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racconti sesso prima volta

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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che gran zoccola la contessa

La contessa Francesca Maria Felicita Serbelloni Vien du Marrais posò le “Relazioni pericolose” a faccia in giù sul lettino e si guardò attorno.
Ormai la limonata, sul tavolinetto era tiepida e imbevibile.

Cercò con gli occhi la Marta. Non era a portata di voce, ma non aveva né la voglia né la forza per alzarsi. Sperò che per qualche insana ragione uscisse dalla frescura della casa o fosse sorprendentemente così intelligente da pensare che Lei avesse qualche necessità… Si fermò ad osservare con un pizzico di ammirazione il giardiniere che, imperterrito, continuava ad accatastare legna, rami, erba secca e altri vegetali vari al limitare della radura. Sembrava che per lui il caldo non esistesse. Comunque la sua schiena luccicava di sudore.
Non aveva capito se fosse a causa del caldo o di quello che stava leggendo, ma il suo costume mostrava inequivocabilmente che la sua passera sudava. Si alzò stancamente, strisciò verso il bordo della piscina e si lasciò cadere all’interno. Ormai era la terza volta che provava a rinfrescarsi ma aveva notato che l‘acqua diventava sempre più tiepida. Consultò l’orologio e constatò, con fastidio, che il tempo stava volando.

Alessandro aveva finito di accatastare le sterpaglie e aveva acceso gli arbusti. Il fuocherello iniziale era cresciuto velocemente. Sarebbero diventate cenere in breve tempo, sotto il suo sguardo vigile che controllava la combustione.

Non aveva intenzione di salire dall’altra parte dove c’era la scaletta, perciò, anche se con un certo sforzo, si tirò su e si avviò verso il patio. Nel breve tragitto le sembrò di essere già asciutta: entrò nell’ombra e senti subito che, in effetti, non lo era affatto.
Attraverso la vetrata vide Marta che stava spostando alcune sedie. Sicuramente aveva già predisposto quanto necessario per la serata. Lei francamente non ne aveva assolutamente voglia, ma ormai era un’abitudine consolidata: il 14 Luglio era ormai la data del rinfresco di mezza estate di casa Serbelloni.

Non che gli invitati le fossero particolarmente antipatici, erano ormai tutte vecchie carampane ammuffite, le “amiche” della mamma, buonanima. Solo la Vale aveva meno di sessant’anni e solo per la sua presenza, sempre inequivocabilmente sopra le righe, si riusciva ad avere una decente presenza maschile.
L’anno prima si era presentata con un bellissimo vestito blu elettrico, leggerissimo, trasparentissimo e senza dubbio osceno. Man mano che gli occhi degli uomini la fissavano, lei si eccitava sempre più. I capezzoli cercavano di forare il vestito e si vedevano queste bellissime, gonfie fragole. Aveva fatto arrapare tutta la popolazione maschile, compresa quella che non poteva ormai più far danni.
Alle 10 era scomparsa; mi descrisse con dovizia di particolari come si era fatta ripetutamente sbattere da tre signori non più giovanissimi, ma ancora attivi. Con somma gioia aveva potuto constatare che in effetti uno dei tre, con papillon e scarpe di vernice, era dotato di un magnifico cazzo over-size che l’aveva servita “regalmente”. Li aveva gustati a lungo sul lettino in fondo alla radura, il grosso in figa, un altro stabilmente tra le labbra ed il terzo a smanettarsi poco lontano. Dopo il primo “giro” tra le sue cosce, due dei tre l’avevano “sentitamente ringraziata” e si erano fatti di nebbia.

Era allora che il suo “stallone bianco” come l’aveva definito lei, aveva dato il meglio di sé. Le aveva preso la nuca a piene mani e posizionata sul salsicciotto un po’ barzotto. Capendo subito le sue intenzioni, lusingata dell’effetto che faceva sul navigato compagno, aprì subito la bocca e si apprestò a quello che lei pensò fosse un impegnativo duello.
Come si sbagliava. Lo sentì quasi subito riprendere vigore e man mano che si ingrossava faceva il suo lavoro con sempre maggiore difficoltà. Il profumo del cazzo uscito pochi secondi prima dalla sua passera, il sapore dolciastro dello sperma ma soprattutto la compattezza e grossezza dei suoi coglioni la inebriavano. Cercò con gli occhi il viso dello stallone: sorrideva beato del suo cazzo ormai marmoreo. Pochi secondi e si ritrovò nella stessa posizione di prima. Si preparò a gustarsi la seconda pecora della serata.
Poi il sangue le defluì dal cervello e le si offuscò la vista. Le aveva appoggiato velocemente, troppo velocemente, la cappella al buco e aveva spinto.
Le aveva contemporaneamente comunicato la sua intenzione di incularla e quando la cappella era entrata, lei aveva visto le stelle.
Aveva resistito, strozzato l’urlo che le era salito in gola, ed era crollata sulle braccia cercando di disarcionarlo: senza effetto. Ne aveva dovuto aver inculate un bel po’, perché sapeva come rimanere ben saldo. Era entrata solo la cappella: le disse di star calma, ferma e di aspettare. Le comunicò che il più era fatto. Quando l’aveva scopata, poco prima, aveva visto il suo forellino che si apriva ad ogni spinta, che non facesse la santarellina…l’aveva già dato via da un po’….
Era vero, ma la stazza dei suoi precedenti … non era quella dello stallone; non era stupida e cercò di rilassarsi un po’, nonostante il dolore. Il suo primo sverginatore le diceva di spingere in fuori per farlo entrare. Fece così, ma non le sembrò che il dolore migliorasse.
Si accorse dopo qualche secondo che invece un successo lo aveva ottenuto.
Ora aveva i coglioni dello stallone che sbattevano sulle labbra della figa. Ormai aveva il buco anestetizzato dal troppo dolore.
L’aveva sfondata?
Stava sentendo che aveva cominciato a tirarlo lentamente fuori e lei cercò di cagarlo fuori definitivamente. Era una opzione…ma il bastone ormai aveva aperto una strada, era duro, enorme e aveva trovato un ritmo. Lo prese bene, stavolta, con poco dolore e quando sentì che i coglioni le sbattevano ritmicamente sulla figa, capì che forse si sarebbe potuta divertire. Allungò la destra sotto di sé e prese tra le dita le labbra della passera, le strinse e sfregò i polpastrelli sul grillo con forza, quasi con violenza.
Infilò il medio in profondità, fin dove poteva e sentì distintamente il cazzo che entrava e usciva.
Un po’ di dolore c’era ancora, ma la sensazione del cazzo che le stava aprendo il culo era sublime: si aiutò ancora con la destra e al suo cavaliere la mossa piacque molto, la incitò, dicendole che se lei era d’accordo l’avrebbe servita per un po’… quando uscì completamente e glielo rimise in figa le partì un orgasmo lunghissimo che lei cercò, oltretutto riuscendoci, di ampliare con un robusto massaggio al grilletto.

