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Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel

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Le primissime luci dell’alba, a cavallo della notte rivelano la facciata più realistica di quel luogo dove l’apparenza e lo sfarzo regnano sovrani per la maggior parte del tempo.

Ma a quell’ora, quell’agglomerato di finte promesse lasciava il posto ad un panorama ben diverso, scarno, silenzioso, nudo.

E’ l’ora in cui l’anima mendace e disonesta del posto, esausta ed appagata va a farsi benedire, dopo la nottata di alcool, sorrisi e pubbliche relazioni, proprio come il trucco di quella ballerina sudata del Sunrise.

Cavoli, Maverick aveva ragione.

Una serata sprecata tra insulse cagnette affamate di mance.

Un senso di profonda insoddisfazione sembra aver preso il controllo di ogni parte del mio corpo, mentre finisco il mio Negroni sbagliato, come tutto il resto, nella hall di questo hotel che pare non avere più nulla da offrirmi, prima di cedere il passo a “domani”.

Cazzo. No.

Mi volto, incuriosito dall’eco delle parole decisamente fuori luogo e dall’inequivocabile rumore che solo una donna riesce a fare quando capitola dritta sul pavimento.

Lo spettacolo che mi si prospetta davanti è dei migliori che potessi desiderare, lei è ancora per terra, di schiena, protesa in avanti e con le ginocchia divaricate contro il pavimento freddo, offrendomi proprio il lato più gradito, mentre cerca di fare leva sulla mano dell’amica visibilmente infastidita.

racconto-erotico-tradimentoNon c’è nessuno a parte noi ed il fatto che la megera che la accompagna possa accorgersi che le sto, palesemente, guardando il culo non mi preoccupa, anzi.

La osservo e penso che tacco 12, caschetto castano e la difficoltà di mantenersi in equilibrio erano tre fattori più che sufficienti per attizzarmi, per il contesto scarno della serata

. Il mio corpo è in perfetta sintonia con quel che sto pensando e la reazione non tarda a premere contro i pantaloni.

Grazie all’espressione chiaramente contrariata dell’amica, che punta lo sguardo nella mia direzione ecco che appena tornata in piedi, si volta anche lei.

Sorride.

Bene.

Ottimo.

Levati dai piedi.. – penso.

Si sistema i capelli e la gonna, ha già abbandonato il mio sguardo eppure sembra continuare a giocarci maliziosa, pur non incontrandolo.
Paola..

– Tranquilla. Ho solo bisogno di sedermi un po’, non posso rientrare in stanza così.

La voce è alta, probabilmente voleva che io ascoltassi. Probabilmente vorrebbe anche altro.

Molto probabilmente, lo avrà.

Si spostano sulle poltrone dietro l’ascensore, non passano neanche tre minuti che la profezia si avvera, quel manico di scopa si allontana sparendo sulla larga scala che porta alle camere.

E’ sola. E’ fatta.

Il ragazzo del bar sta rientrando, il mio bicchiere è vuoto ed il resto bello pieno; lei se ne accorge: del bicchiere e del resto.

Inverte la posizione delle gambe accavallate, mentre penso alla persona che l’attende in camera.

racconto-tradimentoL’idea di scivolare fra le calde gambe della donna di un altro, godendo di ogni sua fessura mentre il suo uomo l’aspetta, mi sta letteralmente facendo colare per il desiderio.

Con la scusa di un altro drink, le passo davanti raggiungendo l’angolo bar. La mia giacca nasconde l’inevitabile.

Sento i suoi occhi da gatta scrutarmi e la sorprendo in un movimento ondulatorio lento e furtivo sulla poltrona, deve essere eccitata. Probabilmente, anche in lei l’idea di farsi possedere all’improvviso da qualcuno che non ne avrebbe alcun diritto, sta avendo la meglio.

Si alza e viene verso di me. Ci guardiamo.

Mi supera con passo incalzante e sento il suo profumo mentre capisco che i nostri occhi hanno già fatto le presentazioni e si sono già detti tutto ciò che c’era da dire.

Abbandono il bar, il barista che sembra essersi imbarazzato al posto mio ed ogni pensiero negativo riguardo alla nottata, per raggiungerla in bagno.

Nella zona condivisa della toilette non c’è nessuno. E questo sembra essere il giusto epilogo a conclusione di una nottata di…

E poi esce lei. Di fronte al lavandino con un grande specchio non c’è spazio per entrambi, mi ritraggo per farle spazio ma sono eccitato come un toro e lei è splendida vista da vicino.

Accenna un sorriso cortese mentre si sistema davanti al lavandino per sciacquarsi le mani e non sembra sorpresa del fatto che sia rimasto dietro di lei. Il nostro sguardo si incrocia ancora, nello specchio questa volta, io la sto guardando senza il minimo pudore, non c’è ombra di esitazione, voglio entrare dentro di lei e voglio che lei lo sappia, ora.

Non posso aver equivocato, quella donna sapeva perfettamente come lanciare messaggi ed io sono molto bravo a coglierli.

Ed infatti, eccolo li. L’invito. Il segnale chiarissimo ed il punto di non ritorno al tempo stesso.

Chiude il rubinetto e si asciuga le mani guardandomi ancora, attraverso lo specchio, questa volta è seria e sensuale. Poggia le mani sui bordi del lavandino e divarica leggermente le gambe.

A quel punto mi avvicino e la sto già spingendo verso di me, con le mie mani sul suo ventre, mentre i nostri occhi non si sono mai lasciati

. Posso finalmente sentire il suo profumo che si mescola con il calore della sua pelle ed affondo nel suo collo, mentre la mia mano destra penetra con forza prima sotto la gonna e poi prepotentemente dentro di lei, che geme con gli occhi socchiusi ed inarca la schiena premendo contro il mio sasso che ormai reclama ogni sua parte, tutte insieme.

