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SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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LE PROFESORESSE

E’ fine giugno ed il sole splende radioso come non mai sopra la piscina. Una leggera brezza rinfresca l’aria provocando un movimento ondulatorio dell’acqua. Dagli imperiosi pini marittimi sparsi per il giardino si ode il canto delle cicale che diffonde una specie di musica ipnotica e al contempo rilassante per membra e cervello. Il gazebo lì accanto, contornato di fiori e piante, offre un fresco riparo dalla calura. Nel mezzo vi è un tavolino in ferro, rustico nella forma, sulla cui base è poggiato un contenitore colmo di ghiaccio. Dallo stesso sbuca una bottiglia di buon vino bianco e lì accanto due bicchieri quasi vuoti. A bordo piscina, su un asciugamano, a gustarsi la tranquillità del pomeriggio si trova Barbara. Ella è distesa a pancia in giù con una mano nell’acqua. Nel lettino a fianco è invece sdraiata con lo sguardo verso il cielo Federica. La villa alle loro spalle è silenziosa, i mariti rientreranno in tarda serata dal lavoro ed i figli di entrambe sono già al mare con i rispettivi nonni. Le due signore, professoresse di un liceo nella vicina città, oltre che colleghe sono amiche intime da lunga data ed hanno pertanto deciso di trascorrere un pomeriggio di relax, cazzeggio e pettegolezzi. Il loro intenso feeling, infatti, le porta a confessarsi un po’ di tutto, comprese le performance amorose con consorti e amanti (amano scopare insomma). In questo momento sono, come si suol dire, in piena libertà e sfoggiano a quasi cinquanta due topless invidiabili. Federica, prendendosi le ampie mammelle e strizzandosi i pronunciati capezzoli con un’areola marroncino scuro ben in evidenza, esclama “Beh! Insomma, eravamo a questo party organizzato dalla società cliente di mio marito. Avevano noleggiato una villa d’epoca per l’occasione con servizio catering e tutto il resto per presentare non so neppure io cosa. Ad un certo punto adocchio questo ragazzo, subito non lo avevo riconosciuto, poi un flash, era un mio ex alunno, si chiamava Dario mi pare, suo padre aveva degli affari con l’azienda cliente di mio marito. Ora avrà ventisette anni, sbarbato, alto, biondo con fisico longilineo e scolpito. Il gessato che indossava lo faceva ancora più grande della sua età. Me lo ricordavo anche in classe, studente modello con il vizio delle ragazze però…eheheh…. Sempre a provarci, più di una volta l’ho beccato distratto intento a guardare le tette della compagna di banco. A onor del vero c’è da aggiungere che i suoi bei voti se li portava anche a casa. E poi sai che ho il vizietto pure io dei miei studenti, mi piace l’imberbe, con quel petto ancora glabro, i brufoletti, il pisello fiero…mmm… ok basta che siano maggiorenni, per carità, però dai, che scopate ci siamo fatte fino ad oggi?”. Entrambe scoppiano a ridere e si dilettano a sorseggiare del vino. Federica riprende “Quindi ci scambiamo tre o quattro occhiate furtive, le mie decisamente maliziose, lui arrossisce ma non smette di fissarmi. Si ricorda di quando mi scopava alla pecorina nella palestra della scuola. Dio, se ci penso. Allora si poteva, oggi con questi social occorre stare attenti, i telefonini non avevano ste funzioni foto o video, facebook non si conosceva. Oggi siamo costrette ad imporre di lasciare sta tecnologia fuori dalla stanza, sai che scandalo altrimenti? Genitori sconvolti, il presidio scolastico esterrefatto e via dicendo, puritani del cacchio!. Gli unici che soffrirebbero veramente secondo me sono solo i ragazzi…ehehehe… quelli di tenere a freno il coso a diciott’anni mica ci sentono. Se poi aspettano che le semiverginelle pari età aprano loro le gambe, meglio venire da due milfone come noi, o no?”