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racconti il culo di mia mamma

confessioni proibite

Una volta le confessioni restavano un segreto a tre: il penitente, il prete confessore, e il Padreterno.
Ma nell’era della tecnologia, la privacy del Segreto Confessionale può essere violata con estrema facilità: basta un microfono wireless nascosto nella cabina del confessionale per carpire tutto ciò che viene detto.
È questa l’idea che è venuta a me – Francesco – e Rosario, un mio amico.

Abitiamo in un paesino dell’entroterra siciliano. Qui c’è ancora una cultura retrograda e tradizionalista; tutti casa & chiesa. A cominciare dai miei familiari: il babbo non fa un passo senza prima consultare la lista dei 10 comandamenti, e la mamma sta tutto il giorno a sgranare rosari, con un vestito castigatissimo che non le lascia scoperte neanche le caviglie.

Vi chiederete: come siamo messi a figa? Beh, qui col contagocce. Fra le ragazze c’è ancora la mentalità del restare illibate fino al matrimonio (e se per caso qualcuna te la smolla, ti conviene NON farlo sapere in giro: potresti ritrovarti davanti all’altare nuziale, con un parente della disonorata che ti tiene un coltello puntato alla gola).

Il prete, DON CELESTINO, è un omaccione che presiede la nostra parrocchia da almeno un milione di anni. È grande come un armadio e ha due mani che sembrano badili; non si sgarra con Don Celestino. Se io e Rosario volevamo fare ‘sta bravata del microfono nascosto nel confessionale, dovevamo stare MOLTO attenti a non farci scoprire da lui, o ci avrebbe fatto sputare i denti a bastonate.

I giorni delle confessioni sono il venerdì e il sabato, tra le 2 e le 4 di pomeriggio.
Funziona così: quando Don Celestino entra nel confessionale, all’esterno si accende una lucina che indica ai fedeli che il prete è pronto a ricevere i penitenti.

*****

Oggi è venerdì, così io e Rosario nascondiamo il microfono nel confessionale e dopo ci piazziamo fuori dalla chiesa con uno smartphone.
Puntuale, alle 2.00 Don Celestino inizia a ricevere le prime confessioni. Noi ascoltiamo tutto tramite l’audio del telefonino.
Purtroppo non sentiamo nessuna rivelazione significativa; qualche furtarello, qualche bestemmia, qualche sbronza…
L’unica confessione che attrae il nostro interesse è quando una donna dice:
– «Ho tradito mio marito.»
Ma Don Celestino si limita a replicare:
– «Male, figliola. Per penitenza, recita 30 Ave Maria e prometti di non cadere più in tentazione.»

Rosario commenta deluso:
– «Maledizione…Tutto qui? Speravamo di ascoltare qualche dettaglio piccante, e invece…»

– «Il problema è che Don Celestino non insiste sui particolari», aggiungo io, «Si limita a prendere nota del peccato per sommi capi e poi dà l’assoluzione.»

– «Già, ci vorrebbe un confessore che spinga di più sul chiedere dettagli…»

PING! Una lampadina mi si accende nella testa, formulando all’istante un piano diabolico.

– «Riascoltiamo la registrazione, Rosario.»

– «Ma l’abbiamo già sentita, non c’è nulla di interessante…»

– «Sì, ma stavolta non dobbiamo fare caso a quello che dice il PECCATORE, bensì a quello che dice il PRETE!»

– «E perché?», chiede lui confuso.

– «Cazzo, Rosario, ma sei proprio tardo! Dobbiamo imparare la formula usata dal confessore, così possiamo SOSTITUIRCI A LUI nel confessionale senza destare sospetti.»

Rosario rimane intrigato dalla mia proposta.
– «Bell’idea…Ma come facciamo a neutralizzare Don Celestino durante l’orario delle confessioni?»

Vero. Questo è il problema principale. Ma la mia mente machiavellica trova subito una soluzione.
– «Ascolta, Rosario: io ho in casa un potente lassativo. Domani basterà metterne un po’ nel vino del Don, così dopo pranzo sarà occupato per un’oretta sul cesso. Per lui ritardare un po’ non è un problema; tanto sa che finché la lucina esterna del confessionale non viene accesa, nessuno si presenterà per le confessioni.»

Rosario gongola:
– «Complimenti, France’…È un piano perfetto, degno di Wilcoyote!»

(Al che, io mi tocco le palle ricordando che i piani di Wilcoyote non funzionano MAI…)

*****

Il giorno seguente, all’ora di pranzo entriamo in azione.
Mettiamo di nascosto il lassativo nel vino di Don Celestino, e verso le 2.00 prendiamo le posizioni concordate.
Io mi piazzo all’esterno della chiesa, mentre Rosario si nasconde sul pulpito. Da quella posizione può controllare sia la porta del bagno della Canonica che l’interno della chiesa.

Poco dopo mi arriva un SMS da Rosario: “Tutto OK! Il Don si è chiuso ora nel cesso e sembra che ci starà per un bel pezzo. Via libera!”
Gli mando un messaggio di conferma ed entro in chiesa. Mi intrufolo nel confessionale, accendo la lucina esterna, e resto in attesa.

Dopo qualche minuto sento che la porta sull’altro lato si apre, e dalla grata divisoria mi giunge una voce femminile:
– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato. Ho avuto pensieri impuri su un giovane del paese, e ho fatto sesso con lui anche se non siamo sposati.»