La presa della mia mano sinistra sul suo seno non mi soddisfa più, ora voglio altro, ora voglio piegarla completamente al mio piacere, voglio entrare fino in fondo a quel mondo che non è mio e rubare tutto.

Preso dalla foga di un animale affamato, le allargo le gambe e tiro fuori l’affare d’oro, lei sembra avere un attimo di apparente esitazione.

Tempistiche standard penso, mentre ormai sto affondando nella sua carne morbida e la tengo per le braccia.

Ogni esitazione e accenno di preoccupazione sono scivolate via in una frazione di secondo, così come ora scivolo dentro di lei, che si piega sempre di più, offrendomi quell’isola inondata di piacere e desiderio.

Scivolo dentro e fuori, sempre più velocemente, sempre più violentemente.

Sento ogni nervo del mio corpo tendersi, tutti all’unisono verso un’unica meta.

Porto la mano destra sulla sua spalla e stringo la presa, mentre con la mano sinistra le spingo il capo costringendola a piegarsi ancora di più. Sono vicino all’esplosione mentre continuo a sbattere il mio corpo contro il suo, come a raggiungere l’unico scopo della mia vita.

Sudo e la sento mugolare, in quella posizione scomodissima ma non mi importa, sto per riempire quel corpo che non mi appartiene, sento il calore che si spande e voglio arrivare dentro di lei con tutta la forza che possiedo.

Mi spingo più dentro, le lascio la spalla e metto entrambe le mani sui suoi fianchi, lo sento, sono vicino, lo sento arrivare.

La tengo ferma, ansimante contro il mio bacino ed esplodo. Finalmente godo, con tutto me stesso, mentre lei è costretta dalla mia presa a ricevere tutto il mio succo.

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Con la sua migliore amica

Ritorniamo dalle ferie, eravamo stati in Toscana, io e Marika avevamo passato una bella settimana di relax, il tutto condita da lunghe scopate, senza pianificare niente, erano scopate ad istinto, la settimana però era volata via e ci toccava ritornare.
Marika prese lo smartphone dalla borsa per inviare un messaggio alla sua migliore amica:

“Stiamo tornando, ho tante cose da raccontarti”.

Aveva mandato un messaggio vocale, avevo potuto sentire, la risposta non tardò ad arrivare: “Ti aspetto domani a casa, anche io ho delle cose da raccontarti”.

Arrivati a casa ci sbrigammo a scaricare la macchina ed a rimettere a posto le cose, una doccia e fu ora di cena, consumammo un pasto veloce, il divano ci aspettava, avevamo voglia di un bel film, la serata passò tranquilla, finito il film andammo a letto.

Il giorno successivo Marika mi disse che andava da Manuela a prendere il caffè, io rimasi a casa, restai al PC ad inviare qualche mail di lavoro.

Due ore dopo Marika fece ritorno a casa, la vedevo silenziosa, mi salutò in maniera un po’ sfuggente, gli chiesi cosa avesse e mi rispose che non aveva niente, lasciai cadere la cosa deciso a tornare all’attacco di lì a poco, preparò il pranzo, lo servì e ci mettemmo a tavola, mentre mangiavamo iole presi la mano e gli chiesi cosa avesse, era strana e mi stavo preoccupando, mi rispose che lei non aveva problemi ma che Manuela le aveva racconato di un sogno che l’aveva sconvolta…

“Posso sapere di cosa si tratta?” Le chiesi, mi rispose che me lo avrebbe raccontato ma appena finito di mangiare.

Le preparai il caffè, ci sedemmo sul divano e cominciò a dirmi che Manuela, la sua migliore amica aveva sognato di fare l’amore con me!

Io scoppiai a ridere e le dissi: “Per questo sei sconvolta?” e lei, “No, figurati, è un sogno, quello che mi sconvolge è il fatto che mentre mi raccontava la tua performance, è scesa in particolari che conosco solo io, cioè, cose che facciamo io e te, eppure non gli ho mai detto cosa facciamo, non è che te la scopi?

A queste parole sbarrai gli occhi ed esclamai: “Ma sei matta? Io Manuela nemmeno la conosco si può dire, l’ho vista 3 o 4 volte e qui, insieme a te!”

Lei annui, “sì, sono matta pensarlo ma, mettiti nei miei panni, sembrava un vero racconto, reale, pieno di particolari, solo che al posto mio c’era lei”, “ti capisco le risposi, però, ripeto, anche se adesso mi sta venendo il cazzo duro a sentire questa cosa, io Manuela non la conosco!”

“Lo so, il problema è che mentre mi raccontava della vostra scopata io mi sono ritrovata fradicia, avevo la fica gonfia ed ogni parola che diceva era per me un senso di rabbia misto a piacere!” Ci guardammo negli occhi e cominciammo ad avvicinare le nostre labbra, il mio cazzo era duro e si vedeva, finimmo in un bacio violento e vorticoso, avevamo le mani dappertutto, ci spogliammo in un attimo e fu una di quelle scopate indimenticabili!

La chiavai in tutte le posizioni, la rigirai sul fianco, poi da dietro, poi… Infilai un dito nel culo e fatta la strada la penetrai col cazzo, lei dopo due o tre minuti venne urlando come una cagna ed io al sentire quelle urla svuotai le mie palle dentro lei!

Sfiniti ci abbandonammo sul letto e ci addormentammo!