. Altra sonora risata ed altro calice di vino, il livello alcolico sale. Barbara interrompe l’amica “Hai ragione, da quando poi mi faccio sbattere da questi ragazzetti la vita con mio marito va meglio, sai che ha qualche problemino di erezione al pene e non sempre gli tira, ma questi insegnano a me certe cose che poi rifaccio con Gustavo, che insomma, gli viene dritto per forza”. Ennesima risata. Federica torna alla narrazione “Ok però non divaghiamo… dicevo, Aldo nel frattempo viene chiamato a parlare in mezzo alla sala dal titolare dell’azienda, io mi alzo e mi dirigo all’esterno, facendogli l’occhiolino. Quello mi segue. Lo attendo al riparo di alcuni alberi. Mi sfilo le mutandine e le lascio cadere appositamente in modo che le possa vedere e trovarmi. Apro la camicetta e faccio fuoriuscire le mammelle ponendo i capezzoli al di sopra del bordo della coppa del reggiseno. Mi appoggio al tronco con fare provocante, le braccia distese verso l’alto, il viso girato con i capelli biondi e mossi che ne coprono la superficie. Sento i suoi passi, si ferma per raccogliere le mutandine, si avvicina cauto. Quando mi vede in quella posizione presumo sia impazzito, mi si è avventato contro, mi ha letteralmente morsicato i capezzoli, tanto che ho gridato per il dolore, poi ha iniziato a baciarmi il collo, mi ha infilato la lingua in bocca, quindi è sceso nuovamente a leccarmi le tette. Me le stringeva come fossero due palloncini da far scoppiare. Nel mentre gli ho aperto la patta e manco a dirlo aveva già l’asta in tiro. L’ho segato un bel po’. Egli ha insinuato una mano sotto la gonna andando a stimolarmi la passera pelosa bagnata. L’ho bloccato e mi sono girata tirandomi su la gonna invitandolo a scoparmi come una volta. Mi ha infilato il cazzo turgido violentemente dentro ed ha preso a stantuffarmi come un toro. Ansimavo come una cagna in calore, le uniche parole che ha detto sono state del tipo – sempre troia la nostra prof, vero? – Mi sono eccitata ancora di più prendendomi a sgrillettarmi furiosamente. Eravamo talmente infoiati che sono praticamente venuta prima di lui. Quando mi ha sentito gemere per l’orgasmo si è lasciato andare, ho sentito il pisellone gonfiarsi fino ad esplodere. Un caldo liquido ha invaso le mie viscere…”. “E poi?” chiede Barbara. “E poi niente. Ci siamo baciati ancora, ho rinfilato le mutandine poiché stavo gocciolando come un rubinetto rotto e siamo rientrati”. “Mi hai fatto eccitare anche a me, guarda ho una macchiolina sul costume. Quando arrivano che ho voglia?” . “Calma mia cara, ho detto loro alle quatto, mancano ancora venti minuti. Vieni qua da me, sdraiati che intanto ti raffreddo un po’ io”, così dicendo Federica prende Barbara e la fa sedere sul lettino, poi le toglie il costume. La fica nera pelosetta dell’amica l’accende di desiderio, si china e con abili leccate inizia a saziarsi di quel fiore. La lingua lenta si muove sulle grandi labbra, poi sparisce nel mezzo, riaffiora e stimola il clitoride. I peli brillano di umori, Barbara mugugna di piacere. Quest’ultima tira i capelli della compagna e le blocca la testa tra le sue cosce, ma ecco suonare il campanello. Federica si ferma e va ad aprire. Al cancello vi sono tre ragazzi tutti con passo arrogante e sguardo da duro, hanno occhiali da sole a riflesso, magliette bianche e costumi colorati floreali tipo boxer. La padrona di casa in topless li saluta “Ciao, benvenuti ragazzi miei. Enrico, Massimo e Gabriele, i più bravi a scuola, i più bravi a letto, vero?”