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racconti sulla figa

SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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Una Nerchia Rispettabile

Era piena estate, Rebecca e Valentina abitavano nelle case prospicienti al lago di Rallo, in un borgo medievale, che lentamente andava spopolandosi. Il lavoro era calato da tempo, la crisi aveva fatto il resto, le università lontane dal Paese avevano ridotto la popolazione con ondate di studenti migratori, che una volta finiti gli studi non sprecavano anni di sacrifici, per tentare di riqualificare la terra che aveva dato loro i natali. Rallo però era stupendo, prima o poi l’Unesco se ne accorgerà.
Si divide in due parti: una bassa con uno splendido lago, dove appunto vivevano le due giovani amiche e la parte arroccata piena di vicoli granitici, budelli a strapiombo sul vuoto, feritoie ormai piene di rifiuti lasciati da barbari moderni, ma sempre incivili. Si erano moltiplicati bene si vede, per arrivare fino a Rallo. Ciò non toglieva la bellezza, soprattutto della parte alta, dove viveva Ivan.
Tutte le mattine, dalla parte alta del borgo, con un recalcitrante asino color fumo, Ivan faceva la sua comparsa sulle rive del lago di Rallo, faceva abbeverare la bestia e la lasciava libera di mangiare il fieno. In quella zona c’era tanto fieno di secondo taglio, una prelibatezza avrebbe ragliato col dono di parola il suo asino.
Ivan non era bellissimo, ma neanche da buttare via. A dirla in breve: per scopare non aveva bisogno di usare il cloroformio. Di ragazzi giovani ce n’erano pochi e questa era un’enorme arma a suo vantaggio e stando le voci pare che le armi enormi fossero due. Nelle notti d’estate, i racconti bagnati delle fanciulle intorno al fuoco parlavano di gare a chi ce l’avesse più lungo tra lui e l’asino. Tantissime risate in quelle notti non caldissime per via del lago, che portava un alto indice di umidità, a parte quello delle mutandine di studentesse in vacanza o ragazzine del posto.
Ogni volta che arrivava in riva al lago, Ivan era solito raccogliere i mozziconi, le bottiglie di vetro vuote per restituire un po’ di decoro alla sua Rallo, insomma cancellava i bagordi delle serate precedenti. Non che ne usassero molti, ma ogni tanto toglieva anche preservativi.