Il giorno seguente, tornai a lavoro, Marika avrebbe ripreso un paio di giorni dopo e rimase a casa, nel tardo pomeriggio tornai e con mia sorpresa trovai Manuela a casa, non la ricordavo così, aveva proprio un bel fisico, 1,70 circa di altezza, una quarta di seno, magra ma formosa, capelli lisci e neri che si poggiavano sulle spalle, occhi verdi, insomma, un gran bel pezzo di fica!

La guardai attentamente, non le toglievo gli occhi di dosso e lei fece lo stesso con me, la salutai allungando la mia mano e lei alzatasi in piedi si lanciò baciandomi le guance, io ricambiai i baci mettendole anche le mani ai fianchi quasi come ad accarezzarla, lasciai la “presa” e baciai Marika, “amore faccio una doccia” le dissi, “ok, fa presto che Manuela si ferma qui per cena”, cosa? A solo pensiero mi si gonfiò il cazzo nelle mutande, mi sbrigai ad andare in bagno, presi il telefono e mandai un messaggio a Marika: “Sono in bagno, ho il cazzo duro, perdonami ma Manuela mi piace!”

Tempo dieci secondi e beep “Piace anche a me, me la farei!”

Santo cielo! Marika mi scriveva questo? Avevamo fantasticato qualche volta sull’avere un rapporto a 3 m era rimasto sempre nelle nostre fantasie!

Non risposi, feci una doccia gelata, avevo il cazzo troppo duro, dovevo in qualche modo farlo calmare, finita la doccia mi rivestii, presi dei pantaloncini, sotto non misi le mutande, una t-shirt e mi avviai in cucina.

Era quasi pronto, la pasta era stata già saltata in padella e Marika servi i piatti pieni di bucatini all’amatriciana. Un buon vino, formaggi, un po’ di salumi affettati e ci dirigemmo verso il divano per gustare un buon caffè.

“insomma” esordì Marika, “vuoi sapere cosa ha sognato questa svergognata?”

Io come se stessi cascando dalle nuvole risposi: “Cosa può aver sognato di così scandaloso la tua amica?”

Marika: “Ha sognato di scoparti!”

“Come scoparmi?” Esclamai. Manuela, guardandomi: “Sì, sono imbarazzata, non so come sia potuto succedere, ci conosciamo appena ma è così, l’ho detto alla mia amica perché non potevo vivere con questo peso, volevo essere sincera”.

Marika la guardò, la ringraziò e disse: “Ma te lo scoperesti davvero?”

Manuela: “Beh, se non fosse tuo marito sì, è un bell’uomo, ha un fisico possente, occhi verdi, sì, se non stesse con te me lo farei proprio!”

“Ahahahahahah” io in una risata tra il nervoso ed il compiaciuto risposi: “Beh, a dire la verità, anche io ti scoperei se non stessi con Marika”.

“Quindi la colpa sarebbe mia?” Rispose Marika, detto questo fece scivolare il vestitino e la sua carne fu tutta in vista, non aveva mutandine e reggiseno, era completamente scoperta ai nostri occhi, si avvicinò a me e mi accarezzò in mezzo alle gambe, “Mmmmm, sei già quasi pronto maiale!”

Manuela ebbe uno sbalzo dal divano ed arrossendo disse:”Ma cosa fai Marika?”

“Vi scopo entrambi” esclamò!

Si avvicino a Manuela e gli infilò la lingua in bocca, sorpresa Manuela però ricambiò il bacio, io non sapevo come muovermi e quindi mi avvicinai a Marika
che era di spalle e baciandola sul collo presi i seni tra le mani, i capezzoli erano turgidi, il mio cazzo si appoggiò al suo culo, sentendo la mia erezione prese le mani di Manuela e le portò in mezzo alle mie gambe, “Guarda come ti vuole il bastardo”.

Manuela sentendo la durezza del mio cazzo chiese: “Posso?” Al cenno di Marika si inginocchio e mi abbassò i pantaloncini, il cazzo svettò e lei lo accolse subito in bocca, una bocca calda, avvolgente, una lingua morbida, una vera delizia, Marika guardava Manuela che mi spompinava e me che ero come in estasi, accarezzò le mie palle e si inginocchiò anche lei, cominciarono a passarsi il cazzo da bocca in bocca, poi entrambe si alzarono come se si fossero messe d’accordo e risalendo mi leccarono il corpo fino al collo, mi fecero sdraiare e ricominciarono a spompinarmi, poi, Manuela si staccò e si mise a cavalcioni sulla mia faccia, era tutta aperta, la sua fica era lì, pronta per essere leccata, la allargai con le dita e ci infilai la lingua, ebbe un sussulto, la penetrai di più e lei accompagnava come se la stessi chiavando con la lingua.

Marika si sedette sul mio cazzo, avevo lei sul cazzo e Manuela sulla lingua, poi d’intesa si scambiarono i posti, io sentivo il loro piacere scorrere attraverso le gambe, infilai un dito nel culo di Manuela che forse per le contrazioni dello sfintere si lasciò andare e venne copiosa nella mia bocca, i suoi mori mi inondarono tanto che ebbi il presentimento che mi avesse pisciato in bocca!

Alle grida di Marika si aggiunsero quelle di Manuela che vedendo l’amica squirtare si arrapò di più e stringendo il cazzo ancor di più tra le gambe venne con un urlo liberatorio!

