece un paio di urletti. Scesi con la lingua fino alla fessura, entrai e uscii ripetutamente. Poi tornai al clitoride, penetrandola ad uncino con due dita. Capii che mi stavo muovendo bene quando mise le sue mani, fino a quel momento impegnate a stringere i capezzoli, sopra la mia testa, tenendola spinta contro la fica. I suoi gemiti si fecero più rumorosi, iniziai a pensare che qualcuno avrebbe potuto sentirci, nel silenzio del camping. A Diana non sembrava interessare per niente, o magari era proprio quello ad eccitarla. Questi pensieri non mi distrassero dal mio compito; continuai a leccargliela fino a quando non sentii un fiotto caldo sulle dita. Lentamente le tirai fuori per leccarle, avevano un buon sapore. Questa cosa probabilmente eccitò Diana che, con la mano ancora dietro alla mia nuca, strinse i capelli tirandomi su di forza. Non mi aspettavo questa aggressività da parte sua, fui ben lieto di scoprirla.
Ci baciammo nuovamente, anche se sarebbe più preciso dire che fu lei a baciarmi. Mi leccò avidamente le labbra, voleva il suo succo, non mi opposi.
Mi diede un bacio sulla fronte, poi mi invitò ad uscire, senza mai smettere di sorridermi. Avevo l’uccello che pulsava dalla voglia, però mi consideravo soddisfatto. Con grande dispiacere mi lavai i denti, togliendomi dalla bocca il sapore di Diana.
Tornai verso le tende, intanto l’acqua della doccia aveva ricominciato a cadere sul piatto di ceramica, dalla cabine usciva ancora quella voce così dolce
“Che cosa sei?
Che cosa sei?
Che cosa sei? Cosa sei?…
Non cambi mai
Non cambi mai
Non cambi mai, proprio mai!…”
Arrivato alla piazzola vidi che fuori non c’era nessuno, le luci erano accese sia nella nostra tenda che in quella di Stefano. Iniziai a domandarmi quanto tempo fossi rimasto al bagno. Ma d’altronde Anna aveva sicuramente avuto da fare.
La nostra tenda era composta da una zona comune al centro, alta circa due metri, e da due camere ai lati. In quella di sinistra avevamo gonfiato il materassino matrimoniale, quella di destra fungeva da armadio.
Aprii la zanzariera ed entrai nella zona comune, in quel momento Anna uscì dalla camera. Si fiondò sulle mie labbra, mi baciò intensamente. Si allontanò e iniziò a passarsi la lingua intorno alle labbra. Il sapore del dentifricio la deluse, lo vidi nei suoi occhi, di color turchese sotto alla luce della lanterna led appesa al soffitto della tenda. La guardai attentamente, notai uno schizzo bianco sul suo seno, doveva essere la sborra di Stefano. Alzai nuovamente lo sguardo, il sorriso di Anna era carico di provocazione. Leccai lo schizzo, poi ciucciai avidamente i capezzoli. Li morsi con energia, Anna mi strinse i capelli. Mi tirai su e ci baciammo, i suoi occhi erano pieni di soddisfazione.
Prese il beauty con i prodotti da bagno e mi disse di aspettarla, quindi aprì la zanzariera per uscire. Ne approfittai per seguirla fuori dalla tenda e fumarmi una sigaretta. Guardai il bel culo di Anna allontanarsi da me, è sempre una bella visione.
Spostai la mia attenzione verso la tenda di Stefano e Diana, la luce era spenta. Mi guardai intorno, tutto taceva. Sgattaiolai silenziosamente verso la camera in cui dormivano, li potevo sentire bisbigliare.
Lei gli raccontò, nei dettagli, quanto successo nella doccia. Lui apprezzò, poi le disse quanto era accogliente la bocca di Anna. Dopo non sentii più parole, ma solo gemiti di piacere. La tenda incominciò a muoversi, io tornai al nostro giaciglio.
Ero eccitato da morire. Mi infilai nella camera, nudo, pronto a riempire Anna di piacere.
Quando entrò rimasi, come accade sempre, folgorato dal suo corpo. L’altezza della tenda la costringeva in ginocchio, i capelli scendevano sui seni. Aveva uno sguardo da monella, le domandai se le era piaciuto l’uccello di Stefano. Mi rispose che si, le era piaciuto, e che aveva ingoiato ogni goccia di sborra.
Le feci notare che non era del tutto esatto.
Sorrise e si buttò sul mio cazzo, non ne aveva mai abbastanza. Leccò le palle, poi salì con la lingua fino alla cappella, sentii un brivido salire lungo la schiena. Si fermò, e fissandomi negli occhi mi chiese come fosse la bocca di Diana. Quando le dissi che non lo sapevo fece una smorfia di delusione. Però poi raccontai di quanto era dolce la sua fichetta, allora le labbra di Anna avvolsero il mio uccello. Iniziò a succhiarlo di gusto, lo mandava talmente a fondo, che potevo sentire dei piccoli conati sulla cappella. Fiumi di saliva colavano fin sotto le palle. Era davvero infoiata. Andò avanti per qualche minuto, ero in estasi.
All’improvviso mi salì sopra e si infilò il cazzo nella fichetta fradicia.
Mi si avvicinò al volto e mi disse che il membro di Stefano era largo come un pugno, poi mi infilò la lingua in bocca e cominciò a cavalcarmi. Godevo pensando alla bocca di Anna allargata fino a farle male. La presi con forza per i capelli e le tirai indietro la testa, quindi le violentai i capezzoli. Con la mano rimasta libera le schiaffeggiai il culo, che con forza batteva sulle mie anche. Leccai e morsi ripetutamente i capezzoli, uscii un liquido amarognolo. Continuammo fino a quando dissi che stavo per venire. Anna scese da cavallo e prese in bocca il mio uccello, era vicino all’eruzione. Un fiume di sborra calda scese lungo la gola di Anna, era il secondo della serata.
Ero sfinito, chiusi gli occhi pensando a Diana. La volevo

