Tag: racconti erotici ho preso il cazzo di mio figlio nel culo

racconti erotici ho preso il cazzo di mio figlio nel culo

Quel giorno in autogrill

Fonte: pornoracconti.com/

Uscimmo dal privé che avevo più voglia di quando vi ero entrata. Eppure le occasioni per farmi una e più scopate le avevo avute, ma mio marito quella sera non era particolarmente in vena: me lo mise dentro mentre spompinavo un signor cazzo, dopo sborrato mi disse che voleva tornarsene a casa. Ero infuriata, la figa mi pulsava, mi sarei infilata dentro qualsiasi cosa pur di godere, ma a lui non feci capire il mio stato d’animo: nessun rimprovero da parte mia. Salì in macchina e gli sfoderai uno dei miei migliori sorrisi, lui ricambiò e mi accarezzò il ginocchio… In realtà l’avrei voluto strozzare! E se l’avessi fatto avrei sbagliato, non mi sembrava giusto per una serata andata male buttare alle ortiche tutto quello che avevamo fatto fino a quella sera. Grazie a lui in quel privè mi ero fatta tutti i single e non so quanti mariti di coppie reali. Quelle fittizie nate per una sera non c’interessavano: cercavamo solo gente come noi, ossia “vera”!

“Fuori uno, fuori due, fuori tre!”. Ripensavo ad alta voce a quella volta che sotto lo sguardo attento di un vasto pubblico fatto di coppie ne feci sborrare tre in rapida successione. Eravamo nella sala quella grande riservata a sole coppie, mio marito ed io ci mettemmo su un letto in disparte ed iniziammo a pomiciare. Poco dopo si unirono altre coppie e demmo vita ad una vera orgia. Di solito le attenzioni di chi preferisce solo guardare erano rivolte al lettone centrale quello a forma circolare, ma quella sera si spostarono tutti dalla nostra parte, anche se impegnata a ciucciare tanti cazzi sentivo i commenti dei maschietti e anche delle femminucce ed erano tutti rivolti a me. Mi definivano una gran vacca, una vera troia questo mi lusingava non poco. Ebbi un numero indicibile di orgasmi quella notte, ero davvero sfinita, ma non abbastanza da privarmi dell’ultima sborrata, quella di mio marito che con la sua venuta nella mia bocca conclusi quella performance che ebbe un gran successo.

Mio marito imboccò l’autostrada. 53 km ci dividevano da casa, abbassai lo schienale del sedile e mi sfilai il perizoma che buttai alle mie spalle. “Cosa fai?” mi chiese il mio uomo distogliendo per un attimo lo sguardo dalla strada. “Guida, non badare a me”. Sollevai la gonna e iniziai a masturbarmi. Lui di tanto in tanto mi lanciava qualche occhiata, aspettavo la sua mano che prendesse il posto della mia, ma non avvenne. Allora mi girai dal lato della portiera e continuai a menarmi il grilletto ed a ficcarmi due dita dentro.

“Mi dispiace per stasera, ma non mi sento tanto bene, ho un forte mal di testa”. Girai la testa verso di lui per rassicurarlo. “Non temere, avrai modo per rifarti, non devi sentirti in colpa se mi masturbo, sai che mi piace farlo!”. Era la verità. Mi facevo dei ditali sia mentre mi fotteva che dopo un solo orgasmo se questo non mi saziava. La macchina rallentò, alzai la testa e vidi che eravamo entrati in un autogrill. Parcheggiò distante dal bar. Si chinò con la testa tra le mie cosce che allargai per accogliere la sua lingua, ma dopo poche leccate si risollevò.

“Non ce la faccio, mi dispiace”. Aveva solo peggiorato la situazione, rimisi a posto il sedile ed i capelli, accesi una sigaretta. “Va al bar, lì magari becchi qualcuno, ti aspetto qui e se ci sono problemi mi fai uno squillo.” mi disse. In realtà l’avevo già pensato prima di lui, ma avevo paura di fare qualche brutto incontro. Gli dissi di ripartire ma non lo fece, continuava a dirmi di andare al bar ed alla fine scesi. Con le gambe che mi tremavano e la figa zuppa mi avviai verso il bar.

