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racconti la figa della zia

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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Quel giorno in autogrill

Fonte: pornoracconti.com/

Uscimmo dal privé che avevo più voglia di quando vi ero entrata. Eppure le occasioni per farmi una e più scopate le avevo avute, ma mio marito quella sera non era particolarmente in vena: me lo mise dentro mentre spompinavo un signor cazzo, dopo sborrato mi disse che voleva tornarsene a casa. Ero infuriata, la figa mi pulsava, mi sarei infilata dentro qualsiasi cosa pur di godere, ma a lui non feci capire il mio stato d’animo: nessun rimprovero da parte mia. Salì in macchina e gli sfoderai uno dei miei migliori sorrisi, lui ricambiò e mi accarezzò il ginocchio… In realtà l’avrei voluto strozzare! E se l’avessi fatto avrei sbagliato, non mi sembrava giusto per una serata andata male buttare alle ortiche tutto quello che avevamo fatto fino a quella sera. Grazie a lui in quel privè mi ero fatta tutti i single e non so quanti mariti di coppie reali. Quelle fittizie nate per una sera non c’interessavano: cercavamo solo gente come noi, ossia “vera”!

“Fuori uno, fuori due, fuori tre!”. Ripensavo ad alta voce a quella volta che sotto lo sguardo attento di un vasto pubblico fatto di coppie ne feci sborrare tre in rapida successione. Eravamo nella sala quella grande riservata a sole coppie, mio marito ed io ci mettemmo su un letto in disparte ed iniziammo a pomiciare. Poco dopo si unirono altre coppie e demmo vita ad una vera orgia. Di solito le attenzioni di chi preferisce solo guardare erano rivolte al lettone centrale quello a forma circolare, ma quella sera si spostarono tutti dalla nostra parte, anche se impegnata a ciucciare tanti cazzi sentivo i commenti dei maschietti e anche delle femminucce ed erano tutti rivolti a me. Mi definivano una gran vacca, una vera troia questo mi lusingava non poco. Ebbi un numero indicibile di orgasmi quella notte, ero davvero sfinita, ma non abbastanza da privarmi dell’ultima sborrata, quella di mio marito che con la sua venuta nella mia bocca conclusi quella performance che ebbe un gran successo.

Mio marito imboccò l’autostrada. 53 km ci dividevano da casa, abbassai lo schienale del sedile e mi sfilai il perizoma che buttai alle mie spalle. “Cosa fai?” mi chiese il mio uomo distogliendo per un attimo lo sguardo dalla strada. “Guida, non badare a me”. Sollevai la gonna e iniziai a masturbarmi. Lui di tanto in tanto mi lanciava qualche occhiata, aspettavo la sua mano che prendesse il posto della mia, ma non avvenne. Allora mi girai dal lato della portiera e continuai a menarmi il grilletto ed a ficcarmi due dita dentro.

“Mi dispiace per stasera, ma non mi sento tanto bene, ho un forte mal di testa”. Girai la testa verso di lui per rassicurarlo. “Non temere, avrai modo per rifarti, non devi sentirti in colpa se mi masturbo, sai che mi piace farlo!”. Era la verità. Mi facevo dei ditali sia mentre mi fotteva che dopo un solo orgasmo se questo non mi saziava. La macchina rallentò, alzai la testa e vidi che eravamo entrati in un autogrill. Parcheggiò distante dal bar. Si chinò con la testa tra le mie cosce che allargai per accogliere la sua lingua, ma dopo poche leccate si risollevò.

“Non ce la faccio, mi dispiace”. Aveva solo peggiorato la situazione, rimisi a posto il sedile ed i capelli, accesi una sigaretta. “Va al bar, lì magari becchi qualcuno, ti aspetto qui e se ci sono problemi mi fai uno squillo.” mi disse. In realtà l’avevo già pensato prima di lui, ma avevo paura di fare qualche brutto incontro. Gli dissi di ripartire ma non lo fece, continuava a dirmi di andare al bar ed alla fine scesi. Con le gambe che mi tremavano e la figa zuppa mi avviai verso il bar.