Wow…Ho agganciato subito un pesciolino interessante! Ora devo incalzarla in modo da spremerla a fondo.
(Imitare la voce di Don Celestino non è difficile; in più la parete distorce le voci quanto basta per renderle irriconoscibili, sia da una parte che dall’altra.)

– «Capisco; hai commesso un peccato carnale senza essere maritata. Questo non è bene, figliola.»

Lei: – «Purtroppo non è tutto qui. Mi sono innamorata anche di un ALTRO giovane, e ho cominciato a frequentarli entrambi all’insaputa l’uno dell’altro.»

– «Uhm…Hai una relazione segreta con due uomini, dunque?»

Lei: – «Sì…Ma poi è successo un fattaccio: una sera a casa mia, mentre mi incontravo col primo, si è presentato anche il secondo per farmi una sorpresa. Lì hanno scoperto tutto. Mi sono messa a piangere dalla vergogna…»

– «E loro?», la incalzo io.

Lei: – «Invece di arrabbiarsi, mi si sono avvicinati per consolarmi. Hanno cominciato ad accarezzarmi, poi uno si è tirato giù la lampo dei pantaloni e…Beh, inutile dirglielo, Padre, ha già capito…»

– «No, figliola, io devo sapere OGNI MINIMO DETTAGLIO, per poter stabilire l’entità del peccato commesso. Quindi, mi raccomando: raccontami tutto senza tralasciare nulla.»

Lei: – «Io…ho preso in mano il suo…ehm…cosino…»

– «No, no, macché “cosino”, sentiti libera di usare un linguaggio schietto e spontaneo…Di’ pure “cazzo, culo, figa”, quello che vuoi…Per un prete è la sostanza che conta, non la forma.»

Lei: – «Come vuole, Padre…Dunque, insomma gli ho preso il cazzo in mano e ho iniziato a fargli una sega. Intanto l’altro mi palpava le tette e…Oh, ma devo proprio continuare? Mi vergogno…»

– «Figliola, ricordati che Dio sa già tutto. Raccontarlo anche a me servirà solo a scaricare la tua coscienza. Quindi vai avanti senza imbarazzo.»

Lei: – «Dunque…Senza quasi rendermene conto, mi sono ritrovata un cazzo in bocca e uno in figa…Per un po’ si sono dati il cambio in questo modo, e a me piaceva moltissimo…Ma poi, mentre ne cavalcavo uno, l’altro mi si è messo dietro e me lo ha messo nel culo a tradimento…»

– «E tu hai tratto lascive sensazioni da quel rapporto contronatura? Sii sincera, non puoi mentire di fronte all’Onnipotente…»

Lei: – «All’inizio no, il sedere mi bruciava…Ma poco dopo mi sono abituata e…Sì, mi è piaciuto, ho cominciato a godere come una scrofa pregandoli di non smettere…E dopo qualche minuto ho raggiunto un orgasmo pazzesco…»

– «Male, molto male…Il diavolo entra in noi proprio attraverso i piaceri della carne. Ma vai avanti, povera donna sfortunata…»

Lei: – «Alla fine mi hanno sbor…mi hanno eiaculato in faccia. E mi vergogno a dirlo, ma mi è piaciuto molto. Infine mi hanno proposto di incontrarci di nuovo tutti e tre insieme, e che il cielo mi perdoni, gli ho risposto di sì…»

Io sto facendo una fatica tremenda per non scoppiare a ridere, comunque mi sforzo di mantenere un tono severo:
– «Figliola, quello che mi hai raccontato è molto grave. La tua penitenza sarà questa: dovrai continuare ad incontrarti coi tuoi due spasimanti, ma sempre & solo in coppia. E farti possedere nelle tue cavità impure tante di quelle volte fino a quando non ne ricaverai più piacere.»

Lei: – «Ma che strano…Non ho mai sentito di una penitenza del genere…»

– «Non dubitare di chi parla per bocca del Divino, donna sciagurata. Ora puoi andare.»

Lei: – «Ma…Padre, mi manda via senza darmi l’assoluzione?»

Ostia, mi ha colto in contropiede…Come diavolo è la formula? Devo improvvisare in fretta.
– «Ehm…Certo, certo…Ego te absolvo curriculum vitae quo vadis ora et labora lupus in fabula…AMEN!»

Uff!…Temevo di tradirmi col mio latinorum ad cazzum, ma è andata bene. Sento infatti che la tipa, chiunque sia, esce dal confessionale e si allontana.

Io mi sento gasatissimo per il successo della missione. Prendo il telefonino e mando un SMS a Rosario: “Chi era quella che è entrata?”
Mi arriva la sua replica: “Carmela, la maestrina della scuola elementare.”
Rispondo: “Wow! Sapessi cosa mi ha raccontato…Ti dirò più tardi; lì nessun segno di Don Celestino?”
Lui: “No, sta ancora al cesso.”
Io: “Ok, adesso esco. Ci vediamo fuori dalla chiesa.”

*****

Faccio per alzarmi, quando sento che l’altra porta del confessionale si apre di nuovo. Già; avevo dimenticato di spegnere la lucina all’esterno.
Beh, poco male; finché Rosario non mi avverte dell’arrivo di Don Celestino, c’è tempo per ascoltare un’altra confessione. Sperando che sia interessante come quella di poco fa…

– «Mi perdoni, Padre, perché ho peccato», dice una voce femminile dall’altra parte. La parete distorce il suono, ma dal timbro direi che sia una donna di mezza età.