Una mattina però trovò due perizomi neri, con dei merletti a contorno. La cosa lo colpì di primo appunto, ma poi come tutte le mattine lasciò pascolare il suo asino e tagliò un po’ di legna sul solito ceppo.
Finito di sudare, non aveva dimenticato il recente ritrovamento, caricò la legna sull’asino e tornò a casa. Ovviamente per tutta la strada di ritorno si domandò a chi potessero appartenere e come mai il ritrovamento così vicino, fece mille fantasie lesbo a riguardo, ma davvero non riusciva a farsi una ragione e nella sua mente nessun volto familiare poteva prendere la forma di una coppia di ninfette lecca figa alle prime armi. Arrivato a casa era troppo eccitato, chiusa la bestia nella stalla, si masturbò in maniera repentina, un centinaio di sali e scendi sospirati, un mezzo urlo finale e riempì di seme il lavandino, mentre con l’altra mano odorava l’intimo delle sbadate presunte lesbiche. Ivan aveva un cazzo enorme, lui ormai forse non ci faceva più caso, ma una ragazzina del posto avrebbe dovuto usare due mani e forse non sarebbe riuscita a ingoiare la sola cappella, se non fosse morta soffocata.
Quella stessa sera, carico a molla e con livelli di testosterone altissimi, non pago della sborrata pomeridiana, si diresse verso il lago per dipanare i suoi dubbi e scoprire qualcosa di più riguardo quelle eccitatissime frequentazioni notturne. La prima sera purtroppo non notò nulla di compromettente, qualche coppietta in disparte, qualche compagnia chiassosa, canzoni a tutto spiano, insomma la tipica serata sotto la luna di agosto.
La sera dopo, con 2 teli e un piccolo stereo notò la presenza di 2 ragazze giovani, sulla ventina. Rebecca e Valentina, amiche fin dai tempi dell’asilo, cantavano le canzoni dei Coldplay e ridevano di gusto dopo essersi sussurrate all’orecchio chissà cosa. Uno sguardo complice e finirono senza costume dritte dentro al lago, a schizzarsi acqua addosso e continuare a ridere come delle sceme. Le mutandine lasciate in riva e i loro marmorei culi in acqua. Rebecca, capelli ricci castani, occhi verdi, denti bianchissimi e un naso all’insù, fisico normale a parte il culo di un altro livello e due piedini da Cenerentola. Valentina era meno appariscente, capelli biondi, occhi azzurri slavati, un sorriso con dentoni sporgenti, recuperava abbondantemente nelle parti basse con un fondoschiena palestrato e 2 caviglie affilate di cristallo.
Uscirono dall’acqua, una strizzata ai capelli e tornarono sugli asciugamani. Nude.
Non c’era nessuna lesbica, nessun segreto, nessun fatto da osservare in lontananza, solo 2 amiche complici e beatamente giovani che con infinite risate mandavano affanculo il mondo. Ivan era un po’ sconsolato, ma dato che ormai aveva percorso qualche chilometro a piedi per venire giù al lago decise di farsi un bagno pure lui, dopotutto a 19 anni se lo meritava dopo giornate faticose, spaccare la legna non era di certo una passeggiata. Si tolse i jeans, la canottiera a strisce bianche e nere che sembrava un ombrellone, le mutande e sparì nel lago. Ci rimase a lungo, anche per sbollentare i pensieri roventi di quel giorno non proprio ordinario. Rebecca e Valentina lo avevano notato e a loro non pareva vero di poter appurare le leggende metropolitane a suo riguardo, non aspettavano l’ora che tornasse a riva per asciugarsi e rivestirsi, nel frattempo le loro guance cominciavano a farsi un po’ più rosse e le orecchie più calde.