“Ora tocca a te bastardo!” esclamò Marika e scesa sul cazzo cominciò a strofinare le sue tette, “vienimi addosso figlio di puttana”, cominciai una spagnola, Marika ha un bellissimo ed abbondante seno, sputò in mezzo e il cazzo scivolò come se fosse in fica, “Anche io voglio la sua sborra” disse Manuela e sdraiatasi accanto a Marika mi implorò con gli occhi, uscii dai seni di Marika e mi alzai in piedi, entrambe si stesero e con le mani cominciarono a segarmi e ad accarezzarmi le palle, devo dire la verità, 5 o 6 colpi ben assestati e non capii più niente, svuotai tutto il contenuto delle mie palle con abbondanti flotti di sborra calda e densa su loro, 6 o 7 spruzzi pieni e due o tre meno abbondanti, sembrava non finisse mai, un orgasmo lungo ed intenso, le inondai, Marika guardà l’amica soddisfatta e leccò la sborra che era su di lei, ripulita l’amica passò al mio cazzo ancora gocciolante mentre Manuela si dedicò all’amica leccandole la sborra dai seni e dalla pancia…

Due ore di sesso a tre, con l’amica del cuore di mia moglie! Da oggi anche la mia amica, ma del cazzo!

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I ricordi di una prostituta

Respiro.
Finalmente sono a casa, ma non so cosa mi aspetta. Anzi, so cosa mi aspetta, ma non riesco ad accettarlo perché non è giusto.
Ho deciso di estraniarmi, uscire fuori da me stessa e guardare le mani dei miei fratelli che mi picchiano a sangue. Li guardo con compassione. Qualche lamento esce dalla mia bocca, ma lo soffoco all’istante. Non servirebbe a nulla, neanche ad alleviare il dolore.
Ma che dolore poi… Io non provo più nessun dolore. Sono morta. Morta dentro. Una morta vivente che cammina, parla, respira. Sono fatta anche di sangue, vedo, visto che del sangue mi esce dal naso.
Li guardo impassibile. Sento le urla di mia madre che dice: “Basta! Lasciatela stare! È la mia bambina”.
Mio padre, invece, fuma una sigaretta in silenzio e si dondola avanti e indietro, avanti e indietro, come fosse impazzito.
Questa è la mia famiglia. Ve la presento: io, mia madre, mio padre e miei due eroi, i miei fratelli, entrambi più grandi di me.
Fin qui niente di strano, direte voi, e io sono d’accordo, ma voi non sapete chi sono io.
Vi starete chiedendo come mai mi stiano picchiando. Abbiate pazienza. Tra un po’ ve lo racconto. Ci arrivo. Adesso non riesco perché le loro cinture che sbattono sul mio corpo mi distraggono, e dovrò pur respirare. Non riesco a parlare, a respirare, a raccontare le mie disgrazie mentre vengo picchiata. Dai, non perdete questa scena! Sedetevi lì e guardatemi.
Perché rido? Perché loro mi stanno purificando. Uh, sono i miei fratelli maggiori ed è il loro compito. Mia mamma non ha voce in capitolo, mio papà è debole e non viene preso in considerazione. Non è uomo, e quindi i miei poveri fratelli devono farsi carico della mia purificazione. Che avete? Perché storcete il naso? Vi state annoiando mentre aspettate che cominci la mia storia? Ma dai, abbiate un po’ di pazienza! Vedrete che prima o poi la smetteranno.
Fanculo sto sangue che non smette di scorrere! Non riesco a vedere. Oh, la cintura mi ha preso nel viso.
Di nuovo la voce di mia madre: Smettetela!
Ma perché urla? Lasciali fare!
Adesso si intromette mio papà. “No, non nel viso, glielo distruggerete. Ci rimarrà a casa a vita!”.
Le cinture ora cambiano direzione. Abbandonano il viso ma continuano a percuotermi con forza tutto il corpo. Adesso si sono fermate! I miei purificatori, ora, sono stanchi ma soddisfatti. Hanno fatto proprio un bel lavoro! Non mi muoverò per almeno un mese, ma chi se ne frega? Dove volete che vada? Adesso vi racconto. Aspettate che respiro. Ho la gola secca, voglio bere. Qualcuno mi porta un po’ d’acqua? Non vedo… chi è che mi sta portando da bere? Oh, la mamma. Ma perché piange? Dai, dai mamma, adesso non è il caso di fare la frignona, su. Grazie dell’acqua!
Dove eravamo rimasti? Ah, vi stavo raccontando di me. Io sono…
Tanto tanto tempo fa, o, meglio ancora, 350 giorni e 6 ore fa, io ero una bella ragazza, quasi 17enne, con lunghi e folti capelli castani, mossi, due occhi grandi da cerbiatta, una bocca come una rosa appena sbocciata e pronta di essere annusata, non ancora pronta per essere colta. Avevo ancora bisogno di attenzioni, ma non importa. L’età ti fa credere che tutto sia possibile, così mi innamorai.
E’ stato bello il mio primo amore. Il cuore mi batteva all’impazzata, le farfalle mi svolazzavano nello stomaco, gli occhi vedevano solo splendore. La ragione non esiste nell’amore, e a 16 anni ancora meno. Aveva 4 anni più di me. A lui regalai per la prima volta il mio corpo, la mia verginità. A pensarci bene, mi ha fatto male la prima volta e anche la seconda, ma credevo fosse normale. Lui non era tenero. Si impossessò di me quasi subito, senza nessun preliminare, appena fummo soli in quella baracca abbandonata. Prima mi infilò le mani sui miei seni abbondanti, bianchi come il latte, poi cominciò a mordermeli e succhiarli con forza, il suo cazzo era già pronto a sfondarmi come un palo duro tra le cosce. Entrò subito, di colpo, a fondo. Urlai di dolore, mi morse le labbra e soffocò il mio grido nella sua gola. Poi muoveva con forza il bacino. Sembrava mi volesse lacerare le viscere. Ma poi finì. Uscì fuori di colpo e mi riversò tutto il suo piacere sul corpo. Chiusi gli occhi. Pensavo fosse un incubo. Mi avevano fatto credere che far l’amore è bellissimo! Mi avevano ingannata. L’abbiamo fatto altre volte, in posti più assurdi, in situazioni assurde, in bagno, al parco, dietro un albero, nel canale, ogni volta che il suo animale avesse voglia di mangiare la mia figa. Alla fine cominciò a piacermi questo suo modo selvaggio, e finii per godere pure io. Non so come i miei fratelli scoprirono tutto, e allora cominciarono i guai. Mi picchiarono perché dovevamo lasciarci. Non era l’uomo giusto per me. “Ma io lo amo!” dissi loro.