– «Ti ascolto, figliola.»

La sua risposta è un sussurro:
– «Celestino, sono io…La tua troiona vogliosa e insaziabile!»

Trasalisco incredulo. Oh, questa poi! Il nostro parroco ha una tresca segreta con una paesana?!

– «S-sì, ho capito chi sei…Ehm…Vai avanti, figliola…»

Lei: – «Macché “figliola”, lo sai che devi chiamarmi “Scrofa, puttana, baldracca”…È quello che sono!»

– «Ehm…Certo…Dimmi tutto, lurida mignotta!», le rispondo di getto, cercando di non tradirmi.

Lei: – «Ieri sera ho pensato a te, e non ho potuto fare a meno di bagnarmi come una cagna in calore. Ho preso una zucchina e me la sono infilata nella figa, immaginando che fosse il tuo grosso cazzo. Ma non mi è bastata.»

– «Sei proprio una schifosa bagascia. E allora cosa hai fatto?»

Lei: – «Ho preso una candela e me la sono ficcata nel culo. Ma era troppo poco. Così ne ho aggiunta un’altra, e infine una terza. A quel punto ho cominciato a muoverle avanti e indietro, sempre più velocemente, pensando alla tua verga lunga e dura…»

Io sono sempre più sconcertato. E tra le sue parole e il tono di voce lascivo, il cazzo mi è diventato duro come il marmo.

– «Che porca! E poi…ehm…hai goduto, alla fine?»

Lei: – «Oh sì, come una vacca! Mi basta ripensarci per bagnarmi come una fontana. Anche adesso mi sto ficcando le dita nella figa fradicia. Apri la porticina magica, che ti faccio sentire!»

Sento bussare sulla parete in basso. Vedo così uno sportellino che prima non avevo notato, all’altezza delle ginocchia. Si può aprire solo dalla mia parte.
Tolgo il chiavistello, e subito dopo lei ci infila una mano fino al gomito, puntando indice e medio verso l’alto.
Le sue dita sono tutte bagnate, odorose di umori vaginali. Non ci penso due volte e inizio a succhiarle avidiamente.

– «Uhmmm!…Che sapore delizioso…Te la ciuccerei tutto il giorno, questa bella manina…»

Lei: – «Sai bene che quella “manina” può fare ben altro, porcello d’un parroco!»

Mi sfila la mano di bocca e la abbassa, cercando a tastoni il mio inguine. Mi sbottona i pantaloni ed estrae l’uccello in tiro.
– «Wow, Celestino…Non eri mai stato così pronto, le altre volte!», la sento dire.
Inizia a segarmi, e ovviamente la lascio fare, sconcertato da quella incredibile situazione.

Lei: – «Ohh! Ma senti che randello, oggi…»

– «Fo…forse è per causa dei succhi della tua fregna immonda…Fammene assaggiare ancora un po’…»

Lei: – «Vieni ad abbeverarti direttamente alla fonte di acqua santa, confessore!»

La sua mano mi fa un cenno di invito con l’indice prima di ritrarsi dietro l’apertura.
Non mi faccio pregare: infilo a mia volta la mano nella feritoia, e procedo a tastoni sulle sue gambe fino a raggiungerla tra le cosce.
Scosto le mutandine e le passo un dito sulla fica fradicia, poi le introduco l’indice fino in fondo. Lei spinge in avanti il bacino per offrirsi meglio alla penetrazione.
La sento gemere di piacere, e a quel punto le aggiungo anche il medio nel culo. Poi inizio a muovere le dita avanti e indietro, eccitatissimo.

Lei: – «OOOWWHH!! Sìììì…Scaccia il demonio dai miei buchi impuri, esorcista!»

Aumento il ritmo della doppia penetrazione di dita, e pochi secondi dopo la sento contorcersi mentre ansima forte. È chiaro che sta trattenendo delle urla orgasmiche.
Ritraggo la mano, compiacendomi dell’effetto ottenuto. Dall’altra parte gli ansimi calano pian piano.

– «Ti è piaciuto, vero, sporcacciona? Dillo che Don…che io non ti avevo mai fatta godere così prima d’ora!»

Lei: – «Ahhh!…Sì, oggi sei stato un vero diavolo…Meriti un premio, pretonzolo mio…»

Vedo la sua bocca apparire sul fondo della feritoia, con la lingua che rotea lascivamente attorno alle labbra rosse. Il messaggio è eloquente, ed è un’occasione che non posso lasciarmi sfuggire.
Mi inginocchio in modo da inserire l’uccello nella feritoia, e subito dopo lei inizia a spompinarmi con una abilità da mignotta scafata. La libidine mi prende la testa.

– «Ohh!…Che brava, la mia porcona…Di’ la verità, vacca: quanti ne hai presi?»

Lei: – «Mmhh…Un esercito…SLURP!…E chi li può contare? Non so nemmeno di chi siano i miei figli, con tutti i cazzi che mi hanno sborrato dentro!…SSSHUCC…»

Non posso credere a quel che sta succedendo: sono lì appiccicato alla parete divisoria del confessionale, mentre una sconosciuta mi sta facendo un pompino da favola!
L’eccitazione è incontenibile. Le vengo in bocca, e lei ingoia tutto quanto. Cristo, che sborrata!