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Quella gran vacca della mia vicina

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…lla-mia-vicina/

Non mi ero nemmeno accorto quando si trasferirono i nostri nuovi vicini di casa, e men che meno mi importava chi fossero. Pian piano feci amicizia con i figli, che erano più piccoli di me di una decina d’anni, ma che ci univa la passione per il pallone, ma ancora non mi interessavo alla madre, che era sì molto bella, ma che non si mostrava mai in atteggiamenti provocantemente eccitanti.

Passarono un paio d’anni da quando si trasferirono, ed io continuavo le mie partitelle in strada con i figli dei vicini, quando cominciai a guardare la loro mamma (Ilaria) con occhi più attenti: capelli castani, una faccia da troia bocchinara, due tette da infarto(una quarta bella soda), due cosce da percorrere con la lingua avanti e indietro per ore e ore, un culo alto e sodo, il tutto racchiuso in 170 cm. di altezza.

Non perdevo occasione per spiarla mentre stendeva o raccoglieva legna nel suo giardino, eccitandomi a guardare come il vento sollevasse, fino a mezza coscia, la gonna leggera che indossava spesso e volentieri. Ormai le seghe, con relative sborrate, con lei come unica protagonista non si contavano più. Un giorno d’inverno successe l’inaspettato.

Stavo aspettando che Ilaria uscisse per spiarla come al solito, quando si aprì il portoncino di casa sua e apparve lei con una stretta tutina di colore verde, chiusa da una cerniera che partiva da sotto al collo per fermarsi in direzione della sua figa, tutina che metteva in risalto tutte le sue forme compreso i capezzoli che spingevano impertinenti contro la leggera stoffa verde.

Il mio cazzo si alzò immediatamente sull’attenti ed io, non capendo più niente per via di quello spettacolo incredibile, mi sporsi troppo facendomi scoprire da lei con il cazzo in mano. Cominciai a preoccuparmi della sua possibile reazione negativa, quando rimasi letteralmente a bocca aperta mentre lei, avvicinatasi a me, si inginocchiò prendendosi in bocca il mio uccello incominciando un lento su e giù che partiva dalla cappella fino ad arrivare alle palle sempre più gonfie di sperma che lei, ogni tanto, mordicchiava provocandomi dei grossi brividi di piacere.

Ero talmente eccitato per quel fantastico pompino, che, senza avvisarla, le scaricai in fondo alla gola un mare di sborra calda, che lei, senza fare una piega, ingoiò tutto senza lasciarsene sfuggire una goccia. Si rialzò lentamente, strofinandosi addosso a me, ed il mio cazzo, al suo strusciarmi le tette sulla cappella, si ridestò immediatamente. Si mise in piedi, mi baciò con passione travolgente, e mi disse che non vedeva l’ora di riassaporare una buona dose di sperma, visto che il marito, da molto tempo, non la soddisfaceva sessualmente.