Cominciarono ad offendermi. Mi dicevano urlando: “Tu non sai niente! Lui è un poco di buono. Tu ragioni solo con l’utero, come tutte le donne”.
Anche all’epoca subii in silenzio tutti gli insulti, le violenze, gli schiaffi, gli sputi, ma all’epoca avevo il suo amore che mi dava forza, e quindi non ci badai.
Così come non ci pensai due volte ad andare con lui a casa sua quando me lo propose. Volevo amarlo in pace e non sopportavo quando parlavano male di lui alle sue spalle. Come si permettevano i miei fratelli di parlar male del mio amore? L’avrei difeso a vita e avrei dato per lui la mia stessa vita.
A casa sua viveva solo con la madre, che, oltre sguardi torvi e qualche parola tra i denti, non mi disse mai altro. Io cucinavo per lui, pulivo, lavavo. Facevo tutto quello che avrebbe fatto una brava mogliettina. Ed ero felice.
I miei fratelli mi cercarono, ma io non volli vederli. “Che vadano al diavolo!” mi dissi cercando di guardare avanti con l’entusiasmo e la gioia di una 17enne.
Aspettate! Stanno bussando alla porta della mia camera…
“Chi è? Aprite per favore! Non riesco a muovermi. Entra!
“Oh, sei tu! Che ci fai qui?”.
Mi state chiedendo chi è? E’ la mia amica. O meglio, era la mia amica. Sì, prima di partire e farli vergognare tutti per quello che ho fatto.
Cosa vuole sta qua?! Shshshsh… sentiamo.
Oh, mi abbraccia. Rido beffarda. Che vuoi bambina? Vai nel tuo mondo e non sporcarti nel mio schifo. Non devi toccare la merda, altrimenti puzzi. Non te l’hanno detto?
Ah, già, tu non hai fratelli che possono insegnartelo. Ok, vieni che te lo insegnano i miei.
“Piange questa. Dai, che mi entrano le lacrime sulle ferite e mi bruciano. Smettila”.
Ride. Che strana che è! Non la riconosco più.
Cosa sta dicendo? E’ proprio fuori di testa! Mi dice “che fortuna che sei andata in Italia! Si, ti hanno picchiata, ma non importa. Tu hai scoperto il mondo. Hai vissuto in pieno”.
E’ proprio bambina. Non capisce niente. Vediamo. Mi chiede se mi piace ciò che ho visto. Adesso voi state zitti. Devo parlarle. Aprirle gli occhi a questa stronza. Voglio farle sparire quello stupido sorriso dalla sua faccia ingenua.
“Ehi, ehi, piano signorina sognatrice! Va a prendermi una sigaretta”.
Me la porta. L’ accendo. Le mangio il filtro. Vorrei aspirare sigaro puro. Questa schifezza non la sento per nulla, ma mi accontento.
“Vieni a vedere il mio mondo. Guarda i segni delle sigarette spente sul mio corpo! Vedi? C’è ancora del pus che esce. Non sono ancora guarite. Non spaventarti, bambina. Non fanno più male. Sono solo un’ombra della merda del mondo nel quale ho vissuto.
Vieni, avvicina l’orecchio. Ti racconto un segreto: il mio utero è lacerato e io non potrò mai più avere bambini. Ero incinta, mi hanno fatta abortire con un ferro caldo. Urli? Ha ha ha che spiritosa! A me hanno fatto male e tu urli di dolore. Svegliati bambina, svegliati, vai dalle braccia della tua mamma e del tuo papà, lontano dai miei film horror che ti agiteranno i tuoi sogni tranquilli.
Fanculo tu e la tua faccia candida da bebè! Sparisci!
Che fai? Mi abbracci? Vattene! Capisci? Altrimenti… altrimenti ti racconto cos’è successo molto prima, come sono stata tradita quel giorno dal mio amore, il giorno del suo compleanno.
Non vuoi andare? Ti avevo avvisata. Non hai voluto darmi retta.
Ascoltami bene. Cerca di non perdere nessuna parola del mio racconto, impara da i miei errori se ne sei capace. Ma tu sei troppo preziosa. Nessuno ti permetterebbe di sbagliare. Ti stanno addosso, col fiato sul collo, e tu, come una marionetta, segui tutto alla virgola, come se non avessi nessun desiderio. Credo, questo tuo carattere accondiscendente ti abbia salvato il culo. Odiavo il carattere che non hai mai avuto. Anzi, una volta lo odiavo, ora non più.
Dov’eravamo? Ah… avvicinati ancora. Si, va bene così.
Come dicevo, era il giorno del suo compleanno. Il mio amore voleva un regalo da me. Voleva il mio culo. Eh, ricordando il dolore che mi aveva provocato la prima volta nel prendermi la figa, mi ero rifiutata di darglielo. Lui però lo sognava, e io decisi di regalarglielo per il suo compleanno.
Sua mamma quel giorno era andata da sua sorella. Finalmente la casa era tutta per noi due! Pulii, preparai il pranzo, poi mi misi un perizoma con dietro un fiocchetto rosso e aspettai con ansia che lui arrivasse. Non vedevo l’ora di dargli il regalo, il mio regalo per lui. Ma non venne solo. Venne con certi suoi amici che non conoscevo, e alla cui sola vista mi si accapponò la pelle talmente poco mi sembrarono raccomandabili. Lo guardai interrogativa, ma non disse nulla. Il tavolo pronto. Mi sentii ridicola con il mio fiocco rosso sul culo. Andai in camera nostra. Mi chiusi a chiave delusa. Volevo piangere. Mi seguì.
