Tag: racconti erotici la scuola del sesso

racconti erotici la scuola del sesso

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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IN GITA CON LA SCUOLA

Era febbraio e la mia classe, la 5Ag con la 5Bg eravamo andati in gita in Grecia. Il viaggio era concluso e sul tardo pomeriggio ci imbarcammo per il ritorno a casa con la nave Superfast VI. Io condividevo una stanzetta con un compagno di classe, Lorenzo, e nel corridoio parallelo c’era la stanza di Sara, Chiara e Valentina, altre mie compagne. Sara era la mia migliore amica, avevamo fatto le superiori praticamente assieme. In seconda mi ero preso una bella cotta per lei, ma Sara non aveva ricambiato facendomi capire che avrebbe preferito restare solamente un’amica. Io conservavo ugualmente un debole per lei, ma diventammo grandi amici. Quella sera, gli altri compagni di classe avevano deciso di andare in giro per la nave o sul ponte a prendere aria. Avevo appena finito di farmi la doccia quando squillò il telefono della cuccetta: era lei che mi chiedeva se più tardi avessi voluto andare a farle compagnia nella sua cuccetta. Io risposi ‘ va bene, finisco di vestirmi e arrivo -. Quando arrivai da lei era seduta sul letto con le gambe incrociate che smanettava col cellulare. Sara è alta come me, 173 cm, lunghi capelli lisci e castani, occhi color nocciola, seno piccolo e corporatura robusta. Vestita di tutto punto sembra magra, ma in realtà ha un sedere largo e due gambe in carne. Ma tuttavia per me aveva un fascino irresistibile. Appena mi vide disse ‘ vieni, siediti qui vicino. Ti va di giocare a Uno’-. Io risposi di si e facemmo qualche partita. Poi lei prese la macchina fotografica digitale e mi chiese se mi andava di farmi qualche foto con lei. Ci fotografammo nelle smorfie più strane e ridevamo come matti. Sara è una tipa molto giocherellona, ama fare scherzi e istigare la gente, quando è di buon umore. Visto che lo era, per una partita persa prese a farmi il solletico per vendicarsi e io che lo soffro molto, replicai. Ci stavamo solleticando come pazzi, ridevamo a crepapelle, lei mi toccava sulla pancia e sui fianchi, io la toccavo sulla pancia e sotto le ascelle. Fu così che accidentalmente le toccai un seno in maniera non lieve. Subito imbarazzato ritrassi la mano. La guardai per una frazione di secondo e lessi sul suo viso un’espressione di rimprovero. Io tentai impacciato di scusarmi ‘ Oddio scusa! Non vole..- non feci nemmeno in tempo a finire la frase che lei mi afferrò il polso e tirò la mia mano a sé, appoggiandola al suo seno e premendocela sopra con forza. Subito dopo mi prese la testa con la mano e mi baciò infilandomi in bocca tutta la lingua che aveva. Io rimasi subito sorpreso e un po’ rintronato, ma visto che il mio sogno si stava realizzando proprio allora, non esitai a spingerla in posizione stesa sul letto, senza staccare la mano dalla sua tettina. Lei mi abbracciò e mi legò a se in una morsa di passione, e quando le strinsi con forza il seno che tenevo lei emise un sommesso mugolio di piacere. Ci baciavamo appassionatamente, presi dalla voglia di sesso, ci baciavamo fissi. Ad un certo punto mi alzai da lei, e faticai non poco a liberarmi dalla sua presa, e quando staccai le mie labbra dalle sue, tirò il fiato, come quando si esce dall’apnea. La guardai con l’espressione rapita, ed entrambi capimmo che i vestiti erano di troppo. Lei indossava una camicetta bianca ed un paio di jeans attillati, le strappai la camicia facendole saltare tutti i bottoni, afferrai il reggiseno tra le due coppe e gli diedi uno strappo violento rompendo il gancetto dietro, poi me ne liberai tirandolo via, e scoprendo così le sue tettine a pera. Intanto lei ansimando per l’attesa cercava freneticamente di sbottonarsi i pantaloni e abbassare la cerniera. Io non resistevo più e cercavo di darle una mano per fare prima. Alla fine lei fece scivolare i jeans lungo le gambe e io li tiravo da in fondo per toglierli. Ci muovevamo con fretta e frenesia per fare il prima possibile e tolti i pantaloni le afferrai il perizoma nero e lo strappai via. Mi gettai sopra di lei e Sara mi stracciò la maglietta e non riuscendo a sbottonare i jeans fece saltare il bottone con uno strappo violento. Poi mi sfilai gli slip e scoprii così il mio cazzo che era duro e gonfio per l’eccitazione. Subito tornai a baciarla con foga, spostandomi sul collo e bagnandolo con la mia saliva. Le leccavo le orecchie e le succhiavo, le mordevo le