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SPINGERSI OLTRE

Quelle poche indicazioni ti dicono già tutto: parcheggia, sali le scale, la porta sarà aperta, entra e richiudila alle tue spalle.
Sento il tuo passo che si avvicina, il rumore dei tacchi che cerchi di attenuare per un finto pudore, la serratura della porta che scatta appena accompagnata per fare piano. Ora sei lì ferma per un istante rivolta verso quell’ingresso che hai appena attraversato, le mani ancora appoggiate una sulla maniglia e l’altra sul pannello della porta. Sembra quasi che sia sfuggita al pericolo, invece tu stessa sai che il vero timore dell’ignoto è ora alle tue spalle; lì c’è quel desiderio di affidarti, di sperimentare e scoprire.
Ti volti e quella busta che penzola proprio davanti ai tuoi occhi fa scattare l’adrenalina fino a seccarti la gola, contiene le istruzioni che eseguirai alla lettera, le regole del gioco, contiene la chiave per uscire quando vuoi, è la tua garanzia, è il tuo desiderio di spingerti oltre: è quello che desideri,ora comincia il tuo viaggio.
Lo so, mentre ti sfili l’abito attillato e lo lasci cadere sulla panca, mentre togli orecchini e bracciali ti chiedi dove sono, in quale angolo di quella stanza che non conosci, quale penombra è la mia complice. In quella veste fatta di un completino nero e di un reggicalze che incornicia tutta la tua femminilità muovi i pochi passi che ti separano da quella parete. Uno, due, tre,quattro. Un percorso infinito prima di metterti fronte al muro, stringendo nella mano un paio di calze nere che ti era stato ordinato di portare, ti appoggi alla parete… un respiro …”Sono pronta”.
Mi avvicino senza sfiorarti, avverti solamente il calore del mio respiro sul tuo collo, senti come se il mio sguardo ti riscaldasse la pelle, capisci che ti sto ammirando, ti scopro. I palmi delle mani sul dorso delle tue, con delicatezza prendo una delle calze che hai portato ed inizio a bendarti. Chini leggermente la testa all’indietro e la luce si spegne. Mi assicuro che ti senta tranquilla e per risposta ti giri di scatto buttandomi le braccia al collo: il tuo cuore trasmette tutto il desiderio con pulsazioni impazzite.
Non hai il tempo di capire e sei già sollevata da terra, attraverso stanze a te ignote, senti odori, calore, freddo, scale, è un susseguirsi di luoghi che non ti appartengono e che la tua testa trasforma in un labirinto, finisce solo quando ti senti appoggiare su un letto. Un istante di quiete e subito i tuoi polsi e sono avvolti da morbide corde, capisci subito le conseguenze: sei legata. La testa si sforza di intravedere un barlume di luce ma è inutile, ora nella tua immaginazione vedi solamente una candela, forse più di una… e poi il buio tuo complice.
Le mani sul tuo corpo interrompono ogni pensiero, calde e decise sollevano di poco la tua nuca, ti bacio avidamente. Mia, come la mia preda nella tana, un mezzo sorriso restituisce tutta la tranquillità dopo quei baci: mi dici “baciami ancora!”
Ma non sei nella condizione di dare ordini, scopro il sapore della tua pelle, il turgore dei seni tra le labbra, il calore del respiro mentre scendo e risalgo; indugiando a lungo sui bordi della biancheria: confine tra il desiderio e la realtà.
Bagnata, fremi perché ti penetri mentre con la lingua esploro la tua intimita’, ti stuzzico, affondo; esplodi in un orgasmo che portavi dentro da troppo tempo.

Vedere la tua schiena inarcata, sentire i gemiti, sapere che quei legacci sui polsi ora sono i tuoi complici per aggrapparti mi eccita.
Intingo nella tua bocca un piccolo butt plug in metallo, lo senti freddo, lo inumidisci e quasi sei restia a lascartelo sfilare perché sai che è destinato al tuo lato b; con delicatezza e fermezza lo senti poco dopo mentre affonda tra le tue natiche, si incontra con due dita che ti penetrano la vagina senza ritegno: ti chido “chi sei?”, dillo… quando rispondi “sono la tua puttana” sto già indugiando col mio cazzo tra le labbra di quella figa umida e vogliosa.
Ti scopo con decisione, è quello che voglio, è quello che vuoi. Vieni di nuovo, vengo anch’io dentro di te.
Qualche secondo in cui i nostri respiri sono all’unisono, ti sciolgo i polsi, tolgo la benda.
Ti bacio, mi baci
Buonasera…
…Buonasera… a te

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Racconto spinto: Rapporto orale in ufficio dentro il bagno

Avevo assunto Luca come assistente personale non solo perché fin da subito mi era sembrato un bellissimo ragazzo, affascinante e intelligente, ma soprattutto per via del suo curriculum, davvero brillante, ma aveva un passato abbastanza turbolento e ciò mi aveva spinto ad assegnargli solo compiti marginali e a limitare in ogni modo la sua autonomia.

Sono una manager di una azienda piuttosto grande, e Luca aveva la nomea di litigare spesso coi suoi capi, perciò dovevo stare attenta a non vedere la mia autorità minata da uno dei suoi colpi di testa.

Ma i suoi primi 3 mesi di lavoro si rivelarono impeccabili: era disponibile, accomodante ed efficiente. Inoltre, avevo notato che spesso passava molto tempo a fissarmi gambe e scollatura.