“Apri la porta!” mi disse.
Ubbidii.
“Che hai?” mi chiese.
Gli raccontai con le lacrime agli occhi quello che volevo fare con lui e quanto avrei voluto fosse da solo.
Allora chiuse la porta alle nostre spalle e gli donai, anzi, prese brutalmente anche il mio culo per la prima volta. Piansi di rabbia. Non volevo farlo così. Volevo fosse tutto perfetto. Ma lui, come un animale, pensò solo ai suoi istinti. Mi mise a pecorina e poi si mise dietro di me. Mi allargò le cosce con le sue gambe, mi aprì le natiche e, una volta che ero in posizione, mi infilò il cazzo di colpo fino in fondo. Urlammo entrambi. Credo avesse fatto male anche a lui stavolta. Poi si fermò un attimo e, appena regolarizzato il respiro, si mosse come forsennato, spaccandomi in due dal dolore. Mi venne dentro, cazzo, mi venne dentro.
Mi pulii dallo sperma e dal sangue e mi vestii, lui mi diede un bacio sfuggente con un semplice grazie e mi disse di raggiungerlo dagli altri.
Piansi un po’, ma poi mi passò.
“Oggi andiamo al mare!” mi disse distaccato.
“Perché?”.
“Perché voglio festeggiare con te e i miei amici” mi rispose.
Storsi un po’ il naso, ma null’altro. In fondo, era il suo compleanno e non volevo certo rovinargli la festa.
Lunga la strada, interminabile. Arrivammo verso sera. Entrammo in un appartamento vecchio e sudicio. Mi sembrava tutto strano e mi chiedevo come mai fossimo finiti lì.
Cenammo, bevemmo, poi non ricordo più nulla. Quando mi svegliai, del mio amore non c’era più traccia. Ero rimasta in balia di quei quattro. Ebbi paura.
Chiesi a loro: “dov’è il mio amore?”.
Mi dissero: “ora tu sei nostra. Il tuo amore ti ha venduta a noi. Gli hai fatto proprio un bel regalo per il compleanno, bambolina. In cambio ha ricevuto una bella cifra”.
Risi forzatamente. “E’ uno scherzo, vero?”.
La mia risata si trasformò in smorfia di dolore quando capii che non lo era. Urlai terrorizzata con quanto fiato avessi in gola e corsi fuori per scappare. Mi presero, mi picchiarono, mi rasarono i capelli a zero… i miei bellissimi capelli.
Risero. “Così non puoi più scappare” mi dissero. Dalle nostre parti, le donne non possono andare per strada con la testa pelata. E’ una vergogna. Arrivò di nuovo la notte, e quella notte, senza la luna, quei quattro mi fecero salire in un gommone e partimmo per il loro paradiso.
Non sto li a raccontarvi le onde del mare, la paura che mi avvolgeva ogni volta che lo scafo andava in velocità e schivava qualche onda, quando mi sembrava di cadere in mare, o la nausea dovuta al mare mosso. Tutto questo era niente in confronto a ciò che avrei dovuto affrontare in seguito.
Una volta scesi in Italia, nel paese dei sogni di tutte le mie coetanee, ci aspettavano altri uomini. Mi vennero vicino. “Uh, ma che bella!” dissero.
“Peccato senza capelli, ma le mettiamo la parrucca e subito a lavorare”.
Mi fecero l’occhiolino. Restai muta. Loro, poi, si misero a parlare in disparte. Sentivo le loro voci, ogni tanto alzavano la voce e riuscivo a comprendere frammenti di frasi che la mia mente cercò di decifrare. “Vale molto di più… è giovane, bella… questa sarà la vostra gallina dalle uova d’oro. Abbiamo fatto anche i documenti falsi per aumentarle l’età, sono costi”.
Alla fine si accordarono e sembrarono tutti felici. I quattro ripresero la strada del ritorno e io camminavo come una sonnambula con i miei nuovi padroni.
Posso dirvi con orgoglio che non gli ho reso la vita facile. Ne combinavo di tutti i colori, e loro si vendicavano. Come quella volta che nascosi i soldi. Volevo tenerli per me, per costruirmi una vita, ma loro mi scoprirono e mi torturarono spegnendomi le sigarette sul corpo. Una volta feci per denunciare il mio protettore, ma una mia collega fece la spia, mi picchiarono e mi dissero che, se qualcuno di loro fosse finito dentro per colpa mia, gli altri mi avrebbero tagliata a pezzi e sciolta nell’acido come non fossi mai esistita. E io ci credetti. E credeteci anche voi, erano capacissimi di farlo. Ma non era solo la paura di morire. La mia paura più grande era il non sapere dove andare se fossi scappata. Tradita da tutti. Tradita dalla mia famiglia per aver tentato di impormi con la violenza il loro pensiero invece di farmi comprendere col dialogo i loro timori. Tradita dal mio amore per avermi venduta come un oggetto qualsiasi. Non riuscivo nemmeno a piangere. Dicono che le lacrime smorzino il dolore, ma io non scoprii mai questo beneficio. Ero convinta che le lacrime, il dimostrarmi debole, provare sentimenti, mi avrebbero tradita.
Poi rimasi incinta. Come vi raccontai all’inizio, mi fecero abortire con un ferro caldo, senza portarmi in nessun ospedale perché ero clandestina. Mi abbandonarono in mezzo alla strada con un pugno di soldi per tornare a casa. Svenni per strada. Un passante mi accompagnò all’ospedale. Non dissi nulla nonostante le domande insistenti. Guarii, e una volta guarita tornai a casa.
Questo è il benvenuto da parte dei miei familiari. La festa in mio onore. E si, sono io la festeggiata.