spalle e potevo sentire Sara mugolare dal piacere. Le leccai le braccia e mi spostai sulla clavicola quindi sul seno. Cominciai a leccarle i capezzoli con la punta della lingua, poi l’aureola, poi li mordicchiai e poi cominciai a succhiare le tettine, mettevo in bocca più seno che potevo e succhiavo forte, sentendo lei emettere gridolini per il dolore e il piacere. Feci scorrere la mia lingua lungo la sua pancia e man mano che scendevo cominciavo a sentire l’odore del suo sesso. Finalmente arrivai alla sua morbida fighetta. Mi feci strada tra la sua peluria folta e scura con le dita e le allargai le labbra con delicatezza. Infilai la mia lingua nella sua figa e presi a leccarla piano. Man mano che sentivo che la sua eccitazione saliva, io la leccavo di più, finché presi a leccarla con tutta la lingua, la succhiavo e la mettevo in bocca nella sua lunghezza intera. Ormai lei stava impazzendo e voleva gridare, ma non poteva lasciarsi andare, così prese a respirare in modo affannoso e veloce, con la bocca. Mentre sospirava forte la sentii che disse con un filo di voce ‘prendimi-. Io non me lo feci ripetere due volte e mi infilai il preservativo. Lei attendeva con ansia di avermi dentro di se e appena messo il cappuccio la infilzai con violenza con tutto il mio cazzo. Sara fece un gridolino di dolore ma cominciò a godere subito dopo. Entrando capii che i miei sospetti erano veri, che Sara non era vergine, lei, che aveva cercato di farmi credere il contrario da anni. Preso da un senso di rivalsa cominciai subito a pompare forte e le si attaccò alle spalline del letto. Potevo ammirarla in tutta la sua lunghezza, rossa in viso, sudata, aveva l’aspetto di una vera e propria troia. Anche lei muoveva il largo bacino per godere di più, e io spingevo sempre più forte. Poi uscii e la feci alzare dal letto. La misi in piedi e lei si attaccò con le mani al letto di sopra piegando la schiena. Avevo la visione del suo magnifico culo, così largo e carnoso, e due fossette estremamente sexy si vedevano in fondo alla schiena. Misi le mani sul sedere e le allargai le natiche, dopodiché cercai di infilare il mio cazzo nel suo possente culo. Subito faticava ad entrare, riuscii a mettere solo la cappella, ma pian piano il suo buco si adattò alle mie dimensioni e lo sbattei dentro tutto d’un colpo e lei non potè trattenere un grido di dolore. Lei mi pregò di andare piano e io senza dir nulla cominciai il mio avanti-indietro in maniera dolce e sobria. Lei lasciava andare dei lunghissimi sospiri, e io mi ricordavo di quando alle medie sospirava in classe per stirarsi, eccitandomi da morire. Ora ero io a farla ansimare e presto glielo rinfilai nella figa aperta. Stantuffavo forte forte e lei mi pregava di continuare ancora e ancora e ancora, finché non ebbe l’orgasmo e sentii il mio cazzo che si scaldava nonostante indossassi il preservativo. Era venuta copiosa, e il suo umore scivolava lungo le sue grosse gambe divaricate e gocciolava sul pavimento. Questo mi eccitava da morire e mi chinai su di lei appoggiandomi alla sua schiena e palpeggiando i suoi seni. Aveva i capelli bagnati che le cadevano sul viso bagnato anch’esso, era davvero rossa e teneva la bocca aperta. Non mi pareva vero di essere proprio io a scoparla così, lei, che mi aveva sempre rifiutato come amante. Mentre la fottevo presi a leccarle la schiena madida di sudore, lo stavo bevendo proprio tutto. Le scostai i capelli dalla schiena e li lasciai cadere sul fianco, le leccai il collo e i peli che correvano lungo le parte superiore al centro della schiena. Sentivo il suo fiato vicino e il calore del suo viso vicino al mio, ero sudatissimo pure io e le leccai la guancia. Lei capì le mie intenzioni e tirò fuori la lingua per appoggiarla alla mia e leccarla. All’improvviso sentii un sussulto da dentro, estrassi il pene, buttai il preservativo e le macchiai la schiena con un violento getto di sborra. Ansimavo da morire continuavo a toccarmi da solo per fare uscire quanto più succo potevo. Poi le passai la cappella sul culo e sulle natiche e poi lungo la schiena. Lei si girò e per ringraziarmi del servizio afferrò il mio cazzo con la mano e se lo infilò in bocca, succhiandolo fino in fondo, lentamente, giocando con la lingua. Poi mi leccava la cappella rossa, la ciucciava, e poi di nuovo tutto in bocca. Mi stava facendo proprio un signor pompino. Dopo aver ripulito per bene, ci rivestimmo e decidemmo che non ci sarebbe stato seguito’eravamo solo due amici che avevano appena fatto sesso.

