Tag: racconti erotici la mano in figa

racconti erotici la mano in figa

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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che gran zoccola la contessa

La contessa Francesca Maria Felicita Serbelloni Vien du Marrais posò le “Relazioni pericolose” a faccia in giù sul lettino e si guardò attorno.
Ormai la limonata, sul tavolinetto era tiepida e imbevibile.

Cercò con gli occhi la Marta. Non era a portata di voce, ma non aveva né la voglia né la forza per alzarsi. Sperò che per qualche insana ragione uscisse dalla frescura della casa o fosse sorprendentemente così intelligente da pensare che Lei avesse qualche necessità… Si fermò ad osservare con un pizzico di ammirazione il giardiniere che, imperterrito, continuava ad accatastare legna, rami, erba secca e altri vegetali vari al limitare della radura. Sembrava che per lui il caldo non esistesse. Comunque la sua schiena luccicava di sudore.
Non aveva capito se fosse a causa del caldo o di quello che stava leggendo, ma il suo costume mostrava inequivocabilmente che la sua passera sudava. Si alzò stancamente, strisciò verso il bordo della piscina e si lasciò cadere all’interno. Ormai era la terza volta che provava a rinfrescarsi ma aveva notato che l‘acqua diventava sempre più tiepida. Consultò l’orologio e constatò, con fastidio, che il tempo stava volando.

Alessandro aveva finito di accatastare le sterpaglie e aveva acceso gli arbusti. Il fuocherello iniziale era cresciuto velocemente. Sarebbero diventate cenere in breve tempo, sotto il suo sguardo vigile che controllava la combustione.

Non aveva intenzione di salire dall’altra parte dove c’era la scaletta, perciò, anche se con un certo sforzo, si tirò su e si avviò verso il patio. Nel breve tragitto le sembrò di essere già asciutta: entrò nell’ombra e senti subito che, in effetti, non lo era affatto.
Attraverso la vetrata vide Marta che stava spostando alcune sedie. Sicuramente aveva già predisposto quanto necessario per la serata. Lei francamente non ne aveva assolutamente voglia, ma ormai era un’abitudine consolidata: il 14 Luglio era ormai la data del rinfresco di mezza estate di casa Serbelloni.

Non che gli invitati le fossero particolarmente antipatici, erano ormai tutte vecchie carampane ammuffite, le “amiche” della mamma, buonanima. Solo la Vale aveva meno di sessant’anni e solo per la sua presenza, sempre inequivocabilmente sopra le righe, si riusciva ad avere una decente presenza maschile.
L’anno prima si era presentata con un bellissimo vestito blu elettrico, leggerissimo, trasparentissimo e senza dubbio osceno. Man mano che gli occhi degli uomini la fissavano, lei si eccitava sempre più. I capezzoli cercavano di forare il vestito e si vedevano queste bellissime, gonfie fragole. Aveva fatto arrapare tutta la popolazione maschile, compresa quella che non poteva ormai più far danni.
Alle 10 era scomparsa; mi descrisse con dovizia di particolari come si era fatta ripetutamente sbattere da tre signori non più giovanissimi, ma ancora attivi. Con somma gioia aveva potuto constatare che in effetti uno dei tre, con papillon e scarpe di vernice, era dotato di un magnifico cazzo over-size che l’aveva servita “regalmente”. Li aveva gustati a lungo sul lettino in fondo alla radura, il grosso in figa, un altro stabilmente tra le labbra ed il terzo a smanettarsi poco lontano. Dopo il primo “giro” tra le sue cosce, due dei tre l’avevano “sentitamente ringraziata” e si erano fatti di nebbia.