Venne il momento che l’equino Ivan uscisse, a riposo era sconcertante, fondamentalmente c’era poca differenza tra la sua mazza a pieno regime e a riposo, si trattava solo di volume, ma in lunghezza ci eravamo quasi. L’espressione delle giovani fanciulle fu quasi di terrore, erano eccitate da tale visione, ma davvero facevano fatica a capacitarsi di tale mostruosità, l’asino ne uscì mini dotato. Timidamente non fecero nulla per attirare l’attenzione e lo lasciarono rivestire, ma una volta sparito dal radar, cominciarono a masturbarsi a vicenda, in maniera davvero violenta, con praticamente l’intera mano dentro le rispettive fighe, ansimando e gemendo, quasi piangendo a singhiozzo. Ivan si era perso lo spettacolo, era venuto per quello, ma in maniera sbadata era stato troppo arrendevole…non fosse che tornò sui suoi passi per raccattare il portafogli perso togliendo i pantaloni. Fu allora che fugò tutti i suoi dubbi, le lesbiche esistevano eccome e vivevano al lago di Rallo! Le due timide succhiatrici di vagine non se ne accorsero neanche, che Ivan era davanti a loro, con il rettile nelle 2 mani al massimo della sua erezione. Avrebbe potuto farci il salto in alto.
La più ingorda di tutte era Rebecca, che vantava più esperienze dell’amica, non ci pensò un secondo di più e capì che avrebbe passato tutta la sera a curarsi dell’asta di Ivan. Valentina, fondamentalmente innamorata dell’amica, non fece che assecondare quell’improvvisato trio e attaccarsi al clitoride già fradicio della compagna di merende. La formazione era bella che formata, Ivan eretto in tutti i sensi e le due sospiranti bagnate a seguire, travolte letteralmente dalla passione improvvisa. Ivan era resistente, la sega del pomeriggio gli aveva dato un enorme vantaggio e Rebecca lavorava aiutandosi con 2 mani e ne avrebbe volute avere altre due e le avrebbe avute se non avesse avuto il clitoride che pulsava di immenso piacere. Valentina quando alternava colpi di lingua assestati al bottoncino, le grandi labbra e le piccole era inarrestabile, Rebecca la chiamava la Moulinex della micina. Ivan si godeva dall’alto lo spettacolo, vedeva quei culi a forma di pesca e non poteva che immaginarsi il resto, nel frattempo da basso il manubrio continuava ad essere lucidato con grande intensità.
Valentina era una maga, al culmine del piacere Rebecca urlò: “Sborrami in bocca, dai sborrami nello stomaco” , ma Ivan era distante dall’eruttare e Rebecca capì di averglielo detto perché ebbra di piacere e lasciò continuare l’opera alla sua amica , mentre lei ricambiò le attenzioni con le dita e nel frattempo con quel poco di saliva che le era rimasta cominciò a preparare la strada a Ivan, per trapanare il culo della Vale. Al lago non potevano concedersi molto, ma negli annoiati pomeriggi di Rallo, spesso si divertivano con strap on di dimensioni equine pure loro, ovviamente uno in carne ed ossa non se lo sarebbero mai immaginato.
Ivan, spaccava pure la legna, ma stupido non era e in perfetta sintonia con il piano sodomitico di Rebecca, sfilo il cazzò dalla bocca della Vale e molto lentamente cominciò a farsi strada dentro lei, da dietro. Lentamente, molto lentamente, perché il rischio di aprirla in due era probabilissimo. Il suo culo era di ferro, con le curve delle chiappe ben delineate e l’assenza di inestetismi vari, davvero era perfetto e sembrava quasi peccato intaccarlo in qualche modo, ma il piacere superava qualsiasi remora e la Vale non camminò proprio perfettamente per giorni. La sua unica fortuna fu che Ivan, capita l’emergenza, dopo averle già fatto ingenti danni, preferì le più tradizionali vie stantuffandola a colpi irregolari, perché lei lentamente da dentro tendeva a gonfiarsi e ridurre sempre di più il diametro di azione, per poi scaricare un getto assurdo all’apice del piacere, facendo quasi fatica a stare a gattoni. Rebecca, che conosceva perfettamente l’amica sua, avidamente si sciacquò la faccia e cercò di leccarne il più possibile.
Ivan fu capace di venire abbondantemente sulle lingue delle due porcelle, che continuarono a limonare per ore e tanta fu la voglia di non lavarsi i denti per giorni. Si rivestì e risalì nella parte medievale, come un cavaliere con l’asta smorzata dopo una lotta furiosa, epica.
Negli stanchi pomeriggi estivi, Rebecca e Valentina giacciono spesso distrutte e completamente fradice sui divani di casa, con un solo e unico pensiero in testa. Quella fu proprio una nerchia rispettabile.

