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racconto porno la cognata aveva previsto tutto

Il matrimonio di mia sorella

Dopo quasi dieci anni di fidanzamento, mia sorella aveva deciso di sposarsi.
I miei genitori erano stati molto contenti di questa decisione, attesa da tempo; la figlia più grande, quella con “la testa sulle spalle”, finalmente aveva deciso di mettere su famiglia, al contrario di me, ribelle e anticonformista di natura.

Ho sempre voluto bene a mia sorella, anche se non ho mai compreso fino in fondo le sue scelte, dettate da un carattere serioso e inquadrato.

In passato, in occasione di alcune confidenze intime, non sono mancati i suoi giudizi e i suoi rimproveri, tanto che alla fine abbiamo quasi smesso di affrontare certi argomenti.

Nonostante tutto, il giorno del suo matrimonio ho deciso di starle accanto e aiutarla nel miglior modo possibile, gestendo praticamente da sola tutta l’organizzazione della cerimonia, cena compresa.

Abbiamo affittato un agriturismo per due giorni interi, in modo che al termine del matrimonio potessimo dormire lì e gli sposi potessero partire con calma per la luna di miele.

Mia sorella era davvero bella, nel suo abito classico.

Al termine della cerimonia, dopo aver congedato tutti, ho accompagnato mia sorella e mio cognato nella loro camera da letto, li ho salutati e mi sono incamminata verso la mia stanza, a pochi metri dalla loro.

Ero così stanca che mi sono sfilata scarpe e vestito restando nuda sul letto.

Quando sono da sola, ho l’abitudine di masturbarmi sempre prima di dormire, mi concilia il sonno. Così, ho iniziato a sfiorarmi i capezzoli con le dita, a scendere sul ventre, fino alla mia passerina completamente rasata. Mi sono addormentata senza raggiungere l’orgasmo, con le dita leggermente bagnate.

Mi sono risvegliata qualche ora dopo a causa di un impercettibile solletico sul seno. Ho aperto gli occhi mentre la mano di mio cognato premeva sulla mia bocca per impedirmi di gridare.

«Shhh… zitta… zitta…», sussurrava, mentre con la mano continuava a tapparmi la bocca e con l’altra strizzava una delle mie tettine passando la lingua tutta intorno al capezzolo.

Dalla mia bocca uscivano solo monosillabi soffocati. Riuscivo a malapena a respirare.

«La tua sorellina non sa come far godere un uomo… so che tu invece sei brava in certe cose…».

«Dov’è mia sorella?», chiesi senza fiato.

«Le ho dato un sonnifero perché non riusciva a dormire. Non me l’ha neanche preso in bocca, ha detto che non riusciva a scopare con tutta la famiglia nei paraggi. Ma so che tu non ti fai problemi… so tutto di te…», rispose.

Sì, il sesso mi è sempre piaciuto. In quel momento pensai a cosa avesse raccontato mia sorella a mio cognato. Fissavo il soffitto, mentre lui aveva tolto la mano dalla mia bocca per addentrarsi con un dito dentro la mia fichetta.

Niente mi sembrava reale, era come se avessi ripreso a godere da dove avevo lasciato poche ore prima, toccandomi da sola.

Lui era rude e violento.

Sì, anche questo mi piaceva del sesso. Essere presa con la forza facendo la preziosa.

Andava così veloce e a fondo con quel dito che sentivo un calore quasi fastidioso. Mise la testa tra le mie gambe, e infilò dentro anche la lingua. Pochi movimenti e gli venni in faccia, mugolando come una gattina in calore.

Ansimante, mi ritrovai il suo cazzo tra le labbra. Era eccitato, mi prese per i capelli e usò la mia bocca come un buco qualsiasi.

Non pensavo più a mia sorella, pensavo al grosso uccello di mio cognato.

Me lo sfilai quasi tutto di bocca, serrai le labbra intorno alla cappella e continuai a succhiare come una bambina, mentre con le mani gli massaggiavo le palle.

Lui gemeva senza sosta, allentò la presa sui miei capelli e mi lasciò fare.

Gli presi in bocca le palle, torturandole con la lingua. Erano dure come due albicocche acerbe. Gli leccai il buco del culo, finché non lo sentì tremare, e allora accolsi il suo schizzo in bocca, sulla lingua. Aveva la consistenza dello yogurt, ma era caldo. Ingoiai tutto, golosa.

Volevo ancora quel cazzo, lo volevo dentro di me. Desideravo che mio cognato mi prendesse con la forza, mentre lo pregavo di non farlo.