Era allora che il suo “stallone bianco” come l’aveva definito lei, aveva dato il meglio di sé. Le aveva preso la nuca a piene mani e posizionata sul salsicciotto un po’ barzotto. Capendo subito le sue intenzioni, lusingata dell’effetto che faceva sul navigato compagno, aprì subito la bocca e si apprestò a quello che lei pensò fosse un impegnativo duello.
Come si sbagliava. Lo sentì quasi subito riprendere vigore e man mano che si ingrossava faceva il suo lavoro con sempre maggiore difficoltà. Il profumo del cazzo uscito pochi secondi prima dalla sua passera, il sapore dolciastro dello sperma ma soprattutto la compattezza e grossezza dei suoi coglioni la inebriavano. Cercò con gli occhi il viso dello stallone: sorrideva beato del suo cazzo ormai marmoreo. Pochi secondi e si ritrovò nella stessa posizione di prima. Si preparò a gustarsi la seconda pecora della serata.
Poi il sangue le defluì dal cervello e le si offuscò la vista. Le aveva appoggiato velocemente, troppo velocemente, la cappella al buco e aveva spinto.
Le aveva contemporaneamente comunicato la sua intenzione di incularla e quando la cappella era entrata, lei aveva visto le stelle.
Aveva resistito, strozzato l’urlo che le era salito in gola, ed era crollata sulle braccia cercando di disarcionarlo: senza effetto. Ne aveva dovuto aver inculate un bel po’, perché sapeva come rimanere ben saldo. Era entrata solo la cappella: le disse di star calma, ferma e di aspettare. Le comunicò che il più era fatto. Quando l’aveva scopata, poco prima, aveva visto il suo forellino che si apriva ad ogni spinta, che non facesse la santarellina…l’aveva già dato via da un po’….
Era vero, ma la stazza dei suoi precedenti … non era quella dello stallone; non era stupida e cercò di rilassarsi un po’, nonostante il dolore. Il suo primo sverginatore le diceva di spingere in fuori per farlo entrare. Fece così, ma non le sembrò che il dolore migliorasse.
Si accorse dopo qualche secondo che invece un successo lo aveva ottenuto.
Ora aveva i coglioni dello stallone che sbattevano sulle labbra della figa. Ormai aveva il buco anestetizzato dal troppo dolore.
L’aveva sfondata?
Stava sentendo che aveva cominciato a tirarlo lentamente fuori e lei cercò di cagarlo fuori definitivamente. Era una opzione…ma il bastone ormai aveva aperto una strada, era duro, enorme e aveva trovato un ritmo. Lo prese bene, stavolta, con poco dolore e quando sentì che i coglioni le sbattevano ritmicamente sulla figa, capì che forse si sarebbe potuta divertire. Allungò la destra sotto di sé e prese tra le dita le labbra della passera, le strinse e sfregò i polpastrelli sul grillo con forza, quasi con violenza.
Infilò il medio in profondità, fin dove poteva e sentì distintamente il cazzo che entrava e usciva.
Un po’ di dolore c’era ancora, ma la sensazione del cazzo che le stava aprendo il culo era sublime: si aiutò ancora con la destra e al suo cavaliere la mossa piacque molto, la incitò, dicendole che se lei era d’accordo l’avrebbe servita per un po’… quando uscì completamente e glielo rimise in figa le partì un orgasmo lunghissimo che lei cercò, oltretutto riuscendoci, di ampliare con un robusto massaggio al grilletto.

Stava per crollare rilassandosi, quando senti con stupore che il porco non aveva finito: sentì la cappella rientrarle in culo, senza ostacoli di sorta. La fece girare un poco sul fianco e cominciò la vera cavalcata. Sapeva che questa volta non si sarebbe fermato, né avrebbe cambiato canale. Così fu.
Le venne lungamente in culo e lei sentì distintamente la durezza del cazzo gonfio e ciò che le riversava dentro. Anche se era venuto continuò ancora un po’ e la sensazione del cazzo che lentamente si sgonfiava non fu affatto spiacevole, ora l’inculata era più delicata, leggera.
Spinse leggermente per farlo uscire e ci riuscì facilmente.
Lui, da grandissimo porco le chiese di spingere fuori, voleva vedere il suo sperma uscirle dal culo.
In un primo momento si scandalizzò ma poi… dopotutto aveva appena finito di incularla duramente e lei aveva goduto come poche volte, perché no? … spinse.
Il rumore dell’assordante scorreggia condita con spruzzi di sperma li colse impreparati e dopo una frazione di secondo di stupefatta sorpresa cominciarono a ridere come ragazzini. Più ridevano, più si guardavano in faccia e ricominciavano a ridere.
Lui si lasciò cadere al suo fianco e cominciò ad accarezzarle il seno. Le mormorò all’orecchio che anche se rotto suonava bene … prese cavallerescamente il pugno che lei le aveva dato imbronciata e si accoccolò a cucchiaio dietro di lei. Gli chiese di essere discreto e lui garantì per sé, ma anche per i suoi due amici: sapevano come comportarsi. Le chiese se lei era solita non portare intimo ma lei ridacchiando confessò che quella sera aveva bisogno di sesso. Si accordarono per andare via subito: lei non era in condizioni tali da potersi ripresentare alla festa.