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Orgia in tenda

Nel luglio del 2015 io e Anna eravamo particolarmente esausti, entrambi per questioni lavorative. Decidemmo per una piccola fuga, partenza venerdì sera e ritorno la domenica. Avevamo comprato da poco una tenda nuova, sembrava l’occasione perfetta per inaugurarla. La scelta ricadde su un piccolo camping della Valmarecchia, vicino a Ponte Messa. Lo conoscevo per esserci stato un paio di volte, in passato, con i miei genitori. Mi era rimasta nel cuore la piscina con il triplice trampolino. Partimmo intorno alle 18, avremmo dovuto percorrere la Marecchiese per una cinquantina di chilometri.
Una volta arrivati trovammo ad attenderci una sgradita sorpresa; la piazzola che avevamo prenotato, l’ultima rimasta libera quel week end, era stata accidentalmente assegnata a un’altra coppia. Anna si infuriò, pretese una soluzione, non intendeva assolutamente tornare a Rimini. Il proprietario del camping tentò di rassicurarla, disse che avrebbe parlato con la coppia.
Ci lasciò da soli all’interno della reception. Anna mi confermò che non voleva andarsene, al limite sarebbe stata disposta a condividere la piazzola, se possibile.
Mi eccitava vederla arrabbiata, lo sguardo era lo stesso con cui mi dominava da dietro. Le dissi che non c’era problema, volevo solo rilassarmi.
Il proprietario tornò con un ragazzo, sembrava avere la mia età, forse qualche anno di più. Era molto alto, almeno 1.90, capelli rasati a zero e occhi azzurri, decisamente più glaciali di quelli della mia Anna. Il viso era molto magro, i lineamenti suggerivano un’origine nord europea. Indossava una canotta rossa, sotto aveva un fisico bello pompato. Le gambe, lisce e muscolose, erano a malapena coperte da un paio di bermuda a fantasia floreale.
Mi strinse la mano e si presentò, si chiamava Stefano.
Aveva una stretta vigorosa.
Si girò verso Anna, la guardai. Si era sistemata i capelli, osservava il vichingo dal basso, sbattendo gli occhioni. Allungò la mano, lui la prese e gliela baciò. Anna sorrise per la prima volta da quando era nell’ufficio. Non fui geloso, ero abituato alla sua spigliatezza.
Stefano ci disse che non aveva problemi a condividere la piazzola, il proprietario aggiunse che l’indomani si sarebbe liberata una delle due casette presenti nel camping. Per farsi perdonare ce l’avrebbe lasciata al prezzo della piazzola, accettammo al volo.
Uscimmo dall’ufficio, il sole era quasi scomparso dietro la linea dei monti. Anna e Stefano si incamminarono verso la piazzola, io andai a prendere la macchina e li raggiunsi.
Una volta arrivato, mi venne incontro una bellissima donna con dei lunghi capelli rossi, il suo nome era Diana. Come Stefano, anche lei era particolarmente alta. I miei occhi erano all’altezza delle sue carnose labbra, dovetti alzare lo sguardo per guardare i suoi occhi verdi. Sulle guance aveva un accenno di lentiggini, le trovai davvero sexy. Un vestitino turchese copriva un fisico asciutto, le gambe erano lunghe e toniche. Sotto al tessuto si vedevano, in trasparenza, due piccoli seni. Non c’era traccia di reggiseno.
Dopo essersi presentata mi diede un bacio sulla guancia, aveva un buon odore, simile alla cannella.
Stefano mi aiutò a montare la tenda, sfruttammo l’ultima luce del sole. In pochi minuti la Quechua era sistemata, grazie alla grandezza della piazzola c’era spazio anche per una terza tenda.