. Ride. I tre si tolgono gli occhiali ed ammirano la loro prof, manca solo che esca della bava dalla bocca, vorrebbero già farsela lì sul pianerottolo. Fanno un cenno con la mano, lasciano i cellulari in un sacchetto all’ingresso ed entrano in casa. Appena in giardino la prima cosa che salta all’occhio è il corpo di Barbara. Ella è seduta provocatoriamente a cosce spalancate sul lettino e si sta masturbando. “Enrico, dai vieni qui, che la lingua la sai usare a scuola, ma usala anche sulla mia fica, coraggio…mmm”. Lo studente maggiorenne da quattro mesi ed ultimo aggregato al gruppo (gli altri sono un anno più vecchi e devono affrontare la maturità) si toglie la maglietta, mettendo in bella mostra il fisico asciutto e muscoloso, prima di avventurarsi su quel ben di Dio. I tre sono compagni di squadra in una piccola società di basket locale, alti, belli e scolpiti, non presentano peli sul corpo, hanno una lieve barba, qualche piccolissimo accenno di acne, ma nel complesso sono perfetti. Risultano pure dotati al meglio e questo Federica lo sa visto che li ha già incontrati altre due volte in aperta campagna. Enrico è stato coinvolto da poco, appunto, appena compiuta la maggiore età. All’ultimo incontro agreste con la prof venne portato con l’inganno. Federica quando vide che erano un trio e non un duo, si preoccupò, ma poi intuì subito che il divertimento si sarebbe ampliato. Si posizionò tra i suoi alunni messisi a semicerchio e li spompinò fino a farli venire tutti e tre. I due più vecchi la insultavano a ripetizione come da suo desiderio di farsi chiamare puttana o troia, il terzo partecipava più compito, ma non timoroso, fu infatti il primo a sborrare centrandole la gola. Tornando al presente, Enrico è intento a gustarsi la patonza dell’altra insegnante. Leccate veloci e repentine, accompagnate da un sapiente ditalino, mandano in estasi la donna che, a sua volta, si è impossessata dell’uccellone di Gabriele, quello dalle dimensioni più grosse. Barbara se lo sta slappando alla grande, la bocca fatica a contenerlo, la cappella è un fungo spropositato e le nervature sul manico sono dei promontori in evidenza. Con la mano lo tiene fermo e con le labbra lo lavora insalivandolo e lustrandolo. Intanto sotto il gazebo seduta su una sedia Federica sta succhiando l’ultimo dei cazzi rimasti, quello di Massimo. Lui è il più alto di tutti ed il suo attrezzo rispecchia la naturalezza del corpo, lungo e sottile. Tra l’altro è l’unico depilato intimamente per cui la lunghezza si pone ancora in maggiore splendore. Egli trattiene la testa della prof scopandole la bocca ed apostrofandola con continui insulti “Succhia così… bella porca ti piace…si… succhia…mmm… dai ingoialo tutto…maiala…”. Di contro riceve dei gorgoglii di ingoio espliciti. La mazza le scompare nella gola e poi riemerge a ripetizione. Enrico si è posizionato sopra Barbara ed ora le ha infilato tutto il membro nella fregna fradicia. Contemporaneamente Gabriele si è spostato alle spalle di lei ed ora la trapana dall’alto nella cavità orale andando a sfiorare la testa del compagno di classe. L’insegnante di matematica è stritolata da due cazzi, la sua mano schiacciata dalla mole di Enrico titilla il clitoride. Giunge al culmine del piacere liberando un lungo urlo “Mmmm… godo..si vengooo..mmm…vengoo…mm,..siiii..”