Per eccitarlo, sorridendo con innocenza, gli dissi che sicuramente non sarebbe mai entrato nel mio buchetto del culo, così piccolo e stretto.

Mi misi in ginocchio, mi piegai e allargando le natiche glielo mostrai.

Il mio buco del culo era davvero piccolo e stretto.

Mi immobilizzò, si leccò il dito medio della mano destra e lo infilò dentro.

«Ahi, mi fai male… », gemetti.

«Ti fa male, eh? Tua sorella mi ha raccontato di come piagnucoli quando te lo mettono nel culo… puttanella… ora vedrai come ti faccio piangere… », minacciò.

Mi preparai psicologicamente al dolore, mentre lui si toccava alle mie spalle per farlo tornare duro. Appoggiò la cappella all’ingresso del buchetto e con un colpo di reni la fece entrare. Mi fece male, malissimo. Le lacrime iniziarono a scendere mentre lui, sadicamente, non si muoveva né avanti né indietro.

«Piangi troietta, piangi… », mi disse, mentre si piegava su di me e da dietro mi afferrava le tettine pizzicando i miei capezzoli di marmo.

Sentivo pulsare il buco del culo. Mi prese per i fianchi e con un altro colpo di reni lo spinse tutto dentro. Urlai tra le lacrime.

Mi trapanò per un lasso di tempo interminabile, finché non iniziai a godere anch’io di quelle spinte profonde. Sentivo il rumore delle sue palle contro il mio culetto. Mi sembrava che il suo cazzo mi sfondasse la pancia.

«Ti piace, eh? Godi, puttanella, col cazzo del tuo cognatino, vero?» gridava.

Io emettevo solo gemiti. Sì, godevo.

Mi stavo facendo inculare dal marito di mia sorella.

«Sto venendo… », sibilò tra i sospiri.

Mi riempì il culo di quel liquido denso, che iniziò a colarmi tra le gambe una volta estratto l’uccello.

Fuori albeggiava e mia sorella stava per partire per la sua luna di miele.

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Quella gran vacca della mia vicina

Fonte: pornoracconti.com/etero/mature…lla-mia-vicina/

Non mi ero nemmeno accorto quando si trasferirono i nostri nuovi vicini di casa, e men che meno mi importava chi fossero. Pian piano feci amicizia con i figli, che erano più piccoli di me di una decina d’anni, ma che ci univa la passione per il pallone, ma ancora non mi interessavo alla madre, che era sì molto bella, ma che non si mostrava mai in atteggiamenti provocantemente eccitanti.

Passarono un paio d’anni da quando si trasferirono, ed io continuavo le mie partitelle in strada con i figli dei vicini, quando cominciai a guardare la loro mamma (Ilaria) con occhi più attenti: capelli castani, una faccia da troia bocchinara, due tette da infarto(una quarta bella soda), due cosce da percorrere con la lingua avanti e indietro per ore e ore, un culo alto e sodo, il tutto racchiuso in 170 cm. di altezza.

Non perdevo occasione per spiarla mentre stendeva o raccoglieva legna nel suo giardino, eccitandomi a guardare come il vento sollevasse, fino a mezza coscia, la gonna leggera che indossava spesso e volentieri. Ormai le seghe, con relative sborrate, con lei come unica protagonista non si contavano più. Un giorno d’inverno successe l’inaspettato.

Stavo aspettando che Ilaria uscisse per spiarla come al solito, quando si aprì il portoncino di casa sua e apparve lei con una stretta tutina di colore verde, chiusa da una cerniera che partiva da sotto al collo per fermarsi in direzione della sua figa, tutina che metteva in risalto tutte le sue forme compreso i capezzoli che spingevano impertinenti contro la leggera stoffa verde.

Il mio cazzo si alzò immediatamente sull’attenti ed io, non capendo più niente per via di quello spettacolo incredibile, mi sporsi troppo facendomi scoprire da lei con il cazzo in mano. Cominciai a preoccuparmi della sua possibile reazione negativa, quando rimasi letteralmente a bocca aperta mentre lei, avvicinatasi a me, si inginocchiò prendendosi in bocca il mio uccello incominciando un lento su e giù che partiva dalla cappella fino ad arrivare alle palle sempre più gonfie di sperma che lei, ogni tanto, mordicchiava provocandomi dei grossi brividi di piacere.

Ero talmente eccitato per quel fantastico pompino, che, senza avvisarla, le scaricai in fondo alla gola un mare di sborra calda, che lei, senza fare una piega, ingoiò tutto senza lasciarsene sfuggire una goccia. Si rialzò lentamente, strofinandosi addosso a me, ed il mio cazzo, al suo strusciarmi le tette sulla cappella, si ridestò immediatamente. Si mise in piedi, mi baciò con passione travolgente, e mi disse che non vedeva l’ora di riassaporare una buona dose di sperma, visto che il marito, da molto tempo, non la soddisfaceva sessualmente.

