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zia e il suo culo

Paola ha tradito il suo uomo nel bagno dell’hotel

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Le primissime luci dell’alba, a cavallo della notte rivelano la facciata più realistica di quel luogo dove l’apparenza e lo sfarzo regnano sovrani per la maggior parte del tempo.

Ma a quell’ora, quell’agglomerato di finte promesse lasciava il posto ad un panorama ben diverso, scarno, silenzioso, nudo.

E’ l’ora in cui l’anima mendace e disonesta del posto, esausta ed appagata va a farsi benedire, dopo la nottata di alcool, sorrisi e pubbliche relazioni, proprio come il trucco di quella ballerina sudata del Sunrise.

Cavoli, Maverick aveva ragione.

Una serata sprecata tra insulse cagnette affamate di mance.

Un senso di profonda insoddisfazione sembra aver preso il controllo di ogni parte del mio corpo, mentre finisco il mio Negroni sbagliato, come tutto il resto, nella hall di questo hotel che pare non avere più nulla da offrirmi, prima di cedere il passo a “domani”.

Cazzo. No.

Mi volto, incuriosito dall’eco delle parole decisamente fuori luogo e dall’inequivocabile rumore che solo una donna riesce a fare quando capitola dritta sul pavimento.

Lo spettacolo che mi si prospetta davanti è dei migliori che potessi desiderare, lei è ancora per terra, di schiena, protesa in avanti e con le ginocchia divaricate contro il pavimento freddo, offrendomi proprio il lato più gradito, mentre cerca di fare leva sulla mano dell’amica visibilmente infastidita.

racconto-erotico-tradimentoNon c’è nessuno a parte noi ed il fatto che la megera che la accompagna possa accorgersi che le sto, palesemente, guardando il culo non mi preoccupa, anzi.

La osservo e penso che tacco 12, caschetto castano e la difficoltà di mantenersi in equilibrio erano tre fattori più che sufficienti per attizzarmi, per il contesto scarno della serata

. Il mio corpo è in perfetta sintonia con quel che sto pensando e la reazione non tarda a premere contro i pantaloni.

Grazie all’espressione chiaramente contrariata dell’amica, che punta lo sguardo nella mia direzione ecco che appena tornata in piedi, si volta anche lei.

Sorride.

Bene.

Ottimo.

Levati dai piedi.. – penso.

Si sistema i capelli e la gonna, ha già abbandonato il mio sguardo eppure sembra continuare a giocarci maliziosa, pur non incontrandolo.
Paola..

– Tranquilla. Ho solo bisogno di sedermi un po’, non posso rientrare in stanza così.

La voce è alta, probabilmente voleva che io ascoltassi. Probabilmente vorrebbe anche altro.

Molto probabilmente, lo avrà.

Si spostano sulle poltrone dietro l’ascensore, non passano neanche tre minuti che la profezia si avvera, quel manico di scopa si allontana sparendo sulla larga scala che porta alle camere.

E’ sola. E’ fatta.

Il ragazzo del bar sta rientrando, il mio bicchiere è vuoto ed il resto bello pieno; lei se ne accorge: del bicchiere e del resto.

Inverte la posizione delle gambe accavallate, mentre penso alla persona che l’attende in camera.

racconto-tradimentoL’idea di scivolare fra le calde gambe della donna di un altro, godendo di ogni sua fessura mentre il suo uomo l’aspetta, mi sta letteralmente facendo colare per il desiderio.

Con la scusa di un altro drink, le passo davanti raggiungendo l’angolo bar. La mia giacca nasconde l’inevitabile.

Sento i suoi occhi da gatta scrutarmi e la sorprendo in un movimento ondulatorio lento e furtivo sulla poltrona, deve essere eccitata. Probabilmente, anche in lei l’idea di farsi possedere all’improvviso da qualcuno che non ne avrebbe alcun diritto, sta avendo la meglio.

Si alza e viene verso di me. Ci guardiamo.