Quando aveva finito di raccontare, la Vale le aveva ricordato che l’anno prima, dopo la festa, era restata in casa per un paio di giorni. Le aveva confessato che non riusciva quasi a camminare, da come aveva il culo bruciante. Ad un certo punto si era preoccupata veramente poiché il gonfiore non accennava a passare. Il suo stallone aveva telefonato tutti i giorni, un po’ preoccupato anche lui. Temeva di aver fatto dei danni. Lentamente tutto ritornò “quasi” come prima. Il suo cavaliere le diede qualche “dritta”, alcune indicazioni, e un paio di cremine adeguate (era farmacista). Passarono insieme tutta l’estate, l’autunno e parte dell’inverno. Da come ne parlava Vale doveva essersi divertita molto. Francesca si ripropose di ritornare sull’argomento poiché aveva la curiosità di conoscere le “dritte” e le “indicazioni”. Lei così non lo aveva mai fatto: anche se quando si masturbava aveva accarezzato spesso il buchino e le era piaciuto molto. Quella sera Vale sarebbe venuta, ma le aveva chiesto esplicitamente di non fare la ragazzaccia e di comportarsi da tranquilla “zitella” come la chiamava scherzosamente.

La Marta aveva quasi finito. Le chiese quando sarebbe giunta la ditta del catering e la Marta le garantì che aveva già telefonato. Per le dieci sarebbe stato tutto pronto; comunque, come gli altri anni, sicuramente nessuno si sarebbe presentato prima delle dieci e mezzo. Alessandro aveva finito di ripulire la radura dietro la villa ed era scomparso: sicuramente era in dependance a farsi la doccia, a cambiarsi per la serata: avrebbe dovuto accogliere gli invitati. Salì verso il piano superiore per cambiarsi. Mentre saliva le scale, vide che dietro la dependance c’era Alessandro che aveva pensato bene di darsi una prima sommaria ripulita con la canna dell’acqua che usava per il giardino. Era nudo e la Franci si spostò un poco per non farsi vedere nel riquadro della finestra. Notevole, il ragazzo aveva un fisico notevole. Cercò di vedere come era messo ad attributi: era di fianco e non riusciva a capire. Con suo grande disappunto ora si era girato, vedeva solo il culo e le spalle. Girati, pensava … dai girati… fammi vedere quanto ce l’hai grosso… niente da fare… si era piegato, chiuso l’acqua, rialzato ed entrato nella porta sul retro. Maledizione, era nudo e non ho visto quasi niente, pensò.