Il mio abbigliamento non aveva niente di sconcio: indossavo una camicetta bianca ed una gonna nera con lo spacco sulla coscia sinistra, sotto autoreggente sempre neri e stivali dello stesso colore, il reggiseno di pizzo bordò e dil perizoma era rimasto nella macchina. Non vi era molta gente all’interno del bar, ordinai un caffè e comprai delle sigarette. Preso il caffè mi aggirai tra gli scaffali: da uno presi un libro e con poco interesse iniziai a sfogliarlo. Dietro di me sentii la presenza di qualcuno che mi alitava sul collo.

“Sei sola?” mi disse con voce calda, non risposi, continuai a far finta che quel libro m’interessava. Il tizio avanzò di qualche centimetro che fu sufficiente a farmi sentire la sua verga sulle chiappe. “Allora ti va?”. Mi girai per vedere che faccia aveva: era abbastanza giovane e tutto sommato non male. “Cosa dovrebbe andarmi?” gli risposi con non poca emozione. “Una chiavatina, che ne dici?”. La sua crudezza non m’infastidì, anzi li preferivo schietti piuttosto che macchinosi: girare intorno a quello che si voleva era solo ipocrisia.

“E dove la vorresti fare questa chiavatina?”. Avevo riposto il libro e mi ero girata verso di lui ,ora eravamo uno di fronte all’altra. “Va nel cesso delle donne, lì staremo tranquilli, sei l’unica donna qui dentro”. Mi avviai verso le toilette, mi guardai allo specchio: la mia faccia sputtanava in modo evidente la voglia che avevo, era stampata su di essa. Lo vidi: mi mise le mani sulle spalle ed iniziò a baciarmi sul collo. “Le donne della tua età sono le più puttane!”, si chinò e scomparve sotto la mia gonna.

Cristo la sua lingua sembrava la punta di un trapano: era veloce e non si soffermava mai sullo stesso punto, svariava dal clitoride alla vagina fino al buco del culo. Mi ero appoggiata con le mani sul lavello e curvata in modo che potesse lapparmi bene. Accostai le labbra allo specchio, tirai fuori la lingua e mi auto leccavo: vedere il mio viso da troia riflesso mi eccitava un casino. “Ohhh… siii lecca fammi godere ti prego…”. La voglia, il desiderio di essere appagata non ti fa connettere. Quel ragazzo che avevo tra le cosce poteva essere un criminale, un maniaco, poteva avere qualche brutta malattia, ma tutto questo in quel momento non contava. Quello che m’importava era il piacere che mi stava dando.

Quando mi fece inginocchiare per farsi sbocchinare, sentii dei passi che venivano nella nostra direzione. “Non agitarti, pensa solo a succhiare!”. Succhiavo, ma non ero tranquilla, infatti una mano si poggiò sulla mia testa e accompagnava il movimento del mio collo. Questo succedeva spesso anche nel privè che mentre ciucciavo uno quello in attesa mi scandiva il tempo. “Ora potresti anche succhiare un po’ il mio!”. Il nuovo arrivato mi girò la testa e me lo mise in bocca, l’altro per non lasciarlo lì iniziai a segargli il cazzo. Il cesso era stretto ed il ragazzo conosciuto per primo si sedette sulla tazza: io dandogli le spalle mi ficcai la verga in figa, l’altro in piedi me lo rimise in bocca.

Galoppavo, sembravo un’amazzone impazzita e con molta abilità non perdevo il cazzo dalla bocca, riuscivo a coordinare le due cose. “Posso sborrarti dentro, lurida bocchinara?” mi disse quello seduto sul cesso. “NO!” gli intimai e me lo sfilai, la sborra calda si abbatté sulle mie chiappe: la spalmai come fosse crema e nel fare questo non mi accorsi che anche l’altro stava per sborrare e lo fece sul mio viso. Gli schizzi mi centrarono gli occhi, il naso ed i capelli. Lo ripresi in bocca, era ancora duro, sentivo il tizio bestemmiare ed offendermi ma non mollavo anche perché stavo per avere un altro orgasmo visto che quello dietro mi aveva ficcato due dita nel culo.