Lei: – «Maiale d’un prete, mi hai riempito lo stomaco…Spero che te ne sia rimasta un po’ per domani, quando verrò a trovarti in sagrestia per farmi rompere il culo, come ogni domenica dopo messa…»

– «Ci puoi giurare, sudicia zoccola…Ti inonderò gli intestini fino ad affogare il demonio che ti possiede!»

Sento che la porta dell’altro lato si apre, e il suono dei suoi tacchi che si allontanano.
Io rimango lì mezzo rincoglionito. Che esperienza! Devo proprio fare in modo di ripeterla…

Vedo che mi è arrivato un messaggio di Rosario sul telefonino, ma in questo momento sono ancora troppo stravolto per prestargli attenzione.
Rimango qualche secondo a ripensare a quel che è appena successo. E chi si immaginava che in paese ci fosse una troia del genere? Devo assolutamente scoprire chi è quella gran puttanona; fosse mai che ci scappa una scopata completa…

Improvvisamente la porta del confessionale si spalanca di colpo…e mi trovo davanti Don Celestino che fa una faccia incredula.

– «CHE CI FAI TU LÌ?», mi grida con tono ammonitorio.

Minchia…Beccato come un sorcio sul formaggio! E adesso?
Dico la prima cosa che mi viene in mente:
– «Io…Sono venuto a confessarmi, Don celestino…Ho visto che la lucina all’esterno del confessionale era accesa, e così…»

Il Don mi prende per un orecchio alzandomi di peso.
– «Imbecille! Quello è il posto del confessore; i penitenti devono accomodarsi nell’ALTRO lato del confessionale! 10 anni di parrocchia e non l’hai ancora imparato, France’?»
– «Ha ragione, Don, mi sono confuso…AHIO!…Mi lasci, vado subito al posto giusto…»
– «Bene, allora sentiamo un po’ cosa hai sulla coscienza, monellaccio!»

Uff!…Se l’è bevuta. Ora però mi tocca stare al gioco e fingere di confessarmi.
Vi risparmio i dettagli, dato che erano almeno 8 anni che non mi confessavo…Comunque sia, alla fine il Don mi lascia andare dopo avermi appioppato la penitenza di recitare 180 Pater Noster.

*****

Poco dopo esco dalla chiesa e mi incontro con Rosario.
– «Minchia, France’…Ma cosa è successo? Eppure ti avevo mandato un messaggio che stava arrivando Don Celestino; non l’hai letto?»
– «Va be’, lasciamo perdere…Piuttosto, dimmi: chi era la donna che è entrata per ultima?»
Rosario ridacchia come se fosse stupito dalla mia domanda.
– «Ma come; non ti eri accorto che si trattava di TUA MADRE?!»

!!!
Resto a bocca aperta.
CAZZO!…Non ci posso credere: mia madre ha una tresca col prete del paese…e mi ha fatto un pompino credendo che fossi lui, mentre la sditalinavo fino all’orgasmo!!
Questo è un po’ troppo, in un colpo solo. Mi accascio di botto sui gradini del sagrato.
– «O France’, ma ti senti bene?», mi chiede preoccupato.
– «Uh…Fammi un favore, Rosario…Vai al bar a prendermi un bicchiere di grappa, va’, che ho bisogno di bere qualcosa di forte!»

*****

Rimango lì da solo. Sono confuso; mi viene da ridere e da piangere allo stesso tempo.

Osservo la gente passare. Sono le stesse facce che conosco da una vita, eppure è come se le vedessi per la prima volta. E mi chiedo quali insospettabili segreti si nascondano sotto la superficie di quella monotona vita di paese.

Domani come al solito mia madre andrà a messa, e sempre come al solito dopo si intratterrà con Don Celestino per chiedergli un qualche “consiglio spirituale”. Una ricorrenza di cui non avevo mai dubitato…prima d’oggi.

Scuoto la testa ridendo da solo come un idiota. La vita è piena di sorprese. A volte belle, altre volte no…però vale sempre la pena di scoprirle. (E mentre vedo Rosario che torna col mio grappino, penso: e se provassimo a nascondere una webcam in sagrestia?…)

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Il matrimonio di mia sorella

Dopo quasi dieci anni di fidanzamento, mia sorella aveva deciso di sposarsi.
I miei genitori erano stati molto contenti di questa decisione, attesa da tempo; la figlia più grande, quella con “la testa sulle spalle”, finalmente aveva deciso di mettere su famiglia, al contrario di me, ribelle e anticonformista di natura.

Ho sempre voluto bene a mia sorella, anche se non ho mai compreso fino in fondo le sue scelte, dettate da un carattere serioso e inquadrato.

In passato, in occasione di alcune confidenze intime, non sono mancati i suoi giudizi e i suoi rimproveri, tanto che alla fine abbiamo quasi smesso di affrontare certi argomenti.

Nonostante tutto, il giorno del suo matrimonio ho deciso di starle accanto e aiutarla nel miglior modo possibile, gestendo praticamente da sola tutta l’organizzazione della cerimonia, cena compresa.

Abbiamo affittato un agriturismo per due giorni interi, in modo che al termine del matrimonio potessimo dormire lì e gli sposi potessero partire con calma per la luna di miele.

Mia sorella era davvero bella, nel suo abito classico.

Al termine della cerimonia, dopo aver congedato tutti, ho accompagnato mia sorella e mio cognato nella loro camera da letto, li ho salutati e mi sono incamminata verso la mia stanza, a pochi metri dalla loro.