. Serra le gambe trattenendo l’uccello del giovane dentro di se, che in modo circoncentrico continua a scavare senza sosta. Barbara ora emette un costante rantolio, ha la figa che le fa male fino a quando la sente riempirsi. Ora è Enrico che grugnisce di piacere, sta scaricando le palle dentro di lei. Si odono rumori lì nelle vicinanze, il tavolino sta traballando tutto ed il vetro dei calici irradia un suono cristallino. Federica appoggiata con le mani al bordo del medesimo e con il culo all’insù si sta facendo fottere da Massimo alla pecorina. Egli tiene le sue mani sulle natiche piene e la martella con colpi decisi e duri. Arriva Gabriele che sedendosi prende di forza la padrona di casa portandosela, schiena rivolta verso di lui, a smorzacandela sulla propria nerchia. Le sue mani si avvinghiano attorno alle flosce mammelle stritolandole. Federica urla nel momento della penetrazione, troppo grosso il siluro, ma si assesta subito ed inizia a fare la cavallerizza. Massimo le viola le labbra col cazzo fottendole di nuovo la bocca. Barbara ed Enrico osservano la scena baciandosi di tanto in tanto e sfiorandosi i sessi umidi e fradici di sperma. Lui scende a leccarle le tette cadenti con dei capezzoli da urlo, ma più contenute nelle dimensioni di quelle della collega. La prof chiude gli occhi e si abbandona sul lettino lasciandosi toccare ovunque. Massimo riversa la sua fontana sulla faccia di Federica che sbattendo le palpebre velocemente accoglie il nettare sul suo volto. Lo stesso si disperde tra i capelli ed il petto, qualche goccia anche sulle cosce. Il ritmo di Gabriele ora è forsennato, la donna crolla e allungando le braccia all’indietro attorno al collo dello studente si lascia andare ad una danza sensuale dettata dall’orgasmo raggiunto. Pressoché nel medesimo istante la salsiccia dello studente spara il denso liquido bianco che sale lungo il condotto dell’utero per ridiscenderne subito dopo. Baci e carezze reciproche del trio pongono termine all’amplesso. Per un momento il tempo si ferma, i cuori battono forte, il quintetto è sudato e provato. Si alza allora Barbara che dirigendosi verso la piscina sprona i presenti a farsi un bel tuffo rinfrescante. Il salto di gruppo è da foto tra piselli penzolanti semiduri, tette flosce e passere pelose….

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LA SPIAGGIA NUDISTA

Non era la prima volta che andavo a prendere un po’ di sole in questa nota spiaggia nudista in provincia di Pavia. In precedenza avevo notato solo singoli, generalmente gay in cerca di incontri, e, molto raramente, qualche coppia che però non sembravano essere interessati a incontri. Questa volta le cose sono andate diversamente… Il caldo era opprimente e sulla spiaggia eravamo veramente in pochi. La mia attenzione è stata subito attirata da una coppia, direi di una decina di anni più vecchia di me, l’unica presente, sdraiata alle mie spalle, che sembrava essere piuttosto biricchina. Mi sono sdraiato in modo da poterli vedere, in maniera molto discreta, e, nel momento in cui si sono accorti del mio interesse, hanno iniziato ad accarezzarsi, prima in maniera molto discreta, poi in maniera più esplicita. Il lui della coppia, abbrozantissimo, evidentemente un habituè delle spiagge nudiste, sembrava voler mettere in mostra le grazie intime della sua compagna, mentre lei molto delicatamente masturbava il cazzo semi molle di lui. Non mi sembrava vero, finalmente capitava anche a me un incontro fortuito dalle sfumature erotiche, incontro che avevo sognato da sempre!! Sono rimasto a guardarli per un po’, senza toccarmi e senza avvicinarmi, per non importunarli, ma la voglia era veramente tanta, avevo un’erezione che era difficile da nascondere. La cosa non deve essere sfuggita agli occhi della coppia infatti, dopo qualche minuto, la lei si è girata in posizione prona per prendere un po’ di sole, veramente implacabile ad Agosto, mentre lui si è diretto al fiume a rinfrescarsi. Sulla strada del ritorno ha fatto in modo di passare vicino a me e, dopo esserci salutati, abbiamo fatto due chiacchere. “ciao, che caldo oggi!” “mamma mia, c’è da morire! Se volete ho dell’acqua fresca nello zaino” “grazie, ma