Andò liscio quasi tutto. Il solo imprevisto fu l’arrivo, non atteso ma gradito del consorte. Nei tre anni di matrimonio si era fatto vedere, alla festa di luglio, solo la prima volta: solo per gustarsi i complimenti per il restauro della “magione” dei Serbelloni. Con quello che gli era costato….
Giuffredo Esposito aveva fatto fortuna. Ma quel nome e cognome gli stavano stretti. Sposandosi con la Franci aveva raggiunto il suo scopo. Ormai tutti i conoscenti e nell’ambiente, lo chiamavano (talvolta un po’ ironicamente) “Il Conte” e soprattutto aveva un po’ stornato i sospetti sulle sue tendenze: che fosse esclusivamente omo era noto solo ad una ristretta cerchia, oltre che a Franci, naturalmente.
Il loro accordo prevedeva un “matrimonio bianco”. Lui metteva i soldi e lei il titolo nobiliare. Esposito le aveva chiesto di non farsi amanti ufficiali od ufficiosi e di essere discreta per qualche anno. Non pretendeva che diventasse monaca, solo che non lo facesse spudoratamente. Aveva avuto informazione che la contessa era stata molto discreta. Un paio di fugaci “trasferte” durante una gita a Roma (con una vecchia conoscenza …) e a Verona con un giovanotto probabilmente a pagamento. Il suo informatore sospettava inoltre, senza prove concrete, che non disdegnasse una “rimpatriata” con qualche amica fidata. Ma le scappatelle in questione erano sempre avvenute a casa delle signore e anche se aveva passato la notte da loro, non era detto che avessero ….. consumato. Anche se certi atteggiamenti molto “intimi” lasciavano pochi dubbi…. Meglio così.

Quando il consorte le chiese di parlarle in separata sede e lontano da orecchie indiscrete la Franci capì che era qualcosa di importante.
Quello che la sorprese, nell’atteggiamento del suo “marito” fu “l’ira funesta che infiniti addusse lutti ai parenti” come disse lui. Alcune analisi avevano rivelato che non era al massimo della forma (a 74 anni, pensò lei, e con la vita che faceva…) e non voleva assolutamente che i “bastardi, benpensanti baciapile di merda” come definì i suoi parenti napoletani, potessero cercare di ereditare qualcosa: inoltre non gli dispiaceva pensare alla faccia dei suoi compari quando l’avessero saputo….

Le disse che da quel giorno desiderava ardentemente che…. si facesse, riservatamente, adeguatamente fottere fino a rimanere incinta. Quando ciò si sarebbe verificato le avrebbe fatto ricevere un vitalizio di cinquemila euro al mese e un lascito alla sua morte tale per cui “potrai fare la signora tutta la vita”. Sapeva che Esposito era molto riservato su certi argomenti, ma si azzardò lo stesso a chiedergli se era una cosa grave: lui nicchiò un attimo, ma poi le confidò che era un problema circolatorio. Nulla di grave ma era meglio tutelarsi prima. Come le aveva detto non aveva intenzione di sovvenzionare a vita quei parassiti. Le diede un buffetto su una guancia, quasi affettuoso e le disse di divertirsi.
La contessa lo guardò e cercò sul suo viso qualche segno di turbamento, ma le sembrò un uomo assolutamente sereno. Che le avesse detto quelle cose, che si fosse espresso in maniera così tranciante verso i suoi parenti, la turbò non poco. Inoltre non capiva se questa senile voglia di paternità fosse dovuta più ad un desiderio di danneggiare gli altri piuttosto che far in qualche modo felice sé stesso. Le chiese inoltre la sua disponibilità, verso la metà di settembre a presenziare insieme a lui ad un importante avvenimento mondano all’Ambasciata Americana a Parigi. Poteva essere molto importante per i suoi affari e lei accettò senza fare trasparire troppo il suo entusiasmo.