Nel frattempo Anna e Diana avevano preparato una piccola cena, con i tavolini da campeggio uniti avevano creato una bella tavola. La dolcezza di Anna venne espressa dalla cura con cui illuminò la tavola, creò un’atmosfera molto intima con le candele.
Insieme a Stefano portai la macchina fuori dal camping, ne approfittammo per conoscerci meglio. Lui e Diana venivano da Arezzo, anche loro in fuga dallo stress. Insieme gestivano il frutta e verdura della famiglia di lei, non erano sposati. Stefano aveva la mia età, Diana era più grande di tre anni. Mentre tornavamo a piedi dalle nostre donne, non potei fare a meno di notare due cose; la prima fu la prestanza fisica di Stefano, mi sovrastava. La seconda fu che intorno a noi erano tutti nord europei.
Il mio nuovo amico mi disse che quel camping era particolarmente famoso in Olanda, paese che tra le altre aveva dato i natali a sua madre. Ecco spiegati i lineamenti.
Durante la cena vidi Anna persa nello sguardo sicuro di Stefano, rideva ad ogni sua battuta come una ragazzina. Mi eccitava vederla così, in più il vichingo attirava anche la mia di attenzione.
Ma non come la sua compagna.
Osservai attentamente Diana; il suo viso era molto dolce, ma quelle lentiggini erano come una spruzzata di erotismo. Vedevo un grande contrasto sul suo volto, sentii la cappella iniziare a pulsare. Inoltre parlare con lei era davvero piacevole, la sua voce era, a tratti, ipnotica.
Attuai uno dei trucchi più vecchi del mondo, feci cadere una posata per spiare sotto al tavolo. Trovai la sorpresa che non mi aspettavo; il piedino nudo di Anna giocava contro il membro di Stefano. Mi alzai senza guardare le gambe di Diana, motivo per cui avevo fatto il giochetto. Guardai Anna e Stefano, erano impassibili e continuavano a parlare. Mi morsi il labbro inferiore per l’eccitazione, poi tornai a parlare con Diana. Allungai il piede verso il suo, non lo spostò. Continuò a parlare fissandomi negli occhi, la sentii entrarmi nella testa. Il cazzo premeva insistentemente contro i bermuda, mi dovevo alzare ma non potevo nascondere l’erezione. Allontanai il piede da quello di Diana, dovevo raffreddarmi un pochino.
Guardare Anna che sbavava per Stefano non mi aiutava.
Diana iniziò a sparecchiare, Anna le diede una mano. Stefano si mise a preparare il caffè, io rimasi a tavola a fantasticare. Pensai a quel corpo così sottile, molto diverso dalla carne di Anna. Carne che amo. Ma Diana era davvero affascinante, poi ho sempre avuto un debole per le rosse. Restammo tutti e quattro a parlare fino a mezzanotte, poi Diana disse che sarebbe andata a fare una doccia prima di coricarsi. Prese il necessario dalla tenda e si diresse verso il bagno.
Da solo, in mezzo a Stefano e Anna, potevo sentire la tensione erotica che si era creata tra i due. Decisi di alimentarla andando via. Dissi ad Anna che sarei andato a lavarmi i denti, mi congedò senza guardarmi. Presi spazzolino e dentifricio e andai lontano dalla piazzola. Appena passato il cespuglio mi nascosi per spiare la mia compagna e il vichingo.
Non perse tempo quella cagnetta di Anna; senza nemmeno guardarsi intorno si abbassò le spalline del vestito nero, lasciando libera la sua bellissima terza. Stefano si fiondò sui capezzoli che ero solito violentare. Mi presi in mano l’uccello, era diventato duro. Anna teneva la testa indietro, lo sguardo era rivolto al cielo. Con la mano destra teneva la nuca di Stefano premuta contro i seni. Mentre mi masturbavo iniziai a gemere, Anna guardò verso il cespuglio che mi nascondeva. Mi fermai trattenendo il respiro, continuò a fissare verso di me. Stefano non si fermò, Anna tornò a guardare il cielo. Risistemai il cazzo nelle mutande e mi diressi verso il bagno. In giro non c’era nessuno, feci attenzione a non fare troppo rumore sul ghiaino del sentiero.
La struttura che ospitava i bagni era deserta, sin dall’ingresso potevo sentire il rumore della doccia di Diana. La fila di lavandini era proprio attaccata alle cabine doccia, dalla parte opposta rispetto alla porta di entrata. Entrai lentamente, ero pensieroso; mi eccitava pensare a quello che stava accadendo nella piazzola. Mi chiedevo se Anna glielo avesse già preso in bocca. Però a venti passi da me c’era una musa, rimaneva da capire se fosse ben disposta nei miei confronti. I passi rimbombarono nello stanzone vuoto.