siamo qui dall’ora di pranzo e abbiamo da bere e angiare con noi.” “di dove siete? dall’accento non sembrate Pavesi” “siamo di Bergamo, d’estate veniamo spesso a prendere il sole qui” …insomma i soliti convenevoli tra nudisti 🙂 “ti è piaciuto lo spettacolo?” “cavolo si, molto, mi sarebbe piaciuto avvicinarmi, ma non ho osato” “Cosa ti piace fare?” “Mi piace giocare, con tutti e due” “Noi stiamo andando, purtroppo, poi qui siamo un po’ troppo in vista, magari ci possiamo fermare in macchina lungo la strada per uscire” “Va bene, vi seguo con la mia auto, volentieri” Ho aspettato che raccogliessero la loro roba, erano molto organizzati con ombrellone, borsa frigorifero, sedie, mentre io avevo solo una misera salvietta, per poi avviarmi anche io alla macchina per seguirli verso l’uscita, una strada sterrata che attraversa campi e boschetti di pioppi. Eravamo quasi arrivati alla fine della strada sterrata, onestamente avevo già dato per scontato che mi avessero bidonato, quando lui ferma la macchina sulla destra all’ombra di alcune piante, quindi mi fermo anche io, scendo dalla macchina e li raggiungo. “Piacere Antonio!” “Piacere Gianni!” Lei scende dalla macchina, è una donna formosa, ma non grassa, direi sui 45 anni, indossa solo un prendisole completamente slacciato sul davanti ed è completamente nuda sotto…lui si è rivestito con pantaloni corti e maglietta, mentre io sono con pantaloncino da bagno e maglietta. “Mia moglie, Laura!” “Piacere, Gianni!” “Ti piace mia moglie? Le ho detto che vuoi giocare con tutti e due.” “Mi piacerebbe molto” Lei si avvicina, senza parlare, e mi bacia in bocca! Non me lo aspettavo proprio, un bacio lingua in bocca, molto passionale, un bacio intimo che difficilmente condividi con uno sconosciuto “A mia moglie piace molto baciare in bocca, toccale le tette, hai visto che tette?” Non mi sembrava vero, mi sentivo trascinato in un vortice di trasgressione, avevo paura che qualcuno potesse vederci e, allo stesso tempo, avrei voluto fare di tutto con questa coppia appena incontrata. Ci stiamo ancora baciando, lingua in bocca, e, mentre le sto toccando le tette, sento la mano di lui che si infila nel costume da bagno… “Vediamo come sei messo” Sono eccitatissimo, non mi sembra vero, le mie fantasie più spinte si stanno avverando in una maniera del tutto imprevista e, proprio per questo, in maniera travolgente! Sono lingua in bocca con una perfetta sconosciuta, mentre le sto toccando le tette, e un altro perfetto sconosciuto mi sta masturbando…chissà cme sarebbe andata a finire se…una macchina non si fosse avvicinata e, non sapendo chi potesse essere, abbiamo preferito ricomporci alla svelta. Passata la macchina è passata anche l’eccitazione del momento, ma, per fortuna, ci siamo scambiati il numero di cellulare promettendoci di risentirci Infatti ci siamo risentiti e ci siamo incontrati…nel prossimo racconto 🙂

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LA SORPRESA FRANCESE

L’Halambra, il grande palazzo di origini arabe che sovrasta la città di Granada, è stato il panorama che vedevo al mio risveglio per quasi un anno. Partecipavo al progetto erasmus universitario in Spagna, appunto a Granada. Avevo trovato una stanzetta singola in un grosso appartamento nella zona storica della città sul versante della collina proprio di fronte alle mura della reggia arabo-spagnola che potevo vedere dalla finestrella di camera mia. L’appartamento era grosso e aveva altre due camere doppie occupate rispettivamente da due ragazze francesi, Annette e Sofie, e da due ragazze spagnole Carla e Fernanda. Oltre a queste c’era un soggiorno adibito a camera dove c’erano Manuel e Jesus, e una grossa cucina che usavamo come