Il mio abbigliamento non aveva niente di sconcio: indossavo una camicetta bianca ed una gonna nera con lo spacco sulla coscia sinistra, sotto autoreggente sempre neri e stivali dello stesso colore, il reggiseno di pizzo bordò e dil perizoma era rimasto nella macchina. Non vi era molta gente all’interno del bar, ordinai un caffè e comprai delle sigarette. Preso il caffè mi aggirai tra gli scaffali: da uno presi un libro e con poco interesse iniziai a sfogliarlo. Dietro di me sentii la presenza di qualcuno che mi alitava sul collo.

“Sei sola?” mi disse con voce calda, non risposi, continuai a far finta che quel libro m’interessava. Il tizio avanzò di qualche centimetro che fu sufficiente a farmi sentire la sua verga sulle chiappe. “Allora ti va?”. Mi girai per vedere che faccia aveva: era abbastanza giovane e tutto sommato non male. “Cosa dovrebbe andarmi?” gli risposi con non poca emozione. “Una chiavatina, che ne dici?”. La sua crudezza non m’infastidì, anzi li preferivo schietti piuttosto che macchinosi: girare intorno a quello che si voleva era solo ipocrisia.

“E dove la vorresti fare questa chiavatina?”. Avevo riposto il libro e mi ero girata verso di lui ,ora eravamo uno di fronte all’altra. “Va nel cesso delle donne, lì staremo tranquilli, sei l’unica donna qui dentro”. Mi avviai verso le toilette, mi guardai allo specchio: la mia faccia sputtanava in modo evidente la voglia che avevo, era stampata su di essa. Lo vidi: mi mise le mani sulle spalle ed iniziò a baciarmi sul collo. “Le donne della tua età sono le più puttane!”, si chinò e scomparve sotto la mia gonna.

Cristo la sua lingua sembrava la punta di un trapano: era veloce e non si soffermava mai sullo stesso punto, svariava dal clitoride alla vagina fino al buco del culo. Mi ero appoggiata con le mani sul lavello e curvata in modo che potesse lapparmi bene. Accostai le labbra allo specchio, tirai fuori la lingua e mi auto leccavo: vedere il mio viso da troia riflesso mi eccitava un casino. “Ohhh… siii lecca fammi godere ti prego…”. La voglia, il desiderio di essere appagata non ti fa connettere. Quel ragazzo che avevo tra le cosce poteva essere un criminale, un maniaco, poteva avere qualche brutta malattia, ma tutto questo in quel momento non contava. Quello che m’importava era il piacere che mi stava dando.

Quando mi fece inginocchiare per farsi sbocchinare, sentii dei passi che venivano nella nostra direzione. “Non agitarti, pensa solo a succhiare!”. Succhiavo, ma non ero tranquilla, infatti una mano si poggiò sulla mia testa e accompagnava il movimento del mio collo. Questo succedeva spesso anche nel privè che mentre ciucciavo uno quello in attesa mi scandiva il tempo. “Ora potresti anche succhiare un po’ il mio!”. Il nuovo arrivato mi girò la testa e me lo mise in bocca, l’altro per non lasciarlo lì iniziai a segargli il cazzo. Il cesso era stretto ed il ragazzo conosciuto per primo si sedette sulla tazza: io dandogli le spalle mi ficcai la verga in figa, l’altro in piedi me lo rimise in bocca.

Galoppavo, sembravo un’amazzone impazzita e con molta abilità non perdevo il cazzo dalla bocca, riuscivo a coordinare le due cose. “Posso sborrarti dentro, lurida bocchinara?” mi disse quello seduto sul cesso. “NO!” gli intimai e me lo sfilai, la sborra calda si abbatté sulle mie chiappe: la spalmai come fosse crema e nel fare questo non mi accorsi che anche l’altro stava per sborrare e lo fece sul mio viso. Gli schizzi mi centrarono gli occhi, il naso ed i capelli. Lo ripresi in bocca, era ancora duro, sentivo il tizio bestemmiare ed offendermi ma non mollavo anche perché stavo per avere un altro orgasmo visto che quello dietro mi aveva ficcato due dita nel culo.

“Ohhh, oh si… siii vengo, vengooo!”. Io ero venuta e loro scappati. Restai seduta sul cesso per un po’. Dopo mi lavai e ricomposta alla meglio uscii con lo sguardo basso senza guardare gli avventori del bar. Arrivata alla macchina vidi che mio marito dormiva. Accesi una sigaretta e la fumavo appoggiata al cofano. Messa così con le gambe incrociate, lo spacco che mostrava la coscia davo proprio l’impressione della puttana: questo dovette pensare l’autista dell’auto che sì accostò. “Quanto vuoi?”. Ero sazia? Forse no visto che buttai la sigaretta ed entrai nella macchina.