Ero così stanca che mi sono sfilata scarpe e vestito restando nuda sul letto.

Quando sono da sola, ho l’abitudine di masturbarmi sempre prima di dormire, mi concilia il sonno. Così, ho iniziato a sfiorarmi i capezzoli con le dita, a scendere sul ventre, fino alla mia passerina completamente rasata. Mi sono addormentata senza raggiungere l’orgasmo, con le dita leggermente bagnate.

Mi sono risvegliata qualche ora dopo a causa di un impercettibile solletico sul seno. Ho aperto gli occhi mentre la mano di mio cognato premeva sulla mia bocca per impedirmi di gridare.

«Shhh… zitta… zitta…», sussurrava, mentre con la mano continuava a tapparmi la bocca e con l’altra strizzava una delle mie tettine passando la lingua tutta intorno al capezzolo.

Dalla mia bocca uscivano solo monosillabi soffocati. Riuscivo a malapena a respirare.

«La tua sorellina non sa come far godere un uomo… so che tu invece sei brava in certe cose…».

«Dov’è mia sorella?», chiesi senza fiato.

«Le ho dato un sonnifero perché non riusciva a dormire. Non me l’ha neanche preso in bocca, ha detto che non riusciva a scopare con tutta la famiglia nei paraggi. Ma so che tu non ti fai problemi… so tutto di te…», rispose.

Sì, il sesso mi è sempre piaciuto. In quel momento pensai a cosa avesse raccontato mia sorella a mio cognato. Fissavo il soffitto, mentre lui aveva tolto la mano dalla mia bocca per addentrarsi con un dito dentro la mia fichetta.

Niente mi sembrava reale, era come se avessi ripreso a godere da dove avevo lasciato poche ore prima, toccandomi da sola.

Lui era rude e violento.

Sì, anche questo mi piaceva del sesso. Essere presa con la forza facendo la preziosa.

Andava così veloce e a fondo con quel dito che sentivo un calore quasi fastidioso. Mise la testa tra le mie gambe, e infilò dentro anche la lingua. Pochi movimenti e gli venni in faccia, mugolando come una gattina in calore.

Ansimante, mi ritrovai il suo cazzo tra le labbra. Era eccitato, mi prese per i capelli e usò la mia bocca come un buco qualsiasi.

Non pensavo più a mia sorella, pensavo al grosso uccello di mio cognato.

Me lo sfilai quasi tutto di bocca, serrai le labbra intorno alla cappella e continuai a succhiare come una bambina, mentre con le mani gli massaggiavo le palle.

Lui gemeva senza sosta, allentò la presa sui miei capelli e mi lasciò fare.

Gli presi in bocca le palle, torturandole con la lingua. Erano dure come due albicocche acerbe. Gli leccai il buco del culo, finché non lo sentì tremare, e allora accolsi il suo schizzo in bocca, sulla lingua. Aveva la consistenza dello yogurt, ma era caldo. Ingoiai tutto, golosa.

Volevo ancora quel cazzo, lo volevo dentro di me. Desideravo che mio cognato mi prendesse con la forza, mentre lo pregavo di non farlo.

Per eccitarlo, sorridendo con innocenza, gli dissi che sicuramente non sarebbe mai entrato nel mio buchetto del culo, così piccolo e stretto.

Mi misi in ginocchio, mi piegai e allargando le natiche glielo mostrai.

Il mio buco del culo era davvero piccolo e stretto.

Mi immobilizzò, si leccò il dito medio della mano destra e lo infilò dentro.

«Ahi, mi fai male… », gemetti.

«Ti fa male, eh? Tua sorella mi ha raccontato di come piagnucoli quando te lo mettono nel culo… puttanella… ora vedrai come ti faccio piangere… », minacciò.

Mi preparai psicologicamente al dolore, mentre lui si toccava alle mie spalle per farlo tornare duro. Appoggiò la cappella all’ingresso del buchetto e con un colpo di reni la fece entrare. Mi fece male, malissimo. Le lacrime iniziarono a scendere mentre lui, sadicamente, non si muoveva né avanti né indietro.

«Piangi troietta, piangi… », mi disse, mentre si piegava su di me e da dietro mi afferrava le tettine pizzicando i miei capezzoli di marmo.

Sentivo pulsare il buco del culo. Mi prese per i fianchi e con un altro colpo di reni lo spinse tutto dentro. Urlai tra le lacrime.

Mi trapanò per un lasso di tempo interminabile, finché non iniziai a godere anch’io di quelle spinte profonde. Sentivo il rumore delle sue palle contro il mio culetto. Mi sembrava che il suo cazzo mi sfondasse la pancia.

«Ti piace, eh? Godi, puttanella, col cazzo del tuo cognatino, vero?» gridava.

Io emettevo solo gemiti. Sì, godevo.

Mi stavo facendo inculare dal marito di mia sorella.

«Sto venendo… », sibilò tra i sospiri.

Mi riempì il culo di quel liquido denso, che iniziò a colarmi tra le gambe una volta estratto l’uccello.

Fuori albeggiava e mia sorella stava per partire per la sua luna di miele.

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Quella gran vacca della mia vicina

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…lla-mia-vicina/

Non mi ero nemmeno accorto quando si trasferirono i nostri nuovi vicini di casa, e men che meno mi importava chi fossero. Pian piano feci amicizia con i figli, che erano più piccoli di me di una decina d’anni, ma che ci univa la passione per il pallone, ma ancora non mi interessavo alla madre, che era sì molto bella, ma che non si mostrava mai in atteggiamenti provocantemente eccitanti.