Stava per crollare rilassandosi, quando senti con stupore che il porco non aveva finito: sentì la cappella rientrarle in culo, senza ostacoli di sorta. La fece girare un poco sul fianco e cominciò la vera cavalcata. Sapeva che questa volta non si sarebbe fermato, né avrebbe cambiato canale. Così fu.
Le venne lungamente in culo e lei sentì distintamente la durezza del cazzo gonfio e ciò che le riversava dentro. Anche se era venuto continuò ancora un po’ e la sensazione del cazzo che lentamente si sgonfiava non fu affatto spiacevole, ora l’inculata era più delicata, leggera.
Spinse leggermente per farlo uscire e ci riuscì facilmente.
Lui, da grandissimo porco le chiese di spingere fuori, voleva vedere il suo sperma uscirle dal culo.
In un primo momento si scandalizzò ma poi… dopotutto aveva appena finito di incularla duramente e lei aveva goduto come poche volte, perché no? … spinse.
Il rumore dell’assordante scorreggia condita con spruzzi di sperma li colse impreparati e dopo una frazione di secondo di stupefatta sorpresa cominciarono a ridere come ragazzini. Più ridevano, più si guardavano in faccia e ricominciavano a ridere.
Lui si lasciò cadere al suo fianco e cominciò ad accarezzarle il seno. Le mormorò all’orecchio che anche se rotto suonava bene … prese cavallerescamente il pugno che lei le aveva dato imbronciata e si accoccolò a cucchiaio dietro di lei. Gli chiese di essere discreto e lui garantì per sé, ma anche per i suoi due amici: sapevano come comportarsi. Le chiese se lei era solita non portare intimo ma lei ridacchiando confessò che quella sera aveva bisogno di sesso. Si accordarono per andare via subito: lei non era in condizioni tali da potersi ripresentare alla festa.

Quando aveva finito di raccontare, la Vale le aveva ricordato che l’anno prima, dopo la festa, era restata in casa per un paio di giorni. Le aveva confessato che non riusciva quasi a camminare, da come aveva il culo bruciante. Ad un certo punto si era preoccupata veramente poiché il gonfiore non accennava a passare. Il suo stallone aveva telefonato tutti i giorni, un po’ preoccupato anche lui. Temeva di aver fatto dei danni. Lentamente tutto ritornò “quasi” come prima. Il suo cavaliere le diede qualche “dritta”, alcune indicazioni, e un paio di cremine adeguate (era farmacista). Passarono insieme tutta l’estate, l’autunno e parte dell’inverno. Da come ne parlava Vale doveva essersi divertita molto. Francesca si ripropose di ritornare sull’argomento poiché aveva la curiosità di conoscere le “dritte” e le “indicazioni”. Lei così non lo aveva mai fatto: anche se quando si masturbava aveva accarezzato spesso il buchino e le era piaciuto molto. Quella sera Vale sarebbe venuta, ma le aveva chiesto esplicitamente di non fare la ragazzaccia e di comportarsi da tranquilla “zitella” come la chiamava scherzosamente.

La Marta aveva quasi finito. Le chiese quando sarebbe giunta la ditta del catering e la Marta le garantì che aveva già telefonato. Per le dieci sarebbe stato tutto pronto; comunque, come gli altri anni, sicuramente nessuno si sarebbe presentato prima delle dieci e mezzo. Alessandro aveva finito di ripulire la radura dietro la villa ed era scomparso: sicuramente era in dependance a farsi la doccia, a cambiarsi per la serata: avrebbe dovuto accogliere gli invitati. Salì verso il piano superiore per cambiarsi. Mentre saliva le scale, vide che dietro la dependance c’era Alessandro che aveva pensato bene di darsi una prima sommaria ripulita con la canna dell’acqua che usava per il giardino. Era nudo e la Franci si spostò un poco per non farsi vedere nel riquadro della finestra. Notevole, il ragazzo aveva un fisico notevole. Cercò di vedere come era messo ad attributi: era di fianco e non riusciva a capire. Con suo grande disappunto ora si era girato, vedeva solo il culo e le spalle. Girati, pensava … dai girati… fammi vedere quanto ce l’hai grosso… niente da fare… si era piegato, chiuso l’acqua, rialzato ed entrato nella porta sul retro. Maledizione, era nudo e non ho visto quasi niente, pensò.