Mi supera con passo incalzante e sento il suo profumo mentre capisco che i nostri occhi hanno già fatto le presentazioni e si sono già detti tutto ciò che c’era da dire.

Abbandono il bar, il barista che sembra essersi imbarazzato al posto mio ed ogni pensiero negativo riguardo alla nottata, per raggiungerla in bagno.

Nella zona condivisa della toilette non c’è nessuno. E questo sembra essere il giusto epilogo a conclusione di una nottata di…

E poi esce lei. Di fronte al lavandino con un grande specchio non c’è spazio per entrambi, mi ritraggo per farle spazio ma sono eccitato come un toro e lei è splendida vista da vicino.

Accenna un sorriso cortese mentre si sistema davanti al lavandino per sciacquarsi le mani e non sembra sorpresa del fatto che sia rimasto dietro di lei. Il nostro sguardo si incrocia ancora, nello specchio questa volta, io la sto guardando senza il minimo pudore, non c’è ombra di esitazione, voglio entrare dentro di lei e voglio che lei lo sappia, ora.

Non posso aver equivocato, quella donna sapeva perfettamente come lanciare messaggi ed io sono molto bravo a coglierli.

Ed infatti, eccolo li. L’invito. Il segnale chiarissimo ed il punto di non ritorno al tempo stesso.

Chiude il rubinetto e si asciuga le mani guardandomi ancora, attraverso lo specchio, questa volta è seria e sensuale. Poggia le mani sui bordi del lavandino e divarica leggermente le gambe.

A quel punto mi avvicino e la sto già spingendo verso di me, con le mie mani sul suo ventre, mentre i nostri occhi non si sono mai lasciati

. Posso finalmente sentire il suo profumo che si mescola con il calore della sua pelle ed affondo nel suo collo, mentre la mia mano destra penetra con forza prima sotto la gonna e poi prepotentemente dentro di lei, che geme con gli occhi socchiusi ed inarca la schiena premendo contro il mio sasso che ormai reclama ogni sua parte, tutte insieme.

La presa della mia mano sinistra sul suo seno non mi soddisfa più, ora voglio altro, ora voglio piegarla completamente al mio piacere, voglio entrare fino in fondo a quel mondo che non è mio e rubare tutto.

Preso dalla foga di un animale affamato, le allargo le gambe e tiro fuori l’affare d’oro, lei sembra avere un attimo di apparente esitazione.

Tempistiche standard penso, mentre ormai sto affondando nella sua carne morbida e la tengo per le braccia.

Ogni esitazione e accenno di preoccupazione sono scivolate via in una frazione di secondo, così come ora scivolo dentro di lei, che si piega sempre di più, offrendomi quell’isola inondata di piacere e desiderio.

Scivolo dentro e fuori, sempre più velocemente, sempre più violentemente.

Sento ogni nervo del mio corpo tendersi, tutti all’unisono verso un’unica meta.

Porto la mano destra sulla sua spalla e stringo la presa, mentre con la mano sinistra le spingo il capo costringendola a piegarsi ancora di più. Sono vicino all’esplosione mentre continuo a sbattere il mio corpo contro il suo, come a raggiungere l’unico scopo della mia vita.

Sudo e la sento mugolare, in quella posizione scomodissima ma non mi importa, sto per riempire quel corpo che non mi appartiene, sento il calore che si spande e voglio arrivare dentro di lei con tutta la forza che possiedo.

Mi spingo più dentro, le lascio la spalla e metto entrambe le mani sui suoi fianchi, lo sento, sono vicino, lo sento arrivare.

La tengo ferma, ansimante contro il mio bacino ed esplodo. Finalmente godo, con tutto me stesso, mentre lei è costretta dalla mia presa a ricevere tutto il mio succo.

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MIA ZIA….