La serata si concluse in maniera assolutamente noiosa, Esposito era risalito in macchina, dopo il colloquio e se ne era andato via così come era venuto. La Vale le aveva fatto ciao con la manina e scortando la nonna ottuagenaria aveva preso la strada di casa. All’una l’ingresso della villa era sgombero da auto, il patio silenzioso e triste, con bicchieri sparsi qua e là, la radura sul retro deserta. La Marta stava raccogliendo i resti del cibo dalla tavola e Alessandro i bicchieri sparsi in giro.
Ripensò a quello che le aveva chiesto di fare Esposito e mentre si apprestava ad andare a letto, passando davanti allo specchio del bagno si fermò a guardarsi.
I capelli ramati gli occhi un po’ allungati e verdissimi, il seno ancora alto e pieno faceva di lei un boccone molto appetibile, pensò: lentamente si girò a guardarsi il culetto. Non lo aveva matronale, sembrava quello di ragazzino.
Si, pensò tra sé: era ora di divertirsi, autorizzata, peraltro da colui che le aveva consentito di vivere alla grande. Cosa poteva volere di più? Non più solo la lingua infernale della Vale. Avrebbe preso cazzo.
Alla grande, anzi in quantitativi massicci. Si addormentò dopo essersi sfinita con un paio di orgasmi: il primo, per scaldarsi, con la fedele manina. Non le bastò: allungò la mano sotto il cuscino, accese il vibratore e se lo infilò dentro la figa, già allagata, lo mise al massimo, si pose a pancia in giù incrociando le gambe per sentirlo meglio stringendolo e mentre il giocattolino le faceva salire il climax si aiutò con il dito sul grilletto. Il godimento arrivò devastante, le contrazioni spasmodiche dell’orgasmo le fecero uscire il dildo, che ormai aveva espletato il suo lavoro.
La mattina dopo si svegliò troppo presto.
Non aveva nessuna intenzione di alzarsi, allungò la mano a cercare il vibratore, si leccò le dita per inumidirsi la figa, lo infilò e senza accenderlo, cominciò a lavorarsi. Quando si sentì vicina al punto di non ritorno si fermò. Lo fece più volte: la mattina si masturbava con calma, voleva che le bastasse sino a sera….
Si riaddormentò.
La svegliò il rumore della motofalciatrice, lontano, ma ugualmente antipatico, ostile. Si alzò con l’intenzione di chiedere ad Alessandro perché aveva iniziato così presto: prima di arrivare alla porta, però, si rese conto che il sole era abbagliante. Guardò l’orologio e si domandò come mai la Marta non le avesse portato la solita colazione. Fece mente locale e si rese conto che probabilmente le stoviglie della sera precedente l’avessero distolta da quell’incombenza. Si allacciò la vestaglia e pensò che forse era meglio così. La sera prima aveva sbocconcellato un po’ troppo e se avesse saltato la colazione la sua linea non ne avrebbe sicuramente risentito! Aprì la vestaglia e si rimirò nuovamente allo specchio. Si avvicinò per vedere meglio tutti i particolari: il seno era tonico, ancora bello alto, lo soppesò con le mani girandosi un po’ di lato per vederlo di profilo. Sì, faceva la sua porca figura. Si girò di fronte, allargò un po’ le gambe, erano lisce e curate, senza inestetismi né cellulite. Si chiese se fosse il caso di curarsi un po’ di più il pelo della passera.
Da “quasi rossa” quale era lo aveva lungo e a cascatella: alla Vale piaceva molto separarlo con la lingua e talvolta glielo prendeva a piene mani tirandoglielo un po’. Ma si sa che gli uomini sono strani e a taluni piace di più la passera implume. La Vale l’aveva così e affermava che a quei porci di uomini dava l’idea di scoparsi una teen implume e ciò li infoiava da matti. Se lo diceva lei…
Decise di chiederle consiglio e di raccontarle la sua nuova libertà. L’aveva già consigliata bene quando aveva ricevuto la proposta di Esposito. Ora che poteva gustarsi cazzi a volontà aveva però il problema di cercarsi quelli giusti. Nella sua cerchia era escluso: i papabili era pochi, stronzetti e con la lingua lunga. La Vale invece, col suo lavoro, aveva un giro diverso, scopava con diversi galletti e se gliene avesse consigliato qualcuno…
D’estate erano praticamente inseparabili, la Vale si occupava di turismo invernale e fino a Ottobre e oltre la stagione era praticamente morta; il telefono, invece, squillò a lungo prima che la voce impastata della Vale le rispondesse. Fece orecchie da mercante alle sue proteste e le disse di arrivare per pranzo.

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Mia moglie al lavoro


Eccomi ancora con un racconto erotico su mia moglie, spero vi piaccia e che commentiate o anche mi contattiate in privato.
Buona lettura.