Io le strinsi le sue chiappe tra le mie mani, e la attirai ancor di più verso di me, facendole sentire tutto il mio cazzo che premeva sulla sua figa. Lei mi sorrise, dicendomi che finalmente aveva trovato un vero stallone al contrario di quella mezza sega del marito cornuto, e mi disse che avremmo proseguito in casa sua, visto che per un paio d’ore sarebbe stata libera.

Facemmo appena in tempo a richiuderci la porta alle spalle che subito mi e si spogliò completamente e, spingendomi spalle alla porta, si inginocchiò nuovamente davanti al mio batacchio, ma questa volta, dopo una veloce leccatina alla mia cappella, mi imprigionò il cazzo tra le sue stupende ed enormi bocce, cominciando una spagnola stupenda, finché non arrivai al limite di una nuova travolgente sborrata, ma lei, accortasi della mia prossima venuta, si staccò dal mio cazzo e, rialzatasi in piedi, si avvinghiò con le sue cosce incrociate dietro la mia schiena, e si impalò sulla mia verga andando su e giù sempre più velocemente.

Dopo dieci minuti di su e giù, venimmo contemporaneamente, e, per via della incredibile sborrata, le gambe mi cedettero, facendoci finire a terra tutti e due, con il mio cazzo ancora dentro la sua figa. Una volta ripresasi dall’orgasmo squassante, ricominciò a stuzzicarmi il cazzo, che rispose quasi subito alla sua lingua che ripuliva i miei e i suoi umori. Volli ricambiare quel suo giocare con la mia verga, girandomi e leccando le sue grandi labbra, passando poi al loro interno, mordicchiando il clitoride che sporgeva per via dell’eccitazione sempre maggiore. Quel sessantanove ci portò nuovamente ad uno stato di pura libidine, al punto che, lei, mi chiese di sfondarle anche il buco del culo.

Io non persi tempo, e, mettendola a novanta gradi, le infilai prima uno, poi due ed infine tre dita nel suo buchino, fino a che non glieli estrassi tra i suoi lamenti di goduria, e le infilai fino alle palle il mio cazzo. Inizialmente provò un dolore atroce ma, in seguito, cominciò a godere, arrivando ad avere anche tre orgasmi, uno di seguito all’altro, mentre io affondavo con colpi sempre più poderosi il mio cazzo nel suo intestino, aggrappandomi contemporaneamente alle sue pere che strizzavo con mio, e suo, gran piacere. Andammo avanti per un quarto d’ora, finché non godemmo ancora una volta insieme. Ci apprestavamo a rivestirci, quando si spalancò la porta ed entrò sua cognata Monica che, vedendoci mezzi nudi, si mise ad inveire contro la cognata svergognata, si rigirò per uscire ed aprì la porta.

Ilaria a quel punto si tuffò contro la porta, e, afferrando la cognata per la camicia, la strattonò talmente forte che la stessa si strappò, rivelando come Monica fosse senza reggiseno. Alla vista di quella lotta, ma, soprattutto, di quelle due tette di una terza abbondante che ballonzolavano libere, mi avvicinai alle due litiganti e, facendo scostare Ilaria, bloccai, con una mia mano, le mani di Monica dietro la sua schiena, cominciando a stuzzicare i suoi capezzoli, che non tardarono a mostrare tutta l’eccitazione che stava montando in lei.

Le sollevai la gonna, le strappai le mutandine e le infilai il mio cazzo nella sua figa ormai sbrodolante. Ilaria si eccitò nuovamente, e si chinò sotto di noi passando, con la sua lingua, a stuzzicare ora le mie palle, ora la figa e il culo di Monica che stava urlando tutta la sua goduria. Tra il disappunto di Monica, le estrassi il cazzo dalla figa per poi infilarglielo, piano ma inesorabilmente, nel suo culo che, nonostante la sua verginità, accolse tutta la mia verga. Continuavo ad alternare il mio cazzo, tra la sua figa ed il suo culo, per venti minuti circa, finché non venimmo contemporaneamente, lei per la quarta volta ed io per la prima con lei.

Da quel giorno io, Ilaria e Monica ci facciamo delle gran scopate appena possiamo, e Monica mi ha promesso che, prima o poi, mi farà assaporare quel gran pezzo di figa della figlia.

Edited by Broke. – 26/9/2017, 20:22

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