Andò liscio quasi tutto. Il solo imprevisto fu l’arrivo, non atteso ma gradito del consorte. Nei tre anni di matrimonio si era fatto vedere, alla festa di luglio, solo la prima volta: solo per gustarsi i complimenti per il restauro della “magione” dei Serbelloni. Con quello che gli era costato….
Giuffredo Esposito aveva fatto fortuna. Ma quel nome e cognome gli stavano stretti. Sposandosi con la Franci aveva raggiunto il suo scopo. Ormai tutti i conoscenti e nell’ambiente, lo chiamavano (talvolta un po’ ironicamente) “Il Conte” e soprattutto aveva un po’ stornato i sospetti sulle sue tendenze: che fosse esclusivamente omo era noto solo ad una ristretta cerchia, oltre che a Franci, naturalmente.
Il loro accordo prevedeva un “matrimonio bianco”. Lui metteva i soldi e lei il titolo nobiliare. Esposito le aveva chiesto di non farsi amanti ufficiali od ufficiosi e di essere discreta per qualche anno. Non pretendeva che diventasse monaca, solo che non lo facesse spudoratamente. Aveva avuto informazione che la contessa era stata molto discreta. Un paio di fugaci “trasferte” durante una gita a Roma (con una vecchia conoscenza …) e a Verona con un giovanotto probabilmente a pagamento. Il suo informatore sospettava inoltre, senza prove concrete, che non disdegnasse una “rimpatriata” con qualche amica fidata. Ma le scappatelle in questione erano sempre avvenute a casa delle signore e anche se aveva passato la notte da loro, non era detto che avessero ….. consumato. Anche se certi atteggiamenti molto “intimi” lasciavano pochi dubbi…. Meglio così.

Quando il consorte le chiese di parlarle in separata sede e lontano da orecchie indiscrete la Franci capì che era qualcosa di importante.
Quello che la sorprese, nell’atteggiamento del suo “marito” fu “l’ira funesta che infiniti addusse lutti ai parenti” come disse lui. Alcune analisi avevano rivelato che non era al massimo della forma (a 74 anni, pensò lei, e con la vita che faceva…) e non voleva assolutamente che i “bastardi, benpensanti baciapile di merda” come definì i suoi parenti napoletani, potessero cercare di ereditare qualcosa: inoltre non gli dispiaceva pensare alla faccia dei suoi compari quando l’avessero saputo….

Le disse che da quel giorno desiderava ardentemente che…. si facesse, riservatamente, adeguatamente fottere fino a rimanere incinta. Quando ciò si sarebbe verificato le avrebbe fatto ricevere un vitalizio di cinquemila euro al mese e un lascito alla sua morte tale per cui “potrai fare la signora tutta la vita”. Sapeva che Esposito era molto riservato su certi argomenti, ma si azzardò lo stesso a chiedergli se era una cosa grave: lui nicchiò un attimo, ma poi le confidò che era un problema circolatorio. Nulla di grave ma era meglio tutelarsi prima. Come le aveva detto non aveva intenzione di sovvenzionare a vita quei parassiti. Le diede un buffetto su una guancia, quasi affettuoso e le disse di divertirsi.
La contessa lo guardò e cercò sul suo viso qualche segno di turbamento, ma le sembrò un uomo assolutamente sereno. Che le avesse detto quelle cose, che si fosse espresso in maniera così tranciante verso i suoi parenti, la turbò non poco. Inoltre non capiva se questa senile voglia di paternità fosse dovuta più ad un desiderio di danneggiare gli altri piuttosto che far in qualche modo felice sé stesso. Le chiese inoltre la sua disponibilità, verso la metà di settembre a presenziare insieme a lui ad un importante avvenimento mondano all’Ambasciata Americana a Parigi. Poteva essere molto importante per i suoi affari e lei accettò senza fare trasparire troppo il suo entusiasmo.