Mia moglie lavora nell’ufficio di un ipermercato, quindi a volte capita che lavori fino a tardi la sera.
Un giorno di questi, ho visto che usciva con la gonna della divisa, lunga fino al ginocchio ma non la mette quasi mai. Forse per questo, decido di andare a trovarla in ufficio sul tardi.
Entro e salgo negli uffici, praticamente deserti vista l’ora e mi dirigo verso il suo ufficio, c’è la porta socchiusa e sento la sua voce provenire dall’interno, insieme ad un’altra voce maschile. Mi fermo davanti alla porta ad ascoltare e mi sembra che parlino di lavoro. Sbircio dall’apertura della porta e vedo mia moglie seduta alla sua scrivania e di fronte a lei c’è un suo collega; però la gonna di mia moglie si è alzata, lascia scoperte le cosce e si vede il bordo delle calze autoreggenti… non so perchè inizio ad eccitarmi, e decido di aspettare e vedere cosa succede. Lei chiama il collega, dicendogli che gli deve far vedere una cosa sul pc. Lui si alza e va verso di lei, nota subito la gonna e il lembo di pelle che esce da sotto e sento che dice:
– cosa stai facendo?? – 
– non ti preoccupare, voglio solo divertirmi…-

– ma sei sposata…. E ci possono sentire… non possiamo…-
E lei, tastandogli con una mano il pacco…
– lui non la pensa così! –
Lo tira a sé, gli slaccia cintura e pantaloni e glielo tira fuori dalle mutande.
– mmmhhhh hai proprio un bel cazzo, fammelo assaggiare –
e inizia a leccargli la punta…a questo punto il suo collega perde ogni remora e la incita…
– aaahhh sììììì, come lo lecchi bene cazzo, dai continua –
E con la mano accompagna il movimento della testa. Lei succhia e lo prende tutto in bocca fino alle palle, con la bocca ci sa proprio fare e lui apprezza il lavoro, tastandole le tette attraverso la camicetta quasi completamente aperta.
Io assisto allo spettacolo con un misto di rabbia ed eccitazione, ho l’uccello duro e me lo tiro fuori.
Lei si stacca dall’uccello del collega, che ormai è diventato di marmo e si siede sulla scrivania, allarga le gambe e gli dice:
– dai, adesso leccami la figa che ho voglia… – 
Lui non se lo fa ripetere, le sfila la gonna che ormai era salita fino in vita e le mutandine nere, le allarga ben bene le gambe e si tuffa a leccarle la figa pelosa, non vedo bene cosa fa ma sento mia moglie gemere e incitarlo…
– sììììì daiiiii, continuaaaaa, aahhh che bellooooooo, non ti fermareeeeeee ahhhhhhhhh –
Ha le gambe apertissime e si tocca le tette mentre lui la lecca avidamente, vedo che usa anche le mani per farla godere di più. Intanto io continuo a segarmi, la scena di mia moglie leccata me lo ha fatto diventare di marmo!
Ad un certo punto lei dice:
– adesso scopami! Scopami, voglio sentirlo dentro, dai!-
– sì troia, adesso ti scopo e vedrai come godi! – 
– sì dai, scopami come una troia, fammi godere come una vacca!-
E glielo infila dentro la figa in un colpo solo, tanto deve essere bagnata…
– ahhhhhh sììììì cazzo che bellooooo, dai scopamiiiiiii – 
– sìììììì troia, prendi il cazzo, ti piace eh… – 
– sììììì mi piace, daiiiiii daiiiiiiiii – 
La scopa forte, le dà colpi che le fanno ballonzolare le tette e le tiene le gambe apertissime.
Preso dalla foga della scena, urto la porta che si apre con un cigolio. Mi sentono e si voltano…
– cazzo, tuo marito! – 
Ed esce dalla sua figa, balbettando qualche scusa. Lei fa lo stesso, si cerca di scusare in qualche modo…
– caro, no, è che, scusami non volevo… – 