“Quello che mi merito” gli risposi. Parcheggiò nell’aria destinata ai camion. “Sono uno che ama il rischio quindi niente profilattico, se accetti ti pago bene”. A me dei suoi soldi non fregava nulla, era il cazzo che volevo e speravo che l’avesse grosso tanto da farmi male. Si sdraiò e lasciò a me ogni iniziativa: gli allentai la cintura e calai i calzoni, anche se non era ancora duro sembrava abbastanza grosso. Gli accarezzavo le palle e con la punta della lingua giocavo sul glande: quando si eresse, lo ingoiai con avidità lui istintivamente si sollevò ed emise un grido di piacere.

“Stronza che cazzo fai, così mi fai venire un infarto, vacci piano!” per tutta risposta sputai ripetutamente su quella verga maestosa e roteando la mano intorno all’asta spalmavo la mia saliva. Lo resi talmente viscido che mi arrivò alle tonsille, scivolava dentro di me che era un piacere. Il tipo si dimenava sul sedile come se avesse una crisi epilettica: quel suo fremere mi contagiava, e come lui anch’io mi dimenavo. Avevo tra le cosce la leva del cambio che stringevo, mi sollevai quel tanto che bastava per potermela ficcare nel culo. Nel vedere questo il tipo schizzò il suo piacere sul mio seno che avevo scoperto. Era infuriato perché non era riuscito a chiavarmi la fica. Andavo su e giù su quella leva e stringevo quel cazzo ormai molle. Quando venni gli morsi le labbra, non capiva niente, era letteralmente nel pallone. Voleva per forza pagarmi, non accettai un euro.

Tornata a casa mi misi nella vasca da bagno e ci rimasi fino al mattino.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

Ultime ricerche

Quella gran vacca della mia vicina

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…lla-mia-vicina/

Non mi ero nemmeno accorto quando si trasferirono i nostri nuovi vicini di casa, e men che meno mi importava chi fossero. Pian piano feci amicizia con i figli, che erano più piccoli di me di una decina d’anni, ma che ci univa la passione per il pallone, ma ancora non mi interessavo alla madre, che era sì molto bella, ma che non si mostrava mai in atteggiamenti provocantemente eccitanti.

Passarono un paio d’anni da quando si trasferirono, ed io continuavo le mie partitelle in strada con i figli dei vicini, quando cominciai a guardare la loro mamma (Ilaria) con occhi più attenti: capelli castani, una faccia da troia bocchinara, due tette da infarto(una quarta bella soda), due cosce da percorrere con la lingua avanti e indietro per ore e ore, un culo alto e sodo, il tutto racchiuso in 170 cm. di altezza.

Non perdevo occasione per spiarla mentre stendeva o raccoglieva legna nel suo giardino, eccitandomi a guardare come il vento sollevasse, fino a mezza coscia, la gonna leggera che indossava spesso e volentieri. Ormai le seghe, con relative sborrate, con lei come unica protagonista non si contavano più. Un giorno d’inverno successe l’inaspettato.

Stavo aspettando che Ilaria uscisse per spiarla come al solito, quando si aprì il portoncino di casa sua e apparve lei con una stretta tutina di colore verde, chiusa da una cerniera che partiva da sotto al collo per fermarsi in direzione della sua figa, tutina che metteva in risalto tutte le sue forme compreso i capezzoli che spingevano impertinenti contro la leggera stoffa verde.

Il mio cazzo si alzò immediatamente sull’attenti ed io, non capendo più niente per via di quello spettacolo incredibile, mi sporsi troppo facendomi scoprire da lei con il cazzo in mano. Cominciai a preoccuparmi della sua possibile reazione negativa, quando rimasi letteralmente a bocca aperta mentre lei, avvicinatasi a me, si inginocchiò prendendosi in bocca il mio uccello incominciando un lento su e giù che partiva dalla cappella fino ad arrivare alle palle sempre più gonfie di sperma che lei, ogni tanto, mordicchiava provocandomi dei grossi brividi di piacere.

Ero talmente eccitato per quel fantastico pompino, che, senza avvisarla, le scaricai in fondo alla gola un mare di sborra calda, che lei, senza fare una piega, ingoiò tutto senza lasciarsene sfuggire una goccia. Si rialzò lentamente, strofinandosi addosso a me, ed il mio cazzo, al suo strusciarmi le tette sulla cappella, si ridestò immediatamente. Si mise in piedi, mi baciò con passione travolgente, e mi disse che non vedeva l’ora di riassaporare una buona dose di sperma, visto che il marito, da molto tempo, non la soddisfaceva sessualmente.