stanza comune. Sicuramente la ragazza più carina della casa era Sofie, anzi proprio gnocca direi. Era alta slanciata con gambe lunghe e affusolate, due seni grossi e sodi e il corpo ben proporzionato. Anche di viso era molto carina, gli zigomi alti, il nasino a patatina e due occhi azzurri intensi, contornati da una frangetta bionda e da capelli lunghi immancabilmente racchiusi in una coda alta. Peccato che fosse tanto bella quanto antipatica. In casa, già dopo poche settimane cercavamo tutti di evitarla, anche la sua compagna di stanza, e compatriota, non la poteva sopportare. Annette era bassina, non troppo magra e con il seno piccolo, certo non una ragazza da girarsi a guardarla per strada. In compenso era di carattere solare, allegra e sempre aperta e gentile con tutti. Proprio il contrario di Sofie, sempre arrabbiata e scontrosa con tutto e con tutti. Non passava giorno che non si lamentasse per qualcosa. Un giorno era il disordine in cucina, il giorno dopo era il bagno poco pulito, quello successivo era il rumore che non le permetteva di studiare, Ogni volta trovava qualcosa di cui lamentarsi e ogni volta trovava uno dei coinquilini con cui arrabbiarsi. Un giorno, entrando in bagno, la sorpresi sotto la doccia e restai imbambolato a guardarla per qualche istante, notando subito la vulva rasata e ben curata con una strisciolina di peli solo in mezzo. Non l’avessi mai fatto!! Mi investirono le sue urla isteriche che mi gridarono di andarmene immediatamente. Mi scusai e andai in camera mia. Quando uscì venne subito da me, incazzata a redarguirmi che non si poteva entrare così in bagno, che bisognava bussare prima, facendo una scenata che levati! “Scusa” le feci io stizzito “ma se non avessi voluto che ti vedessi la tua figa rasata avresti potuto anche chiudere la porta!”. Il volto di Sofie si fece subito paonazzo e lei se ne andò bofonchiando qualcosa in francese che non compresi. Tra i ragazzi, quello che si faceva sicuramente notare di più era Jesus, che nulla aveva a che fare con il proprio nome. Veniva da Toledo, famosa per le spade e per le lame, era un ragazzone grosso e muscoloso con in testa dei rasta non troppo lunghi che sparavano in ogni direzione, aveva perennemente in una mano una lattina di birra e nell’altra una canna di maria , che coltivava con maniacale attenzione in una serra sul balcone di casa. Di carattere era l’esatto opposto di Sofie. Nulla lo poteva scalfire, pacato e serafico anche le sfuriate isteriche della nostra coinquilina gli scivolavano addosso come pioggia. La sua massima reazione era una scrollata di spalle. In compenso era sempre allegro, anche se sempre un po’ fatto, e aveva attirato le simpatie mie e degli altri coabitanti della casa. Per Sofie invece, forse proprio per quel suo fare menefreghistico, era diventato il bersaglio preferito dei suoi rimproveri e obiettivo della sua avversione innata. Sembrava proprio non lo potesse neanche vedere. Una sera avevamo organizzato una festa per celebrare l’avvenuto raccolto di Jesus. La casa si riempì presto di gente che beveva e fumava. Alcool e maria fecero presto effetto sui partecipanti che in breve tempo erano già quantomeno brilli, se non anche ubriachi. Ragazzi e ragazze che pomiciavano sul divano, o in cucina, qualcuno se la spassava nella camera delle spagnole, perfino Sofie quella sera si lasciò andare e sotto gli effetti dell’alcool risultava sicuramente più simpatica e carina. Ad un certo punto presa dall’euforia del momento e incitata un po’ da tutti riuscì anche a fare qualche tiro da uno spinello di Jesus, che mai prima aveva voluto provare e che aveva sempre schifato. La serata stava volgendo al termine, l’ora era tarda e molti erano già