“Ohhh, oh si… siii vengo, vengooo!”. Io ero venuta e loro scappati. Restai seduta sul cesso per un po’. Dopo mi lavai e ricomposta alla meglio uscii con lo sguardo basso senza guardare gli avventori del bar. Arrivata alla macchina vidi che mio marito dormiva. Accesi una sigaretta e la fumavo appoggiata al cofano. Messa così con le gambe incrociate, lo spacco che mostrava la coscia davo proprio l’impressione della puttana: questo dovette pensare l’autista dell’auto che sì accostò. “Quanto vuoi?”. Ero sazia? Forse no visto che buttai la sigaretta ed entrai nella macchina.

“Quello che mi merito” gli risposi. Parcheggiò nell’aria destinata ai camion. “Sono uno che ama il rischio quindi niente profilattico, se accetti ti pago bene”. A me dei suoi soldi non fregava nulla, era il cazzo che volevo e speravo che l’avesse grosso tanto da farmi male. Si sdraiò e lasciò a me ogni iniziativa: gli allentai la cintura e calai i calzoni, anche se non era ancora duro sembrava abbastanza grosso. Gli accarezzavo le palle e con la punta della lingua giocavo sul glande: quando si eresse, lo ingoiai con avidità lui istintivamente si sollevò ed emise un grido di piacere.

“Stronza che cazzo fai, così mi fai venire un infarto, vacci piano!” per tutta risposta sputai ripetutamente su quella verga maestosa e roteando la mano intorno all’asta spalmavo la mia saliva. Lo resi talmente viscido che mi arrivò alle tonsille, scivolava dentro di me che era un piacere. Il tipo si dimenava sul sedile come se avesse una crisi epilettica: quel suo fremere mi contagiava, e come lui anch’io mi dimenavo. Avevo tra le cosce la leva del cambio che stringevo, mi sollevai quel tanto che bastava per potermela ficcare nel culo. Nel vedere questo il tipo schizzò il suo piacere sul mio seno che avevo scoperto. Era infuriato perché non era riuscito a chiavarmi la fica. Andavo su e giù su quella leva e stringevo quel cazzo ormai molle. Quando venni gli morsi le labbra, non capiva niente, era letteralmente nel pallone. Voleva per forza pagarmi, non accettai un euro.

Tornata a casa mi misi nella vasca da bagno e ci rimasi fino al mattino.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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L'amico di mio figlio ed il suo totem di carne

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…uo-totem-carne/

Mi chiamo Alessia. Classica donna del nord Italia, una bella chioma di capelli scuri, un bel fisico sportivo ma con le giuste curve, di statura media, moglie di seconde nozze di Giovanni qualche anno più vecchio di me, sette per la precisione, io ne ho 35, lui 42. Giovanni è rimasto vedovo più di dieci anni fa con un figlio di cinque anni. Dopo un paio d’anni ho avuto la fortuna di incontrarlo e dopo pochi mesi siamo diventati marito e moglie, sono diventata per Mattia una nuova mamma, nel giro di qualche anno la famiglia si è allargato con l’arrivo di Sara e di Elena poi.

Ora i miei figli hanno 18 anni, 10 e 7. Essendo una mamma a tempo pieno il lavoro è passato in secondo piano, tra pulire, lavare, stirare, portare i miei figli alle varie attività extrascolastiche e preparare da mangiare la mia giornata è già piena così. Per fortuna mio marito è il direttore commerciale di una grossa azienda ed il suo stipendio basta e avanza per mantenere tutta la famiglia senza problemi. Tra i vari doveri di una brava mamma c’è quello di preparare pranzi e cene per gli amici dei miei figli, anche se il più delle volte basta ordinare delle pizze.