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La mia storia, la storia di come sono diventata Giselle

Fonte: pornoracconti.com

La storia che sto per raccontarvi parla della mia vita e di come sono diventato da piccolo bimbo timido ed introverso a splendida e focosa travesta. La mia vita è stata un cammino tortuoso fatto di mille esperienze, tante negative ma altrettante divertenti e lussuriose, e di tanta curiosità e voglia di provar nuove cose. Iniziai la mia lenta trasformazione, che mi portò ad essere Giselle, senza rendermene conto sin da piccolo…

Da bambino ad una prima occhiata potevo sembrare “normale”, ma già da allora in me qualcosa nasceva e cresceva facendomi sentire “diverso” da tutti gli altri. Il fatto che fossi figlio unico di una ragazza madre fu la prima causa del mio sentirmi differente dagli altri bimbi. Poi, il fatto di essere minuto di corporatura e molto gracile, spesso mi ammalavo e restavo settimane intere a casa, non mi aiutava a relazionarmi ed a creare amicizie con i miei compagnetti delle elementari.

La mia infanzia passò abbastanza velocemente, tra un’influenza e l’altra, rendendomi un bimbo molto solo ed introverso, pieno di complessi, ma anche insolitamente curioso verso il mio corpo, ad imitazione di madre che stava ore davanti agli specchi prima di uscire col nuovo boy friend del momento. Infatti, le molte volte che mi capitava di stare solo a casa mi piaceva togliermi il pigiama e stare completamente nudo ad ammirarmi il corpo nei vari specchi di casa, in particolar modo il sederino tondo e vellutato come una piccola pesca mi attraeva.

Ero fin da piccolo un bambino molto curioso ed oltre ad osservarmi incominciai a toccarmi il sedere, accarezzarlo e massaggiarlo come avevo visto fare a mia madre, da parte dell’amico di turno, spiandola furtivamente durante i suoi amplessi amorosi in camera sua, e la cosa mi piaceva molto. In quel periodo ricordo che quando mi coricavo per andare a dormire, nel mio lettino mi abbassavo i calzoncini del pigiama e le mutandine per sentire il contatto del fresco del lenzuolo su di me, mi strusciavo col mio cazzettino e spesso mi infilavo un dito nel culetto…

Ricordo che in quel periodo spesso venivo scambiato da fanciulla dai vari ragazzi “amici” di mia madre che si susseguivano nella nostra casa, ed effettivamente come dargli torto. All’età di 12 anni quando entrai nella mia adolescenza il mio aspetto era tutt’altro che quello che avevano i miei compagnetti delle medie. Ero piccolo di statura confronto alla media dei ragazzi della mia età, avevo un visino angelico reso ancor più femminile dal taglio degli occhi da cerbiatta e dal candore della mia pelle; per non parlare dei capelli castani chiari quasi biondi che mia madre si ostinava a tenermi lunghi, facevano risaltare il rossore delle guance e il rosa deciso delle mie labbra carnose. Visto da dietro, grazie al mio esile corpo con un vitino snello e fianchi larghi a sostenere un sederino tondo e pronunciato, non era semplice non scambiarmi per ragazzina…

E forse io già mi sentivo così, non avendo molti amici ed essendo anche una frana in tutti gli sport, mentre gli altri giocavano a calcetto o a pallacanestro io mi ritrovavo spesso nelle gradinate con le mie compagne a poter solo fare il tifo per i veri maschietti.. A 13 anni ogni volta che andavo in bagno passavo un po’ di tempo a guardarmi il cazzetto e anche il sedere, me li strofinavo spesso… poi un bel giorno dal cazzetto mi uscì un liquido bianco… forse era quella cosa che i miei compagni di scuola più maturi chiamavano “sborra”! Da quel momento ogni occasione era buona per masturbarmi. A 14 anni mi segavo anche 3 volte al giorno…

A 15 anni non avevo ancora una ragazza, per cui sentivo il bisogno di sfogarmi attraverso le riviste pornografiche. Essendo minorenne le rubavo ogni tanto da un rivenditore di fumetti e poi a casa me le visionavo con calma. In uno dei tanti giorni che rimasi solo in casa decisi che avrei cercato di avere il maggior numero di eiaculazioni possibili, in modo da vedere fino a che punto sarei potuto arrivare. Così sul letto matrimoniale di mia madre, presi tutte le riviste porno che avevo e mi spogliai completamente nudo. Mi masturbai per circa 8 ore, in effetti, riuscii a sborrare ben 7 volte, solo che le ultime 2 furono in sostanza a secco!

Durante quella lunga maratona mentre mi stavo masturbando appoggiai per sbaglio il mio culetto vicino al pomo del lettone il tocco di quel pezzo di legno cosi duro tra le mie natiche mi procurò un brivido lungo la schiena e provai così a strofinarmi l’ano sopra. Mi ci sedetti sopra, provai una grandissima eccitazione che mi fece fare una schizzata di sperma tremenda. Da quel momento capii che godevo di più se mi penetravo l’ano. Così le volte successive cercavo sempre di infilarmi qualche oggetto dentro il culo: pennarelli, tubetti, flaconi, i bastoni delle scope per godere di più. Nello stesso tempo sentendomi molto depravato ma anche molto incuriosito ed eccitato incominciavo a rubare dal cesto della roba sporca vari indumenti intimi di mia madre e dopo averli annusati incominciai a pendere il piacere di indossarli per masturbarmi.