andati via. Passando vicino alla porta chiusa della camera delle ragazze francesi mi accorsi che da dentro provenivano gemiti inconfondibili di piacere. Pensai che Annette se la stesse spassando con qualcuno. Nonostante mi accorsi di avere una punta di gelosia, sperai per lei che Sofie non dovesse tornare presto in camera. Pochi secondi dopo rimasi sorpreso e in qualche modo rincuorato, nel vedere in cucina Annette che cercava ancora qualcosa da bere tra le bottiglie svuotate. “Cavolo Annette se non sei tu …. chi diavolo è che sta trombando in camera tua!?!?!”. “Ma dai che stai dicendo. Chi vuoi che ci sia in camera?” “Se non ci credi vieni ti faccio sentire che ululati provengono da là”, La presi per mano e la portai davanti la porta di camera sua. I gemiti e i mugolii non solo non si erano zittiti, ma erano anche aumentati di volume e di intensità. Annette si chinò a guardare dalla serratura “Accidenti, è buio, ma c’è qualcuno che si dimena nel letto di Sofy, se lo viene a sapere succederà il finimondo!” Così appoggiai una mano sulla maniglia e la porta si schiuse leggermente, tanto da permetterci di infilare la testa all’interno e di sbirciare. La luce del corridoio illuminava appena la carnagione chiara della ragazza che sopra, a cavalcioni del suo ventre, stava scopando Jesus, disteso comodo nel letto di Sofie. Ci volle più di un momento per renderci conto entrambi che quella ragazza era proprio la padrona dei quel letto. Restammo così ad osservare increduli Sofie che muoveva sinuosamente il ventre con il cazzo di Jesus che le penetrava in profondità. La scena prese ad eccitarmi e sentii l’uccello gonfiarsi e premere nei pantaloni. Osservai Annette, sempre accovacciata, che si umettava e mordeva le labbra. Probabilmente si stava eccitando anche lei. Le appoggiai piano una mano sul collo e scesi dolcemente sul seno. Sentivo il capezzolo che si inturgidiva attraverso il cotone della maglietta. Cominciai a stimolarlo in cerchio con le dita, poi mi infilai nella scolatura e il suo seno riempì la coppa della mia mano. Continuai a stimolarle il seno e il capezzolo per un po’, fino a quando Annette si girò verso di me, mi sbottonò i pantaloni ed estrasse l’uccello eretto e duro. Lo tenne saldo in mano e lo scappellò più volte, per poi afferrane la punta con le labbra. La lingua cominciò a leccare la sommità della cappella per scendere poi piano lungo tutta l’asta. Mi appoggiai con le spalle allo stipite della porta e spinsi in avanti il bacino infilandole il cazzo in bocca. La porta era ormai aperta del tutto e noi eravamo ben visibili dall’interno della camera. Vidi Jesus che, con ampi gesti della mano, ci invitava ad entrare. Presi Annette per mano e ci avvicinammo al letto. Sofie di spalle non si era ancora accorta di nulla e quando le appoggiai una mano sul suo fantastico sedere, si immobilizzò e rimase impietrita, come un cerbiatto illuminato dai fari di un’auto. Mi chinai sul suo viso, le baciai le labbra e le infilai la lingua in bocca. Ancora sgomenta per ciò che stava accadendo, Sofie rimasse stordita per un po’, ma presto cominciò a ricambiare il mio bacio. Annette intanto si era infilata tra le gambe di Jesus e, estratto il suo cazzo dalla figa di Sofie, lo aveva preso in bocca. Feci alzare in piedi Sofie, che si fece docilmente guidare dalle mie mani. La chinai in avanti, facendole appoggiare il viso sul ventre di Jesus e la esortai a leccare il suo cazzo in coppia con Annette. Afferrai il mio pisello e lo sfregai tra le sue gambe, appoggiai la cappella tra le grandi labbra già tutte bagnate e i suoi fluidi lubrificarono velocemente l’asta, spinsi in avanti il cazzo che sgusciò facilmente all’interno della sua figa dilatata. Sofie