Come quella volta che Mattia ha invitato a casa nostra i suoi compagni di scuola. Pizza per tutti, ottimo! Ma ho preferito comunque preparare io il dolce, da brava mamma. Mio marito era via un paio di giorni per lavoro e quindi toccava a me fare gli onori di casa. Sul tardi, dopo aver messo a letto le mie figlie, era venuta l’ora di riordinare casa. Inizio a tirare su piatti e bicchieri, mentre lascio mio figlio e i suoi amici a giocare alla playstation.

“Le serve una mano?” Mi chiede Marco. Un amico di mio figlio, un anno più vecchio di lui, va già all’università mentre mio figlio è ancora al quinto anno delle superiori.
“Volentieri.” Gli rispondo. “Mi da una mano a raccogliere i piatti e a portarli di la in cucina.”
Inizio a caricare la lavastoviglie mentre lui continua a portarmi di qua le stoviglie sporche.
“Allora Marco, come va con la tua fidanzata?” Sapevo che da poco più di un mese frequentava una nuova ragazza.
“Non stiamo più insieme.”
“Oh, mi dispiace.” Non sapendo cos’altro dire.
“Anche lei, come quelle prima, al momento di concludere si sono tirate indietro. Chiedo a lei che è una donna matura, contano veramente le dimensioni in una relazione?” Aggiunge Marco, vedendo in me una valvola di sfogo.

Lo guardo imbarazzata… parlare di certe cose con un amico di mio figlio…
Cerco di consolarlo, “Anche se ce l’hai sotto la media non ti devi preoccupare. Prima o poi una ragazza che ti apprezzi per quello che sei dentro la troverai, sei ancora giovane.”
“Il mio problema è esattamente il contrario, sono molto al di sopra della media e le ragazza scappano quando lo vedono, dicono che per loro è troppo grande.”
Lo guardo sbalordita. Non so cosa rispondere. Faccio finta di niente e riprendo a mettere i piatti sporchi nella lavastoviglie.
“Secondo lei, che ha più esperienza, le sembra troppo grande?” Mi chiede.
Mi giro verso di lui e vedo il suo cazzo duro uscire dalla cerniera dei pantaloni…

Non avevo mai visto una cosa del genere. Come attratta misteriosamente da quel membro, mi avvicino di più a Marco, 25 centimetri di carne. Non riesco a resistere e lo afferro con una mano, non riesco a stringerlo completamente, oltre che lungo ha anche una circonferenza notevole. E’ caldo, lo sento pulsare nella mia mano. Dopo qualche secondo tolgo la mano e mi allontano.

“Scusa, non volevo.” Gli dico.
“Scusi lei, non volevo metterla in imbarazzo.” Mi dice lui.
“Qui è quasi tutto a posto, ora finisco da sola, puoi ritornare di la con i tuoi amici.”
Marco lascia la cucina e ritorna in salotto.
Finisco di rassettare, saluto i ragazzi e poi mi ritiro in camera mia.

Quel cazzo continuava a ritornarmi in mente. Era affascinante, calamitante, non riuscivo più a toglierlo dai miei pensieri. Pensando a quel membro una mano scivola tra le mie gambe e mi do piacere da sola. Cerco di non pensarci immergendomi nella lettura di un romanzo. Più tardi sento i ragazzi andare via e Mattia andare a letto anche lui. Dopo circa una mezzora mi vibra il telefono, sarà mio marito che mi augura la buona notte. Prendo il cellulare, messaggio da numero sconosciuto.

“Spero di non averla sconvolta prima, non volevo essere così brusco e sfacciato.” Immagino che il numero sia di Marco, avrà preso il mio dal telefono di Mattia.
“Non ti preoccupare Marco, ti perdono”, faccio una pazzia e aggiungo questo al messaggio “solo se mi mandi una foto del tuo cazzo.”
Aspetto un paio di minuti e il telefono vibra nuovamente. Apro whatsapp e mi trovo davanti un bellissimo primo piano di quello stupendo cazzo.
“Perdonato, buonanotte.”
Guardo e riguardo quella foto ed inizio a toccarmi nuovamente fino a venire ancora.
Mi addormento sperando di sognare quel membro fuori misura.