Passarono un paio d’anni da quando si trasferirono, ed io continuavo le mie partitelle in strada con i figli dei vicini, quando cominciai a guardare la loro mamma (Ilaria) con occhi più attenti: capelli castani, una faccia da troia bocchinara, due tette da infarto(una quarta bella soda), due cosce da percorrere con la lingua avanti e indietro per ore e ore, un culo alto e sodo, il tutto racchiuso in 170 cm. di altezza.

Non perdevo occasione per spiarla mentre stendeva o raccoglieva legna nel suo giardino, eccitandomi a guardare come il vento sollevasse, fino a mezza coscia, la gonna leggera che indossava spesso e volentieri. Ormai le seghe, con relative sborrate, con lei come unica protagonista non si contavano più. Un giorno d’inverno successe l’inaspettato.

Stavo aspettando che Ilaria uscisse per spiarla come al solito, quando si aprì il portoncino di casa sua e apparve lei con una stretta tutina di colore verde, chiusa da una cerniera che partiva da sotto al collo per fermarsi in direzione della sua figa, tutina che metteva in risalto tutte le sue forme compreso i capezzoli che spingevano impertinenti contro la leggera stoffa verde.

Il mio cazzo si alzò immediatamente sull’attenti ed io, non capendo più niente per via di quello spettacolo incredibile, mi sporsi troppo facendomi scoprire da lei con il cazzo in mano. Cominciai a preoccuparmi della sua possibile reazione negativa, quando rimasi letteralmente a bocca aperta mentre lei, avvicinatasi a me, si inginocchiò prendendosi in bocca il mio uccello incominciando un lento su e giù che partiva dalla cappella fino ad arrivare alle palle sempre più gonfie di sperma che lei, ogni tanto, mordicchiava provocandomi dei grossi brividi di piacere.

Ero talmente eccitato per quel fantastico pompino, che, senza avvisarla, le scaricai in fondo alla gola un mare di sborra calda, che lei, senza fare una piega, ingoiò tutto senza lasciarsene sfuggire una goccia. Si rialzò lentamente, strofinandosi addosso a me, ed il mio cazzo, al suo strusciarmi le tette sulla cappella, si ridestò immediatamente. Si mise in piedi, mi baciò con passione travolgente, e mi disse che non vedeva l’ora di riassaporare una buona dose di sperma, visto che il marito, da molto tempo, non la soddisfaceva sessualmente.

Io le strinsi le sue chiappe tra le mie mani, e la attirai ancor di più verso di me, facendole sentire tutto il mio cazzo che premeva sulla sua figa. Lei mi sorrise, dicendomi che finalmente aveva trovato un vero stallone al contrario di quella mezza sega del marito cornuto, e mi disse che avremmo proseguito in casa sua, visto che per un paio d’ore sarebbe stata libera.

Facemmo appena in tempo a richiuderci la porta alle spalle che subito mi e si spogliò completamente e, spingendomi spalle alla porta, si inginocchiò nuovamente davanti al mio batacchio, ma questa volta, dopo una veloce leccatina alla mia cappella, mi imprigionò il cazzo tra le sue stupende ed enormi bocce, cominciando una spagnola stupenda, finché non arrivai al limite di una nuova travolgente sborrata, ma lei, accortasi della mia prossima venuta, si staccò dal mio cazzo e, rialzatasi in piedi, si avvinghiò con le sue cosce incrociate dietro la mia schiena, e si impalò sulla mia verga andando su e giù sempre più velocemente.

Dopo dieci minuti di su e giù, venimmo contemporaneamente, e, per via della incredibile sborrata, le gambe mi cedettero, facendoci finire a terra tutti e due, con il mio cazzo ancora dentro la sua figa. Una volta ripresasi dall’orgasmo squassante, ricominciò a stuzzicarmi il cazzo, che rispose quasi subito alla sua lingua che ripuliva i miei e i suoi umori. Volli ricambiare quel suo giocare con la mia verga, girandomi e leccando le sue grandi labbra, passando poi al loro interno, mordicchiando il clitoride che sporgeva per via dell’eccitazione sempre maggiore. Quel sessantanove ci portò nuovamente ad uno stato di pura libidine, al punto che, lei, mi chiese di sfondarle anche il buco del culo.

Io non persi tempo, e, mettendola a novanta gradi, le infilai prima uno, poi due ed infine tre dita nel suo buchino, fino a che non glieli estrassi tra i suoi lamenti di goduria, e le infilai fino alle palle il mio cazzo. Inizialmente provò un dolore atroce ma, in seguito, cominciò a godere, arrivando ad avere anche tre orgasmi, uno di seguito all’altro, mentre io affondavo con colpi sempre più poderosi il mio cazzo nel suo intestino, aggrappandomi contemporaneamente alle sue pere che strizzavo con mio, e suo, gran piacere. Andammo avanti per un quarto d’ora, finché non godemmo ancora una volta insieme. Ci apprestavamo a rivestirci, quando si spalancò la porta ed entrò sua cognata Monica che, vedendoci mezzi nudi, si mise ad inveire contro la cognata svergognata, si rigirò per uscire ed aprì la porta.