Avevamo pensato di mangiarci una pizza per festeggiare la mia auto nuova, io e due amici con cui andavo molto d’accordo, eravamo tutti poco più che diciottenni e cominciavamo ad andare forte con le ragazze, quindi i nostri discorsi erano incentrati sul sesso e sulle nuove esperienze alle quali non dicevamo mai di no. Quella sera quando passai a prenderli a casa di uno dei due, Massimo mi disse che ci sarebbe stata anche la zia di Aldo, che aveva chiesto di farci compagnia abbastanza insistentemente, riuscendo a convincere infine il nipote a portarla, perciò andammo a prendere anche lei. Da buon cavaliere le riservai il posto sul sedile anteriore accanto a me, anche perché Valeria, così si chiama, era una vera gnocca, non si era sposata per scelta perché gli uomini non le mancavano di certo: capelli mossi castano chiarissimo, fisico snello e tonico, molto curata, un viso con dei lineamenti fantastici e due tette che parlavano da sole, mi ero perso a guardarle parecchie volte anche perché non era sua abitudine portare reggiseni e sospettavo le avesse rifatte, non potevo credere che a 49 anni potesse averle ancora così perfette. Una volta arrivati in pizzeria ordinammo e mi accorsi che Valeria mi guardava con insistenza e mostrava quelle sue labbra morbide che mi incantavano, cercai di evitare quello sguardo, in fondo ero seduto accanto a suo nipote ed era più grande di ben 31 anni… Lei però non aveva intenzione di desistere. Ad un certo punto iniziò a sfiorarmi la gamba con il piede, doveva essersi tolta una scarpa, mi salivano brividi lungo la schiena, quella donna mi aveva sempre eccitato ed ora mi stava dicendo apertamente che poteva essere interessata, mi accorsi che non stavano salendo solo i brividi… Mi alzai con la scusa di andare alla toilette per cercare di riprendere il controllo, non mi ero ancora chiuso nel bagno quando lei entrò con mia sorpresa e senza dire niente mi slacciò la cintura liberando la mia erezione oramai al massimo ed iniziò un magnifico pompino, in realtà abbastanza violento, succhiando con forza ed infilandoselo con prepotenza fino in gola, estraendolo di tanto in tanto per leccarmi le palle con le quali continuava intanto a giocare. Bastò poco. Le feci assaporare una cascata di sborra calda che le colò dalla bocca, lei prontamente la raccolse e ingoiò tutto ripulendomi il pisello molto accuratamente. Mi rivestii e lei mi disse: “dopo aver portato a casa tutti torna da me” e mi strizzò l’occhio. Non potei fare a meno di deglutire, non sapevo se era giusto farlo, poteva essere mia madre, ma sapevo che l’avrei fatto. La differenza di età era la cosa che assieme alla sua bellezza mi faceva eccitare maggiormente. Tornammo a tavola come se niente fosse e finimmo la cena pregustando il dolce… Insistemmo per non bere nemmeno il caffè, tanta era la fretta di scopare, ma non sapevo in cosa mi stavo imbattendo. Tornai da lei scannando il motore della mia Mercedes nuova ancora in rodaggio, ma non mi importava perché già pregustavo il sesso con Valeria, un sogno proibito che si stava realizzando. Suonai. Salii. Mi aspettava completamente nuda: era bellissima e teneva rasata la sua parte più intima già umida solo per me, non dissi una parola e mi strappai di dosso i vestiti perché dovevo appagare il mio desiderio il prima possibile e non potevo più aspettare. Lei mi fermò. “Mi piaci ma prima mettiti in testa una cosa: se mi vuoi scopare, comando io”. Questa frase mi impaurì ma in un certo senso ero già in suo potere e non potevo farci niente, perciò dopo essersi sdraiata mi ordinò di leccargliela ed io cominciai prima piano ed in seguito facendo roteare la lingua sul suo sesso impregnato di umori di eccitazione, “Ora voglio scoparti, sdraiati, ho bisogno di una cavalcata”. Ubbidii senza discutere e lei mi saltò addosso infilandoselo tutto dentro ed iniziando con un ritmo piuttosto veloce, ansimando di piacere. Ma questo non le bastava, voleva provare altro: “Riempimi il culetto adesso, sfondami” mi disse con un sorrisetto che prima andava lubrificato e che ci avrebbe potuto pensare la mia lingua, così ubbidii ancora e cominciai a leccarla, ad infilare un dito, poi due, quando mi disse che lo voleva dentro. Mi avvicinai piano appoggiandolo con delicatezza ma Valeria doveva già essere abituata e indietreggiò impalandosi con il mio cazzo che, con mia sorpresa, non faticò a penetrarla. “Adesso sfondami senza pietà”. La presi alla lettera e cominciai a muovermi velocemente affondando fino a sentire le palle sbattere sul suo fantastico culo, la cosa non durò a lungo perché ero al massimo e come da sua richiesta le riempii il culo di crema calda, lo estrassi e lei con le dita raccolse il mio piacere che colava fuori e lo gustò dicendo: “il mio dolce preferito”. Dopo esserci rivestiti entrambi ci salutammo, lei con uno schiaffo sul culo, forse per ribadire la sua autorità, io le risposi: “Alla prossima zietta”..