Da quel momento incomincia più o meno inconsciamente a volermi sentire donna, femmina, e così nel corso di quegl’anni osservai molto le mie compagne ed amiche per poi una volta giunto a casa e indossato i vari abiti di mia madre giravo per casa cercando di imitare la loro camminata e i loro modi di fare per poi finire eccitatissimo a dovermi masturbare il cazzetto e a deflorarmi il culo, magari messo per terra a pecora inculandomi da solo col bastone della scopa in culo mentre l’altra estremità era appoggiata al muro, con mia grande goduria…

Fino all’età di 18 anni circa tutto ciò che sapevo ed avevo sperimentato del cosiddetto sesso però era stato confuso e riduttivo, visto che ero sempre solo. Le ragazze mi interessavano sempre meno ed i ragazzi, verso i quali il mio interesse cresceva di giorno in giorno, erano sempre presi dallo sport e dalle troiette che gli circolavano attorno… Ma finalmente quell’anno qualcosa cambiò… Anche se ero uno dei più bravi della scuola, avevo qualche problema a digerire la matematica. Siccome non volevo ritrovarmi un 4 sulla pagella, mia madre decise che era meglio se prendessi lezioni private. Una sua amica gli avevano suggerito di contattare Marco, un ragazzo di 27 anni che fa l’università e che essendo bravo per potersi pagare gli studi faceva ripetizioni..

Dopo aver preso accordi telefonici con mia madre, il lunedì successivo mi recai a casa sua per la prima lezione. Lui abitava ancora con i suoi ed infatti fu proprio il padre ad aprirmi la porta e a farmi accomodare nello stanza del figlio dove poco dopo entrò Marco. Quando lo vidi entrare rimasi paralizzato: era bellissimo, alto, capelli castani quasi neri, occhi verde mare e un fisico non palestrato ma ben curato. Non so perché ma dentro la mia testolina mi ero fatto l’idea di trovare un tipo alla Leopardi, brutto, curvo e topo di biblioteca, ed invece fui felicissimo di essermi sbagliato.

Dopo il primo momento di smarrimento ci presentammo e mi fecce accomodare sul tavolo dell’armadio a ponte ed iniziamo la prima lezione, che scorse velocemente, era un primo incontro conoscitivo dove lui mi chiese dove eravamo arrivati e che problemi avevo. Le ripetizioni continuarono per un po’ ed io ero sempre più felice di andare da lui, infatti io e lui eravamo molto in sintonia, e la matematica era diventata meno pesante da sopportare. L’ora passava in fretta e spesso mi fermavo di più anche per parlare, era uno dei pochi ragazzi che conoscevo che mi ascoltava interessato e che sapeva farmi sciogliere la lingua, o per giocare ai video giochi; era davvero un asso e io una schiappa, ma la cosa non i importava, volevo solo passare più tempo possibile vicino a quel bellissimo ragazzo!

Un giorno durante una lezione mi propose di fare degli esercizi per vedere a che punto ero arrivato e con la scusa mi lasciò solo nella sua camera e andò a farsi una doccia perché dopo la lezione aveva un impegno. Stavo seduto di fronte alla scrivania a fare gli esercizi, quando mi resi conto che sotto il letto di ci sono dei giornali e visto che ero quasi alla fine e di Marco non si vedeva l’ombra e vista la mia curiosità, con fare da felino cercai di vedere di cosa si trattava. Non erano di certo dei quotidiani ma delle riviste porno del genere gay e trans. Rimasi sorpreso e meravigliato, tanto che le rimisi subito sotto il letto. Ad un certo punto sento aprirsi la porta ed entrò lui, completamente nudo con l’asciugamano intorno alla vita a coprire le parti intime, mi sento in imbarazzo, lui come niente, si avvicina mi da un veloce sguardo ai compiti e poi mi disse “scusami, ma mi sono dimenticato di prendermi il cambio” e cosi frugò nell’armadio e poi preso i vestiti che doveva indossare riandò in bagno..

Io rimasi immobile e stupito, non sapevo se per la scoperta dei suoi giornaletti o se per la bellezza del suo corpo e per la naturalezza col quale quasi nudo era stato lì accanto a me per un paio di minuti… Da quel giorno non feci altro che pensare all’accaduto, pensavo e riflettevo ponendomi mille domande…

Allora Marco non era cosi etero come si presentava, forse e per questo che avevamo così tanta sintonia, lui forse mi avrebbe capito e magari mi avrebbe aiutato a realizzare i miei sogni, sentirmi una femmina tra le braccia del mio bell’uomo, forse l’uomo che cercavo senza saperlo era lui. Le settimane dopo l’accaduto furono piene di domande e di emozioni. Lo desideravo con tutto me stesso ma dall’altra parte avevo paura e timore di un rifiuto. Ormai le mie tante masturbazioni giornaliere avevano solo un desiderio, farmi passare quel gran prurito al culetto che mi veniva tutte le volte che pensavo a lui. Non potevo continuare così, stavo morendo per lui, lo desideravo e desideravo sentirmi suo, mi ero preso una cotta pazzesca. Volevo concedermi a lui ma non volevo fare la prima mossa, ero troppo timido. Dovevo fare in modo che mi notasse di più e che mi desiderasse, e quando lo avrebbe fatto io sarei entrato in pieno nella mia parte diventando la sua femmina, una femmina a sua completa disposizione che lo avrebbe fatto godere soddisfando tutte le sue voglie..

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Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:21

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