Ilaria a quel punto si tuffò contro la porta, e, afferrando la cognata per la camicia, la strattonò talmente forte che la stessa si strappò, rivelando come Monica fosse senza reggiseno. Alla vista di quella lotta, ma, soprattutto, di quelle due tette di una terza abbondante che ballonzolavano libere, mi avvicinai alle due litiganti e, facendo scostare Ilaria, bloccai, con una mia mano, le mani di Monica dietro la sua schiena, cominciando a stuzzicare i suoi capezzoli, che non tardarono a mostrare tutta l’eccitazione che stava montando in lei.

Le sollevai la gonna, le strappai le mutandine e le infilai il mio cazzo nella sua figa ormai sbrodolante. Ilaria si eccitò nuovamente, e si chinò sotto di noi passando, con la sua lingua, a stuzzicare ora le mie palle, ora la figa e il culo di Monica che stava urlando tutta la sua goduria. Tra il disappunto di Monica, le estrassi il cazzo dalla figa per poi infilarglielo, piano ma inesorabilmente, nel suo culo che, nonostante la sua verginità, accolse tutta la mia verga. Continuavo ad alternare il mio cazzo, tra la sua figa ed il suo culo, per venti minuti circa, finché non venimmo contemporaneamente, lei per la quarta volta ed io per la prima con lei.

Da quel giorno io, Ilaria e Monica ci facciamo delle gran scopate appena possiamo, e Monica mi ha promesso che, prima o poi, mi farà assaporare quel gran pezzo di figa della figlia.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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L'amico di mio figlio ed il suo totem di carne

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…uo-totem-carne/

Mi chiamo Alessia. Classica donna del nord Italia, una bella chioma di capelli scuri, un bel fisico sportivo ma con le giuste curve, di statura media, moglie di seconde nozze di Giovanni qualche anno più vecchio di me, sette per la precisione, io ne ho 35, lui 42. Giovanni è rimasto vedovo più di dieci anni fa con un figlio di cinque anni. Dopo un paio d’anni ho avuto la fortuna di incontrarlo e dopo pochi mesi siamo diventati marito e moglie, sono diventata per Mattia una nuova mamma, nel giro di qualche anno la famiglia si è allargato con l’arrivo di Sara e di Elena poi.

Ora i miei figli hanno 18 anni, 10 e 7. Essendo una mamma a tempo pieno il lavoro è passato in secondo piano, tra pulire, lavare, stirare, portare i miei figli alle varie attività extrascolastiche e preparare da mangiare la mia giornata è già piena così. Per fortuna mio marito è il direttore commerciale di una grossa azienda ed il suo stipendio basta e avanza per mantenere tutta la famiglia senza problemi. Tra i vari doveri di una brava mamma c’è quello di preparare pranzi e cene per gli amici dei miei figli, anche se il più delle volte basta ordinare delle pizze.

Come quella volta che Mattia ha invitato a casa nostra i suoi compagni di scuola. Pizza per tutti, ottimo! Ma ho preferito comunque preparare io il dolce, da brava mamma. Mio marito era via un paio di giorni per lavoro e quindi toccava a me fare gli onori di casa. Sul tardi, dopo aver messo a letto le mie figlie, era venuta l’ora di riordinare casa. Inizio a tirare su piatti e bicchieri, mentre lascio mio figlio e i suoi amici a giocare alla playstation.

“Le serve una mano?” Mi chiede Marco. Un amico di mio figlio, un anno più vecchio di lui, va già all’università mentre mio figlio è ancora al quinto anno delle superiori.
“Volentieri.” Gli rispondo. “Mi da una mano a raccogliere i piatti e a portarli di la in cucina.”
Inizio a caricare la lavastoviglie mentre lui continua a portarmi di qua le stoviglie sporche.
“Allora Marco, come va con la tua fidanzata?” Sapevo che da poco più di un mese frequentava una nuova ragazza.
“Non stiamo più insieme.”
“Oh, mi dispiace.” Non sapendo cos’altro dire.
“Anche lei, come quelle prima, al momento di concludere si sono tirate indietro. Chiedo a lei che è una donna matura, contano veramente le dimensioni in una relazione?” Aggiunge Marco, vedendo in me una valvola di sfogo.

Lo guardo imbarazzata… parlare di certe cose con un amico di mio figlio…
Cerco di consolarlo, “Anche se ce l’hai sotto la media non ti devi preoccupare. Prima o poi una ragazza che ti apprezzi per quello che sei dentro la troverai, sei ancora giovane.”
“Il mio problema è esattamente il contrario, sono molto al di sopra della media e le ragazza scappano quando lo vedono, dicono che per loro è troppo grande.”
Lo guardo sbalordita. Non so cosa rispondere. Faccio finta di niente e riprendo a mettere i piatti sporchi nella lavastoviglie.
“Secondo lei, che ha più esperienza, le sembra troppo grande?” Mi chiede.
Mi giro verso di lui e vedo il suo cazzo duro uscire dalla cerniera dei pantaloni…

Non avevo mai visto una cosa del genere. Come attratta misteriosamente da quel membro, mi avvicino di più a Marco, 25 centimetri di carne. Non riesco a resistere e lo afferro con una mano, non riesco a stringerlo completamente, oltre che lungo ha anche una circonferenza notevole. E’ caldo, lo sento pulsare nella mia mano. Dopo qualche secondo tolgo la mano e mi allontano.