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il primo incontro

Il tutto è cominciato per scherzo… ci conoscevamo da tempo, lavoravamo nello stesso ufficio, ma non si era mai creata l’occasione per poter scambiare due chiacchiere e poi… metterle le mani addosso. Ha un culo stupendo, tondo tondo, sempre ben evidenziato da pantaloni super aderenti o da gonne attillate. Un giorno, finalmente, a pomeriggio inoltrato, ci siamo incontrati al bar. Abbiamo iniziato a parlare e scherzare, mi fa capire che lei ha un forte dolore alla schiena.. io subito le dico che sono molto bravo nel massaggio e lei che fa? subito mi invita nella sua stanza… li capisco anzi mi dice che siamo soli perchè la sua collega è ammalata… il mio cazzo inizia a farsi duro e le dico che se vuole sono disposto a farle un massaggio. La troia, dapprima fa la ritrosa e subito dopo mi dice ma no dai se arriva qualcuno facciamo la figura dei polli…. ok faccio io hai ragione vado via e nel mentre lei si gira e mi dice vieni tra un quarto d’ora tanto stanno tutti per andare via…, ok le rispondo e vado. Aspetto che vanno via tutti e torno con il cazzo durissimo nei pantaloni e aspetto… lui è tutto duro e inizia a spingere nei boxer per essere liberato ma non è possibile…la raggiungo nella sua stanza e la trovo assorta nei suoi pensieri e nelle sue bugie, mi fa capire che non le è mai successo una cosa del genere e che lei non è una di quelle che tradiscono il marito … perchè lo ama come il primo giorno … ok, ok le dico mettendomi dietro di lei e iniziando un tenero e dolce massaggio, nel frattempo le chiedo di togliersi la camicia, le si alza improvvisamente, è tutta rossa in viso e mi dice di dover avvertire il figlio che sarebbe tornata un pò più tardi e il marito…. e nel contempo si alza e velocemente va chiudere a chiave la porta ed io penso cazzo me la scopo a questa finalmente… si avvicina a me mi volge le sue spalle e apprezzo un culo midiciale stretto da un jeans che a mala pena lo contiene. Si toglie la camicia e rimane con un reggiseno di pizzo bianco che a stento trattiene le sue tette non tanto grandi, una terza, ma fatte bene e sospinte dal suo push-up… continuo a massaggiarla delicatamente e le dico se ha una crema per far scivolare meglio le mie mani, le abbasso le bretelle del reggiseno e lei decide di toglierlo il reggiseno, lo fa con grande semplicità e sensualità, coprendosi parzialmente con le mani in maniera da coprirsi i capezzoli… Il mio cazzo duro nei pantaloni era sempre più duro e lei faceva finta di aver dolore quando io la massaggiavo con un pò più di forza… e cercavo di parlarle dicendole che aveva una pelle meravigliosamente setosa, ancora abbronzata, infatti le sue tette per quello che riuscivo a vedere erano anche loro abbronzate. Il cornuto la esibiva, evidentemente… la sua gonna era appena risalita a metà coscia e io cercavo in tutte le maniere di toccarle il seno e lei continuava a dirmi che il dolore era alla schiena e che se avessi insistito sarebbe andata via… allora provo in maniera decisa a metterle le mani sulle tette e lei improvvisamente si alza, toglie il reggiseno e mi dice ma che vuoi vedere le mie tette? dimmi allora ti basta? Io rimango esterefatto, il cazzo stava per scoppiare nei pantaloni e la guardo. ha due capezzoli durissimi che guardano verso il cielo e sul suo viso traspare una smorfia tra l’incazzata e l’eccitata. Ancor prima di potermi buttare su di lei, va in bagno lasciandomi solo e con il mio cazzo durissimo… tento di entrare ma si è chiusa a chiave e la supplico di farmi entrare con lei in bagno e lei con fermezza mi dice che non sono stato ai patti perchè le avevo promesso di non toccarla e che non sarebbe uscita dal bagno…. mi abbasso e la spio dal buco della serratura e cosa vedo? lei che pisciava il sentire quel rumore e il vederla mi ha eccitato ancora di più e le ho chiesto di aprirmi la porta, anche perchè in ufficio non c’era più nessuno … le ho detto che ero disposto a tutto pur di vederla di toccarla, di possederla… ad un certo punto si è alzata e nel pulirsi ho visto la sua bella fighetta completamente depilata che la stava asciugando ed ho immaginato di leccarla e pulirla dalla pioggia  bionda che aveva appena lasciato nel water, ero arrapatissimo e a quel punto ho sentito la chiave girare nella toppa e aprirsi finalmente la porta…. era quasi completamente nuda… ed in mano aveva un qualcosa che non riuscivo a capire cosa fosse. Mi ha detto solo guai a te si ti avvicini e mi metti le mani addosso ma io non le ho dato retta e le ho messo le mani sulle tette e nello stesso tempo ho avvertito una sensazione di bruciore sulle mie mani e mi sono allontanato.

Mi ha ordinato di non fare sciocchezze e di ubbidire ai suoi comandi.

Mi ha fatto stendere sulla sua scrivania, mi ha fatto abbassare i pantaloni e poi ha iniziato da sopra i boxer a darmi dei morsi sul cazzo, ho riprovato a metterle una mano sul culo e mi ha colpito con un’altra volta con quel piccolo arnese che mi ha dato una piccola scossa elettrica.

Subito dopo mi ha obbligato a tirarlo fuori e a farmi un bel su e giù lento e profondo e per poterlo fare fino in fondo mi ha messo una crema sulla cappella e mi ha fatto continuare… ha iniziato lentamente a spogliarsi, prima la gonna ed è rimasta solo con un perizoma bianco e le autoreggenti, il vederla mi faceva venire voglia di farmi velocemente e sborrare ma lei non voleva e mi minacciava con quel piccolo arnese. Improvvisamente si toglie il perizoma e me lo fa annusare e poi me lo mette in mia bocca per farmi assaporare i suoi umori. Improvvisamente si introduce qualcosa nella figa e inizia a toccarsi di brutto, imponendomi di continuare a segarmi… La situazione è eccitantissima, io sul tavolo che mi sego e lei al mio fianco che si masturba non so con cosa…