La serata si concluse in maniera assolutamente noiosa, Esposito era risalito in macchina, dopo il colloquio e se ne era andato via così come era venuto. La Vale le aveva fatto ciao con la manina e scortando la nonna ottuagenaria aveva preso la strada di casa. All’una l’ingresso della villa era sgombero da auto, il patio silenzioso e triste, con bicchieri sparsi qua e là, la radura sul retro deserta. La Marta stava raccogliendo i resti del cibo dalla tavola e Alessandro i bicchieri sparsi in giro.
Ripensò a quello che le aveva chiesto di fare Esposito e mentre si apprestava ad andare a letto, passando davanti allo specchio del bagno si fermò a guardarsi.
I capelli ramati gli occhi un po’ allungati e verdissimi, il seno ancora alto e pieno faceva di lei un boccone molto appetibile, pensò: lentamente si girò a guardarsi il culetto. Non lo aveva matronale, sembrava quello di ragazzino.
Si, pensò tra sé: era ora di divertirsi, autorizzata, peraltro da colui che le aveva consentito di vivere alla grande. Cosa poteva volere di più? Non più solo la lingua infernale della Vale. Avrebbe preso cazzo.
Alla grande, anzi in quantitativi massicci. Si addormentò dopo essersi sfinita con un paio di orgasmi: il primo, per scaldarsi, con la fedele manina. Non le bastò: allungò la mano sotto il cuscino, accese il vibratore e se lo infilò dentro la figa, già allagata, lo mise al massimo, si pose a pancia in giù incrociando le gambe per sentirlo meglio stringendolo e mentre il giocattolino le faceva salire il climax si aiutò con il dito sul grilletto. Il godimento arrivò devastante, le contrazioni spasmodiche dell’orgasmo le fecero uscire il dildo, che ormai aveva espletato il suo lavoro.
La mattina dopo si svegliò troppo presto.
Non aveva nessuna intenzione di alzarsi, allungò la mano a cercare il vibratore, si leccò le dita per inumidirsi la figa, lo infilò e senza accenderlo, cominciò a lavorarsi. Quando si sentì vicina al punto di non ritorno si fermò. Lo fece più volte: la mattina si masturbava con calma, voleva che le bastasse sino a sera….
Si riaddormentò.
La svegliò il rumore della motofalciatrice, lontano, ma ugualmente antipatico, ostile. Si alzò con l’intenzione di chiedere ad Alessandro perché aveva iniziato così presto: prima di arrivare alla porta, però, si rese conto che il sole era abbagliante. Guardò l’orologio e si domandò come mai la Marta non le avesse portato la solita colazione. Fece mente locale e si rese conto che probabilmente le stoviglie della sera precedente l’avessero distolta da quell’incombenza. Si allacciò la vestaglia e pensò che forse era meglio così. La sera prima aveva sbocconcellato un po’ troppo e se avesse saltato la colazione la sua linea non ne avrebbe sicuramente risentito! Aprì la vestaglia e si rimirò nuovamente allo specchio. Si avvicinò per vedere meglio tutti i particolari: il seno era tonico, ancora bello alto, lo soppesò con le mani girandosi un po’ di lato per vederlo di profilo. Sì, faceva la sua porca figura. Si girò di fronte, allargò un po’ le gambe, erano lisce e curate, senza inestetismi né cellulite. Si chiese se fosse il caso di curarsi un po’ di più il pelo della passera.
Da “quasi rossa” quale era lo aveva lungo e a cascatella: alla Vale piaceva molto separarlo con la lingua e talvolta glielo prendeva a piene mani tirandoglielo un po’. Ma si sa che gli uomini sono strani e a taluni piace di più la passera implume. La Vale l’aveva così e affermava che a quei porci di uomini dava l’idea di scoparsi una teen implume e ciò li infoiava da matti. Se lo diceva lei…
Decise di chiederle consiglio e di raccontarle la sua nuova libertà. L’aveva già consigliata bene quando aveva ricevuto la proposta di Esposito. Ora che poteva gustarsi cazzi a volontà aveva però il problema di cercarsi quelli giusti. Nella sua cerchia era escluso: i papabili era pochi, stronzetti e con la lingua lunga. La Vale invece, col suo lavoro, aveva un giro diverso, scopava con diversi galletti e se gliene avesse consigliato qualcuno…
D’estate erano praticamente inseparabili, la Vale si occupava di turismo invernale e fino a Ottobre e oltre la stagione era praticamente morta; il telefono, invece, squillò a lungo prima che la voce impastata della Vale le rispondesse. Fece orecchie da mercante alle sue proteste e le disse di arrivare per pranzo.

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RACCONTI EROTICI: Padrona per una notte..

E’ venerdì sera. uscendo dal mio studiosto gia’ pensando che sono pronta a tutto, tranne che rincasare.
Stasera non mi va, stasera non torno.
Le mie figlie sono fuori e lui certamente sta già aspettando gli amici, per la solita notte di poker.
Faccio tutto con comodo; mangio qualcosa alla trattoria che hanno aperto da poco, a pochi isolati dal mio ufficio.
Il parcheggio è pieno, il locale stipato; tuttavia, io sono sola e quindi mi rifilano un posticino piccolo piccolo, nascosto dal classico frigo delle torte gelato.
Tutto è regolare, fin troppo, sino a quando la suoneria di un telefonino mi raggiunge.
Riconosco quella melodia, l’ho già sentita. Da chi, però?
Sbircio tra i tavoli e vedo mio cognato. E’ sua, quella suoneria.
Faccio per alzarmi, … mi accorgo appena in tempo che l’adorato cognatino non sta godendosi la compagnia di mia sorella.
La cosa non mi stupisce più di tanto. Nonostante sia mia sorella, sangue del mio sangue, l’ho sempre ritenuta una donna troppo mite; troppo docile, per come lui si propone. Aspetto quindi l’attimo nel quale lui si gira, per alzarmi, pagare il conto ed andarmene.
Vedere quella scena, però, non mi è assolutamente piaciuto, e, “Se mia sorella è una placida donna, io non lo sono affatto”,penso.
Ripercorrendo la via di casa, decido di chiamarlo. Con la sua voce al telefono, azzardo un “Disturbo?” e un “Dove sei?”
Lui dice “Non disturbi affatto, mia cara, sono ad una cena di lavoro”.
“Dev’essersi alzato in piedi”, penso, a giudicare dal silenzio assoluto attorno a lui.
Da bravo puttaniere, aggiunge “Sapessi che palle, ma sai com’è…”
“Certo, certo!”, gli do corda. “Non voglio trattenerti, volevo solo chiederti se domani mattina
vieni con me “alla soffitta”. Mi hanno chiesto di allestire il locale per la serata fetish e mi rompo , ad andarci da sola. Così mi son chiesta se…”
Neppure il tempo di finire il discorso, che già mi chiede quando vederci. Decidiamo per le 11, davanti al locale. Lo avviso che faremo tardi, probabilmente e che, alla soffitta, non c’è campo, e che il cellulare non prende.
“Non preoccuparti”, dice lui, “avviso Carla”.