“Scusa, non volevo.” Gli dico.
“Scusi lei, non volevo metterla in imbarazzo.” Mi dice lui.
“Qui è quasi tutto a posto, ora finisco da sola, puoi ritornare di la con i tuoi amici.”
Marco lascia la cucina e ritorna in salotto.
Finisco di rassettare, saluto i ragazzi e poi mi ritiro in camera mia.

Quel cazzo continuava a ritornarmi in mente. Era affascinante, calamitante, non riuscivo più a toglierlo dai miei pensieri. Pensando a quel membro una mano scivola tra le mie gambe e mi do piacere da sola. Cerco di non pensarci immergendomi nella lettura di un romanzo. Più tardi sento i ragazzi andare via e Mattia andare a letto anche lui. Dopo circa una mezzora mi vibra il telefono, sarà mio marito che mi augura la buona notte. Prendo il cellulare, messaggio da numero sconosciuto.

“Spero di non averla sconvolta prima, non volevo essere così brusco e sfacciato.” Immagino che il numero sia di Marco, avrà preso il mio dal telefono di Mattia.
“Non ti preoccupare Marco, ti perdono”, faccio una pazzia e aggiungo questo al messaggio “solo se mi mandi una foto del tuo cazzo.”
Aspetto un paio di minuti e il telefono vibra nuovamente. Apro whatsapp e mi trovo davanti un bellissimo primo piano di quello stupendo cazzo.
“Perdonato, buonanotte.”
Guardo e riguardo quella foto ed inizio a toccarmi nuovamente fino a venire ancora.
Mi addormento sperando di sognare quel membro fuori misura.

Il mattino seguente mi arriva un nuovo messaggio da Marco.
“Buongiorno signora Alessia, dormito bene?”
“Benissimo, grazie.” Rispondo cortesemente
“Ieri sera ho lasciato li il mio giubbettino. Posso passarlo a prenderlo fra un paio d’ore? E’ a casa?”
Dentro di me so già che quello suona solo come un pretesto per rivedermi, stavolta da sola, ma acconsento lo stesso e gli dico di passare senza problemi. Vediamo dove vuole andare a parare il ragazzo, so gestire uno che potrebbe tranquillamente essere mio figlio.

Verso le 10.30 sento suonare il campanello. E’ lui.
Gli apro, lo faccio entrare.
“Ti posso offrire qualcosa?”
“Un caffè può bastare.”
Lo accompagno in cucina, prendo la moka, gli do le spalle, all’improvviso lo sento contro di me, sento il suo pacco contro il mio culo, la semplice stoffa del mio vestitino non basta ad attenuare la mia percezione della sua erezione contro il mio corpo.

Reagisco senza pensare. Mi giro, gli afferro il pacco, gli apro la lampo e tiro fuori quell’obelisco di carne. Lo guardo ancora meravigliata, come la sera prima. Mi inginocchio davanti a quel totem. Lo bacio, una, due, tre volte, lo ricopro di baci. Sento la sua cappella sussultare ad ogni mio bacio. Inizio a leccare quell’asta interminabile, dalla punta alla base, dalla base alla punta, ripetutamente lascio correre la mia lingua per tutta la sua lunghezza. Porto la mia bocca sulla cappella e dolcemente la lascio entrare, solo la cappella mi riempie completamente la bocca, con difficoltà inizio a succhiarlo, ben presto la mia bocca si adegua alle dimensioni di quel membro e inizia a scivolare meglio.

“Lo immaginavo che eri una succhiacazzi nata.” Mi dice Marco. “Guardami.”
Alzo gli occhi e click. Mi scatta una foto mentre ho il suo cazzo in bocca. Click altra foto.
Non me ne importa e continuo a succhiare il suo cazzo cercando di farne entrare il più possibile in bocca.
“Alzati troia”, dice afferrandomi per i capelli, mi tira su, mi gira, mi piega a 90° sul tavolo, mi tira su il vestitino, mi sfila gli slip e mi entra nella figa. Il suo cazzo è grosso ma entra facilmente sia perché bagnato con la mia saliva, sia perché la mia figa è già ben lubrificata dalla mia eccitazione.

Inizia a scoparmi così da dietro, selvaggiamente, sento il suo membro aprirmi sempre di più, all’inizio con fatica, poi con il succedersi dei colpi sempre più agevolmente, lo sento entrarmi sempre più in fondo, lo sento riempirmi completamente. Marco va avanti a scoparmi così per diversi minuti mentre un paio di orgasmi mi percorrono il corpo. All’ultimo secondo si toglie, prendendomi per i capelli mi rimette accovacciata, “Apri per bene” mi ordina, io spalanco la bocca. I primi due schizzi, i più potenti mancano il centro e finiscono sui miei occhi e sui capelli, i successivi centrano il bersaglio e mi finiscono in bocca. Faccio per deglutire ma mi dice di aspettare a mandar giù, preso il telefono in mano registra un video dove si vede bene in evidenza il suo seme dentro la mia bocca e gli schizzi sulla mia faccia e poi io che deglutisco e la mia bocca che si ripresenta vuota all’obbiettivo.

“Sai che questa è solo la prima di una lunga serie di scopate che faremo assieme, vero?”
Non posso far altro che annuire.
“Sei la classica M.I.L.F., una puttana nata! Ho il tuo numero, devi essere sempre pronta.”
Quelle parole invece di infastidirmi mi fanno correre i brividi lungo la schiena.

Marco rimette al suo posto il suo membro, prende la sua giacca e se ne va senza neanche salutarmi.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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