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LE PROFESORESSE

E’ fine giugno ed il sole splende radioso come non mai sopra la piscina. Una leggera brezza rinfresca l’aria provocando un movimento ondulatorio dell’acqua. Dagli imperiosi pini marittimi sparsi per il giardino si ode il canto delle cicale che diffonde una specie di musica ipnotica e al contempo rilassante per membra e cervello. Il gazebo lì accanto, contornato di fiori e piante, offre un fresco riparo dalla calura. Nel mezzo vi è un tavolino in ferro, rustico nella forma, sulla cui base è poggiato un contenitore colmo di ghiaccio. Dallo stesso sbuca una bottiglia di buon vino bianco e lì accanto due bicchieri quasi vuoti. A bordo piscina, su un asciugamano, a gustarsi la tranquillità del pomeriggio si trova Barbara. Ella è distesa a pancia in giù con una mano nell’acqua. Nel lettino a fianco è invece sdraiata con lo sguardo verso il cielo Federica. La villa alle loro spalle è silenziosa, i mariti rientreranno in tarda serata dal lavoro ed i figli di entrambe sono già al mare con i rispettivi nonni. Le due signore, professoresse di un liceo nella vicina città, oltre che colleghe sono amiche intime da lunga data ed hanno pertanto deciso di trascorrere un pomeriggio di relax, cazzeggio e pettegolezzi. Il loro intenso feeling, infatti, le porta a confessarsi un po’ di tutto, comprese le performance amorose con consorti e amanti (amano scopare insomma). In questo momento sono, come si suol dire, in piena libertà e sfoggiano a quasi cinquanta due topless invidiabili. Federica, prendendosi le ampie mammelle e strizzandosi i pronunciati capezzoli con un’areola marroncino scuro ben in evidenza, esclama “Beh! Insomma, eravamo a questo party organizzato dalla società cliente di mio marito. Avevano noleggiato una villa d’epoca per l’occasione con servizio catering e tutto il resto per presentare non so neppure io cosa. Ad un certo punto adocchio questo ragazzo, subito non lo avevo riconosciuto, poi un flash, era un mio ex alunno, si chiamava Dario mi pare, suo padre aveva degli affari con l’azienda cliente di mio marito. Ora avrà ventisette anni, sbarbato, alto, biondo con fisico longilineo e scolpito. Il gessato che indossava lo faceva ancora più grande della sua età. Me lo ricordavo anche in classe, studente modello con il vizio delle ragazze però…eheheh…. Sempre a provarci, più di una volta l’ho beccato distratto intento a guardare le tette della compagna di banco. A onor del vero c’è da aggiungere che i suoi bei voti se li portava anche a casa. E poi sai che ho il vizietto pure io dei miei studenti, mi piace l’imberbe, con quel petto ancora glabro, i brufoletti, il pisello fiero…mmm… ok basta che siano maggiorenni, per carità, però dai, che scopate ci siamo fatte fino ad oggi?”