Quando mi trovai di fronte al lavandino, dalla cabina una voce incantevole intonò un classico di Mina
“Caramelle non ne voglio più
La luna ed i grilli normalmente mi tengono sveglia
Mentre io voglio dormire e sognare l’uomo che a volte c’e’ in te… “
Appoggiai spazzolino e dentifricio sul bordo del lavandino, poi mi posizionai di fronte alla porta, chiusa, che nascondeva ai miei occhi il corpo nudo di Diana.
“Parole parole parole
Parole parole parole”
Cantai insieme a lei, il pensiero della piazzola era finito in un angolo buio. La porta si aprì leggermente, sentii l’acqua smettere di cadere sul piatto della doccia. Passarono alcuni secondi prima che mi decidessi ad aprire, ero emozionato. Spinsi la porta all’interno, davanti a me il paradiso. Diana mi stava guardando, teneva le braccia allungate dietro alla schiena. I lunghi capelli rossi pesavano bagnati sulle spalle, lasciando cadere un filo d’acqua in mezzo ai piccoli seni. I capezzoli erano protesi in avanti. Aveva la fica completamente rasata, proprio come piace a me, le grandi labbra era molto carnose.
Improvvisamente l’idea che forse, in quello stesso momento, il vichingo stesse sventrando la bocca di Anna con il suo uccello, mi salì lungo la schiena come una scossa.
Presi Diana, una mano dietro alla nuca e una sul culo, e le infilai la lingua in bocca. Cercai dolcemente la sua lingua, le sue labbra avvolgevano le mie. Il culetto era bello sodo, un filo di cellulite lo rendeva più vero. Potevo prendere tutto il gluteo con la mano.
Spostai i miei baci lungo il collo, Diana iniziò a gemere. Girai il piercing intorno ai capezzoli, erano grossi come una pasticca Leone. Non me la sentii di mordicchiarli, pensai che non le sarebbe piaciuto.
Era, forse, più una cosa da Anna.
Chissà cosa stava facendo la mia cagnetta.
Scesi ancora, nell’ombelico si era formata una bollicina di schiuma. Il sapore era decisamente amaro. Appoggiai entrambe le ginocchia sul piatto doccia. Per fortuna, grazie al mio lavoro, è una posizione a cui sono abituato. Aprii le grandi labbra con le dita, il clitoride mi stava chiamando. Era molto grande, più di quello che ero abituato a ciucciare. Girai delicatamente la lingua, alzai gli occhi verso il viso di Diana, mi guardò anche lei, il suo sorriso mi fece indurire l’uccello.
Ma tutta la mia attenzione era per lei, tenni il cazzo nei pantaloni.
Diedi qualche colpo con la mia pallina di acciaio contro il clitoride, Diana fece un paio di urletti. Scesi con la lingua fino alla fessura, entrai e uscii ripetutamente. Poi tornai al clitoride, penetrandola ad uncino con due dita. Capii che mi stavo muovendo bene quando mise le sue mani, fino a quel momento impegnate a stringere i capezzoli, sopra la mia testa, tenendola spinta contro la fica. I suoi gemiti si fecero più rumorosi, iniziai a pensare che qualcuno avrebbe potuto sentirci, nel silenzio del camping. A Diana non sembrava interessare per niente, o magari era proprio quello ad eccitarla. Questi pensieri non mi distrassero dal mio compito; continuai a leccargliela fino a quando non sentii un fiotto caldo sulle dita. Lentamente le tirai fuori per leccarle, avevano un buon sapore. Questa cosa probabilmente eccitò Diana che, con la mano ancora dietro alla mia nuca, strinse i capelli tirandomi su di forza. Non mi aspettavo questa aggressività da parte sua, fui ben lieto di scoprirla.
Ci baciammo nuovamente, anche se sarebbe più preciso dire che fu lei a baciarmi. Mi leccò avidamente le labbra, voleva il suo succo, non mi opposi.
Mi diede un bacio sulla fronte, poi mi invitò ad uscire, senza mai smettere di sorridermi. Avevo l’uccello che pulsava dalla voglia, però mi consideravo soddisfatto. Con grande dispiacere mi lavai i denti, togliendomi dalla bocca il sapore di Diana.