Il mattino seguente mi arriva un nuovo messaggio da Marco.
“Buongiorno signora Alessia, dormito bene?”
“Benissimo, grazie.” Rispondo cortesemente
“Ieri sera ho lasciato li il mio giubbettino. Posso passarlo a prenderlo fra un paio d’ore? E’ a casa?”
Dentro di me so già che quello suona solo come un pretesto per rivedermi, stavolta da sola, ma acconsento lo stesso e gli dico di passare senza problemi. Vediamo dove vuole andare a parare il ragazzo, so gestire uno che potrebbe tranquillamente essere mio figlio.

Verso le 10.30 sento suonare il campanello. E’ lui.
Gli apro, lo faccio entrare.
“Ti posso offrire qualcosa?”
“Un caffè può bastare.”
Lo accompagno in cucina, prendo la moka, gli do le spalle, all’improvviso lo sento contro di me, sento il suo pacco contro il mio culo, la semplice stoffa del mio vestitino non basta ad attenuare la mia percezione della sua erezione contro il mio corpo.

Reagisco senza pensare. Mi giro, gli afferro il pacco, gli apro la lampo e tiro fuori quell’obelisco di carne. Lo guardo ancora meravigliata, come la sera prima. Mi inginocchio davanti a quel totem. Lo bacio, una, due, tre volte, lo ricopro di baci. Sento la sua cappella sussultare ad ogni mio bacio. Inizio a leccare quell’asta interminabile, dalla punta alla base, dalla base alla punta, ripetutamente lascio correre la mia lingua per tutta la sua lunghezza. Porto la mia bocca sulla cappella e dolcemente la lascio entrare, solo la cappella mi riempie completamente la bocca, con difficoltà inizio a succhiarlo, ben presto la mia bocca si adegua alle dimensioni di quel membro e inizia a scivolare meglio.

“Lo immaginavo che eri una succhiacazzi nata.” Mi dice Marco. “Guardami.”
Alzo gli occhi e click. Mi scatta una foto mentre ho il suo cazzo in bocca. Click altra foto.
Non me ne importa e continuo a succhiare il suo cazzo cercando di farne entrare il più possibile in bocca.
“Alzati troia”, dice afferrandomi per i capelli, mi tira su, mi gira, mi piega a 90° sul tavolo, mi tira su il vestitino, mi sfila gli slip e mi entra nella figa. Il suo cazzo è grosso ma entra facilmente sia perché bagnato con la mia saliva, sia perché la mia figa è già ben lubrificata dalla mia eccitazione.

Inizia a scoparmi così da dietro, selvaggiamente, sento il suo membro aprirmi sempre di più, all’inizio con fatica, poi con il succedersi dei colpi sempre più agevolmente, lo sento entrarmi sempre più in fondo, lo sento riempirmi completamente. Marco va avanti a scoparmi così per diversi minuti mentre un paio di orgasmi mi percorrono il corpo. All’ultimo secondo si toglie, prendendomi per i capelli mi rimette accovacciata, “Apri per bene” mi ordina, io spalanco la bocca. I primi due schizzi, i più potenti mancano il centro e finiscono sui miei occhi e sui capelli, i successivi centrano il bersaglio e mi finiscono in bocca. Faccio per deglutire ma mi dice di aspettare a mandar giù, preso il telefono in mano registra un video dove si vede bene in evidenza il suo seme dentro la mia bocca e gli schizzi sulla mia faccia e poi io che deglutisco e la mia bocca che si ripresenta vuota all’obbiettivo.

“Sai che questa è solo la prima di una lunga serie di scopate che faremo assieme, vero?”
Non posso far altro che annuire.
“Sei la classica M.I.L.F., una puttana nata! Ho il tuo numero, devi essere sempre pronta.”
Quelle parole invece di infastidirmi mi fanno correre i brividi lungo la schiena.