. Entrambe scoppiano a ridere e si dilettano a sorseggiare del vino. Federica riprende “Quindi ci scambiamo tre o quattro occhiate furtive, le mie decisamente maliziose, lui arrossisce ma non smette di fissarmi. Si ricorda di quando mi scopava alla pecorina nella palestra della scuola. Dio, se ci penso. Allora si poteva, oggi con questi social occorre stare attenti, i telefonini non avevano ste funzioni foto o video, facebook non si conosceva. Oggi siamo costrette ad imporre di lasciare sta tecnologia fuori dalla stanza, sai che scandalo altrimenti? Genitori sconvolti, il presidio scolastico esterrefatto e via dicendo, puritani del cacchio!. Gli unici che soffrirebbero veramente secondo me sono solo i ragazzi…ehehehe… quelli di tenere a freno il coso a diciott’anni mica ci sentono. Se poi aspettano che le semiverginelle pari età aprano loro le gambe, meglio venire da due milfone come noi, o no?”. Altra sonora risata ed altro calice di vino, il livello alcolico sale. Barbara interrompe l’amica “Hai ragione, da quando poi mi faccio sbattere da questi ragazzetti la vita con mio marito va meglio, sai che ha qualche problemino di erezione al pene e non sempre gli tira, ma questi insegnano a me certe cose che poi rifaccio con Gustavo, che insomma, gli viene dritto per forza”. Ennesima risata. Federica torna alla narrazione “Ok però non divaghiamo… dicevo, Aldo nel frattempo viene chiamato a parlare in mezzo alla sala dal titolare dell’azienda, io mi alzo e mi dirigo all’esterno, facendogli l’occhiolino. Quello mi segue. Lo attendo al riparo di alcuni alberi. Mi sfilo le mutandine e le lascio cadere appositamente in modo che le possa vedere e trovarmi. Apro la camicetta e faccio fuoriuscire le mammelle ponendo i capezzoli al di sopra del bordo della coppa del reggiseno. Mi appoggio al tronco con fare provocante, le braccia distese verso l’alto, il viso girato con i capelli biondi e mossi che ne coprono la superficie. Sento i suoi passi, si ferma per raccogliere le mutandine, si avvicina cauto. Quando mi vede in quella posizione presumo sia impazzito, mi si è avventato contro, mi ha letteralmente morsicato i capezzoli, tanto che ho gridato per il dolore, poi ha iniziato a baciarmi il collo, mi ha infilato la lingua in bocca, quindi è sceso nuovamente a leccarmi le tette. Me le stringeva come fossero due palloncini da far scoppiare. Nel mentre gli ho aperto la patta e manco a dirlo aveva già l’asta in tiro. L’ho segato un bel po’. Egli ha insinuato una mano sotto la gonna andando a stimolarmi la passera pelosa bagnata. L’ho bloccato e mi sono girata tirandomi su la gonna invitandolo a scoparmi come una volta. Mi ha infilato il cazzo turgido violentemente dentro ed ha preso a stantuffarmi come un toro. Ansimavo come una cagna in calore, le uniche parole che ha detto sono state del tipo – sempre troia la nostra prof, vero? – Mi sono eccitata ancora di più prendendomi a sgrillettarmi furiosamente. Eravamo talmente infoiati che sono praticamente venuta prima di lui. Quando mi ha sentito gemere per l’orgasmo si è lasciato andare, ho sentito il pisellone gonfiarsi fino ad esplodere. Un caldo liquido ha invaso le mie viscere…”. “E poi?” chiede Barbara. “E poi niente. Ci siamo baciati ancora, ho rinfilato le mutandine poiché stavo gocciolando come un rubinetto rotto e siamo rientrati”. “Mi hai fatto eccitare anche a me, guarda ho una macchiolina sul costume. Quando arrivano che ho voglia?” . “Calma mia cara, ho detto loro alle quatto, mancano ancora venti minuti. Vieni qua da me, sdraiati che intanto ti raffreddo un po’ io”, così dicendo Federica prende Barbara e