Il locale, in realtà, deve essere pronto per la sera di lunedì, e solo io ho le chiavi del portone, e saranno ormai tre giorni che ci sto lavorando dentro.
Arrivo prima di lui, e lo avviso con un sms, dicendogli che non lo aspetto fuori.
Mi spoglio dei miei abiti e inizio a curare ogni mio dettaglio; indosso calze in latex nere, agganciate al reggicalze di un accattivante bustino nero intrecciato sul seno.
Le scarpe, altissime, sono rigorosamente lucide e nere
Ogni cosa ha questo colore; tutto, tranne il mio umore.
Slego i miei lunghi capelli, e mi trucco alla luce della lampada in bagno; fisso i miei occhi, riflessi dallo specchio.
Puntualissimo, lui suona. Mi affretto quindi ad abbassare le luci. La porta si apre, grazie al tiro posto sotto al bancone. Spunta in cima alla scalinata.
“Lucrezia!”
Rispondo “Scendi, sono giù. Aspettami sul palco!”
Grido, e i miei occhi lo osservano. So che ama il fetish. Lo lascio quindi salire sul palco, ad armeggiare con gli attrezzi… immagino che si stia eccitando.
Aspetto un altro po’, ma risalgo la scalinata e chiedo se può farmi da cavia.
“Cosa devo fare, dimmi?”
Mi siedo in un punto buio, e chiedo di indossare le polsiere della croce di Sant’Andrea.
Lui sorride, sembra quasi imbarazzato. Ma io so che lo vuole. Insisto; e, di certo, non fatico.
Il primo polso è agganciato. “Prova a mettere anche l’altro. Ci riesci?”
Lui risponde “E’ faticoso, ma non impossibile”. Di certo, l’eccitazione di quei momenti, lo porta a impegnarsi per agganciare anche la seconda polsiera.
“E… ed ora, spalanca le gambe, e dimmi se sei comodo. Descrivimi cosa provi”
Lui blatera qualcosa. Gli chiedo se è solito fare questo tipo di cose, o se fanno parte solo dei suoi sogni irrealizzati.
 “Ma che dici?”, mi risponde ridendo.
“Perché? Vuoi forse dirmi che mia sorella non ti permette queste cose?”
“No, non è quello, ma sai…”
Io allora inizio a scendere lenta la scala. Lentissima. Non mi vede ancora; io parlo e lui mi risponde.
Mentre scendo, azzardo un “…e così, tradisci mia sorella…”
In un tono perentorio, spara un “Certo che no”.
… mi fermo; predo dalla poltrona le mie fruste e continuo a scendere la scalinata.
Da come mi guarda, deve aver capito (o quantomeno, intuito) le mie intenzioni…
Accenno ad una mezza risata, dicendo che deve star tranquillo. Salgo finalmente sul palco
e mi trovo faccia a faccia con lui. Deglutisce a fatica, mentre, con il frustino, lo accarezzo tra le gambe. “Gradisci della musica?”.
Ma nemmeno aspetto la risposta; e già una musica blues accompagna il mio gioco.
Come una pantera, giro attorno alla croce, godendomi la sua espressione di curiosità e paura.
Mi fermo dietro a lui; le mie mani tirano i capelli verso me. “Mi fai male! Sei matta? Dai, smettila!”
“Oh no, non lo sono. La matta è mia sorella, ogni volta che ti crede!”
“Scusami , ma proprio non ti capisco. Se è uno scherzo, ti dico che sta diventando di cattivo gusto!”
“Ah, si??”
Torno davanti a lui, e prendo a slacciargli la camicia. Le unghie gli solcano il collo, fino ad arrivare al petto. So che non mi importerà nulla, di ciò che mi dirà. Delle preghiere che urlerà.
Con una mano afferro decisa i suoi coglioni, chiedendogli se li ha, e vuole essere così gentile da tirarli fuori.
“Slegami, liberami!”. Io lo rassicuro, “Tranquillo, lo faro”.
Il suo sesso ormai è duro, decido così di liberarlo. Passo la frusta sulla cappella e, ogni tanto, lo schiaffeggio. Passo la mia lingua, lenta, sul collo. Mordo i bordi delle sue labbra.
“Che ne dici, vuoi essere il mio cane?”
Gli faccio indossare il collare ed il guinzaglio. Scatto qualche foto.
“Mi spieghi, perché a me?”
“Semplice. Sono la parte peggiore di mia sorella. Sono ciò che lei non avrà mai il coraggio di essere. Ricordi quante volte mi ha detto che ero il suo opposto?”
E continuo. “Ed ora dimmi: ieri dov’eri?”
Lui dice “Ad una cena di ….”
La mia mano strinse nuovamente i coglioni.
“Dove, scusa?”
“Si, devi credermi”, arrendendosi ai miei desideri.