Decido di scendere e metterglielo in bocca ma lei togliendosi qualcosa dalla figa mi minaccia e lì capisco che era quello che mi dava le scosse e mi obbliga a vederla mentre si masturba e mi chiede di fare una gara a chi gode prima…

Comprendo cosa vuole, mi siedo per terra di fronte a lei e vedo la sua bella figa aprirsi e chiudersi, è sempre più bagnata e mi dice di morderle i capezzoli che sono durissimi, la guardo in faccia e aspetto … dopo pochi secondi la troia inizia a gridare e a godere, la sua fighetta è tutta piena di umori e sento il dildo come le squarcia la figa, ho voglia di venire per sborrare ma mi trattengo e lei improvvisamente mi ha chiede di metterglielo in bocca …

Inizia un pompino di quelli che ti sogni ma nessuno ti fa mai, mi fa mettere in piedi e stringendolo dalla base con due dita inizia piano piano ad metterselo a piccoli colpi in bocca, poi lo tira fuori ed inizia a leccarmi tutta l’asta, le palle che si mette in bocca e se le gioca con la punta della lingua per poi infilarsi tutto il cazzo in bocca sino al limite delle dita e continua così… poi mi dice di poggiarmi con le natiche sulla scrivania perchè mi vuole leccare bene… accetto subito e inizia a leccare la cappella, poi l’asta con calma e con dovizia, ogni tanto accelera per poi leccarmi le palle e poi mi lecca il buchino del mio culo sino ad allora vergine e piano piano mi introduce la lingua anche lìììì… Si ferma, mi dice guardami se riesco a prenderlo tutto in bocca e fa scomparire il mio cazzo, si riferma e mi chiede se mi piace, non ho il tempo di dirle niente perchè mi si tuffa sul cazzo, riesco a stringerle i capezzoli e farle uscire un lamento dalla bocca ma non vuole lasciarlo e allora mi sputa sulla cappella e inizia a farmi una sega dopo pochissime botte le sborro una quantità industriale di calda e densa sborra che lei lecca avidamente lasciandomi la cappella bella pulita, dopo avere leccato tutto, finalmente mi parla e mi dice che vuole baciarmi per farmi sentire il sapore dolcissimo della mia sborra… e così fa!…. 

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La cagna del liceo

inizio una nuova serie di racconti. I racconti saranno inseriti in varie categorie

Guardo l’ora sul cellulare semi nascosto sotto il libro, sono le 10.50. Alzo la mano per attrarre l’attenzione del prof in cattedra. Mi fa’ un segno con la testa.

“Posso andare in bagno?” Chiedo.

Non risponde nemmeno, mi fa’ solo un gesto con la mano. Mi alzo e velocemente esco dall’aula. il rumore delle mie nike sembra il frastuono di un concerto rock nel silenzio del corridoio.

Entro piano nel bagno riservato ai maschi e subito vedo appoggiato al muro di fronte a me Mattia. Ha già in mano la piccola gopro, ma non capisco se è accesa. Mi avvicino a lui per baciarlo ma lui mi ferma.

“Ragazzi anche oggi c’è Martina la più cagna del liceo Erasmo.”

Da quello che dice capisco che la telecamera è accesa. Continuo a avvicinarmi a lui fino quasi toccarlo. Sento la sua mano entrare nei miei jeans senza sbottonarli. La sua mano scende sul pube, fruga tra il tessuto del mio intimo fino a raggiungere la mia femminilità. Lo sento raspare sul mio clitoride senza nessun contegno. Lascio cadere la testa all’indietro, tento di godermi il momento, ma lui leva la mano.

“Ultima porta in fondo.” Mi dice.

Percorro lo stretto corridoio che c’è davanti a cessi con le porte fino all’ultima. Guardo all’interno, ci sono due ragazzi, li conosco solo di vista. Due spilungoni, uno biondino e l’altro moro con il viso devastato dall’acne, a terra c’è uno zainetto. E’ il biondino che mi spinge in ginocchi sullo zainetto.