Io le strinsi le sue chiappe tra le mie mani, e la attirai ancor di più verso di me, facendole sentire tutto il mio cazzo che premeva sulla sua figa. Lei mi sorrise, dicendomi che finalmente aveva trovato un vero stallone al contrario di quella mezza sega del marito cornuto, e mi disse che avremmo proseguito in casa sua, visto che per un paio d’ore sarebbe stata libera.

Facemmo appena in tempo a richiuderci la porta alle spalle che subito mi e si spogliò completamente e, spingendomi spalle alla porta, si inginocchiò nuovamente davanti al mio batacchio, ma questa volta, dopo una veloce leccatina alla mia cappella, mi imprigionò il cazzo tra le sue stupende ed enormi bocce, cominciando una spagnola stupenda, finché non arrivai al limite di una nuova travolgente sborrata, ma lei, accortasi della mia prossima venuta, si staccò dal mio cazzo e, rialzatasi in piedi, si avvinghiò con le sue cosce incrociate dietro la mia schiena, e si impalò sulla mia verga andando su e giù sempre più velocemente.

Dopo dieci minuti di su e giù, venimmo contemporaneamente, e, per via della incredibile sborrata, le gambe mi cedettero, facendoci finire a terra tutti e due, con il mio cazzo ancora dentro la sua figa. Una volta ripresasi dall’orgasmo squassante, ricominciò a stuzzicarmi il cazzo, che rispose quasi subito alla sua lingua che ripuliva i miei e i suoi umori. Volli ricambiare quel suo giocare con la mia verga, girandomi e leccando le sue grandi labbra, passando poi al loro interno, mordicchiando il clitoride che sporgeva per via dell’eccitazione sempre maggiore. Quel sessantanove ci portò nuovamente ad uno stato di pura libidine, al punto che, lei, mi chiese di sfondarle anche il buco del culo.

Io non persi tempo, e, mettendola a novanta gradi, le infilai prima uno, poi due ed infine tre dita nel suo buchino, fino a che non glieli estrassi tra i suoi lamenti di goduria, e le infilai fino alle palle il mio cazzo. Inizialmente provò un dolore atroce ma, in seguito, cominciò a godere, arrivando ad avere anche tre orgasmi, uno di seguito all’altro, mentre io affondavo con colpi sempre più poderosi il mio cazzo nel suo intestino, aggrappandomi contemporaneamente alle sue pere che strizzavo con mio, e suo, gran piacere. Andammo avanti per un quarto d’ora, finché non godemmo ancora una volta insieme. Ci apprestavamo a rivestirci, quando si spalancò la porta ed entrò sua cognata Monica che, vedendoci mezzi nudi, si mise ad inveire contro la cognata svergognata, si rigirò per uscire ed aprì la porta.

Ilaria a quel punto si tuffò contro la porta, e, afferrando la cognata per la camicia, la strattonò talmente forte che la stessa si strappò, rivelando come Monica fosse senza reggiseno. Alla vista di quella lotta, ma, soprattutto, di quelle due tette di una terza abbondante che ballonzolavano libere, mi avvicinai alle due litiganti e, facendo scostare Ilaria, bloccai, con una mia mano, le mani di Monica dietro la sua schiena, cominciando a stuzzicare i suoi capezzoli, che non tardarono a mostrare tutta l’eccitazione che stava montando in lei.

Le sollevai la gonna, le strappai le mutandine e le infilai il mio cazzo nella sua figa ormai sbrodolante. Ilaria si eccitò nuovamente, e si chinò sotto di noi passando, con la sua lingua, a stuzzicare ora le mie palle, ora la figa e il culo di Monica che stava urlando tutta la sua goduria. Tra il disappunto di Monica, le estrassi il cazzo dalla figa per poi infilarglielo, piano ma inesorabilmente, nel suo culo che, nonostante la sua verginità, accolse tutta la mia verga. Continuavo ad alternare il mio cazzo, tra la sua figa ed il suo culo, per venti minuti circa, finché non venimmo contemporaneamente, lei per la quarta volta ed io per la prima con lei.

Da quel giorno io, Ilaria e Monica ci facciamo delle gran scopate appena possiamo, e Monica mi ha promesso che, prima o poi, mi farà assaporare quel gran pezzo di figa della figlia.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

Ultime ricerche