Inizio a slacciare la prima manetta dal suo polso. Cerca di scagliarsi contro di me.
“Stronza, sei una stronza!”
Scoppio a ridere e gli ricordo che la padrona sono io, e che non sarebbe facile spiegare certe foto a quella perbenista di mia sorella.
e dico “se devo essere sincera, nemmeno la serata di lavoro che hai trascorso, guarda caso, con quelle due puttanelle”
Il mio gioco prosegue
“…ed ora inginocchiati!”. Lui capisce che non scherzo. “Anzi, sai che ti dico? Spogliati, ed indossa quel paio di pants nere. Spicciati!”
Lui dice “Ma… ! Posso spiegarti…”
“Ti ho detto, spogliati”
Veloce si toglie ogni cosa, e lo ritrovo come il migliore dei cagnolini ai miei piedi.
“Ed ora vieni, andiamo a fare un giro per la sala”.
Salgo e scendo sulla gradinata per quasi 5 minuti, poi lo porto verso il bancone del bar. Riempio con dell’acqua il secchiello del ghiaccio e lo faccio bere come avrebbe desiderato il mio cane.
Seduta sullo sgabello, dondolavo la gamba. “Ehi cane! Ti piace la gamba della tua Padrona?”
“Certo, moltissimo!”. Lo colpisco con il piede, ricordandogli che era un cane e perciò non poteva parlare. “Avvicinati, ora”. Faccio così; due carezze sotto al suo mento, mentre lo accarezzo tra le gambe con la scarpa.
 “Se ti piacciono le scarpe della tua Padrona, potresti dimostramelo …del resto, ti manca solo la parola, questo si sa”. Non se lo fa ripetere.Inizia a passare la sua lingua lungo il tacco a spillo.
“Bravo, bene continua … mi piace vederti così!! Ti prometto che, quando avrai finito, avrai una ricompensa”. La sua lingua consuma le mie scarpe, sino ad eccitarmi. Mi diverto, a passare sui miei capezzoli e sopra la sua schiena, il ghiaccio del frigo bar. Vedo i brividi scorrere sul suo corpo e questo mi fa impazzire. “Ora stai fermo. Da bravo, stai seduto su due zampe”.
Mi siedo così, comoda sul bancone, e appoggiando i piedi sugli sgabelli, prendo a fargli vedere cosa sapevo fare con quel frustino. Non mi toglie gli occhi di dosso, la sua bocca quasi sbava. Io inizio a far scivolare il manico del frustino sotto lo string di latex, divertendomi a far schioccare gli elastici del reggicalze, a fargli ricordare che ciò stava vivendo, non era un sogno.
“Ora riprendi da bravo, a leccare”
Riparte così dal piede, ma, preso da un raptus di voglie, si ritrova presto con il viso tra le mie cosce.
“Ehi, ma come osi! Vergognati!”. Lo frusto più volte sulle natiche, per poi dirgli che, forse, ero stata troppo cattiva e che per farmi perdonare, gli avrei permesso di tornare con il suo muso tra le mie gambe. La sua lingua allora raggiunge la mia natura. “E’ bravo”, penso stronzamente. “Persino sprecato, per quella santa donna di mia sorella”.
“Voglio alzarmi, spostati!”. Come una cagna scodinzolo il culo vicino al suo viso.
“Che aspetti? Non mi vuoi?”. Come una furia, le sue mani mi prendono sui fianchi. Mentre lo string stava scivolando a terra, mi giro, mordendo la sua bocca e il suo collo.
Voglioso, finiva di liberare i seni dal bustino, mentre la mia lingua indecente lo cercava, godendo ad ogni suo cedimento.
“Forse mi aveva sempre desiderata”, penso.
Inizio a camminare, di nuovo, portandolo a 4 zampe, verso i divanetti. Metto al centro del salottino di specchi, e lo supplico di fare quel ciò che un cane avrebbe fatto.
Con violenza mi prende. Mi gira con il viso rivolto verso lo schienale. Sento finalmente mordere la mia schiena, il mio collo. Schiaffeggiare il mio culo; sembrava ed ansimava veramente come un cane.
Montandomi come un ossesso, avrebbe voluto dirmi tanto, lo sentivo. Ma sapeva che sarebbe stato peggio. Continuava così, in quel possedermi, sino a sfilarlo, e venirmi sulla schiena.
Era stato bravo, dovevo ammetterlo. Slaccio il suo collare e riprendo a salire la scalinata.
“Vai, sei libero” gli dico, mentre divertita gioco con la frusta.
Eppure…non sono ancora soddisfatta …

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La nostra prima volta in tre