Per una ultraquarantenne come me era sempre un piacere essere osservata così da un ragazzo di vent’anni più giovane e quindi cercai di rendermi ancora più appetibile ai suoi occhi, quasi per scherzo.

Le scollature si fecero più ampie, mettendo in mostra la mia quarta misura e cominciai ad indossare praticamente solo gonne risicate e aderenti, in modo da mettere in mostra ancora di più le mie gambe e il fondoschiena.

Lui parve apprezzare, e delle volte notai con soddisfazione un certo rigonfiamento nei suoi pantaloni. Nel corso di quei mesi quasi arrivai a desiderare che quel ragazzo sfondasse la porta del mio ufficio e mi possedesse sulla scrivania.
Ma lui rimase sempre al suo posto, eseguendo tutti i compiti che gli asegnavano, per quanto poco importanti fossero, ma il suo disappunto si fece via via sempre più evidente.
La scorsa settimana infatti mi ha chiesto di parlargli in privato e quindi, nel pomeriggio, con il resto degli uffici quasi deserto, lo convocai nel mio. Avevo paura che fosse arrabbiato e che avrei dovuto punirlo, o peggio licenziarlo, ma più che arrabvbiato sembrava demoralizzato, e ben presto scoprii il perchè.
“Perchè non si fida di me?” mi disse appena prese la parola.
“Come scusa?”
“Mi ah sempre assegnato compiti da segretario perchè ha paura che io le faccia problemi, questo lo capisco, ma lei è il primo dei miei capi che sa effettivamente come gestire un’impresa, e io voglio aiutarla. Sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di dimostrarle che non ho intenzione di mandare tutto a rotoli!”
Fui un po’ stordita da quella dichiarazione così bizzarra: quello che doveva essere una testa calda, si rivelò davvero attaccato al suo lavoro e cominciai a dubitare che non fossero stati i suoi datori di lavoro ad essere pcoo professionali con un ragazzo così giovane.

Ma la situazione che mi si presentava era troppo ghiotta per non approfittarne e ormai la mia micina reclamava un po’ di piacere.
“Vieni con me” gli dissi, conducendolo nel bagno per poi appoggiarmi al lavandino “Sei stato un assistenze eccezionale, ma devi capire che il tuo passato turbolento rema a tuo sfavore”
“Mi dica cosa devo fare per dimostrarle che sono capace di aiutarla e lo farò”
“Qualsiasi cosa?” gli chiesi, allragando le gambe e sollevando la gonna, probabilmente lasciando intravedere le mutandine visto come gli occhi del ragazzo si erano spalancati di colpo.
“Qualsiasi” disse, deglutendo rumorosamente. La sua patta già dava segni di vita.
“Dimmi, ti piaccio?”
“Come scusi?”
“Guarda che lo so che passi il tuo tempo libero a fissarmi, se mi agghindo così è anche per farti piacere… quindi, ti piace quello che vedi?”
“Io… non avevo intenzione di…”
“Vorresti vedere di più?” gli dissi, stavolta sollevando interamente la gonna. Io mi stavo già bagnando, per quanto spavalda volessi sembrare, e le mutandine bianche ormai inzuppate non coprivano più il pelo scuro che ricopriva il mio monte di venere.
“Oh si!” rispose lui, quasi sbavando, alché mi sedetti sul lavandono allragnado indecentemente le gambe e gli dissi: “Vieni qui, gattonando, e leccami. Non mi frega se ti fa schifo, leccami tutta e… ommioddio!” esclamai, perchè lui aveva immediatamente eseguito e in quel momento, sulle sue ginocchia, mia aveva appena calato le mutande e mi leccava la figa e il folto pelo con gusto, leccandomi con maestria il clitoride e le grandi labbra per poi arrivare a penetrarmi con la sua linga come se fosse un piccolo cazzo.
“Si… così… continua… non sei bravo solo nel lavoro allora…”
Lui sollevo la testa, continuando però a sditalarmi con due dita: “Allora, posso finalmente smettere di occuparmi delle cazzate che mi hai assegnato fino ad ora?”
“Anche subito se mi farai go…OH…OOOODEREREEEE!”
Luca, il giovane, apparentemente innocente Lucas mi aveva prima pentrato con la sua lingua per tutta la sua lunghezza per poi attaccare la sua bocca a ventosa sulla mia figa, succhiando e mordicchiando il clitoride. Praticamente succhiò il clitoride come se fosse un pene, e nel frattempo mi penetrava con tre dite, andando a toccare un punto ipersensibile all’interno della mia vagina.
“ODDIO VENGO… VENGOOOOO!” urlai e, per la prima volta, squirtai, e tutto quel liquidò finì nella bocca famelica di Luca che, quasi in trance lui stesso, bevve tutto con ingordigia.
Mi abbandonai totalmente la lavandono, le gambe a pensoloni dopo essere state appoggiate per tutto il tempo sulle spalle del ragazzo e Luca che era in piedi tra di loro, indeciso su cosa fare.

A quel punto mi ricomposi leggermente e gli dissi: “Fammi contraccambiare!”.
Goffamente mi inginocchiai, liberai un pene di tutto rispetto, grosso e duro come la pietra, dai pantaloni e lo presi in bocca fino alla radice. Bastarono pochi ingoi per farlo venire e con piacere io bevvi tutta la sua calda sborra, lasciandolo inebetito per il piacere. Ma a lui sono bastati sette, meravigliosi, giorni per fami infarcire di sborra in ogni buco possibile!

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