Io mi avvicino con ancora l’uccello in mano
– ah sì, non volevi? Neanche quando glielo hai succhiato? Neanche quando ti sei fatta leccare e scopare come una troia? Se è questo che vuoi, lo avrai….-
– no, non volevo, scusami….-
– non mi interessa, volevi scoparlo e adesso lo scopi. Tu, continua a scoparla!-
E lui 
– ma io….. non so –
– ti ho detto di scoparla! Lo stavi già facendo no? Continua a scoparla, questa troia! – 
Lui è un po’ titubante, non si aspettava questa mia reazione ma alla fine ricomincia a scoparle la figa.
– ti piace, eh, troia, farti scopare da lui, eh? – 
– no, non voglio….-
– non me ne frega un cazzo, adesso ti fai scopare come una troia mentre me lo succhi! Dai, succhiamelo! – 
E le metto l’uccello vicino alle labbra
– dai, succhialo ho detto! Prendilo e succhiamelo! – 
Lei, ormai succube, me lo prende in bocca e inizia a succhiarmelo.
– ahhh brava, succhialo per bene mentre ti scopa. E tu, scopala più forte, vedi come le piace? Dai! –
Inizio a scoparle la bocca mentre lui le scopa la figa, glielo infilo fino in gola e lei succhia, incavando le guance da brava pompinara.
– cazzo lo succhi meglio mentre ti scopa, bravaaaaaa ahhhhh – 
Dopo un po’ di questo lavoro, decido di farle cambiare posizione.
– adesso esci, che la mettiamo a pecora, vedrai che bello…. Dai, girati a 90! – 
La faccio scendere dalla scrivania, ha lo sguardo sconvolto dagli orgasmi, si mette in piedi a 90 gradi con le mani appoggiate alla scrivania e sporge il culo in fuori, verso il cazzo del collega.
– dai, cosa aspetti, mettiglielo dentro, non vedi come lo vuole la troia? Guarda che bello spettacolo, dai scopala! –
Lui glielo infila nella figa e inizia a pomparla, io mi rimetto davanti a lei e le offro il cazzo da succhiare.
– dai continua a succhiarmelo mentre ti scopa, che ti piace… –
– aaahhh sììì, che bello, scopamiiii mmmmmmhhhhhhh-
E riprende a succhiarmi il cazzo avidamente, io le scopo la bocca e il collega le scopa la figa tra gemiti e sospiri.
Ma voglio anch’io la mia parte di figa…
– adesso esci che la voglio scopare io, tu fattelo succhiare, vedrai com’è meglio mentre la scopo –
Lui esce e ci scambiamo le posizioni.
– cazzo come ce l’hai larga a bagnata, ti è piaciuto farti scopare eh? Adesso ti scopo per bene anch’io, ti scopo come una vacca… –
– sììì scopami, scopami forte, sono la tua vacca, daiiiiiii –
E inizia a succhiargli il cazzo mentre la scopo a pecora con foga, le faccio sbattere le palle sul culo da tanto affondo, lei è squassata dai colpi e rischia di perdere il controllo del cazzo che ha in bocca, ma da brava pompinara non se lo fa scappare.
– ahhhhh hai ragioneeee, mentre scopa lo succhia meglio, cazzo che pompaaaaaa –
Continuiamo così, lei scopata in bocca e in figa e noi ormai vicini all’orgasmo.
– cazzo sto per venireeeeee –
– anch’ioooooo –
Esco da lei e la faccio inginocchiare davanti a noi.
– adesso ti riempiamo di sborraaaaa, daiii succhiaaaaa che vengooooooo –
– ahhhhh vengo anch’ioooooo sìììììì – 
Lei è inginocchiata e mentre succhia un cazzo smanetta l’altro, si alterna tra uno e l’altro e in poco tempo veniamo tutti e due, inondandole la bocca e la faccia di sborra calda.
– cazzo che sborrata! Sei proprio una vacca…. E la prossima volta che vuoi farti scopare, non farlo senza di me, altrimenti…. –

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RACCONTI EROTICI: Se mi fai bere mi trasformo!