Marco rimette al suo posto il suo membro, prende la sua giacca e se ne va senza neanche salutarmi.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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Scopo con mio cugino Simone

Io e Simone siamo cresciuti insieme. Siccome siamo entrambi figli unici abbiamo instaurato u rapporto talmente forte da considerarci quasi come fratello e sorella. Fin da quando ero una ragazzina è stato sempre in prima linea per tenermi lontani i compagni di scuola che mi facevano il filo. Più di una volta le mie amiche, nel corso degli anni, mi hanno fatto presente che i suoi sono i comportamenti di un fidanzato geloso e non quelli di un semplice cugino.

Io o sempre cercato di smorzare la cosa dicendo che era una persona con un carattere molto protettivo ma, talvolta io stessa avevo la loro identica sensazione.

Il nostro rapporto iniziò a cambiare quando iniziai a frequentarmi con un certo Stefano. Simone non la prese molto bene, fin dall’inizio. Nonostante mi avesse detto che era felice per me io avevo notato dei cambiamenti nei suoi atteggiamenti. Decisi comunque di non affrontare l’argomento e fare finta di nulla.

Una sera però, Simone venne a cena a casa mia e quella notte cambiò tutto. Eravamo a casa sua, i suoi erano partiti per il weekend e noi avevamo deciso di prendere una pozza da asporto e mangiarla insieme, come solitamente facevamo.

La serata sembrava tranquilla fino a che non mi chiese come stessero andando le cose con Stefano. Io dissi che ci stavo molto bene, che era premuroso e dolce nei miei confronti ma, lui era intenzionato a sapere altro, così mi disse esplicitamente “Stefano si è scopato mia cugina? Voglio che mi racconti ogni minimo dettaglio, se ti ha baciato le tette, se ti ha infilato il cazzo nel culo…. esigo sapere ogni cosa”.

Io gli dissi di si, avevamo fatto sesso dopo solo un mese che ci frequentavamo e che era stato tutto fantastico. Più gli parlavo e più mi rendevo conto che la sua espressione cambiava, ad u tratto abbassai lo sguardo e mi resi conto che gli si era indurito il cazzo.

Lui, che aveva seguito il mio sguardo si toccò il pacco e senza il minimo pudore si tirò giù la zip dei jeans dicendo “Succhia troia” mentre mi prese per i capelli e mi spinse la testa contro il suo uccello.

Mi intimò di prenderlo tutto in bocca e di succhiarlo e dio no potei fare a meno di assecondarlo. Mentre gli facevo il pompino lui certi istanti mi ringraziava dicendo che era perfetto il modo in cui glielo stavo succhiando, in altri momenti tornava ad essere violento ed urlava “Stasera sarai la mia schiava ubbidiente, troia che non sei altro” ed altre frasi del genere.

Ad un tratto mi scontò, mi abbassò gli short e le mutande e mi infilò il cazzo nelle figa, senza nemmeno darmi il tempo di capire cosa stesse succedendo. La mia figa era completamente asciutta ma, con mia sorpresa mi resi ben presto conto che più mi scopava e più era bagnata, fu in quel momento che smisi di opporre resistenza.

Mio cugino mi stava scopando ed io ero eccitatissima al pensiero, tanto che allargai ancora di più le game per sentire meglio il suo cazzo. Non riuscivo a fare a meno di godere ed iniziai anche a toccarmi il clitoride, provocandomi diversi orgasmi.

Lui si rese conto che ero totalmente eccitata e questo lo fece godere così tanto che poco dopo anche lui stesso arrivò al limite. Ricordo che iniziò a muoversi ancora più velocemente dentro di me fino a riempirmi della sua calda sborra.

Sto ancora con Stefano, lui non sa niente. Io e mio cugino ogni tanto ancora lo facciamo, ci chiudiamo in casa e scopiamo fino allo stremo delle forze.

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