Ci siamo conosciuti sul sito. Ha cominciato a farmi una corte serrata, prima diretta solo a me poi si è rivolto alla coppia, si perché io sono felicemente sposata con un uomo meraviglioso. Nell’ultimo anno però avevamo deciso di comune accordo di divertirci esibendoci un po’ su internet, chattando con qualche coppia e scambiandoci qualche foto. Il gioco ci piaceva un sacco, infatti dopo scopavamo di brutto e non ci facevamo mancare nulla…. sesso tradizionale, sesso orale, sesso anale avevamo un sacco di giochini che usavamo a più non posso fantasticando sulle coppie che avevamo appena conosciuto. Tornando a lui, sicuramente un bull che sapeva giocare molto bene con classe e rispetto ma molto diretto, come dicevo ha cominciato a corteggiarci come coppia, ci raccontava cosa avrebbe voluto fare con noi, come lui e il mio uomo mi avrebbero messo al centro delle loro attenzioni e tante altre situazioni intriganti. I giorni passavano, ricevevo più di dieci messaggi al giorno da questo “intrigante tormento” come oramai ero solita chiamarlo quando raccontavo a mio marito delle nuove avance che mi aveva postato. Nelle nostre menti il tarlo della trasgressione, oramai, si era annidato e lui continuava il suo dolce e peccaminoso martellamento. Ci sapeva fare….. voleva essere a tutti i costi la nostra prima esperienza in tre. Non so cosa successe e neanche chi per prima, tra me e mio marito, ammise che ci voleva provare, ma una mattina appena svegli ci guardammo e ognuno di noi negli occhi dell’altro vide la scintilla…. ne parlammo un po’ e decidemmo di provarci, il più era fatto ci stavamo parlando apertamente, confidandoci, ma se solo uno dei due, al momento di concludere, si fosse sentito a disagio ci saremmo girati e avremmo lasciato perdere….
Ok affare fatto, cosi chiudemmo il discorso e ci salutammo, lui al lavoro ed io alle mie faccende domestiche. Quella piacevole sensazione di trasgressione non mi lasciò per tutto il giorno e così fu pure per il mio uomo, come ammise lui stesso a fine giornata quando ci rivedemmo. Nel pomeriggio io contattai il nostro bull, si perché ora lo consideravamo nostro, sarebbe entrato nella nostra intimità doveva appartenerci, per far si che il gioco mentale scattasse prepotente dentro di noi. Una serie infinita di messaggi nei quali mi indicava dove si trovava, cosa faceva nella vita, come rintracciarlo, insieme ai tanti complimenti e alla felicità di essere stato scelto da noi come “l’eletto”, colui il quale ci avrebbe traghettato in questo nuovo mondo, cosi come Caronte traghettava le anime all’inferno, lui ci avrebbe guidati in questo inferno di trasgressione e di lussuria.
Tornato a casa mio marito gli raccontavo concitatamente di tutta la serie di messaggi, di dove era, del suo lavoro e mio marito per tutta risposta mi disse che il paese da lui indicato distava da noi un 150 km e che per il giovedì successivo, giornata in cui noi siamo liberi da impegni lavorativi, saremmo andati da lui, al suo negozio, si perché lui mi aveva detto di avere un negozio d’abbigliamento per donna. Con mio marito ci rimettemmo al computer e lo ricontattammo riferendogli che da li a poco saremmo andati a trovarlo e mettendo in piedi un giochino…. se ci avesse riconosciuto entrando nel suo negozio il tutto avrebbe avuto un seguito altrimenti arrivederci e grazie.
I pochi giorni che ci separavano da quel fatidico giovedì passavano molto lentamente e noi scopavamo due tre volte al giorno pensando a quel incontro, ci sarebbe potuto bastare così…. ma no, non questa volta, oramai avevamo deciso di fare il passo successivo. Il mercoledì via dall’estetista depilazione integrale, volevo sentire completamente le sensazioni che questa esperienza mi avrebbe lasciato addosso. Giovedì mattina indosso l’intimo che avevo scelto la sera prima con mio marito vestitino nero molto corto e scollato stivali col tacco, mi guardo nello specchio….. sono bellissima. Esco dalla camera e trovo difronte mio marito, ha negli occhi una luce che non so descrivere… è emozionato, lo vedo, ma molto eccitato, lo sento, l’odore del suo corpo lo riconoscerei ovunque.
Ci mettiamo in macchina, il viaggio e un continuo toccarci, fare battutine e ammiccamenti, siamo tesi ma eccitatissimi si sente e si vede.
Dopo circa un paio d’ore siamo davanti al negozio, ci guardiamo ci baciamo un grosso respiro ed entriamo.
Ci accoglie una ragazza molto simpatica e molto carina, lei sta facendo il suo lavoro ma noi non la stiamo neanche ascoltando, ci guardiamo intorno, di lui neanche l’ombra… all’improvviso sentiamo la porta aprirsi, non mi giro, una stretta allo stomaco me lo impedisce…. credo mi abbia riconosciuta subito perché mio marito, che si era girato a differenza mia, mi ha raccontato in seguito che i suoi occhi si erano illuminati all’improvviso, aveva posato il caffè d’asporto che aveva in mano sul bancone e rivolgendosi alla ragazza…. finalmente sentivo la sua voce calda profonda sensuale erotica, le prime parole che gli sentii dire non erano rivolte a me ma lo stesso mi fecero accentuare la stretta allo stomaco, disse: “prendi pure il caffè, della signora mi occupo io”, ero venuta apposta per far si che lui si occupasse di me.
Mi si presenta davanti, era sicuramente meglio dal vivo che in foto un po’ più basso di mio marito, fisicamente ben tenuto come il mio maschio e ammetto che il primo pensiero è stato molto peccaminoso, chissà come godrò io così piccolina in mezzo a questi due bei maschioni, poi la tensione e la timidezza hanno ripreso il sopravvento e ho abbassato nuovamente lo sguardo. Tutto scorreva via come se fossi in trance, lui e mio marito parlavano amabilmente e mi sono trovata nello stanzino a provare un paio di vestitini. Quando uscivo per mostrare a mio marito se mi stavano bene vedevo il “nostro bull” trafficare con il telefono, senza staccarmi gli occhi di dosso. Acquisto i vestiti, lui ci passa un bigliettino da visita di un ristorante al momento di darci il resto, tutto fatto in maniera molto velata e molto attenta, questo mi a fatto pensare che sicuramente non era libero da relazioni sentimentali e che non voleva che la sua collaboratrice se ne accorgesse, ma non mi interessava doveva essere la mia giornata. Ci mettiamo in macchina io e il mio lui impostiamo l’indirizzo sul navigatore e ci facciamo guidare da quella voce femminile ma troppo metallica.