Ciao a tutti, sono d….e, ho 26 anni e sono sposata dal 2008, mio marito e’ un bravo uomo ma ancora non mi conosce fino in fondo perche’ purtroppo per lui, non sa che quando esco con amici o amiche, mi piace bere e quando bevo divento una che non aspetta altro che essere scopata, Come settimana scorsa quando abbiamo organizzato una cena tra colleghi!!! Io lavoro in casa di riposo e diciamo che l’età media dei miei colleghi é abbastanza bassa, si aggirano tutti tra i 30 e i 40 anni, tranne giampaolo che ne ha quasi 50. Settimana scorsa abbiamo appunto organizzato una cena tra noi colleghi, ritrovo ore 19,30 per aperitivo, uno ,due, tre, già un pò brilla e soprattutto perché i miei colleghi “maschi” me lo chiesero, andai in macchina con loro, eravamo in 4 io Giampaolo, il 50enne, daniele e mirko, bei ragazzi ma non sicuramente i miei tipi. fatto sta che tra una battuta e un’altra, daniele, seduto dietro con me, mi mise una mano sulla gamba di nascosto, lo guardai e lo lasciai, lui subito ne approfitta a me la mette sempre piu’…..più su….piu su…mi lasciai toccare per bene e mi venne l’idea di avvicinarmi ai sedili davanti a parlare con gli altri, lui subito capì che avevo fatto apposta cosi mi poteva toccare il culo e vista la gonna nera ed elastica comoda da alzare da dietro, la alzo in 2 secondi, mi sposto’ il perizoma e comincio’ a ficcarmi le dita nella figa, alzai bene il culo cosi poteva entrare meglio!!! Intanto gli altri davanti continuavano a scherzare e a ridere all’insaputa di tutto, era una situazione troppo eccitante, cosi’ eccitante che senza fare apposta, ansimai! merda… Si girarono subito tutti e due a vedere che stava succedendo, e quel coglione di daniele senza problemi gli disse: ” questa é una porca ragazzi” e si mise a ridere, io feci l’offesa e gli diedi del testa di cazzo, solo che mirko, il passeggero davanti, si girò e vide la situazione. Che imbarazzo, ero in macchina con tre colleghi, ubriaca mentre uno mi sditalava per bene figa e culo!!! “ferma la macchina e accosta” disse mirko, io dissi di no ma niente da fare, erano gia’ caldi e vogliosi, accostò nel primo parcheggio e spense la macchina. ecco , era la fine, che fare? Niente, ero fregata, a me piace scopare, ma con tre mi sembrava veramente di esagerare! orrmai ero li, mi fecero scendere dalla macchina molto gentilmente, ma meno gentilmente mi girarono e mi sbatterono sul cofano della macchina. hanno cominciato ad offese, che troia, puttana etc, non che mi piacesse più di tanto, pero’ li decisi di lasciarmi andare una volta per tutte.

Non so chi per primo mi alzò la gonna toccandomi per bene il culo e cominciò a leccarmi tutto quello che c’era da leccare, ma so che cazzo grande aveva giampaolo quando mi prese la testa e se la portò al pisello, era violento, mi diede due schiaffi e me mise in bocca, scusate in gola, facevo fatica a respirare, ma mi piaceva, dietro gli altri intanto mi scopavano, prima uno dopo l’altro, ero in estasi, poi mi prendono in braccio uno alla volta e mi scopano ancora, ogni tanto mi danno un goccio di birra per non farmi passare la sbronza, praticamente passarono tutti i loro piselli in quasi tutti i buchi, si perche mancava solo il culo….passo di li in quel momento una macchina dei carabinieri e mi fecero montare di corsa in macchina, cominciai a rivestirmi ma quando andò via tornarono uno alla volta in macchina, il primo fu giampaolo il 50enne, monto’ dietro l, mi giro’ mi prese per il collo e mi disse” preparati”, ok gli dissi , mettimelo dove vuoi, e lo fece, mi sputo’ sul buco del culo, mi mise due dita e dopo mi apri’ totalmente il culo….faceva male, tanto male, le prime due spinte ho urlato, dopo basta, ero totalmente sua, mi venne in bocca, e cosi fecero anche gli altri, prima il culo e dopo costretta a bere…..scusami maritino, ma non ti prometto che non succerdera più……divino

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