Tornai verso le tende, intanto l’acqua della doccia aveva ricominciato a cadere sul piatto di ceramica, dalla cabine usciva ancora quella voce così dolce
“Che cosa sei?
Che cosa sei?
Che cosa sei? Cosa sei?…
Non cambi mai
Non cambi mai
Non cambi mai, proprio mai!…”
Arrivato alla piazzola vidi che fuori non c’era nessuno, le luci erano accese sia nella nostra tenda che in quella di Stefano. Iniziai a domandarmi quanto tempo fossi rimasto al bagno. Ma d’altronde Anna aveva sicuramente avuto da fare.
La nostra tenda era composta da una zona comune al centro, alta circa due metri, e da due camere ai lati. In quella di sinistra avevamo gonfiato il materassino matrimoniale, quella di destra fungeva da armadio.
Aprii la zanzariera ed entrai nella zona comune, in quel momento Anna uscì dalla camera. Si fiondò sulle mie labbra, mi baciò intensamente. Si allontanò e iniziò a passarsi la lingua intorno alle labbra. Il sapore del dentifricio la deluse, lo vidi nei suoi occhi, di color turchese sotto alla luce della lanterna led appesa al soffitto della tenda. La guardai attentamente, notai uno schizzo bianco sul suo seno, doveva essere la sborra di Stefano. Alzai nuovamente lo sguardo, il sorriso di Anna era carico di provocazione. Leccai lo schizzo, poi ciucciai avidamente i capezzoli. Li morsi con energia, Anna mi strinse i capelli. Mi tirai su e ci baciammo, i suoi occhi erano pieni di soddisfazione.
Prese il beauty con i prodotti da bagno e mi disse di aspettarla, quindi aprì la zanzariera per uscire. Ne approfittai per seguirla fuori dalla tenda e fumarmi una sigaretta. Guardai il bel culo di Anna allontanarsi da me, è sempre una bella visione.
Spostai la mia attenzione verso la tenda di Stefano e Diana, la luce era spenta. Mi guardai intorno, tutto taceva. Sgattaiolai silenziosamente verso la camera in cui dormivano, li potevo sentire bisbigliare.
Lei gli raccontò, nei dettagli, quanto successo nella doccia. Lui apprezzò, poi le disse quanto era accogliente la bocca di Anna. Dopo non sentii più parole, ma solo gemiti di piacere. La tenda incominciò a muoversi, io tornai al nostro giaciglio.
Ero eccitato da morire. Mi infilai nella camera, nudo, pronto a riempire Anna di piacere.
Quando entrò rimasi, come accade sempre, folgorato dal suo corpo. L’altezza della tenda la costringeva in ginocchio, i capelli scendevano sui seni. Aveva uno sguardo da monella, le domandai se le era piaciuto l’uccello di Stefano. Mi rispose che si, le era piaciuto, e che aveva ingoiato ogni goccia di sborra.
Le feci notare che non era del tutto esatto.
Sorrise e si buttò sul mio cazzo, non ne aveva mai abbastanza. Leccò le palle, poi salì con la lingua fino alla cappella, sentii un brivido salire lungo la schiena. Si fermò, e fissandomi negli occhi mi chiese come fosse la bocca di Diana. Quando le dissi che non lo sapevo fece una smorfia di delusione. Però poi raccontai di quanto era dolce la sua fichetta, allora le labbra di Anna avvolsero il mio uccello. Iniziò a succhiarlo di gusto, lo mandava talmente a fondo, che potevo sentire dei piccoli conati sulla cappella. Fiumi di saliva colavano fin sotto le palle. Era davvero infoiata. Andò avanti per qualche minuto, ero in estasi.
All’improvviso mi salì sopra e si infilò il cazzo nella fichetta fradicia.
Mi si avvicinò al volto e mi disse che il membro di Stefano era largo come un pugno, poi mi infilò la lingua in bocca e cominciò a cavalcarmi. Godevo pensando alla bocca di Anna allargata fino a farle male. La presi con forza per i capelli e le tirai indietro la testa, quindi le violentai i capezzoli. Con la mano rimasta libera le schiaffeggiai il culo, che con forza batteva sulle mie anche. Leccai e morsi ripetutamente i capezzoli, uscii un liquido amarognolo. Continuammo fino a quando dissi che stavo per venire. Anna scese da cavallo e prese in bocca il mio uccello, era vicino all’eruzione. Un fiume di sborra calda scese lungo la gola di Anna, era il secondo della serata.
Ero sfinito, chiusi gli occhi pensando a Diana. La volevo

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