“Oggi la nostra cagnetta se ne prende due.” Commenta Mattia.

I due spilungoni tirano fuori i loro cazzi e quasi me li sbattono in faccia. Sono veramente immensi. Non credo di aver mai maneggiato attrezzi così grossi in vita mia.

faccio quello che devo fare. Comincio dal glande del biondino, per poi tentare di ingoiarne il più possibile. Lui rimane fermo e mi lascia fare. Uso i denti, non mi sembra che si lamenti. Lo lascio per dedicarmi all’altro. Lui invece non sta fermo, anzi spinge e tenta di scoparmi la bocca. Faccio un po’ di resistenza e poi me lo tolgo di bocca. Gioco ancora un po’ con le due grosse cappelle, le strofino tra di loro. So che a molti ragazzi non piace e lo faccio apposta. Sento Il moro butterato sussultare, non gli è piaciuto.

“Siete pronti?” Chiede Mattia.

Sento la sua mano prendermi per i capelli e piegarmi la testa all’indietro. Come per istinto spalanco la bocca e tiro fuori la lingua. So cosa mi aspetta. Il primo a venire è il biondino una venuta non eccessiva ma assai liquida, subito dopo viene anche l’altro, uno schizzo molto denso che si mescola con quello del suo compare nella mia bocca. Guardo tra le ciglia e vedo Mattia piegarsi verso di me, e lo vedo far cadere uno spunto direttamente nella mia bocca. Vedo che mette via la telecamerina, apro gli occhi, mi giro verso il cesso che è dietro di me e sputo, sputo lo sperma di questi due sconosciuti e lo sputo del mio fidanzato.

Mi alzo e me ne torno in classe, non li saluto nemmeno.

Oggi è sabato si finisce alle 12.30. Aspetto fuori di scuola il mio fidanzato Mattia, gli vado in contro lo abbraccio e faccio per baciarlo. Un bacio alla francese, con la lingua. Lo sento scattare tra le mie braccia.

“Dopo quello che hai fatto con quella bocca? Mi dice.

Lo lascio andare, mi ha fatto incazzare. Torno a casa in motorino. A casa c’è solo il mio fratellino, oggi non è andato a scuola perché sta male. Mia madre è andata a fare la spesa e in farmacia.

“Hey come butta?” Gli chiedo.

“Sto male, ho la Febbre Marty.”

Mi avvicino a lui che è sotto lo coperte, faccio per dargli un bacio, sulla fronte come faceva la mamma con me. Mi avvicino ancora un po’ ma mi blocco.

“Dopo quello che ho fatto con questa bocca?”

Preparo la tavola, se arriva mio padre e mi trova a casa a far niente sono cazzi. A pranzo come al solito quasi non ci parliamo. Anzi si parla solo dei problemi di quella stracciapalle di mia sorella Maria.

Dopo mangiato me ne vado in camera mia, faccio un pisolino e per le diciotto sono pronta a partire. Sono vestita sportiva, jeans neri t-shirt bianca e nike silver. L’appuntamento è per le otto di sera al Mc vicino al centro. Mentre sono per strada verso il fast food sento che mi arrivano dei messaggi sul cellulare. Arrivo al luogo del mio incontro, metto il motorino sul cavalletto e leggo i messaggi. Sono decine. Sono foto oscene, foto di cazzi, messaggi che mi dicono che sono una cagna, che vogliono godere con me. C’è anche un link a un video, il mittente è Mattia, il video ha un nome inequivocabile: “la cagna del liceo Erasmo ne prende due.” Non ho il coraggio di guardarlo.

Entro al fast food e trovo le mie amiche. Anche loro hanno già visto il video. Sghignazzano anche loro.

Eccole li le mie amiche. C’è Romina, mia compagna di classe, c’è Melissa, la più figa di tutte, fisichino sottile, lunghi capelli castani e un viso da modella, e poi c’è Alice, è la più grande del gruppo, capelli castani con riflessi biondi e verdi, braccia e il decoltè tatuati.

Le battute si sprecano. So che anche loro a letto non sono da meno ma loro non sono sui video che girano sulla rete.

Non mi va di mangiare Bevo solo una coca zero e poi ci avviamo tutte verso la disco dove facciamo le ballerine.