Io le strinsi le sue chiappe tra le mie mani, e la attirai ancor di più verso di me, facendole sentire tutto il mio cazzo che premeva sulla sua figa. Lei mi sorrise, dicendomi che finalmente aveva trovato un vero stallone al contrario di quella mezza sega del marito cornuto, e mi disse che avremmo proseguito in casa sua, visto che per un paio d’ore sarebbe stata libera.

Facemmo appena in tempo a richiuderci la porta alle spalle che subito mi e si spogliò completamente e, spingendomi spalle alla porta, si inginocchiò nuovamente davanti al mio batacchio, ma questa volta, dopo una veloce leccatina alla mia cappella, mi imprigionò il cazzo tra le sue stupende ed enormi bocce, cominciando una spagnola stupenda, finché non arrivai al limite di una nuova travolgente sborrata, ma lei, accortasi della mia prossima venuta, si staccò dal mio cazzo e, rialzatasi in piedi, si avvinghiò con le sue cosce incrociate dietro la mia schiena, e si impalò sulla mia verga andando su e giù sempre più velocemente.

Dopo dieci minuti di su e giù, venimmo contemporaneamente, e, per via della incredibile sborrata, le gambe mi cedettero, facendoci finire a terra tutti e due, con il mio cazzo ancora dentro la sua figa. Una volta ripresasi dall’orgasmo squassante, ricominciò a stuzzicarmi il cazzo, che rispose quasi subito alla sua lingua che ripuliva i miei e i suoi umori. Volli ricambiare quel suo giocare con la mia verga, girandomi e leccando le sue grandi labbra, passando poi al loro interno, mordicchiando il clitoride che sporgeva per via dell’eccitazione sempre maggiore. Quel sessantanove ci portò nuovamente ad uno stato di pura libidine, al punto che, lei, mi chiese di sfondarle anche il buco del culo.

Io non persi tempo, e, mettendola a novanta gradi, le infilai prima uno, poi due ed infine tre dita nel suo buchino, fino a che non glieli estrassi tra i suoi lamenti di goduria, e le infilai fino alle palle il mio cazzo. Inizialmente provò un dolore atroce ma, in seguito, cominciò a godere, arrivando ad avere anche tre orgasmi, uno di seguito all’altro, mentre io affondavo con colpi sempre più poderosi il mio cazzo nel suo intestino, aggrappandomi contemporaneamente alle sue pere che strizzavo con mio, e suo, gran piacere. Andammo avanti per un quarto d’ora, finché non godemmo ancora una volta insieme. Ci apprestavamo a rivestirci, quando si spalancò la porta ed entrò sua cognata Monica che, vedendoci mezzi nudi, si mise ad inveire contro la cognata svergognata, si rigirò per uscire ed aprì la porta.

Ilaria a quel punto si tuffò contro la porta, e, afferrando la cognata per la camicia, la strattonò talmente forte che la stessa si strappò, rivelando come Monica fosse senza reggiseno. Alla vista di quella lotta, ma, soprattutto, di quelle due tette di una terza abbondante che ballonzolavano libere, mi avvicinai alle due litiganti e, facendo scostare Ilaria, bloccai, con una mia mano, le mani di Monica dietro la sua schiena, cominciando a stuzzicare i suoi capezzoli, che non tardarono a mostrare tutta l’eccitazione che stava montando in lei.

Le sollevai la gonna, le strappai le mutandine e le infilai il mio cazzo nella sua figa ormai sbrodolante. Ilaria si eccitò nuovamente, e si chinò sotto di noi passando, con la sua lingua, a stuzzicare ora le mie palle, ora la figa e il culo di Monica che stava urlando tutta la sua goduria. Tra il disappunto di Monica, le estrassi il cazzo dalla figa per poi infilarglielo, piano ma inesorabilmente, nel suo culo che, nonostante la sua verginità, accolse tutta la mia verga. Continuavo ad alternare il mio cazzo, tra la sua figa ed il suo culo, per venti minuti circa, finché non venimmo contemporaneamente, lei per la quarta volta ed io per la prima con lei.

Da quel giorno io, Ilaria e Monica ci facciamo delle gran scopate appena possiamo, e Monica mi ha promesso che, prima o poi, mi farà assaporare quel gran pezzo di figa della figlia.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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