cominciò a muovere sinuosa il bacino, seguendo il ritmo dei miei colpi. Jesus, con il cazzo conteso tra due bocche, raggiunse presto l’orgasmo e inondò i visi delle due ragazze con ampi getti di sborra. Sofie, che fino a qualche ora prima era capace di lamentarsi anche di un capello per terra, ora si godeva quel liquido caldo che le colava sulla faccia e sulla bocca. Le due ragazze continuarono a baciarsi e a leccarsi. Eccitato da questo spettacolo, aumentai il ritmo dei colpi. Sofie gemeva e si contorceva dal piacere e raggiunse presto l’orgasmo, sentivo i sui succhi che colavano lungo l’uccello e tra le sue cosce. Annette si alzò e mi fece scostare da Sofie, mi spinse a terra e venne a cavalcioni del mio ventre. “Tu sei mio!” mi sussurrò nell’orecchio. Prese in mano il mio cazzo, lo puntò dritto verso la sua apertura e ci si calò sopra lentamente. Il passaggio della sua figa era bagnata e ben lubrificata, ma era più stretta di quella di Sofie. Annette discese inesorabilmente fino alla base dell’asta, accogliendola all’interno del suo corpo e gemendo sempre più ad ogni centimetro che la penetrava. Poi si piegò in avanti a baciarmi e, prendendo le mie mani, le piantò a terra ai lati della mia testa. Io ero inerme, bloccato a terra mentre Annette si muoveva su e giù lungo il mio uccello. Con la bocca mi baciava ardentemente, le nostre lingue si attorcigliavano, poi cominciò a mordermi il labbro e a tirarlo e a succhiarlo. Con le mani si appoggiò al mio petto e aumentò il ritmo con cui si impalava, gemendo e gridando di piacere in maniera irrefrenabile. Si piegò all’indietro muovendo il bacino freneticamente, il suo corpo era percorso da sussulti di piacere e brividi di godimento. Le appoggiai una mano sul monte di venere, stimolandone il clitoride, il suo corpo era percorso da scosse travolgenti. Inarcai la schiena sollevando il bacino per penetrarla in profondità, fino a quando Annette non tese tutti i muscoli, irrigidì il suo corpo e sgorgò vasti getti di umori sulla mia mano, sul mio ventre fino a inondare il mio petto. Non avevo mai visto una ragazza venire così abbondantemente. Annette si accasciò su di me ansimante, spossata, il cazzo era ancora piantato in profondità e pulsava ancora voglioso, rimase così inerme, riversa su di me. Poi, piano ripresi a muovermi dentro di lei, Il cazzo scivolava dentro e fuori con estrema facilità. Annette ricominciò a muoversi anche lei e a strusciarsi su tutto il mio corpo bagnato, aumentai il ritmo con cui la penetravo, stringendola stretta a me. Lei gemeva e si contorceva nuovamente sotto i miei colpi. Proseguii a penetrarla ansimando sempre più, fino a raggiungere l’orgasmo e a riempire la sua cavità della mia sborra calda. Poi si lasciò scivolare di fianco, sgusciando da me e rimase a guardarmi. Io ero interamente ricoperto dai suoi succhi, ero completamente bagnato, come se avessi fatto una doccia, mi voltai a guardarla e mi persi nei suoi occhi languidi color nocciola che mi fissavano, non era mai stata così bella come in quel momento. Vidi Sofie e Jesus che avevano ripreso a cavalcare, e mi accorsi che non mi importava più nulla, allora mi alzai e presi Annette per mano e la portai in camera mia. Scopammo ancora e ancora prima che le luci tenue del mattino si infiltrassero della finestrella che incorniciava le mura possenti dell’Halambra, a quel punto ci addormentammo. Passai una stagione bellissima con Annette, anche se gli studi universitari non furono altrettanto buoni. Perfino l’atmosfera in casa non fu mai più tesa come prima, bastava uno spinello e una cavalcata con Jesus per far tornare Sofie ad essere pacata e cordiale con tutti, avevamo trovato la ricetta della felicità..