la fa sedere sul lettino, poi le toglie il costume. La fica nera pelosetta dell’amica l’accende di desiderio, si china e con abili leccate inizia a saziarsi di quel fiore. La lingua lenta si muove sulle grandi labbra, poi sparisce nel mezzo, riaffiora e stimola il clitoride. I peli brillano di umori, Barbara mugugna di piacere. Quest’ultima tira i capelli della compagna e le blocca la testa tra le sue cosce, ma ecco suonare il campanello. Federica si ferma e va ad aprire. Al cancello vi sono tre ragazzi tutti con passo arrogante e sguardo da duro, hanno occhiali da sole a riflesso, magliette bianche e costumi colorati floreali tipo boxer. La padrona di casa in topless li saluta “Ciao, benvenuti ragazzi miei. Enrico, Massimo e Gabriele, i più bravi a scuola, i più bravi a letto, vero?”. Ride. I tre si tolgono gli occhiali ed ammirano la loro prof, manca solo che esca della bava dalla bocca, vorrebbero già farsela lì sul pianerottolo. Fanno un cenno con la mano, lasciano i cellulari in un sacchetto all’ingresso ed entrano in casa. Appena in giardino la prima cosa che salta all’occhio è il corpo di Barbara. Ella è seduta provocatoriamente a cosce spalancate sul lettino e si sta masturbando. “Enrico, dai vieni qui, che la lingua la sai usare a scuola, ma usala anche sulla mia fica, coraggio…mmm”. Lo studente maggiorenne da quattro mesi ed ultimo aggregato al gruppo (gli altri sono un anno più vecchi e devono affrontare la maturità) si toglie la maglietta, mettendo in bella mostra il fisico asciutto e muscoloso, prima di avventurarsi su quel ben di Dio. I tre sono compagni di squadra in una piccola società di basket locale, alti, belli e scolpiti, non presentano peli sul corpo, hanno una lieve barba, qualche piccolissimo accenno di acne, ma nel complesso sono perfetti. Risultano pure dotati al meglio e questo Federica lo sa visto che li ha già incontrati altre due volte in aperta campagna. Enrico è stato coinvolto da poco, appunto, appena compiuta la maggiore età. All’ultimo incontro agreste con la prof venne portato con l’inganno. Federica quando vide che erano un trio e non un duo, si preoccupò, ma poi intuì subito che il divertimento si sarebbe ampliato. Si posizionò tra i suoi alunni messisi a semicerchio e li spompinò fino a farli venire tutti e tre. I due più vecchi la insultavano a ripetizione come da suo desiderio di farsi chiamare puttana o troia, il terzo partecipava più compito, ma non timoroso, fu infatti il primo a sborrare centrandole la gola. Tornando al presente, Enrico è intento a gustarsi la patonza dell’altra insegnante. Leccate veloci e repentine, accompagnate da un sapiente ditalino, mandano in estasi la donna che, a sua volta, si è impossessata dell’uccellone di Gabriele, quello dalle dimensioni più grosse. Barbara se lo sta slappando alla grande, la bocca fatica a contenerlo, la cappella è un fungo spropositato e le nervature sul manico sono dei promontori in evidenza. Con la mano lo tiene fermo e con le labbra lo lavora insalivandolo e lustrandolo. Intanto sotto il gazebo seduta su una sedia Federica sta succhiando l’ultimo dei cazzi rimasti, quello di Massimo. Lui è il più alto di tutti ed il suo attrezzo rispecchia la