Arriviamo davanti ad una bellissima masseria molto curata, veramente molto chic. Entriamo e ci accoglie un signore sulla cinquantina, ben vestito, che rivolgendosi ad un ragazzo gli dice: “i signori sono ospiti di ………” il ragazzo si prodiga allora ad accompagnarci dentro, ci fa strada e dopo averci fatto attraversare un enorme sala, credo la sala ricevimenti, ci porta in un corridoio dove ci sono tante nicchie adibite a salette abbastanza ampie da farci stare dei tavoli da quattro, anche questi molto curati nella mise en place, con delle grandi vetrate che danno sul giardino, anche questo mi fa pensare che tutto ciò per il nostro bull non sia la prima volta, ma continuo a fregarmene perché oggi voglio essere la regina di questi due stalloni. Ci accomodiamo, subito ci portano delle bollicine con un po’ di aperitivi, attendiamo con non poco nervosismo. Dalle vetrate vediamo arrivare una grossa macchina scura e dopo pochi minuti vediamo lui nel vialetto intrattenersi con il cinquantenne che ci aveva accolti. Ora sono pienamente consapevole che sta per accadere veramente. Mi avvicino con le labbra all’orecchio di mio marito e mentre lo bacio e lo mordicchio gli sussurro che sono bagnata all’inverosimile, gli allungo una mano sulla patta dei pantaloni e non mi serve che mi dica che anche lui è eccitato si nota e anche parecchio. Il mio uomo mi consiglia di togliermi il perizoma e lasciarlo sul tovagliolo del nostro bull, aggiungendo: “un aperitivo anche per lui”. lo sfilo, è veramente fradicio, lo appoggio sul tavolo e sono ancora più eccitata. Lui entra, c’è una grande tensione erotica che viene ancora più caricata quando nota il mio intimo lì in bella mostra sul tavolo. Senza neanche sedersi lo prende lo annusa molto rumorosamente ed inebriato lo mette in tasca. Il ghiaccio è rotto tutti sappiamo ciò che vogliamo e lo vogliamo subito. Mi inginocchio sulla sedia, con il mio bel culo all’in su, sbottono i pantaloni di mio marito e tir fuori il suo cazzo maestoso, lo imbocco con grande avidità. Quasi contemporaneamente sento le mani dell’altro alzarmi il vestito e cominciare a lavorarmi la figa prima con due poi con tre e credo anche con quattro dita dentro di me, i miei sensi erano ricettivi all’ennesima potenza, ho sentito il suo respiro caldo avvicinarsi al buco del mio culo e la sua lingua entrarci dentro, i brividi le emozioni e le sensazioni più conturbanti si erano impossessate del mio corpo e volevo che quel uomo che fino a poco prima era un estraneo avesse libero accesso alla mia intimità. Cosi, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, la mia gamba destra andava a posarsi sul bordo del tavolo mentre l’altra era ancora sulla sedia, ero oscenamente aperta ai suoi sguardi e alle sue voglie. Cominciò a leccarmi anche la figa che grondava umori, si staccò da me improvvisamente cosi come aveva cominciato e dopo pochi secondi ho sentito una cappella enorme violare il mio sesso.
In quel momento mi sono sentita veramente donna, avevo due cazzi tutti per me e oltre a goderne era mio compito farli godere. Con grande impegno continuavo a spompinare mio marito mentre il nostro bull mi scopava con un impeto animale, la mia figa era gonfia e bagnata e la mia clitoride era in piana erezione furi dal suo cappuccio. Cominciarono a girarmi e rigirarmi ma la situazione era sempre la stessa un cazzo in figa e uno in bocca, non so perché non andassero oltre, mio marito forse perché non capiva fin dove volessi spingermi, ma lui, il nostro bull, perché….. Decisi di prendere il comando e mi trasformai nella donna che mio marito ha sempre sognato….. In quel momento avevo mio marito che mi scopava a pecorina mentre io imboccavo il cazzo dell’ altro, mi fermai un attimo e andai a impalarmi sul bull feci cadere un bel po’ di saliva sul palmo della mia mano e me la passai tra le chiappe, chiamai mio marito, lo feci avvicinare, gli afferai il cazzo e dopo averlo puntato sul buchetto posteriore gli feci cenno di affondare il colpo… Finalmente, ero venuta fin qua appositamente per questo, la mia prima doppia penetrazione, che sensazione inebriante e travolgente, e loro ci giravano intorno. Ero in estasi sentivo le loro cappelle turgide strofinare nei miei due canali, ne avevo fatte di doppie con i vari dildo e vibratori ma due cazzi veri, caldi, venosi, tosti pulsanti era tutta un altra cosa. per entrare in sintonia ci misero un po’ ma poi tutto fu un susseguirsi di orgasmi, ci alzammo, non toccavo terra, ero in mezzo stile sandwich. Mi stavano letteralmente spaccando. L’ennesimo orgasmo mi lasciò senza forze e loro stavano ancora approfittando dei mie buchi con un impeto pazzesco, volevano godere del mio corpo all’infinito. Improvviso come un temporale estivo ho avvertito il cazzo di mio marito, che era nel mio culo, diventare più rigido, stava preannunciando l’orgasmo, credo lo avvertì anche il bull perché immediatamente diventò molto rigido anche il suo. Sentii perfettamente gli schizzi di sborra dentro di me, ne fecero tantissima. Loro si buttarono esausti sulle sedie dopo avermi poggiata sul tavolo, sembrava quasi che sarei stata il loro pranzo, invece fui io a mangiare qualcosa di loro, infatti la loro sborra stava uscendo da dentro me, la raccolsi con la mano e la leccai tutta. Quella fu l’unica cosa che mangiai a pranzo e pensare che eravamo in un ristorante, ma per me andava bene cosi, ero sazia…… sazia di cazzo..

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