naturalezza del corpo, lungo e sottile. Tra l’altro è l’unico depilato intimamente per cui la lunghezza si pone ancora in maggiore splendore. Egli trattiene la testa della prof scopandole la bocca ed apostrofandola con continui insulti “Succhia così… bella porca ti piace…si… succhia…mmm… dai ingoialo tutto…maiala…”. Di contro riceve dei gorgoglii di ingoio espliciti. La mazza le scompare nella gola e poi riemerge a ripetizione. Enrico si è posizionato sopra Barbara ed ora le ha infilato tutto il membro nella fregna fradicia. Contemporaneamente Gabriele si è spostato alle spalle di lei ed ora la trapana dall’alto nella cavità orale andando a sfiorare la testa del compagno di classe. L’insegnante di matematica è stritolata da due cazzi, la sua mano schiacciata dalla mole di Enrico titilla il clitoride. Giunge al culmine del piacere liberando un lungo urlo “Mmmm… godo..si vengooo..mmm…vengoo…mm,..siiii..”. Serra le gambe trattenendo l’uccello del giovane dentro di se, che in modo circoncentrico continua a scavare senza sosta. Barbara ora emette un costante rantolio, ha la figa che le fa male fino a quando la sente riempirsi. Ora è Enrico che grugnisce di piacere, sta scaricando le palle dentro di lei. Si odono rumori lì nelle vicinanze, il tavolino sta traballando tutto ed il vetro dei calici irradia un suono cristallino. Federica appoggiata con le mani al bordo del medesimo e con il culo all’insù si sta facendo fottere da Massimo alla pecorina. Egli tiene le sue mani sulle natiche piene e la martella con colpi decisi e duri. Arriva Gabriele che sedendosi prende di forza la padrona di casa portandosela, schiena rivolta verso di lui, a smorzacandela sulla propria nerchia. Le sue mani si avvinghiano attorno alle flosce mammelle stritolandole. Federica urla nel momento della penetrazione, troppo grosso il siluro, ma si assesta subito ed inizia a fare la cavallerizza. Massimo le viola le labbra col cazzo fottendole di nuovo la bocca. Barbara ed Enrico osservano la scena baciandosi di tanto in tanto e sfiorandosi i sessi umidi e fradici di sperma. Lui scende a leccarle le tette cadenti con dei capezzoli da urlo, ma più contenute nelle dimensioni di quelle della collega. La prof chiude gli occhi e si abbandona sul lettino lasciandosi toccare ovunque. Massimo riversa la sua fontana sulla faccia di Federica che sbattendo le palpebre velocemente accoglie il nettare sul suo volto. Lo stesso si disperde tra i capelli ed il petto, qualche goccia anche sulle cosce. Il ritmo di Gabriele ora è forsennato, la donna crolla e allungando le braccia all’indietro attorno al collo dello studente si lascia andare ad una danza sensuale dettata dall’orgasmo raggiunto. Pressoché nel medesimo istante la salsiccia dello studente spara il denso liquido bianco che sale lungo il condotto dell’utero per ridiscenderne subito dopo. Baci e carezze reciproche del trio pongono termine all’amplesso. Per un momento il tempo si ferma, i cuori battono forte, il quintetto è sudato e provato. Si alza allora Barbara che dirigendosi verso la piscina sprona i presenti a farsi un bel tuffo rinfrescante. Il salto di gruppo è da foto tra piselli penzolanti semiduri, tette flosce e passere pelose….

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LA CUGINA IN VACANZA

Quando rientrai in casa, avevo ancora nelle orecchie il suono delle casse che rimbombava. Era stata una serata lunga, l’estate stava per finire ed io e i miei amici cercavamo di sparare le ultime cartucce della stagione nel Panter, il locale più in voga del paese. La piccola dependance in cui abitavo d’estate, all’interno della proprietà che era stata dei miei nonni e dei nonni dei loro nonni prima di loro, era molto accogliente. Una volta richiusa la porta, sentii delle voci provenire dalla piccola sala in cui era presente un televisore dei primi anni novanta. -C’è qualcuno?- domandai ad alta voce, leggermente intimorito. -Sì… sto guardando un film. Avrei riconosciuto la sua voce in mezzo ad un milione di voci: Marzia. Entrai in sala e corsi a salutarla con un abbraccio quasi fraterno. Non ci vedevamo da un paio d’anni, sebbene fossimo cresciuti assieme. -Allora cugino? Come stai? -Bene, tu piuttosto? Cosa mi racconti? -Un sacco di cose, ma che ne dici di parlare dopo il film? Ti va di guardarlo assieme a me? -Certo. -Grande. Iniziai a guardare la televisione in maniera distratta. Più cercavo di rimanere con lo sguardo fisso sulle immagini, più finivo per guardare Marzia. Era cambiata. Aveva un nuovo taglio di capelli che le donava molto, un top svolazzante e una gonnellina estiva che metteva in risalto delle cosce lunghe e affusolate. Il seno era acerbo come sempre, un po’ come le modelle delle grandi passerelle. Cercai di non guardarle le labbra. Erano di un rosa acceso, carnose e ben delineate. Dovetti nascondere la mia erezione accavallando una gamba. Marzia si avvicinò. Era stupenda. Era il frutto proibito. Era tutto ciò che non potevo avere e al contempo l’unica cosa che desideravo con tutto me stesso. Si avvicinò ancora un po’. Le nostre spalle si toccavano. Non disse nemmeno una parola, si limitò ad allungare il braccio, facendo scendere la sua mano sul mio membro. Ad un tratto l’erezione che covavo non era più un segreto, bensì un qualcosa di concreto e reale. Restammo in silenzio, con lo sguardo impegnato a fingere di seguire le immagini del televisore. La sua mano scivolò sotto i miei pantaloni e i miei boxer. Iniziò a stringere il mio pene inturgidito con le sue dita esili. Riuscivo a sentire anche il suo anellino d’argento, mentre la sua mano era impegnata a masturbarmi vigorosamente. -Ti piace?- disse, interrompendo quel silenzio surreale. -Sì.- risposi, ansimando. Infilai una mano nel suo top, arrivando a solleticarle un capezzolo irto. Avevo sognato quelle tettine milioni di volte, adesso erano tra le mia dita, intente a stuzzicarle. Cosa dovevo fare? Dovevo limitarmi a vivere la cosa in maniera del tutto passiva? Dovevo forse impormi con un gesto mascolino? Le fantasie sessuali si rincorrevano nella mia testa. Fermai la mano di Marzia, afferrandole il polso. Sbottonai i miei pantaloni per poi calarmeli fino alle caviglie, dopodiché misi una mano sulla testa di mia cugina e la spinsi sul mio cazzo. Lo accolse nella sua bocca umida, quella stessa bocca che mi stava facendo impazzire fino a qualche minuto prima. Quella stessa bocca che adesso cingeva il mio cazzo. La sua testa bionda continuava a salire e scendere, cercando di provocarmi un orgasmo. Era uno dei migliori pompini della mia vita. Feci scivolare la mano sulle sue chiappe, dopo averle sollevato la gonna ed essermi fatto strada nelle sue mutande. Le sfiorai la fica. Era bagnata. Cominciai così a giocare con il buchino del suo culo, mentre Marzia continuava a succhiarmi il cazzo a ripetizione. Iniziai ad infilarle la punta dell’indice e falange dopo falange arrivai ad infilarle tutto il dito nel culo. Un lieve sussulto di piacere mi fece esplodere in un orgasmo. Marzia fece per allontanare la testa, ma io la spinsi in giù con entrambe le mani, facendole ingurgitare tutto il pene, eiaculando l’amplesso nella sua gola. Il mio sperma nella sua bocca. Quella bocca così perfetta e inumidita dalla saliva. Marzia riemerse dal mio orgasmo e sorridendo disse -Mi piace questo film.

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